Pubblicato in: Etica, Religioni, Storia

Tra estremismi e fondamentalismi


Il giornalista Mostafa El Ayoubi su Nigrizia di maggio scrive della situazione degli estremismi religiosi in Egitto.

egitto, morsi, fondamentalismi, estremismi, islam, copti, fratelli musulmani“L’ascesa al potere degli islamisti in Egitto, dopo la rivoluzione del 25 gennaio 2011, preoccupa molto la comunità cristiana in questo paese, la cui scena politica è dominata dal movimento islamista dei Fratelli musulmani (Fm). Di fatto tutti i poteri (giudiziario, legislativo ed esecutivo) sono concentrati nelle mani di Mohammed Morsi, il primo presidente eletto democraticamente dopo decenni di dittatura militare. Morsi è membro del movimento dei Fm, il quale ambisce a “reislamizzare” le istituzioni e la società civile. Le frange estremiste della confraternita dei Fm e quelle del movimento salafita, suo alleato, sono molto ostili ai copti: li considerano dei miscredenti ai quali lo stato deve impedire di costruire chiese e deve reintrodurre per loro lo statuto di dhimmi (cittadini non musulmani sottomessi con l’obbligo di pagare la jizya, una tassa prescritta dalla legge islamica).

In passato, anche sotto i regimi militari, cosiddetti laici, la vita dei copti non è sempre stata facile. Spesso sono stati strumentalizzati, specie nel trentennio Mubarak, per canalizzare la rabbia popolare verso lo scontro interconfessionale tra cristiani e musulmani, con lo scopo di sviare l’attenzione degli egiziani dai problemi della giustizia sociale, della libertà e della corruzione da un lato, e giustificare lo stato di polizia e la repressione dall’altro. Oggi, sotto il regime islamista, la questione copta continua a essere strumentalizzata. A quasi un anno dall’elezione di Morsi e a sei mesi da quella del nuovo patriarca copto ortodosso Tawadros II, nulla è stato fatto riguardo al processo di riconciliazione tra musulmani e copti. Gli episodi di violenza che all’inizio di aprile scorso hanno coinvolto cristiani, musulmani e forze dell’ordine, ripropongono le stesse dinamiche dei tempi passati in maniera ancora più drammatica; ne sono la dimostrazione gli scontri sanguinosi nel recinto della cattedrale di San Marco al Cairo, avvenuti il 7 aprile durante la celebrazione dei funerali di quattro copti rimasti uccisi due giorni prima in uno scontro con i musulmani. L’attacco alla cattedrale, luogo simbolo dei copti ortodossi, è stato considerato un atto gravissimo «senza precedenti» nella storia dell’Egitto dal patriarca Tawadros II, che ha esplicitamente chiamato in causa Morsi: «Ha promesso di fare di tutto per proteggere la cattedrale ma non è quello che noi vediamo». Un lancio della France Presse del 9 aprile ha parlato di «immagini diffuse da varie tivù che mostravano la polizia sparare lacrimogeni in direzione della cattedrale». Accuse gravi che denotano una tensione tra i vertici della Chiesa copta e lo stato. L’elezione di un islamista come raïs della repubblica post rivoluzionaria ha accentuato il sentimento di insicurezza e di marginalizzazione degli 8 milioni di copti.

La Chiesa copta imputa a Morsi di aver imposto agli egiziani una costituzione che favorisce gli islamisti nel loro intento di istituire l’islam come unica fonte della legislazione. Per questo, i copti si sono ritirati dalla commissione incaricata di redigere la nuova costituzione. È utile ricordare che questa è stata approvata nel dicembre 2012 con il sì del 63,8% della popolazione, ma con un tasso di partecipazione inferiore al 33%. Nonostante abbia dichiarato di voler essere il «presidente di tutti» e abbia condannato la violazione della sacralità della cattedrale di San Marco, Morsi (e i Fm) nutre risentimenti nei riguardi della comunità copta. Alle presidenziali i copti hanno votato in maggioranza per Ahmed Shafik, ex ministro di Mubarak, e al referendum sulla costituzione hanno votato “no”. Occorre inoltre rammentare che il precedente patriarca, Shenuda III, era a favore del passaggio del potere al figlio di Mubarak.

Le frange estremiste degli islamisti, non nutrono solo risentimento nei confronti della comunità copta e di altri cristiani. La massiccia diffusione dei canali tivù via satellite ha favorito il proliferare di telepredicatori jihadisti che seminano odio nei confronti dei copti, che considerano «infedeli», e di tutti coloro che non condividono la loro dottrina. E un estremismo tira l’altro. Anche dalla parte cristiana, vi sono frange intransigenti che attraverso le tivù diffondono all’interno della loro comunità impulsi islamofobi e fomentano lo scontro interconfessionale. Due giorni prima della violenza alla cattedrale, ragazzi copti hanno disegnato una croce sulla facciata di un istituto islamico nella città Al-khoussous: un pretesto servito su un piatto d’argento ai fanatici dell’altra sponda per replicare. Di fronte a questa nuova escalation di scontri tra musulmani e cristiani, il nuovo regime accusa fouloul a-nidam (i resti del vecchio regime) di strumentalizzare il discorso interconfessionale per mettere in difficoltà gli islamisti al potere e provocare il caos.”

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