Gemma n° 2987

“Questa è una polaroid scattata a Trieste, siamo io e L., una ragazza con cui sono amica da ormai poco più di un anno ma a cui sono particolarmente legata. È una delle persone più importanti della mia vita e un’amica veramente speciale con cui condivido molto e di cui mi posso sempre fidare; infatti parliamo praticamente ogni giorno. Questa foto la tengo sempre nella cover del mio telefono, da quando è stata scattata, per ricordo di quella giornata in cui siamo riuscite a incontrarci di nuovo: purtroppo lei abita a Lubiana quindi spesso è difficile riuscire a trovarsi. Sono molto grata di questa amicizia e spero di portarla avanti per molti altri anni” (G. classe quinta).

Gemma n° 2986

“Questa penna è un regalo di mio papà. Non ha solo un valore economico, ma soprattutto un valore affettivo. Poiché non ho un legame molto stretto con lui, a volte contorto e difficile per via delle discussioni, questo oggetto è ciò che mi fa pensare a lui e rappresenta un qualcosa di positivo e piacevole. Infine mi auguro che in futuro si possa creare un rapporto più forte tra noi” (M. classe quinta).

Gemma n° 2985

“Solitamente quando si arriva alla fine di un’esperienza, ti viene chiesto di tirare le somme. Visto che dopo cinque lunghi anni, anche le superiori che sembravano infinite stanno in realtà finendo, mi sono ritrovata a tirare le somme anche io. Come gemma volevo portare qualcosa di significativo e che potesse dare un’immagine abbastanza esaustiva di questi anni. Ci ho pensato molto perché volevo davvero trovare la cosa perfetta e alla fine ho pensato che il modo migliore per raccontare me stessa e questi cinque anni, era parlare delle persone che mi sono state accanto.
Parlando di loro, parlo in realtà più di me stessa perché ognuna di queste persone mi ha lasciato un pezzetto. La canzone del video si chiama Foto di gruppo. Per me è una di quelle canzoni che ogni volta che ascolti, ti fa capire qualcosa di nuovo sulla vita. Ho scelto questa canzone per il ritornello che dice “tanto va così, ti accorgi che la vita è una foto di gruppo, molti posano”. Praticamente il cantante parla delle persone vere, delle persone che lo hanno reso ciò che è lui oggi.
Questo è il motivo per cui anche io, cercando di tirare le somme mi sono ritrovata tra le mani tanti ricordi e nei pensieri le facce delle persone che mi hanno reso la E. che sono. Quando mi guardo allo specchio, spero di aver imparato qualcosa da ognuna di queste persone: Q. mi ha insegnato cosa vuol dire essere gentili, M. mi ha infuso almeno un po’ della sua spensieratezza, L. mi ha dimostrato che per le cose belle vale la pena saper aspettare. Da S. ho capito che a volte al posto di farsi tante domande va bene anche arrabbiarsi e farsi una risata mentre P. mi ha dimostrato che i veri amici ci sono sempre, in qualsiasi momento. Oltre loro ovviamente ci sono anche gli amici di sempre, ma di quelli ne ho già parlato tante volte.
Mi è capitato più volte negli ultimi mesi di accorgermi che siamo diventati grandi e che non siamo più i ragazzini scalmanati che facevano feste ogni weekend e che uscivano la sera per ore senza una meta. Adesso siamo grandi, abbiamo la macchina, qualcuno un lavoro, le rispettive morose e morosi. Ogni tanto guardo i miei amici e capisco che siamo grandi, un po’ perché mi sento sopraffatta dalle responsabilità, un po’ perché vedo che F. (mia nonna), che per anni è stato il punto di riferimento per tutta la compagnia di amici, sta iniziando a invecchiare e per lei non è più così facile tenere tutti a casa sua. Un po’ perché tra tutti i nostri impegni è diventato più difficile vedersi, un po’ perché l’anno prossimo porterà tanti cambiamenti.
Per ultimo ma non per importanza vorrei fare un pensiero sulle persone che nella “foto di gruppo” della mia vita sono le più importanti: ovvero M., mia zia C. e F. Di loro non voglio avere un pezzetto, vorrei avere letteralmente tutto. F. mi ha insegnato tutto quello che so, l’importanza di avere dei valori e l’amore per la letteratura. Mia zia, anche se faccio fatica a dimostrare quanto le voglia bene, è la persona che forse c’è stata di più in tutta la mia vita e che ha sempre lottato e fatto di tutto per vedermi felice. E infine M., non serve che dica molto perché lui lo sa già, è colui che dà un senso a tutte le mie giornate. Allora quello che spero io è che la foto di gruppo della mia vita contenga per sempre tutte queste persone vere e sincere”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2984

“Quest’anno scegliere la gemma è stato molto complicato, non riuscivo a trovare nulla che valesse la pena di essere portato come gemma. Alla fine ho deciso di dedicarla al concerto dei Guns N’ Roses che ho visto l’anno scorso a Firenze. Le canzoni dei Guns sono state la colonna sonora di gran parte della mia vita, perché mio padre me li ha fatti conoscere quando ero molto piccola. La loro musica è sempre con me, qualsiasi sia il mio stato d’animo. Una canzone in particolare è molto importante per me, ed è November Rain.
Ci sono certe canzoni che sembrano parlare per te, i cui testi dicono esattamente ciò che vorresti dire tu; ricordo che quando ero bambina e i miei genitori si arrabbiavano con me, io per tranquillizzarmi pensavo “stai tranquilla, non durerà per sempre”. Quando ho letto per la prima volta il testo di November Rain, ho scoperto che a una certa il testo dice “nothing lasts forever, even cold November Rain”. La prima cosa che ho pensato è stata “ma tu guarda, dice proprio quello che mi dico io”. Da quel momento November Rain è diventato il mio safe place musicale, ho cominciato a lasciarmi curare dalle sue note e a farmi distrarre dal suo assolo e non ho mai smesso. Il mio sogno più grande era, un giorno, di poterla ascoltare dal vivo e sono estremamente felice che questo sogno si sia realizzato. Ogni momento è impresso nella mia memoria secondo per secondo: le luci blu che sostituiscono quelle rosse, lo zoom sulle mani di Axl Rose che suonano l’intro della canzone al pianoforte, le parole “nothing lasts forever, even cold November Rain” che mi accompagnano dall’infanzia cantate proprio sotto i miei occhi proprio da Axl Rose. Io non credo di essermi mai sentita così a casa come quella sera, è stata un’emozione unica e indimenticabile. Credo che questo sia stato il mio primo e ultimo concerto dei Guns n Roses, loro stanno invecchiando e io, essendo ancora troppo giovane, non posso sperare di avere qualcuno che mi accompagni di nuovo a un loro concerto, però sono comunque molto grata di averli potuti vedere dal vivo almeno una volta. Quando loro non ci saranno più, ripenserò a questo concerto e sarò felice di aver avuto questa opportunità. Niente dura per sempre, neanche i Guns n Roses, ma almeno avrò per tutta la vita il ricordo di questo concerto” (M. classe terza).

Gemma n° 2983

“Io avevo paura dei cani e un giorno i miei genitori hanno deciso di comprarne uno; io non lo volevo ma loro insistevano. Così ne chiesi uno piccolino e mi è arrivato Sam, che a soli tre mesi pesava già 25 kg. Io non avevo paura di lui, anzi lui mi ha fatto passare la paura, siamo cresciuti insieme e avevamo un’intesa unica. Il mio cane era semplicemente gigante e per me stare in piedi se avevo lui con me è sempre stato praticamente impossibile: appena facevo un semplice passo lui correva per prendermi e per buttarmi a terra e ci riusciva ogni volta. Dopo 9 splendidi anni ci ha lasciato in modo improvviso;  forse per vecchiaia era arrivato il suo momento. So solo che ha lasciato un vuoto incredibile che nessuno e nulla potrà realmente colmare. Ora i miei genitori hanno preso Axel, un nuovo cane a cui mi sono già affezionata, ma nulla potrà mai rimpiazzare Sam, anche se Axel è già diventato parte della famiglia” (A. classe prima).

Perché preferì lui? Caino ci interroga

C’è una domanda che non ha risposta. Non perché nessuno l’abbia cercata — secoli di teologi, filosofi e poeti ci hanno provato — ma perché il testo che la contiene, il quarto capitolo della Genesi, si rifiuta deliberatamente di rispondere. Dio gradisce l’offerta di Abele. Non gradisce quella di Caino. E non dice perché.
Jovanotti, in poche strofe di Buon Sangue, fa una cosa semplice e spiazzante: invece di prendere la versione comoda — Caino il cattivo, Abele il buono, morale della favola — torna al testo nudo e si ferma davanti a quel silenzio. E da quel silenzio tira fuori non una risposta, ma una domanda ancora più bruciante. “Una domanda insanguinava il suo cuore e cervello. Perché Dio quella mattina preferì mio fratello?” Insanguinava. Non tormentava, non turbava. Insanguinava. Una ferita aperta, non un pensiero.

Il video su questo secondo personaggio entra lentamente in questo territorio. E lo fa con alcune domande che vorrei lasciare qui prima di guardarlo, perché potrebbe essere un esercizione interessante arrivarci già un po’ “inquieti”.

Vi è mai capitato di non ottenere qualcosa — un riconoscimento, un’opportunità, un po’ di attenzione — senza una ragione apparente? Non una sconfitta spiegabile, non un errore vostro: semplicemente, qualcuno accanto a voi ha ricevuto quello che voi non avete ricevuto. Come ci si convive? Si trova una spiegazione, oppure si impara a stare dentro l’interrogativo?
Conoscete qualcuno — nella letteratura, nella storia, nella vostra vita — che ha reagito al senso di essere “meno amati” con violenza? Verso gli altri, o verso se stesso. E soprattutto: quella violenza è arrivata dal nulla, o è arrivata dopo un dolore preciso?
È possibile fare domande arrabbiate alla vita, al destino, a Dio — senza per questo smettere di sperare? C’è differenza tra la protesta e la disperazione? Dove passa il confine?
E poi c’è la svolta più difficile, quella su cui il video si sofferma più a lungo: Jovanotti dice che nei momenti più bui, Caino sentiva di essere il più amato. Non lo sapeva. Lo sentiva. Cosa distingue la speranza dalla certezza? E quando avete sperato qualcosa senza poterlo dimostrare, cos’è che vi ha tenuti in piedi?
Infine, la domanda forse più destabilizzante di tutte: le persone possono davvero cambiare dopo aver fatto qualcosa di grave? Il senso di colpa è una prigione o può diventare una porta? E il perdono — quando arriva — a chi serve di più: a chi lo riceve o a chi lo dà?

Jovanotti sceglie Caino come antenato illustre. Non nonostante quello che ha fatto, ma insieme a quello che ha fatto. È un’affermazione difficile da accettare. Ed è esattamente per questo che vale la pena fermarsi.

Gemma n° 2982

“Ho scelto la canzone A modo tuo di Elisa per la mia gemma  perché per me rappresenta un legame molto importante: quello con mia nonna. Questa canzone parla dell’amore di chi ti cresce e ti accompagna nella vita, lasciandoti libero di essere te stesso, “a modo tuo”. Ed è proprio questo che rappresentava per me mia nonna. Mia nonna è venuta a mancare il 13 gennaio di quest’anno, e questa era una delle sue canzoni preferite. Io sono cresciuta con lei dal giorno della mia nascita fino ai miei  18 anni, e per me non era solo una nonna, ma una presenza fondamentale nella mia vita. Ogni volta che ascolto questa canzone penso a lei, a tutto l’amore che mi ha dato, ai momenti passati insieme e a tutto quello che mi ha insegnato. Adesso mi ritrovo ad affrontare la vita senza di lei, ed è difficile. Però questa canzone mi aiuta, perché mi ricorda che anche se lei non c’è più fisicamente, tutto quello che mi ha lasciato dentro continua a vivere in me. A modo tuo per me è importante perché mi fa sentire ancora vicina a lei. È come se, ogni volta che la ascolto, mi accompagnasse ancora e mi dicesse di andare avanti, vivendo la mia vita proprio a modo mio. Per questo ho scelto questa canzone: perché rappresenta un amore che non finisce mai” (A. classe quinta).

Il cuoco di Ulisse

La canzone Buon sangue di Jovanotti comincia con una frase apparentemente assurda: “Un mio parente era il cuoco sulla nave di Ulisse.”
Non Ulisse. Non Circe. Nemmeno uno dei marinai che legarono il capitano all’albero maestro per resistere alle Sirene. Il cuoco. Quello che preparava pranzi e cene, invisibile com’è invisibile chi nutre gli eroi senza diventarlo mai.
Eppure è proprio lui — addormentatosi di guardia, senza cera nelle orecchie, per puro caso — ad ascoltare quel canto misterioso. E a dimenticarlo. E a portarselo dentro per sempre senza saperlo.

Nel video qui sopra ho cercato di attraversare insieme il paradosso meraviglioso che Jovanotti costruisce: un antieroe che entra nell’epica dalla porta di servizio e ci insegna qualcosa che Ulisse, con tutto il suo ingegno, non avrebbe potuto insegnarci.
Il testo mi ha lasciato in mano una serie di domande scomode. Del tipo che non si chiudono facilmente. Del tipo che tornano.

Siamo troppo bravi a mettere la cera nelle orecchie? Filtri, notifiche disattivate, bolle algoritmiche: ci proteggiamo dall’ignoto con una precisione che i marinai di Omero si sognerebbero. Ma cosa stiamo perdendo, mentre siamo così occupati a non disturbarci?
Chi è il cuoco nella nostra storia? A scuola, in famiglia, nella squadra in cui giochiamo o lavoriamo — c’è sempre qualcuno che non finisce nelle foto di gruppo ma senza cui tutto si fermerebbe. Lo riconosciamo? L’abbiamo mai ringraziato?
Vivere come in un sogno: liberazione o fuga? Jovanotti dice di aver imparato dal cuoco a trattare la realtà come un sogno. È un invito alla leggerezza o un rischio di perdere il contatto con ciò che fa male e che va cambiato?
Abbiamo un ricordo dimenticato che ci ha cambiato? Un concerto, un viaggio, un incontro: magari non ne ricordiamo quasi nulla, eppure sentiamo che dopo non eravamo più le stesse persone. Com’è possibile essere stati trasformati da qualcosa che non sappiamo nemmeno di ricordare?
Perché “parente”? Jovanotti poteva dire “ho sentito la storia”, “mi hanno raccontato”. Invece dice parente. Scegliere come antenato qualcuno che non ha fatto grandi imprese, ma ha semplicemente saputo restare aperto all’assoluto — non è forse il gesto più radicale del pezzo?

Queste sono le domande che il video prova ad aprire, senza la pretesa di chiuderle. Perché certe cose, come il canto delle Sirene, non si spiegano: si ascoltano, si dimenticano, e restano.

Chi sei tu?

“Ho una t-shirt blu, ormai consunta, con una scritta tratta dal libro Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder: Chi sei tu?”. Iniziava così un post di 13 anni fa su questo blog (il prossimo anno oradireli festeggerà i 20 anni di esistenza…)!
Il mondo di Sofia è uno di quei libri che certi lettori portano con sé per anni, non sugli scaffali ma addosso, letteralmente. E quella domanda, semplice e impossibile insieme, è il punto da cui parte il nuovo ciclo di video di cui trovate il primo qui sopra e che rimette abbondantemente mano a quei pezzi di parecchi anni fa. Il testo è molto rimaneggiato e ampliato.

Gaarder pone quella domanda a una ragazzina davanti a uno specchio. Sofia Amundsen fissa il proprio riflesso, dice “tu sei me”, capovolge la frase — “io sono te” — e non riceve risposta. Si rende conto di non aver scelto nulla di essenziale: non il nome, non il naso troppo piccolo, non i capelli neri che pendono diritti come spaghetti e su cui la lacca non attacca. Non ha scelto nemmeno di essere umana. Eppure è lei. Inequivocabilmente, irriducibilmente lei.
È uno dei momenti più onesti che la letteratura abbia dedicato alla domanda sull’identità: niente risposte solenni, solo una bambina sconcertata che alla fine decide di andare in giardino.

Quel brano ho deciso di collegarlo a una canzone che sembrava aspettare esattamente quella domanda per avere senso. Si tratta di Buon Sangue di Jovanotti, dall’album omonimo del 2005.
Il concetto di fondo, a prima vista, è quasi disarmante nella sua semplicità: siamo tutti poco originali. Abbiamo preso un po’ da tutti — dai parenti vicini, da quelli lontani, da quelli così lontani nel tempo di cui non sappiamo nemmeno i nomi. Siamo un impasto di voci, di facce, di gesti ereditati. Un archivio ambulante di chi ci ha preceduto.
Eppure — ed è qui che la canzone si complica nel senso migliore — c’è qualcosa che non si ripete. “Niente accade due volte”, canta Jovanotti verso la fine. Quella combinazione specifica di eredità, quel particolare incrocio di storie, non è mai esistita prima e non esisterà mai più.

Visto da questa angolazione, Buon Sangue suona come una lunga risposta alla domanda che Sofia non riesce a chiudere davanti allo specchio. Chi sei tu? Sei il risultato di tutto ciò che ti ha preceduto — e insieme qualcosa che accade una volta sola.

Nelle prossime puntate il testo verrà affrontato per piccoli pezzi, con calma, come merita. Ogni frammento nasconde più di quanto sembri a una prima lettura.

Gemma n° 2981

“Se mi avessero chiesto cosa avrei portato come gemma, avrei risposto con un film o con una serie.
Ma nell’ultima settimana ho pensato molto a cosa portare e mi è venuta un’idea: parlare di una persona davvero importante per me cioè la mia migliore amica. Si chiama S., un nome che hanno molte persone ma la differenza è che nessuno è come lei. Ci siamo conosciute in prima media, inizialmente neanche ci parlavamo, poichè lei mi riteneva “antipatica” per le persone che frequentavo e io non l’avevo neanche notata. Col tempo, grazie a delle amicizie in comune ci siamo iniziate a parlare e siamo diventate sempre più amiche. Se ho detto che è molto importante per me è perchè c’è stata in molti periodi della mia vita; se avevo bisogno di qualcuno, lei c’era sempre per me, mi ha visto cambiare molto. Quando le chiedo qualcosa in prestito, non ci pensa neanche due volte a prestarmelo, magari sembrano piccole cose ma per me sono grandissimi atti di gentilezza. Anche se a volte lei si sente inadeguata, per me è sempre la più brava e la più bella. Spero che lei sappia quanto valgono tutti i momenti passati insieme e se oggi sono quella che sono è anche grazie a lei. Per questo, se mi chiedessero di nuovo quale sia la mia gemma, non avrei dubbi: sceglierei sempre la nostra amicizia”.

Gemma n° 2980

“Io volevo portare il mio artista preferito, Eminem, perché è come una roccia per me e con la sua musica mi ha aiutata nei miei momenti più bui. Quando ascolto le sue canzoni mi sento bene, a mio agio. Per me Eminem non è solo un rapper, per me è come un padre, un migliore amico e un fratello. Mi ha salvato da molte situazioni sgradevoli e mi tira sempre su il morale” (S. classe prima).

Gemma n° 2979

Immagine creata con @ChatGPT

“Come gemma ho deciso di portare la mia famiglia. Ho due fratelli e una sorella e sono la più piccola: mi ritengo molto fortunata perché ho una famiglia che mi vuole bene. Uno dei miei sogni è rendendere i miei genitori fieri di me per rigranziarli per tutti i sacrifici che hanno fatto per me” (M. classe prima).

Gemma n° 2978

“Kobe Bryant è un grande esempio per me perchè, anche essendo solo un giocatore di basket, mi ha insegnato a credere in quello che si vuol fare anche se sembra impossibile da raggiungere.
Inoltre ho imparato che credere in se stessi è molto importante anche se si pensa di non potercela fare perchè aumenta la fiducia e aiuta a migliorare.
Lui purtroppo è morto un po’ di anni fa in un incidente aereo, però la sua storia mi ha lasciato molti insegnamenti importanti” (G. classe prima).

Gemma n° 2977

“La mia gemma è Leon, il mio cane, che fin da piccola mi ha accompagnato e a cui ero molto legata.
Ogni volta che i miei genitori litigavano, o avevo bisogno di conforto, mi chiudevo in camera e giocavo spensierata con lui coccolandolo. Era come il mio rifugio e un fratello non di sangue. Nonostante sia stato sfortunatamente ucciso, è stato un animale con un grande cuore e un’enorme pazienza. Rimarrà sempre nel mio cuore e sarà per sempre il mio primo migliore amico” (M. classe prima).

Gemma n° 2976

“Ho portato la canzone Amelie perché mi sento rappresentato da lei, sia dal significato che dalle parole dell’artista, che è uno dei miei preferiti, e ho deciso di riportare qui un’intervista di Kid Yugi (il cantante), dove spiega il significato della sua canzone e la storia che c’è dietro Il significato.
Chi è Amelie? “Amelie nasce da questo flirt che ho avuto con questa ragazza e dal fatto che, questa ragazza se n’è dovuta andare la mattina dopo che noi ci siamo aperti. Questa ragazza è dovuta partire, tornare a Parigi e io la pensavo spesso, l’ho pensata spesso nelle ore successive, nei giorni successivi.  Chissà quante storie bellissime esistono così, nella vita di tutti, cioè quante volte ognuno di noi conosce una persona che finisce poi per idealizzare per tutta la vita o almeno per un lungo periodo”. Kid Yugi prosegue poi spiegando perché la fine immediata di un rapporto possa essere un “dono” per l’immaginazione, proteggendo il ricordo dalla realtà: “Grazie a Dio esistono queste storie, perché non vengono sporcate, contaminate dalla realtà, che alla fine è quello che rende tutto umano e che rende tutto insipido. Magari ti innamori di una ragazza, che per un motivo o per un altro, non vedi mai più perché si trasferisce in un altro paese e tu, continui a pensare a questa ragazza perché non te ne sei fatto in poco tempo un’idea precisa, ne hai appena abbozzato i contorni nella tua mente e quindi sei tu a riempirla, con te stesso, con i tuoi sogni, con le tue inclinazioni, con i tuoi desideri”.
(C. classe quarta).

Gemma n° 2975

“Quest’anno come gemma ho scelto di portare mia madre. Questo per me è strano perché mia mamma non è la mamma con cui mi confido quando ho un problema, non è quella con cui parlo delle cose che mi succedono tutti i giorni, non è quella che mi accompagna a fare shopping, mia madre è più quella con cui troppo spesso non riesco a parlare, quella con cui litigo troppo spesso, con cui alzo la voce, che mi dà consigli che non voglio seguire.
Nonostante tutto questo però non la vorrei diversa anzi, penso che sia quella perfetta per me, quella che mette alla prova tutti i miei difetti e mi aiuta a crescere tutti i giorni, e sono grata a lei per tutte le cose che fa perché, nonostante non mi piacciano, attraverso di esse mi dimostra quanto mi vuole bene. Insomma, lei non è la mamma dei sogni ma è quella di cui ho bisogno” (B. classe quarta).

Gemma n° 2974

“Come gemma ho deciso di portare l’equitazione, lo sport che ho praticato fino a qualche mese fa.
Era una delle poche cose che mi rendevano felice e spensierata.
Anche se purtroppo ho dovuto lasciare questo sport sarà sempre parte della mia infanzia e della mia felicità” (N. classe prima).

Gemma n° 2973

“Come gemma per questo quarto anno ho scelto G. Se guardo indietro, vedo i volti di tutti gli amici che non mi hanno mai fatto mancare il loro supporto nei momenti no, ma G. è il primo a cui penso: la sua presenza è stata, ed è tuttora, il mio aiuto più grande.
Non so come o quando sia successo, ma un po’ alla volta mi sto rendendo conto di aver trovato una persona meravigliosa.
Il mio modo di voler bene non conosce vie di mezzo: o amo con tutta me stessa o non mi interessa affatto. Con G. è stato così; sono stata travolta dal suo lato dinamico, dalla sua capacità di trovare la parte divertente in ogni situazione e da quella sua imprevedibilità che non smette mai di sorprendermi.
Questa sua vitalità contagiosa mi ha aiutato infatti a ritrovare quella parte di me che credevo ormai persa, quella parte che si stava affievolendo ogni giorno di più, rendendo le giornate sempre tutte uguali e noiose.
Grazie a lui sto riscoprendo piano piano la gioia e la bellezza delle cose di ogni giorno, imparando a guardare il bicchiere mezzo pieno invece di quello vuoto.
G. non è solo qualcuno che mi fa stare bene, ma una persona che ammiro per la leggerezza, la vivacità e la sicurezza con cui affronta la vita.
Sicuramente lui non se ne rende conto, ma soprattutto in questo periodo è stata la cosa più bella che mi potesse capitare”.
(I. classe quarta).

Gemma n° 2972

“Pratico danza da quando avevo tre anni. Ho iniziato principalmente perché era un desiderio di mia madre, dato che anche lei aveva praticato danza per tantissimo tempo, così un giorno decise di iscrivermi e da lì è partito tutto. Mi sono appassionata subito, volevo sempre andare a lezione e soprattutto divertirmi, stando con le mie amiche e imparando passi e movimenti nuovi. Solo che con l’andare del tempo le cose si stavano complicando e non sentivo la danza fare parte di me, per varie motivazioni, specialmente dall’anno scorso. Perciò con molta fatica ho deciso di mollarla e continuare con un altro sport. Lasciare la danza è stata una delle scelte più difficili perché ha fatto parte di me per 11 anni e a volte tuttora ripenso al fatto che sarei potuta andare avanti, ma forse è stato meglio così.
Ho deciso di portare la danza perché è stata una delle fasi più belle della mia vita che ricorderò per sempre” (E. classe prima).

Gemma n° 2971

“Come gemma quest’anno ho scelto di portare la serie Una mamma per amica.
Sono molto legata a questa serie perché è la mia preferita e ogni volta che la guardo mi mette di buon umore.
Un altro motivo per cui sono molto legata a questa serie è che era anche la serie preferita di mia mamma quando era giovane e in qualche modo questo mi fa sentire più vicina a lei, infatti ogni volta che la troviamo in tv la guardiamo insieme.
La serie parla di una mamma e sua figlia e del loro rapporto, come fossero migliori amiche ed è anche per quello che mi unisce molto a mia mamma, perché lei è sempre stata la mia prima e, in un certo senso, unica migliore amica ed è sempre stata la prima persona a cui io potessi chiedere consigli o aiuto ogni volta che ne avessi bisogno” (N. classe quinta).