“C’è chi guarda un peluche e ci vede solo un pupazzo. Poi ci sono io, che guardo Tica e ci vedo tutta la mia vita. L’orso polare è da sempre il mio animale preferito, ma Tica non è un orso qualunque: ce l’ho da quando ero piccolissima, ed è diventata subito il mio rifugio. È cresciuta con me, in silenzio. C’era quando le giornate sembravano troppo grandi da affrontare, c’era nelle sere in cui mi serviva solo abbracciare qualcosa di morbido per sentirmi al sicuro, e c’era in ogni momento felice, pronta ad ascoltarmi senza dire una parola. Quante serate ho passato insieme a lei quando ero triste. Nelle notti più buie o quando qualcosa non andava, mi bastava stringerla forte per sentire quel calore rassicurante che mi faceva passare la solitudine. E quante chiacchierate ci siamo fatte: le raccontavo i miei segreti, i sogni, i piccoli e grandi problemi di quando stavo crescendo, sapendo che lei era lì pronta ad ascoltarmi senza giudicarmi mai. Oggi la guardo, con i suoi occhietti neri e quel cuoricino di legno al collo che porta il suo nome, e capisco che Tica non ha semplicemente custodito i miei abbracci: ha tenuto al sicuro la parte più vera e sincera di me. Quando il mondo fuori cambia velocemente e io cresco, stringere Tica è come tornare a casa: mi ricorda chi sono, da dove vengo e la bambina che vive ancora dentro di me. Tica non è un ricordo del passato, è un pezzo del mio presente e di chi sarò sempre”. (S. classe terza).
“Questo luogo è sempre stato particolarmente importante per me. Se di solito il luogo di incontro tra i cugini é la casa dei nonni, per me non era così: era nel nostro ristorante di famiglia dove ci incontravamo sempre. Questo luogo che per molti era una cena il sabato sera, per me era come una seconda casa in cui passavo pomeriggi. Quando ero più piccola io e mia cugina passavamo il tempo a correre tra le sale, in cucina e dietro al bar. Col tempo penso che i camerieri abbiano imparato a schivare teste di bambine euforiche coi vassoi pieni di piatti e bicchieri. Ovviamente ci siamo prese molte sgridate ma questi sono i ricordi che faccio più fatica a ricordare. Invece ricordo quando pregavamo mio papà ogni giorno di darci il permesso di mangiare un ghiacciolo, oppure quando, da grandi appassionate di Harry Potter, vedevamo i bastoncini per diffusori d’ambiente come bacchette magiche: mia cugina era Hermione, io Ginny e le ore passavano senza accorgercene. Ogni pomeriggio provavamo a convincere i nostri genitori a farci dormire assieme e non funzionava mai, eppure noi non ci arrendevamo. Inoltre in osteria avevamo una stanzetta, in cui ci rifugiavamo ogni volta che le sgridate aumentavano; lì abbiamo passato la maggior parte del nostro tempo a cantare, ballare e a divertirci, a impersonificare personaggi di storie assurde. Più di una volta mia cugina si impegnava a scrivere finte lettere provenienti da “nostri vecchi antenati” che ci lasciavano tesori nascosti e che noi avremmo dovuto trovare; io, ingenua come ero ed essendo più piccola di due anni, ci credevo. E purtroppo ci capitava anche di rompere oggetti: di quelle bacchette magiche, poche sono le superstiti, l’anta di un armadio è rotta e le doghe di un piccolo letto sono cadute da dove avrebbero dovuto stare. Comunque, in silenzio, ce la siamo sempre cavata a sistemare tutto. Ora passo meno tempo in quelle stanze, ma rimarrà per sempre un posto pieno di ricordi”. (E. classe seconda).
“Per quest’ultimo anno ho pensato molto a quale gemma scegliere. Inizialmente non sapevo bene cosa scegliere, perché in questi anni sono successe tante cose che mi hanno segnata. Ma poi, riflettendoci, ho capito che la mia gemma non poteva essere un oggetto o un momento, ma dovevano essere le persone che hanno condiviso con me questi anni. Ho deciso quindi di portare come gemma M, V, A e M, che con il tempo sono diventati molto più di semplici compagni di scuola. Li ho conosciuti in momenti diversi, ma alla fine ci siamo ritrovati tutti insieme ad affrontare ogni giorno lo stesso “trauma”, con la leggerezza di sapere di non essere soli. Probabilmente senza di loro non riuscirei a vivere la scuola con la stessa serenità. Quando la mattina mi sveglio e penso che devo andare a scuola, a volte mi viene già voglia di sotterrarmi. Poi mi ricordo che ci sono loro e riesco a prendere la giornata con più tranquillità. Sono praticamente le persone con cui passo più tempo nella mia vita e sono state presenti sia nei periodi peggiori della scuola, tra verifiche e interrogazioni, sia nei momenti difficili della mia vita privata. Ma sono anche le persone con cui ho condiviso le cose più semplici: le risate per cose senza senso, le battute, le lamentele e tutti quei momenti di stupidità che, alla fine, sono proprio quelli che probabilmente ricorderò di più. Con loro mi sento a mio agio e riesco a mostrare anche quel lato di me che magari altre persone potrebbero trovare strano. Se devo essere sincera non vedo l’ora di finire la scuola e di lasciarmi finalmente alle spalle queste maledette mura, ma allo stesso tempo so già che, quando sarà tutto finito, qualcosa mi mancherà: tutti quei momenti passati con loro. Le risate, le cazzate, le giornate insieme e anche quelle in cui non succedeva niente di particolare, ma eravamo semplicemente insieme. Per questo ho scelto loro come mia gemma. Perché, tra tutte le cose che questi anni mi hanno lasciato, loro sono sicuramente una di quelle che non vorrei dimenticare.” (B. classe quinta).
“La mia gemma di quest’anno è una cosa molto semplice: il tempo. Forse perché, essendo già la mia ultima gemma, è proprio il tempo la cosa a cui sto pensando di più. Tra meno di due mesi compirò diciotto anni e, per quanto possa sembrare un semplice compleanno, per me rappresenta qualcosa di più: è come se, avvicinandomi a questa età, mi stessi rendendo conto per la prima volta di quanto tutto passi in fretta, portando con sé delle cose e lasciandone indietro altre. Quando ero piccola, non pensavo a quanto velocemente sarei cresciuta, o che un giorno avrei avuto nostalgia di momenti che, mentre li vivevo, mi sembravano normalissimi. Mi capita spesso di ripensare alla mia infanzia e di sentire nostalgia per il modo in cui guardavo le cose quando ero bambina. Mi manca soprattutto la sensazione di avere tutto il tempo del mondo per capire chi sarei diventata, e forse è proprio questo che mi fa paura dei diciotto anni: non l’idea di diventare adulta, ma il pensiero che da questo momento in poi diventerà sempre più ovvio quanto tutto scorra velocemente e quanto io continui a cambiare. Allo stesso tempo, però, non vedo l’ora. Tra qualche mese finirò la scuola e dovrò prendere decisioni che, fino a poco tempo fa, sembravano lontanissime. È strano pensare che alcune cose che fino a poco fa immaginavo come qualcosa di molto lontano siano ormai così vicine. È per questo che ho scelto il tempo come gemma quest’anno, perché per la prima volta provo nostalgia e curiosità insieme. Non so se a diciotto anni ci si senta davvero adulti, ma sono sicura che molto probabilmente non sarà così. Forse, semplicemente, continuerò a sentirmi me stessa. Per ora, però, preferisco vivere tutto un po’ alla volta.” (S. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo. Questo romanzo del 1939 parla di un soldato statunitense della prima guerra mondiale di nome Joe Bonham che perde tutti e quattro gli arti, alcune parti del viso, la vista, l’udito, l’olfatto e la parola diventando così un pezzo di carne con una mente funzionante. Joe racconta dei suoi ricordi passati, delle sue speranze e di ciò che vorrebbe sentire, con la consapevolezza di essere destinato a morire. Lo stesso scrittore divenne il regista del film, uscito nel 1971 con Timothy Bottoms protagonista e riuscì a vincere il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes oltre che a diventare l’ispirazione per uno dei brani più celebri dei Metallica: “One”. Questo libro mi ha colpita particolarmente proprio per l’onestà e il grande senso di responsabilità che il protagonista provava, pur essendo consapevole di non avere nulla di funzionante oltre alla mente e di essere solo un esperimento agli occhi dei medici dell’epoca. Consiglio vivamente sia il romanzo che il film e li ritengo abbastanza sottovalutati nonostante il forte messaggio” (I. classe seconda).
“Questa foto è la mia gemma, siamo raffigurate io e mia mamma ed è stata scattata quando avevo circa 4 mesi. È un ricordo davvero importante per me, essendo un oggetto che racchiude l’inizio del nostro rapporto; difatti, questa foto la tengo sul mio comodino e la guardo ogni giorno. Io e mia mamma abbiamo un legame davvero speciale ed è una delle persone più importanti nella mia vita perché è stata un pilastro fondamentale per la mia crescita, ancora adesso è un punto fermo nella mia vita durante le decisioni, i periodi difficili ed i momenti di divertimento. Per concludere, questa foto non è una semplice foto ma è il simbolo di un amore incondizionato che spero tutti possano provare nella vita” (A. classe terza).
“Come ultima gemma ho deciso di portare l’esperienza più significativa del mio percorso in questa scuola fino ad ora, ovvero l’esperienza come studenti ambasciatori a New York. Innanzitutto questo progetto mi ha aiutata a riflettere su ciò che mi piacerebbe fare nel futuro, mi ha spinta a mettere da parte la timidezza e conoscere nuove persone provenienti da diversi Paesi del mondo. Inoltre, ho trovato interessante questo progetto perché invitava tutti gli studenti a conoscere meglio molte tematiche di attualità che interessano l’intero mondo, ascoltando le riflessioni degli altri compagni del corso. L’opportunità di avere dei momenti liberi durante le giornate per girare la città in modo autonomo, scegliendo le attività e le visite da fare in base alle nostre preferenze mi ha invece permesso di provare un senso di autonomia e responsabilità. Per finire, ho anche avuto la fortuna di trascorrere il viaggio e condividere le avventure con le mie più care amiche che hanno reso ogni istante più piacevole, divertente e che soprattutto hanno reso il mio ricordo di tutto più speciale e indimenticabile.”
“Oggi come gemma vorrei portare degli oggetti a me molto cari ovvero i miei 22 vinili. È una passione che è cominciata non molto tempo fa, circa due anni; il primo che trovai fu quello di Ariana Grande, il suo ultimo album a quel tempo. Quando lo portai a casa però mi resi conto di non avere il giradischi, però poi mi fu regalato al mio compleanno. Qualche giorno dopo le voci nella mia testa mi dissero che dovevo per forza avere TUTTI i suoi vinili, quindi con il tempo e con i vari compleanni, Natali ecc in poco tempo avevo nelle mie mani tutti i suoi vinili. Dopo un po’ avevo scoperto tutti i siti che vendono vinili e quindi per colpa(o merito) di questi con il tempo la mia collezione è cresciuta molto. Ne ho di vari tipi di diversi cantanti, alcuni che hanno addirittura 4 dischi all’interno che pesano quasi 1kg (e quindi i più costosi che ho). Alcuni sono anche un ricordo speciale, come per esempio quello di Annalisa che ho comprato al suo concerto l’anno scorso ed è pure firmato da lei, altri li ho comprati direttamente dagli Stati Uniti perché in Italia ci sono poche cose esclusive purtroppo e quest’anno ho anche comprato il mio primo vinile da 45 giri (7”), quello piccolino in fondo alla foto. Se non avessi frugato quel giorno e trovato quell’esatto vinile probabilmente avrei un po’ più soldi sul conto e non parlerei solo di questo con i miei amici🙃 però alla fine sono molto contento e soddisfatto della mia collezione.” (A. classe seconda).
“Il mare è stato una delle presenze più costanti della mia vita, infatti vado al mare sin da quando sono piccolissima. In tutti i miei ricordi estivi d’infanzia, c’è il mare, costruzioni di sabbia e momenti passati in famiglia. Quando finisce la scuola sono sempre super contenta perché so che passerò tutta l’estate a giocare, prendere il sole e fare bagni che durano ore. Il mio ricordo più bello di qualche anno fa è la serata in spiaggia a mangiare la pizza e poi fare il bagno a mezzanotte con i miei amici. Purtroppo adesso è appena ricominciata la scuola, ma so già che la prossima estate la trascorrerò nel mio posto preferito: il mare” (B. classe seconda).
“Come gemma ho voluto portare qualcosa di particolarmente significativo per me: una gatta di cui, ancora oggi, mi fa male parlare. Si chiamava Kitty e, anche se non era propriamente la mia gatta, con il tempo era diventata parte della nostra famiglia. Apparteneva a una mia vicina di casa, ma un giorno decise di venire da noi e iniziò a trascorrere la maggior parte del suo tempo in casa nostra. Da quel momento ci affezionammo profondamente a lei: le avevamo comprato una cuccia, la lasciavamo dormire con noi e ormai la consideravamo come una presenza indispensabile nelle nostre giornate. Tra me e Kitty c’era un legame speciale, qualcosa difficile da spiegare a parole, ma che riuscivo a sentire ogni volta che stava accanto a me. Proprio per questo, il 18 settembre 2019 è stato uno dei giorni più dolorosi della mia vita, perché Kitty venne investita da una macchina. Per me fu un lutto indescrivibile e, ancora oggi, parlarne mi fa male. C’è però un episodio legato a quel giorno che non sono mai riuscita a spiegarmi davvero. La mattina stessa, mentre stavo uscendo di casa per andare a scuola, mi venne improvvisamente un pensiero: “Come sarebbe se lei morisse?”. Subito dopo, quasi senza rendermene conto, dentro di me le dissi “addio”, senza sapere che quello sarebbe stato davvero l’ultimo giorno in cui l’avrei vista. Ancora oggi non so dire se sia stata soltanto una coincidenza oppure qualcosa di più, ma mi piace pensare che in quel momento ci sia stata una sorta di connessione tra me e lei, come se una parte di me avesse già percepito che stava per andarsene per sempre” (V. classe quarta).
“Ho iniziato a scrivere la mia gemma all’inizio di quest’anno scolastico, convinta che il mio percorso personale fosse la cosa più importante che mi sarebbe potuta succedere durante l’anno e che avrei voluto condividerlo con gli altri. In parte è vero: l’anno scorso, intorno a questo periodo, non me la passavo bene ed ero convinta che non avrei più visto la luce in fondo al tunnel. Una persona che ricopriva un enorme spazio nella mia vita non c’era più e insieme a lui rimaneva un vuoto immenso dentro di me. Questo vuoto lasciava spazio per altre persone: ho permesso a chi già mi stava vicino di ricoprirne una parte e la restante mi ha dato la possibilità di conoscere meglio chi, per errore mio, non mi sembrava così importante. La gemma di quest’anno quindi sono le mie amiche, quelle che erano già fondamentali e quelle che lo sono diventate. C’è C., mia sorella, la più importante per me: da piccole i nostri 4 anni di differenza ci separavano, mentre ora si sono dimostrati fondamentali per la mia crescita. Siamo simili e spesso litighiamo (ma tra sorelle, si sa, va sempre così) ma per come sono ora, senza di lei non sarei io, perché è grazie a lei se ho imparato a guardare in faccia la realtà e accettare le delusioni. Per quanto riguarda S., io e lei ci conosciamo da molti anni: ha visto ogni mia sfaccettatura e non ne ha mai giudicata neanche una. Ogni tanto passiamo dei periodi di silenzio perché a lungo andare, conoscendosi così bene, certi comportamenti sono intollerabili, ma ritroviamo sempre il modo di ricongiungerci. Quando ho incontrato G. qua a scuola non potevo tollerarla, ma alla fin fine si sa che le amicizie migliori iniziano così. Conoscendola poi ho capito che in realtà per certi versi eravamo simili: abbiamo lo stesso umorismo e ci capiamo al volo. Quando qualcuno ha cercato di dividerci non c’è mai riuscito, abbiamo sempre preso le difese l’una dell’altra e cambiando amici, l’unica che non è cambiata è lei. È una buona ascoltatrice, come lo sono anche io, e quando ne abbiamo avuto bisogno, sapevamo che l’altra c’era. S. è stata la mia prima amica qua a scuola e se non fosse stato per lei, loquace e per niente timida, non so neanche se avrei mai avuto il coraggio di fare amicizia con qualcuno all’inizio della scuola. Né io né lei abbiamo paura di esprimerci e su questo andiamo particolarmente d’accordo. Con le sue battute mi rallegra la giornata e con la sua presenza alleggerisce le ore di scuola. Il rapporto tra me e N. inizia alle elementari, durante le quali eravamo già amiche, ma per qualche questione infantile abbiamo smesso di parlarci. Così, dopo le medie, quando credevo finalmente di essermi liberata di lei, ho scoperto che eravamo finite in classe insieme. Al tempo per me era un incubo, ma ora non potrei esserne più grata. Il nostro legame si è stretto quest’anno, quando un avvenimento ha stravolto la sua vita e io ho deciso di starle accanto. N. dà degli ottimi consigli e capisce perfettamente quello che provo anche senza dire una parola. Spesso abbiamo le stesse opinioni, infatti litighiamo raramente. G. non dirà mai di no a un’uscita improvvisata (anche se sarà sempre in ritardo) e ti permetterà di parlare all’infinito della stessa cosa senza battere ciglio. Anche se passa un brutto periodo è sempre presente per gli altri e riesce sempre, anche dicendo una sciocchezza, a strapparmi un sorriso” (V. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare questa foto di una giraffa, la ritengo importante perché è un ricordo del viaggio che ho fatto in Kenya assieme alla mia famiglia e che mi sta molto a cuore” (T. classe quinta).
“Ho pensato a lungo a cosa portare come gemma quest’anno e alla fine ho deciso di parlare dell’amicizia, una parte fondamentale della mia vita. Spesso mi chiedo: cosa sarei senza i miei amici? Non riesco neanche ad esprimere a parole quanto io sia grata di avere delle persone al mio fianco su cui contare in ogni momento. Non sto parlando di qualcuno con cui passare semplicemente il tempo. Parlo di chi mi sprona sempre, chi mi incoraggia, chi mi consola e tira fuori sempre il meglio di me. Non ringrazierò mai abbastanza chi mi capisce quando nemmeno io so davvero come esprimermi; chi quando sto male mette da parte se stesso per supportarmi e ascoltarmi per ore; chi mi alza sempre l’umore solamente con la sua presenza; chi mi fa sentire inclusa e mai sola. Penso alle mie amiche E. e I. che anche se non vedo ogni giorno, per me ci sono sempre. Ogni volta che ci vediamo il rapporto è lo stesso, anzi si rafforza sempre di più. Ogni persona che mi conosce, le conosce, anche se non le ha mai viste. Per me sono come sorelle e penso che questo riassuma perfettamente la nostra amicizia. Penso alle mie compagne di classe, che sono molto più di questo. Senza di loro non sopravviverei neanche un giorno. Ogni volta che arrivo a scuola, qualsiasi sia il mio umore, loro mi illuminano la giornata. Per me sono delle persone speciali, ognuna mi ha insegnato qualcosa e mi ha lasciato tanto. Con loro ho vissuto esperienze bellissime, che mi fanno sorridere ogni volta che ci penso, che sono indimenticabili semplicemente perché eravamo insieme. Spero che questi momenti non finiscano mai, così come la nostra amicizia. Penso a chi c’è da sempre, come la mia amica M.. Non ricordo una vita senza di lei. Non ricordo un litigio con lei ma solo infiniti momenti passati assieme che porterò nel cuore per tutta la vita. Considero anche mia sorella E. come una migliore amica. Penso sia la persona di cui mi fido di più al mondo. Quella che chiamo subito quando ho un problema. Quella che non ci pensa due volte ad aiutarmi. Quella con cui mi confido e quella a cui chiedo consigli in ogni situazione. So di essere fortunatissima ad avere persone vere su cui contare, che fanno così tanto per me. Cerco di lasciare anche a loro qualcosa di mio e vorrei che potessero vedersi con i miei occhi per capire quanto ognuna di loro sia speciale, unica e quanto io creda in loro. Farei di tutto pur di non deluderle mai e per far loro capire che non sono sole. Spero di essere importante per qualcuno come queste persone lo sono per me. Per me l’amicizia è ciò che vale di più al mondo. È la mia felicità” (L. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare qualcosa di abbastanza recente ma che ho pensato potesse racchiudere un po’ il mio ultimo anno e le riflessioni che ne sono scaturite. Oggi porto il mio tatuaggio. Mi sono tatuata una parola: Create, verbo all’infinito, creare. Questo perché fin da piccola ho avuto sempre una sola certezza, che volessi creare. L’arte e la musica per me sono sempre stati più che qualcosa in cui volevo semplicemente dilettarmi, ma qualcosa di cui ho sempre avuto bisogno. La parola, scritta così all’infinito mi piace intenderla come un augurio a me stessa di riuscire a mantenere sempre vive queste mie passioni, anche perché un tatuaggio dura per sempre e non potrei mai pensare di scrivere qualcosa che in un futuro non immagino più mia. In questo ultimo anno sono arrivata alla consapevolezza che il creare per me sarà sempre ciò che mi rende più viva, anche perché quando mi capitano dei blocchi di creatività sto veramente male fino a quando non torno a esprimermi: su carta, su muro, nelle vibrazioni dell’aria. Il fatto che abbia deciso di ricordarmelo scrivendo sul braccio è anche perché quest’anno insieme a questa riflessione ne ho maturata una seconda. Il fatto che molto probabilmente in futuro non avrò più il tempo che ho ora di dedicarmi così intensamente alle mie passioni, e questo non vorrei mai che mi facesse spegnere l’amore che ho per esse. Essendo anche l’ultimo anno di liceo penso già a come sarà la mia vita all’università, o quando avrò un lavoro, o una famiglia. E poi inizio a viaggiare in tutte le possibili realtà. Proprio per questo il mio tatuaggio riesce in qualche modo a riassumere il cambiamento che quest’anno mi ha dato, e allo stesso tempo ad abbracciare i prossimi che verranno. Tra uno, cinque, o dieci anni guarderò il mio tatuaggio pensando a come a 18 forse la pensavo molto diversamente, o forse avevo ragione. Ma a me non importa cambiare idea o confermare la mia visione attuale, perché il mio tatuaggio non mi serve a quantificare la fertilità della mia passione ma a ricordarla con lo stesso affetto ora e per sempre” (A. classe quinta).
“Più si consumano gli anni, più diventano preziosi (Goethe). Come gemma, quest’anno, ho deciso di portare la mia “ultima gemma”. Queste parole per me sono intense, cariche di significato, pesanti da digerire ma al contempo salvifiche. È il concetto di ultimo che mi spaventa, e molto spesso anche nella quotidianità è questa la parolina che mi fa soffrire. Fare una cosa ben consapevoli di starla facendo per l’ultima volta è affrontare le aspettative che ci creiamo ogni giorno (e che forse non verranno mantenute) e quindi in qualche modo sfidarsi. Sento spesso che l’ultima ripetizione, proprio a causa di questo ordine cronologico inconfondibile, debba essere testimone di tutto ciò che c’è stato prima. “E se non riuscissi ad esprimere ciò che voglio comunicare? E se non ne uscissi soddisfatta?” E così il giorno dell’esposizione è stato a mano a mano ritardato, mentre la gemma su Canva portava implicitamente il cartellino “a data da destinarsi”. Poi è arrivato quel sabato, nel quale il prof. con una voce pacata ma decisa ha detto: “manca solo la tua gemma”. Però stavolta, ho cercato di lasciarmi scivolare addosso tutto il peso, con cui solitamente arricchisco anche le cose semplici: ho fatto una presentazione, ho messo le foto delle persone a me più care, ho spiegato in breve l’importanza dell’ultima gemma. E sono tornata al posto con il cuore pieno di gioia. “Ultima gemma” è una delle caselle finali su cui sono approdata. Il traguardo è poco più avanti e penso che con un po’ di fortuna nei dati mi basti un sei per arrivarci. Quindi, mi lascio scivolare addosso la pesantezza di dovere salutare le ore di religione, il prof, i compagni, la scuola e i momenti indimenticabili e irripetibili. Eppure, con un po’ di leggerezza e semplicità, non potevo non essere più felice di chiudere così questi ultimi cinque anni. Gli amici, la scuola, i compiti di scienze, la frase del mio autore preferito. Tutto così semplice e (per fortuna) maledettamente mio”. (M. classe quinta).
“Come gemma ho deciso di portare Kurt Cobain. Era il cantante dei Nirvana, uno dei miei gruppi preferiti. Era un ragazzo normale, molto intelligente ma che aveva anche dei problemi. La prima volta che l’ho ascoltato cantare, ho pensato che non lo facesse solo per farsi dire che era bravo, ma che lo facesse perché ne aveva bisogno e amava farlo. Non voleva solo che la sua voce fosse intonata, voleva che fosse vera. Ciò che mi colpisce di Kurt, è che non era come una divinità irraggiungibile, era una persona come un’altra. Diceva che amava essere diverso e distinguersi dagli altri, ma nel profondo era insicuro, proprio quanto lo siamo tutti noi. Kurt si definiva femminista e supportava qualsiasi minoranza, e non per farsi amare, ma perché era una persona molto empatica. Nei testi delle sue canzoni, raccontava spesso di persone “ai margini della società”, perché in fondo anche lui si riteneva ai margini. Kurt non ci insegna ad essere perfetti, ma a restare umani sia con le cose buone che quelle cattive che abbiamo dentro di noi. Quindi, ho scelto lui come gemma perché Kurt Cobain non è solo un poster sul muro, ma è anche un pensiero che mi dice “Va bene non essere ok” e penso che questa sia una cosa che tutti dovremmo sentirci dire”. (A. classe prima).
“Oggi volevo parlarvi di una campanella, ma non di una qualunque. Nel linguaggio dei biker questo oggetto è importantissimo e si chiama Guardian Bell. La tradizione vuole che queste campanelle vengano regalate dal partner e fissate alla parte della moto più vicina al terreno (evitando accuratamente i punti caldi come lo scarico, che potrebbero sciogliere la fascetta di fissaggio) proprio dalla persona che le dona. La leggenda narra che queste campanelle, come suggerisce il nome, servano a proteggere il motociclista dagli imprevisti della strada: ogni volta che la campana si ammacca, significa che ha fatto il suo dovere proteggendoti. Voglio cogliere l’occasione di questo regalo per parlare della mia ragazza. È probabilmente la persona che mi ha cambiato la vita; stiamo insieme da quasi due anni e sono davvero felice di averla incontrata. Questo pensiero da parte sua è stato estremamente significativo, perché dimostra quanto ci tenga a me. Mi ha scaldato il cuore sapere che, pur di sentirsi rassicurata quando sono in giro (anche se, a dire il vero, guido come un assassino quindi non basterà una sola Guardian Bell…), si sia informata su questo genere di “amuleti”.” (A. classe quarta).
“Ho riflettuto molto su cosa portare come gemma quest‘anno e ammetto che non é stato affatto semplice scegliere, finché, sfogliando l’album delle foto, mi sono imbattuta in una tenera foto che ritrae me e mia nonna quando avevo appena un anno. Fin da quando sono nata, mia nonna é stata una presenza costante nella mia vita e ho deciso di dedicarle questa gemma per tutto quello che ha sempre fatto per me e per mio fratello. Quando ero piccola e mia madre lavorava, casa sua era una tappa fissa: mi preparava sempre i miei piatti preferiti, mi aiutava a fare i compiti, giocava con me a carte e mi portava quasi ogni pomeriggio al parco. Se mi comportavo male, mi sgridava proprio come se fosse una seconda mamma e mi faceva capire che ciò che avevo fatto o detto era sbagliato. Non mi ricordo un singolo giorno in cui non mi abbia dato una delle sue tipiche lezioni di vita e le sono veramente grata per questo, poiché mi hanno aiutato a migliorare e a maturare, ma soprattutto a capire come funziona la vita. Ora che sono cresciuta, non vado molto spesso a trovarla come facevo prima, ma ogni volta che entro in casa sua, ritrovo il calore e la serenità che provavo da piccola appena varcavo la soglia. Mi accoglie sempre con il sorriso ed è pronta a fare di tutto pur di rendermi felice. A volte le rispondo male e non ne vado fiera; subito dopo mi rendo conto di tutto quello che ha sempre fatto per me e me ne pento. Nonostante ciò, le racconto sempre tutto, ad esempio della scuola o dei miei amici e lei è sempre entusiasta di ascoltarmi e di darmi consigli. Ho passato gran parte della mia infanzia a scorrazzare per quella casa piena di ricordi e risate, soprattutto durante l‘estate e ora che sono grande, rimpiango quei momenti privi di preoccupazioni e stress. A volte vorrei tornare indietro e rivivere anche solo per un secondo quella spensieratezza che ogni bambino possiede. Mia nonna è un punto di riferimento fondamentale nella mia vita, perché mi ha insegnato moltissime cose, ma soprattutto ha creato dei ricordi che custodirò con gelosia all’interno del mio cuore, per tutta la vita e che trasmetterò ai miei figli quando cresceró. Mia nonna però, mi vede ancora come la sua nipotina e ogni volta che passo il pomeriggio a casa sua, capisco quanto sia speciale il legame che ci ha sempre unite. Non so cosa farei senza di lei e anche se il tempo scorre, rimarrà per sempre una delle mie persone preferite in assoluto. Un semplice grazie non basta per tutto quello che ha sempre fatto per me e spero di riuscire a trasmetterle tutto il bene e l‘ammirazione che provo nei suoi confronti. Certe persone non sono solamente parte della nostra vita, ma sono la radice: invisibili agli occhi degli altri, ma indispensabili per farci crescere e diventare ciò che siamo. Anche quando non ci sarà più, so che ovunque andrò, una parte di me rimarrà per sempre legata a lei e ai ricordi che ci uniscono” (A. classe terza).
“Questa è una polaroid scattata a Trieste, siamo io e L., una ragazza con cui sono amica da ormai poco più di un anno ma a cui sono particolarmente legata. È una delle persone più importanti della mia vita e un’amica veramente speciale con cui condivido molto e di cui mi posso sempre fidare; infatti parliamo praticamente ogni giorno. Questa foto la tengo sempre nella cover del mio telefono, da quando è stata scattata, per ricordo di quella giornata in cui siamo riuscite a incontrarci di nuovo: purtroppo lei abita a Lubiana quindi spesso è difficile riuscire a trovarsi. Sono molto grata di questa amicizia e spero di portarla avanti per molti altri anni” (G. classe quinta).
“Questa penna è un regalo di mio papà. Non ha solo un valore economico, ma soprattutto un valore affettivo. Poiché non ho un legame molto stretto con lui, a volte contorto e difficile per via delle discussioni, questo oggetto è ciò che mi fa pensare a lui e rappresenta un qualcosa di positivo e piacevole. Infine mi auguro che in futuro si possa creare un rapporto più forte tra noi” (M. classe quinta).