Gemma n° 2225

“Come gemma ho deciso di portare quella che all’apparenza potrebbe sembrare una semplice maglietta verde rovinata da segni di pennarello indelebile, una canzone e un video di quest’estate.
Questa maglietta non è così semplice; si tratta, in realtà, di un bellissimo ricordo che conservo gelosamente da questa estate. Come ogni anno, partecipo ad un centro estivo: il grest di Tarcento. Qui ho vissuto importanti esperienze, sono cresciuta e ho imparato molto. Quest’anno sono riuscita a vivere appieno l’estate, cosa che non sono mai stata in grado di apprezzare nemmeno durante la mia infanzia. Questa maglietta porta con sé l’odore delle calde giornate estive passate sotto al sole, senza cellulare e circondata da persone diverse e meravigliose, le quali mi hanno lasciato (ognuna a modo suo) qualcosa di importante: ricordi. Questa maglietta mi ha accompagnato per tutto il mese di luglio e mi ha permesso di conoscere un lato di me stessa di cui non ero a conoscenza, un lato attivo ed estroverso, pieno di sicurezza e voglia di vivere, voglia di sperimentare cose nuove e senza alcuna paura o ansia. Ho iniziato questo percorso con molti dubbi e tante incertezze, e ne sono uscita profondamente cambiata, mi sono sentita libera e fiera di ciò che sono riuscita a costruire in un solo mese, il mese di luglio. Sono molte le date a cui continuo a pensare sperando di poterle così assaporare ancora un’ultima volta. È stata l’estate migliore di tutta la mia vita, e non sto esagerando. Questa maglietta mi ricorda di tanti bambini e tanti cari amici che, in occasione dell’ultima giornata hanno firmato questa maglietta riempiendola di dediche e tanto tantissimo affetto.
Ho deciso anche di portare una canzone, la quale rappresenta un importante pezzo della mia estate, il mese di agosto, passato con la mia famiglia e in compagnia di cari amici: Buon viaggio (Share the love di Cesare Cremonini” (C. classe terza).

Gemma n° 2224

“Ho deciso di portare come gemma il libro Io uccido di Giorgio Faletti. Ho letto questo libro l’anno scorso e mi ha davvero colpita. Nonostante il titolo sia così forte, mi ha in realtà colpita in senso positivo. La storia verte sull’avvenimento di alcuni omicidi ambientati a Montecarlo, e quindi della psicologia dietro l’assassino e tutti gli altri aspetti legati alle indagini. Quello su cui però mi soffermo è che, a parte il fatto di essermi ritrovata travolta e immersa nella storia, mi sono anche rivista dal punto di vista dello scrittore: nello specifico, la visione che lo scrittore ha della singola persona che poi compone la società. Questo aspetto mi ha emozionata nel primo paragrafo del libro, che appunto apre il sipario della storia.
L’uomo è uno e nessuno.
Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l’impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili.
A volte la fatica cancella tutto e non concede la possibilità di capire che l’unico modo valido di seguire la ragione è abbandonarsi a una corsa sfrenata sul cammino della follia. Tutto intorno è un continuo inseguirsi di facce e ombre e voci, persone che non si pongono nemmeno la domanda e accettano passivamente una vita senza risposte per la noia o il dolore del viaggio, accontentandosi di spedire qualche stupida cartolina ogni tanto.

(E. classe terza)

Gemma n° 2223

“Per la mia gemma ho deciso di portare una foto ed una canzone che scatenano in me emozioni opposte tra loro.
La foto, infatti, l’ho scattata quest’estate in un momento in cui ero veramente felice: stavo facendo da capo animatore e capo squadra ad un centro estivo e per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo veramente voluta bene. Adoravo far ridere i bambini, prenderli in braccio e farli giocare. Adoravo sentire loro vocine che mi dicevano “Maestra ti ho fatto un braccialetto!”, “Maestra guarda che bel fiore!”, “Maestra sai che oggi faccio 7 anni?” e poi vederli fare un 5 con le dita. Adoravo sentirmi utile ma soprattutto adoravo non sentirmi sola.
Eppure, nonostante questi ricordi, questa è stata la peggiore estate della mia vita: sono successe varie cose e mi sono sentita abbandonata. Non per forza lo ero ma la mia testa mi convinceva che io non meritassi nulla di buono, che io non mi meritassi di essere ascoltata o che qualcuno potesse volermi davvero bene. Spesso è ancora così.
Mi sono sentita sola anche se magari non lo ero.
Molte persone se ne sono andate dalla mia vita, anche persone con cui avevo pensato mille idee che avremmo dovuto mettere in pratica proprio quest’estate.
Per questo, oltre alla foto, ho scelto di portare la canzone All I Want dei Kodaline.

Per molti questa canzone parla di una storia d’amore finita ma per me parla di un qualsiasi tipo di rapporto che si è concluso per un qualsiasi motivo.
A volte non riesco a fermare i pensieri e la mia mente inizia ad andare a 100km/h senza lasciarmi il tempo di respirare ed è esattamente in quei momenti che mi sento totalmente sola: non trovo infatti la forza o il coraggio di chiedere aiuto, non perché io pensi di essere invincibile ma perché non credo di meritare il tempo di nessuno.
Questa canzone la dedico anche un po’ a me stessa perché un giorno vorrei poter rivedere il mio sorriso senza che nella mia mente compaia il pensiero “Mi merito davvero di star sorridendo? Mi merito davvero di essere felice?”.
Tutto ciò che vorrei è riuscire a ritrovare me stessa e di conseguenza, a non sentirmi più così sola ma, guardando questa foto, ogni tanto mi ricordo che anche io ho qualcosa di buono dentro di me” (S. classe quarta).

Gemma n° 2199

“Ho deciso di portare questa canzone perché ha segnato in particolar modo il mio anno 2022.
Il 2022 per me è stato un anno di alti e bassi caratterizzato dalla fine di una relazione.
Questa canzone mi ha aiutata tutte le volte che mi sono sentita sola, l’ho scelta perché sentivo di dovermi togliere un peso di dosso e di rendere omaggio alla B. di mesi fa che credeva di non riuscire ad andare avanti da questa situazione. Ho patito troppo dolore per sopportarlo da sola e questa canzone è stata il mio salvagente. La canzone si chiama Crudelia di Marracash e mi rispecchio in entrambi i personaggi, sia in alcuni atteggiamenti di Crudelia che della vittima perché in fondo ho causato anche io del male nel rapporto ma ho sofferto tanto. Ho dovuto ricostruire la mia vita e me stessa da capo. Ho dovuto imparare a fare i conti con me stessa e non vedere più le cose in prospettiva di coppia. Ci sto lavorando ancora ma sono molto fiera della strada in cui sto proseguendo.”
(B. classe quarta).

Gemma n° 2197

Considero Marracash un punto di riferimento per la generazione z (nonostante non faccia parte di tale generazione) e penso che con l’album pubblicato nel 2021 (Noi, loro, gli altri), si sia di gran lunga superato.
Come spiegato dallo stesso Marracash, il titolo del disco «racconta il momento: siamo una società frammentata, divisa in squadre e fazioni, ognuna con la sua verità».
Tra le canzoni di questo album c’è una piccola perla: Dubbi. È stata la canzone che sin dal primo ascolto mi ha colpita di più. Nel brano, il rapper realizza un’attenta analisi della propria vita a ridosso dei 40 anni, tra successi musicali e soddisfazioni personali, focalizzando la propria attenzione anche su alcune mancanze dal punto di vista affettivo.
Il motivo principale per cui mi ha colpita così tanto, da diventare fondamentalmente la colonna sonora delle mie giornate estive, è quell’indescrivibile capacità di Marracash di raccontare una storia, una storia che emoziona e allo stesso tempo fa pensare” (G. classe terza).

Gemma n° 2194

“Ho scelto di portare come gemma un libriccino che mi è stato regalato dalla mia maestra dell’asilo alla fine dei 3 anni.
Il libro si chiama Tu sei speciale di Max Lucado. La storia parla del piccolo popolo di Wemmicks (degli omini in legno, creati da un falegname di nome Eli). Gli Wemmicks passano il tempo a scegliere chi di loro meriti una stella o un pallino grigio in base alle loro capacità e in base al loro aspetto fisico. Un giorno Pulcinello incontra una Wemmick senza stelle e senza pallini e ciò lo spinge a capire come questo sia possibile. Egli aveva sempre ricevuto solo pallini e per questo motivo pensava di non meritare una stella, e decise di andare a parlare col suo falegname per poi scoprire che le stelle e i pallini stanno attaccati e hanno un valore soltanto se siamo noi a darglielo.
Ciascuno di noi può ritrovarsi nel protagonista della storia perché proprio come lui molto spesso non ci sentiamo adeguati in un mondo che ci guarda con indifferenza o ci giudica solo per come appariamo e non per come siamo dentro. Anche se forse ero troppo piccola per capirne a pieno il significato, ogni tanto mi capita di rileggere questo libro e capire che anche se può sembrare una storia per bambini, in realtà racchiude un significato molto profondo, ossia non fermarsi alle apparenze e non farsi limitare dal giudizio altrui” (S. classe quarta).

Gemma n° 2154

Fine Line

Amore.

Odio.

Entrambi sono il potere più forte esistente, ma c’è una leggera differenza tra queste due parole.
“L’amore” rappresenta un forte legame che continua a vivere dentro di te, che fa riscaldare il tuo cuore e che ti rende felice.
“L’odio” rappresenta un forte legame che continua a vivere dentro di te, che fa riscaldare il tuo cuore e che ti rende triste.
“Felice” e “triste” sono l’unica differenza tra questi due legami.

Amore e Odio.

Odio e Amore.

Queste due parole sono ancora più simili.
“Amore e Odio” rappresenta una connessione tra “Amore” e “Odio”, dove “Amore” è il primo che si manifesta, seguito da “Odio”.
“Odio e Amore” rappresenta una connessione tra “Odio” e “Amore”, dove “Odio” è il primo che si manifesta, seguito da “Amore”.
L’ordine di “Amore” e “Odio” è l’unica differenza tra queste due connessioni.

Odio nell’Amore.

Amore nell’Odio.

Queste due emozioni, invece, sono molto più diverse tra loro.
“Odio nell’Amore” significa amare qualcuno e permettere a te stesso di odiarlo a volte. Non è sbagliato. Non è qualcosa di cattivo. È normale. È normale lasciare spazio all’odio per l’amore. L’amore è la sensazione principale, quindi non scomparirà e l’odio non la supererà mai completamente.
“Amore nell’Odio” significa odiare qualcuno e a volte lasciarsi amare. È qualcosa che di solito accade inaspettatamente e che non può essere prevenuto in alcun modo. Potrai continuare a pensare di odiare quella persona, ma il tuo cuore si sta riempiendo di amore verso di loro. E non puoi farci niente. Tutto l’odio che senti si trasformerà progressivamente in amore.

C’è una leggera differenza tra i due legami.
C’è una piccola differenza tra le due connessioni.
C’è un significato completamente diverso tra le due emozioni.

C’è una linea molto sottile tra “Amore” e “Odio”.
E ci sono volte in cui questa linea sottile è più presente.

Una linea sottile che rappresenta l’intera relazione. A volte li odi, a volte li ami, può iniziare con amore e odio e poi trasformarsi in odio e amore. E, infine, senti l’amore nell’odio e l’odio nell’amore.
L’odio nell’amore è ciò che meglio definisce l’amore dal mio punto di vista: le cose possono andare male e potrei doverti odiare per un po’, ma dentro di me so che è amore e che non posso cambiarlo.

Siamo una linea molto sottile.

Gemma n° 2145

“Eh sì, è arrivato il fatidico momento. Come l’anno scorso, per me scegliere cosa condividere con voi è molto difficile, ho sempre preso molto seriamente questo “lavoro”, eh si, perché per molti potrà sembrare un semplice momento di svago della lezione dove si condivide di solito un momento bello della propria vita perché, diciamocelo, nessuno ha voglia di portare negatività in classe, si ha sempre un po’ paura di confidarsi e si finisce per scartare l’opzione di raccontarsi in modo molto profondo. Eppure io oggi voglio fare proprio questo. Non ho mai criticato chi ha deciso di portare come gemma una semplice foto che ricordasse un bel momento, o un portafortuna etc…etc…, anzi mi rende felice il fatto che la gente condivida un bel momento, però per me non è abbastanza, è come se mi sentissi in dovere di raccontarmi, di farmi conoscere, e dunque sono sempre indeciso su cosa portare. La gemma… che bell’opportunità. Ebbene, all’inizio non l’ho mai colta bene, sia per pigrizia perché chi ha voglia con tutti i problemi che ci affliggono di spendere tempo su di essa (la gemma) e in più anche per timidezza perché non avevo voglia di condividere la mia vita. Dall’anno scorso invece ho capito il vero valore di questo compito, questo perché col tempo sono maturato e ho capito che magari raccontarmi può servire a qualcuno e la gente può riflettere attraverso i miei pensieri, anche se questa cosa fino ad ora non mi è mai accaduta, o meglio, io non l’ho mai notata perché nessuno mi ha mai detto qualcosa dopo che io mi sono confidato, e questa cosa mi fa molto arrabbiare perché poi ci chiediamo “che senso ha fare tutto ciò se poi agli altri APPARENTEMENTE non sembra importare qualcosa? Forse vogliamo solo liberarci?” Allora avrebbe senso scriverle queste cose e basta. Non lo so, sono molto confusionario, non riesco a darmi delle risposte. Ma giuro che dopo ci ritorno su questo discorso (del fatto che mi arrabbio). Concludo questa prima parte riprendendo l’importanza di questa gemma, ribadendo quanto per me sia un momento importante e forse liberatorio e di cui ho capito l’importanza solamente crescendo e maturando e forse mi renderò ancora di più conto di questa importanza della gemma solo più avanti e non potrò mai ringraziare il prof. Del Mondo.
MUSICA E GLI ALTRI
Che titolo strano ahahah… lo sto scrivendo senza pensarci troppo eppure mi suona così bene. La musica per me ha sempre rappresentato il mio specchio, la mia ancora, il luogo dove rifugiarmi e dove elaborare i miei pensieri; per me rispecchiarmi nella musica e nel pensiero degli altri è molto importante perché la maggior parte delle volte mi ci ritrovo in questi pensieri. Avrei dovuto spiegare il significato della musica per me già l’anno scorso, ma preso dall’emozione in classe non l’ho fatto e allora lo farò oggi portando 2 canzoni molto importanti per me che hanno dei testi molto profondi: uno parla della mia generazione, come la canzone e il video che ho portato l’anno scorso e di cui vorrei menzionare una citazione: “la vita va di corsa, la vita non aspetta, ma già la vita è corta, tu vuoi la vita stretta” SalmoLunedì. Ho quasi sempre i brividi quando ascolto questa frase perché in fondo la vita è già piena di problemi, abbiamo mille cose a cui pensare, ci sono 70000 problemi che ci circondano eppure non ci interessa, quello che ci interessa è apparire agli altri… che cazzata! E vorrei lasciare appunto un immagine del video che ho portato l’anno scorso e che può far capire molto meglio cosa intendo.

Penso non ci sia altro da aggiungere. In più l’anno scorso ho portato il significato dell’amicizia molto importante per me e non avevo ancora trovato qualcuno con cui confidarmi. Quest’anno, invece, fino ad una settimana fa sì, pensavo di aver trovato la mia copia perfetta di amico che mi potesse capire e supportare e invece così non sembra essere…che vita beffarda. Sto trovando però supporto da una ragazza che non ho mai voluto far scompensare perché non ho mai voluto condividere i miei problemi; infatti io e lei parliamo maggiormente di scuola e ci divertiamo molto… il che sembra banale, invece il distrarsi e scacciare via i cattivi pensieri è molto importante! Lei si chiama G. e la devo ringraziare molto perché mi aiuta e cerca di farmi vedere il lato positivo delle cose in quanto io sono molto negativo e testardo; questo è veramente bello, lei è veramente profonda e matura. Infine sempre l’anno scorso ho portato l’intro dell’album di Rkomi, artista molto profondo che sembra la mia copia, e definisce la vita come una corsa, come una macchina dove lui deve guidare e ispirare gli altri e con me lo sta facendo tutt’ora. Per me la macchina è una metafora molto importante, per “macchina” intendo proprio l’auto. La vita è una corsa in macchina, essa è la nostra bolla dove ci rifugiamo quando piove, a volte rallentiamo perché tutto va male, altre volte acceleriamo perché pensiamo di essere al sicuro e vogliamo raggiungere subito quella cosa (l’amore nel mio caso, che è il secondo argomento di oggi) e poi ci andiamo a schiantare. Dopo esserci schiantati l’auto va cambiata (la persona amata va lasciata perdere) e non abbiamo sempre i soldi per cambiarla, non vorremmo cambiarla, andiamo sempre alla ricerca dello stesso modello e il punto più difficile è proprio l’andare avanti; non vogliamo renderci conto che stare senza quella determinata persona è la cosa più giusta da fare. Voglio citare un’altra canzone di Rkomi e poi giuro che inizio con la mia gemma odierna. La canzone si chiama Più lei che noi in quanto noi diamo importanza molte volte all’amore e lasciamo perdere stupidamente le amicizie. Nella canzone lui dice: “presi in tempo quel volo però persi un amico”. Appena ci capita una ragazza davanti a noi, cerchiamo sempre di non farcela scappare dando ascolto solo a lei e non ai nostri amici, qualcuno questo giustamente non lo accetta e se ne va. Finisco col dire che l’indecisione quest’anno era tanta; volevo portare il significato di che cos’è una famiglia e raccontare le mie esperienza e tante altre cose e alla fine ho optato per raccontare di me attraverso 2 canzoni che parlano della mia generazione, di me stesso e dell’amore.
Non vivo più sulla terra

Vorrei riflettere su alcuni punti significativi.
Il primo è il titolo; non vivo più sulla terra. È proprio nella parte strumentale finale della canzone che non vivo più sulla terra in quanto inizio a pensare e realizzare tutta la mia vita, come sono cresciuto, i miei problemi, come sarà il mio futuro, mi lascio trasportare senza pensarci troppo.
Ora mi soffermo su alcune frasi
Sei ricco quando te ne accorgi
La verità è che stare immobili serve con le api, d’accordo.
Beh qua è molto difficile rendersi conto delle persone che abbiamo accanto, pensiamo sempre di essere ricchi ma alla fine queste persone ci tradiscono e la verità è che stare immobili serve con le api che sennò ci pungono e non con gli altri: BISOGNA ANDARE AVANTI, FREGARSENE E PENSARE A SE STESSI.
Mi hanno detto: “Farai strada, ma chi ami poi dovrà piangerti
Chiamami quando passi”
Mi ritengo una bella persona e molto matura e poi quando la gente mi perde capisce veramente cosa ha perso e piange, cerca di chiamarmi ma io non rispondo, mi è successo poco tempo fa…
Un bimbo mi ha detto, “Non si è mai troppo grandi”
Un vecchio invece che non lo sei mai abbastanza
Questo sono io del passato, io piccolo che dico a me del futuro che non si è mai troppo grandi, non si smetterà mai di crescere, mentre un vecchio, ovvero l’io grande, ripensa a quello che si è detto da piccolo e pensa di aver detto una stupidaggine perché pensa ormai di essere uomo e di aver affrontato tutto della vita e così non è, non si smette mai di diventare grandi.
Non vivo più sulla terra
Vuoto, mi bussi alla porta
Vuoi che mi abbandoni all’aria?
Cielo, facci strada
Diecimila voci e tu mi dici di calmarmi
Dovrei prendere esempio da te
Che non hai ancora mai perso il controllo
La monotonia è uno dei problemi più grandi che mi perfora dentro e non mi lascia mai stare. Il vuoto mi bussa alla porta, ci sono dei pomeriggi in cui nulla sembra avere un senso, guardo il vuoto e cerco di non pensare, non riesco a fare nulla.
Volete che mi abbandoni all’aria? Che il cielo, DIO, mi faccia strada? Non credo, in questo periodo della vita la religione rappresenta un problema, ha sempre rappresentato un problema, non riesco a capirla, se Dio esiste veramente perché la vita di molti va male, NON ESISTE COMPASSIONE, IO NON CREDO CHE DIO VOGLIA IL MALE, lui l’ha creato però secondo me è la tentazione il male che ha creato, i vari peccati che tutt’ora esistono, ma non il male interiore, non penso lui voglia che la gente stia male. Massimo Pericolo in una sua canzone dice: “Se esiste Dio perché tua madre ha il cancro?” Nessuno potrà mai rispondermi e convincermi.
Poi entra in gioco l’amore e il discorso dell’arrabbiarmi : “Diecimilavoci e tu mi dici di calmarmi…
dovrei prendere esempio da te che non hai ancora mai perso il controllo.”

Quando stai male la gente inizia a darti consigli da tutte le parti, e sbaglia, non ti lascia pensare e stare da solo, pensa di aiutarti e invece…Come posso restare calmo davanti a situazioni del genere? Dovrei prendere esempio da te, persona immaginaria, che non hai ancora mai perso il controllo… E io lo perdo facilmente, ora sto raccontando tutto questo ma forse a pochi interesserà. A CHI IMPORTA CIÒ CHE STO DICENDO, CI SONO MILLE PROBLEMI però questo mi fa arrabbiare, una riflessione molto articolata e poi nulla, mi svuoto di una parte di me per poi? cosa otterrò? un confronto? non lo so. NON SONO IN GRADO DI DARMI DELLE RISPOSTE. Nella canzone poi si dice: “come fossi tu la legge per cui gira il mondo” infatti… chi sono io? chi sono io per ricevere delle attenzioni da terzi… non sono io al centro del mondo, ogni persona è afflitta da tanti problemi, non ha tempo di starmi ad ascoltare. Questa cosa mi fa arrabbiare ma devo accettarla perché è giusto così, quante volte nella vita accettiamo cose che non vorremmo? SEMPRE, digerisco anche questa volta e vado avanti. Però che fastidio, ci sono sempre per gli altri, ascolto sempre pur stando nel mio, senza costringere nessuno a raccontarmi nulla. Io fuori sono sempre stato simpatico e solare, carino, sempre fatto complimenti a tutti e gli altri a me? Mai nulla, anche per un semplice abbraccio, l’ho sempre dovuto cercare io. Io sono questo qui, quello che sto raccontando adesso, non sono sempre felice, quando sono solo di notte soprattutto dove penso e scrivo meglio, sono tutt’altra persona, la gente non lo capisce. Che bella la notte, vorrei andare di notte sopra gli autobus e ascoltare musica, mi sfogherei molto, ma non ho tempo. BASTA, PENSO SEMPRE AGLI ALTRI E MAI A ME STESSO, non sto trovando spazio per me, non faccio più quello che mi piace, non vado più in palestra… etc… vorrei riniziare a suonare il piano…
Non so cosa voglian le persone
Non so cosa si dicano la notte per farsi coraggio
La notte è un momento dove la maggior parte delle volte io sto da solo e penso, quindi non lo so cosa si dicano le persone la notte. La notte è un momento di pensiero, dove si ragiona meglio e si elaborano i pensieri più belli e concreti. Ma è anche il buio, io ho paura del buio.

Mi giro e non ci sei già più, yeah
Se fosse sempre buio
Come distingueresti il giorno?
Mi giro e non ci sei già più… pensiamo sempre di contare su di una persona, ci apriamo sin da subito e poi… il giorno dopo se ne va… cambia comportamento, tutti abbiamo una maschera e rivelare noi stessi è molto difficile.
Vorrei che fosse sempre notte, che il giorno non esistesse perché durante la notte tiro fuori la parte più intima e migliore di me, ma come distinguerei il giorno se ci fosse solo la notte? Il tempo non lo posso cambiare, il tempo cura, il tempo è l’unico maestro, l’unica forma d’amore.
So che sei da qualche parte, in un ricordo che non vedo
In un pianeta non molto lontano, le canzoni sono ciò che mi hai fatto
E ti guardo mentre scappi (Yeah), ti giri dall’altra parte (Yeah)
I tuoi problemi sono a casa e non serve che ti aspettino svegli
Ci capissi qualcosa di più di qualcosa, anche tu di’ qualcosa
Caddi così in basso, riuscivo a guardarti da sotto la gonna
È la fine del mondo o è solo il sangue che circola?
E la mia migliore emozione è una canzone che odio.
La cosa migliore è dimenticare il passato, la cosa + difficile. Io so che le persone che in passato mi hanno fatto male esistono ancora, ma per fortuna in un ricordo che non vedo, o meglio che non voglio vedere e ricordare ma inevitabilmente è dentro di me. In passato quando bisognava affrontare un problema, l’ho sempre affrontato da solo, l’altra persona durante la discussione si girava dall’altra parte e quando tornava a casa i problemi la tormentavano perché quella persona era consapevole che scappare non è mai la scelta migliore, bisogna affrontare tutto anche se a volte si sta male. Altre volte invece non capisco nulla dell’amore, vorrei sentirmi dire qualcosa dall’altra parte e l’unica cosa è il NON LO SO, lo scappare dai problemi e questo mi fa rimanere male e cadere in basso. “Le canzoni sono ciò che mi hai fatto”; io mi rispecchio molto in questa canzone perché le parole scritte in questa canzone ma anche in tutte le altre canzoni che ascolto spesso, rispecchiano qualcosa che delle persone mi hanno fatto in passato.
LA MIA MIGLIORE EMOZIONE, È UNA CANZONE CHE ODIO
Nessuno vorrebbe rispecchiarsi in queste parole, me compreso, non è bello vivere queste esperienze, ma servono a crescere, stare soli, stare in solitudine molte volte aiuta e serve, non per forza bisogna avere un costante bisogno di persone attorno a noi. Questa canzone è molto emozionante ma la odio perché non vorrei più vivere queste esperienze ma so che ritorneranno, la vita è un cerchio.
LA GENESI DEL TUO COLORE

La generazione… quella in cui l’indifferenza regna, l’unica cosa che conta è stare bene con noi stessi e farci vedere bene dagli altri. Dunque non vogliamo dimostrarci deboli eppure mostrandosi forti io dico che in realtà ci si dimostra deboli.
Il mio pensiero ruota tutto attorno a una frase di questa canzone: COLORA L’ANIMA, CON UNA LACRIMA.
È una frase corta e concisa, che ti entra dentro… PIANGERE ci fa sfogare, ci fa mostrare la parte migliore di noi, spesso associamo il piangere all’essere deboli, io penso l’esatto contrario. Noi giovani non vogliamo piangere, l’adolescenza è breve e ce la vogliamo godere, diventare grandi e pensare che non potremo più divertirci ci spaventa, non abbiamo tempo di stare male. Condividere tutte le nostre sensazioni invece è la chiave, mostrarci per come siamo. Se tutti piangessimo e condividessimo questi momenti intimi, coloreremmo l’anima della nostra generazione. Un mio difetto è quello di non riuscire a piangere in pubblico, mi è successo veramente pochissime volte, io vorrei sempre scoppiare in lacrime ma non ci riesco, al massimo mi commuovo ma non riesco. Solo quando sono a casa mia, chiuso nella mia stanza, sfogo tutto me stesso.
Non sarà la neve
A spezzare un albero
Avessi finito sarebbe stato meglio
Di averti visto piangere in uno specchio
E mi manca la tua voce ormai
Ora che, ora che, ora che sei qui
Io sono qui
Ci vestiremo di vertigini
Mentre un grido esploderà
Come la vita quando viene
Mai smetterai canterai
Perderai la voce
Andrai, piangerai, ballerai
Scoppierà il colore
Scorderai il dolore
Cambierai il tuo nome

Avessi finito sarebbe stato meglio
Hai poco tempo ormai
Per vivere una vita che non sentirai
Chiudo il sole in un attimo

Anche se non dormirò oh
E i pensieri passano
Come eclissi resti qui
Io resto qui
E danzeremo come i brividi
Mentre la vita suonerà
Con le dita tra le veneziane

In queste righe del brano riecheggia l’essere se stessi: molte volte preferiamo fingere per non vedere gli altri piangere e stare male senza renderci conto che è meglio dire subito le cose piuttosto che far passare il tempo” (G. classe quarta).

Gemma n° 2110

“Per la gemma di quest’anno ho scelto un libro intitolato Siddharta, di Herman Hesse, che ho letto quest’estate. In generale, Hesse ama scrivere di grandi personaggi che nel corso della storia si imparano a conoscere e trovano se stessi, spesso senza farlo apposta. In particolare ho deciso di leggere uno dei passi più significativi, che secondo me riassume perfettamente tutto ciò che lo scrittore vuole comunicare tramite il suo breve romanzo. 
Siddharta si rivolge all’amico Govinda, parlando della ricerca e di come cercare non significhi sempre trovare.
Disse Siddharta: “Che cosa dovrei mai dirti, io, o venerabile? Forse questo, che tu cerchi troppo? Che tu non pervieni a trovare per il troppo cercare?”
“Come dunque?” Chiese Govinda.
“Quando qualcuno cerca,” rispose Siddharta, “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori da quella che cerca, e che egli non riesca a trovare nulla, non possa assorbire nulla in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non avere scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi.”
Siamo talmente impegnati nella nostra estenuante ricerca che spesso, alla fine, rimaniamo a mani vuote, non perché non abbiamo trovato l’oggetto della ricerca, ma proprio perché non siamo stati abbastanza liberi e abbastanza aperti da lasciare che altre cose che ci sembravano meno importanti venissero a noi. Abbiamo gli occhi talmente puntati su una cosa sola, sullo scopo, sull’obiettivo, che il nostro sguardo non cade sul resto. Il “resto” non ci interessa, è sempre lì davanti agli occhi, pare scontato. Il punto è che spesso il “resto” ci sembra avere meno valore, crediamo che non ci possa dare quanto lo farebbe lo scopo della ricerca. Però nel “resto”, si può celare l’occasione della vita, un’esperienza indimenticabile, una persona che ci sappia voler del bene: il “resto”, a cui non diamo peso o valore, potrebbe essere anche l’obiettivo stesso.
Riconosco il fatto che il mio pensiero possa essere un concetto difficile da capire, ma a volte sono spaventata dal fatto di essere capace solamente di cercare e non di trovare” (E. classe terza).

Gemma n° 2076

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questi due bracciali. Io mi affeziono facilmente a regali ricevuti da persone importanti per me e questi li ho ricevuti dalle mie migliori amiche. Con loro posso essere me stessa senza paura di essere giudicata e mi hanno aiutata in un periodo non proprio bello della mia vita” (E. classe seconda).

Gemma n° 2072

“Questa canzone, Anti-hero, è uscita qualche settimana fa e fa parte del nuovo album della mia cantante preferita, Taylor Swift. Ora è una delle mie preferite in assoluto, anche per il significato: parla di insicurezze, di non sentirsi come gli altri ma sentirsi il problema. Anche il video è molto interessante e con un significato profondo” (S. classe seconda).

Gemma n° 2066

“Ho scelto questa foto perché mi ricorda quest’ultima estate. Era un momento felice assieme ai miei amici, avevo appena imparato a giocare a poker e stavo perdendo di brutto, ma perlomeno mi stavo divertendo.
Nonostante questa foto sia stata scattata i primi di settembre, è un ricordo della “vecchia” me, che in veramente pochi mesi/settimane è cambiata in meglio per quanto riguarda idee e pensieri” (F. classe seconda).

Gemma n° 2060

“Ammetto che scegliere la gemma quest’anno è stato particolarmente difficile probabilmente perché mi sono fatta prendere dall’ansia “da ultima gemma”, fino a due giorni fa ero decisa a chiedere al Prof. di posticiparmela perché non avevo nemmeno una vaga idea. 
Poi due sere fa la gemma mi ha trovata, è proprio avvenuto così lei ha trovato me mentre ero in macchina con alcune mie amiche e attivata la riproduzione casuale su Spotify, la prima canzone è stata proprio Vivere di Vasco Rossi. Ascoltando le parole di questa canzone ho ripensato ai momenti che ho vissuto fino ad ora, alcuni li custodisco tra i miei ricordi più felici e belli, altri li ho ben impressi nella mente perché sono stati difficili da superare. Nonostante tutto non mi sento di rinnegare nulla, perché tutto ciò che ho attraversato mi ha reso chi sono oggi, ed oltre a ciò posso dire di aver sempre avuto al mio fianco delle persone che non mi hanno lasciata mai sola né nei momenti più spensierati, né nei momenti più duri.
Vivere mi ha fatto proprio pensare a questo, ha attivato in me un senso di gratitudine infinita per tutti coloro che mi stanno vicino e che spero continuino a farlo anche nel futuro” (S. classe quinta).

Gemma n° 2030

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questa collana. Diciamo che sono una persona che si lega molto alle collane che mi vengono regalate e questa mi è stata regalata dalle mie migliori amiche per la cresima. Loro sono molto importanti per me perché con loro mi sento allegra e posso essere quello che sono veramente. Perciò non mi tolgo mai questa collanina” (R. classe terza).

Gemma n° 2013

“Come gemma ho deciso di portare questo diario in cui ho fatto scrivere alle persone a cui voglio bene un qualcosa che poi rimanesse a me. Qualcuno ha incollato foto, qualcuno ha scritto quello che pensava verso di me o anche qualcosa che non c’entrava niente ma che sarebbe rimasta a me come ricordo”.

Alcune parole di Cesare Pavese per commentare la gemma di B. (classe terza): “Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri”.

Gemma n° 1998

“Da un po’ mi frullava in mente di portare questa gemma, ma mi pareva un po’ superficiale e un po’ egocentrica. In questi anni ho perso un po’ il significato vero di questo lavoro sulle gemme, il fatto di portare qualcosa che vale ed è importante, per cui quest’anno ho deciso di portare me stessa. Io come gemma è intesa io come azioni che compio, io come carattere che ho, io come persona che sono, io sono la gemma di me stessa e penso che ognuno sia gemma di se stesso: oltre ad avere un valore come esseri umani, abbiamo un valore per le persone specifiche che siamo, io come N. o lei come Simone Del Mondo. In particolare ha valore la N. che in molti non vedono perché io non faccio vedere questo tipo di N. Per quanto io sia una persona espansiva, estroversa, tendo a mostrare solo un lato di me, quello scherzoso e ironico. Mi sono costruita un personaggio: non amo parlare di me stessa, non mi sento a mio agio e tendo a chiudermi. Agli altri mostro un lato superficiale, un tratto delle tante parti di me; e gli altri conoscono ovviamente quell’aspetto. Talvolta mi capita di fare un recap della mia vita e di pensare ai momenti di difficoltà che ho superato con forza di volontà e speranza: questa è, ad esempio, una delle cose di me che non mostro, che non racconto. Quindi questa gemma è per ricordare anche a me stessa che io non sono solo risate e scherzi, ma sono anche tanto altro; gli altri non lo vedono per i muri che io costruisco. Questa gemma è un passo nella direzione di far conoscere qualcosa in più di me”.

Mi sento di ringraziare N. (classe quarta) per aver deciso di fare questo passo in occasione della sua gemma. Sono ben consapevole del fatto che ciascuno di noi, insegnante, studente, bidello, segretario o preside che sia (ho volutamente utilizzato terminologie vecchie ma più familiari), non porti tutto se stesso a scuola. Per forza di cose diversi aspetti restano fuori, spesso aspetti interessanti, ricchi, appassionanti, caleidoscopici. Il mistico persiano Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī, vissuto nel 1200, scrisse:
“Cerca bene in te stesso
ciò che vuoi essere,
poiché sei tutto.
La storia del mondo intero sonnecchia in ognuno di noi”.
E prima di lui Sant’Agostino “Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi”.
Non le ho riportate, in riferimento alla gemma di N., per quei due verbi negativi “sonnecchia” e “trascurano”, tutt’altro. Le ho citate perché raccontano di quanta ricchezza ci sia in ciascuno e quanto importante sia rendersene conto; e che prezioso regalo rappresenti il momento in cui qualcuno decide di svelarci qualcosa di sé.

Gemma n° 1977

“Per me, ogni anno, è un sacco difficile portare una gemma perché non riesco mai a trovare qualcosa che davvero voglio condividere: ogni anno mi sforzo di trovare qualcosa anche se non lo considero una vera e propria gemma. Quest’estate mi è capitato di pensare a cosa avrei portato quest’anno e siccome ho passato davvero una bella estate, per la prima volta ero indecisa su quale gemma portare! Peccato che poi è arrivato settembre e ho perso quei pochi amici che avevo: di nuovo senza gemme. Mi sento tremendamente in colpa per quello che sto per tirare fuori dallo zaino perché col periodo che stiamo passando tutti in generale dovrei riuscire a trovare qualcosa di bello, però non c’è. Ho deciso di portare un cartoncino, non del mio colore preferito o di un colore qualsiasi, ma nero: il nero non è un colore e attira tutti gli altri colori. Mi sento un po’ come lui: ultimamente cerco di fare mio tutto quello che provano gli altri e provo io, sia i momenti belli che quelli brutti perché non ho niente in particolare o di significativo che voglio condividere. Quello che mi rappresenta di più in questo momento è che non c’è niente che mi rappresenti e quindi mi piace assorbire tutti gli altri colori, tutte le altre sensazioni e le emozioni degli altri”.

Solitamente, appena hanno concluso la presentazione della gemma, fotografo quello che hanno portato in classe per poi mettere la foto qui sul blog. Talvolta mi dimentico e allora mando una mail nel pomeriggio per farmi mandare l’immagine. Oggi avrei potuto fotografare un foglio nero che avevo in casa, eppure ho mandato comunque la mail ad A. (classe quarta). E questo è il suo foglio nero. Metterne un altro avrebbe significato parlare di un’altra persona. A proposito del nero, Wassily Kandinsky scrive: “È questo, esteriormente, il colore meno dotato di suono, sul quale perciò ogni altro colore, anche quello che ha il suono più debole, acquista un suono più forte e più preciso, a differenza di quanto avviene su un fondo bianco, su cui quasi tutti i colori perdono in intensità di suono e molti si dissolvono completamente, lasciandosi dietro un suono fioco, indebolito”. Auguro  ad A. e a tutti i colori neri che incontro ogni giorno che quei colori e quella luce che fanno propri consentano loro di far emergere tutti i suoni, anche quelli più deboli, anche quelli che altrimenti si dissolverebbero.

Gemma n° 1949

“Ho deciso di portare Dear parents di Tate Mcrae. Lei è una ragazza molto giovane, ha pochi anni più di noi. Secondo me è molto empatica. Quando la ascolto mi concentro molto sulle parole che dice e mi colpisce quando riduce tutto a “è solo una ragazza di sedici anni”, facendo riferimento alla strada ancora da compiere o all’imparare sbagliando o stando male. Ascoltavo questo brano in un periodo difficile e mi sentivo un po’ confortata; ammetto anche però che spesso penso “se non fossi stata in quel modo non avrei il carattere che ho adesso”. Quindi, in qualche modo, mi rende anche felice”.

Mi soffermo sulle ultime parole di A. (classe prima) perché mi hanno portato alla mente un’altra canzone, un brano di un cantante italiano decisamente più attempato di Tate Mcrae, Luciano Ligabue. In Il giorno di dolore che uno ha sono presenti tre frasi che riporto: “Quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà sopra il giorno di dolore che uno ha… Quando la ferita brucia la tua pelle si farà sopra il giorno di dolore che uno ha… Quando sposti appena il piede, lì il tuo tempo crescerà, sopra il giorno di dolore che uno ha…”.

Gemma n° 1945

“Ho portato questo peluche preso durante una vacanza in Toscana perché mi ricorda dei bei momenti”.

Nelson Mandela diceva che “Il ricordo è il tessuto dell’identità”. Non ho idea di quali siano i bei momenti dei ricordi di L. (classe terza), ma sicuramente sono lì, a costruire il tessuto della sua identità, compreso quel cinghiale.

Gemma n° 1925

“E’ una foto scattata ieri mentre andavo a fare una passeggiata. Non sapevo cosa portare e tornata a casa ho scritto alcuni pensieri fatti durante la passeggiata: ho pensato di condividerli oggi.
Giornata splendida dopo una settimana volata tra pioggia, allenamenti e verifiche, perché non andare a fare una passeggiata nel bosco per schiarirmi le idee?
Non è un periodo facile, non riesco a trovare la motivazione giusta per fare nulla, non trovo uno scopo, il mio scopo, ma magari sono stati solamente giorni faticosi, sono solo stanca.
Esco, cuffiette nelle orecchie, alzo il volume fino a che il rumore dei miei passi non scompare, chiudo la porta di casa e parto.
È stata una camminata di circa 50 minuti in cui ho ascoltato musica ininterrottamente, ma non saprei nominare nemmeno un titolo tra le canzoni ascoltate perché i pensieri erano più assordanti.
Mi sono ritrovata sola, sperduta per il bosco del mio piccolo paesino a fare i conti con me stessa ed è stata la cosa più difficile del mondo. Inconsciamente la mia mente ha iniziato a vagare, a scavare sempre più a fondo nei ricordi, ripensando a quanto successo negli ultimi sei mesi, poi in terza, seconda, prima superiore, fino ad arrivare alla terza media. Qui le riflessioni si sono protratte per più tempo, accompagnate da lacrime e singhiozzi che non riuscivo a sentire a causa del volume troppo alto, come se non riuscisssi ad accettare il mio dolore, come se non avessi il diritto di piangere.
Ad un tratto parte una pubblicità di Spotify che mi strappa un sorriso, ritorno con la testa alla mia passeggiata e mi sento stupida a camminare per i campi sola e piangendo.
Riparte la musica. Ormai penso di essermi sfogata e di poter godermi finalmente la passeggiata, ma ad un tratto, senza volerlo eccoli lì di nuovo, questa volta però sono i ricordi dell’estate tra la prima e la seconda elementare…quella maledetta estate.
Piango.
Cerco di distrarmi, ma l’unica cosa a cui riesco ad aggrapparmi sono i miei amici, più o meno recenti, e tutto d’un tratto mi sento incredibilmente sola, sento un vuoto dentro che ho paura di non riuscire a colmare, ho paura di non farcela, di deludere tutti.
Non riesco più ad ascoltarmi e comincio a correre. Mi sfogo. Ricomincio a camminare.
Arrivata a casa mi accorgo di aver passato l’ultimo tratto di strada senza aver ascoltato né le parole della canzone, né i miei pensieri, come se per un momento tutto il mondo si fosse messo in pausa.
Quanto fa paura restare soli con se stessi”.

E’ difficile commentare la gemma di R. (classe quarta) tanto è ricca di suggestioni, emozioni, riflessioni. Ha premesso di non sapere cosa portare: ci ha portato in classe se stessa, la sua interiorità senza sovrastrutture o artificiali costrutti, un suo momento di fragilità e al contempo di forza. Non poteva farci regalo più grande. E mi ha anche ricordato di ricominciare a fare una cosa che da un po’ non faccio: deserto. Per me ‘fare deserto’ ha sempre significato prendere del tempo per me, isolarmi, appartarmi, mettere a tacere le voci delle cose da fare, degli impegni, delle incombenze e, in questo silenzio, ascoltarmi. Un proverbio tuareg dice Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci. E il deserto affinché possa ritrovare la sua anima. Può far paura restare soli con se stessi, ma penso sia la via da percorrere e che a forza di essere percorsa porti alla nostra anima. E’ tornando da lì che poi il deserto si fa sentiero, si fa viottolo erboso e si fa giardino; è tornando da quel deserto che il “vuoto dentro” si fa pienezza e la “paura di non farcela” si fa sfida e voglia di farcela.

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