Gemma n° 2949

“Quest’anno ho deciso di portare come “gemma” un album fotografico che ho realizzato durante l’estate sul viaggio che ho fatto ad aprile a New York. Ho stampato tutte le foto e ho creato l’album completamente da zero, scegliendo e organizzando ogni pagina. L’ho costruito nei momenti di noia dell’estate e, mentre riguardavo le foto e mettevo insieme i ricordi, mi è venuta un po’ di nostalgia. Allo stesso tempo però mi ha resa molto felice, perché mi sono resa conto di aver vissuto un’esperienza davvero speciale. Questo viaggio è stato uno dei più belli della mia vita. Ho avuto la possibilità di visitare posti che fino all’anno prima mi sembravano lontanissimi da me, quasi irraggiungibili. Inoltre l’ho fatto insieme alle mie amiche: proprio durante quel viaggio abbiamo legato ancora di più. Riguardare queste foto mi ha fatto capire quanto quell’esperienza mi abbia fatto crescere. Mi ha resa più indipendente e anche più sicura di quello che voglio fare in futuro. Per questo ho scelto questo album come mia gemma: perché non è solo una raccolta di foto, ma un modo per custodire ricordi, emozioni e un momento della mia vita che porterò sempre con me” (M. classe quinta).

Gemma n° 2948

“Potrà sembrare banale, ma quest’anno ho deciso di portare la pallavolo.
Ho iniziato il mio percorso in Under12 nella società in cui giocava già mia sorella. Prima di allora, avevo praticato altri sport come basket, nuoto e ginnastica artistica, però con l’andare del tempo erano diventati per me poco stimolanti. Con una brava allenatrice e con dei compagni di squadra capaci, ho iniziato  a vedere i primi risultati e che mi stavo appassionando. L’anno scorso, durante il campionato Under16 arrivarono i primi cambiamenti, sia negativi che positivi.
Io e mia sorella eravamo tecnicamente migliorate ed eravamo (a detta del nostro allenatore) i “pilastri della squadra”. A dicembre l’allenatore di una delle società più forti della provincia mi ha notato e mi ha contattato chiedendomi se volessi andare a giocare nella sua squadra per la stagione successiva. Ci abbiamo pensato un po’ in famiglia e abbiamo deciso di provare, siccome non era un’opportunità da poco; questo ha comportato il dover lasciare la società in cui ero cresciuta con mia sorella.
Ora gioco con ragazze del mio stesso livello e mi sento molto soddisfatta di come sta andando il campionato. Quando gioco ho la sensazione di poter esprimere tutte le energie che ho dentro e mi diverto nella competizione con altre squadre, senza dimenticare l’importanza del legame che ho instaurato con le mie compagne di squadra. Questo sport è diventato parte importante della mia vita perché mi occupa tanto tempo e mi richiede tanta fatica e impegno, ma mi dà anche tante soddisfazioni”.
(E. classe prima).

Canale Youtube

Senza troppa convinzione ho deciso di aprire un canale su youtube. Il motivo? Anzi, i motivi? 

  1. Tenere insieme i video che produco: mettendoli solo sulla piattaforma Google Classroom delle mie classi rischio di perderli di vista, e se dovessi cambiare scuola perderei tutto il lavoro o dovrei procedere con un pesante download.
  2. Approfondire aspetti che in classe riesco solo ad accennare e che sono fruibili in modo migliore con un ascolto personale e attento.
  3. Dare la possibilità di riascoltare alcuni contenuti (soprattutto quelli più legati all’attualità). 
  4. Dare spazio alle curiosità o alle risposte a domande di alcune studentesse e alcuni studenti: c’è chi si appassiona ad aspetti che per altri sono marginali.
  5. In classe non si hanno a disposizione i sottotitoli, né si può regolare la velocità della mia parlantina (individualmente intendo)
  6. Mi piace l’idea di mixare i contenuti: chi è in prima ed è curioso può visionare un video pensato per le classi del triennio. Chi è in quinta può fare un viaggio nel passato
  7. Qualche ex-alunna/o mi scrive “prof, mi mancano le sue lezioni”: ok, non è la stessa cosa, ma “alc al è alc” (qualcosa è qualcosa).

Lo scopo quindi non è la divulgazione, infatti i commenti sono disattivati: non sono interessato a cosa pensi la rete di quei video, né ho il tempo per gestire l’interazione con utenti sconosciuti. Sto preparando una piccola sigletta iniziale e una schermata finale. A breve le integrerò.

Il primo video che ho caricato riguarda l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in guerra: destinatarie sono soprattutto le classi del triennio, in particolare quarte e quinte. La tecnologia sta riscrivendo le regole del conflitto umano. Siamo a marzo 2026 e l’operazione militare appena lanciata in Medio Oriente ci svela una realtà inquietante: la guerra non si combatte più solo con i missili, ma con gli algoritmi. Al centro di questa rivoluzione c’è un triangolo di tensioni: i campi di battaglia in Iran, i server blindati della Silicon Valley e il Pentagono a Washington. Nel video esploro come l’Intelligenza Artificiale sia diventata l’arma più potente e invisibile dei nostri giorni e come, nel tentativo di vincere una guerra veloce, l’Occidente stia rischiando di perdere la propria bussola etica. I confini tra silicio, guerra e decisioni morali sono ormai completamente sfumati.
La presentazione è stata graficamente creata con NotebookLM.
Le fonti principali alcuni recenti articoli del Corriere della Sera, La Stampa e Il Post, ma soprattutto l’episodio 122 del podcast Fuori da qui di Simone Pieranni:

Mie letture degli ultimi anni su questo tema:
– Max Tegmark, Vita 3.0. Essere umani nell’era dell’intelligenza artificiale, 2018
– Federico Rampini, L’età del caos, Mondadori, 2015
– Vittorino Andreoli, L’uomo col cervello in tasca, Solferino, 2019
– Rivista Rocca 
– Rivista La Civiltà Cattolica 
– Alessandro Baricco, The game, Einaudi, 2018
– Luca Grion, Chi ha paura del post-umano? Vademecum dell’uomo 2.0, Mimesis, 2021
– Anthony Elliott, La cultura dell’intelligenza artificiale. Vita quotidiana e rivoluzione digitale, Codice Edizioni, 2021
– Nello Cristianini, La scorciatoia. Come le macchine sono diventate intelligenti senza pensare in modo umano, Il Mulino, 2023
– Nello Cristianini, Machina sapiens. L’algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza, Il Mulino, 2024
– Kate Crawford, Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA, Il Mulino, 2021
– Chiara Valerio, La tecnologia è religione, Einaudi, 2023
– Pero Dominici, Oltre i cigni neri. L’urgenza di aprirsi all’indeterminato, Franco Angeli, 2023
– Bertola – Quintarelli, Internet fatta a pezzi. Sovranità digitale, nazionalismi e big tech, Bollati Boringhieri, 2023
– Luciano Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Raffaele Cortina, 2022
– Byung-Chul Han, Infocrazia, Einaudi, 2023
– Silvia Bonino, Altruisti per natura. Alle radici della socialità positiva, Laterza, 2012
– Sherry Turkle, Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri, Einaudi, 2012
– Paolo Benanti, The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano, Cittadella, 2012
– Paolo Benanti, La condizione tecno-umana, Edb, 2016
– Leonardo Paris, Teologia e neuroscienze. Una sfoda possibile, Queriniana, 2017
– Miguel Benasayag, Il cervello aumentato, l’uomo diminuito, Erickson, 2016
– Franklin Foer, I nuovi poteri forti. Come Google, Apple, Facebook e Amazon pensano per noi, Longanesi, 2018
– Cathy O’Neil, Armi di distruzione matematica. Come i big data aumentano la disuguaglianza e minacciano la democrazia, Bompiani, 2017 (ebook)
– Byung-Chul Han, Nello sciame. Visioni del digitale, Nottetempo, 2023 (ebook)
– Guillaume Pitron, Inferno digitale. Perché internet, smartphone e social network stanno distruggendo il nostro pianeta, Luiss, 2022 (ebook)
– Lorenzo Cappannari, Futuri possibili. Come il metaverso e le nuove tecnologie cambieranno la nostra vita, Giunti, 2022 (ebook)
– Federico Faggin. Silicio. Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza, Mondadori, 2020 (ebook)
– Floridi – Cabitza, Intelligenza artificiale. L’uso delle nuove macchine, Bompiani, 2021 (ebook)
– Di Meglio – Ferrari, Big Data (Echi), Treccani, 2021 (ebook)
– Brittany Kaiser, La dittatura dei dati, Harper Collins, 2019 (ebook)

Gemma n° 2947

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una foto molto importante per me. Nella foto ci siamo io insieme ai miei amici ed è stata scattata qualche mese dopo che la scuola iniziasse. È un momento semplice, ma per me molto speciale, perché rappresenta l’inizio di tante nuove esperienze che abbiamo vissuto insieme.
Anche se non ci conosciamo da tantissimo tempo, tra di noi si sono creati dei legami davvero speciali. All’inizio eravamo solo compagni che si stavano conoscendo, ma con il passare del tempo abbiamo iniziato a parlare di più, a scherzare, ad aiutarci a vicenda e a condividere molti momenti della nostra vita.
Proprio grazie a tutte queste piccole cose il nostro gruppo è diventato sempre più unito. Ognuno di noi è diverso dagli altri, ma è proprio questa diversità che rende il gruppo ancora più bello. Insieme ridiamo molto, ci sosteniamo nei momenti difficili e rendiamo le giornate pesanti più leggere e semplici.
Per questo motivo tengo questa foto come sfondo del telefono: ogni volta che la guardo mi ricorda quanto siano importanti le amicizie e tutti i momenti che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere insieme”.
(V. classe quarta).

Gemma n° 2946

“Quest’anno ho scelto di portare come gemma la mia cagnolina, una presenza fondamentale nella mia vita ormai da cinque anni. Anche se non può parlare, solo la sua presenza riesce sempre a farmi stare meglio e a distrarmi quando non mi sento bene. Nei momenti più difficili della mia vita è stata per me come un sostegno, ogni volta che mi sento triste o giù di morale, lei viene vicino a me per farmi compagnia e consolarmi, quasi come se riuscisse a percepire le mie emozioni. Per questo motivo ha sempre avuto, e continua ad avere, un ruolo davvero speciale nella mia vita” (M. classe quinta).

Gemma n° 2945

“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di celebrare le figure fondamentali della mia vita, soprattutto in questo periodo così travagliato. Le mie amiche G, R, I e B: non ci conosciamo da una vita in verità, solo dall’anno scorso, quando sono entrata nella loro classe col cuore colmo di timori e dubbi, ma loro hanno dissipato ogni mia inquietudine con una generosità rara. Sono presenze preziose che mi accompagnano in questo cammino cruciale, la conclusione del liceo, un’avventura che stiamo affrontando unite. Affrontare il liceo non è mai semplice: manca una mappa precisa, un manuale per ogni ostacolo. Eppure, con loro al mio fianco, sento di poter vincere qualsiasi tempesta. Ognuna riveste un ruolo insostituibile nel mio mondo. I. è l’ascoltatrice per eccellenza, quella che placa la mia ansia con la sola presenza, senza bisogno di parole; in lei ripongo grande fiducia e segreti che custodisce con cura, lei é come un’ancora silenziosa che mi restituisce serenità. G., la mia compagna di banco da due anni, è un faro quotidiano: mi salva puntualmente inviandomi le foto dei libri digitali che io mi dimentico sempre. Ma va oltre al semplice rapporto scolastico: è schietta, autentica, ti guarda dritta negli occhi e ti dice le cose come stanno, senza filtri, è una persona sincera e ce ne sono poche come lei. Tra tutte, è lei a scatenare le mie risate più genuine – basta uno sguardo complice per ridere come due sceme sulle cose più varie, e i suoi abbracci, rari ma sentiti, arrivano dritti al cuore. Lei non ripete in continuazione ti voglio bene, ma lo fa capire con i gesti, con la sua presenza, con il suo esserci. B., poi, irradia una dolcezza innata, un calore gentile e radioso che mi avvolge come un rifugio sicuro. I suoi abbracci profumati di vaniglia e quiete sono i migliori, lei trasmette una pace contagiosa. Ammiro molto B. come persona e la stimo tantissimo per la dolcezza d’animo che ha. Infine ma non per importanza , R., la persona più spontanea che io abbia mai incontrato: la ammiro per questa libertà assoluta. Sempre gentile e raggiante con chiunque, priva di malanimo, è un’amica su cui contare ciecamente. R. è come un sole nella vita delle persone e il suo dono speciale? Strapparti un sorriso semplicemente essendo se stessa, un’autenticità che in pochi possiedono. Da due anni, queste quattro colonne della mia quotidianità mi donano equilibrio nei momenti di incertezza, conforto nelle prove più dure e, soprattutto, ilarità assicurata. Non saprei immaginare la mia vita senza di loro: mi sentirei persa, isolata. Eppure, nessuna mi ha mai fatto provare solitudine; al contrario, mi hanno sempre accolta come un tassello essenziale, mai un’estranea. Ed è la prima volta che in tutta la mia vita posso dire di essere veramente parte di un gruppo” (G. classe quinta).

Gemma n° 2944

“Quest’anno per la mia gemma ho scelto di parlare di L., la ragazza che mi ha ospitato nel corso dello scambio a cui ho partecipato con la mia classe. Sin da subito si è dimostrata una ragazza ricca di energie e generosità. Ancor prima del mio arrivo nella sua città, lei non ha esitato a contattarmi e per settimane ci siamo scambiate messaggi e foto per raccontarci della nostra vita quotidiana e delle nostre abitudini. Condividiamo diversi interessi e passioni, un esempio di questo è il nostro amore smisurato per gli ABBA, la nostra band preferita. Ad entrambe piace cucinare, ma se dovessimo scegliere opteremmo sempre per preparare dei dolci al posto di piatti salati. Quando sono arrivata finalmente a casa sua, mi sono sentita subito a mio agio,  questo perché la sua famiglia mi ha accolto con gentilezza, percependo la mia persona come un membro familiare vero e proprio. Lo scambio è durato circa 4 giorni, ma L. e i suoi fratelli si sono fatti in quattro per farmeli passare al meglio, programmando diverse attività. L’ultimo giorno del mio viaggio combaciava con il mio compleanno e ancora una volta la famiglia di L. ha saputo rendere la giornata speciale e farmi sentire parte di loro. Insieme abbiamo preparato dei muffins al mirtillo, deliziosi. Inoltre sono stati così gentili da pensare persino ad un piccolo dono. Quando infine ci siamo salutati mi hanno chiesto di tornare a trovarli in estate, abbracciandomi, mentre ci scambiavamo dei saluti e parole dolci.
Ora sarà il mio turno di ospitare L. e personalmente non aspetto altro”.
(E. classe terza).

Gemma n° 2943

“Dopo tutti gli anni passati insieme, Isotta mi ha insegnato che avere un animale domestico non è facile, e soprattutto non è un gioco.
Lei era un cane molto dolce, ma anche irascibile, infatti mi ha morso diverse volte, ma ci volevamo bene. Andavamo a camminare insieme spesso ed era sempre contenta. Non era contenta quando dovevamo farle il bagno, perchè era solita fare disastri.
Credo che non prenderò mai più un cane simile a lei, perchè ci sarà sempre una sola Isotta, mi manca certamente sentirla camminare per casa, mi mancherà di meno vedere il bagno allagato ogni due per tre” (B. classe prima).

Gemma n° 2942

“Non so bene come iniziare il testo per questa gemma, perché a differenza delle altre, è qualcosa che sento talmente profondamente da non saper bene come esprimerla a parole.
Quest’oggi ho deciso di portare come gemma, ciò che in quest’ultimo periodo mi ha dato più di tutto la forza di andare avanti e non rinunciare agli obiettivi che mi ero prefissata: i miei genitori.
Potrebbe risultare abbastanza banale come scelta, ma chi mi conosce bene sa che la famiglia per me è un pilastro fondamentale nella mia vita.
Pur essendo una frase fatta, racchiude nella maniera più concisa e sostanziale ciò che voglio spiegare e ciò che sento:
A loro non devo solamente la vita, ma molto altro:
Sono loro che mi hanno dato e continuano tuttora a darmi gli strumenti per capire ciò a cui voglio dare valore nella mia vita, ciò per cui voglio lottare e impegnarmi ogni giorno. Mi hanno insegnato il senso del dovere, del sacrificio, della resilienza, del rispetto e molti altri.
Ho sempre ammirato la forza e la volontà di lottare di entrambi, li ho sempre ammirati per come hanno saputo affrontare a superare sempre a testa alta gli ostacoli che la vita gli ha posto davanti, ostacoli che io stessa alla loro età del tempo non avrei saputo affrontare con tale forza d’animo. Immedesimandomi in loro, mi rendo sempre di più conto degli sforzi enormi che fanno ogni giorno.
Il fatto di racchiudere nel mio viso i tratti di queste due persone fantastiche mi spinge a guardarmi allo specchio e provare affetto per quello che vedo, e penso che questo non sia solo bellissimo, ma una delle espressioni d’amore più profonde.
Quando mi viene detto che le espressioni del mio viso ricordano mio papà, mi si riempie il cuore di gioia.
Quando mi viene detto che il mio sorriso è quello della mamma, sento un calore nel petto.
Non so bene come descrivere il senso di gratitudine che provo nei loro confronti, ma so che è questo spingermi ogni giorno a dare il meglio di me.
Sono grata del fatto di aver sempre avuto la possibilità di sbagliare, di cadere, di fallire, e di girarmi ogni volta per trovarli là, a volte di fianco a me e altre sopra sugli spalti, pronti a guidarmi in questa nuova esperienza che è la vita.
Ripeto, è difficile, se non quasi impossibile per me spiegare quello che provo.
So per certo che niente potrà mai sostituire il legame che abbiamo: l’umorismo che abbiamo io e mio papà, e che capiamo solo noi, la nostra incredibile somiglianza a livello caratteriale, per esempio per quanto siamo entrambi permalosi, i lunghi discorsi sulla vita che mi permettono di vedere le cose da punti di vista che non combaciano con il mio, i momenti passati a scherzare con mia mamma, le sue ricette sempre nuove e simpatiche, il suo animo sempre scherzoso e leggero e sopratutto la sua indole tenace e coraggiosa. Ma questi sono solo alcune delle qualità che caratterizzano i miei punti di riferimento; spero quindi di essere riuscita a trasmettere la loro essenza nella maniera più diretta.
Vi voglio bene”.
(S. classe quarta).

Gemma n° 2941

“Come gemma di quest’anno ho scelto di portare un soggetto diverso dal solito: il mare. Il mare è simbolo di cambiamento, può essere un dimenticatoio, può essere una casa per qualcuno oppure la sua più grande paura: sta un po’ a noi scegliere. Il mare può essere tutto come niente, può essere torbido o limpido, più o meno profondo, con sabbia o con sassi. Credo che alla fine il mare sia proprio io: più si va al largo e più diventa profondo, più è limpido e più meduse ci sono, più si va in profondità e più si scopre il fondale ma a che scopo se l’acqua diventa sempre più fredda?” (C. classe quarta).

Gemma n° 2940

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questo peluche, non tanto per l’oggetto in sé, ma perché è un ricordo della persona che me lo ha regalato.
Io e questa persona ci conoscevamo in realtà già da anni, ma all’inizio non mi ci ero trovata tanto perché pensavo fosse troppo fredda. L’anno scorso, però, ho voluto conoscerla meglio e, così facendo, ho scoperto una persona molto profonda, a cui posso raccontare tutto e sempre disposta ad ascoltarmi.
Ad essere onesti molte volte tende ancora ad essere un po’ fredda, però mi ha fatto piacere aver potuto conoscere la sua parte più emotiva che spesso cerca di nascondere.
Il regalo del peluche, infatti, non me l’aspettavo e mi ha reso felice il fatto che oltre a darmi il peluche mi abbia anche dedicato alcune belle parole che si sentiva venissero dal cuore” (M. classe quinta).

Gemma n° 2939

“Quest’anno, come ultima gemma, ho deciso di portare la gita di quinta. È stato un viaggio che, oltre ad avermi regalato ricordi importanti, mi ha dato anche la possibilità di condividerlo con le mie migliori amiche. Penso che la Grecia sia stata la meta perfetta per concludere nel migliore dei modi questi cinque anni di scuola superiore. Aver vissuto questa esperienza insieme a loro mi ha fatto capire quanto la nostra amicizia sia forte e indissolubile. Sono certa che questo legame non si concluderà con la fine della scuola, ma continuerà ad accompagnarci per tutta la vita” (A. classe quinta).

Gemma n° 2938

“Come gemma ho portato uno dei regali che la mia migliore amica mi ha regalato per il mio compleanno, cioè un CD. È un regalo molto speciale perché fatto da una persona speciale che mi conosce davvero, e comprende alcune delle mie canzoni preferite e, oltre a quelle, una canzone che ha detto le fa pensare a me e un sonetto scritto da lei. È molto importante per me perché mi fa ricordare che al mondo ci sono persone che tengono a me e, nonostante la distanza, è una delle persone più importanti per me. Quando mi vengono dei dubbi, guardo questi suoi regali e mi ricordo che almeno una persona che tiene veramente a me c’è sicuramente. Nel pacco regalo che ho ricevuto c’erano anche altre cose, ma ho scelto questo perché è il più personalizzato e significativo, ma soprattutto qualcosa di inaspettato che nessuno mi aveva mai regalato prima. Mi fa piacere sapere che ci sono cose che le ricordano me, ed è molto importante per me anche perché considerando la distanza tra noi e il fatto che non ci siamo mai viste dal vivo, è bello sapere di toccare qualcosa che è stato precedentemente nelle sue mani” (D. classe seconda).

Gemma n° 2937

“Era il 24 dicembre e stavo facendo una delle mie attività natalizie preferite: impacchettare i regali mentre guardavo un film. C’era quell’atmosfera calda e sospesa che solo la vigilia sa creare, fatta di carta colorata, nastri sparsi ovunque e lucine che brillavano in sottofondo. Il film era “L’amore non va in vacanza”, uno di quelli che per anni mi ero rifiutata di vedere perché convinta fosse la solita commedia romantica prevedibile, ma alla fine mi ha sorpresa. Dopo aver finito il mio “turno da elfo”, stavo sistemando le carte e i fiocchi avanzati quando mia mamma è arrivata di corsa dicendo che c’era ancora un regalo da incartare. Per fortuna ha aggiunto che lo avrebbe fatto lei: per quanto ami questa tradizione, sono anche abbastanza pigra e l’idea di ricominciare da capo non mi entusiasmava affatto. Il giorno dopo, al momento dello scambio dei regali, mia mamma ha appoggiato sul tavolo un piccolo pacchetto (proprio quello della sera prima) dicendo che era per me e per le mie sorelle. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di porgercelo, una dolcezza silenziosa che ho capito solo dopo. Quando lo abbiamo aperto, abbiamo trovato quattro ciondoli: due per le mie sorelle maggiori, uno per lei e uno per me. Separati erano semplici pezzi dorati, ma messi insieme formavano un unico cuore. Appena l’ho visto l’ho indossato subito, quasi d’istinto, come se sapessi che non fosse soltanto una collana. Con il passare dei giorni, ogni volta che lo guardavo, capivo sempre di più che non era solo un oggetto, non era solo un insieme di molecole che casualmente componevano un pezzo di puzzle. Era qualcosa di più profondo: un simbolo concreto di tutto l’amore e di tutti gli insegnamenti che mia madre ha sempre cercato di trasmettere a me e alle mie sorelle. Fin da quando eravamo piccole, ci ha ripetuto che la cosa più importante fosse l’amore. Non solo provarlo, ma scegliere ogni giorno come donarlo: attraverso le parole, nei gesti più piccoli, nella presenza costante anche quando la vita si fa complicata. Io, che sono sempre stata una persona molto riflessiva, non ho mai smesso di pensare a queste sue parole. Nemmeno ora, mentre scrivo. Forse è proprio per questo che quel ciondolo non rappresenta soltanto l’unione tra me, le mie sorelle e mia mamma. Rappresenta il modo in cui questo legame si è costruito nel tempo, con pazienza, errori, crescita e perdono. Ognuno di quei quattro pezzi ha scelto, giorno dopo giorno, di diventare ciò che è oggi, senza mai smettere di far parte dello stesso cuore. Grazie a quel ciondolo — e soprattutto grazie agli insegnamenti di mia madre — ho imparato che l’amore non è qualcosa di astratto o distante. È una scelta quotidiana. Ho capito come amare il mondo attorno a me, come riconoscere la felicità quando si presenta e, soprattutto, come condividerla. Forse è anche per questo che quel ciondolo, oltre a rappresentare l’amore, per me è diventato qualcosa di più concreto: un promemoria. Mi ricorda che la felicità non è per forza qualcosa di straordinario, ma spesso è nascosta nelle cose semplici di tutti i giorni. Quando lo guardo, mi riporta con i piedi per terra e mi fa pensare a ciò che davvero conta, a quello che mi fa stare bene senza bisogno di esagerazioni o grandi gesti. Mi fa pensare a tutto ciò che mi rende felice, come:

  • La mia famiglia
  • Napoli ( nome del mio gruppo di migliori amici)
  • E, E e C (le mie migliori amiche)
  • I Fratella (nome del mio gruppo di amici dell’Erasmus)
  • J (campo estivo)
  • L’odore della pioggia
  • Camminare sulla ghiaia dopo la pioggia
  • Osservare l’arcobaleno
  • Viaggiare
  • Prendere il treno
  • Osservare le persone che camminano
  • Guardare le nuvole
  • Guardare le stelle distesa per terra con i miei amici
  • Filosofeggiare
  • Parlare di cose superficiali e cose importanti durante una serata
  • Serata con gli amici
  • Urlare e cantare le canzoni in macchina
  • Bere il caffè
  • Bere il té
  • Ascoltare la musica nei vinili
  • Musica ad alto volume
  • Respirare l’aria del fiume
  • Vedere gli animali liberi nella natura
  • Rocky (il mio cane)
  • Leggere
  • Comprare libri
  • Vedere i film
  • Analizzare film/libri
  • Vedere le foglie cadere dagli alberi
  • La pioggia
  • Il mare d’inverno
  • La luce del sole tra la natura subito dopo la pioggia
  • L’alba
  • Il tramonto
  • Rivedere la mia seconda famiglia che abita lontano e vedere che non è cambiato nullla (campo estivo)
  • Stare sul bus e vedere le persone attorno a me e pensare che anche se per poco tempo faccio parte della loro vita e viceversa
  • Annusare i libri
  • Ridere fino a quando la pancia mi fa male
  • L’autunno
  • Il canto degli uccelli
  • Le camminate
  • Osservare la luna
  • I cocchi (miei peluche e compagni di vita)
  • Studiare
  • Sentire di sapere
  • Amare
  • Conoscere nuove culture
  • Organizzare eventi
  • Fare foto per poi fare album
  • Osservare l’arte e analizzarla
    Ecco, tutto questo è racchiuso in un pezzetto di metallo.”
    (B. classe quinta).

Gemma n° 2936

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare un album che mi è stato regalato per il mio compleanno. Ho scelto proprio questo oggetto perché per me ha un valore speciale: è stato un regalo totalmente inaspettato, che ho apprezzato molto poiché è uno dei più significativi che abbia mai ricevuto.
All’interno ci sono le lettere che hanno scritto per me i miei genitori e alcuni dei miei amici più importanti. Quando ho iniziato a leggerle non immaginavo che mi avrebbero colpita così tanto, però tutte le parole scritte sembravano così sincere.
Leggendole, mi sono resa conto di una cosa molto importante: a volte penso che il mio affetto non sia ricambiato o che io non sia così importante per le persone a cui voglio bene. Invece mi hanno fatto capire che non è così. Anche loro tengono molto a me, anche se magari non sempre lo dimostrano nel modo in cui me lo aspetto. Quindi diciamo che sono rimasta molto colpita, in senso positivo, da quello che è stato scritto.
Mi ha sorpresa anche il fatto che mi conoscono più di quanto pensassi. Hanno tutti evidenziato le mie qualità o difetti, o le esperienze che abbiamo fatto insieme, ma mi hanno anche dato consigli preziosi su come affrontare le mie paure e i momenti difficili.
Quando ho finito di leggere, in realtà già dalla prima, che era quella di mia mamma, ho pianto, non per tristezza, ma piuttosto per la gioia e per tutte le cose belle che hanno scritto su di me, anche perché sono una persona molto sensibile, quindi diciamo che mi hanno molto commosso.
Per questo sono felice di averlo scelto come ultima gemma perché mi ricorda che non sono sola e che ho accanto persone che mi conoscono davvero e mi vogliono bene”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2935

“Quest’anno come ultima gemma ho deciso di portare questa collana con un pattino. Ho scelto il pattinaggio perché ho iniziato a praticarlo in prima superiore e mi ha accompagnata lungo tutti questi 5 anni. Per me è ed è stato una valvola di sfogo e una distrazione dalla scuola. Pattinare mi fa sentire libera e spensierata e appena metto i pattini mi dimentico di tutto e riesco davvero a non pensare a niente. Questa collana mi è stata regalata dalle mie compagne per il mio compleanno, sono davvero molto grata di averle conosciute e di praticare questo sport con loro. Da circa 3/4 anni pattiniamo insieme e tra di noi si è creato un legame bellissimo, di amicizia e di aiuto reciproco. Da quest’anno abbiamo iniziato gruppo spettacolo, e credo che il gruppo non funzionerebbe allo stesso modo se non ci fossero loro” (E. classe quinta).

Gemma n° 2934

Immagine creata con Gemini®

“Prima o poi lo troviamo tutti. Quel posto in cui quando ci vai, ti senti completamente a casa. Non importa con chi sei, non importa quando, ma una volta che ci sei la tua vita diventa un po’ più rassicurante.
Io ho la fortuna immensa di averlo trovato da sempre quel posto in cui la paura di sbagliare non esiste, come la parola “impossibile” che diventa inesistente in un secondo. Quel posto in cui come per magia le maschere cadono nel vuoto, ed io posso semplicemente essere me stessa. Il palcoscenico è come casa per me, i riflettori puntati su di me sono una cosa bellissima, ma non perché mi facciano sentire al centro dell’attenzione, ma perché so che in quel momento per le persone del pubblico sono qualcuno che vale la pena di essere guardato.
Divento improvvisamente importante, ed è bello avere qualcosa come una coreografia da far vedere al pubblico che ti sta guardando. Per questo quando ballo cerco sempre di essere me stessa più che mai, perché so benissimo che più sono vera e sincera mentre ballo, più sono le emozioni che trasmetto.
Dagli applausi capisco se sono riuscita a catturare davvero l’attenzione del pubblico. Con gli anni ho imparato a fare attenzione al ritmo dei palmi che sbattono l’uno contro l’altro, e al tempo che ci mettono per smettere del tutto di fare rumore.
A quel punto arriva l’inchino. Quella fase che avviene per ultima, in cui hai gli occhi che brillano e le labbra che si distendono nel più sincero dei sorrisi, e in cui vorresti solo tornare indietro nel tempo, e rivivere tutto da capo”.
(J. classe prima).

Gemma n° 2933

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un oggetto che cercavo da molto e che ho ritrovato solo ultimamente: si tratta del portacarte di mio nonno. Potrebbe sembrare una banalità ma a me ricorda molti episodi della mia infanzia, in particolare quando il nonno e il papà giocavano a scopa e io tenevo i punti su un foglietto. Mio nonno non era un uomo di famiglia, affatto, ma oltre alla casa e al posto di lavoro frequentava l’osteria dove si trovava con i suoi amici per giocare a carte. Essendo una persona riflessiva e taciturna, giocava anche a casa per ore a solitario. Questo portacarte ha un segno distintivo che mi ricorda mio nonno perché lui fumava molto, una volta lo aveva accidentalmente rovinato e da allora è ancora “cisato”.
Il mio rapporto con mio nonno non era particolarmente speciale perché si è ammalato ed è venuto a mancare quando ero piccola, ma rimarranno sempre con me quei piccoli gesti che dimostravano il suo affetto nei miei confronti, nei confronti della sua prima nipotina”.
(A. classe quarta).

Gemma n° 2932

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare qualcosa che per me non è solo un oggetto o un’esperienza, ma un ricordo diventato simbolo di crescita, amicizia e promesse mantenute. Il 22 agosto 2025 ho assistito al concerto degli Psicologi all’Arena Alpe Adria, a Lignano Sabbiadoro, insieme a una delle mie più care amiche. Ma questa storia inizia molto prima. Tutto risale all’estate della seconda media, quando eravamo ancora due ragazzine entusiaste, fan accanite che sognavano di vedere dal vivo il loro gruppo preferito. Per noi gli Psicologi non erano solo musica: erano parole in cui ci riconoscevamo, emozioni che finalmente qualcuno riusciva a dire ad alta voce. Quando si presentò l’occasione di andare a un loro concerto, ci sembrava un sogno che stava per realizzarsi. Purtroppo, per una serie di inconvenienti, non riuscimmo a prendere i biglietti. Ricordo ancora la delusione, quella sensazione di occasione persa che a quell’età sembra enorme. Ma proprio in quel momento facemmo una promessa: se fossero tornati vicino a casa nostra, non importa quanti anni sarebbero passati, noi ci saremmo andate. Lo avremmo fatto per mantenere la parola data e per rendere felici le “noi” bambine che ci avevano creduto così tanto. Quel momento arrivò a gennaio 2025, quando il duo annunciò le date del nuovo tour. Appena vedemmo che ci sarebbe stata una data vicina, non esitammo un secondo: questa volta non ce lo saremmo lasciato scappare. E così, a luglio, eravamo lì. Non più le ragazzine della seconda media, ma nemmeno così diverse da allora. Cantavamo le stesse canzoni, con qualche esperienza in più sulle spalle e forse una consapevolezza diversa. In mezzo alla folla, tra le luci e la musica, ho capito che non stavamo solo assistendo a un concerto: stavamo mantenendo una promessa, celebrando un’amicizia che è cresciuta insieme a noi. Questa è la mia gemma: il ricordo di un sogno rimandato ma non dimenticato, la prova che alcune promesse meritano di essere custodite nel tempo, e la certezza che, a volte, rendere felici le versioni più piccole di noi è il regalo più grande che possiamo farci”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2931

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia sorella: la persona più importante che ho.
Crescere con lei ha significato avere sempre qualcuno davanti da seguire, qualcuno che mi insegnava le cose anche senza che me ne accorgessi.
Non è solo mia sorella: è la persona che c’è sempre stata per me, nei momenti belli e in quelli brutti. È la prima che chiamo quando mi succede qualcosa di importante, sia una cosa bella sia una cosa che mi fa stare male. Con lei posso essere me stessa senza vergognarmi di niente. So che con lei posso parlare di tutto e che ci sarà sempre per me.
Da tre anni non viviamo più insieme perché si è trasferita a Milano, e per me non è stato per niente facile. Prima era tutto più semplice: bastava andare nella sua stanza per parlarle, chiederle un consiglio o anche solo stare insieme. Adesso invece possiamo sentirci solo al telefono e ci vediamo poche volte all’anno. E non è la stessa cosa.
Mi mancano le cose più normali, quelle che sembrano piccole ma in realtà non lo sono: ridere insieme senza motivo, raccontarci la giornata la sera, condividere le cose di tutti i giorni.
Però questa distanza mi ha fatto capire una cosa importante: anche se è lontana, per me non è mai davvero distante. So che c’è sempre e che posso contare su di lei in qualsiasi momento. La distanza non ha cambiato quello che è per me, e non lo cambierà mai. Anzi, mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale nella mia vita.
Per me non è solo mia sorella: è la mia migliore amica, il mio esempio e il mio punto fermo”.
(G. classe terza).