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Gemma n° 2019

“La mia gemma è una foto che ho scattato alla mia migliore amica e al mio fidanzato: da quando li ho conosciuti loro sono le mie rocce. Entrambi, in qualche modo, mi hanno ribaltato l’esistenza in modo positivo. Non ci sono molte parole per spiegare questi rapporti, penso che si possa capire. Semplicemente sono tutto per me e mi fa anche piacere che vadano molto d’accordo, sebbene abbiano due caratteri molto diversi”.

Alessandro Panico scrive “Tutta la natura, ossia tutta la realtà, è esprimibile sotto forma di relazioni tra le varie cose” (La filosofia spiegata ai miei figli). E uomini e donne ne sono pienamente parte come dimostra la gemma di M. (classe quarta).

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Gemma n° 2013

“Come gemma ho deciso di portare questo diario in cui ho fatto scrivere alle persone a cui voglio bene un qualcosa che poi rimanesse a me. Qualcuno ha incollato foto, qualcuno ha scritto quello che pensava verso di me o anche qualcosa che non c’entrava niente ma che sarebbe rimasta a me come ricordo”.

Alcune parole di Cesare Pavese per commentare la gemma di B. (classe terza): “Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri”.

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Gemma n° 2003

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare la mia mamma, una foto con me e lei in cui io sono molto piccola. Lei per me è tutto, un pilastro fondamentale; a lei racconto sempre tutto e fra noi non ci sono segreti. Con lei ho viaggiato e fatto tante cose. La persona che sono oggi è grazie a lei. Non è solo la mia mamma, è la migliore amica, la persona che amo di più al mondo”.

D. (classe quarta) mi ha chiesto di mettere come immagine la serie Una mamma per amica. Non entro nel dibattito che spesso si apre se sia corretto o meno immaginare o definire il rapporto madre e figlia come amicizia, mi limito a condividere una frase della blogger Caitlin Houston: “Le parole non bastano per esprimere l’amore incondizionato che esiste tra una madre e una figlia”.

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Gemma n° 1982

“La mia gemma è un collage di fotografie. Ci sono: i nonni, i genitori della mia mamma; alcuni amici, uno dei quali non c’è più purtroppo; io, mia mamma e mia sorella; C. e V.; i miei amici più stretti nel giorno del mio compleanno. Loro sono le mie ancore, le persone che mi tengono salda e mi impediscono di finire in balia delle cose che mi toccano personalmente. Ho sentito di portare questa gemma in questo momento perché non è un momento molto buono per la mia famiglia, stiamo attraversando un periodo difficile e queste persone mi stanno tenendo più salda che mai. Devo veramente molto a tutti loro perché mi danno veramente tanta forza e forse non sanno neanche loro quanta me ne diano. Provo per loro un grandissimo senso di gratitudine, mi sento fortunata e anche se qualcuno di loro non c’è più lo sento comunque molto vicino. Penso anche che siano le uniche persone che riescono a sopportarmi e starmi dietro nonostante i miei sbalzi d’umore. Un paio di volte fa la mia psicologa mi ha fatto riflettere sulla frase “la forza del lupo sta nel branco”: credo che la forza dell’individuo stia nel gruppo delle persone che lo circonda e questo è il gruppo che circonda me”.

Mi soffermo sulle ultime parole di S. (classe quarta), quelle della citazione di Rudyard Kipling sul lupo. La frase de Il libro della giungla nella sua completezza recita però così “La forza del lupo è il branco, e la forza del branco è il lupo”. E la cosa mi piace alquanto. Il gruppo è molto importante, ma lo è anche il contributo del singolo al gruppo. Il gruppo è sicuramente una forza per il singolo, ma non può esistere senza singoli. Si tratta di un rapporto di reciprocità da sottolineare.

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Gemma n° 1976

“Ho deciso di portare questa boccetta con dentro delle conchiglie. E’ un semplice ricordo di un anno trascorso in Emilia Romagna in terza media. E’ stato un anno piacevole, in cui ho conosciuto nuove persone e un ambiente nuovo. Una persona con cui avevo instaurato una bella amicizia mi ha lasciato questo ricordo raccogliendo semplicemente delle conchiglie dalla spiaggia del paese dove abitavo dicendomi “Le terrai sul comodino e penserai a me ogni tanto”. Un gesto d’affetto che ho pensato di condividere”.

Semplicità, bontà e verità sono le caratteristiche che, secondo Tolstoj, dovrebbero definire la grandezza. E la grandezza può rivelarsi anche nelle cose piccole, come quella raccontata da M. (classe quinta).

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Gemma n° 1974

“La canzone You’ve got the love è la mia gemma. Mi ricorda un giorno specifico dell’estate, quando una mia amica ed io siamo andate a fare un picnic. Ci siamo messe a disegnare: nessuna delle due sapeva farlo, ma ci abbiamo provato. Ci scambiavamo i disegni ogni tot minuti e li continuavamo in modo alternato. Poi ognuna se ne è tenuto uno. Intanto ascoltavamo musica e cantavamo a squarciagola questa in particolare. Tutto questo mi dava delle vibes molto positive e ogni volta che l’ascolto mi viene in mente quel giorno”.

Un verso della canzone dei Florence and the machine proposta da A. (classe seconda) dice “Ma tu possiedi l’amore di cui ho bisogno per essere completa”. Mi ha fatto pensare a quanto raccontato in classe da A., a quello che stavano facendo lei e la sua amica. Se i due disegni li avessero fatti separatamente, ognuna il suo, sarebbero stati diversi e forse, chissà, li avrebbero buttati o dimenticati. Ciò che invece li ha resi speciali è l’averli creati insieme e aver avuto un ruolo l’una nella costruzione del disegno dell’altra. Penso che sia quello che succeda nelle nostre vite con l’amore e con l’amicizia.

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Gemma n° 1970

“La gemma di quest’anno la voglio dedicare a G. La dedico a lei perché è letteralmente l’unica persona con cui ho un rapporto quasi simbiotico, ci completiamo. Con G. ho condiviso tutte le mie esperienze più importanti e bizzarre, lei è l’unica che sa tutto di me e che mi conosce davvero bene: l’unica che quando c’è la più piccola cosa che non vada riesce a leggermelo in faccia e farmelo passare. Non a caso quest’estate, durante un periodo un po’ difficile, è stata l’unica in grado di distrarmi e non farmi pensare a quello che stava succedendo.
Siamo diventate amiche per caso, non appena ci siamo parlate ci siamo trovate da subito in sintonia. Siamo diventate amiche anche un po’ per destino, abbiamo avuto una vera conversazione soltanto in 2a superiore nonostante ci conoscessimo dalla prima media. Sento quindi come se essere diventate amiche non sia solo una coincidenza, perché tante volte abbiamo avuto l’occasione di diventarlo ma non è mai successo fino a quel momento.
Con lei sento di poter essere davvero me stessa. Non appena succede qualcosa, brutta, bella o divertente, la prima persona a cui mi viene in mente di raccontarla è lei.
Auguro davvero a tutti di incontrare nella vita un tornado come G.”

Visto che E. (classe quarta) non ha portato un oggetto o una foto, fornisco io la colonna sonora che mi è venuta in mente con un brano che qualche anno fa mi ha fatto scoprire un’alunna. Si tratta di Count on me di Bruno Mars: il video non è lo stesso (non si trova più) ma le parole sì. Eccone alcune:
“Scopriamo la pasta di cui siamo fatti quando siamo chiamati ad aiutare i nostri amici in difficoltà
Puoi contare su di me come 1 2 3 Sarò lì
E so che quando ne avrò bisogno potrò contare su di te come 4 3 2 e tu sarai lì
Perché è così che dovrebbero comportarsi gli amici
Se dovessi continuare a girarti e rigirarti senza riuscire ad addormentarti
Canterò una canzone al tuo fianco
E se mai dovessi dimenticare quanto sei importante per me te lo ricorderò ogni giorno”.

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Gemma n° 1967

“Ieri avevo scritto una lettera, ma poi l’ho riletta ed era solo uno sfogo, quindi ho portato questo. E’ un post che ho messo su una mia pagina personale due giorni dopo la morte di G.
In queste poche righe c’è tutta la nostra amicizia: lui spiegava le stelle dal nulla, nei momenti vuoti tirava fuori il telefono e ci diceva che stelle avevamo sulla testa e le descriveva (poi non ho mai capito se era una sua passione o meno perché con lui non si capiva mai se era ironico o meno). La mia compagnia per i 17 anni mi ha regalato una stella; fa strano perché è un regalo grande, ma è come se si sentissero che l’anno dopo non ci saremmo stati tutti. “Tua Glory” è perché quando eravamo insieme lui dal nulla un giorno mi ha chiamato Glory invece che G. e abbiamo iniziato a chiamarci così. E questo è quello che dedico a lui, la sua stella, perché è lì, spero sia lì”.

Ho sempre pensato che quando una persona amata se ne va ci lascia una sorta di testamento spirituale: continuare ad alimentare con amore la relazione che c’era, in modo da percepirne la presenza, da sentire che vita e morte fanno parte di una stessa esistenza. Ecco, in quel “ti prometto che ogni tanto, non sempre, mi siederò su una panchina di notte e dal nulla inizierò a dire a chi ho intorno che stelle hanno sulla testa, come facevi tu” che ha scritto G. (classe quarta) vedo proprio quel testamento spirituale.

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Gemma n° 1966

“Ho deciso di portare questa foto perché mi ricorda un momento piacevole passato con alcuni miei amici; si tratta di una specie di gita fatta a Venezia durante il Carnevale. Ho semplicemente trascorso del tempo piacevole con loro e non li vedo da un po’”.

Nella loro semplicità, le gemme sugli amici, come questa di E. (classe terza), si portano dietro la grande verità della diversità del tempo. Un’ora è un’ora, sono sempre 60 i minuti che passano. Eppure il tempo dell’amicizia ha un valore differente da altri tempi. Scriveva Herman Hesse: Troppo spesso togliamo tempo ai nostri amici per dedicarlo ai nostri nemici.

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Gemma n° 1962

“Ho portato una collana che mi ha regalato la mia migliore amica, non me la tolgo mai. Oltre a ricordarmi lei, mi ricorda anche il giorno in cui me l’ha data, la prima volta che ci siamo viste, uno dei giorni più belli della mia vita. Ogni volta che sono triste o sono giù ripenso a quel giorno, a quanto ci divertivamo e quanto stavamo bene insieme”.

C’è una frase di George Bernanos che mi fa spesso pensare: “Le amiche si meritano. E bisogna meritarle sempre, senza interruzione, correndo ogni giorno il rischio di contraddirle e di perderle”. Mi fa riflettere sul fatto che l’amicizia non è solo naturalezza, istinto, divertimento ma anche sforzo, scelte non facili, impegno. Commento così questa gemma di M. (classe prima).

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Gemma n° 1957

“Ho pensato tanto a cosa portare come gemma perché ci sono tante cose che si possono portare, però più che portare qualcosa di materiale ho pensato a cosa è più importante per me in questo momento ed è la compagnia. Ho quindi deciso di portare tutte le persone a cui voglio bene: tutti i miei amici, la mia famiglia. E’ una gemma molto semplice ma penso che la compagnia sia qualcosa che ti aiuta e a me ha aiutato tanto, soprattutto l’anno scorso. Dalla passata estate in poi ho visto proprio un cambiamento perché ho conosciuto tante nuove persone; la cosa bella è che oltre a conoscerle è sapere di averle vicino. Non mi sento più sola e ringrazio tutte le persone che mi sono vicine ogni giorno”.

Mentre M. (classe quarta) presentava la sua gemma ho immediatamente deciso che le avrei dato una colonna sonora: una vecchia canzone di Lucio Battisti, interpretata poi da Vasco Rossi. Titolo? La compagnia.
Mi sono alzato, mi son vestito e sono uscito solo solo per la strada
Ho camminato a lungo senza meta finché ho sentito cantare in un bar
Canzoni e fumo ed allegria, io ti ringrazio sconosciuta compagnia
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
Ma so che sento più caldo il mio cuor
So che sento più caldo il mio cuor
Felicità, ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va, una canzone il tuo posto prenderà
Abbiam bevuto e poi ballato, è mai possibile che ti abbia già scordato?
Eppure ieri morivo di dolore ed oggi canta di nuovo il mio cuor
Felicità ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va, una canzone il tuo posto prenderà

Pubblicato in: Gemme, Letteratura

Gemma n° 1953

“Ho deciso di portare un posto, che io e mia sorella chiamiamo ‘la roccia’: è un luogo che ho scoperto da un anno, più o meno, e mi fa stare proprio bene quando ho bisogno di andare via da casa un attimo e pensare, oppure parlare e consultarmi con mia sorella. Prendiamo e andiamo lì e stiamo lì quanto ci serve, un’oretta o due. Ci piace andare sempre quando è buio, è come essere in un altro mondo, è una cosa a parte, ci siamo solo noi e ci fa stare bene. Qui mi sento a casa, ci vado quando ho bisogno di andare via da tutto e lo condivido solo con mia sorella. Non c’è un appuntamento fisso, quando abbiamo bisogno ci andiamo, quando vogliamo parlare di cose di cui a casa non parli andiamo lì; certo, potremmo parlarci anche a casa, ma è più magico parlarne lì”.

Cesare Pavese scrive: “Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa” (La bella estate, 1949). Penso sia questo uno degli aspetti affascinanti messi in rilievo dalla gemma di C. (classe seconda): luoghi che ad alcuni dicono nulla, ad altri tutto.

Pubblicato in: Gemme

Gemma n° 1946

“Ho deciso di portare il video preferito di tutta la mia galleria, è quello del mio diciottesimo compleanno. E’ stata una giornata molto bella per me e per le mie amiche: ci siamo preparate tantissimo prima ed è stato un momento molto emozionante. Lì c’erano tutte le persone più importanti per me: i miei amici, la mia famiglia, il mio fidanzato. Ogni volta che lo riguardo mi ricordo del bel momento passato insieme e anche la canzone in sottofondo è molto significativa.”

Stephen Littleworld ha scritto una cosa che commenta bene la gemma di C. (classe quinta): “Il compleanno è solo un giorno in più di tutti i giorni che verranno, ma diventa un ricordo speciale se trascorso con chi si ama. Ciò che rende speciale un compleanno non è la data in sé, ma l’amore che si è seminato negli anni, raccolto attraverso le attenzioni e sorrisi di chi ci sta accanto.”

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Gemma n° 1934

“Considero gemma tante cose; volvevo portare dei rapporti che ho con alcune persone per me importanti oppure un luogo. Poi ho pensato a quello con cui sto giocando anche in questo momento: un elastico per i capelli. Non è un portafortuna, non è il primo che ho avuto e non sarà l’ultimo. Ricordo che alle elementari un’amica me ne aveva chiesto uno per legarsi i capelli e io glielo aveva dato senza problemi; solo che lei non me l’ha più tornato e ci sono rimasta male, perché è stato come se una parte di me se ne fosse andata via. Invece un’altra volta sono stata io a darlo ad una persona per me molto importante, ma è stata una mia decisione, una mia scelta di dare una parte di me”.

La gemma di L. (classe terza) mi ha fatto pensare alla differenza tra i piaceri fatti per dovere e fatti col cuore, tra beneficenza estorta e spontanea, tra dovere etico e naturalezza di un’etica interiorizzata, tra rapporti sinceri e costruiti… e mi son perso 😀

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Gemma n° 1930

“Ho portato questo sasso: mia cugina ci ha dipinto una coccinella e me l’ha regalato come portafortuna. E’ importante perché mi ricorda lei e ci vediamo una o due volte all’anno: mi fa pensare a tutti i momenti passati assieme come la scorsa estate”.

Ci sono oggetti, nelle nostre case e nei nostri cassetti, dei quali possiamo parlare e raccontare tanto, come quello che ha portato L. (classe prima). Mi chiedo, talvolta, cosa racconterebbero loro di noi.

Pubblicato in: Gemme, Società

Gemma n° 1927

“Ho portato il mazzo dei miei tarocchi e riguarda una questione di superstizione. In casa ho un altare in cui tengo tarocchi, cristalli, incensi, dell’alloro e un ramo di rosmarino. Una mia amica, che mi piace definire la mia anima gemella platonica, me li ha regalati e mi ha iniziato a questo mondo. Prima di alcune sfide che devo affrontare o quando mi sento giù mi consiglia di fare un sigillo (un simbolo frutto di una trasformazione di lettere e numeri che poi viene bruciato o attivato). Per me è un placebo, lo uso per l’ansia, quando sono nervosa per le interrogazioni o cerco un consiglio nelle lettura dei tarocchi. Il motivo per cui li ho portati è che mi ricordano questa persona che me li ha regalati, che per me è tanto speciale e mi aiuta sempre anche quando magari io non ci sono”.

Mentre A. (classe quarta) parlava mi rimbombava nelle orecchie una famosa frasi di Eduardo De Filippo: “Essere superstiziosi è da ignoranti ma non esserlo porta male.” Che poi è molto simile a un aneddoto su Niels Bohr, fisico danese Premio Nobel nel 1922, che possedeva una casa di campagna dove si recava per riposarsi. Su una porta di questa casa aveva appeso un ferro di cavallo. Un giorno un amico gli chiese se per caso credesse davvero alla storia dei ferri di cavallo che portano fortuna. “Naturalmente no, – rispose Bohr, – ma mi hanno detto che portano fortuna anche a chi non ci crede!”.

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Gemma n° 1926

“Ho portato una lettera che ho scritto a Lorenzo Parelli, morto il 21 gennaio a causa di un incidente sul lavoro mentre faceva stage. Con lui ho fatto le elementari e le medie. Il giorno del funerale, a sera, quando sono tornata a casa ho scritto questa lettera.
Ciao Lore,
ci manchi già sai?
Oggi, 02/02/2022 ti abbiamo detto “arrivederci”. Appena sono arrivata e ho visto tutta quella folla di amici, parenti, conoscenti, il mio istinto è stato quello di cercarti; non so perché, ma ti ho cercato tra le persone e quando non ti ho trovato ho sentito un senso di vuoto che non so nemmeno spiegarti. È difficile da capire, ma fino ad oggi non avevo ancora realizzato che te ne saresti andato per sempre. Ad accompagnarti in chiesa c’era il rombo delle moto dei tuoi amici e  sono sicura che a guidarli c’eri tu, tanta la passione che avevi; una cosa te la devo dire: hai degli amici con la A maiuscola e mi rende felice sapere che eri circondato da persone buone e genuine come te. Hai lasciato vuoto un po’ il  cuore di tutti, tante persone che nemmeno conoscevi erano lì a salutarti per l’ultima volta, molti ragazzi hanno preso la tua storia come esempio protestando per la tua morte, per evitare che lassù vengano a farti compagnia altri giovani. Anche se io e te ci eravamo un po’ persi negli ultimi anni, ogni volta che ci incontravamo non mancavano mai le chiacchierate e le risate, sentirti tornare a casa con la moto ed esclamare “aje pariell!!” sorridendo.
Ecco sono queste le cose che mi mancheranno, le particolarità che ti caratterizzavano, le tue abitudini che erano un po’ le abitudini di tutti, le domeniche a sgasare con la moto insieme ai tuoi amici in quel di gonny. Hai unito tutti quanti oggi pomeriggio, stringendoci in un abbraccio ed un pianto di dolore puro, ma non serviva che ci facessi questo scherzo perché succedesse eh!!
Ho abbracciato la tua mamma quando ti abbiamo salutato in cimitero, mi ha riconosciuta e mi ha stretta a sé; l’ho stretta con tutta la forza che avevo, ma la debolezza dettata dal dolore ha prevalso.
I suoi occhi erano spenti, bui, persi perché quella luce te la sei portata lassù proprio tu. Nonostante volessimo consolarla, era lei a fare forza a noi, assicurandoci che tu ci avresti osservato da lassù e dicendoci che eri felice, di questo ne era sicura e proprio mentre lo diceva le si sono illuminati gli occhi per un istante, istante che non dimenticherò mai.
Tanti giornalisti hanno scritto molto su di te in questa settimana, ma nessuno di loro ti conosceva davvero; il tuo obiettivo era essere felice, finire scuola, cominciare a lavorare, divertirti e realizzare i tuoi sogni più grandi e questo non te lo potrà ridare indietro nessuno.
Come ha detto la tua famiglia durante l’omelia: “Lore, tu che ci guidavi verso sentieri sperduti, guidaci ora nel buio che ci hai lasciato affinché non ci perdiamo nel dolore della tua perdita”, anch’io ti chiedo di proteggerci da lassù e stampare un sorriso su di noi ogni volta che ti ricorderemo, proprio come stai facendo adesso mentre ti scrivo questa lettera.
Ti voglio bene, G.
La foto riporta due emoji perché la famiglia ha consegnato a noi ragazzi un foglietto dove c’era scritto che Lorenzo si manifesterà secondo loro attraverso un fiore o una foglia.”

Queste le parole di G. (classe quinta). Penso che non ci sia un dolore più grande di quello di sopravvivere ad un figlio, in particolare quando ciò avviene in giovane età. Credo che sia fuori dalla comprensione umana, fuori dalle logiche, dai pensieri, dalle aspettative. E’ una vita che si spezza e che spezza con sé altre vite, perché nulla può essere più come prima. E’ un punto di rottura e penso che ci voglia molto tempo prima di raggiungere, se mai sia possibile farlo, un nuovo punto di equilibrio. Nuovo, perché quello di prima non si può ricreare.

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Gemma n° 1924

Nanami

“Ho portato un peluche che mi è stato regalato per il mio compleanno: la gemma non consiste nel personaggio del peluche ma in chi me lo ha regalato. A maggio 2021 ho fatto amicizia con un ragazzo di Mantova; ci siamo visti soltanto una volta perché io ho avuto l’occasione di andare nella sua città. A settembre lui mi ha fatto un regalo inaspettato per il compleanno: si tratta del peluche stilizzato di Nanami, il personaggio di una serie anime che seguo. Quello che mi ha colpito nel cuore è che noi parliamo di qualsiasi cosa, però lui si è ricordato che quello era il mio personaggio preferito di una delle mille serie che ho visto. E’ stato bello che lui si sia ricordato di quel particolare di me, mi ha fatto emozionare”.

“Ho prestato ascolto alle tue parole”: penso sia stato questo il regalo bello ricevuto da A. (classe quinta). Non solo: quelle parole, il suo amico, le ha ascoltate, le ha interiorizzate e le ha fatte diventare gesto d’affetto, di premura, di attenzione. Ha alimentato la loro amicizia, l’ha fatta crescere. Bello!

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Gemma n° 1918

“La ginnastica artistica è lo sport che ho praticato e pratico tuttora. Il video me l’ha fatto vedere mio padre; la prima volta mi sono emozionata perché mi sono molto rivista… l’ansia, la preparazione, le gare… La ginnastica artistica è una famiglia: ci si aiuta tutti, anche nelle gare, anche tra rivali. E’ una parte della mia vita che mi ha molto segnato”.

Mentre guardavo il video proposto da I. (classe terza) avevo una sensazione di déjà-vu. Poi mi sono ricordato: Stick It – Sfida e conquista, un film del 2006, di cui pubblico le parti conclusive sottoforma di link: la prima e la seconda.

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Gemma n° 1912

“Fin dall’inizio sapevo che avrei portato una canzone dei Pinguini, il gruppo che mi hanno fatto scoprire le mie amiche. E’ l’unico gruppo che ascoltiamo tutte e quattro, ci unisce e ci lega.
Ridere è una canzone nostalgica che parla di momenti belli e brutti ricordati da due persone che si sono allontanate. Non mi riferisco a questa canzone per qualcosa che mi è successo, ma siccome due del gruppo andranno a fare l’anno all’estero, ogni volta che ascolto questo brano penso al momento della separazione. C’è l’idea del non sapere come cambieranno i rapporti in futuro e c’è la promessa di base di non dimenticarsi a vicenda, che qualsiasi cosa succeda nella vita ricorderemo e racconteremo a qualcuno ciò che si è stati. Voler continuare ad essere una parte fondamentale della vita di ognuna, anche quando per vari motivi saremo lontane fisicamente o psichicamente o perché il rapporto è finito. Loro per me sono state come Tiger e per me saranno sempre una parte fondamentale, qualsiasi cosa possa accadere”.

Quando B. (classe quarta) ha presentato la sua gemma commentandola con queste parole non ho potuto fare a meno di pensare alla sequenza finale del film di Paolo Sorrentino “Le conseguenze dell’amore”.