Gemma n° 3002

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“Ho pensato a lungo a cosa portare come gemma quest’anno e alla fine ho deciso di parlare dell’amicizia, una parte fondamentale della mia vita.
Spesso mi chiedo: cosa sarei senza i miei amici?
Non riesco neanche ad esprimere a parole quanto io sia grata di avere delle persone al mio fianco su cui contare in ogni momento.
Non sto parlando di qualcuno con cui passare semplicemente il tempo. Parlo di chi mi sprona sempre, chi mi incoraggia, chi mi consola e tira fuori sempre il meglio di me.
Non ringrazierò mai abbastanza chi mi capisce quando nemmeno io so davvero come esprimermi; chi quando sto male mette da parte se stesso per supportarmi e ascoltarmi per ore; chi mi alza sempre l’umore solamente con la sua presenza; chi mi fa sentire inclusa e mai sola.
Penso alle mie amiche E. e I. che anche se non vedo ogni giorno, per me ci sono sempre. Ogni volta che ci vediamo il rapporto è lo stesso, anzi si rafforza sempre di più. Ogni persona che mi conosce, le conosce, anche se non le ha mai viste. Per me sono come sorelle e penso che questo riassuma perfettamente la nostra amicizia.
Penso alle mie compagne di classe, che sono molto più di questo. Senza di loro non sopravviverei neanche un giorno. Ogni volta che arrivo a scuola, qualsiasi sia il mio umore, loro mi illuminano la giornata. Per me sono delle persone speciali, ognuna mi ha insegnato qualcosa e mi ha lasciato tanto. Con loro ho vissuto esperienze bellissime, che mi fanno sorridere ogni volta che ci penso, che sono indimenticabili semplicemente perché eravamo insieme.  Spero che questi momenti non finiscano mai, così come la nostra amicizia.
Penso a chi c’è da sempre, come la mia amica M.. Non ricordo una vita senza di lei. Non ricordo un litigio con lei ma solo infiniti momenti passati assieme che porterò nel cuore per tutta la vita.
Considero anche mia sorella E. come una migliore amica. Penso sia la persona di cui mi fido di più al mondo. Quella che chiamo subito quando ho un problema. Quella che non ci pensa due volte ad aiutarmi. Quella con cui mi confido e quella a cui chiedo consigli in ogni situazione.
So di essere fortunatissima ad avere persone vere su cui contare, che fanno così tanto per me. Cerco di lasciare anche a loro qualcosa di mio e vorrei che potessero vedersi con i miei occhi per capire quanto ognuna di loro sia speciale, unica e quanto io creda in loro. Farei di tutto pur di non deluderle mai e per far loro capire che non sono sole.
Spero di essere importante per qualcuno come queste persone lo sono per me.
Per me l’amicizia è ciò che vale di più al mondo. È la mia felicità”
(L. classe terza).

Gemma n° 2967

“Parigi per me non è stata solo una città, è stata un’emozione continua. Doveva essere il regalo dei miei 18 anni da parte del mio fidanzato, ma alla fine è diventato il regalo più bello anche per me, qualcosa di nostro che porteremo sempre dentro.
Siamo partiti senza sapere davvero cosa aspettarci, ma con una voglia incredibile di vivere tutto. In quei 4/5 giorni abbiamo fatto più di 35 mila passi al giorno, sempre in movimento, sempre con gli occhi pieni di meraviglia. Eppure non ci pesava mai: eravamo sempre in giro, con la voglia di vedere tutto, di non perdere neanche un attimo. E la cosa più bella non erano nemmeno i posti, ma come ci sentivamo mentre li scoprivamo insieme.
Di giorno inseguivamo ogni cosa da vedere, senza volerci perdere nulla. Ci siamo anche persi tra le strade, improvvisando, ridendo per niente, lasciandoci guidare dal momento. E proprio quella spontaneità ha reso tutto ancora più speciale.
Ricordo una sera, eravamo stanchi morti e ci siamo seduti vicino alla Senna, con le luci della Torre Eiffel che si riflettevano sull’acqua. Non stavamo facendo nulla di particolare, ma ridevamo senza motivo. Era uno di quei momenti in cui non serve dire niente, perché senti che è tutto perfetto così.
Parigi ci ha regalato emozioni vere: la spensieratezza, la complicità, la sensazione di essere esattamente nel posto giusto al momento giusto. Ogni giorno era diverso, ma tutti avevano qualcosa di speciale.
È stato il viaggio più bello che io abbia mai fatto, perché non è stato solo visitare una città, ma viverla insieme. E tornando a casa mi sono sentita diversa, più leggera, con la consapevolezza che certi momenti non passano mai davvero. Rimangono lì, dentro di te, come Parigi”.
(N. classe quarta).

Gemma n°2962

“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è un’amicizia che per me in poco tempo è diventata importantissima. Si tratta di quella con I., una ragazza che conosciamo tutti perché l’anno scorso frequentava questa classe con noi. Non abbiamo cominciato a parlare subito, all’inizio non mi ricordavo nemmeno il suo nome, ma poi è diventata per me una presenza fondamentale, senza la quale non potrei essere felice come lo sono ora. Scegliere di portare lei come gemma è un’idea nata quasi per scherzo, mentre in chiamata le dicevo che non sapevo cosa portare. Scherzando mi ha detto di portare la nostra amicizia, e a me è sembrata un’idea così semplice che mi sono sentita stupida per non averci pensato prima. Lei è riuscita per davvero a migliorare le mie giornate e con il suo sorriso e le sue parole gentili riesce sempre a confortarmi e a darmi il giusto consiglio. Può sembrare una cosa detta quasi per dire, ma senza di lei sarebbe molto più difficile, e chi ha un’amicizia così importante può capire davvero cosa intendo. Quest’anno, intorno a novembre, ho passato un periodo abbastanza complicato in termini di amicizia, ma lei mi è sempre stata accanto e quando sono arrivata da lei piangendo per quello che era successo mi ha subito abbracciata, non mi ha chiesto nulla ma ha capito quello che mi era successo ed è riuscita a dirmi il conforto di cui avevo bisogno. Da quella esperienza ne siamo uscite ancora più vicine, perché ho capito che con lei posso sentirmi libera di essere davvero me stessa, senza filtri, struccata, in pigiama, nei momenti bui e in quelli più felici. Per me è una persona davvero importante, non so come potrei fare senza di lei. Insieme parliamo di tutto, possiamo fare discorsi seri e il minuto dopo ridere della prima cavolata che ci viene in mente. Non ci vediamo spesso anche a causa della distanza, ma ci chiamiamo quasi ogni giorno, e se non ci chiamiamo ci scriviamo. In questo periodo, a causa del fatto che vengo a scuola in macchina con mio padre, non ci vediamo più ogni mattina come facevamo prima. Ma nonostante prima avrei avuto paura di perderla per il semplice fatto che non ci vedevamo più, con lei sono sicura che la nostra amicizia resta, anche se ci vediamo solo una mattina a settimana e per pochi minuti. Salutarci in autobus dopo essersi viste per poco fa sempre male, perché dovrà passare un’intera settimana prima di rivederla e di poter parlare con qualcuno in modo aperto e sincero. So che se avrò un problema potrò sempre parlare con lei, senza paura. Riusciamo spesso a capirci senza bisogno di parlare. Per me lei è importantissima, fondamentale e spero che rimanga a fianco a me per sempre. Non glielo dico spesso, ma per me lei si merita il meglio, le voglio un universo di bene e senza di lei non riuscirei ad andare avanti spedita come stiamo facendo ora insieme” (M. classe seconda).

Gemma n° 2947

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una foto molto importante per me. Nella foto ci siamo io insieme ai miei amici ed è stata scattata qualche mese dopo che la scuola iniziasse. È un momento semplice, ma per me molto speciale, perché rappresenta l’inizio di tante nuove esperienze che abbiamo vissuto insieme.
Anche se non ci conosciamo da tantissimo tempo, tra di noi si sono creati dei legami davvero speciali. All’inizio eravamo solo compagni che si stavano conoscendo, ma con il passare del tempo abbiamo iniziato a parlare di più, a scherzare, ad aiutarci a vicenda e a condividere molti momenti della nostra vita.
Proprio grazie a tutte queste piccole cose il nostro gruppo è diventato sempre più unito. Ognuno di noi è diverso dagli altri, ma è proprio questa diversità che rende il gruppo ancora più bello. Insieme ridiamo molto, ci sosteniamo nei momenti difficili e rendiamo le giornate pesanti più leggere e semplici.
Per questo motivo tengo questa foto come sfondo del telefono: ogni volta che la guardo mi ricorda quanto siano importanti le amicizie e tutti i momenti che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere insieme”.
(V. classe quarta).

Gemma n° 2909

“La mia ultima gemma la dedico a qualcosa che mi ha riempito davvero il cuore e che mi ha accompagnato per gran parte delle superiori.
Comincio la gemma parlando di G., uno dei tanti bambini che ha partecipato al Grest del 2025, e che mi ha rubato un pezzetto di cuore. La cosa che più mi colpisce di lui è come usa l’immaginazione. Infatti, stando a contatto con molti bambini di più o meno la sua stessa età, ho notato l’effetto che la tecnologia ha su di loro. Li vedo un po’ spenti, o magari usano addirittura parole che noi usiamo (prese da tik tok ecc). Ma G. è diverso. Lui mi ricorda molto la me bambina.
La spensieratezza e l’immaginazione che caratterizzano G. sono state parole fondamentali nel Grest dell’anno scorso. A casa c’era una situazione difficile, e sentivo che non ne potevo parlare con nessuno se non con la mia migliore amica, che per fortuna vedevo ogni giorno proprio al Grest. Ma nonostante non ne potessi parlare con quasi nessuno, l’energia e l’affetto dei bambini (e dei miei altri amici animatori) mi migliorava sempre l’umore, e mi distraeva dal caos di casa mia e della mia testa. Penso che se non fosse stato per il Grest non sarei riuscita ad andare oltre questo periodo. Ma in generale, nonostante le varie e continue lamentele da parte nostra per la gestione del Grest, ci siamo molto divertiti e ho connesso molto con molti bambini e ragazzi”.
(V. classe quinta).

Gemma n° 2905

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“Pratico la ginnastica artistica da circa sette anni e da allora me ne sono innamorata.
All’inizio, come credo sia successo a tutti, la vedevo come un gioco: poche ore a settimana andavo in palestra dove correvo, saltavo e mi divertivo. Solo dopo alcuni anni, crescendo, ho capito che stava diventando un progetto, una passione, e non più un gioco. Tutt’ora è così.
Amo la ginnastica artistica per tantissimi motivi ma il principale sono gli insegnamenti che mi ha dato. Ci sono molti concetti che ho appreso dalla ginnastica e che ritornano in altri ambiti, come la scuola.
Ho capito che non devo mollare mai. Che io sia stanca, che sia una giornata no, o per qualsiasi altro motivo io non ho intenzione di mollare. E grazie a ciò ho riconosciuto anche la differenza tra il dovere e il volere.
La ginnastica mi ha indirizzata a puntare sempre in alto perciò mi ha insegnato a credere: credere in quello che sto facendo e credere in me stessa prima di tutto. Questo mi sta facendo diventare sempre più sicura di me e mi permette di migliorare ogni giorno sempre di più.
Ho capito che sbagliare fa bene, a ogni caduta mi sono rialzata e ci ho riprovato fino alla fine, riuscendoci. Certo, quando sbaglio non sono felice, anzi ci rimango spesso male, ma finalmente ho capito il significato del detto “sbagliando si impara”.
L’ultima cosa delle tante che vorrei aggiungere è il controllo del corpo. Ho capito che la ginnastica richiede precisione perciò anche alta concentrazione. Spesso a scuola questo concetto non viene affrontato, ognuno ha la propria, e io la devo a questo sport. Ho imparato a focalizzarmi sul mio corpo, sui movimenti, su ciò che sto facendo, ignorando tutto il resto.
La ginnastica artistica l’ho scelta dopo vari sport che non mi interessavano e pensavo che probabilmente non ero portata per gli sport e che non mi sarebbe piaciuto nemmeno questo, ma in realtà ora penso che sia una delle scelte migliori che potessi fare”.
(A. classe prima).

Gemma n° 2898

“Onestamente, fino a poco tempo fa, non avevo la più pallida idea di che cosa portare come gemma. Avevo la testa piena di idee, ma allo stesso tempo vuota. Non riuscivo a decidermi, come mio solito. Poi, ieri sera, mi sono seduta sul letto, con la musica nelle cuffiette, e mi sono messa a pensare, pensare davvero. Che cosa, nella mia vita, potrei chiamare davvero una vera e propria gemma? Che cosa c’è di così tanto prezioso che mi porterebbe con sicurezza a definirla tale? Trovando più risposte a queste domande che mi ponevo, ho notato che una continuava a venirmi in mente più e più volte. Il gruppo delle mie migliori amiche. Questo gruppo è formato da me, A., K., M. ed M. Ho conosciuto M. ed M. alla fine del 2020, mentre A. e K. circa tre anni fa. Ci siamo conosciute tutte tramite la nostra passione, la danza. Per quanto all’inizio fossero solo delle mie compagne a cui stavo antipatica, e per quanto la cosa fosse reciproca, con il passare del tempo, degli allenamenti condivisi, delle esibizioni e dei dietro le quinte pieni di tensione, ci siamo avvicinate sempre di più. Il 2024 non è stato un anno semplice per me, per molti motivi, ma nel periodo in cui il mio umore ha toccato il fondo, sono arrivate loro a rialzarmi. Ci siamo avvicinate all’improvviso, come se il destino avesse voluto mettere lungo il mio cammino delle persone che sarebbero riuscite a farmi sentire meno sbagliata e farmi capire che mi meritavo qualcuno che mi volesse bene davvero. E’ stato molto ironico il modo in cui siamo diventate ufficialmente più che compagne di danza: M., in spogliatoio, stava parlando della sua festa di compleanno che sarebbe avvenuta di lì a poco, e io scherzosamente avevo detto che sarei venuta lì per darle fastidio anche quel giorno. Loro non pensavano che mi sarei davvero presentata, ma è stato così. Mi ricordo perfettamente quella serata, e non penso che me la scorderò mai. Da quel giorno abbiamo iniziato a vederci molto più spesso. Mi hanno accolto nel loro gruppo nonostante loro fossero amiche d’infanzia, senza farmi sentire di troppo nemmeno per un secondo. Sono quel tipo di migliori amiche che avevo sempre sognato: quelle amiche che ti fanno ridere fino al mal di pancia, ma che di lì a poco possono passare a ragionare insieme sulle cose più profonde in assoluto, nonostante la maggior parte delle volte K. ci mette un po’ di minuti a capire di cosa si sta parlando. Sono quelle amiche con cui urli a squarciagola le vostre canzoni preferite in macchina in una sera d’estate, sono quelle con cui esci quando sembra tutto troppo pesante e hai voglia solo di divertirti. A volte mi fermo a guardarle e sorrido tra me e me, pensando a quanto sia bizzarro il modo in cui la vita rimescola le carte. Chi l’avrebbe mai detto che quelle ragazze che guardavo con diffidenza dall’altra parte dello specchio in palestra sarebbero diventate le persone che tutti i giorni mi ricordano che cosa significa la parola amicizia? Il 2024 mi ha tolto molto, ma mi ha regalato la consapevolezza di non essere sola. Ricordo i pomeriggi in cui la stanchezza mentale sembrava prendere il sopravvento su tutto, eppure bastava un loro messaggio o una serata passata a ridere per le battute orribili di ognuna di loro (perché le mie ovviamente sono sempre bellissime) per farmi respirare di nuovo. È questa la loro magia: hanno la capacità di sgonfiare i miei problemi con una naturalezza disarmante, trasformando i miei ‘non ce la faccio’ in ‘ce la facciamo insieme’. Spesso si pensa che una gemma debba essere qualcosa di statico, un oggetto prezioso chiuso in un cassetto o incastonato in un anello. Ma la mia gemma è viva, rumorosa, a volte troppo. È fatta di cinque cuori che battono allo stesso ritmo, anche quando la musica si ferma. È la sicurezza di sapere che, nonostante i miei difetti e i miei momenti di fragilità, c’è un posto in cui non mi sentirò mai quella fuori posto, ma un pezzo di un puzzle bellissimo. Porto questo gruppo come mia gemma non solo per celebrare il bene che (a volte) ci vogliamo, ma perché loro rappresentano una delle mie più grandi vittorie: quella di aver scoperto che, a volte, i tesori più preziosi si nascondono proprio dietro le persone che pensavi fossero più lontane da te, avendo trovato il coraggio di aprirmi, di presentarmi a quella festa anche se non ero invitata ufficialmente. Oggi so che non importa quanto sarà duro il prossimo allenamento o quanto sarà ripida la strada nel mio futuro: finché avrò A., K., M. ed M. al mio fianco, non avrò più paura dei miei momenti di buio, perché so che avrò vicino a me le mie sorelle anche se non di sangue, e che nonostante tutto troveranno sempre un modo per riportare ogni volta la luce.
P.S: Ciao ragazze, so che state leggendo questo, e so che avevo detto a M. ed M. che non avrei parlato di voi, ma quando mai vi dico qualcosa di carino in faccia? Vi voglio bene anche se non ve lo dico mai, grazie di tutto<3
(A. classe prima)

Gemma n° 2869

“Ero molto indecisa su cosa portare quest’anno come gemma, perché ci sono veramente un sacco di cose che avrei potuto portare, ma ho deciso di portare l’atletica e la mia prima allenatrice perché non so come mai, ma inconsciamente parlo molto poco di questo argomento. L’atletica è arrivata nella mia vita dopo cinque anni di ginnastica artistica e tre di nuoto e credo sia una passione che mi ha trasmesso mio papà. Ho iniziato atletica in quinta elementare nel 2018 e ora sono quasi 8 anni che faccio questo sport. Mi ricordo ancora il primo allenamento, mi ha accompagnato tutta la mia famiglia e sono rimasti tutto l’allenamento a guardarmi. Mi ricordo che la prima persona che mi ha accolto a braccia aperte è stata P., la mia prima allenatrice. Quell’allenamento l’ho passato tutto da sola perché essendo una persona riservata non ho fatto subito amicizia. Ricordo che poi sono andata a cena con la mia famiglia e mi hanno fatto la fatidica domanda “quindi vuoi fare questo sport” e io risposi sì. Da qui sono iniziati tutti gli alti e bassi di questo sport. Ma ho sempre avuto accanto la mia P. Purtroppo dopo 2 anni con P. mi sono dovuta dividere da lei perché ci fu un’altra allenatrice che ci iniziò ad allenare e che purtroppo poco dopo litigò con P. e decise di fondare una società più vicina a casa mia e quindi più comoda per i miei genitori da raggiungere. Nonostante io volessi e voglia un mondo di bene a P. ho deciso di andare nella nuova società. La mia nuova allenatrice mi voleva bene, ma col passare del tempo, diciamo che le cose sono un po’ cambiate, non mi sentivo più seguita, che per uno sportivo è una cosa fondamentale, non mi sentivo più all’altezza delle cose e mi stava facendo perdere la voglia di correre che è molto strano perché la corsa era diventata la mia vita. Da lì ho passato due anni a piangere dopo ogni allenamento e a lamentarmi perché non riuscivo a migliorare o perché se andavo male ad una gara alla gara dopo non venivo iscritta. Ma nonostante tutto ogni gara che facevo, c’era la mia prima allenatrice P. che credeva in me. Mi ricordo un giorno che ero andata male ad una gara e che la mia allenatrice mi aveva lasciato in pista da sola con i miei genitori e se ne era andata e la P. era lì e mi ha abbracciato fortissimo ed è stato l’ultimo abbraccio che ho ricevuto da lei perché purtroppo P. era malata di cancro e ora non c’è più, ma io ogni volta che metto il piede in pista, la penso sempre e penso che anche se andrà male lei c’è, lei che sempre ha creduto e crederà in me più di quanto lo faccia io. La scena di quell’abbraccio ce l’ho impressa nella mente, è indelebile, e mi riaffiora ancora di più quando guardo la scena de Il pianeta del tesoro in cui Silver consola Jim dopo non essere riuscito a fare un lavoro che gli era stato assegnato. 

Silver gli dice: “tu hai la stoffa per compiere grandi imprese ma devi prendere in mano il timone, tracciare la tua rotta e devi seguirla anche in caso di burrasca” e penso che sia la frase che più le appartenga.

L’atletica è diventata il mio abbraccio più grande ma allo stesso tempo è il pugno più forte. Correndo provo una fatica tale da sentirmi viva e dire “cavolo io sono viva posso fare tutto”, mi fa sfogare, ma allo stesso tempo spesso il mio umore dipende un po’ troppo da come vanno le gare o gli allenamenti, non so se è proprio sana questa cosa, ma credo che un po’ tutti gli sportivi siano così e penso anche che sia la prova di quanto una persona ami il proprio sport e quanto questo sport abbia significato e significhi nella vita di qualcuno, anche semplicemente perché lo sport a volte è l’unico rifugio dai problemi nonostante spesso sia la prima fonte di dolore. Ora sono in una nuova società da circa tre anni perché la mia ex allenatrice ha ben deciso di abbandonare la società dove ero prima e di conseguenza tutti gli atleti si sono ritrovati tutto d’un tratto senza allenatore, senza punto di riferimento. In questa nuova società, inizialmente eravamo un bel gruppo poi piano piano la gente ha iniziato a mollare e della mia età sono rimasta solo io. Spesso la sento la mancanza di tutte quelle persone che prima si allenavano con me, perché anche se l’atletica è uno sport individuale il gruppo fa tanto. Nonostante io non sia un atleta di livello nazionale, mi alleno tanto e  spesso è difficile conciliare lo studio con l’atletica, ma a volte mi dico che sono proprio fortunata perché c’è gente, che ok ha bei voti a scuola, ma poi non ha passioni, non ha un qualcosa che gli faccia dire mi sento viva. Spesso mi è venuto in mente di mollare per infortuni o perché con la scuola non riuscivo, ma poi la mia stella brilla sempre e mi fa ricordare perché faccio questo sport. Questa stella è P., la mia Evangeline, come dice la lucciola Ray nella canzone del cartone La principessa e il ranocchio

Dopotutto ciò voglio dire, se ci fosse qualcuno che volesse iniziare a fare sport fatelo perché non è mai troppo tardi. Lo sport fa crescere tanto e fa creare dei legami che altrimenti non si creerebbero perché alla fine, cercate tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. Io coltivo ancora oggi quei legami, nonostante queste persone non si allenino più con me. Un’altra cosa quando vi viene in mente di mollare qualcosa, pensate alla vostra Evangeline”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2867

“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è la ginnastica ritmica ovvero lo sport che pratico e di cui sono molto appassionata. La ginnastica ritmica è uno sport che unisce disciplina, eleganza e coordinazione, ed è anche per queste sue caratteristiche che mi piace molto. Ad ogni allenamento imparo sempre qualcosa di nuovo grazie alle mie maestre che mi spiegano tutto con pazienza e dolcezza, e con le mie compagne condivido tanti momenti divertenti e spensierati. Sono davvero felice di essere parte di questa grande famiglia!” (L. classe seconda).

Gemma n° 2860

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“Avevo tre anni quando guardavo i video di pattinaggio in TV. Chiesi a mia mamma per molto tempo di provare e, dopo aver insistito molto, mi disse di sì. Pratico questo sport da allora, mentre gareggio a livello agonistico da circa 7-8 anni.
Per circa due anni ho praticato tre diverse discipline: solo dance internazionale, libero e quartetto, allenandomi circa otto volte a settimana. Era però troppo impegnativo, quindi ho smesso con il quartetto. Ho continuato solo dance fino all’anno scorso, partecipando anche ai campionati italiani nel 2023, ma poi ho abbandonato questa specialità per dedicarmi esclusivamente al libero” (V. classe prima).

Gemma n° 2847

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“Come gemma ho deciso di portare il basket, il mio sport preferito e quello che ho praticato per più tempo. Del basket mi piace molto fare i canestri e palleggiare. Qualche volta ci gioco con mia cugina in estate e le faccio imparare un po’ di palleggi, divertendoci molto” (M. classe prima).

Gemma n° 2844

“Come gemma ho deciso di portare il mio sport preferito: il calcio. Nonostante io pratichi la pallavolo, il calcio è sempre stato la mia passione. Sin da piccola mio padre mi parlava sempre dei vari calciatori e delle partite. Nel 2022 sono andata per la prima volta alla stadio e dal quel momento questa passione è diventata molto più grande, praticamente sono diventata fanatica. La mia squadra del cuore è la Juventus e voglio ringraziare la mia famiglia, ma soprattutto mio padre per avermi fatto conoscere il calcio e la Juventus, che mi riempiono l’anima e il cuore ogni giorno” (E. classe prima).

Gemma n° 2842

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“Come gemma ho voluto portare il mio gruppo di amici. Ci conosciamo da una vita: qualcuno c’è sempre stato, qualcun altro è arrivato dopo, ma comunque abbiamo sempre fatto tutto assieme. Con loro ho condiviso molti ricordi, molte risate e anche molte incazzature e, nonostante tutto, siamo sempre rimasti legati come fossimo una famiglia. Non so cosa ci riserverà il futuro: molti di loro hanno in programma di andare a studiare lontano, ma sono sicuro che il legame che abbiamo creato in questi anni non andrà perso e sono certo che, tra qualche anno, ci ritroveremo al bar di sempre, a parlare delle solite cose come se non fosse passato un solo giorno” (F. classe quarta).

Gemma n° 2835

“Come mia prima gemma ho deciso di portare una persona molto importante per me: mia cugina A. È una persona un po’ pazzerella, nel senso più bello del termine: le piace cantare, ballare ed essere semplicemente se stessa. Con lei posso fare lo stesso, senza sentirmi giudicata, cosa che purtroppo spesso mi capita con altre persone. Proprio per questo, stare con lei mi fa sentire libera e a mio agio.
Con lei mi diverto sempre. Mi porta a fare shopping, cosa che in generale detesto, ma con lei non mi annoio mai. Mi fa visitare posti nuovi, provare cibi diversi e scoprire ristoranti nuovi. E’ sempre pronta ad aiutarmi, con piacere e senza mai farmelo pesare.
In poche parole, è la migliore amica che tutti desiderano, e io mi ritengo davvero fortunata ad averla come cugina. Nonostante il nostro divario di età di due anni e il fatto che viviamo in paesi diversi, con abitudini e vite differenti, riusciamo a capirci perfettamente e a trovare sempre il giusto equilibrio”.
(M. classe terza).

Gemma n° 2829

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare la gita a Bruxelles che abbiamo fatto nel periodo natalizio. È stato tutto bellissimo, partendo dal viaggio in aereo, che è stato il primo per me, la città tutta decorata, le mie compagne di stanza, le nostre lamentele per la stanza decisamente piccola, se camminavamo un po’ troppo, per il cibo in hotel, la porta della camera troppo pesante e per le attese, insomma un po’ tutto, poi c’erano le nostre canzoni, le notti a dormire tutte insieme, il gioco dell’impostore, la serie dopo cena e infine l’allarme antincendio e “la donna con il coltello”. Ma soprattutto le continue risate anche per il nulla. Mi sono divertita moltissimo, non tanto per la gita in sé, ma stando con delle persone che mi fanno ridere, piangere e stare bene” (G. classe seconda).

Gemma n° 2828

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“Come gemma, quest’anno ho deciso di portare i miei amici.
A fine dicembre, ho partecipato ad un campo animatori in cui ho avuto modo di riflettere su chi o cosa fosse il mio rifugio e chi la mia casa. Inizialmente non trovavo molta differenza tra queste due parole, ma pian piano ho capito che il rifugio è dove andiamo se cerchiamo di scappare da qualcosa che non ci fa stare bene, mentre la casa è dove puoi andare sempre, nel bene e nel male. Ho fatto fatica nel trovare qualcosa di diverso per entrambe, ma sono finita per dire la stessa cosa sia per la casa che per il rifugio… I miei amici.
I miei amici sono la cosa più importante che ho. Mi stanno vicino in ogni situazione e non mi giudicano mai, di conseguenza so che per loro non sarò mai sbagliata. Sono il mio rifugio perché quando mi succede qualcosa di brutto sono i primi da cui vado a raccontare tutto e sono i primi che stanno ad ascoltarmi per ore. Sono la mia casa, invece, perché con loro basta vedersi 5 minuti e già si sta bene. Con loro faccio di tutto e di più e sono felice di condividere le mie esperienze con loro. Sono molto fortunata ad averli perché penso che molta gente, specialmente della mia età, non abbia un gruppo di amici così e mi rendo conto che senza di loro sono persa. Mi fanno ridere in ogni momento e sono felice che sono proprio loro a farmi sorridere.
Ovviamente non è sempre tutto rose e fiori, anzi, capita molte volte che discutiamo, però penso che le discussioni ci aiutino a crescere e a diventare più maturi. Sono contenta di aver avuto l’opportunità di litigare con qualcuno di loro perché siamo riusciti a migliorare e a legare di più.
Sono grata di averli nella mia vita e spero davvero che rimangano per sempre”.
(C. classe seconda).

Gemma n° 2827

“Il calcio è un tassello molto importante della mia vita.
Nel corso della mia vita ho cambiato molti sport: dalla danza classica all’ hip-hop, dalla ginnastica artistica alla pallavolo.
L’anno in cui ho iniziato a giocare a calcio, avevo fatto in agosto il ritiro con la pallavolo, quindi avevo scelto quell’anno di continuare la pallavolo. Tuttavia ad ottobre il mister con cui avevo cominciato questo sport se ne era andato via e la società era un po’ in crisi. In quel periodo ho chiesto ai miei genitori di provare a giocare a calcio siccome fin da bambina volevo provarci. Quindi ad oggi gioco a calcio e questo è il mio terzo anno. Non ci sono stati sempre momenti belli, anche parecchie difficoltà siccome all’inizio non sapevo neanche toccare il pallone con i piedi e poi giocavo in una squadra maschile. Poi pian piano mi sono ambientata e adesso mi diverto molto nel mio sport”.
(B. classe prima).

Gemma n° 2810

“A 9 anni, appena iniziata la stagione invernale, i miei genitori mi comprarono giacca, pantaloni, guanti e casco da snowboard. Una domenica, mi portarono a Tarvisio per la mia prima lezione, senza sapere nulla di questo sport. Ero felice di iniziare la lezione, ma allo stesso tempo avevo paura di farmi male. Dopo la lezione avevo imparato le basi e avevo molta paura di cadere, anche se andavo pianissimo. Lezione dopo lezione, imparavo ad andare più veloce, fare curve e migliorare quello che sbagliavo. L’anno dopo non mi servivano più tante lezioni, così i miei genitori mi portarono sullo Zoncolan; non facevo piste molto pendenti, ma mi divertivo comunque. Nel terzo anno, mia mamma mi iscrisse a un corso con dei ragazzi per fare salti, provare piste rosse e migliorarmi in generale. Questo corso mi aiutò molto perché imparai ad andare oltre le solite piste semplici. Lo scorso anno andavo solo sullo Zoncolan e, un po’ alla volta, ho provato tutte le piste di tutti i livelli, diventando così troppo veloce per mio papà.
Mi piace fare snowboard perché è uno sport che non praticano in molti e perché lo pratico da molto tempo. Mi piace anche perché, dopo una caduta, che sia stata dolorosa o meno, è importante rialzarsi e non abbattersi. Questo mi ha aiutato molto sia nello snowboard che a scuola”.
(M. classe prima).

Gemma n° 2796

“In questa foto ci sono io insieme ai miei tre migliori amici: K, A e S. La nostra amicizia è nata dal nulla, quasi per caso, quando ci siamo conosciuti alle Canarie, e da allora è cresciuta in modo incredibile. K. è diventato il mio migliore amico, un vero fratellino, così legato a casa che non chiama mia mamma per nome, ma semplicemente “mamma”, come se fosse anche la sua. A. è il mio gemellino: non lo vedo mai, ma riusciamo sempre a sentirci e a rimanere vicini, ridendo e condividendo le nostre giornate. Anche S. non lo vedo spesso, ma mi chiama continuamente, soprattutto quando ha bisogno di consigli sulle ragazze o su quale storia mettere su Instagram ed è proprio per questo che lo chiamo el trauma de mi vida.
La foto è stata scattata in un centro commerciale a Las Palmas. Non è speciale per la posa o per la perfezione, ma proprio per questo è bellissima: cattura la nostra amicizia, le risate e i momenti spontanei che rendono tutto più divertente. Ogni volta che la guardo, mi ricorda quanto sia importante avere amici veri, e a quanto io sia stata fortunata ad averli incontrati. Spero con tutto il cuore che la nostra amicizia non finisca mai.” (A. classe terza).