Gemma n° 2939

“Quest’anno, come ultima gemma, ho deciso di portare la gita di quinta. È stato un viaggio che, oltre ad avermi regalato ricordi importanti, mi ha dato anche la possibilità di condividerlo con le mie migliori amiche. Penso che la Grecia sia stata la meta perfetta per concludere nel migliore dei modi questi cinque anni di scuola superiore. Aver vissuto questa esperienza insieme a loro mi ha fatto capire quanto la nostra amicizia sia forte e indissolubile. Sono certa che questo legame non si concluderà con la fine della scuola, ma continuerà ad accompagnarci per tutta la vita” (A. classe quinta).

Gemma n° 2938

“Come gemma ho portato uno dei regali che la mia migliore amica mi ha regalato per il mio compleanno, cioè un CD. È un regalo molto speciale perché fatto da una persona speciale che mi conosce davvero, e comprende alcune delle mie canzoni preferite e, oltre a quelle, una canzone che ha detto le fa pensare a me e un sonetto scritto da lei. È molto importante per me perché mi fa ricordare che al mondo ci sono persone che tengono a me e, nonostante la distanza, è una delle persone più importanti per me. Quando mi vengono dei dubbi, guardo questi suoi regali e mi ricordo che almeno una persona che tiene veramente a me c’è sicuramente. Nel pacco regalo che ho ricevuto c’erano anche altre cose, ma ho scelto questo perché è il più personalizzato e significativo, ma soprattutto qualcosa di inaspettato che nessuno mi aveva mai regalato prima. Mi fa piacere sapere che ci sono cose che le ricordano me, ed è molto importante per me anche perché considerando la distanza tra noi e il fatto che non ci siamo mai viste dal vivo, è bello sapere di toccare qualcosa che è stato precedentemente nelle sue mani” (D. classe seconda).

Gemma n° 2937

“Era il 24 dicembre e stavo facendo una delle mie attività natalizie preferite: impacchettare i regali mentre guardavo un film. C’era quell’atmosfera calda e sospesa che solo la vigilia sa creare, fatta di carta colorata, nastri sparsi ovunque e lucine che brillavano in sottofondo. Il film era “L’amore non va in vacanza”, uno di quelli che per anni mi ero rifiutata di vedere perché convinta fosse la solita commedia romantica prevedibile, ma alla fine mi ha sorpresa. Dopo aver finito il mio “turno da elfo”, stavo sistemando le carte e i fiocchi avanzati quando mia mamma è arrivata di corsa dicendo che c’era ancora un regalo da incartare. Per fortuna ha aggiunto che lo avrebbe fatto lei: per quanto ami questa tradizione, sono anche abbastanza pigra e l’idea di ricominciare da capo non mi entusiasmava affatto. Il giorno dopo, al momento dello scambio dei regali, mia mamma ha appoggiato sul tavolo un piccolo pacchetto (proprio quello della sera prima) dicendo che era per me e per le mie sorelle. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di porgercelo, una dolcezza silenziosa che ho capito solo dopo. Quando lo abbiamo aperto, abbiamo trovato quattro ciondoli: due per le mie sorelle maggiori, uno per lei e uno per me. Separati erano semplici pezzi dorati, ma messi insieme formavano un unico cuore. Appena l’ho visto l’ho indossato subito, quasi d’istinto, come se sapessi che non fosse soltanto una collana. Con il passare dei giorni, ogni volta che lo guardavo, capivo sempre di più che non era solo un oggetto, non era solo un insieme di molecole che casualmente componevano un pezzo di puzzle. Era qualcosa di più profondo: un simbolo concreto di tutto l’amore e di tutti gli insegnamenti che mia madre ha sempre cercato di trasmettere a me e alle mie sorelle. Fin da quando eravamo piccole, ci ha ripetuto che la cosa più importante fosse l’amore. Non solo provarlo, ma scegliere ogni giorno come donarlo: attraverso le parole, nei gesti più piccoli, nella presenza costante anche quando la vita si fa complicata. Io, che sono sempre stata una persona molto riflessiva, non ho mai smesso di pensare a queste sue parole. Nemmeno ora, mentre scrivo. Forse è proprio per questo che quel ciondolo non rappresenta soltanto l’unione tra me, le mie sorelle e mia mamma. Rappresenta il modo in cui questo legame si è costruito nel tempo, con pazienza, errori, crescita e perdono. Ognuno di quei quattro pezzi ha scelto, giorno dopo giorno, di diventare ciò che è oggi, senza mai smettere di far parte dello stesso cuore. Grazie a quel ciondolo — e soprattutto grazie agli insegnamenti di mia madre — ho imparato che l’amore non è qualcosa di astratto o distante. È una scelta quotidiana. Ho capito come amare il mondo attorno a me, come riconoscere la felicità quando si presenta e, soprattutto, come condividerla. Forse è anche per questo che quel ciondolo, oltre a rappresentare l’amore, per me è diventato qualcosa di più concreto: un promemoria. Mi ricorda che la felicità non è per forza qualcosa di straordinario, ma spesso è nascosta nelle cose semplici di tutti i giorni. Quando lo guardo, mi riporta con i piedi per terra e mi fa pensare a ciò che davvero conta, a quello che mi fa stare bene senza bisogno di esagerazioni o grandi gesti. Mi fa pensare a tutto ciò che mi rende felice, come:

  • La mia famiglia
  • Napoli ( nome del mio gruppo di migliori amici)
  • E, E e C (le mie migliori amiche)
  • I Fratella (nome del mio gruppo di amici dell’Erasmus)
  • J (campo estivo)
  • L’odore della pioggia
  • Camminare sulla ghiaia dopo la pioggia
  • Osservare l’arcobaleno
  • Viaggiare
  • Prendere il treno
  • Osservare le persone che camminano
  • Guardare le nuvole
  • Guardare le stelle distesa per terra con i miei amici
  • Filosofeggiare
  • Parlare di cose superficiali e cose importanti durante una serata
  • Serata con gli amici
  • Urlare e cantare le canzoni in macchina
  • Bere il caffè
  • Bere il té
  • Ascoltare la musica nei vinili
  • Musica ad alto volume
  • Respirare l’aria del fiume
  • Vedere gli animali liberi nella natura
  • Rocky (il mio cane)
  • Leggere
  • Comprare libri
  • Vedere i film
  • Analizzare film/libri
  • Vedere le foglie cadere dagli alberi
  • La pioggia
  • Il mare d’inverno
  • La luce del sole tra la natura subito dopo la pioggia
  • L’alba
  • Il tramonto
  • Rivedere la mia seconda famiglia che abita lontano e vedere che non è cambiato nullla (campo estivo)
  • Stare sul bus e vedere le persone attorno a me e pensare che anche se per poco tempo faccio parte della loro vita e viceversa
  • Annusare i libri
  • Ridere fino a quando la pancia mi fa male
  • L’autunno
  • Il canto degli uccelli
  • Le camminate
  • Osservare la luna
  • I cocchi (miei peluche e compagni di vita)
  • Studiare
  • Sentire di sapere
  • Amare
  • Conoscere nuove culture
  • Organizzare eventi
  • Fare foto per poi fare album
  • Osservare l’arte e analizzarla
    Ecco, tutto questo è racchiuso in un pezzetto di metallo.”
    (B. classe quinta).

Gemma n° 2936

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare un album che mi è stato regalato per il mio compleanno. Ho scelto proprio questo oggetto perché per me ha un valore speciale: è stato un regalo totalmente inaspettato, che ho apprezzato molto poiché è uno dei più significativi che abbia mai ricevuto.
All’interno ci sono le lettere che hanno scritto per me i miei genitori e alcuni dei miei amici più importanti. Quando ho iniziato a leggerle non immaginavo che mi avrebbero colpita così tanto, però tutte le parole scritte sembravano così sincere.
Leggendole, mi sono resa conto di una cosa molto importante: a volte penso che il mio affetto non sia ricambiato o che io non sia così importante per le persone a cui voglio bene. Invece mi hanno fatto capire che non è così. Anche loro tengono molto a me, anche se magari non sempre lo dimostrano nel modo in cui me lo aspetto. Quindi diciamo che sono rimasta molto colpita, in senso positivo, da quello che è stato scritto.
Mi ha sorpresa anche il fatto che mi conoscono più di quanto pensassi. Hanno tutti evidenziato le mie qualità o difetti, o le esperienze che abbiamo fatto insieme, ma mi hanno anche dato consigli preziosi su come affrontare le mie paure e i momenti difficili.
Quando ho finito di leggere, in realtà già dalla prima, che era quella di mia mamma, ho pianto, non per tristezza, ma piuttosto per la gioia e per tutte le cose belle che hanno scritto su di me, anche perché sono una persona molto sensibile, quindi diciamo che mi hanno molto commosso.
Per questo sono felice di averlo scelto come ultima gemma perché mi ricorda che non sono sola e che ho accanto persone che mi conoscono davvero e mi vogliono bene”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2935

“Quest’anno come ultima gemma ho deciso di portare questa collana con un pattino. Ho scelto il pattinaggio perché ho iniziato a praticarlo in prima superiore e mi ha accompagnata lungo tutti questi 5 anni. Per me è ed è stato una valvola di sfogo e una distrazione dalla scuola. Pattinare mi fa sentire libera e spensierata e appena metto i pattini mi dimentico di tutto e riesco davvero a non pensare a niente. Questa collana mi è stata regalata dalle mie compagne per il mio compleanno, sono davvero molto grata di averle conosciute e di praticare questo sport con loro. Da circa 3/4 anni pattiniamo insieme e tra di noi si è creato un legame bellissimo, di amicizia e di aiuto reciproco. Da quest’anno abbiamo iniziato gruppo spettacolo, e credo che il gruppo non funzionerebbe allo stesso modo se non ci fossero loro” (E. classe quinta).

Gemma n° 2934

Immagine creata con Gemini®

“Prima o poi lo troviamo tutti. Quel posto in cui quando ci vai, ti senti completamente a casa. Non importa con chi sei, non importa quando, ma una volta che ci sei la tua vita diventa un po’ più rassicurante.
Io ho la fortuna immensa di averlo trovato da sempre quel posto in cui la paura di sbagliare non esiste, come la parola “impossibile” che diventa inesistente in un secondo. Quel posto in cui come per magia le maschere cadono nel vuoto, ed io posso semplicemente essere me stessa. Il palcoscenico è come casa per me, i riflettori puntati su di me sono una cosa bellissima, ma non perché mi facciano sentire al centro dell’attenzione, ma perché so che in quel momento per le persone del pubblico sono qualcuno che vale la pena di essere guardato.
Divento improvvisamente importante, ed è bello avere qualcosa come una coreografia da far vedere al pubblico che ti sta guardando. Per questo quando ballo cerco sempre di essere me stessa più che mai, perché so benissimo che più sono vera e sincera mentre ballo, più sono le emozioni che trasmetto.
Dagli applausi capisco se sono riuscita a catturare davvero l’attenzione del pubblico. Con gli anni ho imparato a fare attenzione al ritmo dei palmi che sbattono l’uno contro l’altro, e al tempo che ci mettono per smettere del tutto di fare rumore.
A quel punto arriva l’inchino. Quella fase che avviene per ultima, in cui hai gli occhi che brillano e le labbra che si distendono nel più sincero dei sorrisi, e in cui vorresti solo tornare indietro nel tempo, e rivivere tutto da capo”.
(J. classe prima).

Gemma n° 2933

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un oggetto che cercavo da molto e che ho ritrovato solo ultimamente: si tratta del portacarte di mio nonno. Potrebbe sembrare una banalità ma a me ricorda molti episodi della mia infanzia, in particolare quando il nonno e il papà giocavano a scopa e io tenevo i punti su un foglietto. Mio nonno non era un uomo di famiglia, affatto, ma oltre alla casa e al posto di lavoro frequentava l’osteria dove si trovava con i suoi amici per giocare a carte. Essendo una persona riflessiva e taciturna, giocava anche a casa per ore a solitario. Questo portacarte ha un segno distintivo che mi ricorda mio nonno perché lui fumava molto, una volta lo aveva accidentalmente rovinato e da allora è ancora “cisato”.
Il mio rapporto con mio nonno non era particolarmente speciale perché si è ammalato ed è venuto a mancare quando ero piccola, ma rimarranno sempre con me quei piccoli gesti che dimostravano il suo affetto nei miei confronti, nei confronti della sua prima nipotina”.
(A. classe quarta).

Gemma n° 2932

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare qualcosa che per me non è solo un oggetto o un’esperienza, ma un ricordo diventato simbolo di crescita, amicizia e promesse mantenute. Il 22 agosto 2025 ho assistito al concerto degli Psicologi all’Arena Alpe Adria, a Lignano Sabbiadoro, insieme a una delle mie più care amiche. Ma questa storia inizia molto prima. Tutto risale all’estate della seconda media, quando eravamo ancora due ragazzine entusiaste, fan accanite che sognavano di vedere dal vivo il loro gruppo preferito. Per noi gli Psicologi non erano solo musica: erano parole in cui ci riconoscevamo, emozioni che finalmente qualcuno riusciva a dire ad alta voce. Quando si presentò l’occasione di andare a un loro concerto, ci sembrava un sogno che stava per realizzarsi. Purtroppo, per una serie di inconvenienti, non riuscimmo a prendere i biglietti. Ricordo ancora la delusione, quella sensazione di occasione persa che a quell’età sembra enorme. Ma proprio in quel momento facemmo una promessa: se fossero tornati vicino a casa nostra, non importa quanti anni sarebbero passati, noi ci saremmo andate. Lo avremmo fatto per mantenere la parola data e per rendere felici le “noi” bambine che ci avevano creduto così tanto. Quel momento arrivò a gennaio 2025, quando il duo annunciò le date del nuovo tour. Appena vedemmo che ci sarebbe stata una data vicina, non esitammo un secondo: questa volta non ce lo saremmo lasciato scappare. E così, a luglio, eravamo lì. Non più le ragazzine della seconda media, ma nemmeno così diverse da allora. Cantavamo le stesse canzoni, con qualche esperienza in più sulle spalle e forse una consapevolezza diversa. In mezzo alla folla, tra le luci e la musica, ho capito che non stavamo solo assistendo a un concerto: stavamo mantenendo una promessa, celebrando un’amicizia che è cresciuta insieme a noi. Questa è la mia gemma: il ricordo di un sogno rimandato ma non dimenticato, la prova che alcune promesse meritano di essere custodite nel tempo, e la certezza che, a volte, rendere felici le versioni più piccole di noi è il regalo più grande che possiamo farci”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2931

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia sorella: la persona più importante che ho.
Crescere con lei ha significato avere sempre qualcuno davanti da seguire, qualcuno che mi insegnava le cose anche senza che me ne accorgessi.
Non è solo mia sorella: è la persona che c’è sempre stata per me, nei momenti belli e in quelli brutti. È la prima che chiamo quando mi succede qualcosa di importante, sia una cosa bella sia una cosa che mi fa stare male. Con lei posso essere me stessa senza vergognarmi di niente. So che con lei posso parlare di tutto e che ci sarà sempre per me.
Da tre anni non viviamo più insieme perché si è trasferita a Milano, e per me non è stato per niente facile. Prima era tutto più semplice: bastava andare nella sua stanza per parlarle, chiederle un consiglio o anche solo stare insieme. Adesso invece possiamo sentirci solo al telefono e ci vediamo poche volte all’anno. E non è la stessa cosa.
Mi mancano le cose più normali, quelle che sembrano piccole ma in realtà non lo sono: ridere insieme senza motivo, raccontarci la giornata la sera, condividere le cose di tutti i giorni.
Però questa distanza mi ha fatto capire una cosa importante: anche se è lontana, per me non è mai davvero distante. So che c’è sempre e che posso contare su di lei in qualsiasi momento. La distanza non ha cambiato quello che è per me, e non lo cambierà mai. Anzi, mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale nella mia vita.
Per me non è solo mia sorella: è la mia migliore amica, il mio esempio e il mio punto fermo”.
(G. classe terza).

Gemma n° 2930

“Quest’anno, come ultima gemma, ho deciso di portare A. e S. Loro due racchiudono perfettamente tutto il mio percorso di questi cinque anni: sono state le persone che mi sono sempre state accanto, senza mai mollarmi, nemmeno per un attimo. Le considero vere e proprie sorelle, perché con loro ho condiviso tutto: le risate, le lacrime, le giornate leggere e quelle pesanti, i momenti più belli e quelli più difficili. Per qualsiasi cosa ho sempre potuto contare su di loro, anche, e soprattutto, nei momenti più bui, quando sembrava impossibile andare avanti. Mi hanno sostenuta, capita, spronata e fatta sentire meno sola. Senza di loro questo percorso non sarebbe stato lo stesso, e probabilmente nemmeno io sarei la persona che sono oggi. Sono state un punto fermo, una certezza, un rifugio sicuro. E per questo le ringrazierò sempre. Spero davvero con tutto il cuore che, una volta uscite da qui, resti tutto così: che la nostra amicizia continui a crescere, a rafforzarsi, e che possiamo portarci dietro questo legame speciale anche fuori da queste mura, nella vita vera. Perché loro non sono state solo delle compagne di classe, ma la famiglia che mi sono scelta” (S. classe quinta).

Gemma n° 2929

“Ho pensato tanto a cosa poter portare come ultima gemma e sono stata veramente molto indecisa: l’unica cosa che sapevo fin dall’inizio era che volevo che fosse qualcosa che aveva attraversato tutti i 5 anni e, perché no, tutta la mia vita. Quindi ho deciso di portare questi due anelli. Ovviamente non sono solo due gioielli, ma un ricordo molto molto importante: mia nonna paterna. Nonostante fosse sempre la prima a “dirmi su di tutto” quando facevo qualcosa che non andava, è stata la donna che mi ha cresciuta. I miei hanno lavorato entrambi fino a tardi per quasi tutta la mia vita e quindi era lei che mi portava, mi veniva a prendere a scuola, mi preparava il pranzo, mi teneva il pomeriggio. Lei, come in realtà tutti i miei nonni, è stata colei che mi ha passato quella forte motivazione e dedizione nello studio. È con lei che parlavo di storia come di politica o letteratura. È da quando mi ha raccontato di quanto avrebbe voluto studiare, ma al tempo non ha potuto, che mi ripeto che tutto questo studio lo voglio fare per lei, per “vendicarla”, raggiungere ciò che per lei non è stato possibile a causa della sua situazione economica e familiare del tempo. Tutti i miei nonni sono stati molto importanti, ma lei è stata un po’ più importante perché, alla fine, è grazie a lei se sono la persona che sono oggi, nel bene e nel male” (C. classe quinta).

Gemma n° 2928

Immagine creata con Gemini®

“Quest’anno, come ultima gemma, ho deciso di portare con me i piccoli momenti.
Viviamo in una società che ci spinge continuamente a concentrarci sugli eventi straordinari, sui traguardi importanti, sui fatti eclatanti. Siamo abituati a pensare che ciò che conta davvero debba essere grande, visibile, memorabile. E così, spesso, finiamo per dare un peso enorme a situazioni che, a distanza di tempo, si rivelano meno significative di quanto pensassimo.
Se c’è qualcosa che quest’anno mi ha insegnato, è proprio il valore delle “piccole cose”. Quei momenti semplici, apparentemente ordinari, che non fanno rumore ma lasciano tracce profonde. Ho capito che non sempre ciò che aspettiamo con ansia è ciò che ci rende davvero felici.
A volte mi succede di caricarmi talmente tanto per qualcosa che deve accadere da costruirci sopra aspettative altissime. Immagino scenari perfetti, anticipo emozioni, idealizzo ogni dettaglio. Poi, puntualmente, la realtà non coincide con ciò che avevo immaginato. E allora, per non restare delusa, mi ritrovo ad attribuire a quell’evento un’importanza maggiore di quella che realmente ha avuto, quasi per giustificare l’attesa.
Con il tempo ho imparato che le cose più belle non si programmano nei minimi particolari e, soprattutto, non si aspettano con impazienza: semplicemente accadono. Arrivano e restano.
Mi sono resa conto che oggi preferisco una passeggiata senza una meta precisa, magari in un luogo semplice, lontano dal rumore e dalla fretta, dove si può parlare senza distrazioni e ascoltare davvero. Preferisco una cena organizzata all’ultimo momento, senza troppi preparativi, dove conta più la compagnia che la perfezione della tavola.
Mi sono accorta che ciò che mi resta dentro non sono le grandi occasioni, ma dettagli quasi impercettibili: quello sguardo che si incrocia prima di salutarsi e tornare ognuno a casa propria, carico di significato anche se non viene detto nulla; la voce di mio nonno quando racconta episodi della sua giovinezza, con quella luce negli occhi che fa sembrare il passato ancora vivo; le partite a carte fatte insieme, tra risate, piccole sfide e battute che si ripetono ogni volta ma non stancano mai.
Sono sempre stata una persona a cui non piacciono i piani decisi all’ultimo momento. Ho bisogno di organizzare, di sapere cosa succederà, di avere tutto sotto controllo. Eppure mi sono accorta che proprio nelle situazioni improvvisate, fuori programma, mi diverto di più. È lì che mi sento più libera, e soprattutto più presente.
Quest’anno ho capito che la felicità non sta nei grandi eventi che aspettiamo per mesi, ma nei piccoli istanti che spesso rischiamo di non notare. Forse crescere significa proprio questo: imparare a rallentare, a dare valore a ciò che sembra insignificante e a riconoscere che la vera bellezza si nasconde nella semplicità quotidiana”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 2927

“Questo è uno dei regali che mi stanno più a cuore. Le maestre delle elementari ne hanno fatta una per alunno ed ognuna è diversa dall’altra. Mi ricorda delle elementari e trovo che sia un bel ricordo” (A. classe seconda).

Gemma n° 2926

“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di portare la lettera che mi è stata data da una delle mie maestre delle elementari alla fine della quinta, in maniera che lei potesse augurarci un buon futuro e in modo che noi potessimo avere sempre un ricordo di lei. Questa gemma contenuta in poche parole è per me speciale e più che mai quest’anno la riguardo con nostalgia, rendendomi conto di come sono e non sono cambiata nel tempo. Così come la quinta elementare è un periodo di cambiamento nella vita di un bambino, anche la quinta superiore è un momento di crescita che conclude un lungo percorso scolastico: portare questa lettera proprio l’ultimo anno rappresenta per me quindi un cerchio che si chiude e un nuovo impulso per poter affrontare tutto ciò che mi aspetta, buttando via “ansia e paura” e “affrontando la vita dall’alto”.” (A. classe quinta).

Gemma n° 2925

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio gruppo di amici dell’infanzia: ci conosciamo da quando abbiamo tre anni e, ancora adesso, ci troviamo spesso in giro, soprattutto nel nostro paese. Abbiamo fatto le scuole insieme (fino alle medie) e frequentiamo il catechismo da quando abbiamo 7 anni. Da ottobre 2025 siamo diventati “il gruppo dei cresimandi” e adesso quasi ogni mese organizziamo un’attività diversa per la comunità: dal “concorso dei presepi” alla “tombola per i nonni” e la festa di carnevale. Loro sono molto importanti per me perché so che posso parlare liberamente e dire tutto quello che voglio, ma anche ridere, piangere e, qualche volta, litigare. Sono figlia unica, ma è come se loro fossero i miei fratelli e le mie sorelle. So che ci vedremo ancora per molto tempo e che condivideremo insieme ancora molto tempo, divertente, noioso o triste che sia!” (A. classe seconda).

Gemma n° 2924

“Ho voluto dedicare questa gemma a mio fratello P.
P. per me è sempre stato una persona da cui prendere spunto, il mio spirito guida, perché ho sempre voluto diventare la persona che è, cioè una persona che aiuta gli altri, che si prende cura degli altri se sono in difficoltà e che è sempre disposto a dare una mano agli altri.
Lui mi è sempre stato vicino, mi ha sempre consolata quando ero giù di morale e si è sempre preso cura di me. In questi ultimi 2 anni abbiamo passato dei momenti difficili però grazie al nostro legame stiamo riuscendo a superarli. Anche se alcune volte litighiamo alla fine facciamo sempre pace. Io voglio un mondo di bene a mio fratello e farei di tutto per lui” (E. classe seconda).

Gemma n° 2923

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“Per la mia prima gemma ho deciso di portare la musica, perché la musica riesce a dire quello che a parole spesso non si sa come spiegare. È un modo di comunicare che arriva a tutti, anche quando non si trovano le parole giuste. Tramite lei si possono anche fare amicizie e, cosa molto importante, si impara a migliorare, capendo che non si deve essere perfetti quando ci si esibisce.
Non importa quanti errori fai, l’importante è vivere quel momento. Una sensazione bellissima è quando sali sul palco e cominci a suonare: è un’emozione che non scomparirà mai. Non importa quante volte lo fai, non ti ci abitui mai. E secondo me è proprio questo il bello: se diventasse un’abitudine, perderebbe tutto il suo significato. La cosa bella della musica è che una performance o un concerto non saranno mai uguali a un altro: dipende sempre da chi si esibisce, dalla circostanza, dall’emozione e anche un po’ dalla fortuna. Questo mostra la bellezza della diversità, una cosa che purtroppo non tutti riescono ancora ad apprezzare. Spesso, infatti, chi è ‘diverso’ viene giudicato, mentre la musica ci insegna che è proprio quella differenza a rendere unico e prezioso ogni essere umano” (S. classe prima).

Gemma n° 2922

“Ho scelto di parlare di Stranger Things, che è una serie televisiva non solo che parla di fantascienza , ma una storia che parla di amicizia, crescita personale e il timore di affrontare le nostre paure più grandi. Anche se ambientata negli anni ‘80, i ragazzi vivono la vita, le pressioni sociali e l’ansia in modo simile a come le viviamo noi oggi. Infatti, mi sono ritrovata più volte nei loro sentimenti e nelle loro paure. Le emozioni dei personaggi sono molto attuali ed è facile sentirsi coinvolti.
La serie è ambientata a Hawkins, in America, dove iniziano ad accadere una serie di eventi strani collegati a un mondo parallelo, che però un gruppo di ragazzi (e anche alcuni adulti) affronta tutto insieme. Ognuno di loro ha un lato fragile, è proprio questo che li accomuna. Mi ha fatto commuovere il fatto che negli ultimi episodi vengano mostrati i loro ricordi più tristi e i momenti che all’inizio sembravano impossibili da risolvere.
Un argomento toccante è anche il non sentirsi accettati, soprattutto in quel periodo, quando essere se stessi aveva molti limiti. I limiti ancora oggi ci sono, ma sono molto più ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. Oggi i limiti sono ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. I personaggi hanno vissuto momenti in cui pensavano di non essere abbastanza o di non essere adatti, e alla fine hanno trovato un modo insieme per non sentirsi soli durante questi momenti bui.
Un’altra cosa che mi ha colpito è la sensibilità della serie nel comprendere l’importanza dei sentimenti dei bambini e degli adolescenti, che molto spesso ricevono indifferenza o parole come “non sanno quello che fanno” nel momento più fragile. I bambini vengono etichettati come “innocenti” o “facili da persuadere” dai più cattivi della storia, perché non tutti capivano che quello che sembrava un piano per salvare il mondo in realtà era un piano per distruggerlo.
Guardare la serie dall’inizio alla fine, vedere i bambini crescere e diventare ragazzi, e osservare come tutti scoprono chi sono veramente e quali sono i propri valori è veramente prezioso. Ho apprezzato inoltre gli elementi fantascientifici, come ad esempio la teoria del Ponte, che avevano iniziato a studiare scienziati come Einstein. Infine, posso dire che Stranger Things ha lasciato un segno molto significativo su di me e mi ha dimostrato che l’amicizia non è solo divertirsi insieme, ma restare vicini l’uno accanto all’altro nonostante tutto”.
(M. classe prima).

Gemma n° 2921

“Oggi la mia gemma è Yankee, il mio cavallo.
E sì… probabilmente sia i professori sia i miei compagni di classe saranno un po’ stufi di sentirmi parlare di cavalli, perché lo faccio praticamente sempre. Però questa volta non è “solo” un discorso sui cavalli. È qualcosa di molto più profondo.
Yankee non è solo il mio cavallo. È il mio compagno di vita, il mio amico più fedele, la cosa più bella che mi sia mai capitata.
Il mio amore per i cavalli non è nato ieri. Fin da quando ero piccola sentivo che stare in mezzo a loro mi faceva sentire a casa. Ho iniziato ad andare a cavallo seriamente nel settembre 2020, scegliendo la monta americana, anche se prima avevo fatto qualche esperienza di monta inglese. Cercavo di andare in scuderia il più possibile, perché non riuscivo a stare lontana dalla natura e dai cavalli: era il posto dove mi sentivo davvero me stessa.
Per cinque anni ho montato i cavalli della scuderia, cambiandoli continuamente. Questo significava non poter creare un legame vero con uno in particolare. E nel nostro sport il legame è tutto. Non è solo tecnica, è relazione. Nonostante le difficoltà, non mi sono mai arresa.
Poi nel gennaio 2024 ho cambiato scuderia e ho iniziato a lavorare duramente in una nuova disciplina: il reining. È stato un anno di sacrifici e crescita. E finalmente, nel marzo 2025, dopo lunghe ricerche, è arrivato lui.
Quando l’ho incontrato, aveva quasi quattro anni. A maggio ne farà cinque: è ancora molto giovane, deve fare esperienza, deve crescere. Ma in fondo anche io, che monto da sei anni, ho ancora tantissime cose da imparare. E forse è proprio questo il bello: stiamo crescendo insieme.
Non sempre le cose vanno bene. Anzi, le difficoltà sono tante. Yankee prima era molto agitato, troppo energico, difficile da gestire. Oggi è calmissimo, dolce, coccolone. Sembra un altro cavallo. E io? Io prima non mi fidavo ad occhi chiusi di nessun cavallo. Con lui invece è stato amore a prima vista. Quando l’ho incontrato ho sentito che era destino.
Da quando ci siamo trovati, siamo cambiati entrambi in meglio. Io sono diventata più sicura, più brava, ora riesco a competere a livelli più alti. Lui è semplicemente felice. Miglioriamo ogni giorno, insieme. E quando le cose si fanno complicate, non esitiamo a fermarci. Facciamo una lunga passeggiata in mezzo al verde, per liberare la mente dai pensieri. “Prendi fiato e ricomincia”, mi dico sempre.
Yankee rappresenta non solo la mia enorme passione, ma anni di sogni, sacrifici, candeline spente con lo stesso desiderio. Oggi la mia gemma è lui.
Perché non è solo un cavallo di cui parlo sempre… è la prova che quando credi davvero in qualcosa e non smetti di lottare, prima o poi quel sogno diventa realtà”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2920

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare la mia ex allenatrice M.
L’ho conosciuta quando avevo solo tre anni e ho iniziato ad allenarmi con lei a cinque.
Lei è sempre stata quella allenatrice “cattiva”, quella che non aveva pietà per nessuna, quella che metteva paura a tutti. M. non ha peli sulla lingua, ti dice le cose in faccia senza problemi, per esempio se non sei portata te lo dice.
Io, fin da subito, ho visto il buono che c’era in lei, e lei a sua volta lo ha visto in me. Ero solo una bimba, ero quella che non saltava mai un allenamento, che lavorava con la testa e che, quando veniva sgridata, non piangeva: continuava a lavorare finché non le riusciva tutto perfetto.
Soprattutto negli ultimi tre anni abbiamo legato moltissimo. Lei non ha mai smesso di credere in me, neanche quando io avevo perso le speranze. Anche quando alle qualifiche per il mondiale junior sono arrivata seconda, lei era comunque super fiera di me.
Siamo sempre state molto simili: trovavamo sempre quel minimo errore e lavoravamo senza sosta per rendere tutto perfetto. Non dimenticherò mai quando restavamo in palestra fino a tardi, perché io, pur di fare un’esecuzione senza errori, non me ne andavo.
Magda c’è sempre stata per me ed è stata la figura adulta che mi ha cresciuto nel modo migliore. Le devo moltissimo. Quando avevo 13 anni e i miei genitori erano in vacanza, sono stata da lei due settimane. Alle mie gare c’era sempre, e se per caso non riusciva a venire era la prima persona che mi chiamava finita la gara. Lei mi risolveva i problemi. Quando ero sotto pressione per le gare importanti e non riuscivo a reggere anche la scuola, mi aiutava a studiare. Mi portava alle visite mediche. Quando litigavo con i miei genitori andavo in palestra e poi dormivo da lei. Quando i miei genitori si dimenticavano di pagare le gare, le pagava lei.Litigavamo, certo, anche tanto. Agli allenamenti mi sfiniva al massimo, per essere sicura che tornassi a casa soddisfatta. Lei mi ha insegnato a non arrendermi mai. Quando, una settimana prima del campionato italiano per cui ero prontissima, mi sono fratturata il ginocchio e non ho potuto partecipare, mi ha detto: “Torni il prossimo anno e ti prendi il titolo, te lo prometto perché te lo meriti”. E l’anno dopo, con tanto duro lavoro, ce l’ho fatta: sono salita sul gradino più alto del podio grazie a lei.
Purtroppo, però, quest’estate ci siamo salutate per sempre. Io ho detto addio allo sport a cui ho dato cuore e anima, e lei ha dovuto accettare la mia scelta, anche se non era veramente d’accordo. Ora non parliamo più, ma sono sicura che rimarremo per sempre nel cuore l’una dell’altra, perché un rapporto così stretto è difficile da separare davvero”.
(A. classe terza).