Gemma n° 2964

“Spesso ho pensato a quando avrei portato in classe la mia ultima gemma, a cosa avrei scritto per chiudere in bellezza i cinque anni passati in questo liceo. Non avrei mai creduto però che la mia ultima gemma l’avrei scritta solo in seconda. Mi piace convivere con l’idea che la vita sia proprio ciò che ci succede quando meno ce l’aspettiamo, ogni imprevisto bello e brutto, ogni scelta fatta con coraggio e con paura.
Da poco mi è stata data la possibilità di inseguire la mia più grande passione, la danza, studiando in una scuola di avviamento professionale. A settembre prenderò quella strada, contenta di poter lavorare sul mio sogno, ma mi porterà a cambiare città e scuola, compagni di danza e di scuola. Dietro la felicità c’è sempre un lato triste. Lasciare casa, lasciare la scuola di danza che mi ha cresciuta per 13 anni e mai vorrei separarmi dalla famiglia che siamo. Ma la cosa più difficile è cambiare liceo e lasciare i miei compagni di classe che hanno reso questi due anni leggeri nonostante il peso dello studio. Con loro sono sempre stata me stessa, nel bene e nel male della mia personalità, fin dal primo giorno. Mi hanno fatta ridere e in soli due anni mi hanno regalato bellissimi momenti. Vorrei sapessero quanta importanza ognuno di loro ha avuto per me e soprattutto continuerà ad avere. Per me sarete sempre un bel ricordo” (M. classe seconda).

Gemma n° 2963

“Come gemma ho deciso di portare la fede di matrimonio della mia bisnonna, persona alla quale ero tanto legata. È morta pochi anni fa e prima di morire ha chiesto a mia nonna di lasciare a me la sua fede come ricordo per far sì che lei fosse sempre con me anche se non fisicamente, come suo ricordo. Ha aspettato che crescessi abbastanza per darmela e adesso la porto sempre con me” (V. classe seconda).

Gemma n°2962

“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è un’amicizia che per me in poco tempo è diventata importantissima. Si tratta di quella con I., una ragazza che conosciamo tutti perché l’anno scorso frequentava questa classe con noi. Non abbiamo cominciato a parlare subito, all’inizio non mi ricordavo nemmeno il suo nome, ma poi è diventata per me una presenza fondamentale, senza la quale non potrei essere felice come lo sono ora. Scegliere di portare lei come gemma è un’idea nata quasi per scherzo, mentre in chiamata le dicevo che non sapevo cosa portare. Scherzando mi ha detto di portare la nostra amicizia, e a me è sembrata un’idea così semplice che mi sono sentita stupida per non averci pensato prima. Lei è riuscita per davvero a migliorare le mie giornate e con il suo sorriso e le sue parole gentili riesce sempre a confortarmi e a darmi il giusto consiglio. Può sembrare una cosa detta quasi per dire, ma senza di lei sarebbe molto più difficile, e chi ha un’amicizia così importante può capire davvero cosa intendo. Quest’anno, intorno a novembre, ho passato un periodo abbastanza complicato in termini di amicizia, ma lei mi è sempre stata accanto e quando sono arrivata da lei piangendo per quello che era successo mi ha subito abbracciata, non mi ha chiesto nulla ma ha capito quello che mi era successo ed è riuscita a dirmi il conforto di cui avevo bisogno. Da quella esperienza ne siamo uscite ancora più vicine, perché ho capito che con lei posso sentirmi libera di essere davvero me stessa, senza filtri, struccata, in pigiama, nei momenti bui e in quelli più felici. Per me è una persona davvero importante, non so come potrei fare senza di lei. Insieme parliamo di tutto, possiamo fare discorsi seri e il minuto dopo ridere della prima cavolata che ci viene in mente. Non ci vediamo spesso anche a causa della distanza, ma ci chiamiamo quasi ogni giorno, e se non ci chiamiamo ci scriviamo. In questo periodo, a causa del fatto che vengo a scuola in macchina con mio padre, non ci vediamo più ogni mattina come facevamo prima. Ma nonostante prima avrei avuto paura di perderla per il semplice fatto che non ci vedevamo più, con lei sono sicura che la nostra amicizia resta, anche se ci vediamo solo una mattina a settimana e per pochi minuti. Salutarci in autobus dopo essersi viste per poco fa sempre male, perché dovrà passare un’intera settimana prima di rivederla e di poter parlare con qualcuno in modo aperto e sincero. So che se avrò un problema potrò sempre parlare con lei, senza paura. Riusciamo spesso a capirci senza bisogno di parlare. Per me lei è importantissima, fondamentale e spero che rimanga a fianco a me per sempre. Non glielo dico spesso, ma per me lei si merita il meglio, le voglio un universo di bene e senza di lei non riuscirei ad andare avanti spedita come stiamo facendo ora insieme” (M. classe seconda).

Gemma n° 2961

“Come gemma ho portato un recap dell’ultimo anno, che è stato uno dei più belli ma al contempo anche malinconico.
Malinconico perché per me è l’ultimo anno da adolescente, l’ultimo di superiori ed è l’anno in cui la mia vita cambierà e prenderà una strada diversa.
È stato un anno particolarmente bello perché sono stata non una ma ben due volte a vedere il mio cantante preferito, più altri concerti di artisti che mi piacciono molto e desideravo di vedere da anni.
È stato l’anno della patente, l’anno in cui sono diventata un po’ più indipendente, l’anno in cui ho lasciato vecchie amicizie e riaperto altre che in precedenza si erano chiuse.
Ho aggiunto anche una foto con il mio moroso perché, potrà far ridere sentirlo dire da un’adolescente, però lui è la mia costante. Stiamo insieme da più di 4 anni e in tutti questi lui è stato l’unico a non essersene mai andato. Si dice tanto che i ragazzi vanno e vengono ma gli amici rimangono, beh per me è il contrario.
Ho scelto anche la foto di casa mia perché è ormai qualche anno che lavoro e do una mano lì, ma nell’ultimo sono veramente entrata dentro questo mondo; nonostante sia un lavoro pesante, trovo sia uno dei più gratificanti anche dal punto di vista umano. Stando dietro il banco, vedendo ogni giorno le stesse persone, poi queste pian piano ti raccontano sempre qualche dettaglio diverso della loro vita e finisci inevitabilmente per affezionarti, che può essere un lato positivo come negativo. Però trovo che in pochi altri lavori si possa instaurare un certo rapporto con i propri clienti e questa cosa non è da sottovalutare . Inoltre, essendo casa mia sono ovviamente molto legata a tutto ciò, ancora di più perché è una cosa che parte da molto molto prima: il mio bisnonno era andato in Argentina a lavorare per guadagnare un po’ di più e quando è tornato ha deciso di comprare il casale, che oggi è quello della foto. Poi, mio padre mi ha raccontato che già mio nonno voleva aprire un’osteria, ma per una cosa o per l’altra non è riuscito a farlo e quindi lui ha in un certo senso esaudito il suo desiderio. Le radici che mi legano a questo posto sono molto profonde e solamente nell’ultimo anno sono riuscita a capire veramente quanto per me sia importante. Inoltre, mi sembra scontato dirlo, ma mi renderebbe orgogliosa un domani prendere in mano l’attività e portarla avanti, e spero di riuscire a farlo” (K. classe quinta).

Gemma n° 2960

“Ho cercato di riflettere molto a lungo sulla gemma che avrei potuto portare quest’anno. A dire il vero non è mai stato facile per me trovare un qualcosa che spiccasse e che sentissi di dover categoricamente e inconfondibilmente portare come gemma, soprattutto da quando cominciai a notare una strana e ricorrente concatenazione di eventi negativi associati alle gemme che decidevo di portare l’anno prima.
Quest’anno è l’ultimo anno di liceo, quest’anno è l’ultimo anno in cui mi ritroverò a dover compiere questa scelta, e la verità è, semplicemente, che pensavo di aver più tempo. Pensavo davvero di avere più tempo, ma so che anche se avessi altri cinque anni, quelli non mi basterebbero. Ci sarebbero così tante cose che vorrei portare come gemma: poesie, film, canzoni, foto, ricordi. Mi sono trovata così angosciata dall’idea di dover compiere una scelta, soprattutto quella della mia ultima gemma, che pensavo di portare l’ultima canzone che mi partiva in riproduzione casuale su Spotify, delegando completamente il caso e affidandomi alle mie capacità interpretative! Tuttavia ho pensato dopo una lunga, lunghissima riflessione, di portare qualcosa che parlasse di me, qualcosa che mi definisse sia direttamente che indirettamente e che possibilmente non fosse soggetto alla “maledizione della gemma” e perciò ho deciso di portare il mio frigorifero! Ho deciso in particolare di portare come gemma le calamite del mio frigo, perché sono una cosa che ho sempre collezionato e che trovo siano una parte molto importante di casa mia, nonché un ricordo dei miei viaggi e della mia infanzia e un pensiero, un regalo, da parte delle persone che tengono a me e che pensano a me anche se distanti centinaia di chilometri, così come una delle forme più alte ma allo stesso tempo democratiche di regalo che possa fare in vacanza anche a persone conosciute da poco. Credo si possa facilmente intuire che sia una persona estremamente sentimentale, lievemente influenzabile dalla fomo e dal capitalismo e che apprezza le piccole cose e penso che il mio esser così legata alle calamite sia una cosa che mi riassuma a pieno” (R. classe quinta).

Gemma n° 2959

“Come ultima gemma ho scelto di portare quella più importante di tutti questi anni: il mio cane Whisky.
Lo abbiamo adottato nel 2020 ed è arrivato dalla Calabria tramite una staffetta, è stato molto difficile convincere i miei genitori perchè all’inizio non volevano prendere un cane, ma dopo un po’ di mesi ce l’ho fatta. Whisky ha vissuto con me tutti questi 5 anni di superiori e mi è sempre stato vicino, come una persona vera e propria. Ma questa è una cosa che, penso, riescano a capire solo le persone che hanno un animale domestico, perchè la loro presenza è molto più significativa di quanto sembri” (S. classe quinta).

Gemma n° 2958

“La gemma che ho deciso di portare è Shanti, il mio gatto. Il suo nome è un termine sanscrito che significa “pace”, ed è effettivamente lo è, un gatto pacifico. Per descriverlo meglio diró che è un peloso siberiano dagli occhi color resina, di temperamento tranquillo, molto curioso e ghiotto di patè al fegato.
La scelta è ricaduta su di lui dopo un episodio di qualche giorno fa, quando gli abbiamo trovato una zecca. Era la prima volta che accadeva, e non sapendo come comportarmi, mi sono spaventata molto; ho persino temuto che fosse troppo tardi per lui. Avendo avuto così tanta paura di perderlo, mi sono resa conto di quanto ci tengo.
Infatti, con le nostre passeggiate pomeridiane mi ha insegnato molto: innanzitutto la forza dell’empatia, senza la quale non avrei deciso di iniziare a portarlo a spasso con il guinzaglio in strada, per permettergli di vivere un po’ all’esterno.
Per di piú, con il suo passo incostante che lo porta a spostarsi di un metro ogni mezz’ora, ho esercitato molto la mia pazienza. Cosí mi ha anche aiutata a riscoprire i momenti sospesi, quando posso veramente godermi il fatto di essere lí con lui, mentre mordicchia l’erba, e non ho fretta nè preoccupazioni.
Diciamo che mi tira fuori dalla routine quotidiana, frenetica e mi porta nel suo mondo, insegnandomi anche a cambiare prospettiva e guardare la vita con i suoi occhi mielati.
La sera, invece, rivendica il suo momento di gioco. Miagolando a piú non posso mi svincola dal torpore serale, vittima dei dispositivi elettronici da cui non riesco a staccare gli occhi. Lui mi ricorda dove sono, e per un po’ torno bambina, giocando insieme a rincorrerci e farci gli agguati.
Mi sembra meraviglioso come la sua presenza confortante che mi accompagna durante la giornata possa insegnarmi cosí tanto, silenziosamente (o quasi)”.
(M. classe terza).

Gemma n° 2957

“Questo è il mio blocco schermo e significa molto per me: sono con mio fratello, gli voglio bene più di quanto riesca a dire a parole, anche quando litighiamo. Il bene che provo per te non cambia mai. Anche se non te lo dico spesso sei la persona più importante per me. Ci sarò sempre per te, e spero che un legame come il nostro non si rompa mai” (W. classe terza).

Gemma n° 2956

“Chi ti ama ti sbuccia la frutta,
chi ti ama ti porta il tè in un pomeriggio freddo di dicembre mentre studi
chi ti ama gioisce per i tuoi successi più di quanto lo fai tu
chi ti ama ti prepara il tuo piatto preferito dopo una brutta giornata solo per vedere il tuo sorriso,
chi ti ama mette la sveglia 10 minuti prima solo per prepararti la colazione,
chi ti ama racconta di te come se fossi la sua più grande vittoria,
chi ti ama risparmia e si sacrifica per la certezza del tuo futuro al quale forse non parteciperà.
Chi ti ama lo dimostra nei più piccoli e silenziosi dettagli, non lo fa in un video, in una foto o con mille parole elaborate ma nella semplice, e forse un po’ banale, quotidianità;
è un sentimento che profuma di bucato steso al sole e che si riflette negli occhi, che non riescono a non vedere la versione migliore di te.
Quando alle elementari mi hanno chiesto di scrivere un tema sulle mie persone preferite il mio pensiero è subito ricaduto sui miei nonni, delle vere forze della natura. Quella forza che solo crescendo, ho capito che non risiede solo nei muscoli ma nella capacità di restare in piedi nonostante tutto.
A voi nonni, che mi avete sostenuto e cresciuto come un figlia, quando dopo intere giornate insieme il papà mi veniva a prendere e io cercavo di nascondermi per rimanere con voi perché anche tutto il tempo del mondo con voi non mi basterà mai. Tutte le estati, le vacanze di natale e di pasqua  trascorse nella vostra casa che diventa sempre un hotel per tutta la famiglia, “serviti e riveriti” come dice nonna. È in quel “serviti e riveriti” che nascondete la vostra missione più grande: farci stare bene e al sicuro sempre. In ogni angolo della casa sento l’eco delle risate ma soprattutto delle litigate e il rumore della tavola apparecchiata per tutti.
Il mio studio e il mio impegno sono un atto di gratitudine verso di te, nonna. Tu, che hai dovuto rinunciare ai libri, sei diventata la mia lezione di vita più grande. Ogni pagina che sfoglio è un modo per onorare la tua curiosità e la tua intelligenza. Con la tua cucina “a occhio”, i tuoi gelati segreti e la tua pazienza infinita, sai sempre come rimettere insieme i miei pezzi e ricordarmi chi sono.
E a te, nonno, devo la strada che oggi posso percorrere. La tua schiena piegata dal lavoro e i tuoi silenzi generosi sono stati il sacrificio necessario per permettermi di sognare. Anche se la tecnologia ti sembra un mondo lontano, insegnarti a usare un telefono è il mio piccolo modo per restituirti un po’ della tua pazienza. Mi resterà sempre nel cuore la tua immagine fissa sul divano alle prese con i cruciverba e quel tuo modo pudico, ma protettivo, di stringermi la mano.
Siete il mio tesoro più prezioso: la dimostrazione che l’impegno è un privilegio e che l’amore si manifesta nei piccoli gesti quotidiani, fatti di complicità, fiducia e infinita dolcezza.
Ovunque io vada, porterò con me il sapore di quei dolci fatti a caso, il rumore delle penne sui giornali e il calore di quel divano. Spero che un giorno, guardandomi, possiate dire che ne è valsa la pena.
Tutto ciò che faccio, lo faccio per voi. Studio, fatico e guardo al futuro con determinazione perché voglio che i vostri sacrifici abbiano il finale che meritano.
Perché alla fine, la verità è una sola: chi ti ama come mi amate voi, non ha bisogno di grandi gesti per cambiare il mondo, gli basta restare sulla porta a guardarti partire, sapendo di averti dato le ali per volare più in alto di quanto loro abbiano mai potuto fare”.
(V. classe terza).

Gemma n° 2955

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare il ciondolo di Wall-e. Questo robottino per me non rappresenta soltanto il mio film preferito di quando ero piccola, ma dentro di sé racchiude un duplice significato.
Da una parte infatti l’ho sempre associato alla mia famiglia. Mi ricordo che quando ero piccola, guardavamo spessissimo questo film tutti insieme sul divano e, ogni singola volta, si creava un’atmosfera di tranquillità e spensieratezza che mi faceva sentire al sicuro. Quelle due ore, solo due, in cui sentivo la mia famiglia ancora più unita. La cosa che rendeva quei momenti ancora più nostalgici è sicuramente il fatto che l’abbiamo sempre guardato in inglese, che soprattutto io non l’abbia mai voluto vedere in italiano, anche dopo essere arrivati in Italia, perché per qualche strano motivo pensavo che avrebbe perso la sua magia.
Dall’altro lato, però, questo ciondolo ha un significato ancora più profondo perché a volte mi sono rivista in lui. Mi sono rivista in Wall-e, che era stato abbandonato sulla terra e dimenticato da tutti; non uno si ricordava di lui e i pochi che erano a conoscenza della sua presenza sul pianeta, davano per scontato il suo lavoro. Ma il robottino non ci dava molto peso, anzi, ha continuato costantemente a fare quello che ha sempre fatto dall’inizio, mettendo da parte il senso di solitudine e consolandosi, insieme alla piccola blatta, guardando spezzoni di film romantici che aveva trovato in giro. Nessuno ha mai riconosciuto veramente lo sforzo di Wall-e il quale, nonostante non ci fossero persone che continuassero ad imporglielo, ha continuato a pulire la Terra spronato dal pensiero che un giorno, tutto il lavoro che in mezzo a quel mondo abbandonato poteva sembrare superfluo e inutile, sarebbe servito a qualcosa, oppure soltanto a qualcuno” (C. classe terza).

Gemma n° 2954

“Ci sono alcune canzoni che non restano solo canzoni. A volte diventano ricordi, persone, oppure momenti della nostra vita. Per me è così con Diversi di Shiva. È una canzone che avevo smesso di sentire e solo negli ultimi mesi ho ripreso ad ascoltare ma ogni volta mi fa pensare a qualcosa di diverso. Parla del sentirsi diversi dagli altri, del crescere con certe mancanze e del cercare di capire chi si è davvero. C’è una frase che mi ha colpito più di tutte: “Ogni figlio a cui manca il padre lo odia, ma poi è tale e quale.” È una frase impattante , perché fa capire quanto alcune assenze possano segnare una persona anche senza che si dica troppo. Ci sono cose che restano dentro e che in qualche modo ti cambiano, anche se da fuori magari non si vedono. Questa canzone però per me non parla solo di questo. Mi fa pensare anche a una persona molto importante per me, il mio migliore amico. Ci sono persone che diventano un punto fermo nella tua vita, quelle che riescono a capirti anche quando non spieghi tutto. E poi è una canzone che mi riporta a un periodo della mia vita, a momenti e ricordi che mi sono rimasti dentro. Per questo ogni volta che la sento non è solo musica: è qualcosa che mi fa pensare a chi sono e a quello che ho vissuto. Per questo per me questa frase è importante: perché mi ricorda che anche quando ci sentiamo diversi o un po’ persi, ci sono sempre persone e momenti che ci aiutano ad andare avanti” (N. classe terza).

Gemma n° 2953

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma questa foto che ho scattato quando sono andata in Grecia per la gita di quinta. Ho deciso di portare questa foto perché è stata un’esperienza indimenticabile. Da quando mi sono appassionata alla civiltà greca e alla mitologia ho sempre sognato di andare in Grecia e visitare luoghi come Atene e Delfi. Quest’esperienza mi ha permesso di vedere luoghi che non avrei mai pensato di riuscire a visitare” (E. classe quinta).

Gemma n° 2952

“Questo anno ho scelto di portare come gemma un piccolo estratto del matrimonio di mia cugina. Ho scelto questo momento perché è una delle cugine più care e vederla sposarsi per me è stata un’emozione indescrivibile. Poi è meraviglioso vedere come le tradizioni sono portate avanti anche dalle nuove generazioni. In più personalmente adoro tutto quello che riguarda i matrimoni rumeni, a partire dalla musica, fino ai costumi, alle usanze e persino lo spirito. Per questo motivo per me questo sono momenti magici e indimenticabili” (S. classe seconda).

Gemma n° 2951

“La canzone Afraid of the dark è stata scritta dalla band americana Motionless In White ed è stata pubblicata il 28 gennaio 2026. Il tema centrale di questa canzone è la paura del buio. In questo caso il buio è la metafora delle paure interiori, dell’ansia e delle difficoltà (anche emotive) che una persona affronta. Questo buio non è solo fisico, ma rappresenta anche traumi, insicurezze, depressione e pensieri negativi che possono perseguitare una persona quando si sente sola. Questo brano punta su come sia possibile affrontare i propri demoni interiori con la luce dei propri sogni e delle proprie speranze e che soprattutto non si è soli e che l’oscurità dentro di sé può essere affrontata assieme alle persone che ti stanno vicino e che ti vogliono bene. Inoltre il brano dice come siano normali le cicatrici subite in questa battaglia perché rappresentano lezioni imparate che ci migliorano come persone” (F. classe quinta).

Il senso della vita tra scelte autentiche, “guastafeste” e massi da spingere: tre filosofi a confronto

Vi siete mai chiesti che valore abbiano le vostre scelte quotidiane, o vi siete mai sentiti schiacciati da una routine che sembra non portare a nulla? Ho preparato una nuova serie di tre video in cui esploriamo le risposte di tre giganti del Novecento: Heidegger, Sartre e Camus. Ognuno di loro ci offre una prospettiva radicalmente diversa per guardare alla nostra esistenza, mettendoci faccia a faccia con il limite più grande dell’uomo.
Nel primo video ci immergiamo nel pensiero di Martin Heidegger: e se la consapevolezza della nostra fine fosse, paradossalmente, l’unico “strumento” in grado di dare vero valore al nostro tempo? Scopriamo come smettere di fuggire nella comoda ma banale “mentalità di massa” per iniziare a progettare la nostra vita in modo davvero unico e autentico.

Nel secondo video le carte in tavola cambiano completamente con Jean-Paul Sartre. E se la fine non ci insegnasse assolutamente nulla, ma fosse solo un assurdo “incidente” improvviso che rovina i nostri progetti sul più bello? Sartre ci fa riflettere su cosa succede alla nostra identità quando diventiamo “preda” dei giudizi altrui, suggerendoci una soluzione inaspettata: divorare la vita accumulando il maggior numero di esperienze possibili, proprio come davanti a un buffet che sta per chiudere.

Infine, nel terzo video, affrontiamo il silenzio irragionevole del mondo con Albert Camus. Avete mai avuto l’impressione che la vita sia una fatica infinita, come quella di Sisifo condannato a spingere in eterno un masso su una montagna per poi vederlo rotolare giù? Camus ci svela perché l’unica via d’uscita onesta non è la resa, ma la “Rivolta” appassionata e la solidarietà, insegnandoci a trovare la felicità anche nell’Assurdo.

Quale di queste visioni vi rappresenta di più? Siete guidati dalla qualità delle vostre scelte, dalla quantità delle vostre avventure o dalla pura e semplice ribellione?
Personalmente la strada su cui mi trovo più a mio agio è quella del video che a breve pubblicherò… (spoiler: quella tracciata da Emmanuel Levinas).

Gemma n° 2950

“Fin da piccola ho coltivato la passione per cantare: mi sentivo sempre rilassata e in pace, quand’ero arrabiata, triste, felice io cantavo, ovunque. La prima volta che mia mamma mi ha sentita era molto contenta per questo mio “talento”. A scuola avevano fatto un concorso in cui tutte le classi dovevano sciegliere una ragazza; il bello è che io non sapevo che avevano messo me per partecipare. Nel momento in cui hanno detto la vincitrice del concorso mi è venuta l’ansia: avevano detto il mio nome, non avevo mai cantato davanti a tanta gente. Dopo essermi rifiutata molte volte, sono stata costretta ad andare sul palco: non mi uscivano le parole ma ho pensato che niente potesse andare così male e ho cominciato a cantare, prima con molta vergogna, poi ho cominciato a sciogliermi e ad avere piu fiducia in me” (C. classe prima).

Gemma n° 2949

“Quest’anno ho deciso di portare come “gemma” un album fotografico che ho realizzato durante l’estate sul viaggio che ho fatto ad aprile a New York. Ho stampato tutte le foto e ho creato l’album completamente da zero, scegliendo e organizzando ogni pagina. L’ho costruito nei momenti di noia dell’estate e, mentre riguardavo le foto e mettevo insieme i ricordi, mi è venuta un po’ di nostalgia. Allo stesso tempo però mi ha resa molto felice, perché mi sono resa conto di aver vissuto un’esperienza davvero speciale. Questo viaggio è stato uno dei più belli della mia vita. Ho avuto la possibilità di visitare posti che fino all’anno prima mi sembravano lontanissimi da me, quasi irraggiungibili. Inoltre l’ho fatto insieme alle mie amiche: proprio durante quel viaggio abbiamo legato ancora di più. Riguardare queste foto mi ha fatto capire quanto quell’esperienza mi abbia fatto crescere. Mi ha resa più indipendente e anche più sicura di quello che voglio fare in futuro. Per questo ho scelto questo album come mia gemma: perché non è solo una raccolta di foto, ma un modo per custodire ricordi, emozioni e un momento della mia vita che porterò sempre con me” (M. classe quinta).

Gemma n° 2948

“Potrà sembrare banale, ma quest’anno ho deciso di portare la pallavolo.
Ho iniziato il mio percorso in Under12 nella società in cui giocava già mia sorella. Prima di allora, avevo praticato altri sport come basket, nuoto e ginnastica artistica, però con l’andare del tempo erano diventati per me poco stimolanti. Con una brava allenatrice e con dei compagni di squadra capaci, ho iniziato  a vedere i primi risultati e che mi stavo appassionando. L’anno scorso, durante il campionato Under16 arrivarono i primi cambiamenti, sia negativi che positivi.
Io e mia sorella eravamo tecnicamente migliorate ed eravamo (a detta del nostro allenatore) i “pilastri della squadra”. A dicembre l’allenatore di una delle società più forti della provincia mi ha notato e mi ha contattato chiedendomi se volessi andare a giocare nella sua squadra per la stagione successiva. Ci abbiamo pensato un po’ in famiglia e abbiamo deciso di provare, siccome non era un’opportunità da poco; questo ha comportato il dover lasciare la società in cui ero cresciuta con mia sorella.
Ora gioco con ragazze del mio stesso livello e mi sento molto soddisfatta di come sta andando il campionato. Quando gioco ho la sensazione di poter esprimere tutte le energie che ho dentro e mi diverto nella competizione con altre squadre, senza dimenticare l’importanza del legame che ho instaurato con le mie compagne di squadra. Questo sport è diventato parte importante della mia vita perché mi occupa tanto tempo e mi richiede tanta fatica e impegno, ma mi dà anche tante soddisfazioni”.
(E. classe prima).

Canale Youtube

Senza troppa convinzione ho deciso di aprire un canale su youtube. Il motivo? Anzi, i motivi? 

  1. Tenere insieme i video che produco: mettendoli solo sulla piattaforma Google Classroom delle mie classi rischio di perderli di vista, e se dovessi cambiare scuola perderei tutto il lavoro o dovrei procedere con un pesante download.
  2. Approfondire aspetti che in classe riesco solo ad accennare e che sono fruibili in modo migliore con un ascolto personale e attento.
  3. Dare la possibilità di riascoltare alcuni contenuti (soprattutto quelli più legati all’attualità). 
  4. Dare spazio alle curiosità o alle risposte a domande di alcune studentesse e alcuni studenti: c’è chi si appassiona ad aspetti che per altri sono marginali.
  5. In classe non si hanno a disposizione i sottotitoli, né si può regolare la velocità della mia parlantina (individualmente intendo)
  6. Mi piace l’idea di mixare i contenuti: chi è in prima ed è curioso può visionare un video pensato per le classi del triennio. Chi è in quinta può fare un viaggio nel passato
  7. Qualche ex-alunna/o mi scrive “prof, mi mancano le sue lezioni”: ok, non è la stessa cosa, ma “alc al è alc” (qualcosa è qualcosa).

Lo scopo quindi non è la divulgazione, infatti i commenti sono disattivati: non sono interessato a cosa pensi la rete di quei video, né ho il tempo per gestire l’interazione con utenti sconosciuti. Sto preparando una piccola sigletta iniziale e una schermata finale. A breve le integrerò.

Il primo video che ho caricato riguarda l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in guerra: destinatarie sono soprattutto le classi del triennio, in particolare quarte e quinte. La tecnologia sta riscrivendo le regole del conflitto umano. Siamo a marzo 2026 e l’operazione militare appena lanciata in Medio Oriente ci svela una realtà inquietante: la guerra non si combatte più solo con i missili, ma con gli algoritmi. Al centro di questa rivoluzione c’è un triangolo di tensioni: i campi di battaglia in Iran, i server blindati della Silicon Valley e il Pentagono a Washington. Nel video esploro come l’Intelligenza Artificiale sia diventata l’arma più potente e invisibile dei nostri giorni e come, nel tentativo di vincere una guerra veloce, l’Occidente stia rischiando di perdere la propria bussola etica. I confini tra silicio, guerra e decisioni morali sono ormai completamente sfumati.
La presentazione è stata graficamente creata con NotebookLM.
Le fonti principali alcuni recenti articoli del Corriere della Sera, La Stampa e Il Post, ma soprattutto l’episodio 122 del podcast Fuori da qui di Simone Pieranni:

Mie letture degli ultimi anni su questo tema:
– Max Tegmark, Vita 3.0. Essere umani nell’era dell’intelligenza artificiale, 2018
– Federico Rampini, L’età del caos, Mondadori, 2015
– Vittorino Andreoli, L’uomo col cervello in tasca, Solferino, 2019
– Rivista Rocca 
– Rivista La Civiltà Cattolica 
– Alessandro Baricco, The game, Einaudi, 2018
– Luca Grion, Chi ha paura del post-umano? Vademecum dell’uomo 2.0, Mimesis, 2021
– Anthony Elliott, La cultura dell’intelligenza artificiale. Vita quotidiana e rivoluzione digitale, Codice Edizioni, 2021
– Nello Cristianini, La scorciatoia. Come le macchine sono diventate intelligenti senza pensare in modo umano, Il Mulino, 2023
– Nello Cristianini, Machina sapiens. L’algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza, Il Mulino, 2024
– Kate Crawford, Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA, Il Mulino, 2021
– Chiara Valerio, La tecnologia è religione, Einaudi, 2023
– Pero Dominici, Oltre i cigni neri. L’urgenza di aprirsi all’indeterminato, Franco Angeli, 2023
– Bertola – Quintarelli, Internet fatta a pezzi. Sovranità digitale, nazionalismi e big tech, Bollati Boringhieri, 2023
– Luciano Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Raffaele Cortina, 2022
– Byung-Chul Han, Infocrazia, Einaudi, 2023
– Silvia Bonino, Altruisti per natura. Alle radici della socialità positiva, Laterza, 2012
– Sherry Turkle, Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri, Einaudi, 2012
– Paolo Benanti, The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano, Cittadella, 2012
– Paolo Benanti, La condizione tecno-umana, Edb, 2016
– Leonardo Paris, Teologia e neuroscienze. Una sfoda possibile, Queriniana, 2017
– Miguel Benasayag, Il cervello aumentato, l’uomo diminuito, Erickson, 2016
– Franklin Foer, I nuovi poteri forti. Come Google, Apple, Facebook e Amazon pensano per noi, Longanesi, 2018
– Cathy O’Neil, Armi di distruzione matematica. Come i big data aumentano la disuguaglianza e minacciano la democrazia, Bompiani, 2017 (ebook)
– Byung-Chul Han, Nello sciame. Visioni del digitale, Nottetempo, 2023 (ebook)
– Guillaume Pitron, Inferno digitale. Perché internet, smartphone e social network stanno distruggendo il nostro pianeta, Luiss, 2022 (ebook)
– Lorenzo Cappannari, Futuri possibili. Come il metaverso e le nuove tecnologie cambieranno la nostra vita, Giunti, 2022 (ebook)
– Federico Faggin. Silicio. Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza, Mondadori, 2020 (ebook)
– Floridi – Cabitza, Intelligenza artificiale. L’uso delle nuove macchine, Bompiani, 2021 (ebook)
– Di Meglio – Ferrari, Big Data (Echi), Treccani, 2021 (ebook)
– Brittany Kaiser, La dittatura dei dati, Harper Collins, 2019 (ebook)

Gemma n° 2947

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una foto molto importante per me. Nella foto ci siamo io insieme ai miei amici ed è stata scattata qualche mese dopo che la scuola iniziasse. È un momento semplice, ma per me molto speciale, perché rappresenta l’inizio di tante nuove esperienze che abbiamo vissuto insieme.
Anche se non ci conosciamo da tantissimo tempo, tra di noi si sono creati dei legami davvero speciali. All’inizio eravamo solo compagni che si stavano conoscendo, ma con il passare del tempo abbiamo iniziato a parlare di più, a scherzare, ad aiutarci a vicenda e a condividere molti momenti della nostra vita.
Proprio grazie a tutte queste piccole cose il nostro gruppo è diventato sempre più unito. Ognuno di noi è diverso dagli altri, ma è proprio questa diversità che rende il gruppo ancora più bello. Insieme ridiamo molto, ci sosteniamo nei momenti difficili e rendiamo le giornate pesanti più leggere e semplici.
Per questo motivo tengo questa foto come sfondo del telefono: ogni volta che la guardo mi ricorda quanto siano importanti le amicizie e tutti i momenti che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere insieme”.
(V. classe quarta).