“Quest’anno come gemma ho scelto di portare C., la mia migliore amica. Definirla solo “migliore amica” è molto riduttivo, perché per me è come una seconda sorella, una spalla su cui piangere e anche qualcuno con cui ridere di tutto. Ci siamo conosciute all’asilo, esattamente 15 anni fa e da allora siamo inseparabili. Sono così fortunata ad avere C. nella mia vita, perché con lei anche le giornate brutte diventano migliori. Non riuscirei a immaginare una vita senza C., perché lei c’è sempre stata, in qualsiasi momento: se stavo male, bastava chiamare C. e lei arrivava subito a casa mia, pronta a tirarmi su il morale; se avevo voglia di uscire, bastava chiamare C. per divertirsi tutta la notte; se combinavo un guaio, non bastava chiamare C. perché lei era già lì con me a combinare di peggio. Ogni giorno posso contare su di lei e ovviamente lei su di me, perché andrei dall’altra parte del mondo se ne avesse bisogno. Quest’anno abbiamo fatto la festa per i 18 anni insieme e posso affermare che non avrei voluto farla con nessun altro, perché lei è la mia compagna di vita, l’estensione della mia anima che rimarrà per sempre al mio fianco”. (E. classe quarta).
“Ho iniziato a scrivere la mia gemma all’inizio di quest’anno scolastico, convinta che il mio percorso personale fosse la cosa più importante che mi sarebbe potuta succedere durante l’anno e che avrei voluto condividerlo con gli altri. In parte è vero: l’anno scorso, intorno a questo periodo, non me la passavo bene ed ero convinta che non avrei più visto la luce in fondo al tunnel. Una persona che ricopriva un enorme spazio nella mia vita non c’era più e insieme a lui rimaneva un vuoto immenso dentro di me. Questo vuoto lasciava spazio per altre persone: ho permesso a chi già mi stava vicino di ricoprirne una parte e la restante mi ha dato la possibilità di conoscere meglio chi, per errore mio, non mi sembrava così importante. La gemma di quest’anno quindi sono le mie amiche, quelle che erano già fondamentali e quelle che lo sono diventate. C’è C., mia sorella, la più importante per me: da piccole i nostri 4 anni di differenza ci separavano, mentre ora si sono dimostrati fondamentali per la mia crescita. Siamo simili e spesso litighiamo (ma tra sorelle, si sa, va sempre così) ma per come sono ora, senza di lei non sarei io, perché è grazie a lei se ho imparato a guardare in faccia la realtà e accettare le delusioni. Per quanto riguarda S., io e lei ci conosciamo da molti anni: ha visto ogni mia sfaccettatura e non ne ha mai giudicata neanche una. Ogni tanto passiamo dei periodi di silenzio perché a lungo andare, conoscendosi così bene, certi comportamenti sono intollerabili, ma ritroviamo sempre il modo di ricongiungerci. Quando ho incontrato G. qua a scuola non potevo tollerarla, ma alla fin fine si sa che le amicizie migliori iniziano così. Conoscendola poi ho capito che in realtà per certi versi eravamo simili: abbiamo lo stesso umorismo e ci capiamo al volo. Quando qualcuno ha cercato di dividerci non c’è mai riuscito, abbiamo sempre preso le difese l’una dell’altra e cambiando amici, l’unica che non è cambiata è lei. È una buona ascoltatrice, come lo sono anche io, e quando ne abbiamo avuto bisogno, sapevamo che l’altra c’era. S. è stata la mia prima amica qua a scuola e se non fosse stato per lei, loquace e per niente timida, non so neanche se avrei mai avuto il coraggio di fare amicizia con qualcuno all’inizio della scuola. Né io né lei abbiamo paura di esprimerci e su questo andiamo particolarmente d’accordo. Con le sue battute mi rallegra la giornata e con la sua presenza alleggerisce le ore di scuola. Il rapporto tra me e N. inizia alle elementari, durante le quali eravamo già amiche, ma per qualche questione infantile abbiamo smesso di parlarci. Così, dopo le medie, quando credevo finalmente di essermi liberata di lei, ho scoperto che eravamo finite in classe insieme. Al tempo per me era un incubo, ma ora non potrei esserne più grata. Il nostro legame si è stretto quest’anno, quando un avvenimento ha stravolto la sua vita e io ho deciso di starle accanto. N. dà degli ottimi consigli e capisce perfettamente quello che provo anche senza dire una parola. Spesso abbiamo le stesse opinioni, infatti litighiamo raramente. G. non dirà mai di no a un’uscita improvvisata (anche se sarà sempre in ritardo) e ti permetterà di parlare all’infinito della stessa cosa senza battere ciglio. Anche se passa un brutto periodo è sempre presente per gli altri e riesce sempre, anche dicendo una sciocchezza, a strapparmi un sorriso” (V. classe quarta).
“Cara S., non so se te lo aspettavi oppure no, ma quest’anno come gemma ho deciso di portare proprio te. Te, che in così poco tempo sei riuscita a farmi ritrovare quel tipo di amicizia che da tempo mi mancava. Non penso tu ti renda conto di quanto mi dai ogni giorno: tutti i tuoi “ti voglio bene”, gli abbracci spontanei, il modo in cui riesci sempre a farmi sentire accolta e capita. C’è una cosa che ho capito grazie a te, e riguarda il modo in cui vedo l’amicizia: ho sempre pensato che il concetto di “migliore amica” dovesse essere necessariamente reciproco, cioè che due persone si considerassero tali nello stesso identico modo. Nell’ultimo anno però ho capito che non è sempre così e che i rapporti non devono per forza essere uguali per essere sinceri e importanti. Ecco cosa sei tu per me: la migliore amica che per tanto tempo ho pensato di non meritare più, forse a causa del mio carattere o perché molte delle persone a cui ho dato fiducia, prima o poi, hanno finito per lasciarmi sola. So che nella tua vita ci sono persone a cui sei molto legata e che probabilmente io non sarò quella che metteresti al primo posto, ma questo non cambia minimamente ciò che sei per me: la mia migliore amica. Per tanto tempo ho avuto paura di dare così tanta importanza a una persona, fino ad arrivare a definirla “migliore amica”, perché spesso sono rimasta delusa; forse è proprio per questo che a volte posso sembrare una persona un po’ dura o non sempre simpatica. In realtà, per me non è facile creare legami profondi. Però mi sono resa conto che con te è stato diverso: parlarti in modo spontaneo mi veniva naturale, come non mi succedeva da tempo. Ho sempre avuto paura di dire quello che penso e di essere davvero me stessa per il timore del giudizio degli altri, ma con te, senza nemmeno accorgermene, lo facevo già. E credo che questa sia una delle cose più belle che una persona possa regalare a un’altra: la libertà di sentirsi sé stessi senza paura. Tu, senza nemmeno provarci, ci sei riuscita. Grazie per tutte le volte in cui mi hai fatta sentire importante, ascoltata e voluta bene. Spero davvero che, anche col tempo, questo rapporto non cambi mai, perché sei diventata una delle persone più preziose che ho nella mia vita. Ti voglio bene.” (S. classe quarta).
“Probabilmente è scontata come cosa, ma quest’anno la mia gemma sono i miei migliori amici. J. e M. non sono semplicemente i miei migliori amici, sono la mia famiglia, la mia luce in fondo al tunnel. Quei due hanno un ruolo fondamentale nella mia vita e probabilmente non se ne rendono nemmeno conto. J. è la mia ancora, il mio punto fisso. Lui è letteralmente la persona migliore che esista a questo mondo. Non ha mai mancato un giorno di consolarmi e ascoltarmi o ridere con me; quando c’è un problema chiamo J., quando sono felice chiamo J., e lui c’è sempre. Nei momenti più difficili bastava una chiamata e lui mollava tutto e veniva da me in motorino, e questo per me vale più di migliaia di parole. Adoro il modo in cui ci capiamo quando succede qualcosa e ci diciamo “leggimi”; non so esprimere la mia gratitudine per una persona così importante nella mia vita. M. è mio cugino, che però io amo chiamare “fratellone” perché per me ricopre la figura di un fratello maggiore che mi è sempre mancata. Lui è tipo il mio angelo custode per la dolcezza e la protezione che mi dedica sempre, è unico nel suo genere. Con M. spesso basta uno sguardo per capirci, soprattutto quando c’è un problema. Lui è letteralmente la spalla su cui piango quando qualcosa non va, e ogni volta riesce a farmi sentire al sicuro con le sue risate e i suoi abbracci. Non so precisamente quando sono diventati così importanti per me ma so come: ancora una volta grazie alla musica. J. e M. riescono a darmi ciò che in famiglia o nelle relazioni mi manca, gli sono grata per tutto quanto perché se un giorno mi dovessi svegliare e loro non ci dovessero essere più penso che non saprei nemmeno da che parte girarmi. Ovviamente capita spesso di litigare perché sono tue testoni (e io pure), non siamo sempre andati d’accordo ma abbiamo sempre avuto un sacco di cose in comune che ci hanno tenuti legati, e anche se non lo dico spesso gli voglio un bene dell’anima. Alla fine è difficile trovare le parole giuste per due persone così speciali e importanti, mi sento solo di dire grazie e che auguro a tutti di trovare un J. e un M.” (R. classe quarta).
“A., V. e M. sono i miei migliori amici. Ci conosciamo dalle medie, ma il nostro legame si è rafforzato soprattutto durante le superiori. Quando sono con loro il tempo passa sempre troppo in fretta. Quando usciamo non andiamo quasi mai in giro: ci sediamo in un posto e restiamo lì per ore a parlare letteralmente di tutto. I discorsi sono così interessanti che non ci rendiamo nemmeno conto del tempo che passa, e spesso finiamo per concludere la nostra seduta gossip con un pigiama party. Anche se passiamo la maggior parte del tempo a prenderci in giro e a insultarci, ci sosteniamo sempre a vicenda, senza mai sottovalutare i problemi di nessuno. In fondo, è proprio questo che rende speciale la nostra amicizia: anche senza fare grandi cose, insieme riusciamo a far sentire ogni momento davvero importante” (S. classe terza).
“Ho pensato a lungo a cosa portare come gemma quest’anno e alla fine ho deciso di parlare dell’amicizia, una parte fondamentale della mia vita. Spesso mi chiedo: cosa sarei senza i miei amici? Non riesco neanche ad esprimere a parole quanto io sia grata di avere delle persone al mio fianco su cui contare in ogni momento. Non sto parlando di qualcuno con cui passare semplicemente il tempo. Parlo di chi mi sprona sempre, chi mi incoraggia, chi mi consola e tira fuori sempre il meglio di me. Non ringrazierò mai abbastanza chi mi capisce quando nemmeno io so davvero come esprimermi; chi quando sto male mette da parte se stesso per supportarmi e ascoltarmi per ore; chi mi alza sempre l’umore solamente con la sua presenza; chi mi fa sentire inclusa e mai sola. Penso alle mie amiche E. e I. che anche se non vedo ogni giorno, per me ci sono sempre. Ogni volta che ci vediamo il rapporto è lo stesso, anzi si rafforza sempre di più. Ogni persona che mi conosce, le conosce, anche se non le ha mai viste. Per me sono come sorelle e penso che questo riassuma perfettamente la nostra amicizia. Penso alle mie compagne di classe, che sono molto più di questo. Senza di loro non sopravviverei neanche un giorno. Ogni volta che arrivo a scuola, qualsiasi sia il mio umore, loro mi illuminano la giornata. Per me sono delle persone speciali, ognuna mi ha insegnato qualcosa e mi ha lasciato tanto. Con loro ho vissuto esperienze bellissime, che mi fanno sorridere ogni volta che ci penso, che sono indimenticabili semplicemente perché eravamo insieme. Spero che questi momenti non finiscano mai, così come la nostra amicizia. Penso a chi c’è da sempre, come la mia amica M.. Non ricordo una vita senza di lei. Non ricordo un litigio con lei ma solo infiniti momenti passati assieme che porterò nel cuore per tutta la vita. Considero anche mia sorella E. come una migliore amica. Penso sia la persona di cui mi fido di più al mondo. Quella che chiamo subito quando ho un problema. Quella che non ci pensa due volte ad aiutarmi. Quella con cui mi confido e quella a cui chiedo consigli in ogni situazione. So di essere fortunatissima ad avere persone vere su cui contare, che fanno così tanto per me. Cerco di lasciare anche a loro qualcosa di mio e vorrei che potessero vedersi con i miei occhi per capire quanto ognuna di loro sia speciale, unica e quanto io creda in loro. Farei di tutto pur di non deluderle mai e per far loro capire che non sono sole. Spero di essere importante per qualcuno come queste persone lo sono per me. Per me l’amicizia è ciò che vale di più al mondo. È la mia felicità” (L. classe terza).
“Mi spaventano le cose che finiscono e forse, proprio per questo, ho sempre immaginato lontano questo momento. Devo ammettere che ho rimandato più e più volte la scrittura di questa “gemma”, nella speranza di creare qualcosa di unico. Alla fine, però, ho capito che ogni volta che ne scrivo una mi basta riflettere su me stessa. Mi sono sentita di intitolare questo documento, “L’ultima gemma della mia vita”, può sembrare drammatico, lo so, eppure l’ho scelto con cura. L’ho chiamato così perché, anche se so che non è davvero un finale definitivo, rappresenta la chiusura di un capitolo importante della mia vita. È “l’ultima” non perché dopo non ci sarà altro, ma semplicemente perché segna la fine di un percorso che mi ha cresciuta, cambiata e definita. È una gemma perché racchiude tutto ciò che sono stata fino ad oggi: pensieri, paure, conquiste e consapevolezze. Anche se mi è stato detto che non esistono mai finali definitivi, soprattutto perché dopo il liceo inizia la vera e propria storia della propria vita, ho voluto portare come gemma di quest’anno, una riflessione che custodisco da tempo: il fatto di essere cresciuta e di come la consapevolezza di questo mi renda felice e, allo stesso tempo, mi stringa lo stomaco in un modo che non so spiegare. Quando mi guardo allo specchio, non vedo più la me di cinque anni fa, ma una ragazza grande, pronta a prendere in mano tutto ciò che la vita ha da offrire. Eppure vedo anche una ragazza che ha estremamente paura del futuro che incombe. Poi però ripenso agli anni scorsi, a quanti progressi personali ho fatto e a tutte le persone che mi hanno accompagnata durante questo percorso, e capisco quanto io sia profondamente grata a ciascuna di loro. Ripensandoci davvero, questi anni di liceo sono stati un continuo intreccio di emozioni contrastanti. Quante volte li ho maledetti: per le interrogazioni, per le ansie, per le giornate infinite, per la sensazione di non farcela. Quante volte ho desiderato che finissero il prima possibile. Eppure, adesso che sono davvero alla fine, mi accorgo che qualcosa dentro di me già ne sente la mancanza. Mi manca persino ciò che prima mi pesava, perché in fondo è stato proprio quello a costruirmi. È strano rendersi conto che anche le difficoltà, col tempo, assumono un significato diverso e diventano parte del percorso che ti ha fatto crescere. Ammetto di non sapere bene cosa scrivere in questa gemma, ma sicuramente voglio far trasparire la mia gratitudine attraverso queste parole. Quest’anno ho realizzato tante cose: il modo in cui sono cambiata, maturata, e come abbia lavorato su me stessa, forse anche inconsciamente. Quest’anno è iniziato all’insegna del cambiamento. Ho capito che, talvolta, l’assenza di una persona può insegnare molto più della sua stessa presenza. Ho capito su cosa concentrarmi e chi sono davvero le persone che mi vogliono bene. Ho compreso che aprirsi a nuove conoscenze non è la fine del mondo, anzi. Ho scoperto come fare nuove esperienze ti faccia sentire estremamente viva. Ho imparato a trovare un mio equilibrio e a non farmi sopraffare dalle mie ansie e paure le quali, ammetto, a volte ritornano. Ma forse è anche bello così: mi rendono quella che sono, e ho capito che conviverci non è la fine del mondo. Ho imparato a fregarmene, a dire addio, a essere grata alle piccole cose della vita. E di questo devo ringraziare anche le mie più care amiche, A. e F.: senza di loro probabilmente non saprei come avrei affrontato questi anni. Sono una boccata d’aria fresca nei momenti in cui manca il respiro. Ho imparato a godermi le cose, o forse ci sto ancora provando. Ho imparato a lasciarmi andare e quanto questo mi abbia fatto bene. Ho imparato che non sono un voto o una brutta giornata di scuola. Ho imparato a non fasciarmi la testa prima di rompermela e anche a non piangere disperatamente subito dopo essermi fatta male, ma piuttosto a cercare una soluzione davanti a un problema, indipendentemente da quanto esso mi possa sembrare enorme. Di recente ho letto un detto che diceva: “Se sei sicuro, brucia la nave.” Questo detto nasce da una storia vera. Nel 1519 Hernán Cortés arrivò in Messico con i suoi uomini. La terra era sconosciuta, il rischio enorme, la paura reale. Molti volevano tornare indietro: il mare era lì, le navi pronte, la via di fuga aperta. Cortés fece una scelta estrema: ordinò di distruggere le navi. Niente ritorno, nessuna alternativa rassicurante. Da quel momento c’era solo una direzione: avanti. E proprio perché si tolsero il peso del dubbio riuscirono a conquistare. “Bruciare le navi” significa questo: tagliare le vie di fuga, smettere di ancorarsi al passato e decidere, una volta per tutte, dove si vuole arrivare. Per me è anche un monito ad andare sempre avanti, senza restare bloccati a guardarsi indietro. Questo non significa dimenticare ciò che è stato, ma essere consapevoli che ogni esperienza vissuta, bella o brutta, mi ha resa la persona che sono oggi. Questa idea di distinguere tra ciò che davvero conta e ciò che è solo momentaneo mi riporta a una frase che mio nonno mi ha sempre detto. Non la ricordo spesso, ma ogni volta che riaffiora riesce a fermarmi e a farmi riflettere: quando è brutto tempo è sbagliato dire che è una brutta giornata; è meglio dire che il tempo è semplicemente brutto, perché le brutte giornate sono tutt’altra cosa. Ho imparato a non avere paura del futuro… scherzo, quello mi spaventa ancora e parecchio; ma in fondo la vita non va solo pensata: va vissuta. Forse i diciotto anni mi hanno fatto capire quanto le cose che prima davo per scontate siano in realtà meravigliose: le amiche, un abbraccio, un bacio, amare, piangere dalle risate o piangere e basta. Perché, in fondo, sono queste le cose che ci fanno davvero sentire qualcosa e che vanno affrontate, nel bene e nel male, sempre a testa alta. Oggi sono sicura di poche cose, ma una la so: voglio vivere e respirare davvero. Negli ultimi anni ho imparato tantissimo e ringrazio infinitamente i momenti che mi hanno fatta cadere con le ginocchia a terra, perché, anche se può sembrare assurdo, sono proprio quelli che ti fanno aprire gli occhi e capire quanto, in realtà, si è fortunati. Auguro quindi a tutti di avere voglia di crescere, ma senza fretta. Cadete, ma rialzatevi e guardate a testa alta la strada che avete davanti. Chissà, forse questa gemma potrà servire a qualcuno che la leggerà, o anche semplicemente a me, per ricordarmi chi sono sempre stata, senza però aver mai avuto davvero l’accortezza di vedermi con i miei stessi occhi”. (A. classe quinta).
“Questa è una polaroid scattata a Trieste, siamo io e L., una ragazza con cui sono amica da ormai poco più di un anno ma a cui sono particolarmente legata. È una delle persone più importanti della mia vita e un’amica veramente speciale con cui condivido molto e di cui mi posso sempre fidare; infatti parliamo praticamente ogni giorno. Questa foto la tengo sempre nella cover del mio telefono, da quando è stata scattata, per ricordo di quella giornata in cui siamo riuscite a incontrarci di nuovo: purtroppo lei abita a Lubiana quindi spesso è difficile riuscire a trovarsi. Sono molto grata di questa amicizia e spero di portarla avanti per molti altri anni” (G. classe quinta).
“Solitamente quando si arriva alla fine di un’esperienza, ti viene chiesto di tirare le somme. Visto che dopo cinque lunghi anni, anche le superiori che sembravano infinite stanno in realtà finendo, mi sono ritrovata a tirare le somme anche io. Come gemma volevo portare qualcosa di significativo e che potesse dare un’immagine abbastanza esaustiva di questi anni. Ci ho pensato molto perché volevo davvero trovare la cosa perfetta e alla fine ho pensato che il modo migliore per raccontare me stessa e questi cinque anni, era parlare delle persone che mi sono state accanto. Parlando di loro, parlo in realtà più di me stessa perché ognuna di queste persone mi ha lasciato un pezzetto. La canzone del video si chiama Foto di gruppo. Per me è una di quelle canzoni che ogni volta che ascolti, ti fa capire qualcosa di nuovo sulla vita. Ho scelto questa canzone per il ritornello che dice “tanto va così, ti accorgi che la vita è una foto di gruppo, molti posano”. Praticamente il cantante parla delle persone vere, delle persone che lo hanno reso ciò che è lui oggi. Questo è il motivo per cui anche io, cercando di tirare le somme mi sono ritrovata tra le mani tanti ricordi e nei pensieri le facce delle persone che mi hanno reso la E. che sono. Quando mi guardo allo specchio, spero di aver imparato qualcosa da ognuna di queste persone: Q. mi ha insegnato cosa vuol dire essere gentili, M. mi ha infuso almeno un po’ della sua spensieratezza, L. mi ha dimostrato che per le cose belle vale la pena saper aspettare. Da S. ho capito che a volte al posto di farsi tante domande va bene anche arrabbiarsi e farsi una risata mentre P. mi ha dimostrato che i veri amici ci sono sempre, in qualsiasi momento. Oltre loro ovviamente ci sono anche gli amici di sempre, ma di quelli ne ho già parlato tante volte. Mi è capitato più volte negli ultimi mesi di accorgermi che siamo diventati grandi e che non siamo più i ragazzini scalmanati che facevano feste ogni weekend e che uscivano la sera per ore senza una meta. Adesso siamo grandi, abbiamo la macchina, qualcuno un lavoro, le rispettive morose e morosi. Ogni tanto guardo i miei amici e capisco che siamo grandi, un po’ perché mi sento sopraffatta dalle responsabilità, un po’ perché vedo che F. (mia nonna), che per anni è stato il punto di riferimento per tutta la compagnia di amici, sta iniziando a invecchiare e per lei non è più così facile tenere tutti a casa sua. Un po’ perché tra tutti i nostri impegni è diventato più difficile vedersi, un po’ perché l’anno prossimo porterà tanti cambiamenti. Per ultimo ma non per importanza vorrei fare un pensiero sulle persone che nella “foto di gruppo” della mia vita sono le più importanti: ovvero M., mia zia C. e F. Di loro non voglio avere un pezzetto, vorrei avere letteralmente tutto. F. mi ha insegnato tutto quello che so, l’importanza di avere dei valori e l’amore per la letteratura. Mia zia, anche se faccio fatica a dimostrare quanto le voglia bene, è la persona che forse c’è stata di più in tutta la mia vita e che ha sempre lottato e fatto di tutto per vedermi felice. E infine M., non serve che dica molto perché lui lo sa già, è colui che dà un senso a tutte le mie giornate. Allora quello che spero io è che la foto di gruppo della mia vita contenga per sempre tutte queste persone vere e sincere”. (E. classe quinta).
“Se mi avessero chiesto cosa avrei portato come gemma, avrei risposto con un film o con una serie. Ma nell’ultima settimana ho pensato molto a cosa portare e mi è venuta un’idea: parlare di una persona davvero importante per me cioè la mia migliore amica. Si chiama S., un nome che hanno molte persone ma la differenza è che nessuno è come lei. Ci siamo conosciute in prima media, inizialmente neanche ci parlavamo, poichè lei mi riteneva “antipatica” per le persone che frequentavo e io non l’avevo neanche notata. Col tempo, grazie a delle amicizie in comune ci siamo iniziate a parlare e siamo diventate sempre più amiche. Se ho detto che è molto importante per me è perchè c’è stata in molti periodi della mia vita; se avevo bisogno di qualcuno, lei c’era sempre per me, mi ha visto cambiare molto. Quando le chiedo qualcosa in prestito, non ci pensa neanche due volte a prestarmelo, magari sembrano piccole cose ma per me sono grandissimi atti di gentilezza. Anche se a volte lei si sente inadeguata, per me è sempre la più brava e la più bella. Spero che lei sappia quanto valgono tutti i momenti passati insieme e se oggi sono quella che sono è anche grazie a lei. Per questo, se mi chiedessero di nuovo quale sia la mia gemma, non avrei dubbi: sceglierei sempre la nostra amicizia”.
“Ho portato la canzone Amelie perché mi sento rappresentato da lei, sia dal significato che dalle parole dell’artista, che è uno dei miei preferiti, e ho deciso di riportare qui un’intervista di Kid Yugi (il cantante), dove spiega il significato della sua canzone e la storia che c’è dietro Il significato. Chi è Amelie? “Amelie nasce da questo flirt che ho avuto con questa ragazza e dal fatto che, questa ragazza se n’è dovuta andare la mattina dopo che noi ci siamo aperti. Questa ragazza è dovuta partire, tornare a Parigi e io la pensavo spesso, l’ho pensata spesso nelle ore successive, nei giorni successivi. Chissà quante storie bellissime esistono così, nella vita di tutti, cioè quante volte ognuno di noi conosce una persona che finisce poi per idealizzare per tutta la vita o almeno per un lungo periodo”. Kid Yugi prosegue poi spiegando perché la fine immediata di un rapporto possa essere un “dono” per l’immaginazione, proteggendo il ricordo dalla realtà: “Grazie a Dio esistono queste storie, perché non vengono sporcate, contaminate dalla realtà, che alla fine è quello che rende tutto umano e che rende tutto insipido. Magari ti innamori di una ragazza, che per un motivo o per un altro, non vedi mai più perché si trasferisce in un altro paese e tu, continui a pensare a questa ragazza perché non te ne sei fatto in poco tempo un’idea precisa, ne hai appena abbozzato i contorni nella tua mente e quindi sei tu a riempirla, con te stesso, con i tuoi sogni, con le tue inclinazioni, con i tuoi desideri”. (C. classe quarta).
“Come gemma quest’anno ho scelto di portare la serie Una mamma per amica. Sono molto legata a questa serie perché è la mia preferita e ogni volta che la guardo mi mette di buon umore. Un altro motivo per cui sono molto legata a questa serie è che era anche la serie preferita di mia mamma quando era giovane e in qualche modo questo mi fa sentire più vicina a lei, infatti ogni volta che la troviamo in tv la guardiamo insieme. La serie parla di una mamma e sua figlia e del loro rapporto, come fossero migliori amiche ed è anche per quello che mi unisce molto a mia mamma, perché lei è sempre stata la mia prima e, in un certo senso, unica migliore amica ed è sempre stata la prima persona a cui io potessi chiedere consigli o aiuto ogni volta che ne avessi bisogno” (N. classe quinta).
“Quest’anno ho riflettuto a lungo su quale gemma portare: ero molto indecisa, ma alla fine ho scelto una canzone… anzi, LA canzone. Come mai degli 883 è diventata la colonna sonora dell’amicizia tra me e A., la mia amica più stretta. Sinceramente non so quando, come e neanche perché abbia assunto un significato così importante per noi, ma ogni volta che la ascoltiamo pensiamo subito l’una all’altra. Nei momenti difficili, mi capita di ritrovarla tra le canzoni senza nemmeno cercarla, come se volesse ricordarmi che ho sempre qualcuno pronto ad ascoltarmi: e quella persona è A. La nostra amicizia è nata esattamente tre anni fa, a marzo, durante la gita di terza media. Devo ammettere che all’inizio non mi convinceva: eravamo completamente diverse. Lei molto tranquilla, io decisamente più casinista. Con il tempo, però, abbiamo iniziato a conoscerci meglio e ci siamo accorte di avere molte più cose in comune di quanto immaginassimo. Siamo cresciute insieme, abbiamo condiviso momenti bellissimi e ci siamo sempre sostenute a vicenda. A. è l’unica persona con cui riesco a essere me stessa al cento per cento; l’unica con cui posso piangere senza sentirmi in difetto o un peso. È la prima a sapere cosa mi passa per la testa. Ogni volta che perdo la calma o sto per fare qualcosa di impulsivo, lei riesce a farmi fermare e riflettere. Non siamo il tipo di amiche che si abbracciano continuamente: credo che l’ultima volta sia stata un anno fa, al suo compleanno. Ma questo non significa che non le voglia un bene immenso. Certo, a volte mi verrebbe anche da prenderla per i capelli… ma penso che sia normale in ogni amicizia autentica. Sarò sempre infinitamente grata per il legame che abbiamo costruito e per tutto quello che abbiamo vissuto insieme. So che, qualunque cosa succeda, ci sarà sempre una canzone pronta a ricordarci chi siamo l’una per l’altra, perché in fondo le canzoni custodiscono sempre i ricordi e i momenti più belli”. (G. classe terza).
“La gemma che ho scelto per quest’ultimo anno è il progetto teatrale scolastico che mi ha accompagnato per questi ultimi tre anni. Questa foto ritrae le prove tecniche che ogni anno siamo obbligati a fare; un lungo processo che richiede diverse ore il che può far pensare ad una lunga e penosa attesa, al contrario l’attesa è la parte più divertente: si provano i costumi, si sistemano le luci e si aggiustano le parti di audio. Questo permette di vivere lo spettacolo in ogni sua parte. Inoltre si ha la possibilità di scambiare due chiacchiere e conoscersi meglio come gruppo permettendo così di stringere un forte legame tra tutti. Con una buona intesa anche lo spettacolo diventa un vero e proprio divertimento non solo per il pubblico ma anche per gli attori stessi. Questa esperienza rimarrà parte di me per sempre; mi ha lasciato un bagaglio infinito di conoscenze e un album di stupendi ricordi”. (S. classe quinta).
“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è un’amicizia che per me in poco tempo è diventata importantissima. Si tratta di quella con I., una ragazza che conosciamo tutti perché l’anno scorso frequentava questa classe con noi. Non abbiamo cominciato a parlare subito, all’inizio non mi ricordavo nemmeno il suo nome, ma poi è diventata per me una presenza fondamentale, senza la quale non potrei essere felice come lo sono ora. Scegliere di portare lei come gemma è un’idea nata quasi per scherzo, mentre in chiamata le dicevo che non sapevo cosa portare. Scherzando mi ha detto di portare la nostra amicizia, e a me è sembrata un’idea così semplice che mi sono sentita stupida per non averci pensato prima. Lei è riuscita per davvero a migliorare le mie giornate e con il suo sorriso e le sue parole gentili riesce sempre a confortarmi e a darmi il giusto consiglio. Può sembrare una cosa detta quasi per dire, ma senza di lei sarebbe molto più difficile, e chi ha un’amicizia così importante può capire davvero cosa intendo. Quest’anno, intorno a novembre, ho passato un periodo abbastanza complicato in termini di amicizia, ma lei mi è sempre stata accanto e quando sono arrivata da lei piangendo per quello che era successo mi ha subito abbracciata, non mi ha chiesto nulla ma ha capito quello che mi era successo ed è riuscita a dirmi il conforto di cui avevo bisogno. Da quella esperienza ne siamo uscite ancora più vicine, perché ho capito che con lei posso sentirmi libera di essere davvero me stessa, senza filtri, struccata, in pigiama, nei momenti bui e in quelli più felici. Per me è una persona davvero importante, non so come potrei fare senza di lei. Insieme parliamo di tutto, possiamo fare discorsi seri e il minuto dopo ridere della prima cavolata che ci viene in mente. Non ci vediamo spesso anche a causa della distanza, ma ci chiamiamo quasi ogni giorno, e se non ci chiamiamo ci scriviamo. In questo periodo, a causa del fatto che vengo a scuola in macchina con mio padre, non ci vediamo più ogni mattina come facevamo prima. Ma nonostante prima avrei avuto paura di perderla per il semplice fatto che non ci vedevamo più, con lei sono sicura che la nostra amicizia resta, anche se ci vediamo solo una mattina a settimana e per pochi minuti. Salutarci in autobus dopo essersi viste per poco fa sempre male, perché dovrà passare un’intera settimana prima di rivederla e di poter parlare con qualcuno in modo aperto e sincero. So che se avrò un problema potrò sempre parlare con lei, senza paura. Riusciamo spesso a capirci senza bisogno di parlare. Per me lei è importantissima, fondamentale e spero che rimanga a fianco a me per sempre. Non glielo dico spesso, ma per me lei si merita il meglio, le voglio un universo di bene e senza di lei non riuscirei ad andare avanti spedita come stiamo facendo ora insieme” (M. classe seconda).
“Come gemma ho portato un recap dell’ultimo anno, che è stato uno dei più belli ma al contempo anche malinconico. Malinconico perché per me è l’ultimo anno da adolescente, l’ultimo di superiori ed è l’anno in cui la mia vita cambierà e prenderà una strada diversa. È stato un anno particolarmente bello perché sono stata non una ma ben due volte a vedere il mio cantante preferito, più altri concerti di artisti che mi piacciono molto e desideravo di vedere da anni. È stato l’anno della patente, l’anno in cui sono diventata un po’ più indipendente, l’anno in cui ho lasciato vecchie amicizie e riaperto altre che in precedenza si erano chiuse. Ho aggiunto anche una foto con il mio moroso perché, potrà far ridere sentirlo dire da un’adolescente, però lui è la mia costante. Stiamo insieme da più di 4 anni e in tutti questi lui è stato l’unico a non essersene mai andato. Si dice tanto che i ragazzi vanno e vengono ma gli amici rimangono, beh per me è il contrario. Ho scelto anche la foto di casa mia perché è ormai qualche anno che lavoro e do una mano lì, ma nell’ultimo sono veramente entrata dentro questo mondo; nonostante sia un lavoro pesante, trovo sia uno dei più gratificanti anche dal punto di vista umano. Stando dietro il banco, vedendo ogni giorno le stesse persone, poi queste pian piano ti raccontano sempre qualche dettaglio diverso della loro vita e finisci inevitabilmente per affezionarti, che può essere un lato positivo come negativo. Però trovo che in pochi altri lavori si possa instaurare un certo rapporto con i propri clienti e questa cosa non è da sottovalutare . Inoltre, essendo casa mia sono ovviamente molto legata a tutto ciò, ancora di più perché è una cosa che parte da molto molto prima: il mio bisnonno era andato in Argentina a lavorare per guadagnare un po’ di più e quando è tornato ha deciso di comprare il casale, che oggi è quello della foto. Poi, mio padre mi ha raccontato che già mio nonno voleva aprire un’osteria, ma per una cosa o per l’altra non è riuscito a farlo e quindi lui ha in un certo senso esaudito il suo desiderio. Le radici che mi legano a questo posto sono molto profonde e solamente nell’ultimo anno sono riuscita a capire veramente quanto per me sia importante. Inoltre, mi sembra scontato dirlo, ma mi renderebbe orgogliosa un domani prendere in mano l’attività e portarla avanti, e spero di riuscire a farlo” (K. classe quinta).
“Ci sono alcune canzoni che non restano solo canzoni. A volte diventano ricordi, persone, oppure momenti della nostra vita. Per me è così con Diversi di Shiva. È una canzone che avevo smesso di sentire e solo negli ultimi mesi ho ripreso ad ascoltare ma ogni volta mi fa pensare a qualcosa di diverso. Parla del sentirsi diversi dagli altri, del crescere con certe mancanze e del cercare di capire chi si è davvero. C’è una frase che mi ha colpito più di tutte: “Ogni figlio a cui manca il padre lo odia, ma poi è tale e quale.” È una frase impattante , perché fa capire quanto alcune assenze possano segnare una persona anche senza che si dica troppo. Ci sono cose che restano dentro e che in qualche modo ti cambiano, anche se da fuori magari non si vedono. Questa canzone però per me non parla solo di questo. Mi fa pensare anche a una persona molto importante per me, il mio migliore amico. Ci sono persone che diventano un punto fermo nella tua vita, quelle che riescono a capirti anche quando non spieghi tutto. E poi è una canzone che mi riporta a un periodo della mia vita, a momenti e ricordi che mi sono rimasti dentro. Per questo ogni volta che la sento non è solo musica: è qualcosa che mi fa pensare a chi sono e a quello che ho vissuto. Per questo per me questa frase è importante: perché mi ricorda che anche quando ci sentiamo diversi o un po’ persi, ci sono sempre persone e momenti che ci aiutano ad andare avanti” (N. classe terza).
“Quest’anno ho deciso di portare come “gemma” un album fotografico che ho realizzato durante l’estate sul viaggio che ho fatto ad aprile a New York. Ho stampato tutte le foto e ho creato l’album completamente da zero, scegliendo e organizzando ogni pagina. L’ho costruito nei momenti di noia dell’estate e, mentre riguardavo le foto e mettevo insieme i ricordi, mi è venuta un po’ di nostalgia. Allo stesso tempo però mi ha resa molto felice, perché mi sono resa conto di aver vissuto un’esperienza davvero speciale. Questo viaggio è stato uno dei più belli della mia vita. Ho avuto la possibilità di visitare posti che fino all’anno prima mi sembravano lontanissimi da me, quasi irraggiungibili. Inoltre l’ho fatto insieme alle mie amiche: proprio durante quel viaggio abbiamo legato ancora di più. Riguardare queste foto mi ha fatto capire quanto quell’esperienza mi abbia fatto crescere. Mi ha resa più indipendente e anche più sicura di quello che voglio fare in futuro. Per questo ho scelto questo album come mia gemma: perché non è solo una raccolta di foto, ma un modo per custodire ricordi, emozioni e un momento della mia vita che porterò sempre con me” (M. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una foto molto importante per me. Nella foto ci siamo io insieme ai miei amici ed è stata scattata qualche mese dopo che la scuola iniziasse. È un momento semplice, ma per me molto speciale, perché rappresenta l’inizio di tante nuove esperienze che abbiamo vissuto insieme. Anche se non ci conosciamo da tantissimo tempo, tra di noi si sono creati dei legami davvero speciali. All’inizio eravamo solo compagni che si stavano conoscendo, ma con il passare del tempo abbiamo iniziato a parlare di più, a scherzare, ad aiutarci a vicenda e a condividere molti momenti della nostra vita. Proprio grazie a tutte queste piccole cose il nostro gruppo è diventato sempre più unito. Ognuno di noi è diverso dagli altri, ma è proprio questa diversità che rende il gruppo ancora più bello. Insieme ridiamo molto, ci sosteniamo nei momenti difficili e rendiamo le giornate pesanti più leggere e semplici. Per questo motivo tengo questa foto come sfondo del telefono: ogni volta che la guardo mi ricorda quanto siano importanti le amicizie e tutti i momenti che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere insieme”. (V. classe quarta).
“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di celebrare le figure fondamentali della mia vita, soprattutto in questo periodo così travagliato. Le mie amiche G, R, I e B: non ci conosciamo da una vita in verità, solo dall’anno scorso, quando sono entrata nella loro classe col cuore colmo di timori e dubbi, ma loro hanno dissipato ogni mia inquietudine con una generosità rara. Sono presenze preziose che mi accompagnano in questo cammino cruciale, la conclusione del liceo, un’avventura che stiamo affrontando unite. Affrontare il liceo non è mai semplice: manca una mappa precisa, un manuale per ogni ostacolo. Eppure, con loro al mio fianco, sento di poter vincere qualsiasi tempesta. Ognuna riveste un ruolo insostituibile nel mio mondo. I. è l’ascoltatrice per eccellenza, quella che placa la mia ansia con la sola presenza, senza bisogno di parole; in lei ripongo grande fiducia e segreti che custodisce con cura, lei é come un’ancora silenziosa che mi restituisce serenità. G., la mia compagna di banco da due anni, è un faro quotidiano: mi salva puntualmente inviandomi le foto dei libri digitali che io mi dimentico sempre. Ma va oltre al semplice rapporto scolastico: è schietta, autentica, ti guarda dritta negli occhi e ti dice le cose come stanno, senza filtri, è una persona sincera e ce ne sono poche come lei. Tra tutte, è lei a scatenare le mie risate più genuine – basta uno sguardo complice per ridere come due sceme sulle cose più varie, e i suoi abbracci, rari ma sentiti, arrivano dritti al cuore. Lei non ripete in continuazione ti voglio bene, ma lo fa capire con i gesti, con la sua presenza, con il suo esserci. B., poi, irradia una dolcezza innata, un calore gentile e radioso che mi avvolge come un rifugio sicuro. I suoi abbracci profumati di vaniglia e quiete sono i migliori, lei trasmette una pace contagiosa. Ammiro molto B. come persona e la stimo tantissimo per la dolcezza d’animo che ha. Infine ma non per importanza , R., la persona più spontanea che io abbia mai incontrato: la ammiro per questa libertà assoluta. Sempre gentile e raggiante con chiunque, priva di malanimo, è un’amica su cui contare ciecamente. R. è come un sole nella vita delle persone e il suo dono speciale? Strapparti un sorriso semplicemente essendo se stessa, un’autenticità che in pochi possiedono. Da due anni, queste quattro colonne della mia quotidianità mi donano equilibrio nei momenti di incertezza, conforto nelle prove più dure e, soprattutto, ilarità assicurata. Non saprei immaginare la mia vita senza di loro: mi sentirei persa, isolata. Eppure, nessuna mi ha mai fatto provare solitudine; al contrario, mi hanno sempre accolta come un tassello essenziale, mai un’estranea. Ed è la prima volta che in tutta la mia vita posso dire di essere veramente parte di un gruppo” (G. classe quinta).