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Gemma n° 1763

“Ho scelto questa canzone non per il significato ma perché è una di quelle che quando ascolto mi mette di buon umore: la ascolto soprattutto nei momenti in cui sono un po’ giù e l’ho scoperta durante il lockdown”.

G. (classe seconda) ha così deciso di proporre Hot N Cold di Katy Perry. Una canzone che parla di un amore lunatico. E’ vero, non è stata portata per il testo, eppure lo trovo calzante col rapporto che molti hanno avuto col recente periodo di chiusura: “Perché sei caldo, poi sei freddo. Dici si, e poi dici no. Sei coinvolto, e poi non lo sei più. Sei contento, e poi sei giù di morale. Sei in torto quando è giusto. E’ bianco e nero. Litighiamo, ci lasciamo. Ci baciamo, cambiamo idea. Non vuoi rimanere davvero, no, ma non vuoi veramente andartene. […] Eravamo come due gemelli, così in sincronia, la stessa energia, adesso è una batteria scarica. Ridevamo per niente, adesso sei semplicemente noioso. Avrei dovuto sapere che saresti cambiato, qualcuno chiami il dottore ho un caso di amore bipolare. Bloccata sulle montagne russe, non riesco a fermare la corsa”. Quanti sono ancora bloccati sulle montagne russe?

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Gemma n° 1762

“Questa chiave ce l’ho sempre al collo ed è la chiave di un lucchetto che ha al collo il mio ragazzo con cui sto da quasi un anno; senza di lui non andrei avanti perché abbiamo passato talmente tante cose insieme e non ritrovarlo nella mia vita sarebbe troppo brutto.”

Ho chiesto poi ad A. (classe terza) se il licchetto sia un ciondolino o chiuda proprio la catenina del suo ragazzo: buona la seconda. Senza la chiave di A. lui non apre la catenina. Posso non appoggiare qui Prévert?

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

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Gemma n° 1761

“Ho deciso di portare questa collana che ho al collo: me l’ha regalata mia madre per il mio diciottesimo. Nella mia famiglia non ci siamo mai regalati gioielli, preziosi o cose del genere; questo mi ha fatto pensare che nel momento in cui, spero il più tardi possibile, queste persone se ne andranno io non avrò una cosa di questo tipo che le ricordi. Mia madre però ha voluto regalarmi questa collana e, dato che con lei ho un rapporto speciale, avere un qualcosa che mi farà ricordare lei quando non ci sarà più è una cosa bellissima. Quello che fa e che pensa sarà con me sempre in questa collana, anche quando lei non ci sarà.”

E’ la gemma di L. (classe quinta) quella appena riportata. In questo periodo mi sto chiedendo se l’attaccamento che la gran parte di noi ha nei confronti di taluni oggetti non sia anche legato alla smaterializzazione che hanno subito altri: penso a oggetti comunque legati alla sfera affettiva, come le foto o le lettere o i biglietti. In un armadio conservo ancora i biglietti scambiati tra i banchi di scuola con i miei compagni di liceo, e starei poco a recuperarlo e a rileggerli; se invece dovessi recuperare lo scambio via whatsapp avuto con un amico 2 o 3 anni fa le cose si farebbero maledettamente complicate. Per non parlare della quantità di foto che scattiamo senza stampare e che (se siamo un minimo accorti) affidiamo a qualche servizio di backup automatico su qualche nuvola virtuale. Che sia legata anche a questo la necessità di quell’ancora di cui ho già scritto nella gemma 1758?

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Gemma n° 1760

“Io come gemma ho portato questa medaglia, la prima che ho ricevuto nello sport che praticavo. Per me ha un valore molto importante perché ero l’unica bambina a partecipare a questa mezza maratona di Palmanova insieme al mio allenatore. La medaglia mi lega proprio a questo sport che ho praticato e poi lasciato a causa della scuola e di altri impegni: il pattinaggio”.

V. (classe terza) ha presentato con queste parole la sua gemma. Stefano Baldini è un ex maratoneta, ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene. Dice così: “Correre perché nella corsa senti la tua anima e la tua mente che si liberano in piena libertà e autonomia. Correre perché il cuore con il suo saldo pulsare ti dà il ritmo dell’esistenza. Correre è bello perché ti dà belle sensazioni.”

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Gemma n° 1759

“La mia gemma è la mia famiglia perché, nonostante i litigi che ci sono, so che posso contare su ogni membro e anche se un giorno andrò a vivere non so dove, in America ad esempio, avrò sempre un luogo in cui tornare e sentirmi al sicuro”

Questa la gemma presentata da E. (classe seconda). Occhio ora, perché sto per fare un salto all’indietro di quasi 60 anni. Propongo un collegamento con una canzone di Elvis Presley… Si tratta del film Pugno proibito del 1962! La canzone è “Home is where the heart is”. Certo qui il contesto e il riferimento è all’amore di coppia, ma trovo una certa assonanza con le parole di E.

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Gemma n° 1758

“Premetto che sulla mia gemma non c’è troppo da dire: è una collana con un ciondolo a forma di cuore. Me l’ha regalata mia mamma un po’ di anni fa dopo che lei e mio padre avevano divorziato. Io non mi ricordo molto di quel periodo perché ero piccola ma la mamma mi ha detto che ci stavo male e quindi ha deciso di regalarmi questa collana per tenere sempre con me l’amore che entrambi provavano nei miei confronti, per farmi sapere che loro sarebbero sempre stati con me anche quando non erano presenti fisicamente, che quando ero con mamma e sentivo nostalgia di papà, lui c’era, e che quando ero con papà e avevo nostalgia di mamma, lei c’era”.

Così ha presentato la sua gemma M. (classe terza). Noto che 4 gemme delle 8 presentate fino ad ora sono ancore, sono oggetti che ci consentono di restare ben ormeggiati e non subire improvvisi e pericolosi moti del mare. Quando è il momento l’ancora può essere levata, ma non viene mai tolta dalla nave: si cala, si leva, ma non si toglie. L’ancora resta lì, pronta a salvarci di nuovo.

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Gemma n° 1757

“La mia gemma è un peluche che mi ha regalato mia nonna quand’ero piccolina e che ho chiamato con il suo nome. Questo peluche è stato cucito da una sua amica e la nonna mi ha raccontato che rappresenta la speranza e il fatto di non aver mai paura e di andare sempre avanti. Adesso mia nonna non c’è più e io ho voluto lasciare questo peluche in casa sua come simbolo di speranza”.

Il gesto di A. (classe seconda) di voler lasciare il peluche in casa della nonna mi ha portato alla mente una scena del film Sette anni in Tibet: due amici si stanno salutando perché uno è in partenza per il viaggio di rientro. Vengono versate due tazze di tea: la prima viene consumata, la seconda resta intatta, in attesa del suo ritorno. Certo la nonna di A. non può ritornare ma quel legame con il peluche, quel gesto di lasciarlo nella casa è un mantenerne la memoria, un continuare l’amore.

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Gemma n° 1756

“Ho scelto questa canzone perché mi ricorda un periodo di questa estate in cui la ascoltavo sempre. Oggi, ogni volta che la risento, mi tornano in mente tutti i ricordi di quei momenti in cui ho fatto nuove conoscenze e di tanto divertimento. Mi piace anche il significato: è una canzone che parla d’amore.”

S. (classe seconda) ci ha fatto ascoltare Stolen Dance di Milky Chance, un brano del 2013. A volte musiche, suoni, profumi, immagini si fanno memoria: a loro abbiniamo sensazioni ed emozioni, come se fossero chiuse in un cassetto. Poi basta aprirlo ed eccoci a rivivere tutto…

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Gemma n° 1755

“Ho deciso di portare il Diario di Anna Frank perché l’ho letto in terza media e sono rimasta molto colpita dal modo in cui scriveva: aveva la mia età ed ha espresso cose molto profonde e piene di significato. L’ho letto durante la quarantena e mi ha molto aiutato quand’ero triste. L’ho portato anche per un altro motivo: alcune persone dicono che quei momenti siano da dimenticare, oppure vadano tolti dalla storia o addirittura non siano mai esistiti. Penso ciò sia molto brutto e non vorrei proprio che potesse accadere di nuovo il verificarsi di tali eventi. Ricordare questa ragazza che ha passato due anni in un rifugio senza poter uscire e soltanto guardando il cielo da uno spiraglio della sua finestra penso sia importante. Il libro mi è piaciuto molto e mi ha colpito profondamente”.

I. (classe seconda) ha illustrato così la sua gemma. Mi piace stendere qui uno dei passaggi secondo me più belli e “difficili” da mettere in pratica: “Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte. Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità”.

Pubblicato in: Gemme, Letteratura

Gemma n° 1754

“Ciò di cui ho deciso di parlarvi oggi è un oggetto legato ad una frase che per me ha un valore inestimabile e che ritengo il simbolo della mia infanzia. Ma prima di tutto faccio un passo indietro e vi racconto un po’: come ben saprete (o comunque penso l’abbiate già intuito), le mie origini non sono friulane, bensì pugliesi. All’età di 5 anni circa, per svariati motivi, mi sono trasferito qui in Friuli.
La lontananza per me è sempre stata un tasto dolente, poiché nonostante la fortuna di essermi ambientato velocemente e di aver preso i ritmi di vita, che ahimè sono completamente diversi, anche le più piccole e banali azioni quotidiane mi riportavano a pensare a questo aspetto. Ad esempio, una cosa che mi faceva stare “male” era pensare ai miei ex compagni di classe che uscivano da scuola e correvano dai nonni a lasciare la cartella per prendere la bici e tornare a casa: quanto mi sarebbe piaciuto fare la stessa cosa. Oppure, la classica uscita della domenica pomeriggio nella quale i miei amici mi dicevano che la loro nonna aveva preparato ottime pietanze ecc. e sappiamo tutti che i pranzi della nonna sono sempre i migliori…
Dunque, si trattava di piccolezze senza le quali si può tranquillamente sopravvivere, ma che nonostante tutto mi facevano riflettere e mi hanno portato a vivere un’infanzia relativamente diversa dai miei coetanei.
Ma tornando all’oggetto… si tratta di una classica catenina d’oro che si porta al polso e che solitamente, come nel mio caso, i nonni regalano ai propri nipoti al battesimo. Per me ha un valore inestimabile, perché ogni volta che sono nostalgico mi aiuta a riflettere ed a farmi sentire meglio, ma soprattutto perché quando mi è stata regalata era accompagnata da una frase che è diventata una sorta di motivazione a non preoccuparmi della presenza delle persone care, perché anche se non fisicamente, ci sono sempre. E la frase è: «non importa quanto lontani si è, ma quanto ci si vuole bene nonostante tutto».”

Ecco qui la gemma di L. (classe terza), una di quelle che chiamo gemme di risonanza perché fanno risuonare in me delle corde profonde che collegano per direttissima cuore e cervello. Non distante da qui, vicino a Trieste, e più precisamente a Duino, c’è un bel sentiero sopra le falesie che si ergono dall’Adriatico ed è dedicato al poeta praghese Rainer Maria Rilke. Merita una capatina proprio tra poco, quando si coprirà dei caldi colori autunnali. Perché lo cito a proposito della gemma di L.? Perché queste parole di Rilke la commentano bene: “Una volta accettata la consapevolezza che anche fra gli esseri più vicini continuano a esistere distanze infinite, si può evolvere una meravigliosa vita, fianco a fianco, se quegli esseri riescono ad amare questa distanza fra loro, che rende possibile a ciascuno dei due di vedere l’altro, nella sua interezza, stagliato contro il cielo.”

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Gemma n° 1753

“Mi ha colpita questo video perché quest’isola di plastica, situata nell’oceano Pacifico, è grande quanto la Francia. Questo mi fa riflettere su quanto l’uomo abbia inquinato e distrutto l’ambiente marino. Mi fa pensare anche che i pesci che passano lungo questa isola siano alla fine anche i pesci che ci ritroviamo a tavola quindi l’uomo oltre che fare del male all’ambiente sottomarino, fa del male anche a se stesso. La contaminazione e l’avvelenamento del mare che ricopre la maggior parte della nostra superficie terrestre stanno causando conseguenze disastrose come lo sviluppo di nuove sostanze nocive per l’essere umano, la perdita di tantissime specie marine, il soffocamento della vita. Il contatto con materiali molto pericolosi causa problemi alla loro salute”.

Con queste parole B. (classe terza) ha commentato il video da lei proposto. Commento questa gemma con le parole del prof. Paolo Rognini, dell’Università di Pisa: “Se non aggiorneremo il software delle nostre false convinzioni come “l’inesauribilità delle risorse”, “l’espansione illimitata della specie” o il “vorace accaparramento di risorse”, la specie umana potrebbe rischiare l’auto-estinzione: un fenomeno che si rivelerebbe unico nella storia delle specie viventi, riducendoci a un semplice esperimento evolutivo”.

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Gemma n° 1752

“Ho scelto questa canzone (Riptide di Vance Joy) da portare come gemma non tanto per il video o per il testo, ma per il periodo che mi ricorda: ho scoperto questa canzone grazie a E. nell’estate 2019, il periodo più bello e spensierato della mia vita, molto tranquillo senza troppi pensieri legati alla scuola. E poi non c’era il Covid e ho anche viaggiato parecchio.” Con queste parole C. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.

Penso che un bel po’ di nostalgia per il periodo pre-pandemia serpeggi in ciascuna e ciascuno di noi. Non è facile capire in questa fase quando e se recuperemo quella situazione, ma personalmente non voglio vivere nell’attesa di qualcosa di così incerto. Desidero allenarmi per creare in questa realtà che mi è data da vivere tutte le condizioni possibili per la spensieratezza e la tranquillità 😉

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Gemma n° 1751

“Non sapevo cosa portare, poi ho deciso di condividere l’anello che mi ha regalato mia nonna quest’estate: è l’anello di fidanzamento che le aveva regalato mio nonno, scomparso quando aveva 39 anni. Il fatto che me l’abbia regalato per me è molto particolare perché per molti anni lei non ne ha parlato o cambiava discorso quando si entrava in argomento. Dopo avermelo dato è come se fosse cambiata e avesse superato la cosa e ora ne parla più facilmente. Me l’ha dato durante una messa e l’ha accompagnato con queste parole «So per certo che lui vorrebbe che ce l’avessi tu».”

Eccola qui la prima gemma di quest’anno, presentata da V. (classe seconda). Bello che arrivi così vicino al 2 ottobre, festa dei nonni. Qualche curiosità presa da Wikipedia: “La festa dei nonni è stata creata negli Stati Uniti nel 1978 durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade, una casalinga della Virginia Occidentale, madre di quindici figli e nonna di quaranta nipoti. La McQuade incominciò a promuovere l’idea di una giornata nazionale dedicata ai nonni nel 1970, lavorando con gli anziani già dal 1956. Riteneva, infatti, come obiettivo fondamentale per l’educazione delle giovani generazioni, la relazione con i loro nonni… In Italia la festa dei nonni è stata istituita come ricorrenza civile per il giorno 2 ottobre di ogni anno con la legge n. 159 del 31 luglio 2005, quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale. La data del 2 ottobre coincide con il ricordo liturgico degli angeli custodi nel calendario dei Santi cattolico” anche se “nella tradizione cattolica, i patroni dei nonni sono i santi Gioacchino e Anna, genitori di Maria e nonni di Gesù, che vengono celebrati il 26 luglio: proprio in relazione a tale ricorrenza, Papa Francesco ha stabilito che ogni quarta domenica di luglio si tenga in tutta la Chiesa la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani”.

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Gemma n° 1750

Fonte immagine: Vox zerocinquantuno

Era iniziata così, il 21 settembre del 2014: “Ho chiesto ai miei studenti di pensare a qualcosa (una canzone, una scena di un film, una pagina di un libro, un quadro, una foto, un oggetto…) per loro significativo e che desiderano far conoscere ai compagni come fosse una gemma preziosa.” Il 1° ottobre ho pubblicato sul blog la prima gemma. Si trattava di una scena del film Mr. Nobody proposta da una allieva di seconda. Dopo i primi due anni, per mancanza di tempo, ho smesso di riportarle sul blog: l’ultima, la numero 503 consisteva nella lettera al basket da parte di Kobe Bryant, proposto da una ragazza di terza. Abbiamo continuato le gemme in classe ma negli ultimi due anni, tra dad e quarantene, tra classi a metà e frequenze a settimane alterne, tra giorni pari e giorni dispari, l’attività è spesso proceduta a singhiozzo.

Desidero allora rilanciare la proposta, cercando di dare alle gemme l’importanza e lo spazio che si meritano. Le faremo anche nelle classi prime e tenterò di riprenderle sul blog: non mi va di ripartire con la gemma 504, come se in mezzo non ci fosse nulla… C’è una ricchezza enorme lì dentro: è capitato sovente di commuovermi, lì dentro. Allora ho fatto una stima di circa 250 gemme all’anno e quindi ripartiremo dalla gemma 1751. Ma come ho fatto il 21 settembre di 7 anni fa, propongo io una prima gemma, la 1750, con la quale voglio semplicemente dire cosa siano per me le gemme. Lo faccio attraverso un pezzettino del prologo del libro Ogni storia è una storia d’amore di Alessandro D’Avenia:
“Col suo amato, a fine giornata, quando la luce allenta la sua morsa sul mondo e sulla carne, faceva sempre un gioco: raccontarsi a vicenda la cosa più bella di quel quotidiano trascorrere, perché era l’unico modo di salvarla per sempre, non di sconfiggere il tempo ma di scommettergli contro. La luce rifratta dalle foglie bagnate d’autunno, l’incanto di un racconto d’amore e di morte, il bagliore di un fuoco in una casa strappata a una notte di ghiaccio, il rumore costante di un torrente che canta proprio quando incontra un ostacolo… Quella cosa bella non salvava solo se stessa, ma tutta la giornata, come ne fosse il centro, il punto di leva e di espansione, la benedizione. Era l’istante affrancato dal tempo, pur essendo nel tempo generato.
Da quella donna ho compreso che salvo è tutto ciò che si sottrae alla seduzione della polvere: ciò che senza rinunciare al tempo viene dal tempo liberato e se ne fa misura, e dello spazio che gli è concesso fa la sua dimora.”.

Buona ricerca della vostra gemma, non vedo l’ora di darle tempo e spazio.

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Gemma di speranza

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Da due anni non pubblico più le gemme che studentesse e studenti portano in classe. Purtroppo non ho il tempo materiale per poterlo fare. Stamattina c’è stata la prima gemma di quest’anno, in una classe terza. Si è trattato di un testo che era stato portato anche tre anni fa da una ragazza di quinta. Erano le parole di Antoine Leiris, l’uomo che perse la moglie nell’attentato parigino del Bataclan e che si ritrovò da solo a crescere un bimbo di 17 mesi. Le riporto:

«Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.
L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».

Mi ha profondamente colpito che in un periodo storico in cui mondo reale e virtuale fanno fatica a contenere toni sopra le righe, a limitare linguaggi di odio, a controllare reazioni provocatorie che arrivano soprattutto dal mondo adulto, una sedicenne abbia voluto regalare ai compagni una gemma che parlasse di rifiuto dell’odio. Sono risuonate in me le parole di Etty Hillesum: “A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un frammento di amore e di bontà che bisognerà conquistare in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere”.

Grazie B.

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Andirivieni tra bellezze

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Faticosetta la mattina di oggi: prima ora in succursale, seconda in centrale, terza in succursale, quarta in centrale, quinta in succursale. Potrei anche evitare l’amichevole di stasera, per oggi mi sono allenato…
Poi ripenso un attimo: una studentessa racconta la sua passione per un cantante che non ti aspetti, Mario Tessuto; un’altra dopo un’unica visione ti riporta per filo e per segno il videoclip “Jesus walks” di Kanye West; altri si meravigliano davanti al genio di Jesus Christ Superstar; una classe quinta segue con attenzione la quarta delle sette brevi lezioni di fisica di Rovelli e riflette sull’importanza della ricerca della verità anche quando significa riconoscere di aver buttato 40 anni di ricerca; poco dopo si emoziona davanti alla storia di una bimba affetta da hiv raccontata da Spike Lee; con una prima emerge il tema dell’identità e dell’importanza delle relazioni, con tutte le conseguneti contraddizioni; un’altra seconda, dopo che una studentessa ha raccontato l’emozione di “Collateral Beauty”, si cimenta con la lentezza cinematografica di Decalogo 1 di Kieslowski e si interroga sulla frase “Dio esiste, è molto semplice, se ci si crede”. Infine una quarta si appassiona ai riti quotidiani dell’induismo e ammira la bellezza e la colorata precisione di alcuni mandala, dopo che uno studente ha proposto una riflessione sulla possibilità di cercare la fortuna anche là dove sembra che non ci sia.
Ecco allora che quell’andirivieni tra succursale e centrale acquisisce un senso e mi fa capire che senza di esso mi sarei perso tutta questa bellezza. Un po’ di meraviglia in meno sarebbe entrata nella mia vita.

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Gemme n° 503: l’ultima

Quella che segue è l’ultima gemma che pubblicherò sul blog. Continueremo a viverle in classe su grande richiesta di studentesse e studenti, ma non compariranno più sul blog: troppo è il lavoro che richiedono e il tempo che mi ci vuole per pubblicarle e commentarle. Desidero inoltre che il blog riprenda la funzione principale per cui è nato: l’approfondimento degli argomenti inerenti l’ora di religione e un pungolo di riflessione.
La mia gemma è la lettera di Kobe Bryant al basket. E’ uno dei miei sport preferiti, una passione trasmessami da mio padre e Kobe per me è uno dei grandi dello sport. Trovo ammirevole la passione che lui ci mette nel basket e il suo enorme talento. Spero di trovare la stessa sua passione nelle cose della mia vita”. Queste le parole di G. (classe terza).
Riprendo alcune delle parole della lettera: “Ho fatto tutto per TE perché è quello che fai quando qualcuno ti fa sentire vivo come tu mi hai fatto sentire”. Le auguro a tutti i miei studenti per le vacanze che stanno per vivere: scoprire cosa li fa sentire vivi e innamorarsene.

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Gemme n° 502

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Non sapevo cosa portare come gemma. Una sera ero a letto e, si sa, prima di addormentarsi si pensano tante cose. Stavo ascoltando Photograph e quella canzone mi ha ispirato. Ho fatto un montaggio di foto dell’ultimo anno, con gli episodi salienti che lo hanno caratterizzato”. Così F. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Il pioneristico fotografo inglese Eadweard Muybridge scrisse: “Solo la fotografia ha saputo dividere la vita umana in una serie di attimi, ognuno dei quali ha il valore di una intera esistenza”. Ne abbiamo visto un pezzo…

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Gemme n° 501

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La mia gemma consiste di due persone che fanno judo: una ragazza che abita a Torino e un ragazzo che abita a Treviso. Li conosco da poco: mi ha stupito di come due persone lontane possano significare tanto e di quanto sia forte il legame che mi unisce a loro nonostante la distanza”. Così si è espressa C. (classe terza).
In merito alla lontananza e all’amicizia, scrive Susanna Tamaro: “L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza, emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita. Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si può camminare accanto e crescere insieme pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.”

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Gemme n° 500

Ho portato una delle scene che più mi hanno emozionato in questo film, una versione moderna de La bella addormentata. Gli argomenti trattati maggiormente nel film sono l’amore, il perdono, la vendetta. Questa scena mi riporta sempre all’infanzia perché mi fa pensare all’amore materno e a mia madre, a cui sono molto legata.” Questa è stata la gemma di J. (classe terza).
Nel film la madre parla dell’impossibilità di chiedere perdono, in quanto ciò che ha commesso è imperdonabile; tuttavia, mi vengono in mente le parole di un altro film che parla di una storia vera, quella di Nelson Mandela. In Invictus il leader africano afferma: “Il perdono libera l’anima e cancella la paura”. E’ vero, chiedere perdono non assicura il perdono da parte di chi ha subito il torto, ma è pure un primo passo di ammissione di quanto si è fatto e di riconoscimento dell’errore.