Gemma n° 2021

“Ho portato come gemma questa collana che mi è stata regalata dai miei nonni poco meno di un anno fa. La porto sempre con me; quando non ce l’ho e devo fare una verifica a scuola mi viene più ansia perché penso che a volte la mia fortuna sia data dalla presenza di questa collana. Mi accompagna sempre, sia nei momenti in cui sono più felice, sia nei momenti più tristi: i miei nonni sono ancora vivi e li vedo, anche se non spesso, ma con la collana mi sembra di averli lì”.

Proprio ieri stavo pensando che difficilmente siamo realmente soli, anche quando non siamo fisicamente in compagnia di qualcuno, la nostra mente e il nostro cuore sono abitati dall’“altro”, talvolta un “altro” conosciuto e amato, come nella gemma di G. (classe terza), talvolta un “altro” fantasticato o idealizzato. E spesso gli oggetti sono ciò che vivifica questa assenza rendendola presenza.

Gemma n° 2018

“Ho portato un libro, Il piccolo principe, il primo libro che ho letto. Non ricordo se mi sia stato regalato dai miei genitori o da loro amici; ero in II elementare. All’inizio non volevo leggerlo, lo trovavo complicato, però mia mamma me l’ha fatto leggere anche per abituarmi alla lettura ad alta voce. Lo leggevo quando eravamo insieme e mi faceva leggere talvolta 10 pagine, talvolta 5. Quando l’ho finito ho iniziato a leggere anche altri libri e questo mi ha aperto al mondo della lettura e della scrittura: ora sono le cose che mi piace di più fare. Da quel momento in poi ho sempre amato leggere e scrivere, sono piena di libri e mi trovo bene a scrivere. Per questo devo ringraziare i miei genitori che mi hanno trasmesso questa passione: oggi troppi giovani guardano solo serie tv o giocano sullo smartphone senza mai toccare un libro e ciò non è positivo, si perde tanto e la mente non si apre”.

Commento la gemma di K. (classe seconda) con una frase di Marcel Proust: “Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare”.

Gemma n° 2016

“Ho portato questo anello. Era di mia mamma, lo indossava quando era piccola; ora non le sta più e quest’anno, per il mio 15° compleanno me l’ha regalato. Ci sono molto affezionata perché io e mia mamma siamo molto legate, ci raccontiamo tutto e quindi l’anello lo porto sempre con me”.

Nella serie tv Giudice Amy c’è un veloce scambio di battute che ben si addice alla gemma di F. (classe prima):
“- Se indosso questo anello a che cosa dico di si?
– All’idea che se decidi di spiccare il volo io ti insegnerò a volare.”

Gemma n° 2011

“La mia gemma è un regalo che mi ha fatto mia nonna, il braccialetto d’oro con cui mio nonno le ha fatto la proposta. Mi ha detto che sarà un ricordo di lei anche quando mi lascerà.”

Mi vengono sempre in mente le radici quando ci sono gemme come quella presentata da G. (classe prima), le vie che affondano nel terreno del passato per poterci permettere di essere chi siamo. Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez, premio Nobel per la letteratura, ha scritto una frase molto bella, che fa sentire quelle radici non solo presenti,  ma proiettate nel futuro: Radici e ali. Ma che le ali mettano radici e le radici volino.

Gemma n° 2009

“Questa collana me l’ha regalata mia mamma qualche anno fa; nonostante il fatto che in questo periodo non abbiamo un buon rapporto perché litighiamo ogni giorno (anche se lei mi aiuta sempre), questa collana la terrò sempre con me”.

Questa la gemma di L. (classe terza). E’ una fase di tempesta quella che sta vivendo nel suo rapporto con la madre. Mi viene in mente una citazione di Haruki Murakami dal libro Kafka sulla spiaggia: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato”.

Gemma n° 2007

“Ho portato questo braccialetto che mi hanno regalato i miei nonni al Battesimo: non l’ho mai indossato perché ho paura di romperlo. Che io sappia non me l’hanno dato accompagnato da un biglietto o da una lettera particolare, però sento un legame e ho paura che, rompendolo, possa spezzarsi qualcosa. Lo uso come portafortuna per le cose importanti (non per una verifica), come ad esempio per i viaggi: lo tengo in un sacchettino o attaccato ad una collana.”

Mi sono accorto solo guardando la fotografia del braccialetto di R. (classe seconda) che le gemme azzurre sono le ali di piccole api. “L’ape e la vespa si cibano degli stessi fiori; però non producono lo stesso miele” dice il filosofo francese Joseph Joubert. Penso che valga lo stesso per i regali che riceviamo: alcuni sono di passaggio e dimentichiamo anche velocemente chi ce li abbia donati (è triste ma penso sia così), altri si radicano nel cuore e nella memoria e diventano simbolo di un legame profondo.

Gemma n° 2004

“Ho deciso di portare una stella alpina che mi ha dato mio papà un paio di anni fa circa; l’aveva presa quando mia madre aveva scoperto di essere incinta di me. Mio padre è sempre stato appassionato di montagna insieme a suo fratello, mio zio; hanno sempre condiviso questa passione, sono spesso andati in montagna insieme. Se ne intendevano e molte volte facevano le guide. Quasi quattro anni fa mio zio è andato a camminare; mio padre non c’era quella volta, lui si è sentito male, è caduto e non ce l’ha fatta. Con lui ho sempre avuto un rapporto molto speciale e ho fatto tante cose con lui e con i suoi due figli, i miei cugini. Siamo spesso andati a camminare insieme, andavamo ogni estate lassù. Questa stella rappresenta la passione per la montagna e a mio padre, oltre a ricordargli me, ricorda anche suo fratello. Per me è molto speciale”.

Mia mamma cantava in un coro e ho passato tanti venerdì e sabati della mia infanzia a sentire concerti di cori. Alcune musiche sono diventate per me molto familiari. Una di quelle che ancora mi commuove e mi tocca il cuore è “Signore delle cime” e la lascio qui come commento alla gemma di S. (classe seconda).

Gemma n° 2003

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare la mia mamma, una foto con me e lei in cui io sono molto piccola. Lei per me è tutto, un pilastro fondamentale; a lei racconto sempre tutto e fra noi non ci sono segreti. Con lei ho viaggiato e fatto tante cose. La persona che sono oggi è grazie a lei. Non è solo la mia mamma, è la migliore amica, la persona che amo di più al mondo”.

D. (classe quarta) mi ha chiesto di mettere come immagine la serie Una mamma per amica. Non entro nel dibattito che spesso si apre se sia corretto o meno immaginare o definire il rapporto madre e figlia come amicizia, mi limito a condividere una frase della blogger Caitlin Houston: “Le parole non bastano per esprimere l’amore incondizionato che esiste tra una madre e una figlia”.

Gemma n° 2000

“La gemma che ho deciso di portare è mia nonna, una delle persone più importanti della mia vita perché fin da piccola ha passato tantissimo tempo con  me. I miei lavoravano molte ore al giorno e se non ci fosse stata lei non avrei avuto qualcuno con cui stare. Ogni giorno dopo scuola andavo da lei a pranzo e mi ha insegnato tante cose: a colorare, a giocare a carte, a scrivere. Sono molto grata per questo”.

Per commentare la gemma di E. (classe seconda), l’ennesima dedicata quest’anno a una nonna o a un nonno, recupero una vecchia e strana canzone degli ormai sciolti PGR (Per grazia ricevuta) con la particolare voce di Giovanni Lindo Ferretti. Si intitola I miei nonni. Il ritornello: 
Rendo onore a chi mi ha preceduto tra mille errori e abominevoli credenze mi ha fatto vivo, sopravvivere, crescere
Il mondo è complesso, incantevole, difficile
Rendo onore a chi mi ha voluto, mille e mille errori, abominevoli presenze, io sono vivo, sopravvissuto, cresciuto.

Gemma n° 1992

“La mia gemma è un orecchino di perla, uno solo perché l’altro l’ho perso. Non sono i primi in assoluto, ma i primi di cui ho ricordo; avrò avuto 6 o 7 anni e me li ha regalati mia nonna. Li tenevo sempre, un po’ come faceva lei; in più io porto il suo nome. Quindi, questa cosa ci univa tantissimo e io l’ho sempre ammirata per il suo carattere, il suo modo di fare, anche se talvolta era un po’ dura. Un giorno alle elementari, giocando a ricreazione, mi sono accorta di averne perso uno e sono andata in panico, ho persino fatto chiamare mia mamma. Non ero tanto impaurita di far arrabbiare la nonna, ma ero molto dispiaciuta di averlo perso; allora le abbiamo telefonato e mi ha tranquillizata tanto. Ora, anche se l’orecchino è unico, lo indosso qualche volta perché è un regalo di nonna, anche se lei non c’è più: un modo per ricordarmi di lei”.

Commento la gemma di G. (classe seconda) con un breve testo di Alessandro D’Avenia da Cose che nessuno sa: “Nessuna perla è uguale all’altra. Nessuna perla è mai perfettamente simmetrica. E nelle cose di questo mondo meglio tenersi lontani dalla perfezione: la luna quando è piena comincia a calare, la frutta quando è matura cade, il cuore quando è felice già teme di perdere quella gioia, l’amore quando raggiunge l’estasi è già passato. Solo le mancanze assicurano la bellezza, solo l’imperfezione aspira all’eternità.”

Gemma n° 1991

“Io volevo parlare di mia sorella, la ‘cosa più importante che possiedo’. Lei ha tre anni e mezzo meno di me e condividiamo qualsiasi cosa facciamo, anche se sono cose brutte ce le diciamo anche senza dirle ai nostri genitori. Sappiamo tutto l’una dell’altra, abbiamo un rapporto di fiducia oltre ogni limite e non ho paura di dirle nulla. Sono molto felice ad avere una sorella così, significa che mi vuole tanto bene e quando reputa sbagliata una cosa che ho fatto, mi aiuta a correggerla e io faccio lo stesso con lei”.

Il vocabolario Treccani definisce complicità la partecipazione a un’azione criminosa o colpevole, considerata, in diritto penale, una forma di concorso nel reato. Non mi azzarderei ad accostare questa descrizione al rapporto tra M. (classe seconda) e la sorella. Poi, più avanti, si legge Con senso attenuato, connivenza, aiuto diretto o indiretto in macchinazioni anche scherzose, e sim.: se n’è andata a ballare all’insaputa del fidanzato e con la c. della sorella; anche, perfetta intesa. Ecco, ci siamo. Allora sì, direi che è un buon modo di definire quello speciale legame che lega due sorelle.

Gemma n° 1990

La gatta Minù è quella a destra

“Ho tre gatti, ne avevo una che durante la quarantena ne ha partoriti due. La gatta, la mamma, è scomparsa da un po’ di mesi ed è lei la mia gemma, un po’ per ricordarla e perché è quella a cui sono stata più affezzionata, anche per l’aiuto che ha dato a tutta la mia famiglia. Durante la quarantena, periodo per nessuno allegro, ho avuto un periodo in cui sono stata male sia fisicamente che psicologicamente, cercavo di isolarmi in camera però lei cercava di entrare, di saltare sulla maniglia della porta, si lamentava se qualcuno a me indesiderato entrava. Se la mandavo via, tornava indietro, dormiva ai piedi del letto anche se non la volevo… Dei gatti si dice spesso che siano apatici, freddi, opportunisti, eppure ho sperimentato altro…”.

Non posso esprimermi sui gatti perché non ne ho mai posseduto uno direttamente, ho sempre e solo frequentato gatti altrui. Però so quanto un animale domestico possa essere parte della vita famigliare, quanti diventi parte delle vicende e delle relazioni che vi si intessono. Grazie a F. (classe terza) per avermene dato un’ulteriore conferma.

Gemma n° 1986

“Questo libro mi è stato regalato quando avevo due anni e mezzo da mia sorella nata in quel momento e mia mamma mi ha detto che me l’aveva portato lei nascendo (ovviamente l’aveva preso mamma). Per me è molto importante: come si vede è molto rovinato perché l’ho letto tante volte da piccola e l’ho anche colorato insieme a mia sorella. Glielo leggevo quando, alle elementari, ho imparato a leggere; è il primo ricordo che condivido con mia sorella e abbiamo un bel rapporto”.

Questa la gemma di V. (classe terza). Che belli questi oggetti usati, rabberciati, consunti dal tempo, sdruciti, segnati dal passare dei giorni e delle mani: mi sono sempre affezionato più a loro che a quelli, magari più economicamente preziosi, ma che non si potevano, proprio per il loro valore, toccare. E quindi restavano lì, spettatori delle nostre vite, senza esserne i protagonisti insieme a noi.

Gemma n° 1985

“Questa foto mi ricorda due cose. La prima non si vede bene, ma intorno al collo ho un cartellino, quello delle gite delle elementari e questa è la prima gita: è stato per me un bel periodo. La seconda cosa è che qui sono a casa dei miei nonni: la nonna ora non c’è più ed ero molto legata a lei”.

Resto stupito da quante gemme tocchino l’infanzia, come questa di M. (classe prima). Personalmente non ho molti ricordi di quand’ero piccolo, faccio fatica a recuperare dalla memoria degli episodi e a distinguere realtà e fantasia. Allora mi affido a quanto scrive lo psicoanalista James Hillman: “La nostra vita non è determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla.”

Gemma n° 1982

“La mia gemma è un collage di fotografie. Ci sono: i nonni, i genitori della mia mamma; alcuni amici, uno dei quali non c’è più purtroppo; io, mia mamma e mia sorella; C. e V.; i miei amici più stretti nel giorno del mio compleanno. Loro sono le mie ancore, le persone che mi tengono salda e mi impediscono di finire in balia delle cose che mi toccano personalmente. Ho sentito di portare questa gemma in questo momento perché non è un momento molto buono per la mia famiglia, stiamo attraversando un periodo difficile e queste persone mi stanno tenendo più salda che mai. Devo veramente molto a tutti loro perché mi danno veramente tanta forza e forse non sanno neanche loro quanta me ne diano. Provo per loro un grandissimo senso di gratitudine, mi sento fortunata e anche se qualcuno di loro non c’è più lo sento comunque molto vicino. Penso anche che siano le uniche persone che riescono a sopportarmi e starmi dietro nonostante i miei sbalzi d’umore. Un paio di volte fa la mia psicologa mi ha fatto riflettere sulla frase “la forza del lupo sta nel branco”: credo che la forza dell’individuo stia nel gruppo delle persone che lo circonda e questo è il gruppo che circonda me”.

Mi soffermo sulle ultime parole di S. (classe quarta), quelle della citazione di Rudyard Kipling sul lupo. La frase de Il libro della giungla nella sua completezza recita però così “La forza del lupo è il branco, e la forza del branco è il lupo”. E la cosa mi piace alquanto. Il gruppo è molto importante, ma lo è anche il contributo del singolo al gruppo. Il gruppo è sicuramente una forza per il singolo, ma non può esistere senza singoli. Si tratta di un rapporto di reciprocità da sottolineare.

Gemma n° 1981

“Ho portato questo braccialetto perché me l’ha regalato mia nonna alla Prima Comunione e lei mi ha aiutato in un periodo in cui non stavo proprio bene. Il braccialetto ha tanti significati, uno per ogni charm. Ad esempio la M rappresenta il mio nome ma anche quello della nonna, oppure il ciondolo con un personaggio di Winnie the pooh è lì perché da piccola amavo questo cartone e mi ricorda la mia infanzia, oppure il cuore con le zampette mi ricorda il cane che ora purtroppo non c’è più ma che mi ha accompagnato nella vita”.

Guardo la foto del braccialetto di M. (classe prima) e osservo tutti gli altri charms e immagino quanta vita contengano, quanti riferimenti, quanta ricchezza, quante relazioni…

Gemma n° 1973

“Ho portato come gemma questo braccialetto: me l’ha dato la mamma di una persona per me molto importante. Non mi aspettavo che diventassimo così vicine, infatti la considero quasi come una seconda mamma. Lo indosso dal mio compleanno, quando me l’ha dato”.

Credo che quello descritto da J. (classe terza) non sia solo un dono o un gesto d’affetto: è il riconoscimento che la presenza di J. è preziosa per la persona per cui condividono l’affetto. Come dire, è un ti voglio bene per il bene che vuoi ad un’altra persona. Penso sia una delle vie per far crescere un po’ questo mondo, per renderlo un posto migliore.

Gemma n° 1969

“Sono molto affezionata a questa collana: me l’ha regalata la nonna alla Prima Comunione. La tengo sempre al collo. Lei mi è sempre stata vicina nei momenti del bisogno o quando dovevo parlare con qualcuno”

Colgo l’occasione di questa gemma di M. (classe prima) per condividere un desiderio: un giorno mi piacerebbe riunire ed incontrare in aula magna tutti i nonni che sono stati (e sicuramente saranno) al centro delle gemme, sia coloro che se ne sono andati che coloro che sono ancora qui a regalarci la loro presenza. E li farei parlare delle loro nipoti e dei loro nipoti. Sono sicuro che vedrei brillare anche i loro occhi!

Gemma n° 1968

“Come gemma ho deciso di portare la canzone Life on Mars? di David Bowie: mia madre è una grandissima fan di David Bowie e fin da quando ero piccola abbiamo ascoltato le sue canzoni insieme. Dei bei ricordi sono legati a questa canzone. Anche il testo mi piace”.

Mi sento di commentare la gemma di E. (classe seconda) con una delle mie canzoni preferite del duca bianco, Heroes. In questi giorni si sono spesso ricordati, a proposito della guerra russo-ucraina, la cortina di ferro e il muro di Berlino. Ecco quindi le parole della canzone “Io, io riesco a ricordare (mi ricordo) in piedi accanto al Muro (accanto al Muro) e i fucili sparavano sopra le nostre teste (sopra le nostre teste). E ci baciammo, come se niente potesse accadere (niente potesse accadere) e la vergogna era dall’altra parte. Oh possiamo batterli, ancora e per sempre, allora potremmo essere Eroi, anche solo per un giorno”.

Gemma n° 1965

“Ho scelto di portare il trailer del film Interstellar: l’ho visto al cinema con i miei in un periodo non buono per me. Mi hanno colpito alcune frasi che ci sono nel trailer e anche tante scene. Devo dire anche che, avendolo rivisto recentemente, sono riuscita a comprendere molte più cose della prima volta”.

Ho trovato Interstellar un film molto ricco di suggestioni e una fonte abbondante di riflessione. Per commentare la gemma di G. (classe seconda) lascio qui delle citazioni (solo alcune, ce ne sarebbero tante!).

TARS : La terza legge di Newton. L’unico modo che gli umani hanno trovato per andare avanti è lasciarsi qualcosa alle spalle.

Cooper : Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo sentendoci parte del firmamento, ora invece lo abbassiamo preoccupati di far parte del mare di fango.

Murph: Perché tu e la mamma mi avete chiamata come una cosa brutta?
Cooper: No, non è vero.
Murph: La legge di Murphy.
Cooper: La legge di Murphy non significa che succederà una cosa brutta, ma che tutto quello che può accadere accadrà. E a noi questo non dispiaceva per niente.

Romilly: Se solo potessimo vedere all’interno della stella collassata. La singolarità. Allora capiremmo la gravità.
Cooper: Non c’è nessun dato da captare?
Romilly: Niente supera quell’orizzonte. Neanche la luce. La risposta è lì ma non c’è modo di vederla.

Professor Brand : Non ho paura della morte. Sono un vecchio fisico. Ho paura del tempo.

Dr. Mann : Lei ha dei legami, ma anche senza una famiglia le posso assicurare che il desiderio di stare con altre persone è potente. Quell’emozione è alla base di quello che ci rende umani. Non è da sottovalutare.

Dr. Mann : Lei sa perché non potevamo mandare delle macchine nelle nostre missioni, vero Cooper? Una macchina non improvvisa bene. Perché non si può programmare la paura della morte. Il nostro istinto di sopravvivenza è la nostra più grande fonte di ispirazione. Prendiamo lei come esempio: un padre con un istinto di sopravvivenza che si estende ai propri figli. Per la ricerca sa quale sarà l’ultima cosa che lei vedrà prima di morire? I suoi figli. I loro volti. In punto di morte la sua mente spingerà ancora un po’ di più per sopravvivere. Per loro, Cooper.

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