“Ho pensato a lungo cosa portare come gemma quest’anno. Poi ho sentito una frase che mi ha fatto riflettere. “Immagina di leggere un libro dove non ci sia la possibilità di ritornare alla pagina precedente. Con quanta attenzione leggeresti il libro? Ecco questa è la vita!” Ogni volta che ascolto o leggo questa frase, mi viene la pelle d’oca. Rileggo questa frase ogni volta che sento di correre troppo, per ricordarmi di rallentare e godermi davvero ogni singolo minuto. Ridere, piangere, giocare, tornare bambina anche solo per un secondo, abbracciare e stare vicino alle persone che mi fanno stare bene. Ogni giorno scriviamo la nostra storia, e la storia di ciascuno di noi è unica. Ci saranno capitoli bellissimi e frasi che non avremmo mai voluto scrivere; personaggi che saranno nella nostra storia per molti capitoli e altri che se ne andranno, ma lasceranno un segno indelebile. Con questa gemma volevo dire che non importa quante pagine abbiamo già scritto, ma la cura con cui sceglieremo le parole per i prossimi capitoli. Anche se non possiamo tornare indietro, la penna è ancora nelle nostre mani: possiamo decidere noi di rendere la nostra storia una storia che valga la pena di essere letta, fino all’ultima riga”. (S. classe seconda).
“Ed anche quest’anno, come gemma, ho portato una persona molto speciale nella mia vita. Una persona che, anche se non è più fisicamente qui, è sempre con me. All’inizio non volevo raccontare di lui ma poi mi sono fatta coraggio perché il suo ricordo non deve essere un momento di tristezza ma di felicità. Mio nonno è la gemma che ho scelto per questo 2026; un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. Ricordo quando andavo a trovare lui e la nonna: mi faceva i grattini sotto i piedi con un ramoscello che trovavo in giardino e poi mi leggeva le fiabe. Sapeva fare un mondo di cose, aveva persino la sua officina privata… ancora oggi alcune volte quando devo aggiustare qualcosa, dico tra me e me “cavolo non è qui ad aiutarmi”. Era un uomo speciale, pieno di vita, che mi strappava un sorriso, con quelle sua luccicante dentiera. Ora che sono cresciuta è strano immaginarmi il rapporto che ci sarebbe stato tra noi due… se fosse ancora qui sono certa che andrei a trovarlo ogni giorno, per bere un buon tè, parlare del più e del meno o ancora meglio… per aggiustare qualche oggetto o creare qualche cosa insieme. Anche se i ricordi ad oggi sono sbiaditi, lo sento a fianco a me, che ricolora tutti quei momenti passati insieme, per renderli ancora una volta vividi. Mio nonno è la mia gemma indelebile, quella che più di tutte non si può cancellare. Pensare a lui una volta mi faceva solamente male…ma oggi sorrido, amo e ricordo. Al mio nonno❤️” (G. classe seconda).
“Ho portato come mia ultima gemma una canzone, proprio come avevo fatto durante il mio primo anno qua al Percoto. In prima ho portato una canzone di Lucio Dalla del ‘71; quest’anno ho deciso di portare qualcosa di più recente, presentando una canzone dei The Strokes. L’album in cui è racchiusa la canzone mi ha accompagnato durante questi lunghi 5 anni, fungendo quasi da colonna sonora per i miei anni di adolescenza. Ode To The Mets parla della costante delusione da parte di qualcosa o qualcuno che si ama, e la contraddizione nel continuare ad amarlo profondamente. L’autore la scrisse dopo che i New York Mets, la sua squadra del cuore, perse una partita. Trovo questo significato veramente profondo, tuttavia io non riesco ad interpretarla così. Questa canzone è speciale perché ormai la associo ad una persona fondamentale nella mia vita: alcuni dei ricordi migliori che ho sono proprio con questa persona, mentre urliamo questa canzone in macchina. Ormai mi sento legata emotivamente a questi 6 minuti di musica; amo il fatto di poter associare una canzone ad una persona: trovo che si possa creare un legame al di sopra dell’amore, molto più intimo e personale” (E. classe quinta).
“Quest’anno come ultima gemma ho deciso di portare una delle esperienze più belle che io abbia fatto in vita mia. Grazie al lavoro come assistente bagnanti, ho avuto la possibilità di mettermi alla prova, di conoscere persone meravigliose che tutt’ora fanno parte della mia vita. Abbiamo riso tanto e condiviso questa esperienza non facile tutti insieme, supportandoci a vicenda. Mi sono affacciata anche al contatto umano e all’empatia verso i bambini anche se terribili, seppur di passaggio, in vacanza con i propri genitori, hanno reso le giornate migliori con i loro sorrisi. È stato tutto inaspettato e bellissimo e lo farei altre mille volte; grazie a queste persone che hanno reso questo lavoro speciale, anche quando volevo mollare tutto” (A. classe quinta).
“Leggere mi ha sempre appassionata sin da quando ero bambina. Infatti mi ricordo che, ogni volta che andavo in chiesa con i miei genitori, per non annoiarmi mi portavo un libro e lo leggevo durante la messa. Anche adesso, nonostante i numerosi impegni e la scuola, riesco a trovare il tempo per immergermi nella lettura. Leggere mi allontana dalla realtà e mi fa sognare ad occhi aperti. Mi trasporta in un mondo tutto nuovo e tutto da scoprire e mi rende il protagonista di un’altra vita” (A. classe prima).
“Onestamente, fino a poco tempo fa, non avevo la più pallida idea di che cosa portare come gemma. Avevo la testa piena di idee, ma allo stesso tempo vuota. Non riuscivo a decidermi, come mio solito. Poi, ieri sera, mi sono seduta sul letto, con la musica nelle cuffiette, e mi sono messa a pensare, pensare davvero. Che cosa, nella mia vita, potrei chiamare davvero una vera e propria gemma? Che cosa c’è di così tanto prezioso che mi porterebbe con sicurezza a definirla tale? Trovando più risposte a queste domande che mi ponevo, ho notato che una continuava a venirmi in mente più e più volte. Il gruppo delle mie migliori amiche. Questo gruppo è formato da me, A., K., M. ed M. Ho conosciuto M. ed M. alla fine del 2020, mentre A. e K. circa tre anni fa. Ci siamo conosciute tutte tramite la nostra passione, la danza. Per quanto all’inizio fossero solo delle mie compagne a cui stavo antipatica, e per quanto la cosa fosse reciproca, con il passare del tempo, degli allenamenti condivisi, delle esibizioni e dei dietro le quinte pieni di tensione, ci siamo avvicinate sempre di più. Il 2024 non è stato un anno semplice per me, per molti motivi, ma nel periodo in cui il mio umore ha toccato il fondo, sono arrivate loro a rialzarmi. Ci siamo avvicinate all’improvviso, come se il destino avesse voluto mettere lungo il mio cammino delle persone che sarebbero riuscite a farmi sentire meno sbagliata e farmi capire che mi meritavo qualcuno che mi volesse bene davvero. E’ stato molto ironico il modo in cui siamo diventate ufficialmente più che compagne di danza: M., in spogliatoio, stava parlando della sua festa di compleanno che sarebbe avvenuta di lì a poco, e io scherzosamente avevo detto che sarei venuta lì per darle fastidio anche quel giorno. Loro non pensavano che mi sarei davvero presentata, ma è stato così. Mi ricordo perfettamente quella serata, e non penso che me la scorderò mai. Da quel giorno abbiamo iniziato a vederci molto più spesso. Mi hanno accolto nel loro gruppo nonostante loro fossero amiche d’infanzia, senza farmi sentire di troppo nemmeno per un secondo. Sono quel tipo di migliori amiche che avevo sempre sognato: quelle amiche che ti fanno ridere fino al mal di pancia, ma che di lì a poco possono passare a ragionare insieme sulle cose più profonde in assoluto, nonostante la maggior parte delle volte K. ci mette un po’ di minuti a capire di cosa si sta parlando. Sono quelle amiche con cui urli a squarciagola le vostre canzoni preferite in macchina in una sera d’estate, sono quelle con cui esci quando sembra tutto troppo pesante e hai voglia solo di divertirti. A volte mi fermo a guardarle e sorrido tra me e me, pensando a quanto sia bizzarro il modo in cui la vita rimescola le carte. Chi l’avrebbe mai detto che quelle ragazze che guardavo con diffidenza dall’altra parte dello specchio in palestra sarebbero diventate le persone che tutti i giorni mi ricordano che cosa significa la parola amicizia? Il 2024 mi ha tolto molto, ma mi ha regalato la consapevolezza di non essere sola. Ricordo i pomeriggi in cui la stanchezza mentale sembrava prendere il sopravvento su tutto, eppure bastava un loro messaggio o una serata passata a ridere per le battute orribili di ognuna di loro (perché le mie ovviamente sono sempre bellissime) per farmi respirare di nuovo. È questa la loro magia: hanno la capacità di sgonfiare i miei problemi con una naturalezza disarmante, trasformando i miei ‘non ce la faccio’ in ‘ce la facciamo insieme’. Spesso si pensa che una gemma debba essere qualcosa di statico, un oggetto prezioso chiuso in un cassetto o incastonato in un anello. Ma la mia gemma è viva, rumorosa, a volte troppo. È fatta di cinque cuori che battono allo stesso ritmo, anche quando la musica si ferma. È la sicurezza di sapere che, nonostante i miei difetti e i miei momenti di fragilità, c’è un posto in cui non mi sentirò mai quella fuori posto, ma un pezzo di un puzzle bellissimo. Porto questo gruppo come mia gemma non solo per celebrare il bene che (a volte) ci vogliamo, ma perché loro rappresentano una delle mie più grandi vittorie: quella di aver scoperto che, a volte, i tesori più preziosi si nascondono proprio dietro le persone che pensavi fossero più lontane da te, avendo trovato il coraggio di aprirmi, di presentarmi a quella festa anche se non ero invitata ufficialmente. Oggi so che non importa quanto sarà duro il prossimo allenamento o quanto sarà ripida la strada nel mio futuro: finché avrò A., K., M. ed M. al mio fianco, non avrò più paura dei miei momenti di buio, perché so che avrò vicino a me le mie sorelle anche se non di sangue, e che nonostante tutto troveranno sempre un modo per riportare ogni volta la luce. P.S: Ciao ragazze, so che state leggendo questo, e so che avevo detto a M. ed M. che non avrei parlato di voi, ma quando mai vi dico qualcosa di carino in faccia? Vi voglio bene anche se non ve lo dico mai, grazie di tutto<3 (A. classe prima)
“Per la mia gemma, ho voluto portare la prima foto che ho fatto ai miei due gatti, il giorno in cui li abbiamo presi. Il motivo di questa scelta è perché domani compiono entrambi dieci anni, un traguardo speciale sia per loro che per me” (F. classe quarta).
“Come gemma quest’anno porto un posto in cui tornerei sempre e che avrà sempre uno spazio nel mio cuore: Parigi. Mi ricordo la me piccola che sognava i tetti di Parigi e la grandezza della Tour Eiffel, guardando le immagini alla TV. Ho chiesto ai miei almeno un milione di volte di andarci e finalmente a 10 anni hanno deciso di portarmi. La me piccola era la persona più felice del mondo e ancora oggi ricordo quel viaggio come il più emozionante della mia vita. Il giorno in cui sono tornata a casa volevo già tornare e per questo un anno dopo sono tornata. Quest’anno sentivo la mancanza dell’odore del caffè che esce dai bistrot, il luccichio della Tour Eiffel di notte e l’eleganza di tutte le strade e per questo ho obbligato tutta la mia famiglia a tornare di nuovo. Per me ogni volta é come se fosse la prima, rimango sempre stupita dalla bellezza di questa città. A Parigi è come se ci fosse un’altra parte di me, una parte migliore che lascia i pensieri altrove e vive con spensieratezza. A luglio di questa estate sono stata per la terza volta e un giorno spero di prendere un volo per Parigi di sola andata e vivere per sempre con quella parte migliore di me” (B. classe terza).
“Quest’anno ho scelto di portare come gemma questo braccialetto che mi ha regalato una mia amica durante un concerto. Questo braccialetto per me rappresenta soprattutto la forte amicizia che ho con lei, ma anche il legame profondo che ho creato quella sera con un’altra ragazza, con cui ho instaurato un rapporto importante e a cui sono stata vicina durante un periodo difficile. Quella serata è stata speciale sotto ogni punto di vista. Prima del concerto aveva piovuto tantissimo e si pensava addirittura che lo annullassero. Eravamo rimaste sotto la pioggia per molto tempo, completamente bagnate e stanche. Quando però è iniziato il concerto, tutto il resto è passato in secondo piano. Durante il concerto ero completamente presa dal momento e mi sono goduta ogni istante fino alla fine. È stata un’esperienza indimenticabile, non solo per la musica, ma soprattutto per le persone con cui l’ho condivisa e per quello che ha rappresentato per tutte noi. In qualche modo mi ha fatto stare meglio e mi ha aiutata a capire quanto per me sia importante l’amicizia. Questo braccialetto mi ricorda che per me l’amicizia viene prima di tutto, e quando ce l’hai non senti il bisogno di altro”. (G. classe quinta).
“Mi fa strano pensare che la mia prima gemma sarà anche la mia ultima. Sento un po’ di pressione perché ascoltando i pensieri delle mie compagne vorrei fare qualcosa di memorabile, che sia altrettanto bello di ciò che hanno portato loro. Personalmente mi trovo in difficoltà di fronte ad una consegna di questo genere. Io non sono molto brava a parlare di emozioni e soprattutto a condividere ciò che ho dentro, quindi spero che, anche se formulato in modo forse mediocre, il mio messaggio possa passare. La mia gemma sono io, o meglio, la persona che sono oggi grazie alle persone che mi hanno accompagnata nel mio percorso. Portandomi come gemma spero di non risultare narcisista, il mio intento è un altro. Io sono il risultato di molteplici difficoltà, cambiamenti e momenti complessi, ma soprattutto di persone che mi hanno sostenuta quando non riuscivo a farlo da sola. Ci sono stati periodi in cui non è stato semplice stare bene con me stessa e andare avanti, ma oggi sono qui. Sono cresciuta, ho imparato a conoscermi, anche se non molto a fondo, e soprattutto a resistere, anche quando sembrava più facile farsi travolgere dalle emozioni. Non posso dire di essere felice, ma posso dire di stare bene e sapermi prendere cura di me stessa nonostante a volte sembri impossibile. Le fragilità esistono ancora, ma fanno parte della mia crescita. Ci tengo particolarmente a sottolineare l’affetto, anzi l’amore, e il supporto ricevuto dai miei amici, che mi hanno aiutato nei momenti in cui non vedevo la luce alla fine del tunnel e sono tuttora parte della persona che sono oggi. Questi amici meritano di avere un nome per la loro importanza nella mia storia. La mia migliore amica J. è stata la mia roccia, la persona a cui voglio più bene al mondo e a cui tengo di più. C., che mi ha insegnato cosa significa amore fraterno e per la quale provo molto rispetto. M., che è più di un amico, e mi ha insegnato che l’amore non è un privilegio destinato solo a certe persone e non deve essere necessariamente negativo, ma lo posso provare anche io. M., che mi è stato molto vicino e, nonostante non ci siamo parlati per qualche anno, ora è di nuovo parte della mia vita, si preoccupa ancora per me e di questo gli sono molto grata. E ultima ma non per importanza S., che si è mostrata da subito una persona su cui posso contare e che rende la scuola un posto un po’ meno brutto. Grazie. Anche se fatico a dirlo a volte, vi voglio tanto bene. Ho deciso di portare me, insieme alla mia storia e soprattutto alle persone che l’hanno resa possibile”. (L. classe quinta).
“Come gemma di quest’anno ho deciso di non portare un oggetto, come gli anni precedenti, ma una persona fondamentale nella mia vita: la mia migliore amica G. Ci siamo conosciute in prima media e ricordo che c’è stata subito affinità tra di noi. Abbiamo iniziato fin da subito a condividere tutto: esperienze belle e brutte, momenti felici e difficili che ricorderemo per sempre. G. è una persona sensibile e premurosa, un’amica unica che c’è sempre stata nei momenti di bisogno. Mi è stata vicino anche nei periodi più brutti, a volte senza fare nulla di speciale, ma semplicemente ascoltandomi, ed è proprio questo che per me ha fatto la differenza. Finite le medie eravamo preoccupate che le nostre strade si separassero. Non essendo più in classe insieme, il nostro rapporto è cambiato, ma non si è mai indebolito. Anche se le nostre vite hanno preso direzioni leggermente diverse, riusciamo comunque a vederci tutti i giorni e a condividere esperienze assieme. In 6 anni di amicizia G. è diventata una delle persone più importanti della mia vita, è davvero speciale per me e sono felice di averla al mio fianco e di poter condividere con lei ogni momento, sapendo che ci saremo sempre l’una per l’altra”. (A. classe terza).
“La gemma che ho deciso di portare è una statuina di un gatto. Questo oggetto, in sé, non ha un valore materiale particolare, ma l’ho scelto perché mi permette di parlare della persona che me lo ha regalato: mia nonna. Lei ha affrontato davvero tante difficoltà nella sua vita, ma nonostante tutto è sempre rimasta una figura centrale, non solo per me, ma per tutta la mia famiglia. Si è sempre divisa in quattro per renderci felici e, anche nei momenti più complicati, ha cercato di mettere da parte i suoi problemi per mettere al primo posto noi. Mia nonna è stata come una seconda madre per me e per mio fratello. Ogni giorno, dall’asilo fino alla fine delle elementari, è sempre stata lei a portarci a scuola, accompagnandoci con la sua presenza costante e rassicurante. Senza di lei non saremmo riusciti nemmeno ad affrontare alcune scelte importanti, come l’apertura di un mutuo, segno di quanto sia stata fondamentale per la nostra famiglia. Spesso dice che spera di non andarsene presto, perché non vuole lasciarci proprio adesso, quando ci sono ancora delle situazioni da sistemare. Questa frase mi colpisce molto, perché dimostra quanto continui a preoccuparsi per noi, anche dopo aver già dato così tanto. Non so come sarebbe stata la nostra vita senza di lei, senza quell’ancora di salvezza che c’è sempre, soprattutto nei momenti più difficili. Proprio per questo ho deciso di dedicare a lei la mia gemma. Quando guardo questa statuina è come se fosse sempre presente accanto a me. È sulla mia scrivania e ogni volta che entro nella mia stanza le rivolgo uno sguardo. Ha la testa sollevata, come se osservasse tutto dall’alto, e mi ricorda mia nonna, che guarda sempre a noi con attenzione e amore” (G. classe quarta).
“La gemma che ho scelto di portare oggi è la mia vacanza studio di quindici giorni a Eastbourne, nel sud dell’Inghilterra. Sono partita senza grandi aspettative, pensando soprattutto di migliorare l’inglese, ma alla fine è stata un’esperienza molto più importante di quanto immaginassi. Ho conosciuto persone da tutto il mondo e ho stretto legami davvero forti, soprattutto con alcune ragazze di Barcellona, con cui ancora oggi sono in contatto. Ci siamo legate tantissimo anche grazie alle piccole cose, come il fatto che il cibo della mensa fosse terribile e finissimo sempre da Tesco a comprare noodles, trasformando anche quei momenti in ricordi divertenti. Non è stata solo un’esperienza di studio, ma anche di grande divertimento: tra risate, piccoli casini, serate passate insieme e momenti super caotici come quando abbiamo visto tutti insieme la partita Paris Saint-Germain contro Real Madrid, è stato tutto molto intenso. Anche le lezioni erano leggere e piacevoli, nonostante a volte fossimo stanchissimi per le nottate passate a chiacchierare. È un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto, mi ha aiutata a mettermi in gioco e a creare legami veri in pochissimo tempo. Sono davvero grata ai miei genitori per avermi dato la possibilità di viverla, perché è qualcosa che porterò sempre con me”. (C. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho scelto di portare il mio migliore amico M. lo e lui ci conosciamo dai tempi dell’asilo: è stato il mio primo vero amico e, da quel momento, siamo sempre stati inseparabili. Crescendo insieme abbiamo condiviso tantissimi momenti: alcuni dei più belli, e anche tra i più recenti, sono stati il concerto di Tate McRae e quello di RAYE, cantare insieme le nostre canzoni preferite, senza preoccuparci di essere stonati come due campane e ridere fino ad avere il mal di pancia e le lacrime agli occhi resterà sempre uno dei ricordi più preziosi. Con M. ho imparato cosa vuol dire avere un amico vero, qualcuno su cui puoi sempre contare, indipendentemente da tutto. M. è una persona molto importante per me: è simpatico, sincero ma soprattutto leale. Lui mi ascolta davvero perché tiene al mio bene. Ci sono stati momenti in cui avevo bisogno di supporto e conforto, e lui è sempre stato lì, senza esitazioni, dimostrandomi quanto sia importante avere qualcuno di fidato accanto. Per esempio quando lo scorso anno sono stata ricoverata in ospedale, avevo paura e lui era presente. La sua vicinanza è stata fondamentale per me perché mi distraeva dai miei pensieri. Ho ricevuto tanti messaggi da persone con cui nemmeno parlavo che mi chiedevano che cosa avessi o come stessi. Ero stanca di rispondere, perché sapevo che a loro non interessava davvero come stavo: erano solo curiose. Ed è proprio in momenti come questi che si riconoscono i veri amici. È grazie a lui che so cosa significa crescere insieme, condividere sogni e sfide, ridere fino alle lacrime e sentirsi capiti senza bisogno di spiegazioni. C’è però una cosa che mi fa rimanere male: non si ricorda il mio compleanno. È successo anche l’anno scorso, quando, arrivato alla fermata, si è avvicinato a me e alle nostre amiche. Eravamo in silenzio e lui ha detto: «Devo notare qualcosa? Hai fatto qualcosa di nuovo ai capelli?». Alla fine sono stata io a ricordargli che era il mio compleanno, ma ormai so che è fatto così. Ormai sono 14 anni che ci conosciamo e posso dire che la nostra amicizia è senza filtri e sono così grata per questo perché a lui posso raccontare tutto e parlare di qualsiasi cosa, senza paura di essere giudicata. E come disse Herman Melville: «Un vero amico è più vicino di un fratello.»” (A. classe terza).
“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare la cartina del mio paese. Ho con esso un rapporto di amore e odio, perché spesso desidero viaggiare verso luoghi lontani e allontanarmi da questo spazio così piccolo. Tuttavia, ogni volta che sono lontana da casa sento una forte mancanza: dei miei genitori, dei miei familiari, dei miei amici e dei luoghi che frequento da quando sono piccola. Reputo questo luogo un “nido”, in cui posso tornare ogni volta che ho bisogno di trovare conforto” (F. classe quinta).
“Quest’anno per la seconda volta mi ritrovo a fare la gemma il giorno 7 di febbraio. Forse inizio a pensare che non sia più una coincidenza: è il momento che io spieghi perché. Per me questa data ha segnato un inizio e una fine di due capitoli diversi della mia vita che mi hanno insegnato molto. Il primo 7 febbraio una persona ha iniziato a far parte della mia vita, invece quello successivo un’altra persona se n’è uscita. Questa data, per quanto possa essere casuale, ogni anno mi fa riflettere su quanto io sia cambiata nel corso del tempo. È proprio in quei momenti che penso a quanto stavo bene o stavo male quel giorno esatto di qualche anno fa e vorrei poter parlare alla me del passato per poterle dire che tutto ha un inizio e una fine. All’inizio il pensiero che qualcosa di così bello non sia infinito e illimitato suscita angoscia, ma poi con il tempo capisci perché non lo è, e realizzi che sei frutto delle tue esperienze, che la tua anima ne raccoglie tanti piccoli frammenti come dei souvenir dopo una vita di viaggi in giro per il mondo, alcuni indimenticabili, altri che ti fanno capire che in quel posto non ci vuoi tornare più. Quindi oggi, 7 febbraio, spero di andarmene lontano e di tornare senza paura, pronta per ripartire un’altra volta ancora” (G. classe quarta).
“Quest’anno come mia ultima, ma sicuramente non meno importante, gemma ho scelto di portare le mie due amiche più care. Sicuramente non avrei potuto chiedere delle amiche migliori. Nei momenti in cui mi sento giù loro in qualche modo sono sempre presenti, ad esempio con una parola di conforto o semplicemente un sorriso. Qualche giorno fa ho cambiato scuola e quando sono arrivata alla fermata dell’autobus alle 7 del mattino avevo molta paura, ma subito dopo quel timore è svanito quando ho visto le mie amiche aspettarmi per accompagnarmi fino a scuola. Questo loro gesto mi fa capire quanto io sia fortunata ad avere delle persone cosí belle al mio fianco e ne saró sempre molto grata” (A. classe seconda).
“Come gemma ho voluto portare una delle persone più importanti della mia vita: E. L’ho scelta perché per me rappresenta l’amicizia vera, quella che nasce quasi per caso ma che poi diventa indispensabile, una di quelle che ti cambiano la vita senza chiedere permesso. Io ed E. abbiamo iniziato a conoscerci meglio nell’estate della prima superiore. All’inizio eravamo semplicemente due compagne di classe, nulla di più. Poi, giorno dopo giorno, tra una chiacchierata, una risata e del tempo passato insieme, quel rapporto semplice si è trasformato in qualcosa di enorme. Senza nemmeno accorgercene è nata un’amicizia profonda, sincera, che col tempo è diventata una delle parti più importanti della mia vita. Da quel primo “conosci anche tu gente di Pagnacco?” è iniziato tutto, e da lì non ci siamo più fermate. Con E. ho capito davvero cosa significa non sentirsi mai soli. È una di quelle persone di cui non riesci a fare a meno, perché sai che c’è sempre. Siamo una spalla l’una per l’altra in ogni momento: in quelli felici, quando ridiamo fino alle lacrime e ci divertiamo come matte, ma soprattutto in quelli difficili, quando basta la sua presenza per stare un po’ meglio. Condividiamo tutto, senza maschere, sapendo di poterci fidare completamente. E. è una persona che sa esserci davvero. Mi sostiene, mi incoraggia, è fiera di me anche quando io faccio fatica ad esserlo. Mi calma quando sto male, mi ascolta per ore senza stancarsi, mi capisce anche solo da uno sguardo. È quella che mi ha asciugato le lacrime, che è rimasta nonostante il mio carattere difficile, che non se n’è mai andata nei momenti complicati. È quella che mi abbraccia quando sa che ne ho bisogno, anche senza che io dica nulla. Grazie a lei sono cresciuta, ho imparato a conoscermi meglio e a credere di più in me stessa. La sua presenza è un regalo enorme: è solare, altruista, premurosa…speciale e unica. Una di quelle persone rare che illuminano la vita di chi hanno accanto. Non servono mille amici, ma una che ne vale un milione, e lei per me è esattamente questo”. (G. classe quinta).
“Oggi ho scelto di portare come gemma i miei fratelli: T. e O. T. è il fratello più grande con cui il rapporto è diventato davvero “più bello” solo col tempo. All’inizio si sentiva tantissimo il distacco d’età: otto anni sono tanti, soprattutto da piccoli, infatti non eravamo molto uniti. Ho iniziato a notare un vero cambiamento pochi mesi prima che si trasferisse con la sua morosa L.; sentivo che mi cercava di più, che mi chiedeva cose che prima non chiedeva. Non pensavo potessimo andare così d’accordo: ho scoperto che abbiamo lo stesso tipo di ironia, gli stessi “problemi con la mamma” e che la pensiamo allo stesso modo su tante cose. Mi ha aiutata molto quando a scuola non andava bene: lo faceva sempre un po’ prendendomi in giro, “sfottendomi”, ma in realtà mi aiutava a tranquillizzarmi e a non sentirmi sbagliata. Per fortuna lavora nell’azienda dei miei genitori, quindi ho ancora la possibilità di vederlo tutti i giorni, e questo per me conta tantissimo. O., invece, è stato il fratello dei “traumi”. Quello che ti faceva mettere in porta promettendo che avrebbe tirato piano (spoiler: non lo faceva mai). Quello che provava su di me tutte le mosse di wrestling e che, quando ti faceva male, la prima cosa che diceva non era “stai bene?”, ma “non dirlo alla mamma”. In quei momenti lo odiavo, ma se potessi tornare indietro non rifiuterei più neanche una di quelle proposte, perché solo oggi so che erano momenti preziosi. A differenza di T, O. lo vedo di meno. Anche lui lavora nell’azienda, ma è sempre fuori casa per lavoro e, quando torna, deve subito andare ad allenamento. Però quel poco tempo che lo vedo mi basta, perché riesce sempre a farmi ridere. Sicuramente un momento che porto nel cuore è il viaggio a New York, quando siamo andati tutti e tre insieme, più L. È stata proprio la vacanza dei sogni e non volevo che finisse. Non nego che abbiamo litigato, ma anche questo l’ha resa “nostra”. Amo i miei fratelli, amo vederli giocare a calcio, amo quando ci ritroviamo per fare merenda, amo quando ci prendiamo in giro, amo quando mi dicono “ma tu sei la sorella di…”, amo come riescono a farmi ridere, amo anche quando litighiamo, amo quando scherziamo su chi sia il figlio preferito, amo essere cresciuta con loro. Amo tutto di loro e sono davvero grata di non essere figlia unica… anche se, in fondo, una sorellina me la meritavo”. (P. classe quarta).
“Quando avevo 10 anni mio papà comprò una chitarra elettrica. Non so bene perché dal nulla comprò una chitarra, ma penso sia stato il migliore acquisto mai fatto. A me, al tempo, la chitarra non interessava molto, né avrei voluto imparare a suonarla, ma in qualche modo i miei mi iscrissero in una scuola di musica e poco dopo iniziai a prendere lezioni. Il primo anno non dimostravo grande interesse, tanto che i miei pensarono di smettere, ma poi d’un tratto iniziai ad appassionarmi di musica. Da quel momento penso che in me scattò qualcosa, insomma, prendevo sempre in mano la chitarra, e ogni momento era un buon momento per suonare qualcosa. Ormai suono questo strumento da 5 anni, e miei vicini lo sanno bene… Ogni volta che la prendo in mano non penso più a nulla, se non al movimento delle mie dita sul manico e alle note” (E. classe prima).