Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Religioni

Un clic sul buddhismo


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Amo fotografare. Ho trovato su Style Magazine un articolo (non molto approfondito, per la verità) su Nicholas Vreeland: in una sola persona l’amore per il buddhismo e per la fotografia. Sul sito di Vogue ho recuperato queste notizie, un po’ scarne, ma sufficienti per dare un’idea del personaggio. “Ha ereditato dalla nonna Diana Vreeland la passione per l’immagine, ma anziché rimanere nella moda, ha preferito un percorso di vita diverso: Nicholas Vreeland, nipote della celebre direttrice di Vogue America, a quindici anni muove i primi passi nel mondo della fotografia per non lasciarlo mai più. Assistente di Irving Penn e Richard Avedon, assimila dai maestri i segreti della tecnica e sviluppa una sensibilità che lo porterà nell’arco di trent’anni a realizzare alcune delle immagini più significative del misticismo orientale. Già, perché in questo arco di tempo si avvicina al buddhismo diventando prima monaco e in seguito dottore in filosofia buddista, entrando nel Monastero di Rato. Le sue immagini in bianco e nero che raccontano un mondo fatto di dedizione, silenzio e pace sono una delle testimonianze più sofisticate della sua religione”.

Qui metto uno stralcio della bella intervista rilasciata a Marie Claire.

Come fotografa un monaco?

n.-vreeland-201820_0x440.jpgA volte cerco di cogliere un istante in una fotografia, mentre altre volte aspetto che le cose si calmino. La mente si evolve molto, molto lentamente, ma penso che il mio senso di armonia si sia evoluto nel tempo. In generale dobbiamo lavorare a diventare più pazienti, tolleranti e generosi, ma non dobbiamo aspettarci immediati cambiamenti fondamentali.

I tuoi luoghi preferiti a New York e in Tibet.

A New York mi piace stare seduto sotto l’albero di Krishna in Tompkins Square Park. Lì recito le preghiere e leggo. È l’albero intorno al quale nacque, negli anni Sessanta, il movimento Hare Krishna. Anche se non sono induista e non credo in Dio questo luogo mi rende felice. In Tibet, il Jokhang, il tempio principale nel centro di Lhasa che ospita Jowo Rinpoche, la statua di Buddha più preziosa in Tibet. Nel 2003 vi accompagnai il mio maestro quando fece ridorare la statua. Ci sedemmo di fronte al Buddha e recitammo le preghiere mentre i guardiani del tempio pregando svestivano la statua e un pittore applicava l’oro. Si dice che questo Buddha giovane fu realizzato da uno scultore celeste quando il Bhudda era ancora in vita.

Come ti sei avvicinato alla moda?

Il mio rapporto con la moda è iniziato quando ho iniziato a lavorare per Irvin Penn. Avevo 15 anni. Dovevo accendere il riflettore quando Penn aveva bisogno di mettere a fuoco. Dovevo anche contare quante fotografie esattamente aveva scattato in modo da potergli dire quando il rullino era da cambiare. Poi ho lavorato anche per Richard Avedon. Caricavo le pellicole sulle macchine fotografiche, le sviluppavo, facevo i provini e lo assistevo mentre fotografava. Non ho mai lavorato come fotografo di moda. Mi interessava la fotografia in senso lato.

La fotografia può essere considerata un mezzo per elevarsi?

Tutto può essere un mezzo per elevarsi. L’importante è coltivare la nostra motivazione per ciò che facciamo e mantenerla. Lo stesso vale per il lavoro: si può essere un cameriere o lavorare in banca e avere un desiderio vero di servire gli altri e quindi di sviluppare la propria qualità interiore di amore e di altruismo verso gli altri. Al contrario si può svolgere lo stesso lavoro con orgoglio e avidità.

Qual era il tuo abbigliamento abituale prima di vestire l’abito di monaco?

Mi è sempre piaciuta l’idea di una divisa, un codice di abbigliamento che non ti costringe a pensare. Le mie scarpe sono sempre lucide e ho molto cura dei miei vestiti e dei miei oggetti in generale. Non credo sia necessariamente un riflesso dell’attaccamento alla vita terrena, ma semplicemente rispetto verso gli strumenti che ci permettono di vivere le nostre vite. Se ci prendiamo cura delle nostre scarpe dureranno più a lungo, lo stesso vale per una macchina fotografica.

Tre consigli per diventare migliori.

Lavorare per sviluppare la nostra preoccupazione per gli altri piuttosto che per noi stessi, lavorare per sviluppare l’umiltà piuttosto che l’orgoglio o l’arroganza e lavorare per sviluppare la generosità piuttosto che l’egoismo sono tre consigli spirituali che mi sento di raccomandare. Io continuo a lavorare su me stesso. Non è facile, ma i nostri sforzi porteranno felicità a coloro che ci stanno intorno così come a noi stessi.

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