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Gemme n° 500

Ho portato una delle scene che più mi hanno emozionato in questo film, una versione moderna de La bella addormentata. Gli argomenti trattati maggiormente nel film sono l’amore, il perdono, la vendetta. Questa scena mi riporta sempre all’infanzia perché mi fa pensare all’amore materno e a mia madre, a cui sono molto legata.” Questa è stata la gemma di J. (classe terza).
Nel film la madre parla dell’impossibilità di chiedere perdono, in quanto ciò che ha commesso è imperdonabile; tuttavia, mi vengono in mente le parole di un altro film che parla di una storia vera, quella di Nelson Mandela. In Invictus il leader africano afferma: “Il perdono libera l’anima e cancella la paura”. E’ vero, chiedere perdono non assicura il perdono da parte di chi ha subito il torto, ma è pure un primo passo di ammissione di quanto si è fatto e di riconoscimento dell’errore.

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Gemme n° 487

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La mia gemma è una lettera: sei anni fa ho perso mia madre e da 4 o 5 anni le scrivo delle lettere, come se le parlassi. Oggi ne voglio leggere una; non l’ho mai fatto, ma oggi desidero condividerne una”. Questa è stata la toccante gemma di C. (classe seconda).
E’ qualcosa di molto prezioso quello che C. ha deciso di regalare alla sua classe. Si chiama vita. “Ma come? Se ha parlato di una persona che non c’è più…” Penso che C. ci abbia parlato di qualcosa che è fortemente vivo, al di là delle distanze, e che è l’amore che lega lei e sua madre. Con queste lettere la continua a far vivere e continua a dire tutto l’affetto che prova per il suo “dolcissimo angelo”. Grazie.

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Gemme n° 435

Ho scelto questa breve sequenza perché, nonostante sia una commedia, mi ha sempre fatto pensare al ruolo del genitore che spesso noi ragazzi sottovalutiamo; pensiamo sia semplice, che non ci capiscono e non sono in grado di soddisfarci al meglio. Ecco, questo lo dedico a mia mamma che c’è sempre e mi sostiene. Ultimamente ho avuto un periodo così e parlando con lei ho capito meglio il ruolo dei genitori, soprattutto quello di madre. Mi piacerebbe in futuro essere così o anche meglio se mai mi capiterà di essere un genitore”. Così si è espressa M. (classe terza).
Tempo fa avevo letto una frase, di non ricordo chi, in cui si affermava che i genitori possono donare ai figli due cose molto importanti: le radici e le ali. Ecco, le parole di M. mi hanno fatto pensare alle radici…

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Gemme n° 394

Ho scelto questa canzone perché 2pac è uno dei miei cantanti preferiti e perché il testo non è banale. Quando la ascolto, mi emoziono spesso e i miei pensieri corrono: qui parla delle donne afroamericane che devono sopportare una vita non bella, e ogni volta affiora il pensiero di mia mamma. Solo Dio sa quante ne ha passate perché io e i miei fratelli potessimo essere quello che siamo oggi.” Questa è la gemma di Emanuel (classe seconda).
Una frase attribuita a Lao Tse dice: “Essere amati profondamente da qualcuno ti dà forza. Amare profondamente qualcuno ti dà coraggio”.

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Gemme n° 368

I Foo Fighters sono un gruppo che conosco da una vita, il loro è stato il mio primo concerto, nel 2006. Nonostante nel testo si dica “He’s ordinary”, dedico questa canzone a mia madre; con lei ho molto legato ultimamente anche se attraverso un brutto periodo, anche con la scuola. Lei è la mia eroina che mi salva dalle brutte situazioni della vita.” Ecco come K. (classe terza) ha presentato la propria gemma.
C’è una canzone in cui Alex Britti (“Mamma e papà”) canta così: “Hey, mamma, guardami adesso, sempre lo stesso figlio anche se non parliamo spesso, come quando da bambino che sembravi mia sorella ti vedevo in mezzo agli altri ed eri sempre la più bella. Mi ricordo che stavamo praticamente sempre insieme, tua unica missione era farmi stare bene anche quando invece non era tutto a posto, mi guardavi sorridendo e soffrivi di nascosto. E quando arrivava l’estate andavamo sempre al mare con la macchina senza radio pensavamo noi a cantare le canzoni di Bennato, Battisti e De Gregori. Eravamo sull’asfalto ma sembrava in mezzo ai fiori. E poi la sera non volevo mai dormire e tu anche se eri stanca mi venivi a coccolare e ancora adesso che non stiamo tanto insieme, penso a quei momenti d’oro se ho bisogno di star bene. Passa il tempo, siamo grandi in un istante e sei ancora la mia voce più importante. Quante volte vi ho pensato nei momenti più importanti quando solo sopra un palco affrontavo i miei giganti, quando in macchina di notte con l’Europa da scoprire, fare finta di star bene per non farvi preoccupare. Quante volte ho detto “basta, ma chi me lo fa fare?”, però poi pensando a voi non riuscivo mai a mollare. Questa vita di speranze ma piena di emozioni, questa vita che racconto spesso nelle mie canzoni, qualcosa che va oltre la realtà e che non finirà mai”.

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Gemme n° 364

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E’ una foto di parecchi anni fa in cui ci siamo io e mia mamma: lei è la persona per me più importante, mi ha fatto anche da papà, insegnandomi tantissime cose. Certo, ora ci sono delle discussioni, ma dopo 5 minuti facciamo pace. E’ come una migliore amica, la prima persona a cui dico tutto, e che sa sempre come aiutarmi”. Questa la gemma di M. (classe seconda).
Mi affido alle poetiche parole di Rabindranath Tagore: “Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato? Domandò il bambino a sua madre. Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose: tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, tu eri il Suo desiderio. Tu eri nelle bambole della mia infanzia, in tutte le mie speranze, in tutti i miei amori, nella mia vita, nella vita di mia madre, tu hai vissuto. Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo, e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge perché tu che appartieni a tutti, tu mi sei stato donato. E per paura che tu fugga via ti tengo stretto nel mio cuore. Quale magia ha dunque affidato il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?”

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Gemme n° 330

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Questo foglio è l’ultima cosa datami da mia madre l’ultima volta che ci siamo visti. Volevo portare altre due cose, poi ho deciso per questa perché mi rende felice. Ieri ho avuto il coraggio di rileggerlo per la prima volta, perché mi bastava pensare alle parole che mi aveva scritto per essere contento. Ho pensato al bellissimo rapporto che ho sempre avuto con lei. E allora ho voluto portare qualcosa di positivo perché ultimamente vedevo le cose in modo piuttosto negativo. Ieri, dopo aver riletto il foglio, non sono stato bene per un po’, anche perché ci sono due frasi personali in cui mi dice delle cose bellissime.” Questa è stata la toccante ed emozionante gemma di G. (classe quinta).
Sto sistemando le gemme in questa mattina di giorno libero di un venerdì di novembre avvolto dalla nebbia; ripenso alla commozione vissuta da G. mentre parlava e a quella dei compagni che lo ascoltavano con gli occhi lucidi. E mi viene da dire una cosa agli adulti. Non ignoriamo questi ragazzi che vivono le nostre città, non sottovalutiamo quello che hanno dentro; ci sono mondi bellissimi, fatti di sensibilità, unicità, sentimenti nobili. Non fermiamoci alla nebbia del “Ah… questi giovani…”. Ci sono tante anime belle, basta guardarle con gli occhi del cuore.

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Gemme n° 315

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Ho portato una foto in cui sono con mia mamma nel 2005. Ho deciso così perché lei è molto per me: è una sorella che non ho mai avuto, mi aiuta sempre, mi tira su il morale, mi diverte, fa le facce buffe, scherza con me, mi rallegra la giornata. C’è sempre stata e posso sempre contare su di lei.” Questa è stata la gemma di J, (classe seconda).
Appoggio qui un capolavoro di Alda Merini: Tra le tue braccia
C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volar.”

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Gemme n° 302

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Direi che la mia è una gemma doppia: porto due foto. Nel 2006, a Pasqua, mio papà è preso dai rimorsi per avermi regalato un uovo di cioccolata fondente che non mi piace; decide allora di portarmi da un suo amico per vedere dei cani. Lì mi dice che ci saremmo portati a casa il cane con cui mi ero messa a giocare: “Meglio dell’uovo?”. Da lì in poi tutto è filato liscio e sono stata la persona più felice del mondo. Il 31 dicembre 2014 faccio entrare Brietta (il cane) in casa perché ha paura dei botti. Noto che sta male e barcolla. Da lì è iniziato un periodo di tante terapie e il 15 gennaio, vicino al mio compleanno, troviamo un tumore; ho capito che riuscivo a provare paura e terrore, cosa che non mi era mai successa prima. Ho fatto saltare il diciottesimo e volevo anche saltare la gita con la classe. Poi abbiamo deciso di operare Brietta e fino all’operazione, per tre mesi, sono rimasta nell’angoscia e i miei mi hanno sostenuta molto, soprattutto mio padre che pur lavorando all’estero per dieci mesi, è stato a casa di più. Entrambi mi sono stati molto vicini. Penso che loro mi aiutino senza necessariamente dirmi la via esatta per arrivare alle soluzioni: indicano le vie, poi sta a me decidere quale percorrere. Ad esempio io non volevo iniziare la patente, poi il papà mi ha convinto. Mi ha portato a fare il corso di micologia. Voleva portarmi pure a fare il permesso di caccia ma sarebbe stata una cosa improbabile. Insomma: è stato un momento in cui ho apprezzato entrambi.” Questa è stata l’articolata gemma di J. (classe quarta).
Prendo spunto dalla presa di coscienza di J., quando afferma di essersi resa conto di aver provato paura; vorrei estendere il concetto al rapporto tra paura e coraggio, in maniera da uscire anche dal caso specifico, e lo voglio fare con una frase di Giovanni Falcone: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”

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Eva e il potere della vita

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Eva, infatti, è la protagonista, non Adamo, che appare passivo e infantile. E’ lei l’esito dell’evoluzione positiva e complessa della creazione. E’ lei che ricerca la conoscenza, che esercita la libertà, anche di trasgredire, acquisendo un alto livello di autonomia. E’ lei che sperimenta i limiti della condizione umana e che più di ogni altro vivrà sulla propria pelle la sofferenza e il male. E’ lei che dà origine alla storia, immettendo nel mondo della vita il dolore della nascita e la solitudine della morte, il peso del lavoro e la drammatica conoscenza della differenza tra bene e male. E’ lei la madre di tutti i viventi, portatrice di conflitti, ma anche di cultura, di identità e di differenza. Il suo è il potere della vita.” (Adriana Valerio, Le ribelli di Dio, pag. 33)

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Gemme n° 182

Ho portato questa canzone perché “The script” sono la mia band preferita, e questo brano mi piace in particolare. Sono poco conosciuti, ma io penso che siano veramente bravi”. Questa la presentazione della gemma da parte di M. (classe quarta). Ho cercato in rete la traduzione del brano e penso valga la pena riportarla perché sotto la gemma di M. c’è altro, scende una lacrima dai miei occhi e le mando un abbraccio:
Se potessi vedermi ora, se potessi vedermi ora
Era il 14 febbraio, San Valentino, arrivarono le rose, ma ti portarono via
Tatuato sul mio braccio c’è un amuleto per disarmare il male
Devo rimanere calmo, ma la verità è che te ne sei andato
E non avrò mai l’opportunità di farti sentire queste canzoni
Papà, dovresti vedere tutti i tour che faccio!
Ti vedo vicino alla mamma, cantate insieme, sotto braccio
E ci sono giorni in cui perdo la fede
Perché quell’uomo non era buono, era grandioso
Mi diceva “La musica è il rifugio per il dolore”
e mi spiegava, benché fossi giovane mi diceva
“Prendi quella rabbia, scrivila su un foglio, porta il foglio sul palco e fai saltare il tetto!”
Sto provando a renderti orgoglioso facendo tutto quello che hai fatto tu
Spero che tu sia lassù con Dio dicendo “Quello laggiù è il mio ragazzo!”
Cerco ancora il tuo volto tra la folla oh se solo potessi vedermi ora
Ti vergogneresti di me, o mi faresti un inchino, oh se solo potessi vedermi ora
Se poteste vedermi ora mi riconoscereste?
Mi dareste delle pacche sulla schiena o mi critichereste?
Seguireste tutti i solchi del mio viso provocati dalle lacrime
Mettereste la mano sul mio cuore che è freddo
sin dal giorno in cui vi hanno portati via da me
Lo so che ne è passato di tempo ma vorrei sentirvi dire che bevo e fumo troppo
ma se non potete vedermi ora questa merda è una routine
Mi dicevate che non avrei riconosciuto un vento prima che mi avesse colpito
e che avrei conosciuto il vero amore solo se avessi amato e l’avessi perso.
Se tu hai perso una sorella, qualcuno ha perso una madre
e se hai perso un padre, qualcuno ha perso un figlio
E mancano, mancano tutti
Se avete un secondo per guardarmi da lassù, mamma, papà, mi mancate
Cerco ancora il tuo volto tra la folla oh se solo potessi vedermi ora
Ti vergogneresti di me, o mi faresti un inchino oh se solo potessi vedermi ora
Mi chiameresti un santo o un peccatore?
Mi amereste comunque se fossi un perdente o un vincitore?
Ogni qual volta che mi guardo allo specchio
Ci assomigliamo così tanto, e la cosa mi fa venire i brividi”

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Gemme n° 179

«Outside the street’s on fire in a real death waltz,
Between what’s flesh and what’s fantasy
And the poets down here don’t write nothing at all
They just stand back and let it all be
And in the quick of a knife, they reach for their moment
And try to make an honest stand
But they wind up wounded, not even dead.
Tonight in Jungleland.»
Bruce Springsteen, 1975
La giungla d’asfalto non ha pietà.
Quella di Bruce è una canzone di quasi quarant’anni fa, ma a mio parere il suo significato è oggi valido più che mai.
La vita non è mai facile, per nessuno. Ognuno ha i suoi piccoli grandi drammi e tragedie da affrontare; indubbiamente viviamo in un inferno. Tuttavia, la capacità che ognuno dovrebbe sviluppare è proprio quella di individuare e dare spazio a chi e cosa, in mezzo all’inferno, non sono inferno. Questa bellissima lezione di vita mi è stata data da tre donne fondamentali nella mia vita: mia mamma, mia nonna e Regina.
Donne, persone, molto diverse tra loro, ma accomunate da una forza e da un coraggio non da poco nell’affrontare una vita non sempre così gentile con loro.
Mia mamma ha gli occhi dolci e verdi. Ha lottato tutta la vita e continua tutt’ora a lottare contro una realtà dura. Mi dice sempre di non prendere esempio da lei, perché si definisce spesso debole; continuo a non ascoltarla e a stimarla sconfinatamente.
Gli occhi di mia nonna invece sono come il ghiaccio: sembrano freddi e indomiti. Un marito difficile, una situazione difficile, una malattia difficile non sono riusciti a fermarla: a 77 anni suonati è ancora allegra e cinguettante come una quattordicenne.
Quando Regi viveva a San Cristòbal aveva tutto: una carriera, una famiglia e una casa in montagna. Nel 2003 si ritrovò qui in Italia, un Paese ostile, con una famiglia sulle spalle e spese infinite da pagare. Regina ha dovuto cominciare da zero, lavando pavimenti e facendo ripetizioni di spagnolo a poco prezzo, ma non per questo è una persona meno intelligente. Con la sua forza e il suo coraggio mi ha insegnato che la qualità della persona non dipende dai suoi soldi o dal suo lavoro, ma dal suo cuore.
Queste tre persone sono dei veri riferimenti per me. Spesso mi capita di ritrovarmi rinchiusa in una realtà che non mi appartiene e molti sono i momenti di sconforto. Poi però guardo gli occhi di queste donne, che hanno combattuto, che hanno sofferto, ma che infine hanno vinto; allora decido di andare avanti.”
Sento di aver ben poco da dire dopo queste parole di B. (classe terza). Faccio un’unica cosa: vado tre anni più indietro di lei per dedicare una canzone di Aretha Franklin cantata da Carole King alle sue tre donne.

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Gemme n° 143

Questa canzone è un omaggio a mia mamma, di cui ho portato anche una foto di diversi anni fa. Quando io e mia sorella eravamo piccole siamo vissute con lei, poi mia sorella è andata a vivere fuori casa. Un giorno è capitato che mia mamma stesse male e c’ero solo io con lei: lì ho capito la sua importanza e, come dice la canzone, tutto quello faccio lo faccio per lei. Anche io morirei per mia mamma:
«I would fight for you, I’d lie for you
Walk the wire for you, ya I’d die for you»”.
Non ho sfogliato tutte le gemme presentate fino ad ora ma ho la quasi assoluta certezza che quelle dedicate alla figura materna siano la maggioranza. Mi viene allora naturale proporre, a commento della gemma di L. (classe terza) questa frase anonima: “La mamma tiene la mano dei suoi bambini per un po’, i loro cuori per sempre”.

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Gemme n° 140

BraccialettoSinceramente all’inizio non sapevo cosa portare come «gemma», ma sicuramente avrei raccontato ai miei compagni la storia di un oggetto che simboleggia un bel momento della mia vita e magari molto di più. E’ questo braccialetto, che mia mamma mi aveva comprato circa un anno e mezzo fa. Era l’estate del 2013, i miei genitori, mio fratello ed io siamo andati in Sicilia. Non mi ricordo questa vacanza nei minimi dettagli ma ho comunque il vivido ricordo di due settimane fantastiche in compagnia della mia famiglia. E’ grazie a loro se mi trovo qua a raccontarvi una banale storia su questo oggetto attorno al mio polso, comprato in una piccola baracca in un paese di cui non ricordo nemmeno il nome. Credo che dentro questo braccialetto (ma anche in molti altri oggetti) siano rinchiusi tutti gli affetti che mia mamma mi dà ogni giorno. Credo che per ogni persona la propria madre sia una delle persone più importanti del mondo. Oltre a considerarla «mamma» la considero anche come «amica», le chiedo dei consigli e lei mi aiuta in qualsiasi situazione, sia negativa che positiva. Purtroppo ci sarà, prima o poi, un momento in cui dovrò separarmi da lei, sarà difficile anzi, difficilissimo, ma grazie a mia mamma riuscirò a cavarmela!”. Così E. (classe terza) ha motivato la scelta della sua gemma. Mi limito a fornirle la colonna sonora:

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Gemme n° 131

xeniaHo portato come gemma questa collanina con la croce: la catenina me l’ha regalata la nonna, il ciondolo mia madre per compleanno. Mi ricorda loro due, le donne più importanti della mia vita: so che posso sempre contare su di loro. Mi hanno trasmesso il valore della famiglia, cosa non da poco in questo periodo, e le porto sempre nel cuore”. Sono state le parole con cui X. (classe terza) ha presentato la propria gemma.

Con questa gemma tutta al femminile mi è venuta in mente una frase con la quale si può essere più o meno d’accordo, ma che mi pare sintetizzare la situazione: “Solo attorno a una donna che ama può formarsi una famiglia” (Friedrich von Schlegel, Idee, 1801).

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Gemme n° 113

La canzone che ho fatto ascoltare va pensata al femminile con una mamma e una figlia. L’ho sentita la prima volta a Sanremo nel 2009, e ha molto colpito mia madre e me. Si parla anche di un rapporto di amicizia, e l’ho scelta per un problema personale che ora lei sta affrontando. Con questo video voglio dire a mia madre «Sono fiera di te»: nel brano viene detto due volte e una volta è cantato insieme. Dedico la canzone a mia mamma perché sono orgogliosa di lei, proprio per il fatto di essermi amica e spero che il suo problema si risolva il più presto possibile. Ne sento molto la mancanza soprattutto come amica”. Così, emozionandosi, A. (classe quinta) ha presentato la sua gemma. Mi ha portato alla mente una delle canzoni più famose tra un padre e un figlio, la nota “Father and son” di Cat Stevens, e in particolare una delle scene più clamorose di un film che adoro e che mi ha profondamente emozionato. “I love radio rock” è un film sulle radio pirata dell’Inghilterra anni ’60. Nella sequenza che pubblico, una barca che ospita “Radio Rock” sta imbarcando acqua ed è lì lì per affondare: un ragazzo, Carl, si preoccupa perché non vede il padre Bob, che sta ascoltando musica con le cuffie nella sua cabina. Lo trova e fa di tutto per salvarlo, nonostante il padre cada nell’acqua con tutti i suoi vinili e… La dedica musicale di A. per la madre mi ha ricordato da vicino il gesto d’amore di Carl per il padre.

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Gemme n° 92

La mia gemma è mia madre” ha detto C. (classe quinta). “E’ la persona per me più importante, è il mio voceesempio. Da piccola ho avuto la leucemia e i ricordi di quel periodo sono legati a lei. Ho il registratore della bambola che usavo quella volta: l’ho trovato qualche mese fa e mia madre si è commossa a sentirne la voce. Ne è anche nato un gioco, il bacio nell’orecchia per far ridere una persona”.
Nicolás Gómez Dávila afferma: “L’uomo primitivo trasforma gli oggetti in soggetti, quello moderno i soggetti in oggetti. Possiamo supporre che il primo si illuda, ma sappiamo con certezza che il secondo si sbaglia”. Penso che sia bello che a volte ci leghiamo a piccoli oggetti insignificanti agli occhi dei più, ma profondamente significativi per pochi: sottendono relazioni, emozioni, pensieri, immagini che bazzicano i luoghi della memoria e gli angoli del cuore.

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Gemme n° 84

Ho deciso di portare la canzone “Blue” che parla fondamentalmente del rapporto madre-figlia. In questo periodo mia mamma sta soffrendo molto, ed io non riesco a starle molto vicina perché ho molto da studiare e non le posso dedicare lo stesso tempo di una volta. Mamma è a casa con me, anche se a volte mi sembra lontanissima.” Profondamente commossa, così V. (classe terza) ha presentato la sua gemma; e ha proseguito: “Da un po’ di tempo mamma sta cercando lavoro; apparentemente, spero che riesca a trovarlo. In realtà ho timore che il nostro rapporto possa in qualche modo cambiare. Da quando mamma ha perso suo padre fa fatica a sorridere. Oggi ho portato anche tre foto da cui traspare tutta la sua premura nei miei confronti, tutto il suo sostegno, in tutto. Mamma è speciale, è il mio primo pensiero. Spero davvero, durante le vacanze di Natale, di riuscire a trovare più tempo per lei”.
Mi è venuta in mente una canzone di Christina Aguilera, “I turn to you”: “Quando sono persa nella pioggia, nei tuoi occhi so che troverò la luce per illuminare la mia strada e quando sono spaventata e mi manca la terra sotto i piedi, quando il mio mondo impazzisce, tu puoi ribaltare la situazione. E quando sono giù tu ci sei, spingendomi verso l’’alto. Sei sempre lì, dandomi tutto quello che hai”.

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Gemme n° 58

Sono scorse le immagini di una delle scene più famose de “La vita è bella” di Roberto Benigni nella classe quarta grazie alla scelta di M. “E’ una delle scene che mi è rimasta più impressa. Mi ha colpito il film, apprezzo Benigni che riesce a trattare argomenti pesanti in modo leggero. Emerge l’amore del padre per il figlio in una situazione tragica, riesce a fargli vivere tutto come un gioco: penso sia una delle cose più difficili dell’essere genitore”.

Eugène Ionesco, in “Note e contronote”, scrive: “Dove non c’è umorismo non c’è umanità; dove non c’è umorismo (questa libertà che ci si prende, questo distacco di fronte a sé stessi) c’è il campo di concentramento.” Sembra di essere all’opposto di film come “La vita è bella” o “Train de vie”. E allora viene in mente un’altra citazione di Herman Hesse, presa da “Il lupo della steppa”: “Vivere nel mondo come non fosse il mondo, rispettare la legge e stare tuttavia al di sopra della legge, possedere come se non si possedesse, rinunciare come se non si fosse in rinuncia: tutte queste esperienze di un’altra saggezza di vita si possono realizzare solo con l’umorismo”.