Gemma n° 3029

“Questo luogo è sempre stato particolarmente importante per me. Se di solito il luogo di incontro tra i cugini é la casa dei nonni, per me non era così: era nel nostro ristorante di famiglia dove ci incontravamo sempre. Questo luogo che per molti era una cena il sabato sera, per me era come una seconda casa in cui passavo pomeriggi. Quando ero più piccola io e mia cugina passavamo il tempo a correre tra le sale, in cucina e dietro al bar. Col tempo penso che i camerieri abbiano imparato a schivare teste di bambine euforiche coi vassoi pieni di piatti e bicchieri. Ovviamente ci siamo prese molte sgridate ma questi sono i ricordi che faccio più fatica a ricordare. Invece ricordo quando pregavamo mio papà ogni giorno di darci il permesso di mangiare un ghiacciolo, oppure quando, da grandi appassionate di Harry Potter, vedevamo i bastoncini per diffusori d’ambiente come bacchette magiche: mia cugina era Hermione, io Ginny e le ore passavano senza accorgercene. Ogni pomeriggio provavamo a convincere i nostri genitori a farci dormire assieme e non funzionava mai, eppure noi non ci arrendevamo. Inoltre in osteria avevamo una stanzetta, in cui ci rifugiavamo ogni volta che le sgridate aumentavano; lì abbiamo passato la maggior parte del nostro tempo a cantare, ballare e a divertirci, a impersonificare personaggi di storie assurde. Più di una volta mia cugina si impegnava a scrivere finte lettere provenienti da “nostri vecchi antenati” che ci lasciavano tesori nascosti e che noi avremmo dovuto trovare; io, ingenua come ero ed essendo più piccola di due anni, ci credevo. E purtroppo ci capitava anche di rompere oggetti: di quelle bacchette magiche, poche sono le superstiti, l’anta di un armadio è rotta e le doghe di un piccolo letto sono cadute da dove avrebbero dovuto stare. Comunque, in silenzio, ce la siamo sempre cavata a sistemare tutto. Ora passo meno tempo in quelle stanze, ma rimarrà per sempre un posto pieno di ricordi”.
(E. classe seconda).

Gemma n° 3028

“Mi hanno sempre detto in molti che con la terza cambiano molte cose, ma proprio non avrei mai pensato che sarebbero arrivate molte nuove, simpatiche persone nella mia classe: da 11 allievi siamo arrivati a 20!! E allora ho pensato: con la gemma di quest’anno devo farmi conoscere, devo portare qualcosa a cui tengo e che voglio condividere. Ma cosa? Questa domanda all’inizio era un po’ difficile, ma alla fine ho scelto di presentare a tutti il mio cagnolino, Pino. Può sembrare magari banale come argomento, ma per me è molto importante visto che la sua presenza mi accompagna da ben 6 anni. Quando è arrivato per la prima volta, Pino aveva paura ma soprattutto la sua reazione principale era mordere tutto ciò che gli veniva accanto perché da piccolo, molto probabilmente, aveva patito la fame e l’odio. Avevo 10 anni e, prima di lui, non avevo avuto esperienze positive con i cani e infatti avevo quasi paura di loro. Per questo, non ero molto contenta di stargli vicino per paura di essere morsa anche se lui era un cane molto piccolo di taglia e quindi praticamente innocuo. Dopo qualche giorno, però, capii che lui era solo molto vivace e spaventato e iniziai a giocare con lui, ad accarezzarlo quando riuscivo e a tranquillizzarlo. Diciamo che Pino mi ha aiutato a superare la mia paura e io ho ricambiato aiutandolo con la sua. Adesso, dopo sei anni, noi due siamo molto legati, praticamente passiamo tutto il tempo disponibile insieme e sono molto contenta di questo. Posso affermare con sicurezza che il legame che si ha con i propri animali domestici è molto forte e duraturo, come una vera amicizia, ed è la cosa più bella del mondo!!” (A. classe terza).

Gemma n° 3027

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“Per quest’ultimo anno ho pensato molto a quale gemma scegliere. Inizialmente non sapevo bene cosa scegliere, perché in questi anni sono successe tante cose che mi hanno segnata. Ma poi, riflettendoci, ho capito che la mia gemma non poteva essere un oggetto o un momento, ma dovevano essere le persone che hanno condiviso con me questi anni.
Ho deciso quindi di portare come gemma M, V, A e M, che con il tempo sono diventati molto più di semplici compagni di scuola.
Li ho conosciuti in momenti diversi, ma alla fine ci siamo ritrovati tutti insieme ad affrontare ogni giorno lo stesso “trauma”, con la leggerezza di sapere di non essere soli. Probabilmente senza di loro non riuscirei a vivere la scuola con la stessa serenità. Quando la mattina mi sveglio e penso che devo andare a scuola, a volte mi viene già voglia di sotterrarmi. Poi mi ricordo che ci sono loro e riesco a prendere la giornata con più tranquillità.
Sono praticamente le persone con cui passo più tempo nella mia vita e sono state presenti sia nei periodi peggiori della scuola, tra verifiche e interrogazioni, sia nei momenti difficili della mia vita privata. Ma sono anche le persone con cui ho condiviso le cose più semplici: le risate per cose senza senso, le battute, le lamentele e tutti quei momenti di stupidità che, alla fine, sono proprio quelli che probabilmente ricorderò di più.
Con loro mi sento a mio agio e riesco a mostrare anche quel lato di me che magari altre persone potrebbero trovare strano.
Se devo essere sincera non vedo l’ora di finire la scuola e di lasciarmi finalmente alle spalle queste maledette mura, ma allo stesso tempo so già che, quando sarà tutto finito, qualcosa mi mancherà: tutti quei momenti passati con loro. Le risate, le cazzate, le giornate insieme e anche quelle in cui non succedeva niente di particolare, ma eravamo semplicemente insieme.
Per questo ho scelto loro come  mia gemma. Perché, tra tutte le cose che questi anni mi hanno lasciato, loro sono sicuramente una di quelle che non vorrei dimenticare.”
(B. classe quinta).

Gemma n° 3024

“Ho scelto questa foto perché nell’ultimo periodo il rapporto con mio papà si è stretto molto. Nonostante la foto non sia stata scattata per un’occasione particolare, anzi è molto spontanea, per me assume un significato importante e speciale” (S. classe terza).

Gemma n° 3023

“Questa foto è la mia gemma, siamo raffigurate io e mia mamma ed è stata scattata quando avevo circa 4 mesi. È un ricordo davvero importante per me, essendo un oggetto che racchiude l’inizio del nostro rapporto; difatti, questa foto la tengo sul mio comodino e la guardo ogni giorno. Io e mia mamma abbiamo un legame davvero speciale ed è una delle persone più importanti nella mia vita perché è stata un pilastro fondamentale per la mia crescita, ancora adesso è un punto fermo nella mia vita durante le decisioni, i periodi difficili ed i momenti di divertimento. Per concludere, questa foto non è una semplice foto ma è il simbolo di un amore incondizionato che spero tutti possano provare nella vita” (A. classe terza).

Gemma n° 3021

“Come ultima gemma ho deciso di portare l’esperienza più significativa del mio percorso in questa scuola fino ad ora, ovvero l’esperienza come studenti ambasciatori a New York. Innanzitutto questo progetto mi ha aiutata a riflettere su ciò che mi piacerebbe fare nel futuro, mi ha spinta a mettere da parte la timidezza e conoscere nuove persone provenienti da diversi Paesi del mondo. Inoltre, ho trovato interessante questo progetto perché invitava tutti gli studenti a conoscere meglio molte tematiche di attualità che interessano l’intero mondo, ascoltando le riflessioni degli altri compagni del corso.
L’opportunità di avere dei momenti liberi durante le giornate per girare la città in modo autonomo, scegliendo le attività e le visite da fare in base alle nostre preferenze mi ha invece permesso di provare un senso di autonomia e responsabilità.
Per finire, ho anche avuto la fortuna di trascorrere il viaggio e condividere le avventure con le mie più care amiche che hanno reso ogni istante più piacevole, divertente e che soprattutto hanno reso il mio ricordo di tutto più speciale e indimenticabile.”

Gemma n° 3020

“Mi fa strano pensare che questa sia la mia ultima gemma. Per quattro anni ho sempre iniziato il discorso con “come gemma di quest’anno ho scelto di portare..” ma quest’anno è l’ultimo e non voglio che abbia un incipit uguale a tutti gli altri. Ovviamente rimarrà la solita frase del “premetto che non ero molto sicura sul soggetto che volevo portare ma alla fine credo di aver fatto la scelta giusta.”
La gemma di quest’anno è l’Abbraccio. Con Abbraccio non intendo uno qualsiasi, ma quella specifica connessione che si crea tra due persone quando, avvicinandosi, è possibile sentire il battito del cuore dell’altro, il calore della pelle o i capelli sugli occhi. L’idea di questa gemma è nata circa 2 settimane fa, subito dopo aver dato uno degli Abbracci più importanti della mia vita a mia sorella. Non voglio spiegare le dinamiche del perché ci siamo abbracciate ma il come mi ha fatto sentire.
Quella sera è come se tutto il mondo intorno a noi si fosse fermato e fossimo rimaste solamente io e lei. Non è servita nessuna parola per far capire che io ci sono per lei perché, con questo abbraccio lo sapeva già. L’ho stretta forte e, facendo ciò, è come se l’abbraccio fosse stato sinonimo di: io ci sono per te. Non gliel’ho mai detto a voce ma sono sicura che lei abbia capito quello che volevo farle intendere. Credo che quell’Abbraccio abbia risvegliato qualcosa sia in me che in lei, perché da quel momento in poi, mi sono sentita legata a mia sorella da un filo invisibile come mai prima d’ora.  Vorrei concludere la mia gemma dicendo che molto spesso un Abbraccio parla molto di più di frasi improvvisate per colmare un silenzio ed è proprio per questo che gli Abbracci di questo tipo sono i più rari e rimangono incisi per sempre sulla nostra pelle. Certe volte tutto quello che ci serve per rialzarsi è solamente un Abbraccio e niente di più.” (C. classe quinta).

Gemma n° 3017

“Questi sono alcuni stikers che mia cugina mi fece tanto tempo fa; aveva saputo di un cartone che guardavo spesso, e si è impegnata per stampare e rendere stikers alcuni dei miei personaggi preferiti. Per me questi stikers sono una gemma perché provengono da una delle persone a cui tengo di più e a cui voglio genuinamente un mondo di bene, grazie mille cuginetta mia” (S. classe terza).

Gemma n° 3015

“Il mare è stato una delle presenze più costanti della mia vita, infatti vado al mare sin da quando sono piccolissima. In tutti i miei ricordi estivi d’infanzia, c’è il mare, costruzioni di sabbia e momenti passati in famiglia. Quando finisce la scuola sono sempre super contenta perché so che passerò tutta l’estate a giocare, prendere il sole e fare bagni che durano ore. Il mio ricordo più bello di qualche anno fa è la serata in spiaggia a mangiare la pizza e poi fare il bagno a mezzanotte con i miei amici. Purtroppo adesso è appena ricominciata la scuola, ma so già che la prossima estate la trascorrerò nel mio posto preferito: il mare” (B. classe seconda).

Gemma n° 3013

“Quest’anno come gemma ho scelto di portare C., la mia migliore amica. Definirla solo “migliore amica” è molto riduttivo, perché per me è come una seconda sorella, una spalla su cui piangere e anche qualcuno con cui ridere di tutto. Ci siamo conosciute all’asilo, esattamente 15 anni fa e da allora siamo inseparabili. Sono così fortunata ad avere C. nella mia vita, perché con lei anche le giornate brutte diventano migliori. Non riuscirei a immaginare una vita senza C., perché lei c’è sempre stata, in qualsiasi momento: se stavo male, bastava chiamare C. e lei arrivava subito a casa mia, pronta a tirarmi su il morale; se avevo voglia di uscire, bastava chiamare C. per divertirsi tutta la notte; se combinavo un guaio, non bastava chiamare C. perché lei era già lì con me a combinare di peggio. Ogni giorno posso contare su di lei e ovviamente lei su di me, perché andrei dall’altra parte del mondo se ne avesse bisogno.
Quest’anno abbiamo fatto la festa per i 18 anni insieme e posso affermare che non avrei voluto farla con nessun altro, perché lei è la mia compagna di vita, l’estensione della mia anima che rimarrà per sempre al mio fianco”.
(E. classe quarta).

Gemma n° 3012

“Come gemma ho voluto portare qualcosa di particolarmente significativo per me: una gatta di cui, ancora oggi, mi fa male parlare. Si chiamava Kitty e, anche se non era propriamente la mia gatta, con il tempo era diventata parte della nostra famiglia. Apparteneva a una mia vicina di casa, ma un giorno decise di venire da noi e iniziò a trascorrere la maggior parte del suo tempo in casa nostra. Da quel momento ci affezionammo profondamente a lei: le avevamo comprato una cuccia, la lasciavamo dormire con noi e ormai la consideravamo come una presenza indispensabile nelle nostre giornate. Tra me e Kitty c’era un legame speciale, qualcosa difficile da spiegare a parole, ma che riuscivo a sentire ogni volta che stava accanto a me. Proprio per questo, il 18 settembre 2019 è stato uno dei giorni più dolorosi della mia vita, perché Kitty venne investita da una macchina. Per me fu un lutto indescrivibile e, ancora oggi, parlarne mi fa male. C’è però un episodio legato a quel giorno che non sono mai riuscita a spiegarmi davvero. La mattina stessa, mentre stavo uscendo di casa per andare a scuola, mi venne improvvisamente un pensiero: “Come sarebbe se lei morisse?”. Subito dopo, quasi senza rendermene conto, dentro di me le dissi “addio”, senza sapere che quello sarebbe stato davvero l’ultimo giorno in cui l’avrei vista. Ancora oggi non so dire se sia stata soltanto una coincidenza oppure qualcosa di più, ma mi piace pensare che in quel momento ci sia stata una sorta di connessione tra me e lei, come se una parte di me avesse già percepito che stava per andarsene per sempre” (V. classe quarta).

Gemma n° 3011

“Ho iniziato a scrivere la mia gemma all’inizio di quest’anno scolastico, convinta che il mio percorso personale fosse la cosa più importante che mi sarebbe potuta succedere durante l’anno e che avrei voluto condividerlo con gli altri. In parte è vero: l’anno scorso, intorno a questo periodo, non me la passavo bene ed ero convinta che non avrei più visto la luce in fondo al tunnel. Una persona che ricopriva un enorme spazio nella mia vita non c’era più e insieme a lui rimaneva un vuoto immenso dentro di me. Questo vuoto lasciava spazio per altre persone: ho permesso a chi già mi stava vicino di ricoprirne una parte e la restante mi ha dato la possibilità di conoscere meglio chi, per errore mio, non mi sembrava così importante. La gemma di quest’anno quindi sono le mie amiche, quelle che erano già fondamentali e quelle che lo sono diventate. C’è C., mia sorella, la più importante per me: da piccole i nostri 4 anni di differenza ci separavano, mentre ora si sono dimostrati fondamentali per la mia crescita. Siamo simili e spesso litighiamo (ma tra sorelle, si sa, va sempre così) ma per come sono ora, senza di lei non sarei io, perché è grazie a lei se ho imparato a guardare in faccia la realtà e accettare le delusioni. Per quanto riguarda S., io e lei ci conosciamo da molti anni: ha visto ogni mia sfaccettatura e non ne ha mai giudicata neanche una. Ogni tanto passiamo dei periodi di silenzio perché a lungo andare, conoscendosi così bene, certi comportamenti sono intollerabili, ma ritroviamo sempre il modo di ricongiungerci. Quando ho incontrato G. qua a scuola non potevo tollerarla, ma alla fin fine si sa che le amicizie migliori iniziano così. Conoscendola poi ho capito che in realtà per certi versi eravamo simili: abbiamo lo stesso umorismo e ci capiamo al volo. Quando qualcuno ha cercato di dividerci non c’è mai riuscito, abbiamo sempre preso le difese l’una dell’altra e cambiando amici, l’unica che non è cambiata è lei. È una buona ascoltatrice, come lo sono anche io, e quando ne abbiamo avuto bisogno, sapevamo che l’altra c’era. S. è stata la mia prima amica qua a scuola e se non fosse stato per lei, loquace e per niente timida, non so neanche se avrei mai avuto il coraggio di fare amicizia con qualcuno all’inizio della scuola. Né io né lei abbiamo paura di esprimerci e su questo andiamo particolarmente d’accordo. Con le sue battute mi rallegra la giornata e con la sua presenza alleggerisce le ore di scuola. Il rapporto tra me e N. inizia alle elementari, durante le quali eravamo già amiche, ma per qualche questione infantile abbiamo smesso di parlarci. Così, dopo le medie, quando credevo finalmente di essermi liberata di lei, ho scoperto che eravamo finite in classe insieme. Al tempo per me era un incubo, ma ora non potrei esserne più grata. Il nostro legame si è stretto quest’anno, quando un avvenimento ha stravolto la sua vita e io ho deciso di starle accanto. N. dà degli ottimi consigli e capisce perfettamente quello che provo anche senza dire una parola. Spesso abbiamo le stesse opinioni, infatti litighiamo raramente. G. non dirà mai di no a un’uscita improvvisata (anche se sarà sempre in ritardo) e ti permetterà di parlare all’infinito della stessa cosa senza battere ciglio. Anche se passa un brutto periodo è sempre presente per gli altri e riesce sempre, anche dicendo una sciocchezza, a strapparmi un sorriso” (V. classe quarta).

Gemma n° 3010

“Cara S.,
non so se te lo aspettavi oppure no, ma quest’anno come gemma ho deciso di portare proprio te.
Te, che in così poco tempo sei riuscita a farmi ritrovare quel tipo di amicizia che da tempo mi mancava. Non penso tu ti renda conto di quanto mi dai ogni giorno: tutti i tuoi “ti voglio bene”, gli abbracci spontanei, il modo in cui riesci sempre a farmi sentire accolta e capita.
C’è una cosa che ho capito grazie a te, e riguarda il modo in cui vedo l’amicizia: ho sempre pensato che il concetto di “migliore amica” dovesse essere necessariamente reciproco, cioè che due persone si considerassero tali nello stesso identico modo. Nell’ultimo anno però ho capito che non è sempre così e che i rapporti non devono per forza essere uguali per essere sinceri e importanti.
Ecco cosa sei tu per me: la migliore amica che per tanto tempo ho pensato di non meritare più, forse a causa del mio carattere o perché molte delle persone a cui ho dato fiducia, prima o poi, hanno finito per lasciarmi sola. So che nella tua vita ci sono persone a cui sei molto legata e che probabilmente io non sarò quella che metteresti al primo posto, ma questo non cambia minimamente ciò che sei per me: la mia migliore amica.
Per tanto tempo ho avuto paura di dare così tanta importanza a una persona, fino ad arrivare a definirla “migliore amica”, perché spesso sono rimasta delusa; forse è proprio per questo che a volte posso sembrare una persona un po’ dura o non sempre simpatica. In realtà, per me non è facile creare legami profondi.
Però mi sono resa conto che con te è stato diverso: parlarti in modo spontaneo mi veniva naturale, come non mi succedeva da tempo. Ho sempre avuto paura di dire quello che penso e di essere davvero me stessa per il timore del giudizio degli altri, ma con te, senza nemmeno accorgermene, lo facevo già. E credo che questa sia una delle cose più belle che una persona possa regalare a un’altra: la libertà di sentirsi sé stessi senza paura. Tu, senza nemmeno provarci, ci sei riuscita.
Grazie per tutte le volte in cui mi hai fatta sentire importante, ascoltata e voluta bene. Spero davvero che, anche col tempo, questo rapporto non cambi mai, perché sei diventata una delle persone più preziose che ho nella mia vita.
Ti voglio bene.”
(S. classe quarta).

Gemma n° 3009

“Probabilmente è scontata come cosa, ma quest’anno la mia gemma sono i miei migliori amici.
J. e M. non sono semplicemente i miei migliori amici, sono la mia famiglia, la mia luce in fondo al tunnel. Quei due hanno un ruolo fondamentale nella mia vita e probabilmente non se ne rendono nemmeno conto.
J. è la mia ancora, il mio punto fisso. Lui è letteralmente la persona migliore che esista a questo mondo. Non ha mai mancato un giorno di consolarmi e ascoltarmi o ridere con me; quando c’è un problema chiamo J., quando sono felice chiamo J., e lui c’è sempre. Nei momenti più difficili bastava una chiamata e lui mollava tutto e veniva da me in motorino, e questo per me vale più di migliaia di parole. Adoro il modo in cui ci capiamo quando succede qualcosa e ci diciamo “leggimi”; non so esprimere la mia gratitudine per una persona così importante nella mia vita.
M. è mio cugino, che però io amo chiamare “fratellone” perché per me ricopre la figura di un fratello maggiore che mi è sempre mancata. Lui è tipo il mio angelo custode per la dolcezza e la protezione che mi dedica sempre, è unico nel suo genere. Con M. spesso basta uno sguardo per capirci, soprattutto quando c’è un problema. Lui è letteralmente la spalla su cui piango quando qualcosa non va, e ogni volta riesce a farmi sentire al sicuro con le sue risate e i suoi abbracci.
Non so precisamente quando sono diventati così importanti per me ma so come: ancora una volta grazie alla musica. J. e M. riescono a darmi ciò che in famiglia o nelle relazioni mi manca, gli sono grata per tutto quanto perché se un giorno mi dovessi svegliare e loro non ci dovessero essere più penso che non saprei nemmeno da che parte girarmi. Ovviamente capita spesso di litigare perché sono tue testoni (e io pure), non siamo sempre andati d’accordo ma abbiamo sempre avuto un sacco di cose in comune che ci hanno tenuti legati, e anche se non lo dico spesso gli voglio un bene dell’anima.
Alla fine è difficile trovare le parole giuste per due persone così speciali e importanti, mi sento solo di dire grazie e che auguro a tutti di trovare un J. e un M.”
(R. classe quarta).

Dietro la maschera

C’è una parola italiana che usiamo ogni giorno senza pensarci: Persona. Viene dal latino, che la prese dal greco prosopon: la maschera dell’attore teatrale.
Etimologicamente, dunque, ogni volta che diciamo “persona” stiamo dicendo “maschera”. Non è una curiosità da dizionario: è una domanda aperta su chi siamo, nascosta dentro una parola che pronunciamo mille volte al giorno senza accorgercene.
Il quinto personaggio presentato da Jovanotti nella canzone Buon Sangue è una donna di Bretagna che faceva l’attrice. O meglio: che faceva l’attore, perché solo i maschi potevano salire sul palco. Così si travestiva da uomo, e da lì dentro interpretava tutto — il cardinale, la puttana, il mendicante, la musa. Maschere sopra una maschera. Un corpo già negato dalla norma sociale che diventava il luogo di una libertà clandestina e straordinaria.
E da lei, Jovanotti dice di aver imparato che l’identità ha una maschera, e che la maschera dà libertà.
È un paradosso, e il video qui sopra vi entra lentamente. Prima o dopo averlo visto ecco alcune domande che il testo mi ha lasciato in mano.
Indossate maschere diverse a seconda dei contesti? Con i genitori, con gli amici, con i professori, sui social — siete la stessa persona? Se no, quale di questi “voi” è quello vero? O sono tutti ugualmente autentici, e la domanda stessa è mal posta?
Vi è mai capitato di sentirvi più liberi recitando una parte? In uno spettacolo scolastico, in un gioco di ruolo, in un profilo anonimo online — c’è stato un momento in cui la finzione vi ha permesso di dire una verità che da “voi stessi” non riuscivate a dire? Come funziona questo meccanismo?
Esiste un volto definitivo sotto tutte le maschere, oppure siamo fatti solo di strati? La visione tradizionale dice che c’è un nucleo stabile da scoprire, togliendo via le sovrastrutture. Quella contemporanea dice che l’identità non si scopre ma si costruisce, ogni giorno, attraverso le scelte e i ruoli che si assumono. Dove vi collocate? E soprattutto — la risposta cambia a seconda del giorno?Camminare di fianco a se stessi: liberazione o alienazione? Jovanotti usa questa immagine con leggerezza, ma è un’immagine inquieta. Jekyll e Hyde, Dorian Gray, il sosia di Dostoevskij: la letteratura è piena di personaggi che si separano da se stessi e non riescono più a tornare. Cosa fa la differenza tra l’esplorazione e la perdita?
Siete cambiati, negli ultimi anni? Siete diventati più voi stessi o qualcuno di diverso? E cosa rimane stabile, attraverso tutto il cambiamento? C’è qualcosa che non si è mai spostato, anche quando tutto il resto si muoveva?
L’attrice bretone interpreta il cardinale e la puttana con la stessa intensità. Non giudica dall’esterno: li abita dall’interno, ne sente il peso e le ragioni. È forse la risposta più antica al problema di Babele — non imparare le parole dell’altro, ma imparare a essere l’altro, almeno per il tempo di una rappresentazione.
Jovanotti non dice che bisogna trovare in fretta un’identità stabile e smettere di cambiare. Dice che cambiare è un’arte. Che la maschera può essere uno strumento, non una prigione. Con una sola avvertenza implicita, nascosta nell’ultimo verso: anche mentre si cammina di fianco, bisogna sapere di chi si è il fianco.

Gemma n° 3006

“Come gemma quest’anno ho deciso di descrivere il rapporto con mio fratello. Abbiamo solo tre anni di differenza d’età e questo ha reso il nostro legame più forte, infatti quando eravamo piccoli avevamo molti interessi in comune come i videogiochi e passavamo i pomeriggi giocando assieme con i mattoncini di lego o a nascondino in giardino. Ora le cose sono cambiate, finiamo spesso col litigare per sciocchezze e lui è spesso ostile nei miei confronti mentre io cerco di non discutere, ma sono certa che presto il nostro rapporto migliorerà quando la sua fase da “ribelle 14enne“, passerà. Vorrei continuare a fare la parte della sorella maggiore, anche se è difficile essere sempre di buon esempio, una specie di consigliera per quando ne ha bisogno. Io non potrei immaginare la mia vita senza di lui. E so che in fondo, in fondo, anche lui mi vuole bene sebbene ancora non me lo dimostri. Spero che il nostro legame tra fratelli non si spezzi mai perché è una delle cose più importanti per me, perché so che lui ci sarà sempre per me come io sempre per lui” (C. classe terza).

Gemma n° 3004

Immagine creata con Gemini®

“Quest’anno come gemma voglio portare mio cugino di 8 anni.
È un bambino incredibilmente energetico e con una voglia di giocare interminabile. Spesso, quando i miei zii sono impegnati, tocca a me fargli da “babysitter”, specialmente d’estate, ma non è un impegno che mi pesa. Ogni volta che mi abbraccia, mi rendo conto di quanto stia crescendo velocemente: ripenso a quando era appena nato, così tranquillo e sereno con le sue guanciotte enormi, e mi tornano in mente i suoi primi passi, le prime parole e i primi giorni di scuola. Gli voglio un bene infinito, è una delle persone più importanti per me e mi basta un suo sorriso per migliorarmi la giornata” (V. classe terza).

Gemma n° 3003

“A., V. e M. sono i miei migliori amici. Ci conosciamo dalle medie, ma il nostro legame si è rafforzato soprattutto durante le superiori. Quando sono con loro il tempo passa sempre troppo in fretta. Quando usciamo non andiamo quasi mai in giro: ci sediamo in un posto e restiamo lì per ore a parlare letteralmente di tutto.
I discorsi sono così interessanti che non ci rendiamo nemmeno conto del tempo che passa, e spesso finiamo per concludere la nostra seduta gossip con un pigiama party.
Anche se passiamo la maggior parte del tempo a prenderci in giro e a insultarci, ci sosteniamo sempre a vicenda, senza mai sottovalutare i problemi di nessuno.
In fondo, è proprio questo che rende speciale la nostra amicizia: anche senza fare grandi cose, insieme riusciamo a far sentire ogni momento davvero importante” (S. classe terza).

Gemma n° 3002

Immagine creata con ChatGPT®

“Ho pensato a lungo a cosa portare come gemma quest’anno e alla fine ho deciso di parlare dell’amicizia, una parte fondamentale della mia vita.
Spesso mi chiedo: cosa sarei senza i miei amici?
Non riesco neanche ad esprimere a parole quanto io sia grata di avere delle persone al mio fianco su cui contare in ogni momento.
Non sto parlando di qualcuno con cui passare semplicemente il tempo. Parlo di chi mi sprona sempre, chi mi incoraggia, chi mi consola e tira fuori sempre il meglio di me.
Non ringrazierò mai abbastanza chi mi capisce quando nemmeno io so davvero come esprimermi; chi quando sto male mette da parte se stesso per supportarmi e ascoltarmi per ore; chi mi alza sempre l’umore solamente con la sua presenza; chi mi fa sentire inclusa e mai sola.
Penso alle mie amiche E. e I. che anche se non vedo ogni giorno, per me ci sono sempre. Ogni volta che ci vediamo il rapporto è lo stesso, anzi si rafforza sempre di più. Ogni persona che mi conosce, le conosce, anche se non le ha mai viste. Per me sono come sorelle e penso che questo riassuma perfettamente la nostra amicizia.
Penso alle mie compagne di classe, che sono molto più di questo. Senza di loro non sopravviverei neanche un giorno. Ogni volta che arrivo a scuola, qualsiasi sia il mio umore, loro mi illuminano la giornata. Per me sono delle persone speciali, ognuna mi ha insegnato qualcosa e mi ha lasciato tanto. Con loro ho vissuto esperienze bellissime, che mi fanno sorridere ogni volta che ci penso, che sono indimenticabili semplicemente perché eravamo insieme.  Spero che questi momenti non finiscano mai, così come la nostra amicizia.
Penso a chi c’è da sempre, come la mia amica M.. Non ricordo una vita senza di lei. Non ricordo un litigio con lei ma solo infiniti momenti passati assieme che porterò nel cuore per tutta la vita.
Considero anche mia sorella E. come una migliore amica. Penso sia la persona di cui mi fido di più al mondo. Quella che chiamo subito quando ho un problema. Quella che non ci pensa due volte ad aiutarmi. Quella con cui mi confido e quella a cui chiedo consigli in ogni situazione.
So di essere fortunatissima ad avere persone vere su cui contare, che fanno così tanto per me. Cerco di lasciare anche a loro qualcosa di mio e vorrei che potessero vedersi con i miei occhi per capire quanto ognuna di loro sia speciale, unica e quanto io creda in loro. Farei di tutto pur di non deluderle mai e per far loro capire che non sono sole.
Spero di essere importante per qualcuno come queste persone lo sono per me.
Per me l’amicizia è ciò che vale di più al mondo. È la mia felicità”
(L. classe terza).

Gemma n° 3000

Immagine creata con Gemini®

“Ho sempre odiato la gemma (scusi prof niente di personale). E’ sempre stato inconcepibile per me come gli altri riuscissero a parlare di cose così personali senza il minimo imbarazzo o disagio, quasi come se fosse una cosa normale. Per quanto curiosa, ascoltarle mi veniva difficile, non perché mi annoiassero o parlassero di cose insignificanti, ma perché mi sentivo un po’ come Harry Potter sotto il mantello dell’invisibilità: ovvero di trovarmi in un posto in cui non avrei dovuto essere e ascoltare cose che non avrei dovuto sentire.
Poi (e con poi intendo dopo 5 anni) ho provato a fare un piccolo sforzo e a cambiare prospettiva.
Pensandoci un po’ su, ho scoperto che in realtà la gemma avvera uno dei miei grandi desideri: vale a dire avere un pubblico obbligato ad ascoltarmi mentre parlo di me. Quindi preparatevi perché un’occasione del genere non mi si riproporrà presto e ho molte cose da dire.
Alla fine tutto quello che resta sono i titoli di coda. Per quanto non veda l’ora di andarmene da questo manicomio devo riconoscere che è proprio qui che è avvenuto il mio grande cambiamento. Un po’ come Dante, sono svenuta (quasi letteralmente) e mi sono trovata nella selva con le belve (non farò nomi ma abbiamo capito benissimo a chi mi riferisco). Poi guidata da Virgilio, cioè la mia C., ho attraversato l’Inferno e il Purgatorio per finalmente intravedere il bagliore del Paradiso, ovvero della libertà che mi aspetta a giugno.
Questo lungo e tortuoso pellegrinaggio è stato intriso di emozioni e trasformazioni, ma anche di sofferenze e peccati. Mi ha insegnato molto di più di qualsiasi altra esperienza che io abbia mai fatto. Ultimamente diverse persone hanno menzionato il mio drammatico cambiamento alla Forrest Gump rispetto alla terza. La cosa mi tocca e rallegra profondamente, non solo perché altri se ne sono accorti (segno che, per loro, ho una certa importanza), ma soprattutto perché ho sempre faticato a riconoscere i miei sforzi. Forse per la prima volta nella mia vita, sento finalmente il pieno diritto di poter apprezzare i miei progressi senza sminuirli.
Se oggi sono in grado di fare questa riflessione è anche grazie alla mia classe. In prima, quando odiavo tutto, tutti, e tuttu, non avrei mai immaginato di potermi affezionare tanto a degli sconosciuti, ma dalla terza ho cominciato a ricredermi. Dopo cinque anni insieme al Percoto, il legame che ho instaurato con la classe è tranquillamente paragonabile a quello di due veterani del Vietnam negli anni ’60: un equilibrio solido, basato su traumi, ansie e paure. Un po’ come dei prigionieri di guerra, ci hanno sottoposto a stress intenso e torture psicologiche, per non parlare del ptsd sviluppato verso lingua tedesca.
Ciononostante, vi sono molto grata: non solo per aver reso questi anni un po’ meno pesanti, ma soprattutto per la vostra infinita pazienza. So bene che, con il mio carattere, i miei problemi e gli sbalzi d’umore, non è sempre facile apprezzare la mia presenza, ma grazie per non esservi mai arrese e non avermi mai abbandonato.
Dovervi dire addio mi duole assai, anche se mi rendo conto che nessuno di voi morirà dopo la maturità. Ci sono cose che non dimenticherò e che sicuramente mi mancheranno tanto. Come le consultazioni mattutine con la mia fidata compagna di banco B., le uscite al cinema con F., i ripassi flash 5 minuti prima della verifica con la C., i numerosi calici di vino con A., i caffè al caramello a casa R. e le riunioni al salottino intellettuale del quadrumvirato, cui rivolgo il seguente messaggio: rivestendo le onorevoli vesti di membro del Senato e del quadrumvirato, dichiaro che sia stato per me un sommo onore prender parte a ogni dibattito e confronto dialettico, per quanto coloriti, talvolta tumultuosi, imprevedibili, e degni di cronaca essi siano stati.
Detto ciò, devo fare anche una menzione speciale a una persona senza la quale non ce l’avrei mai fatta: la G. Pensando alle prime volte in cui la vedevo entrare in classe in ritardo, col fiatone e la borsa piena di tutto fuorché che del materiale scolastico, non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una delle persone più importanti della mia vita. Ringrazio Dio, il destino o la semplice casualità che abbia reso possibile il nostro incontro e la nostra amicizia. Malgrado gli ideali discutibili e un orientamento politico deludente, le voglio un bene indescrivibile e spero che, a parte la sua calligrafia, non cambi mai.
Ma adesso basta torniamo alle cose importanti e al vero protagonista, cioè io.
L’aspetto del mio glow up di cui vado più fiera, è sicuramente aver ritrovato degli interessi ed una ragione per andare avanti, dopo il tragico capitolo delle medie. Oggi posso finalmente dire di avere delle passioni che caratterizzano la mia vera personalità, e non la mia maschera sociale. Ora necessito di trovare una direzione, che non mi riconduca al tepore invitante e familiare dell’Inferno, o peggio alla “quarta strada” di Van Gogh, ma verso un futuro. E’ il momento di prendere quel traghetto per New York, senza tirarmi indietro come Eveline, e di costruire una nuova social catena con la quale affrontare il viaggio.
C’è chi però non può salire sul traghetto e sarà costretto a restare sul molo mentre mi guarda partire. Dante non può obbligare Virgilio a seguirlo in Paradiso, sebbene gli dispiaccia non avere più a fianco il suo accompagnatore. Parallelamente, io non posso rapire la C. e portarla via con me. Senza di lei io non sarei la persona che sono oggi e per la C. andrei senza alcun indugio sulla sedia elettrica o mi sottoporrei alla cura Ludovico. Lasciarla indietro dopo tutti questi anni è forse tra le cose più dure che dovrò affrontare, ma devo convincermi che nemmeno lei morirà dopo il nostro ultimo incontro.
Direi che ho detto tutto e forse anche troppo, ma prima di svelarvi qual è la mia gemma ci tenevo a fare un veloce ringraziamento anche al mio fidatissimo aiutante, consigliere, esperto, psicoanalista e pilastro di sicurezza Chatty. Non posso non includere D. ed E., ragioni della mia esistenza che ci sono sempre state nonostante le centinaia di chilometri che ci separano. E per ultimo ma non per importanza, il mio bestie G., con il quale spero di passare tante altre estati a mangiare coppa e gnocco fritto.
Ora posso concludere. Dopo averci rimuginato un po’ sopra con in sottofondo la mia playlist di musica classica drammatica ho preso una decisione. Da tempo riflettevo a come concludere in bellezza non solo la mia gemma ma tutte le gemme in quanto ho avuto la fortuna e sfortuna, considerando le responsabilità che gravano sulle mie spalle, di essere l’ultima. La mia gemma quindi, è la gemma stessa, e il ringraziamento più grande va sicuramente al suo ideatore, il Prof. D. Grazie per le sue lezioni, per il suo tempo e per averci dato la possibilità di svolgere questo compito, forse il più importante in questi 5 anni, (perfino più importante degli Hausaufgaben).
Non intendo dilungarmi oltre e nel caso non ci rivedessimo: buongiorno, buonasera e buonanotte”.
(L. classe quinta).