Pubblicato in: Etica

Dai palloni alla wii


Io gioco, tu lavori. Dipende da dove si nasce… Periodicamente la storia si ripete: prima i palloni da calcio, ora la wii… Il tutto mascherando il lavoro minorile con degli stage per studenti. Ne scrive Marta Serafini sul Corriere.

“Quando dei minorenni vengono usati per testare e produrre giochi per altri bambini. È nintendo-wii-logo.jpgsuccesso nel 1996, quando la foto di un bambino pakistano che cuciva un pallone della Nike fece il giro del mondo diventando il simbolo del movimento no global. E succede ancora alla Foxconn, nella fabbrica di Yantai, dove – è notizia di mercoledì – hanno lavorato per più di tre settimane 56 minori di 16 anni, assunti come stagisti. E ciò che rende ancora più inquietante la scoperta della ong China Labor Watch è che proprio in quella fabbrica venga testata e assemblata la Nintendo Wii U, piattaforma di videogame destinata proprio ai teenager. La Nintendo in comunicato ha fatto sapere di star investigando sull’accaduto e ha fatto sapere che «la policy aziendale è rispettare le leggi che vietano lo sfruttamento del lavoro minorile in tutte le fabbriche dove vengono assemblati prodotti con il marchio Nintendo. Foxconn inclusa». Ma secondo il sito americano Techcrunch, non ci sono dubbi: in quello stabilimento la Wii è in fase di test. D’altro canto la Foxconn già nei giorni scorsi aveva chiesto scusa per aver violato la legge cinese che vieta il lavoro minorile sotto i 16 anni. Cupertino nel frattempo si è affrettata a far sapere che nella fabbrica «incriminata», quella di Yantai, non vengono assemblati prodotti Apple. Insomma, come sempre, tutti cercano di uscirne senza macchie. Peccato che la denuncia di “stage illegali” (gli studenti sono costretti ad abbandonare gli studi per andare in fabbrica pena la bocciatura) era già avvenuta a maggio di quest’anno, quando un report della Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour aveva messo in luce il regime militaristico delle fabbriche e l’utilizzo degli studenti in formazione come operai nelle fabbriche Foxconn sparse sul territorio cinese. Insomma dal 2005 ad oggi dello sfruttamento degli operai nelle fabbriche dove si producono cellulari, pc, smartphone, tablet e piattaforme di ogni tipo, si parla ormai sempre di più. Tanto che l’argomento è stato affrontato anche da Obama e Romney durante l’ultimo dibattito elettorale. La domanda rivolta ai candidati è stata semplice: se sappiamo che le aziende cinesi usate da quelle americane per la produzione di alcuni ritrovati tecnologici, violano i diritti umani, possiamo convincere le aziende americane a tornare in patria? Romney ha provato a farne una questione di relazioni commerciali con la Cina e ribadendo che l’America può competere anche con la Cina per la produzione di ritrovati tecnologici a patto che la competizione sia basata su regole condivise. Obama, invece ha detto che le attività manifatturiere di basso costo possono anche essere delocalizzate dalle aziende americane, ma è importante invece concentrarsi su innovazione e ricerca negli States. Ma nessuno dei due ha voluto spingersi oltre. E nessuno dei due ha denunciato la costante violazione dei diritti dei lavoratori, minorenni e non. Il tutto mentre Pechino fa della repressione dei diritti dei lavoratori una parte sistematica della politica dello stato.”

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