Un operaio. Un cantiere enorme, rumoroso, confuso. Le lingue che si moltiplicano intorno a lui finché non riesce più a capire nessuno. E lui — invece di arrendersi, invece di andarsene, invece di imprecare — prende i soldi del salario e compra un vocabolario. È un manovale che posa mattoni senza conoscere il progetto complessivo, e che davanti all’incomprensione reagisce con il gesto più umile e più ostinato che esista: decide di studiare.
Jovanotti, nella terza figura della canzone Buon Sangue, entra nel racconto della Torre di Babele — undici versetti scarsi nel libro della Genesi, densissimi di cose non dette — e fa la stessa operazione che aveva fatto con Caino: si ferma davanti a ciò che il testo non spiega.
Perché Dio confonde le lingue? Il testo non dice che gli uomini erano superbi, né che il progetto fosse sbagliato. Dice solo, con una franchezza quasi inquietante, che se li avesse lasciati fare “non sarebbe stato loro impossibile nulla”. Come se la diversità non fosse una punizione, ma una condizione necessaria. Come se capirsi del tutto, da sempre, non fosse il destino degli esseri umani.
E il manovale lo sa. Lo sa mattone su mattone, lo sa nel silenzio del cantiere che si è fatto straniero. Eppure compra il vocabolario.
Il video di questa settimana entra lentamente in questo spazio — tra la torre incompiuta e il dizionario aperto — e porta con sé alcune domande che vale la pena tenere in mente anche prima di guardarlo.
Quando qualcuno non ci capisce, qual è il nostro primo istinto? Ci allontaniamo, o cerhiamo un altro modo per farci comprendere? E quante volte, in una discussione, il problema non era la cattiveria ma semplicemente il fatto che la stessa parola significava cose diverse per due persone diverse?
Conoscere le parole di qualcuno significa capirlo? Un vocabolario cataloga termini, non persone. Le persone mentono, cambiano umore, si contraddicono, crescono. C’è sempre uno scarto tra la definizione e l’incontro reale. Quando abbiamo scoperto che qualcuno che pensavamo di conoscere era molto diverso da come lo immaginavamo, cosa è cambiato?
È necessario vedere il grande progetto per dare un contributo? Il manovale non sa dove arriverà la torre. Posa mattoni. A volte la visione d’insieme paralizza, mentre la concretezza del passo successivo permette di andare avanti. Nella nostra esperienza — a scuola, in squadra, in famiglia — abbiamo mai lavorato bene a qualcosa senza capirne fino in fondo il senso complessivo?
I social network ci hanno avvicinati o allontanati? Abbiamo più strumenti che mai per comunicare. Parliamo di più, scriviamo di più, mandiamo emoji per colmare i silenzi. Eppure. Eppure capire gli altri sembra ancora, stranamente, complicato. Cosa manca?
E infine, la domanda che il video lascia aperta senza risponderci: è possibile conoscere davvero una persona? O c’è sempre una parte — anche in chi amiamo da anni — che resta inaccessibile, misteriosa, irriducibile a qualsiasi parola?
Il rabbino della storiella che cito nel video dice che la vera alba non è quando si distingue un albero da un altro, ma quando si guarda il volto di una persona qualunque e si riconosce un fratello o una sorella. Fino a quel momento, dice, è ancora notte nel tuo cuore.
Il manovale di Babele ha comprato il vocabolario. Il dizionario è passato di mano in mano fino a oggi.
È ancora notte, o stiamo imparando ad albeggiare?














