Gemma n° 2978

“Kobe Bryant è un grande esempio per me perchè, anche essendo solo un giocatore di basket, mi ha insegnato a credere in quello che si vuol fare anche se sembra impossibile da raggiungere.
Inoltre ho imparato che credere in se stessi è molto importante anche se si pensa di non potercela fare perchè aumenta la fiducia e aiuta a migliorare.
Lui purtroppo è morto un po’ di anni fa in un incidente aereo, però la sua storia mi ha lasciato molti insegnamenti importanti” (G. classe prima).

Gemma n° 2972

“Pratico danza da quando avevo tre anni. Ho iniziato principalmente perché era un desiderio di mia madre, dato che anche lei aveva praticato danza per tantissimo tempo, così un giorno decise di iscrivermi e da lì è partito tutto. Mi sono appassionata subito, volevo sempre andare a lezione e soprattutto divertirmi, stando con le mie amiche e imparando passi e movimenti nuovi. Solo che con l’andare del tempo le cose si stavano complicando e non sentivo la danza fare parte di me, per varie motivazioni, specialmente dall’anno scorso. Perciò con molta fatica ho deciso di mollarla e continuare con un altro sport. Lasciare la danza è stata una delle scelte più difficili perché ha fatto parte di me per 11 anni e a volte tuttora ripenso al fatto che sarei potuta andare avanti, ma forse è stato meglio così.
Ho deciso di portare la danza perché è stata una delle fasi più belle della mia vita che ricorderò per sempre” (E. classe prima).

Gemma n° 2948

“Potrà sembrare banale, ma quest’anno ho deciso di portare la pallavolo.
Ho iniziato il mio percorso in Under12 nella società in cui giocava già mia sorella. Prima di allora, avevo praticato altri sport come basket, nuoto e ginnastica artistica, però con l’andare del tempo erano diventati per me poco stimolanti. Con una brava allenatrice e con dei compagni di squadra capaci, ho iniziato  a vedere i primi risultati e che mi stavo appassionando. L’anno scorso, durante il campionato Under16 arrivarono i primi cambiamenti, sia negativi che positivi.
Io e mia sorella eravamo tecnicamente migliorate ed eravamo (a detta del nostro allenatore) i “pilastri della squadra”. A dicembre l’allenatore di una delle società più forti della provincia mi ha notato e mi ha contattato chiedendomi se volessi andare a giocare nella sua squadra per la stagione successiva. Ci abbiamo pensato un po’ in famiglia e abbiamo deciso di provare, siccome non era un’opportunità da poco; questo ha comportato il dover lasciare la società in cui ero cresciuta con mia sorella.
Ora gioco con ragazze del mio stesso livello e mi sento molto soddisfatta di come sta andando il campionato. Quando gioco ho la sensazione di poter esprimere tutte le energie che ho dentro e mi diverto nella competizione con altre squadre, senza dimenticare l’importanza del legame che ho instaurato con le mie compagne di squadra. Questo sport è diventato parte importante della mia vita perché mi occupa tanto tempo e mi richiede tanta fatica e impegno, ma mi dà anche tante soddisfazioni”.
(E. classe prima).

Gemma n° 2935

“Quest’anno come ultima gemma ho deciso di portare questa collana con un pattino. Ho scelto il pattinaggio perché ho iniziato a praticarlo in prima superiore e mi ha accompagnata lungo tutti questi 5 anni. Per me è ed è stato una valvola di sfogo e una distrazione dalla scuola. Pattinare mi fa sentire libera e spensierata e appena metto i pattini mi dimentico di tutto e riesco davvero a non pensare a niente. Questa collana mi è stata regalata dalle mie compagne per il mio compleanno, sono davvero molto grata di averle conosciute e di praticare questo sport con loro. Da circa 3/4 anni pattiniamo insieme e tra di noi si è creato un legame bellissimo, di amicizia e di aiuto reciproco. Da quest’anno abbiamo iniziato gruppo spettacolo, e credo che il gruppo non funzionerebbe allo stesso modo se non ci fossero loro” (E. classe quinta).

Gemma n° 2921

“Oggi la mia gemma è Yankee, il mio cavallo.
E sì… probabilmente sia i professori sia i miei compagni di classe saranno un po’ stufi di sentirmi parlare di cavalli, perché lo faccio praticamente sempre. Però questa volta non è “solo” un discorso sui cavalli. È qualcosa di molto più profondo.
Yankee non è solo il mio cavallo. È il mio compagno di vita, il mio amico più fedele, la cosa più bella che mi sia mai capitata.
Il mio amore per i cavalli non è nato ieri. Fin da quando ero piccola sentivo che stare in mezzo a loro mi faceva sentire a casa. Ho iniziato ad andare a cavallo seriamente nel settembre 2020, scegliendo la monta americana, anche se prima avevo fatto qualche esperienza di monta inglese. Cercavo di andare in scuderia il più possibile, perché non riuscivo a stare lontana dalla natura e dai cavalli: era il posto dove mi sentivo davvero me stessa.
Per cinque anni ho montato i cavalli della scuderia, cambiandoli continuamente. Questo significava non poter creare un legame vero con uno in particolare. E nel nostro sport il legame è tutto. Non è solo tecnica, è relazione. Nonostante le difficoltà, non mi sono mai arresa.
Poi nel gennaio 2024 ho cambiato scuderia e ho iniziato a lavorare duramente in una nuova disciplina: il reining. È stato un anno di sacrifici e crescita. E finalmente, nel marzo 2025, dopo lunghe ricerche, è arrivato lui.
Quando l’ho incontrato, aveva quasi quattro anni. A maggio ne farà cinque: è ancora molto giovane, deve fare esperienza, deve crescere. Ma in fondo anche io, che monto da sei anni, ho ancora tantissime cose da imparare. E forse è proprio questo il bello: stiamo crescendo insieme.
Non sempre le cose vanno bene. Anzi, le difficoltà sono tante. Yankee prima era molto agitato, troppo energico, difficile da gestire. Oggi è calmissimo, dolce, coccolone. Sembra un altro cavallo. E io? Io prima non mi fidavo ad occhi chiusi di nessun cavallo. Con lui invece è stato amore a prima vista. Quando l’ho incontrato ho sentito che era destino.
Da quando ci siamo trovati, siamo cambiati entrambi in meglio. Io sono diventata più sicura, più brava, ora riesco a competere a livelli più alti. Lui è semplicemente felice. Miglioriamo ogni giorno, insieme. E quando le cose si fanno complicate, non esitiamo a fermarci. Facciamo una lunga passeggiata in mezzo al verde, per liberare la mente dai pensieri. “Prendi fiato e ricomincia”, mi dico sempre.
Yankee rappresenta non solo la mia enorme passione, ma anni di sogni, sacrifici, candeline spente con lo stesso desiderio. Oggi la mia gemma è lui.
Perché non è solo un cavallo di cui parlo sempre… è la prova che quando credi davvero in qualcosa e non smetti di lottare, prima o poi quel sogno diventa realtà”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2920

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare la mia ex allenatrice M.
L’ho conosciuta quando avevo solo tre anni e ho iniziato ad allenarmi con lei a cinque.
Lei è sempre stata quella allenatrice “cattiva”, quella che non aveva pietà per nessuna, quella che metteva paura a tutti. M. non ha peli sulla lingua, ti dice le cose in faccia senza problemi, per esempio se non sei portata te lo dice.
Io, fin da subito, ho visto il buono che c’era in lei, e lei a sua volta lo ha visto in me. Ero solo una bimba, ero quella che non saltava mai un allenamento, che lavorava con la testa e che, quando veniva sgridata, non piangeva: continuava a lavorare finché non le riusciva tutto perfetto.
Soprattutto negli ultimi tre anni abbiamo legato moltissimo. Lei non ha mai smesso di credere in me, neanche quando io avevo perso le speranze. Anche quando alle qualifiche per il mondiale junior sono arrivata seconda, lei era comunque super fiera di me.
Siamo sempre state molto simili: trovavamo sempre quel minimo errore e lavoravamo senza sosta per rendere tutto perfetto. Non dimenticherò mai quando restavamo in palestra fino a tardi, perché io, pur di fare un’esecuzione senza errori, non me ne andavo.
Magda c’è sempre stata per me ed è stata la figura adulta che mi ha cresciuto nel modo migliore. Le devo moltissimo. Quando avevo 13 anni e i miei genitori erano in vacanza, sono stata da lei due settimane. Alle mie gare c’era sempre, e se per caso non riusciva a venire era la prima persona che mi chiamava finita la gara. Lei mi risolveva i problemi. Quando ero sotto pressione per le gare importanti e non riuscivo a reggere anche la scuola, mi aiutava a studiare. Mi portava alle visite mediche. Quando litigavo con i miei genitori andavo in palestra e poi dormivo da lei. Quando i miei genitori si dimenticavano di pagare le gare, le pagava lei.Litigavamo, certo, anche tanto. Agli allenamenti mi sfiniva al massimo, per essere sicura che tornassi a casa soddisfatta. Lei mi ha insegnato a non arrendermi mai. Quando, una settimana prima del campionato italiano per cui ero prontissima, mi sono fratturata il ginocchio e non ho potuto partecipare, mi ha detto: “Torni il prossimo anno e ti prendi il titolo, te lo prometto perché te lo meriti”. E l’anno dopo, con tanto duro lavoro, ce l’ho fatta: sono salita sul gradino più alto del podio grazie a lei.
Purtroppo, però, quest’estate ci siamo salutate per sempre. Io ho detto addio allo sport a cui ho dato cuore e anima, e lei ha dovuto accettare la mia scelta, anche se non era veramente d’accordo. Ora non parliamo più, ma sono sicura che rimarremo per sempre nel cuore l’una dell’altra, perché un rapporto così stretto è difficile da separare davvero”.
(A. classe terza).

Gemma n° 2911

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“Ho un rapporto speciale con mia mamma: è un po’ come un’amica, ma diversa da tutte le altre.
Pratico pattinaggio fin da piccola e lei non si è mai persa una gara; è la mia fan numero uno e se oggi continuo a pattinare è anche merito suo. Ha sempre fatto di tutto per non farmi mancare mai un allenamento, perché sapeva quanto io ci tenessi. In quel periodo alcune persone si sono allontanate, ma lei, consapevole della situazione, è rimasta al mio fianco. Durante il weekend passiamo molto tempo insieme, come due amiche, e ci raccontiamo tutto quello che non siamo riuscite a dirci durante la settimana. È diventata la persona a cui invio il primo messaggio quando mi succede qualcosa di bello, perché so che non prova invidia e quando sono felice io lo è pure lei e inoltre le basta uno sguardo per capirmi. In un mondo dove le persone spesso vanno e vengono, lei è la mia costante” (E. classe seconda).

Gemma n° 2905

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“Pratico la ginnastica artistica da circa sette anni e da allora me ne sono innamorata.
All’inizio, come credo sia successo a tutti, la vedevo come un gioco: poche ore a settimana andavo in palestra dove correvo, saltavo e mi divertivo. Solo dopo alcuni anni, crescendo, ho capito che stava diventando un progetto, una passione, e non più un gioco. Tutt’ora è così.
Amo la ginnastica artistica per tantissimi motivi ma il principale sono gli insegnamenti che mi ha dato. Ci sono molti concetti che ho appreso dalla ginnastica e che ritornano in altri ambiti, come la scuola.
Ho capito che non devo mollare mai. Che io sia stanca, che sia una giornata no, o per qualsiasi altro motivo io non ho intenzione di mollare. E grazie a ciò ho riconosciuto anche la differenza tra il dovere e il volere.
La ginnastica mi ha indirizzata a puntare sempre in alto perciò mi ha insegnato a credere: credere in quello che sto facendo e credere in me stessa prima di tutto. Questo mi sta facendo diventare sempre più sicura di me e mi permette di migliorare ogni giorno sempre di più.
Ho capito che sbagliare fa bene, a ogni caduta mi sono rialzata e ci ho riprovato fino alla fine, riuscendoci. Certo, quando sbaglio non sono felice, anzi ci rimango spesso male, ma finalmente ho capito il significato del detto “sbagliando si impara”.
L’ultima cosa delle tante che vorrei aggiungere è il controllo del corpo. Ho capito che la ginnastica richiede precisione perciò anche alta concentrazione. Spesso a scuola questo concetto non viene affrontato, ognuno ha la propria, e io la devo a questo sport. Ho imparato a focalizzarmi sul mio corpo, sui movimenti, su ciò che sto facendo, ignorando tutto il resto.
La ginnastica artistica l’ho scelta dopo vari sport che non mi interessavano e pensavo che probabilmente non ero portata per gli sport e che non mi sarebbe piaciuto nemmeno questo, ma in realtà ora penso che sia una delle scelte migliori che potessi fare”.
(A. classe prima).

Gemma n° 2880

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“Come gemma ho deciso di portare il mio sport, la pallavolo, non solo per lo sport in sé, per la rapidità di pensare e del gioco, ma per la squadra. La cosa che mi ha spinto a fare questo sport è il lavoro di squadra. È vero, i tocchi sono tre, quindi i giocatori che toccano la palla sono 2/3, però perché riescano a fare 3 tocchi precisi ci vuole il lavoro di tutta la squadra negli allenamenti. Nessun ruolo, di cui è composta la pallavolo, riuscirebbe ad allenarsi da solo e in partita a giocare bene con i compagni: ci vuole l’allenamento insieme. E poi quando giochi da molto tempo con la stessa squadra, diventa come una grande famiglia” (B. classe prima).

Gemma n° 2869

“Ero molto indecisa su cosa portare quest’anno come gemma, perché ci sono veramente un sacco di cose che avrei potuto portare, ma ho deciso di portare l’atletica e la mia prima allenatrice perché non so come mai, ma inconsciamente parlo molto poco di questo argomento. L’atletica è arrivata nella mia vita dopo cinque anni di ginnastica artistica e tre di nuoto e credo sia una passione che mi ha trasmesso mio papà. Ho iniziato atletica in quinta elementare nel 2018 e ora sono quasi 8 anni che faccio questo sport. Mi ricordo ancora il primo allenamento, mi ha accompagnato tutta la mia famiglia e sono rimasti tutto l’allenamento a guardarmi. Mi ricordo che la prima persona che mi ha accolto a braccia aperte è stata P., la mia prima allenatrice. Quell’allenamento l’ho passato tutto da sola perché essendo una persona riservata non ho fatto subito amicizia. Ricordo che poi sono andata a cena con la mia famiglia e mi hanno fatto la fatidica domanda “quindi vuoi fare questo sport” e io risposi sì. Da qui sono iniziati tutti gli alti e bassi di questo sport. Ma ho sempre avuto accanto la mia P. Purtroppo dopo 2 anni con P. mi sono dovuta dividere da lei perché ci fu un’altra allenatrice che ci iniziò ad allenare e che purtroppo poco dopo litigò con P. e decise di fondare una società più vicina a casa mia e quindi più comoda per i miei genitori da raggiungere. Nonostante io volessi e voglia un mondo di bene a P. ho deciso di andare nella nuova società. La mia nuova allenatrice mi voleva bene, ma col passare del tempo, diciamo che le cose sono un po’ cambiate, non mi sentivo più seguita, che per uno sportivo è una cosa fondamentale, non mi sentivo più all’altezza delle cose e mi stava facendo perdere la voglia di correre che è molto strano perché la corsa era diventata la mia vita. Da lì ho passato due anni a piangere dopo ogni allenamento e a lamentarmi perché non riuscivo a migliorare o perché se andavo male ad una gara alla gara dopo non venivo iscritta. Ma nonostante tutto ogni gara che facevo, c’era la mia prima allenatrice P. che credeva in me. Mi ricordo un giorno che ero andata male ad una gara e che la mia allenatrice mi aveva lasciato in pista da sola con i miei genitori e se ne era andata e la P. era lì e mi ha abbracciato fortissimo ed è stato l’ultimo abbraccio che ho ricevuto da lei perché purtroppo P. era malata di cancro e ora non c’è più, ma io ogni volta che metto il piede in pista, la penso sempre e penso che anche se andrà male lei c’è, lei che sempre ha creduto e crederà in me più di quanto lo faccia io. La scena di quell’abbraccio ce l’ho impressa nella mente, è indelebile, e mi riaffiora ancora di più quando guardo la scena de Il pianeta del tesoro in cui Silver consola Jim dopo non essere riuscito a fare un lavoro che gli era stato assegnato. 

Silver gli dice: “tu hai la stoffa per compiere grandi imprese ma devi prendere in mano il timone, tracciare la tua rotta e devi seguirla anche in caso di burrasca” e penso che sia la frase che più le appartenga.

L’atletica è diventata il mio abbraccio più grande ma allo stesso tempo è il pugno più forte. Correndo provo una fatica tale da sentirmi viva e dire “cavolo io sono viva posso fare tutto”, mi fa sfogare, ma allo stesso tempo spesso il mio umore dipende un po’ troppo da come vanno le gare o gli allenamenti, non so se è proprio sana questa cosa, ma credo che un po’ tutti gli sportivi siano così e penso anche che sia la prova di quanto una persona ami il proprio sport e quanto questo sport abbia significato e significhi nella vita di qualcuno, anche semplicemente perché lo sport a volte è l’unico rifugio dai problemi nonostante spesso sia la prima fonte di dolore. Ora sono in una nuova società da circa tre anni perché la mia ex allenatrice ha ben deciso di abbandonare la società dove ero prima e di conseguenza tutti gli atleti si sono ritrovati tutto d’un tratto senza allenatore, senza punto di riferimento. In questa nuova società, inizialmente eravamo un bel gruppo poi piano piano la gente ha iniziato a mollare e della mia età sono rimasta solo io. Spesso la sento la mancanza di tutte quelle persone che prima si allenavano con me, perché anche se l’atletica è uno sport individuale il gruppo fa tanto. Nonostante io non sia un atleta di livello nazionale, mi alleno tanto e  spesso è difficile conciliare lo studio con l’atletica, ma a volte mi dico che sono proprio fortunata perché c’è gente, che ok ha bei voti a scuola, ma poi non ha passioni, non ha un qualcosa che gli faccia dire mi sento viva. Spesso mi è venuto in mente di mollare per infortuni o perché con la scuola non riuscivo, ma poi la mia stella brilla sempre e mi fa ricordare perché faccio questo sport. Questa stella è P., la mia Evangeline, come dice la lucciola Ray nella canzone del cartone La principessa e il ranocchio

Dopotutto ciò voglio dire, se ci fosse qualcuno che volesse iniziare a fare sport fatelo perché non è mai troppo tardi. Lo sport fa crescere tanto e fa creare dei legami che altrimenti non si creerebbero perché alla fine, cercate tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. Io coltivo ancora oggi quei legami, nonostante queste persone non si allenino più con me. Un’altra cosa quando vi viene in mente di mollare qualcosa, pensate alla vostra Evangeline”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2867

“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è la ginnastica ritmica ovvero lo sport che pratico e di cui sono molto appassionata. La ginnastica ritmica è uno sport che unisce disciplina, eleganza e coordinazione, ed è anche per queste sue caratteristiche che mi piace molto. Ad ogni allenamento imparo sempre qualcosa di nuovo grazie alle mie maestre che mi spiegano tutto con pazienza e dolcezza, e con le mie compagne condivido tanti momenti divertenti e spensierati. Sono davvero felice di essere parte di questa grande famiglia!” (L. classe seconda).

Gemma n° 2860

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“Avevo tre anni quando guardavo i video di pattinaggio in TV. Chiesi a mia mamma per molto tempo di provare e, dopo aver insistito molto, mi disse di sì. Pratico questo sport da allora, mentre gareggio a livello agonistico da circa 7-8 anni.
Per circa due anni ho praticato tre diverse discipline: solo dance internazionale, libero e quartetto, allenandomi circa otto volte a settimana. Era però troppo impegnativo, quindi ho smesso con il quartetto. Ho continuato solo dance fino all’anno scorso, partecipando anche ai campionati italiani nel 2023, ma poi ho abbandonato questa specialità per dedicarmi esclusivamente al libero” (V. classe prima).

Gemma n° 2852

“Ho deciso di portare come gemma la pallavolo perché è la mia passione e soprattutto perché il mio sogno è quello di diventare una pallavolista. Amo la pallavolo in tutti gli aspetti e ormai è parte di me. Nella pallavolo la cosa che conta di più è il gioco di squadra e proprio per questo è anche spesso perfetto per creare legami con i compagni di squadra. Mi ha insegnato molte cose come gestire le emozioni, imparare dagli errori e che tutto è imprevedibile. La pallavolo mi fa stare bene ed è molto importante per me e continuerà a stupirmi sempre di più” (G. classe prima)

Gemma n° 2847

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“Come gemma ho deciso di portare il basket, il mio sport preferito e quello che ho praticato per più tempo. Del basket mi piace molto fare i canestri e palleggiare. Qualche volta ci gioco con mia cugina in estate e le faccio imparare un po’ di palleggi, divertendoci molto” (M. classe prima).

Gemma n° 2844

“Come gemma ho deciso di portare il mio sport preferito: il calcio. Nonostante io pratichi la pallavolo, il calcio è sempre stato la mia passione. Sin da piccola mio padre mi parlava sempre dei vari calciatori e delle partite. Nel 2022 sono andata per la prima volta alla stadio e dal quel momento questa passione è diventata molto più grande, praticamente sono diventata fanatica. La mia squadra del cuore è la Juventus e voglio ringraziare la mia famiglia, ma soprattutto mio padre per avermi fatto conoscere il calcio e la Juventus, che mi riempiono l’anima e il cuore ogni giorno” (E. classe prima).

Gemma n° 2841

“Come gemma di quest’anno ho voluto portare lo sport che amo di più, la pallavolo. Questo è il quarto anno, ho iniziato da zero a quasi 14 anni, che solitamente è molto tardi; sono entrata in una squadra già formata e unita, ma con l’impegno sono riuscita ad arrivare al loro pari livello in poco tempo.
Da quest’anno mi hanno dato l’opportunità di poter giocare in prima squadra ad un livello molto più alto, in serie C, premiando gli sforzi fatti durante questi anni, essendo sempre costante, fidandosi di me e delle mie capacità. Nonostante io sia la più piccola, mi hanno saputo accogliere ma anche insegnare.
Quest’opportunità mi sta facendo crescere e maturare, perché non è facile riuscire a bilanciare la scuola e lo sport quando si hanno impegni tutti i giorni e spesso il tempo per studiare è molto poco, anche perché sono coinvolta pure nel campionato di under18 e ciò comporta minimo 2 partite a settimana oltre a 4/5 allenamenti, ma ho dimostrato comunque di esserne capace e all’altezza, senza trascurare nessuna delle due cose. Adesso le cose saranno sicuramente più difficili perché l’obiettivo è quello di riuscire ad arrivare ai playoff e conquistarci la serie B, la pressione è tanta e gli allenamenti sono 10 volte più impegnativi e lunghi, ma non mi stancherà mai”.
(V. classe terza).

Gemma n° 2827

“Il calcio è un tassello molto importante della mia vita.
Nel corso della mia vita ho cambiato molti sport: dalla danza classica all’ hip-hop, dalla ginnastica artistica alla pallavolo.
L’anno in cui ho iniziato a giocare a calcio, avevo fatto in agosto il ritiro con la pallavolo, quindi avevo scelto quell’anno di continuare la pallavolo. Tuttavia ad ottobre il mister con cui avevo cominciato questo sport se ne era andato via e la società era un po’ in crisi. In quel periodo ho chiesto ai miei genitori di provare a giocare a calcio siccome fin da bambina volevo provarci. Quindi ad oggi gioco a calcio e questo è il mio terzo anno. Non ci sono stati sempre momenti belli, anche parecchie difficoltà siccome all’inizio non sapevo neanche toccare il pallone con i piedi e poi giocavo in una squadra maschile. Poi pian piano mi sono ambientata e adesso mi diverto molto nel mio sport”.
(B. classe prima).

Gemma n° 2822

“Porto come gemma i miei guantoni perché sono il simbolo del legame con mio padre e di una delle cose che abbiamo in comune: infatti è grazie a lui che ho iniziato a fare arti marziali, cosa che sin da bambina mi affascinava. Mi ricordano quindi non solo il rapporto con mio papà, ma anche un percorso di crescita che ho fatto per me stessa” (B. classe quinta).

Gemma n° 2820

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“Come mia gemma vorrei portare lo sport che pratico ovvero il parkour. Il parkour è uno sport nato in Francia, nei sobborghi di Parigi, tra gli anni ‘80 e ‘90. Lo si può praticare ovunque: su un muro, su una panchina o su delle ringhiere. Alcune tecniche di base del parkour sono:
-Vaults (Lazy vault, step vault, kong…)
-Roll (movimento per assorbire l’impatto)
-Precision jumps
-Movimenti di arrampicata (cat, tic tac…)
Pratico questo sport da due anni e mi piace molto, mi permette di stare bene con il me stessa, di allenarmi, di divertirmi e di prendere consapevolezza delle capacità del mio corpo. Nel parkour è essenziale credere in se stessi, essere sicuri e divertirsi. Mi piace perché unisce l’agilità, la forza e lo stile. Credo che la mia parte preferita di questo sport sia l’acrobatica perché è una sensazione vicina al volo: quando mi riesce bene un front flip o un esercizio che ho provato ancora e ancora, la felicità e la soddisfazione mi invadono.
Questo sport mi ha anche “regalato” due amicizie molto importanti per me: ho conosciuto due ragazze che ora sono mie grandi amiche e condividiamo la passione per questo sport”.
(E. classe prima).

Gemma n° 2809

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“Come gemma ho deciso di portare la pallamano, ho scelto questo sport perché è stato molto importante nella mia vita e anche quello che ho praticato per più tempo, circa 4 anni” (V. classe prima).