Ho vinto un amico

“Come state?”. Le classi sanno che inizio tutte le lezioni con questa domanda e sanno anche che non è una domanda di circostanza: se ci sono delle cose che non vanno le affrontiamo, così come se c’è qualcosa da festeggiare. In molte classi succede che ci sia sempre qualcuno che poi domanda: “E lei, prof, come sta?”.
Così è successo anche oggi in tre classi e, ovviamente, è valso anche per me che quella non era una domanda di circostanza. Per cui ho risposto che sono stati giorni difficili perché ho salutato un caro amico, il compagno di banco del liceo, il compagno di appartamento per un pezzo dell’Università, il marito di un’amica carissima, il confidente di sofferenze e il destinatario di condivisioni gioiose. Ma ho anche detto: “Vi sembrerà strano quello che sto per dire, ma oggi sono felice”.
Ho raccontato che il tuo funerale, Chicco, è stato “bello”, ricco di speranza e d’amore. Ho detto che hai lasciato un messaggio incentrato sulle parole de Il piccolo principe “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Hai commentato queste parole scrivendo: “… sono giunto alla conclusione che per me “relazione” vuol dire lasciare un pezzetto di me nel cuore dell’altro e lasciare che l’altro lasci un pezzetto di sé nel mio. Ecco volevo lasciarvi con questo augurio: che sappiate sempre lasciare un pezzetto di voi in chi incontrerete e che, allo stesso modo, chi incontrerete sappia sempre lasciare un pezzetto di sé nel vostro cuore”.
Mi sono molto commosso. Tu non lo sapevi, ma il saluto finale che lascio alle quinte ogni anno è incentrato su alcune parole dello stesso libro di Antoine de Saint-Exupéry, quelle sull’addomesticarsi:
“”Che cosa vuol dire addomesticare?”.
“È una cosa molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”. “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo… La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano! Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”.
E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!”, disse la volpe, “piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”.
“È vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!”, disse il piccolo principe.
“È certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”.
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.”
Carissimo Chicco, amico mio, ho guadagnato un colore del grano oro intenso che dà un tono caldo, accogliente, caloroso al ricordo che ho di te e ai pezzetti di te che custodisco nel cuore e che continuerò a far vivere nella mia vita in tutti i gesti di affetto.
Stavo per dire, stamattina, che ho perso un amico, ma la sensazione è quella opposta: ho vinto un amico, ho vinto tutte le esperienze fatte insieme, quel mio 2 e quel tuo 3 nel compito di disegno passato a confidarsi (e solo perché tu eri riuscito a mettere anche l’asse delle altezze, mentre io mi ero fermato alla linea dell’orizzonte), gli sguardi ricambiati, i silenzi parlanti, la fede condivisa, la passione per questa vita, quell’ultima interrogazione di inglese su tutto il programma con il bigliettino fronte retro su Ezra Pound in mezzo a un foglio A3, essere testimone del sì tra te e la Do, i tuoi abbracci sempre veri.
Quanto mi piacerebbe regalare queste sensazioni alle ragazze e ai ragazzi che incontro ogni giorno: lo sentite questo amore? la sentite questa amicizia? lo sentite come in amore, in ogni amore, 1+1 faccia 3 e che a un certo punto quel 3 possa tendere a infinito? lo percepite quanto sia meraviglioso, gratificante, creativo, ricco, vitale? lo sentite come vada oltre la morte? lo sentite quanto ne valga la pena?
“Eccola lì la risposta, sempre stata sotto i miei occhi, cosa si vede dunque bene solo con il cuore, l’essenziale? Risposta: i legami, le relazioni”.
Ho vinto un amico che ha vinto la vita.

Gemma n° 2834

“È un braccialetto semplice di bigiotteria, con piccoli diamantini. Non ha un grande valore economico, ma per me è importante perché me l’ha regalato mia madre qualche anno fa. Lo indosso ogni giorno infatti ho perso qualche pezzo. È diventato un’abitudine e in un certo senso mi fa sentire più tranquilla, come se mi portasse fortuna. Non sono solita indossare gioielli, ma questo mi ricordo ogni mattina di metterlo. Anche se è una cosa semplice, è legata a un ricordo e per questo per me vale molto” (M. classe terza).

Gemma n° 2833

“Come ultima gemma ho deciso di portare la famiglia: il luogo dove la vita inizia e l’amore non finisce mai. Il mio papà è il mio eroe, la mia roccia, il mio sorriso. La mia mamma è la mia migliore amica, la mia forza e il mio punto di riferimento.
Infine, P. è il mio fratellone, il mio scudo e il mio bodyguard. C. è il mio fratellino, il mio umorismo e la mia protezione.
Mi hanno insegnato valori che si possono trasmettere con l’amore del nido familiare: il rispetto, l’educazione, affrontare i problemi con grinta e adrenalina. Di certo senza di loro non sarei la N. di oggi. Sono molto orgogliosa di loro e sono onorata di far parte di questa famiglia stupenda da 19 anni.
Però, è anche vero che la famiglia è dove c’è casa.

E questa è la mia seconda casa. Le vere amicizie sono quelle che si trasformano in famiglia e ci si sente sempre a casa con loro. D., B., M., A., M., B., F. e M. hanno contribuito a perfezionare la N. che sono oggi. Con loro ho imparato a lasciarmi andare, a mettere al primo posto la mia felicità e a pensare di meno al giudizio degli altri.
Con loro, ho finalmente capito che “vera amicizia” non è solo un concetto: non vuol dire condividere certe passioni, certi hobby… ma significa esserci sempre l’un per l’altra e unire le forze per raggiungere un obiettivo comune.
Tutti loro hanno messo un mattoncino per costruire la casa che ci ospita ogni volta che siamo assieme e un cerotto per aiutare quelle ferite piccole ma profonde degli anni  precedenti”.

Gemma n° 2832

“Ho riflettuto molto su quale sarebbe stata la mia gemma di quest’anno. Non riuscivo a trovare un oggetto tanto importante per me (che io non abbia già portato), non riuscivo a pensare a una determinata giornata che ho vissuto, non riuscivo a descrivere una singola persona. Ho deciso quindi di condividere con voi una delle cose più significative per me, che raccoglie oggetti, momenti e persone tutti insieme: la mia scatola dei ricordi. Da qualche anno ormai conservo in questa scatola oggetti di ogni tipo ma che per me hanno un valore inestimabile. Se scelgo di conservarli c’è un motivo: hanno un significato talmente tanto profondo per me che non voglio dimenticarli.
Come ho già detto , in questa scatola c’è di tutto:
-varie fotografie che ho accumulato nel tempo (fotografie dell’infanzia, foto con amici, foto di persone a me care)
-oggetti/foto legati alla montagna (come ad esempio i buoni pasto della sagra di Collina)
-vari disegni di vari bambini e alcuni braccialetti fatti con loro
-oggetti/foto legati alla pallavolo (biglietto prima partita serie A nel 2017, laccio di una scarpa, cartoncino della Super Coppa Italia)
-(alcune cose non stanno tutte in una scatola e ho avuto bisogno di un altra)
-cartoline che mi sono state date
-vari ricordi dei viaggi che ho fatto (abbonamenti per i mezzi di trasporto di Vienna, Roma e Nizza; biglietti dei musei, giornali, un sasso, scontrini vari, biglietti del treno, biglietto della ruota panoramica…ecc.)
-biglietti del cinema di film che mi sono piaciuti
-biglietti/ braccialetti di concerti
-oggetti vari che mi hanno regalato
-lettere che ho ricevuto
-bigliettini vari che sebbene piccoli per me significano molto
-carte di auguri
Ogni volta che sono di cattivo umore, per sentirmi meglio mi basta aprire questa scatola e viaggiare tra i ricordi che ho deciso di conservare”.
(R. classe quarta).

Gemma n° 2831

“Come prima gemma, ho pensato di portare qualcosa che potesse raccontarmi. La mia gemma è questo libro, si intitola: “11 favole di felicità”. Mia madre me lo regalò quando ero piccola, avevo più o meno 8 anni; ero una bambina molto ansiosa e avevo bisogno di sentirmi più tranquilla.
Questo libro rappresenta il mio bisogno di pace, che mi accompagna da sempre. Mi ricorda che fin da piccola ho avuto un mondo interiore molto forte, ed è una parte importante del mio percorso con l’ansia. Ho scelto questo libro perché racconta un percorso, e io vorrei raccontare un po’ la bambina che sono stata, sperando di non annoiare nessuno.
Da piccola avevo molte preoccupazioni, ed era più raro vedermi tranquilla che agitata. Avevo paura della morte e di morire, dei ladri; il mondo esterno mi spaventava, e quello che sentivo al telegiornale mi terrorizzava. Spesso avevo quelli che chiamavo “pensieri cattivi”, e che oggi definirei “pensieri intrusivi”.
Ero molto sensibile e pensavo tanto, e come spesso succede alle persone sensibili, attribuivo un’enorme importanza a dettagli che per altri erano insignificanti. Alla classica domanda: “preferisci mamma o papà?” rispondevo sempre “entrambi”, perché non volevo che nessuno dei due ci rimanesse male. Davo molta importanza alle parole che usavo, notavo gli sguardi, i toni di voce; percepivo molto gli altri, e questo spesso mi rendeva incomprensibile ai loro occhi. Tutto questo mi faceva sentire diversa. Non capivo perché io fossi così e ricordo che cercavo qualcuno che mi somigliasse.
A questa mia ansia personale si aggiungeva lo stress che vivevo a scuola. Alle elementari ho avuto parecchie difficoltà: con le maestre, con i compagni e con lo studio. Quando sei piccolo credi a tutto quello che ti viene detto, e sei fortemente influenzato dall’ambiente in cui passi gran parte della tua vita; se ti dicono che non sei capace, finisci per crederci. Avevo difficoltà a studiare e a fare i compiti, soprattutto in matematica. Volevo essere brava come gli altri, ma mi sentivo diversa, più lenta. Spesso mi sentivo stupida, incapace. La maestra mi teneva in classe durante la ricreazione a fare le operazioni mentre i miei compagni erano fuori a giocare. Non dimenticherò mai la frustrazione di capire un problema di matematica ma non riuscire a spiegarlo poco dopo; l’ansia di andare alla lavagna, gli sguardi di disapprovazione. I miei genitori tornavano a casa dai colloqui tesi e frustrati, e l’immagine che ne usciva era quella di una bambina che non si impegnava abbastanza.
Nonostante ciò, ho sempre cercato di difendere me stessa. Non avevo autostima, ma avevo carattere e un forte senso di giustizia, che però spesso mi portava a uscire dalla classe quando provavo a parlare. Ho scoperto solo alla fine delle elementari di avere un DSA, e di essere discalculica.

Questa pagina fa riferimento a una delle favole del libro: Oscar, il coccodrillo che rischiò di annegare nelle proprie lacrime per colpa dei suoi pensieri.


Leggere il libro e ripetermi la “coccostrocca” mi rasserenava un po’, mi faceva sentire al sicuro.
La danza è stata la mia salvezza, il mio appiglio per non perdermi: quando entravo in sala non mi sentivo più stupida o sbagliata, mi sentivo capace, brava. Essere in prima fila ai saggi mi appagava e mi spingeva a voler rendere fiero qualcuno.
Nei momenti più difficili mi ripetevo: “resisti che Lunedì c’è danza”.
Sono cresciuta con la mia testa, con i miei pensieri e con la mia ansia. Ho imparato a non scappare da ciò che provo, ma ad affrontarlo. A un certo punto capisci che non puoi lasciare che le emozioni ti controllino, perché altrimenti smetti di vivere, e arrivi a una consapevolezza difficile ma fondamentale: sei tu a scegliere come vivere la tua vita. E questo significa anche che nessuno verrà a salvarti, perché sei tu che devi farlo.
È così che sono cambiata. Oggi sono felice della persona che sono, perché voltandomi indietro mi rendo conto di tutto ciò che ho affrontato e dei principi che mi guidano. L’ansia c’è ancora, probabilmente fa parte di me, ma ora so riconoscerla: la osservo e non scappo”.
(A. classe quarta).

Gemma n° 2830

“Questa gemma parla di una delle mie chitarre a cui sono più legato: mi è stata regalata dopo che sono guarito dalla frattura di un osso che mi sono rotto facendo sport. È stata una lunga guarigione e siccome questo strumento originariamente era di color legno ho deciso di farla dipingere in modo da ricordare quell’”avventura”.
Infatti è presente un quadrifoglio, simbolo della buona fortuna, un osso spezzato e un simbolo della pace fatto di fiori. Sono veramente felice di possedere uno strumento del genere!” (M. classe seconda).

Gemma n° 2825

“Anche quest’anno si è rivelato difficile dover scegliere soltanto una tra tutte le cose che mi porto nel cuore e, proprio per questo, ne sono profondamente grata. Sono stati tanti i momenti, le esperienze e le persone che hanno reso speciale questo anno, ma ce n’è uno che più di tutti ha catturato il mio cuore.
Questa foto ritrae uno degli ultimi scatti della vacanza studio a Londra che ho avuto l’opportunità di vivere quest’estate, un’esperienza che porterò con me per sempre. È stata resa ancora più emozionante dalla compagnia di due delle persone più importanti della mia vita: una mia cara amica e il mio migliore amico. Era la nostra prima esperienza all’estero da soli, siamo partiti in tre e siamo tornati con un bagaglio colmo di emozioni, ricordi e consapevolezze che ci accompagneranno per sempre.
Durante questo viaggio abbiamo conosciuto un gruppo di persone uniche, con le quali abbiamo condiviso ogni momento della vacanza. In poco tempo siamo diventati una vera e propria famiglia, come se ci conoscessimo da sempre. Abbiamo riso, scherzato, parlato a lungo e creato legami sinceri tra noi.
Questa fotografia, in particolare, rappresenta l’ultima serata trascorsa su quella che ormai era diventata la nostra spiaggia del cuore: un luogo che ci vedeva arrivare ogni sera alla stessa ora, restando fino a tardi, spesso rischiando di perdere il bus pur di non andare via. È uno scatto spontaneo, nato quasi per caso, ma che racchiude uno dei momenti più intensi e significativi di tutta l’esperienza.
Con un sottofondo malinconico, quella sera ci siamo fermati a riflettere, ognuno traendo le proprie conclusioni su ciò che quella vacanza ci aveva lasciato. In quel silenzio carico di emozioni ho capito quanto fosse stato prezioso quel viaggio: non solo per i luoghi visitati, ma soprattutto per le persone con cui l’ho condiviso e per ciò che mi ha insegnato.
Questa gemma non è solo una foto, ma il simbolo di un’estate che mi ha fatta crescere, sentire libera e profondamente felice. È il ricordo di un momento che continuerà a vivere dentro di me, ogni volta che ripenserò a Londra, a quella spiaggia e a chi era al mio fianco”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2819

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare una persona: mio fratello.  Nonostante i nostri tre anni di differenza abbiamo un rapporto bellissimo sin da quando eravamo piccoli; infatti, ci raccontiamo sempre tutto, ci copriamo e ci supportiamo. Quest’anno non vive più con me e i miei genitori e sento tantissimo la sua mancanza ed è per questo che ho deciso di portarlo come gemma” (E. classe terza).

Gemma n° 2818

“Oggi come gemma ho portato due oggetti che parlano di due persone davvero importanti per me. Il primo è un anello con un’ape. L’abbiamo preso qualche giorno prima di iniziare la seconda superiore e da quel giorno lo indosso sempre, per me è un modo per avere sempre con me questa amicizia. Il secondo oggetto è una scatola che mi è stata regalata per i miei 17 anni, con dentro 17 bigliettini che leggo spesso quando sono triste o ho una giornata storta. Entrambe queste persone contano tantissimo per me: sono state una parte fondamentale in questi anni e onestamente una delle poche cose della scuola che apprezzo davvero, perché proprio qui ho avuto l’occasione di conoscerle. Senza di loro i giorni a scuola sarebbero stati molto più pesanti, infatti riescono spesso a strapparmi un sorriso anche quando sto male. Non so nemmeno se si rendono conto di quanto io voglia loro bene, infatti sono davvero grata di averle incontrate e di aver costruito un legame così forte. Quello che spero è che questa amicizia continui anche dopo le superiori. Anche se saremo lontane e non ci vedremo più ogni giorno, cercherò comunque di restare in contatto con loro. O anche se in futuro magari ci perderemo un po’ di vista, perché ognuna andrà avanti con la propria vita, so che mi ricorderò sempre di loro e di tutto quello che hanno fatto per me, anche semplicemente per esserci state” (A. classe quinta).

Gemma n° 2817

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare un posto per me molto importante, ovvero l’Albania. Quando penso a quel luogo penso alla mia infanzia, alle estati calde e belle che ho passato con la mia famiglia. Purtroppo, però, quando ci penso, penso anche a quanto in fretta passino gli anni e a quanto lontani stiano diventando quei ricordi. É da ormai tanti anni che io non ci torno più e la nostalgia che provo diventa sempre più grande. Nonostante ciò, però, sono felice di aver passato bei momenti come quelli e sono felice che facciano parte di me. Spero davvero, un giorno, di poterci tornare e rivivere i ricordi che hanno segnato la mia vita. So che non sarebbe più come una volta, ma so che tornarci mi farebbe sentire felice e in pace” (G. classe terza).

Gemma n° 2816

“Come gemma, ho deciso di portare un’esperienza indimenticabile che ho vissuto quest’estate: il concerto di Billie Eilish. Insieme ad altri due miei cari amici, l’8 giugno di quest’anno sono andata a Bologna, al mio primissimo concerto. Da quando ho iniziato ad ascoltare quest’artista, ho sempre giurato a me stessa che il mio primo concerto sarebbe stato suo, e così è stato. Per quanto molti la possano considerare una cantante come altre, io la considero come un vero e proprio posto sicuro; la sua musica mi accompagna da molti anni, e mi ha sempre aiutato e consolato nei momenti difficili. Sono molto grata di aver avuto la possibilità di sentirla dal vivo, con persone che condividono la mia medesima passione. Porterò quel giorno per sempre nel cuore!” (B. classe quinta).

Gemma n° 2815

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare mia cugina S. Nonostante la differenza di età di 10 anni, abbiamo un legame molto forte e lei è tra le persone della mia famiglia con cui passo più tempo e a cui tengo di più. Siamo molto uniti e con lei ho condiviso moltissimi momenti belli e brutti della mia vita, da concerti, vacanze e giri con la sua moto a incidenti, perdite e momenti bui attraverso i quali mi ha supportato e per questo le sono molto riconoscente e le voglio un mondo di bene” (G. classe terza).

Gemma n° 2814

“Questa foto l’abbiamo scattata lo scorso anno io e il mio gruppo di amici. Ho deciso di portare loro come gemma di quest’anno già verso la fine della seconda. E ciò perché loro sono stati per me un punto di riferimento in questi 5 anni di liceo. Nella foto però manca un membro perché ha cambiato scuola qualche anno fa e purtroppo non avevo foto col gruppo intero. Nonostante ciò, ogni singolo membro è estremamente importante per me e tengo tantissimo ad ognuno di loro e spero vivamente che dopo il diploma resteremo in contatto e riusciremo a ritrovarci in futuro” (V. classe quinta).

Gemma n° 2806

“La gemma che ho voluto portare quest’anno è la collana che indosso tutti i giorni. Quando ho lasciato casa l’anno scorso, mia madre mi ha dato questa collana, che era di mio nonno; purtroppo non sono mai riuscito a conoscerlo anche se mi sarebbe piaciuto tantissimo. Da quel momento in avanti la collana è diventata parte di me, è come se mio nonno e tutta la mia famiglia stessero sempre con me in qualunque momento difficile e bellissimo; anche se a 800km di distanza so che ci saranno sempre per me e spero che mio nonno mi protegga da lassù e sia fiero di me” (G. classe quarta).

Gemma n° 2804

Immagine creata con Gemini®

“Per questa gemma ho deciso di portare una persona che rappresenta per me un esempio costante di forza, dedizione e amore autentico: mia madre.
Ho deciso di portare questo tema perché credo che ciò che è “buono” nella vita non sia solo ciò che fa stare bene nell’immediato, ma ciò che costruisce, sostiene e ispira. E lei è tutto questo.
Mia madre è una presenza stabile, una di quelle persone che non hanno bisogno di grandi parole per trasmettere ciò che provano. Lo fa attraverso i gesti: la cura quotidiana, l’ascolto, i sacrifici silenziosi, la capacità di esserci anche quando nessuno glielo chiede.
È una persona pratica, ma allo stesso tempo capace di un’affettuosità discreta che fa sentire compresi e accolti.
Quello che ammiro di più in lei è la determinazione.
Nonostante le difficoltà che può incontrare, mantiene sempre un equilibrio che mi colpisce.
Mi ha insegnato ad avere pazienza, rispettare gli altri, riconoscere i propri errori e rialzarsi con dignità. Sono lezioni che non si trovano sui libri, ma che valgono molto di più.
La sua presenza ha modellato il mio modo di vedere il mondo: il rispetto per le persone, il valore dell’impegno, la capacità di dare senza aspettarsi nulla in cambio.
E quando penso a ciò che nella mia vita rappresenta davvero un bene, qualcosa che mi aiuta a crescere e a migliorare, penso al suo esempio.
Parlare di lei oggi è il mio modo per riconoscere tutto ciò che, spesso in silenzio, ha costruito intorno a me: una base solida, un senso di sicurezza e un affetto che non è fatto solo di emozioni, ma anche di responsabilità e di presenza quotidiana”.
(M. classe prima).

Gemma n° 2803

“Quest’anno per la gemma ho voluto portare due persone: mio papà e il mio fidanzato. L’anello rosso me l’ha regalato M., il mio ragazzo, mentre quello argento mio padre.
Hanno due caratteri molto diversi, ma sono entrambi fondamentali per me.
Io assomiglio caratterialmente molto a mio papà, può sembrare chiuso e serio, ma in realtà è una persona meravigliosa. Spesso mi dice che invece io dovrei cercare di non essere come lui su questi aspetti, ma per me diventare come lui sarebbe un orgoglio. Anche se i miei genitori si sono separati, è sempre stato molto presente nella mia vita e ha sempre cercato di rendermi felice in qualsiasi modo e, se il modo non c’era, se lo inventava. Per questo, quando sono insieme a lui per me è sempre un momento speciale, quando d’estate andiamo in spiaggia o quando in inverno andiamo allo stadio insieme.
Anche con M. non è stato tutto rose e fiori, per dei mesi non ci siamo nemmeno parlati, però ora siamo più uniti di prima.
Ormai é come se facesse parte della mia famiglia e io della sua. Mi aiuta e mi ascolta sempre e, come mio papà, fa di tutto per farmi stare bene. È un ragazzo con un cuore d’oro e così tanto che, a volte, forse è anche troppo buono con me. Anche se la nostra relazione non è gradita a qualcuno, noi cerchiamo sempre di migliorarci ed impegnarci per stare bene insieme.
Voglio tantissimo bene ad entrambi e li vorrei ringraziare per tutto quello che fanno per me.”
(A. classe terza).

Gemma n° 2802

“Ho portato questo libro perché è uno dei pochissimi oggetti che mi sono rimasti dal periodo in cui vivevo in Brasile. Me l’hanno regalato i miei compagni di classe quando stavo per trasferirmi in Italia. Dentro ci sono tutte le loro firme e un biglietto che dice: “ti mandiamo Lineia perché non ti dimentichi di noi e nemmeno delle capuchinhas”.
Le capuchinhas sono dei fiori, e in Brasile questa frase è un modo affettuoso per dire: “ricordati non solo di noi, ma anche di tutto quello che faceva parte della tua vita là”.
Il libro in sé è un racconto per bambini, pensato per far conoscere l’arte di Monet attraverso gli occhi di due ragazzini, la sua casa, i suoi giardini, il suo mondo. In realtà non l’ho mai letto fino in fondo. Per me finirlo sarebbe come chiudere quel capitolo della mia vita.
Io ho cambiato spesso paese e ho dovuto lasciare quasi tutto indietro ogni volta. Questo libro invece mi ha seguito in tutti gli spostamenti.
Non lo guardo quasi mai, non è un oggetto a cui penso nella vita di tutti i giorni… ma forse proprio per questo significa così tanto: è uno di quegli oggetti che senza volerlo finisce per raccontare una parte di te, anche quando tu non ci pensi più.”
(A. classe quinta)

Gemma n° 2801

“Oggi  ho deciso di portare un libro che, a prima vista, potrebbe sembrare insolito. In realtà, dietro quella copertina semplice si nasconde una storia straordinariamente profonda e tenera, e non potevo non sceglierlo.
Me  lo ha regalato un’amica di mia nonna: si chiamava A. Quando penso a lei, mi torna alla mente il suo viso pulito, le guance paffute e rosate, e quello sguardo limpido e innocente di un’anziana che viveva ogni giorno con gratitudine, cercando di rendere più bella anche la vita degli altri. A. era esattamente così.
Mi ricorderò per sempre che, quando andavo a trovare mia nonna, incrociavo spesso gli occhi di A.: per strada mentre passeggiava con il suo cagnolino, oppure quando andava a dare da mangiare alle sue amate pecore. La sua casa era splendida, un po’ nascosta nel bosco, proprio come piace a me. Quando decidevo di andarla a trovare , provavo un piacere sincero nel sedermi su quella sua panchina e ammirare il panorama che da lì si apriva. Lei mi aspettava sempre con gioia.
Parlavamo di tantissime cose: mi raccontava una quantità infinita di aneddoti curiosi della sua vita, riuscendo ogni volta a coinvolgermi. È vero, a volte era stancante starle dietro, perché parlava così tanto che rischiavi di perderti qualche pezzo; ma in fondo adoravo quei momenti. Era come se mi prendesse per mano e mi portasse indietro nel tempo: quando ricordava suo marito, suo figlio, quando raccontava di quando da giovane insegnava ai bambini i nomi dei fiori e delle foglie…era stata un’insegnante d’asilo.
La cosa che amavo più di tutto, però, era sentirla parlare di libri: il suo argomento preferito. Qualsiasi discorso, prima o poi, finiva sempre lì. Ed era meraviglioso, mi perdevo sempre  nelle sue parole. Non dimenticherò mai il giorno in cui mi ha portata a vedere lo studio di suo marito mancato da alcuni anni, ma sempre vivo nei suoi pensieri: due poltrone molto antiche, coperte da un velo di polvere e appoggiate al muro con incredibile delicatezza; e poi libri, ovunque. Ogni volta che la salutavo tornavo a casa con una pila di volumi che,ad annusarli, avevano quell’odore di antico, di vissuto, di memoria.
Così era lei: gentile con tutti, sempre pronta ad aiutare, sempre capace di farti sentire accolta.
Ho scelto di portare questo libro in suo onore, per mantenere vivo il suo ricordo nell’animo di tutti voi. È venuta a mancare pochi giorni fa, mercoledì 26 novembre, e da quel momento ho sentito un vuoto improvviso farsi largo nel mio cuore. Per me lei era come una seconda nonna, una compagna di vita, di avventure, un’amica sulla quale potevi contare in ogni situazione, una persona che sapeva ascoltarti, darti consigli preziosi e dimostrarti tutto l’affetto che poteva darti attraverso i suoi libri.
Questo libro parla di pedagogia e racconta il percorso che porta a diventare un buon insegnante: proprio il lavoro che sogno di fare. Lei lo sapeva e mi ha sempre sostenuta in questa scelta. Quando le raccontavo che aiutavo tutti a scuola, mi diceva sempre: «Che bella questa cosa, tesoro. Sono molto grata di aver fatto l’insegnante, e sono felice che anche tu voglia seguire questa strada».
Questo libro sarà sempre con me, con la speranza che il suo ricordo continui a vivere non solo dentro di me, ma anche in chi ascolterà questa storia. Perché le persone come A. non se ne vanno davvero: restano negli sguardi, nelle parole, nei gesti gentili che ci hanno insegnato.
E questo è il mio modo di dirle grazie: per le sue parole, per la sua gentilezza, per tutto ciò che, senza saperlo, mi ha lasciato dentro. Oggi lei è qui con me ❤️.”
(M. classe quarta).

Gemma n° 2800

“Come gemma ho deciso di portare una mia esperienza in Ecuador ma anche in Colombia e in Norvegia. L’ultima volta a lezione ho citato questa associazione con cui ho fatto un po’ di viaggi. L’associazione si chiama CISV nato dall’acronimo Children’s International Summer Villages, ma in realtà ora è diventata una parola intera. CISV è un’associazione internazionale indipendente affiliata all’UNESCO, che offre l’opportunità a bambini, ragazzi e adulti di sperimentare il fascino e la ricchezza delle differenze culturali. L’educazione alla pace è la base su cui si formano tutti i principi CISV ed è dal 1951 che organizza programmi di scambi internazionali e progetti sul territorio in più di 70 paesi nel mondo.
Parlando della mia esperienza, questi programmi a cui ho partecipato mi hanno aiutata veramente tanto a crescere come persona, in particolare quello di questa estate, e soprattutto mi hanno aiutata a capire molte cose che prima non capivo. Ho imparato davvero molto su vari fronti; a parte le altre culture che ho incontrato, ho iniziato a capire il significato di amicizia e ho davvero trovato una seconda famiglia. In Norvegia ci sono stata nel 2022 quindi nell’estate tra la quinta elementare e la prima media. Il programma per questa fascia d’età prevede di stare via per quattro settimane, come sempre insieme ad un adulto e altri tre ragazzi della stessa età. Diciamo che questo è il programma più giocoso e a cui partecipano più persone. Oltre ad aver superato molti ostacoli e ad aver migliorato decisamente il mio inglese e la mia capacità di comunicare con persone che non conoscono la mia lingua, ho imparato l’importanza e la profondità che alcuni legami possono avere. Essendo più piccolini ho perso quasi del tutto i contatti che avevo con queste persone (che venivano da più o meno qualunque parte del mondo) ma non dimenticherò mai la spensieratezza di quei giorni. Ho visto un enorme cambiamento invece con il viaggio che ho fatto in Colombia un anno fa. Qui erano previste due settimane ed ero molto più lontana da casa. Essendo due settimane non ho avuto la possibilità di legare veramente con molte persone. Questa è una cosa soggettiva perché effettivamente per avere un vero legame con qualcuno io ho bisogno di molto più tempo rispetto ad altre persone, però ho mantenuto molto di più i contatti ed è stata veramente un’esperienza da cui sono tornata come una persona diversa. Ma il viaggio che mi ha cambiata di più è stato senza ombra di dubbio quello in Ecuador di quest’estate. Oltre ad aver imparato moltissime cose ho capito molto più a fondo quello che è questa associazione e cosa significa farne parte, ho avuto la fortuna di incontrare di nuovo due persone che avevo incontrato l’anno prima in Colombia ed è stato veramente emozionante. Ci sono stata tre settimane e non scherzo quando dico che sono state tra le più belle della mia vita. Con le persone di quest’anno sono rimasta molto più in contatto (anche perché è passato poco tempo) e vorrei veramente tanto rivederle un giorno. Oltre a questo, data la fascia d’età, è un programma che ti fa maturare perché sei molto più indipendente e prendi più decisioni da solo. Ho incontrato persone fantastiche e creato ricordi indimenticabili e spero di avere la possibilità di fare molte più esperienze simili”.
(B. classe prima).

Gemma n° 2797

“È iniziato tutto 18 anni fa, quando sono nata. Alla mia nascita, mio padre, ha deciso di regalare questo anello a mia madre in segno di gratitudine, e poi venne consegnato a me il giorno del mio diciottesimo compleanno, il giorno in cui da ragazzi si diventa adulti, pieni di responsabilità e con il mondo che ci pesa sulle spalle.
“La mia vita, la tua vita” è il bigliettino che mi sono ritrovata vicino alla scatolina il giorno più importante della mia vita.
Prima di ricevere questo regalo ho passato dei mesi intensi, fatti di ansia, stress, studio e lavoro. Voglio ringraziare i miei genitori di come mi siano sempre rimasti accanto, davanti ad ogni difficoltà, continuando a supportarmi e incoraggiarmi per il futuro, per l’amore che mi donano ogni giorno.
So di non essere una persona semplice e con carattere molto forte ma nonostante questo sono grata per i miei genitori” (G. classe quinta).