Gemma n° 3050

“Quest’anno, più del solito, mi sono trovata in difficoltà nella scelta della mia gemma. Proprio a partire da questa difficoltà, però, mi sono soffermata a riflettere su quanto io sia fortunata ad avere così tante belle cose da voler raccontare, esporre e ricordare. Tra queste ci sono sicuramente il mio diciottesimo compleanno, il viaggio a Valencia con la mia migliore amica e tanti altri momenti che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato un segno dentro di me. Riflettendoci bene, però, mi sono resa conto che tutte queste esperienze, apparentemente diverse tra loro, riconducono a una sola persona: mia madre. Il nostro rapporto, molto spesso, è altalenante. Tendiamo ad andare l’una contro l’altra, a scontrarci, a non comprenderci e, a volte, a finire per ferirci, mostrando il peggio di noi. Eppure, nonostante tutto, mia madre è anche la persona a cui racconto quasi ogni cosa, quella che ormai, da un paio d’anni, si è rivelata essere una sorta di specchio della mia anima. È l’unica persona che, anche quando faccio fatica a esprimere ciò che provo, riesce a capire come mi sento. È quella che, quando magari nessun altro si accorge che qualcosa non va, trova sempre il modo di esserci, anche attraverso un semplice e apparentemente innocuo messaggio: “Come stai? C’è qualcosa che non va? Ne vuoi parlare?”. Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli del nostro rapporto: il fatto che, anche quando tutto sembra andare storto, lei riesca a vedere oltre le mie parole, i miei silenzi e i miei comportamenti. Tra i tanti ricordi che avrei potuto scegliere di raccontare, c’è sicuramente la memorabile festa dei miei diciotto anni. Un momento che aspettavo da tanto e che porterò sempre con me. Ma, pensando a quella giornata, mi rendo conto che non sarebbe stata la stessa senza il suo aiuto, la sua presenza e il suo supporto. Allo stesso modo, penso al viaggio a Valencia, fatto insieme alla mia migliore amica, un regalo che ci siamo fatte reciprocamente e che rappresentava per entrambe un’esperienza importante. Eppure, anche in quel caso, la serenità con cui sono riuscita a partire è stata possibile grazie all’appoggio di mia madre, alla fiducia che ha riposto in me e alla tranquillità che mi ha trasmesso. Mi sono resa conto che, dietro a molti dei momenti più belli della mia vita, c’è sempre stata lei, anche quando non era necessariamente la protagonista. Mia madre è, probabilmente, la donna più forte che io conosca. Attraverso la sua esperienza mi ha insegnato che nella vita, purtroppo, accadono anche disgrazie e situazioni che non scegliamo, che non desideriamo e che spesso sembrano impossibili da affrontare. Mi ha però dimostrato che, con forza, tenacia e determinazione, è possibile trovare il modo di andare avanti. Non credo che essere forti significhi non soffrire mai, ma piuttosto riuscire a non lasciarsi definire completamente dal dolore, continuando a trovare un motivo per rialzarsi. Mia madre è rimasta accanto a me anche quando forse non ero in grado di riconoscere quanto avessi bisogno di lei. Ed è proprio per questo che oggi, guardando al nostro rapporto, riesco a comprendere quanto il suo amore sia stato, e continui a essere, una delle forme più importanti di sostegno nella mia vita. Mia madre, però, non c’è soltanto nei grandi momenti. C’è soprattutto nelle piccole cose: in un messaggio, in un gesto, in un pensiero, in un biglietto lasciato magari quando meno me lo aspetto sul tavolo in cucina. Credo che spesso siano proprio queste piccole attenzioni, apparentemente insignificanti, a raccontare meglio di qualsiasi altra cosa quanto una persona ci tenga a noi. Ed è proprio per questo che, come oggetto della mia gemma, non ho scelto una fotografia, ma una lettera. Si tratta della lettera che mia madre mi ha scritto per il mio diciottesimo compleanno, custodita all’interno del libro delle lettere che mi è stato regalato proprio in occasione di questo traguardo. Da quando sono piccola, infatti, ogni mio compleanno è accompagnato da una sua lettera. Un’abitudine che, crescendo, ha assunto un significato sempre più profondo. Se penso ai miei ricordi più belli, forse non sono necessariamente quelli immortalati nelle fotografie. Io e mia madre, in realtà, abbiamo davvero poche foto insieme. Eppure, credo che ciò che rimarrà il mio tesoro più grande siano proprio le sue lettere. Perché, se da bambina potevo considerarle semplicemente un accompagnamento al regalo di compleanno, oggi mi rendo conto che, in fondo, il regalo più grande è sempre stato quello: le sue parole, scritte nero su bianco, che racchiudono pensieri, emozioni, ricordi e tutto ciò che, a volte, nella quotidianità facciamo fatica a dirci. Ho scelto questa lettera perché rappresenta mia madre in un modo che nessuna fotografia potrebbe fare. Una fotografia può immortalare un momento, un sorriso o un abbraccio, ma una lettera riesce a custodire qualcosa di più: una parte di chi l’ha scritta, dei suoi sentimenti e del suo amore. È qualcosa che posso rileggere negli anni, anche quando le cose cambieranno, quando crescerò e magari il nostro rapporto sarà diverso da quello di oggi. Credo che, in fondo, la mia gemma non sia semplicemente mia madre, né tantomeno una lettera. È il legame che ci unisce, fatto di incomprensioni, scontri, amore, sostegno e presenza. Un legame imperfetto, come probabilmente lo sono tutti quelli più autentici, ma che rappresenta per me una certezza. E se un giorno dovessi dimenticare alcuni momenti della mia vita, sono sicura che quelle lettere custodite nella libreria in alto, mi permetteranno di ritrovarli, ricordandomi quanto sono stata amata”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 3049

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare una fotografia della Torre della Televisione di Berlino, scattata nell’aprile del 2026. Tra le centinaia di immagini presenti nella galleria del mio telefono, ho scelto proprio questa perché racchiude un ricordo a cui sono particolarmente legata: il mio primo viaggio da sola con le mie amiche.
Invece di festeggiare i miei diciotto anni con una grande festa, io e altre due mie care amiche abbiamo deciso di investire quei soldi in qualcosa di diverso e, a nostro avviso, ancora più significativo: un viaggio. Senza pensarci troppo, ci siamo trovate subito d’accordo sulla destinazione, ovvero Berlino, una città che fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione e che avevo sempre immaginato come fredda, grigia e poco interessante. Solo visitandola ho capito quanto mi sbagliassi e quanto, spesso, i pregiudizi e gli stereotipi possano impedirci di scoprire luoghi meravigliosi.
In particolare, ho scelto di portare proprio la Torre della Televisione, il Fernsehturm, che, con i suoi 368 metri di altezza, è l’edificio più alto della città e supera persino la Torre Eiffel. Fin dal primo momento in cui l’ho vista, ne sono rimasta affascinata: le sue dimensioni imponenti, la sua struttura particolare e la sua presenza costante nello skyline berlinese mi hanno colpita profondamente. Ovunque ci si trovi, tra le strade e le piazze della città, è quasi impossibile non scorgerla. Sembra quasi che tutte le strade portino a lei, come se fosse un punto di riferimento capace di accompagnarti durante ogni esplorazione.
Ricorderò per sempre questo viaggio con un sorriso, non soltanto perché mi sono innamorata di Berlino e della sua atmosfera, ma soprattutto perché ha rappresentato il mio primo vero passo verso l’indipendenza e verso tutte quelle nuove libertà che arrivano con il compimento dei diciotto anni. È stato un viaggio che mi ha permesso di scoprire una città nuova, ma anche di conoscere meglio me stessa, di mettermi alla prova e di vivere esperienze che porterò sempre nel cuore.
Nonostante abbia recentemente visitato anche Parigi, sempre in compagnia delle stesse amiche, e nonostante l’abbia trovata una città meravigliosa, affascinante e incredibilmente romantica, se in questo momento qualcuno mi chiedesse: «Qual è il posto in cui vorresti tornare per primo?», risponderei senza alcuna esitazione: Berlino.
È per questo che spero di tornarci al più presto, magari per rivivere alcuni dei momenti più belli di quel viaggio, ma anche per scoprirne nuovi angoli e lasciarmi sorprendere ancora una volta. E chissà, forse un giorno Berlino non sarà più soltanto il luogo di un bellissimo ricordo, ma potrebbe diventare anche una parte del mio futuro.”
(G. classe quinta).

Gemma n° 3048

“Sono legata a mia nonna sin da piccola, avendo trascorso quasi tutta l’infanzia nella sua casa in campagna. Da bambina ero sempre contentissima quando i miei genitori decidevano di andare da lei: mi divertivo moltissimo e, soprattutto in estate, rimanevo lì anche per diversi giorni. Mia nonna è stata una presenza fondamentale anche nei momenti difficili, come quando io e mia mamma abbiamo vissuto da lei per un periodo.
Crescendo, ho capito quanto sia una figura fondamentale nella mia vita. La considero diversa dalle altre nonne e l’ho sempre ammirata per molte ragioni. Infatti, se penso a come vorrei essere in futuro, penso proprio a lei: ha viaggiato molto in giro per il mondo ed è una donna di grande cultura, nonostante non abbia avuto un’infanzia felice. Oggi, a 76 anni, resta una persona estremamente attiva, moderna, ed è una donna disponibile, gentile ma si fa anche rispettare. Sono profondamente legata a lei perché sa ascoltarmi senza mai giudicarmi, e so di poter contare sempre sul suo supporto” (E. classe seconda).

Gemma n° 3047

“La gemma che ho scelto per quest’anno è un paese. Già da questa frase le persone che mi conoscono anche minimamente sanno di che paese parlo.
Ho visitato la Spagna per la prima volta quando avevo 9 anni e da lì non ho più smesso di amarla. Ancora prima di visitarla, quando ero piccola, i miei genitori ne hanno sempre parlato molto, soprattutto mio padre, che l’ha vista praticamente tutta e che, sapendo parlare la lingua, mi diceva spesso delle parole in spagnolo già da quando ero bambina.
Quando si parla di viaggi, vorrei visitare tutti i paesi possibili, ma la prima destinazione che mi viene in mente sempre è proprio la Spagna, dove cerco di ritornare almeno 1-2 volte all’anno.
È successo molte volte che mi chiedessero “perché proprio la Spagna?” e, ad ogni volta, non sapevo come rispondere. Perché è una sensazione che non riesco a spiegare a parole, ma mi sento più a casa mia là, che a Udine. E forse questo importa molto più di mille spiegazioni razionali. Se c’è infatti una città che sento proprio mia é Siviglia. Ci sono stata 3 volte e so che, appena finito il liceo, diventerà casa mia. Ne sono sicura perché sono una persona molto determinata, quando mi fisso su una cosa la devo raggiungere e non c’è un giorno dove io non pensi al mio futuro là. Pur essendo più grande e più confusionaria, io mi sento sempre meno persa a Siviglia che nella mia stessa città di nascita. Poi, se fosse per me, parlerei solamente spagnolo, che per me è la lingua più bella al mondo e che ho la fortuna di saper parlare. “Fortuna” perché penso sia destino, perché pur non avendo mai seguito lezioni è entrata nella mia vita naturalmente, quasi mi appartenesse da sempre. Mi basta pensare a quest’estate, quando guardando i mondiali mentre ero a Siviglia ho celebrato tutte le vittorie come fossi del posto, venendo definita più volte “più spagnola che italiana”. Dimenticavo che i colori di quella bandiera non erano i miei, che l’inno non era quello che sono stata abituata a sentire fin da piccola, che la lingua non è quella che parlo ogni giorno con la mia famiglia e che quella città non la potevo chiamare “casa”. Me ne dimenticavo e tutt’ora me ne dimentico perché per me è sempre stato così naturale. So che un giorno però, potrò chiamarla finalmente casa”.
(B. classe quarta).

Gemma n° 3046

“Ormai sono arrivata al quarto anno e, guardandomi indietro, mi rendo conto di quante cose siano cambiate e di quante persone abbiano fatto parte del mio percorso. Anno dopo anno, il cerchio si sta chiudendo sempre di più e mi rendo conto che le persone che voglio davvero al mio fianco, quelle che hanno lasciato un segno nel mio cuore, sono sempre più importanti. Proprio per questo, quando ho dovuto scegliere chi portare oggi per la mia gemma di religione, non ho avuto assolutamente dubbi: ho pensato subito ad A.
Ho scelto proprio lei perché, se penso a una persona che ha reso speciali tantissimi momenti della mia vita, il suo nome è il primo che mi viene in mente. A. non è semplicemente una mia amica, è quella persona con cui ho condiviso tantissime risate, chiacchiere infinite, momenti belli e anche quelli meno belli. È una di quelle persone con cui basta uno sguardo per capirsi, con cui si può ridere per le cose più stupide e con cui anche una giornata normalissima può diventare indimenticabile.
Quest’anno, purtroppo, le nostre strade scolastiche si sono divise. A. adesso frequenta un altro istituto e, anche se all’inizio pensavo che mi sarei abituata facilmente, devo ammettere che la sua mancanza si sente davvero tanto. Mi manca averla accanto durante le ore, girarmi per dirle qualcosa, scoppiare a ridere senza un motivo preciso, raccontarle tutto quello che mi succede e sapere che, in qualsiasi momento della giornata, avrei avuto lei con cui parlare.
Mi mancano persino i nostri giri per la scuola durante l’intervallo, quei momenti che magari sul momento sembravano così normali, ma che adesso ricordo con tantissima nostalgia. Camminare insieme, parlare di tutto e di niente, ridere per qualsiasi stupidaggine e aspettare che l’intervallo finisse senza renderci conto di quanto fossero belli quei piccoli momenti. Erano semplicemente i nostri giri, le nostre abitudini, quei dieci minuti che riuscivano a rendere più bella anche la mattinata più pesante. E se potessi, tornerei volentieri anche solo per un giorno a vivere quegli intervalli insieme a lei.
Ma, nonostante tutto, c’è una cosa per cui sono davvero felice e grata: non ci siamo perse. Anzi, per mia grande fortuna, riusciamo a vederci molto durante l’anno e ogni volta che succede sono felicissima. Ogni incontro diventa un’occasione per recuperare tutte le chiacchiere, raccontarci quello che è successo e tornare a essere noi, esattamente come sempre. Ed è proprio questo che mi fa capire quanto sia bella la nostra amicizia: nonostante le scuole diverse, le giornate diverse e le nuove persone che incontriamo, tra noi non è cambiato ciò che conta davvero.
A. è una di quelle persone che vorrei sempre nella mia vita. È una persona con cui posso essere completamente me stessa, senza pensare a come devo comportarmi o a cosa devo dire. Con lei posso ridere fino ad avere mal di pancia, parlare per ore senza mai stancarmi e sentirmi capita anche senza dover spiegare troppo. E credo che trovare qualcuno con cui sentirsi così liberi e spontanei sia una fortuna enorme.
Ho scelto di portare A. oggi perché forse non glielo dico abbastanza, ma le voglio davvero un bene immenso. Vorrei che sapesse quanto è importante per me e quanto abbia reso più belle le mie giornate. Vorrei anche che capisse che, sebbene adesso non possa più averla accanto ogni mattina, questo non significa che abbia perso il suo posto nella mia vita.
E se dovessi scegliere di nuovo una persona da portare oggi, sceglierei ancora te, A. Perché certe amiche non hanno bisogno di vedersi ogni giorno per essere speciali. E tu, per me, lo sarai sempre”.
(L. classe quarta).

Gemma n° 3045

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare il discorso che ho fatto al funerale di mio nonno questa estate. Può essere molto triste come cosa, ma tramite quel discorso sono riuscita a capire il vero rapporto che avevo con lui e, di conseguenza, ho deciso di trasmettere anche a voi i miei sentimenti facendomi forza.

«Non è facile trovare le parole oggi, soprattutto perché il mio rapporto con il nonno non è stato sempre semplice e non siamo stati sempre così vicini.
Quando ero piccola, a volte mi sgridava, e allora non capivo che dietro quei rimproveri c’era anche il suo modo di preoccuparsi per me. Aveva un carattere particolare, era geloso delle persone a cui volevo bene, persino del mio moroso, e forse non sempre era facile capire quello che provava.
Eppure, ripensandoci oggi, mi accorgo che ci sono piccoli gesti che raccontano molto di lui.
Ricordo le sere in cui rimanevo sveglia fino a tardi per studiare e lui si preoccupava per me. Mi chiedeva cosa stessi facendo, se non fosse troppo tardi, se stessi studiando abbastanza. E poi c’erano i suoi consigli sul latino.
Una materia che, devo ammetterlo, ho sempre odiato e in cui non sono mai stata particolarmente brava. Ma lui cercava comunque di aiutarmi, a modo suo.
Forse sono proprio questi piccoli ricordi quelli che oggi voglio conservare. Non un’immagine perfetta di mio nonno, ma quella vera: con il suo carattere, le sue preoccupazioni, le sue sgridate, le sue stranezze e il suo modo, forse non sempre facile da riconoscere, di volerci bene.
Gli ultimi anni sono stati difficili. La malattia e il dolore lo hanno cambiato e hanno reso tutto ancora più difficile. Oggi però voglio ricordarlo anche prima della sofferenza, per le piccole cose che faceva e per quelle attenzioni che, forse, ho capito davvero soltanto adesso.
Nonno, non so se sono mai riuscita a dirtelo, ma grazie per esserti preoccupato per me, per aver cercato di proteggermi e persino per aver insistito con quel maledetto latino.
Ti saluto con i ricordi che ho di te, quelli belli e quelli più complicati, perché sono tutti parte della nostra storia.
Riposa in pace».

Tutti mi dicevano che non sarei mai riuscita a leggere questo discorso davanti a tutti e in parte hanno avuto ragione dato che come sono arrivata all’altare ho iniziato a piangere, eppure sono riuscita ad esporre i miei sentimenti e a raccontare la storia mia e di mio nonno mai raccontata e mai capita nemmeno da me stessa.
Il mio desiderio di oggi è farvi capire due cose: la prima è che c’è sempre una base di amore anche senza un rapporto fantastico in cui ci si dice di volersi bene ogni giorno e la seconda è che non dovete avere paura di parlare davanti a tutti in situazioni come queste perché non state parlando a loro ma solo alla persona a cui vi riferite, che nel mio caso è mio nonno.
Spero tu mi senta, ti voglio bene nonno.”
(C. classe terza).

Gemma n° 3044

“Come gemma ho deciso di portare il mio gatto Tigro.
Tigro è arrivato a casa mia quando avevo 5 anni, era ancora un cucciolo e miagolava sempre. Dopo un po’ di tempo ha iniziato a seguirmi da qualunque parte in cui andassi, ed era una cosa molto bella per me. Crescendo ha iniziato a regredire iniziando a farmi “dispetti” e iniziando a stare via per giorni da casa, spesso tornando con graffi e ferite. Abbiamo sempre giocato insieme anche con gli amici e mi sono divertito molto. Mi fa arrabbiare molto spesso ma devo dire che gli voglio bene” (M. classe terza).

Gemma n° 3043

“La mia gemma non è nulla di particolare, però per me è importante. La gemma è il mio viaggio in Thailandia. Ci sono stata 2 anni fa con la mia famiglia e degli amici. All’inizio avevo un po’ paura, soprattutto per l’aereo, ma poi è passata. Mi sono divertita tantissimo e ho imparato cose nuove. Non c’è stata neanche una cosa che non mi sia piaciuta di questa esperienza, e la rifarei altre mille volte. Prima di questo viaggio, non avevo viaggiato molto, o meglio, sì, ma ero molto piccola e quindi non ricordo tanto. Ho deciso di portare come gemma proprio questo viaggio perché, oltre ad essere stato il più bello che ho fatto, è stato quello che mi ha fatto capire quanto il mondo sia diverso e quanto sia bello scoprire posti e culture nuove” (D. classe prima).

Gemma n° 3042

“La mia gemma è questa: è un peluche, non so precisamente che animale sia ma penso che si avvicini a un capibara o una roba simile… però so che è davvero morbido!
Premessa: spero di non piangere perché è un argomento molto importante.
Comincia tutto due anni fa, era novembre se non ricordo male, di un sabato, il quattro di novembre sì, esattamente, e io avevo una partita di pallavolo come ogni sabato… quell’anno giocavo in una squadra abbastanza scarsa… non avevamo mai vinto una partita fino a quel giorno!
Quel giorno vincemmo 3-0, ero felicissima anche perché avevo giocato benissimo e mi sentivo veramente felice.
Così tornai a casa per raccontarlo a tutti ma non c’era nessuno, solo mia zia e mia nonna con mio nonno… così chiesi alla zia dove fosse la mamma e lei mi rispose che era andata in ospedale perché il papà non si era sentito molto bene ma doveva essere una cosa da niente…
Passò domenica e niente, non avevo notizie di mio padre, sapevo solo che era ancora in ospedale e che quando la mamma era stata a trovarlo lui dormiva.
Arrivò lunedì io andai a scuola anche perché avevo interrogazione di storia dove presi 8 e mezzo!
Una volta arrivata a casa chiesi a mia mamma come stava il papà e lei  mi disse ancora che stava dormendo ma secondo me non me la raccontava giusta… anche perché il giorno prima, mentre stavo guardando Grey’s anatomy, io non so quale destino mi fece arrivare a una puntata dove il padre di questa bambina disse che la mamma stava dormendo e invece era in coma…
Così io chiesi alla mamma se mi poteva dire la verità e a quel punto chiamò mio fratello, ci sedemmo ad un tavolo e ci raccontò che il papà aveva avuto un’emorragia cerebrale e che era in coma…
A febbraio, il giorno del mio compleanno, mio cugino e mia zia mi portarono a comprare delle nuove scarpe per il compleanno; una volta comprate andammo in un bar a bere la cioccolata calda, una delle mie bevande preferite in inverno!
Mentre ci avviamo per andare a prendere la macchina mio cugino mi chiuse gli occhi con le sue mani e mi portò da Tiger per farmi scegliere il suo regalo per me: un  peluche! Così io scelsi questa specie di capibara.
Da quel giorno questo peluche è uno dei peluche più importanti che ho!
PS: mio papà oggi sta bene”.
(M. classe prima).

Gemma n° 3041

“Quest’anno ero molto indecisa su chi o cosa portare come gemma, ma alla fine ho scelto Matthew Perry, che è stato un attore statunitense.
Non l’ho mai conosciuto realmente anche perché ieri è stato il 3° anniversario della sua scomparsa, ma l’ho conosciuto attraverso Friends, una serie americana, nella quale il mio personaggio preferito è proprio Chandler Bing, interpretato da Matthew Perry.
Per questo motivo mi sento molto legata a lui”.
(E. classe seconda).

Gemma n° 3040

“Per la mia gemma di religione ho deciso di parlare di una persona molto speciale per me, si chiama C.
La storia della nostra amicizia è iniziata quando avevamo solo quattro anni. Ci siamo conosciute sulla pista di pattinaggio, uno sport che abbiamo praticato insieme per quasi dieci anni, fino ai nostri tredici anni quando lei si stufò, ma io continuai. Quando condividi una passione del genere, passandoci dai quattro ai sette allenamenti a settimana, l’altra persona diventa inevitabilmente una presenza costante nella tua vita. Tra cadute, allenamenti intensi, fatiche e traguardi raggiunti insieme, il pattinaggio ci ha legate in un modo davvero unico e profondo.
Nel corso del tempo il nostro rapporto ha vissuto fasi diverse. Ci sono stati momenti in cui eravamo inseparabili, periodi in cui ci siamo un po’ allontanate per dei malintesi, ma poi siamo sempre riuscite a ritrovarci. Quando due anni fa lei ha smesso di pattinare, non ci siamo viste per un po’, ma l’anno scorso avevamo ripreso a sentirci e a parlare ogni volta che ci incontravamo in corriera.
Purtroppo, di recente c’è stato un nuovo malinteso. Oggi stiamo attraversando un momento di forte distacco e non ci rivolgiamo la parola, cosa che mi fa soffrire e mi dispiace davvero molto. Nonostante questo silenzio, ho voluto dedicare la mia gemma a lei perché il bene che le voglio non cancella tutto quello che abbiamo costruito insieme. Per me C. rimane una persona estremamente importante.
Spero ancora che prima o poi si possa chiarire, anche se a volte ho la sensazione che da parte sua non ci sia lo stesso desiderio di tornare come prima. Fa male pensarlo, e mi manca davvero tanto, ma la vera amicizia per me significa anche saper portare rispetto per i bei momenti vissuti insieme, sperando sempre che un giorno le incomprensioni si possano superare”.
(V. classe seconda).

Gemma n° 3039

“La ginnastica ritmica non è lo sport che pratico ora, ma è lo sport che mi ha accompagnata per gran parte della mia vita. Quando ho iniziato avevo solo sei anni compiuti da poco, in un gruppo di piccole bambine, solo per divertimento. Un anno dopo vengo selezionata assieme ad altre tre bambine per andare a fare ginnastica ritmica a livello agonistico, facendo gare regionali e nazionali. Per me la ginnastica era tutto: passavo giornate ad allenarmi, a casa mi inventavo le coreografie da sola per esercitarmi e diventare più brava, durante il covid passavo pomeriggi a fare allenamenti da sola e a guardare video di campionesse mondiali, ammirandole e aspirando ad arrivare dove erano loro. Passano gli anni e vengo spostata nel gruppo delle più grandi: le prime gare vanno bene, in pedana mi diverto e sono me stessa mentre mi esibisco. Avevo ansia, ma era solo ansia positiva, che mi spronava a fare sempre meglio e a migliorarmi in ogni piccola cosa.
Nella squadra di livello ancora più alto una ginnasta si fece male al ginocchio e tra le altre ginnaste scelsero me come sostituta. Mi trovavo in una squadra composta da ragazze tutte più grandi di me di cinque anni; è lì che iniziano le prime paranoie serie, le prime volte dove mi sento giudicata e mi sento in difetto in pedana, una sensazione che non avevo provato fino a quel momento. Iniziai a provare un’ansia e una paranoia troppo forti prima di ogni gara, con la nuova allenatrice non mi trovavo bene e mi sentivo come un personaggio secondario in quella squadra, sentivo di non essere nel posto giusto.  Continuai, ma senza la voglia e senza il piacere che avevo prima. Arrivò aprile del 2025 e le mie amiche più strette di ginnastica dissero che l’anno dopo avrebbero mollato. A me cadde un po’ tutto addosso, perché la voglia di continuare non ce l’avevo, ma neanche la forza di lasciare lo sport che pensavo che avrei praticato per tutta la mia vita; continuai lo stesso ad allenarmi con la squadra. Il 29 aprile del 2025 durante una gara di scuola di atletica sento come se mi fosse uscito il ginocchio e fosse rientrato da solo, per ben tre volte. Mi si era sfilacciato il crociato già alla prima volta, ma io avevo continuato a provare, peggiorando la situazione. Il pomeriggio dello stesso giorno non riesco a camminare, vado in ospedale e mi dicono quello che mi ero fatta: tutore per più di un mese, niente gare, né saggi di fine anno.
È da questo episodio che ho smesso ginnastica ritmica. Un po’ perché sapevo che non sarei mai riuscita a tornare come prima, un po’ perché la passione non ce l’avevo più da tempo. La ginnastica ritmica è, e sarà per sempre però, il mio più grande rimpianto. Vorrei aver saputo gestire quelle emozioni e aver saputo andare avanti, portando con me il “sogno” della me bambina. Spesso penso anche se il fatto di essermi quasi rotta il crociato sia stato ciò che mi ha dato la conferma di smettere, o se sia stata solo una scusa, perché così, mollare, avrebbe fatto meno male. Mi piacerebbe poter tornare a quando era la mia più grande passione, ma allo stesso tempo cerco di essere fiera di esser riuscita a lasciare quel qualcosa che non mi faceva più stare bene da tempo”.
(C. classe seconda).

Gemma n° 3038

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare la mia collana. Mi è stata regalata dal mio fidanzato durante il nostro anniversario e da quel giorno non me ne sono più separata. Lui è una persona molto speciale, è intelligente, gentile, affettuoso, e riesce sempre a farmi ridere. Ho scelto di portare questa collana e quindi lui come gemma per esprimere la mia gratitudine per avere una persona così al mio fianco ma soprattutto per dire grazie a lui per esserci sempre stato per me. Questa collana per me oggi è un augurio che nonostante tutte le difficoltà, possiamo continuare a sceglierci ogni giorno” (B. classe quinta).

Gemma n° 3037

“Come ultima gemma del mio percorso scolastico vorrei parlare del gruppo di persone che, nonostante io conosca in parte da solo un anno, mi ha dimostrato quale sia il vero significato di compagnia tra amici. Pur avendo già incontrato alcune di queste persone grazie a un compagno di classe, ciò che ha acceso la fiamma tra di noi fu un semplice invito a vedere un film tutti insieme; quel casuale mercoledì sera fu l’inizio di una compagnia che ad oggi non venderei mai ad alcun prezzo. Da quel giorno abbiamo sempre portato avanti il senso originale del gruppo, quello di guardare film insieme, e sin dal mio arrivo abbiamo visto film come Chainsaw Man, Backrooms, L’Odissea, Coyote vs. Acme, Resident Evil e Street Fighter insieme a molto altro. Insieme ai film abbiamo integrato uscite quasi ogni weekend, e sono diventate le giornate che più attendo durante la settimana. Qualsiasi evento che ci interessa è come per scontato che sia una buona scusa per abbandonare tutto il resto che c’è al mondo e stare insieme, trovando sempre qualcosa di nuovo su cui ridere per le due settimane successive prima di dimenticarcene e inventandone altre. Anche tra tutti gli insulti e battibecchi per le cose più irrilevanti, continuo a pensare che dovrebbero passare sul mio cadavere per farmi abbandonare questo gruppo, e chiudo questa ultima gemma con un augurio al meglio per il nostro rapporto e i nostri piani futuri” (F. classe quinta).

Gemma n° 3036

“Come gemma quest’anno non sapevo proprio cosa portare, poi ho iniziato a pensare a chi colora le mie giornate e a chi mi supporta sempre. Ho deciso di portare la mia famiglia. Porto mia mamma, mio papà e mia sorella senza allungarmi anche ai nonni e alle zie, anche se pure loro sono una parte importante della mia vita. La mia piccola famiglia da quattro è la mia sicurezza più grande, mio papà e mia mamma sono sempre stati un grande esempio di vita e di amore e con loro ho l’assoluta sicurezza che non mi abbandoneranno mai. Sono i miei migliori amici e con loro posso ridere, scherzare e confidarmi ogni volta che voglio. So che mio padre ci sarà sempre per venirmi a prendere o darmi un passaggio anche dopo aver lavorato tutto il giorno o tutta la notte. Abbiamo un carattere molto simile e qualche anno fa continuavamo a scontrarci, ma ora abbiamo imparato a trovare un equilibrio. So che mi sosterrà sempre in tutto, anche le idee più pazze, e che con lui ho la risata assicurata. Mia mamma è una certezza sul lato sentimentale e odio il fatto che alcune volte (spesso per colpa mia) litighiamo. Ogni volta che mi infastidisce anche se non c’è motivo per cui io mi arrabbi, so che potrò tornare da lei e farà come se niente fosse perdonandomi in un batter d’occhio. Con lei posso parlare di tutto, ridere di tutto e piangere di tutto. I miei genitori sono il mio esempio di amore incondizionato e avrò sempre gli standard altissimi grazie a loro. L’unico amore più grande che conosco è quello di mia sorella. Certo, alle volte anche con lei litigo, ma il nostro rimarrà per sempre un legame indissolubile. Non riesco a immaginare come potrebbe essere una vita da figlia unica o senza una sorella come lei. Anche lei mi farà sempre da esempio e spero che non si stancherà mai di aiutarmi in matematica o in scienze quando io non ci capisco niente. Vorrei donare un pochino della mia famiglia a chi è un po’ meno fortunato, perché io sono stata la persona più fortunata al mondo”.
(B. classe seconda).

Gemma n° 3035

“Questo orsacchiotto di pezza mi è stato regalato dai miei genitori appena nata. Non so se dipendesse dal fatto che ancora con me non avessi fratellini o sorelline, ma io e Titito instaurammo un rapporto tossico: io senza di lui non sarei andata a dormire. Più volte è capitato che dovessi dormire da parenti, lui ci doveva essere sempre… se così non andava io non mi sarei addormentata e soprattutto mi sarei lamentata, insomma il Titito doveva essere recuperato! Il poveretto mi seguiva ovunque durante la notte, subì il peggio essendo stata piccina: latte, vomito, lacrime e chissà cos’altro! Infatti si è rimpicciolito a causa delle lavatrici non so quanto. Ci dormivo con lui trattenuto sul petto rannicchiata, tuttora dormo così. Ne è passato di tempo, infondo io e lui abbiamo la stessa età, ma il nostro rapporto è sempre molto unito; ora questo non vuol dire che senza di lui non riesca a dormire serenamente, ma ecco, se è presente, prendo sonno più veloce e serenamente. Un tratto caratteristico è sicuramente il profumo, odiavo che venisse lavato se non per motivi ovvi; spesso profumava di lavanda, altre volte aveva semplicemente un profumo familiare che il lavaggio avrebbe portato via. Un altro tratto caratteristico sono le palline che ha al suo interno e il pelo ormai infeltrito, ma per sempre soffice e coccoloso. Nella sua vita ha anche avuto una semi compagna che però non ha avuto nel mio cuoricino da bambina il suo stesso successo (si chiamava Titita, sì, avevo poca fantasia). Lei è seppellita all’interno della cesta che contiene una miriade di altri peluche, ormai abbandonati a loro stessi.

Il Titito è stato vittima di diverse torture da parte di mio fratello: non ha subito troppi maltrattamenti, e non ha sofferto troppo, ma in ogni caso mio fratello ha scontato la sua pena! Mio fratello al contrario di me, se pur più piccolo, una sua specie di Titito non l’ha mai considerata; io non trovo però giustificabile il suo modo di divertirsi a spese del mio piccolo amico.
Il suo nome non ha una storia complicata, ero piccolina e la capacità di formare suoni che avrebbero dovuto creare parole era poco alta, quindi quando mia mamma aveva provato a farmi ripetere il nome suo dato dalla casa produttrice, la mia testa ha partorito la parola Titito invece di un banalissimo: Teddy. Così è rimasto fino ad ora!
La sua fama all’interno della mia famiglia si è fatta sempre più ampia e specialmente quando ero piccina piccina e parecchio “peperina” era il mezzo con cui si divertivano a farmi arrabbiare, nascondendolo oppure mettendolo in palio alle tombole di Natale e compleanni. Questo non ha impedito al Titito di tornare puntualmente a casetta con me, anzi guai se non fosse successo mi sarei mutata in rabbia di “inside out”!
Ora sono cresciuta, ma l’affetto per il mio piccolo amico non è diminuito, certo non ci sono attaccata ancora come prima, ma rimarrà per sempre una parte di me bambina.”
(F. classe seconda).

Gemma n° 3034

“Per me questa gemma ricorda il rapporto con mia sorella, proprio perché è stata lei a regalarmi questo pupazzetto. E io in cambio ne ho comprato uno a lei. È diventata una cosa nostra che ci ricorda sempre quanto teniamo l’una all’altra” (A. classe terza).

Gemma n° 3033

“Come gemma di quest’ultimo anno ho deciso di portare una canzone: Denia di Manu Chao.
È stata la colonna sonora della mia estate. Mi ha accompagnata ovunque: nei pomeriggi al Tagliamento con il sole addosso, nelle belle pre-serate prima di andare a una festa, e anche nelle cose più semplici come andare a fare la spesa, solo io e le mie cuffiette dove suonava sempre lei. La amo perché non è solo una canzone allegra, ha un significato fortissimo per me. Denia vuol dire “la vita”, e parla della povera Algeria. Dice che la vita abita nei tuoi occhi, ma abita anche nella bugia, nella notte, e sta tutta lì la verità di questa canzone. Per me è un inno di libertà. Sentirla dal vivo quest’anno è stata una delle esperienze più belle della mia vita, mi ha davvero riempito il cuore. In quel momento ho capito perché non mi stancherò mai di ascoltarla.
Se penso a quest’ultimo anno, se chiudo gli occhi, di sottofondo c’è lei”.
(V. classe quinta).

Gemma n° 3032

“Per la prima volta dopo 4 anni non ho avuto dubbi nel scegliere la gemma. L’ho capito subito che l’avrei dedicata a te, C., che sei la parte di me che ormai da due mesi si trova in Canada.
Da quando sei partita ho capito davvero il valore che la nostra amicizia aveva per me: ci raccontavamo tutto, passavamo dalle cavolate ai discorsi seri nel giro di 5 minuti, e anche adesso, ogni volta che succede qualcosa vorrei subito raccontartelo. Spesso mi passa per la testa di scriverti per vederci, ma poi mi ricordo che a separarci ci sono 9 ore di fuso orario e 9000 chilometri di distanza.
A volte penso solo a come anche vederti per un attimo possa essere il regalo migliore che qualcuno possa mai farmi, ma mi devo accontentare delle videochiamate, che comunque mi migliorano sempre la giornata.
Anche attraverso lo schermo tu mi capisci e mi fai ridere più di chiunque altro. Anche se a Vancouver avresti sicuramente mille cose migliori da fare, riesci sempre a trovare il tempo per ascoltarmi e tirarmi su il morale. Ti svegli addirittura presto per chiamarmi!
Senza di te sento sempre che manca qualcosa, come se il mondo si fosse svuotato e fosse diventato tutto grigio. Mi sento come se dovessi dire qualcosa ma che nessuno attorno a me fosse in grado di capirlo come lo capiresti tu. Come se non riuscissi più ad essere completamente me stessa.
Qualche giorno fa è stato il tuo compleanno e mi manchi ancora più del solito. Ti voglio bene C. e non vedo l’ora di riabbracciarti❤️”.
(L. classe quarta).

Gemma n° 3031

“La mia gemma è Lana Del Rey. Nasce nel 21 giugno del 1985 a New York. Il suo nome vero è Elizabeth Woolridge Grant. Ha iniziato a cantare a soli 18 anni. Nel 2012 pubblica l’album: “Born to die”, contenente le sue canzoni più famose, nel 2013 compone “Young and beautiful” e in seguito compone anche diversi album e canzoni tra cui “Ultraviolence”. Lo stile è dream pop, sadcore. I suoi temi fissi sono romantici e nostalgici, dal tocco di una leggera tristezza e malinconia. Le canzoni che preferisco sono “Brooklyn baby”, “Young and beautiful”, “Summertime sadness”. A Lana Del Rey mi lega anche la persona che me l’ha fatta conoscere” (B. classe seconda).