Gemma n° 3005

“La mia gemma di quest’anno è particolare…

“Aho musa, cantame di J. L.
Il condottiero della lupa
Prigioniero del percoto
Nel core porta il giallorosso
Egli cerca la gloria
Nella città più sublime al mondo
La sua amata….

Col velocipede traina il vascello,
Vi arriva il condottiero,
Mestre, città della gloria
Tempio del ferro e del vapore
Baluardo del tempismo ferroviario
Contento va tra clochard e visionari
Ma al fischio del treno alza lo sguardo
Nota una fitta nebbia, e si domanda
Cosa ci sia oltre

Mentre la domanda lo assale
Una carta in faccia j’appare
Un rotolo romanico, “mappe AR”
Quelle del pirata dei 7 saperi?
Certo non i 7 saperi di Morin,
“Che c’è sta oltre Mestre?”
Niente, risponde la nebbia,
Sempre più fitta
Ma la spes non eclissa

Lo spirito d’ulisside l’assale
Prende il fiero destriero
Il vascello
E affronta l’onda
Lascia l’amato ferro
La sicurezza dell’orario
Del treno che avrebbe perso
La nebbia lo assale
E scompare, mesto finale
Fu n’allegro naufragio”

Questa storia sembra casualmente legata ad una mia scoperta, infatti penso di aver scoperto che ci sia qualcosa oltre Mestre, a quanto pare quel pontos sulla laguna non finisce nel vuoto, ma porta per un posto con un nome strano: Venezia.
Lì addirittura ho trovato una cosa che mi ha scosso: gli spritz a 10€ serviti dai bangla (molto più scioccanti delle case sull’acqua a mia vista). Devo dire bella, a parte che non ho visto molte delle cose iconiche perché ho fatto un giro strano perdendomi…. ma questo non sarà un problema infatti vivrò questa città (mediocre e ingegneristicamente banale) tutti i giorni perché frequenterò la facoltà di Urbanistica allo IUAV (purtroppo la sede non è nella mia amata Mestre delle siringhe ma nella, cosiddetta dai più, bella Venezia). Ovviamente non potevo fare una scelta peggiore perché onestamente mi pare proprio brutta Venezia rispetto alla mia bella Mestre, però tocca adattarsi”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 3001

“Ricordo la prima volta,
Riconosco quanto sono cambiata,
Non so il motivo oppure la svolta,
So quanto ti sei detta “sei odiata”

Non sei tu il problema,
Non sono loro il problema,
Bensì il tuo senso di colpa,
Io dissi “nessuno ha colpa”

Ti ricorderai dei bei momenti,
Ma anche di quelli tremendi.

Non sappiamo perché ce la prendiamo con noi,
In effetti Tu dicevi sempre “sono affari tuoi?”

Ormai la tempesta è passata,
Ora c’è il sole,
Alla porta bussata,
Diciamo insieme “chi è?”

Io e te,
Differenti sembriamo,
Tu chiedi, io dico “me”,
Io e te ci apriamo.

Io sono te, e tu me,
Non abbiamo timore per il futuro,
Bensì se qualcosa succede,
Ci rinchiudiamo nella nostra “armatura”.

Io e te,
Sole siamo state,
Io e te,
Due facce della stessa medaglia; 

Una si sente in colpa,
L’altra non capisce.
Però sappiamo entrambe in cuor nostro,
Che non riusciamo a dimenticare.

Noi siamo come l’ancora di una nave,
Non ce ne andiamo,
Anche se in fondo rimaniamo,
Io e te non siamo brave. 

Recenti amici almeno abbiamo fatto,
Anche se noi non siamo nell’atto, 

Tutte le genti sono diverse,
Ciascuno per propri difetti e pregi,

Anche io e te, tu ed io,
Ci dobbiamo accettare per ciò che siamo
Perché solo così si può essere felici”.
(L. classe terza).

Gemma n° 3000

Immagine creata con Gemini®

“Ho sempre odiato la gemma (scusi prof niente di personale). E’ sempre stato inconcepibile per me come gli altri riuscissero a parlare di cose così personali senza il minimo imbarazzo o disagio, quasi come se fosse una cosa normale. Per quanto curiosa, ascoltarle mi veniva difficile, non perché mi annoiassero o parlassero di cose insignificanti, ma perché mi sentivo un po’ come Harry Potter sotto il mantello dell’invisibilità: ovvero di trovarmi in un posto in cui non avrei dovuto essere e ascoltare cose che non avrei dovuto sentire.
Poi (e con poi intendo dopo 5 anni) ho provato a fare un piccolo sforzo e a cambiare prospettiva.
Pensandoci un po’ su, ho scoperto che in realtà la gemma avvera uno dei miei grandi desideri: vale a dire avere un pubblico obbligato ad ascoltarmi mentre parlo di me. Quindi preparatevi perché un’occasione del genere non mi si riproporrà presto e ho molte cose da dire.
Alla fine tutto quello che resta sono i titoli di coda. Per quanto non veda l’ora di andarmene da questo manicomio devo riconoscere che è proprio qui che è avvenuto il mio grande cambiamento. Un po’ come Dante, sono svenuta (quasi letteralmente) e mi sono trovata nella selva con le belve (non farò nomi ma abbiamo capito benissimo a chi mi riferisco). Poi guidata da Virgilio, cioè la mia C., ho attraversato l’Inferno e il Purgatorio per finalmente intravedere il bagliore del Paradiso, ovvero della libertà che mi aspetta a giugno.
Questo lungo e tortuoso pellegrinaggio è stato intriso di emozioni e trasformazioni, ma anche di sofferenze e peccati. Mi ha insegnato molto di più di qualsiasi altra esperienza che io abbia mai fatto. Ultimamente diverse persone hanno menzionato il mio drammatico cambiamento alla Forrest Gump rispetto alla terza. La cosa mi tocca e rallegra profondamente, non solo perché altri se ne sono accorti (segno che, per loro, ho una certa importanza), ma soprattutto perché ho sempre faticato a riconoscere i miei sforzi. Forse per la prima volta nella mia vita, sento finalmente il pieno diritto di poter apprezzare i miei progressi senza sminuirli.
Se oggi sono in grado di fare questa riflessione è anche grazie alla mia classe. In prima, quando odiavo tutto, tutti, e tuttu, non avrei mai immaginato di potermi affezionare tanto a degli sconosciuti, ma dalla terza ho cominciato a ricredermi. Dopo cinque anni insieme al Percoto, il legame che ho instaurato con la classe è tranquillamente paragonabile a quello di due veterani del Vietnam negli anni ’60: un equilibrio solido, basato su traumi, ansie e paure. Un po’ come dei prigionieri di guerra, ci hanno sottoposto a stress intenso e torture psicologiche, per non parlare del ptsd sviluppato verso lingua tedesca.
Ciononostante, vi sono molto grata: non solo per aver reso questi anni un po’ meno pesanti, ma soprattutto per la vostra infinita pazienza. So bene che, con il mio carattere, i miei problemi e gli sbalzi d’umore, non è sempre facile apprezzare la mia presenza, ma grazie per non esservi mai arrese e non avermi mai abbandonato.
Dovervi dire addio mi duole assai, anche se mi rendo conto che nessuno di voi morirà dopo la maturità. Ci sono cose che non dimenticherò e che sicuramente mi mancheranno tanto. Come le consultazioni mattutine con la mia fidata compagna di banco B., le uscite al cinema con F., i ripassi flash 5 minuti prima della verifica con la C., i numerosi calici di vino con A., i caffè al caramello a casa R. e le riunioni al salottino intellettuale del quadrumvirato, cui rivolgo il seguente messaggio: rivestendo le onorevoli vesti di membro del Senato e del quadrumvirato, dichiaro che sia stato per me un sommo onore prender parte a ogni dibattito e confronto dialettico, per quanto coloriti, talvolta tumultuosi, imprevedibili, e degni di cronaca essi siano stati.
Detto ciò, devo fare anche una menzione speciale a una persona senza la quale non ce l’avrei mai fatta: la G. Pensando alle prime volte in cui la vedevo entrare in classe in ritardo, col fiatone e la borsa piena di tutto fuorché che del materiale scolastico, non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una delle persone più importanti della mia vita. Ringrazio Dio, il destino o la semplice casualità che abbia reso possibile il nostro incontro e la nostra amicizia. Malgrado gli ideali discutibili e un orientamento politico deludente, le voglio un bene indescrivibile e spero che, a parte la sua calligrafia, non cambi mai.
Ma adesso basta torniamo alle cose importanti e al vero protagonista, cioè io.
L’aspetto del mio glow up di cui vado più fiera, è sicuramente aver ritrovato degli interessi ed una ragione per andare avanti, dopo il tragico capitolo delle medie. Oggi posso finalmente dire di avere delle passioni che caratterizzano la mia vera personalità, e non la mia maschera sociale. Ora necessito di trovare una direzione, che non mi riconduca al tepore invitante e familiare dell’Inferno, o peggio alla “quarta strada” di Van Gogh, ma verso un futuro. E’ il momento di prendere quel traghetto per New York, senza tirarmi indietro come Eveline, e di costruire una nuova social catena con la quale affrontare il viaggio.
C’è chi però non può salire sul traghetto e sarà costretto a restare sul molo mentre mi guarda partire. Dante non può obbligare Virgilio a seguirlo in Paradiso, sebbene gli dispiaccia non avere più a fianco il suo accompagnatore. Parallelamente, io non posso rapire la C. e portarla via con me. Senza di lei io non sarei la persona che sono oggi e per la C. andrei senza alcun indugio sulla sedia elettrica o mi sottoporrei alla cura Ludovico. Lasciarla indietro dopo tutti questi anni è forse tra le cose più dure che dovrò affrontare, ma devo convincermi che nemmeno lei morirà dopo il nostro ultimo incontro.
Direi che ho detto tutto e forse anche troppo, ma prima di svelarvi qual è la mia gemma ci tenevo a fare un veloce ringraziamento anche al mio fidatissimo aiutante, consigliere, esperto, psicoanalista e pilastro di sicurezza Chatty. Non posso non includere D. ed E., ragioni della mia esistenza che ci sono sempre state nonostante le centinaia di chilometri che ci separano. E per ultimo ma non per importanza, il mio bestie G., con il quale spero di passare tante altre estati a mangiare coppa e gnocco fritto.
Ora posso concludere. Dopo averci rimuginato un po’ sopra con in sottofondo la mia playlist di musica classica drammatica ho preso una decisione. Da tempo riflettevo a come concludere in bellezza non solo la mia gemma ma tutte le gemme in quanto ho avuto la fortuna e sfortuna, considerando le responsabilità che gravano sulle mie spalle, di essere l’ultima. La mia gemma quindi, è la gemma stessa, e il ringraziamento più grande va sicuramente al suo ideatore, il Prof. D. Grazie per le sue lezioni, per il suo tempo e per averci dato la possibilità di svolgere questo compito, forse il più importante in questi 5 anni, (perfino più importante degli Hausaufgaben).
Non intendo dilungarmi oltre e nel caso non ci rivedessimo: buongiorno, buonasera e buonanotte”.
(L. classe quinta).

Gemma n° 2992

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare le mie due “sorelline”, A. ed E. Sono le figlie più piccole di amici dei miei genitori, e le conosco da quando sono nate. Tra noi c’è sempre stato un legame speciale, che con il tempo è diventato un rapporto di vera fratellanza.
A. ed E. hanno 8 anni, e le conosco talmente bene che mi sembra di vederle crescere davanti ai miei occhi ogni giorno. Nonostante la differenza di età, tra noi c’è una connessione profonda che va oltre la semplice conoscenza. Sono quelle bambine che quando ci vediamo non vedono l’ora di correre verso di me, cercandomi sempre come punto di riferimento. È come se per loro io fossi una specie di “guida”.
Ogni estate, durante il centro estivo, passiamo insieme circa tre settimane. Nonostante ci siano tanti altri animatori e bambini, A. ed E. mi cercano sempre, e mi fanno sentire importante. Mi hanno insegnato a non dare mai per scontato un sorriso, a prendermi cura degli altri anche quando tutto sta andando bene e sembra che non ci sia nulla di speciale in un semplice abbraccio. Stando con loro ho imparato che la responsabilità non è solo una questione di impegni o doveri, ma anche un sentimento di cura e di attenzione verso gli altri. Ogni volta che mi cercano, ogni volta che mi chiedono qualcosa mi ricordo che ogni gesto che faccio può essere importante ai loro occhi. Essere per loro una figura di riferimento mi ha fatto capire che anche le piccole azioni possono avere un grande impatto.
A. ed E. sono molto più di due bambine: sono come le mie due piccole sorelle che piano piano in qualche modo sto aiutando a crescere e anche se sono ancora piccole sanno che io per loro ci sarò sempre”.
(E. classe terza).

Gemma n° 2988

Immagine creata con ChatGPT®

“Mi spaventano le cose che finiscono e forse, proprio per questo, ho sempre immaginato lontano questo momento. Devo ammettere che ho rimandato più e più volte la scrittura di questa “gemma”, nella speranza di creare qualcosa di unico. Alla fine, però, ho capito che ogni volta che ne scrivo una mi basta riflettere su me stessa.
Mi sono sentita di intitolare questo documento, “L’ultima gemma della mia vita”, può sembrare drammatico, lo so, eppure l’ho scelto con cura. L’ho chiamato così perché, anche se so che non è davvero un finale definitivo, rappresenta la chiusura di un capitolo importante della mia vita. È “l’ultima” non perché dopo non ci sarà altro, ma semplicemente perché segna la fine di un percorso che mi ha cresciuta, cambiata e definita. È una gemma perché racchiude tutto ciò che sono stata fino ad oggi: pensieri, paure, conquiste e consapevolezze.
Anche se mi è stato detto che non esistono mai finali definitivi, soprattutto perché dopo il liceo inizia la vera e propria storia della propria vita, ho voluto portare come gemma di quest’anno, una riflessione che custodisco da tempo: il fatto di essere cresciuta e di come la consapevolezza di questo mi renda felice e, allo stesso tempo, mi stringa lo stomaco in un modo che non so spiegare.
Quando mi guardo allo specchio, non vedo più la me di cinque anni fa, ma una ragazza grande, pronta a prendere in mano tutto ciò che la vita ha da offrire. Eppure vedo anche una ragazza che ha estremamente paura del futuro che incombe. Poi però ripenso agli anni scorsi, a quanti progressi personali ho fatto e a tutte le persone che mi hanno accompagnata durante questo percorso, e capisco quanto io sia profondamente grata a ciascuna di loro.
Ripensandoci davvero, questi anni di liceo sono stati un continuo intreccio di emozioni contrastanti.
Quante volte li ho maledetti: per le interrogazioni, per le ansie, per le giornate infinite, per la sensazione di non farcela. Quante volte ho desiderato che finissero il prima possibile. Eppure, adesso che sono davvero alla fine, mi accorgo che qualcosa dentro di me già ne sente la mancanza. Mi manca persino ciò che prima mi pesava, perché in fondo è stato proprio quello a costruirmi. È strano rendersi conto che anche le difficoltà, col tempo, assumono un significato diverso e diventano parte del percorso che ti ha fatto crescere.
Ammetto di non sapere bene cosa scrivere in questa gemma, ma sicuramente voglio far trasparire la mia gratitudine attraverso queste parole. Quest’anno ho realizzato tante cose: il modo in cui sono cambiata, maturata, e come abbia lavorato su me stessa, forse anche inconsciamente.
Quest’anno è iniziato all’insegna del cambiamento. Ho capito che, talvolta, l’assenza di una persona può insegnare molto più della sua stessa presenza. Ho capito su cosa concentrarmi e chi sono davvero le persone che mi vogliono bene.
Ho compreso che aprirsi a nuove conoscenze non è la fine del mondo, anzi. Ho scoperto come fare nuove esperienze ti faccia sentire estremamente viva. Ho imparato a trovare un mio equilibrio e a non farmi sopraffare dalle mie ansie e paure le quali, ammetto, a volte ritornano. Ma forse è anche bello così: mi rendono quella che sono, e ho capito che conviverci non è la fine del mondo.
Ho imparato a fregarmene, a dire addio, a essere grata alle piccole cose della vita. E di questo devo ringraziare anche le mie più care amiche, A. e F.: senza di loro probabilmente non saprei come avrei affrontato questi anni. Sono una boccata d’aria fresca nei momenti in cui manca il respiro.
Ho imparato a godermi le cose, o forse ci sto ancora provando. Ho imparato a lasciarmi andare e quanto questo mi abbia fatto bene. Ho imparato che non sono un voto o una brutta giornata di scuola. Ho imparato a non fasciarmi la testa prima di rompermela e anche a non piangere disperatamente subito dopo essermi fatta male, ma piuttosto a cercare una soluzione davanti a un problema, indipendentemente da quanto esso mi possa sembrare enorme.
Di recente ho letto un detto che diceva: “Se sei sicuro, brucia la nave.”
Questo detto nasce da una storia vera.
Nel 1519 Hernán Cortés arrivò in Messico con i suoi uomini. La terra era sconosciuta, il rischio enorme, la paura reale. Molti volevano tornare indietro: il mare era lì, le navi pronte, la via di fuga aperta. Cortés fece una scelta estrema: ordinò di distruggere le navi. Niente ritorno, nessuna alternativa rassicurante. Da quel momento c’era solo una direzione: avanti.
E proprio perché si tolsero il peso del dubbio riuscirono a conquistare. “Bruciare le navi” significa questo: tagliare le vie di fuga, smettere di ancorarsi al passato e decidere, una volta per tutte, dove si vuole arrivare. Per me è anche un monito ad andare sempre avanti, senza restare bloccati a guardarsi indietro. Questo non significa dimenticare ciò che è stato, ma essere consapevoli che ogni esperienza vissuta, bella o brutta, mi ha resa la persona che sono oggi.
Questa idea di distinguere tra ciò che davvero conta e ciò che è solo momentaneo mi riporta a una frase che mio nonno mi ha sempre detto. Non la ricordo spesso, ma ogni volta che riaffiora riesce a fermarmi e a farmi riflettere: quando è brutto tempo è sbagliato dire che è una brutta giornata; è meglio dire che il tempo è semplicemente brutto, perché le brutte giornate sono tutt’altra cosa.
Ho imparato a non avere paura del futuro… scherzo, quello mi spaventa ancora e parecchio;  ma in fondo la vita non va solo pensata: va vissuta. Forse i diciotto anni mi hanno fatto capire quanto le cose che prima davo per scontate siano in realtà meravigliose: le amiche, un abbraccio, un bacio, amare, piangere dalle risate o piangere e basta. Perché, in fondo, sono queste le cose che ci fanno davvero sentire qualcosa e che vanno affrontate, nel bene e nel male, sempre a testa alta.
Oggi sono sicura di poche cose, ma una la so: voglio vivere e respirare davvero.
Negli ultimi anni ho imparato tantissimo e ringrazio infinitamente i momenti che mi hanno fatta cadere con le ginocchia a terra, perché, anche se può sembrare assurdo, sono proprio quelli che ti fanno aprire gli occhi e capire quanto, in realtà, si è fortunati.
Auguro quindi a tutti di avere voglia di crescere, ma senza fretta. Cadete, ma rialzatevi e guardate a testa alta la strada che avete davanti.
Chissà, forse questa gemma potrà servire a qualcuno che la leggerà, o anche semplicemente a me, per ricordarmi chi sono sempre stata, senza però aver mai avuto davvero l’accortezza di vedermi con i miei stessi occhi”.
(A. classe quinta).

Gemma n° 2985

“Solitamente quando si arriva alla fine di un’esperienza, ti viene chiesto di tirare le somme. Visto che dopo cinque lunghi anni, anche le superiori che sembravano infinite stanno in realtà finendo, mi sono ritrovata a tirare le somme anche io. Come gemma volevo portare qualcosa di significativo e che potesse dare un’immagine abbastanza esaustiva di questi anni. Ci ho pensato molto perché volevo davvero trovare la cosa perfetta e alla fine ho pensato che il modo migliore per raccontare me stessa e questi cinque anni, era parlare delle persone che mi sono state accanto.
Parlando di loro, parlo in realtà più di me stessa perché ognuna di queste persone mi ha lasciato un pezzetto. La canzone del video si chiama Foto di gruppo. Per me è una di quelle canzoni che ogni volta che ascolti, ti fa capire qualcosa di nuovo sulla vita. Ho scelto questa canzone per il ritornello che dice “tanto va così, ti accorgi che la vita è una foto di gruppo, molti posano”. Praticamente il cantante parla delle persone vere, delle persone che lo hanno reso ciò che è lui oggi.
Questo è il motivo per cui anche io, cercando di tirare le somme mi sono ritrovata tra le mani tanti ricordi e nei pensieri le facce delle persone che mi hanno reso la E. che sono. Quando mi guardo allo specchio, spero di aver imparato qualcosa da ognuna di queste persone: Q. mi ha insegnato cosa vuol dire essere gentili, M. mi ha infuso almeno un po’ della sua spensieratezza, L. mi ha dimostrato che per le cose belle vale la pena saper aspettare. Da S. ho capito che a volte al posto di farsi tante domande va bene anche arrabbiarsi e farsi una risata mentre P. mi ha dimostrato che i veri amici ci sono sempre, in qualsiasi momento. Oltre loro ovviamente ci sono anche gli amici di sempre, ma di quelli ne ho già parlato tante volte.
Mi è capitato più volte negli ultimi mesi di accorgermi che siamo diventati grandi e che non siamo più i ragazzini scalmanati che facevano feste ogni weekend e che uscivano la sera per ore senza una meta. Adesso siamo grandi, abbiamo la macchina, qualcuno un lavoro, le rispettive morose e morosi. Ogni tanto guardo i miei amici e capisco che siamo grandi, un po’ perché mi sento sopraffatta dalle responsabilità, un po’ perché vedo che F. (mia nonna), che per anni è stato il punto di riferimento per tutta la compagnia di amici, sta iniziando a invecchiare e per lei non è più così facile tenere tutti a casa sua. Un po’ perché tra tutti i nostri impegni è diventato più difficile vedersi, un po’ perché l’anno prossimo porterà tanti cambiamenti.
Per ultimo ma non per importanza vorrei fare un pensiero sulle persone che nella “foto di gruppo” della mia vita sono le più importanti: ovvero M., mia zia C. e F. Di loro non voglio avere un pezzetto, vorrei avere letteralmente tutto. F. mi ha insegnato tutto quello che so, l’importanza di avere dei valori e l’amore per la letteratura. Mia zia, anche se faccio fatica a dimostrare quanto le voglia bene, è la persona che forse c’è stata di più in tutta la mia vita e che ha sempre lottato e fatto di tutto per vedermi felice. E infine M., non serve che dica molto perché lui lo sa già, è colui che dà un senso a tutte le mie giornate. Allora quello che spero io è che la foto di gruppo della mia vita contenga per sempre tutte queste persone vere e sincere”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2983

“Io avevo paura dei cani e un giorno i miei genitori hanno deciso di comprarne uno; io non lo volevo ma loro insistevano. Così ne chiesi uno piccolino e mi è arrivato Sam, che a soli tre mesi pesava già 25 kg. Io non avevo paura di lui, anzi lui mi ha fatto passare la paura, siamo cresciuti insieme e avevamo un’intesa unica. Il mio cane era semplicemente gigante e per me stare in piedi se avevo lui con me è sempre stato praticamente impossibile: appena facevo un semplice passo lui correva per prendermi e per buttarmi a terra e ci riusciva ogni volta. Dopo 9 splendidi anni ci ha lasciato in modo improvviso;  forse per vecchiaia era arrivato il suo momento. So solo che ha lasciato un vuoto incredibile che nessuno e nulla potrà realmente colmare. Ora i miei genitori hanno preso Axel, un nuovo cane a cui mi sono già affezionata, ma nulla potrà mai rimpiazzare Sam, anche se Axel è già diventato parte della famiglia” (A. classe prima).

Gemma n° 2982

“Ho scelto la canzone A modo tuo di Elisa per la mia gemma  perché per me rappresenta un legame molto importante: quello con mia nonna. Questa canzone parla dell’amore di chi ti cresce e ti accompagna nella vita, lasciandoti libero di essere te stesso, “a modo tuo”. Ed è proprio questo che rappresentava per me mia nonna. Mia nonna è venuta a mancare il 13 gennaio di quest’anno, e questa era una delle sue canzoni preferite. Io sono cresciuta con lei dal giorno della mia nascita fino ai miei  18 anni, e per me non era solo una nonna, ma una presenza fondamentale nella mia vita. Ogni volta che ascolto questa canzone penso a lei, a tutto l’amore che mi ha dato, ai momenti passati insieme e a tutto quello che mi ha insegnato. Adesso mi ritrovo ad affrontare la vita senza di lei, ed è difficile. Però questa canzone mi aiuta, perché mi ricorda che anche se lei non c’è più fisicamente, tutto quello che mi ha lasciato dentro continua a vivere in me. A modo tuo per me è importante perché mi fa sentire ancora vicina a lei. È come se, ogni volta che la ascolto, mi accompagnasse ancora e mi dicesse di andare avanti, vivendo la mia vita proprio a modo mio. Per questo ho scelto questa canzone: perché rappresenta un amore che non finisce mai” (A. classe quinta).

Gemma n° 2981

“Se mi avessero chiesto cosa avrei portato come gemma, avrei risposto con un film o con una serie.
Ma nell’ultima settimana ho pensato molto a cosa portare e mi è venuta un’idea: parlare di una persona davvero importante per me cioè la mia migliore amica. Si chiama S., un nome che hanno molte persone ma la differenza è che nessuno è come lei. Ci siamo conosciute in prima media, inizialmente neanche ci parlavamo, poichè lei mi riteneva “antipatica” per le persone che frequentavo e io non l’avevo neanche notata. Col tempo, grazie a delle amicizie in comune ci siamo iniziate a parlare e siamo diventate sempre più amiche. Se ho detto che è molto importante per me è perchè c’è stata in molti periodi della mia vita; se avevo bisogno di qualcuno, lei c’era sempre per me, mi ha visto cambiare molto. Quando le chiedo qualcosa in prestito, non ci pensa neanche due volte a prestarmelo, magari sembrano piccole cose ma per me sono grandissimi atti di gentilezza. Anche se a volte lei si sente inadeguata, per me è sempre la più brava e la più bella. Spero che lei sappia quanto valgono tutti i momenti passati insieme e se oggi sono quella che sono è anche grazie a lei. Per questo, se mi chiedessero di nuovo quale sia la mia gemma, non avrei dubbi: sceglierei sempre la nostra amicizia”.

Gemma n° 2975

“Quest’anno come gemma ho scelto di portare mia madre. Questo per me è strano perché mia mamma non è la mamma con cui mi confido quando ho un problema, non è quella con cui parlo delle cose che mi succedono tutti i giorni, non è quella che mi accompagna a fare shopping, mia madre è più quella con cui troppo spesso non riesco a parlare, quella con cui litigo troppo spesso, con cui alzo la voce, che mi dà consigli che non voglio seguire.
Nonostante tutto questo però non la vorrei diversa anzi, penso che sia quella perfetta per me, quella che mette alla prova tutti i miei difetti e mi aiuta a crescere tutti i giorni, e sono grata a lei per tutte le cose che fa perché, nonostante non mi piacciano, attraverso di esse mi dimostra quanto mi vuole bene. Insomma, lei non è la mamma dei sogni ma è quella di cui ho bisogno” (B. classe quarta).

Gemma n° 2961

“Come gemma ho portato un recap dell’ultimo anno, che è stato uno dei più belli ma al contempo anche malinconico.
Malinconico perché per me è l’ultimo anno da adolescente, l’ultimo di superiori ed è l’anno in cui la mia vita cambierà e prenderà una strada diversa.
È stato un anno particolarmente bello perché sono stata non una ma ben due volte a vedere il mio cantante preferito, più altri concerti di artisti che mi piacciono molto e desideravo di vedere da anni.
È stato l’anno della patente, l’anno in cui sono diventata un po’ più indipendente, l’anno in cui ho lasciato vecchie amicizie e riaperto altre che in precedenza si erano chiuse.
Ho aggiunto anche una foto con il mio moroso perché, potrà far ridere sentirlo dire da un’adolescente, però lui è la mia costante. Stiamo insieme da più di 4 anni e in tutti questi lui è stato l’unico a non essersene mai andato. Si dice tanto che i ragazzi vanno e vengono ma gli amici rimangono, beh per me è il contrario.
Ho scelto anche la foto di casa mia perché è ormai qualche anno che lavoro e do una mano lì, ma nell’ultimo sono veramente entrata dentro questo mondo; nonostante sia un lavoro pesante, trovo sia uno dei più gratificanti anche dal punto di vista umano. Stando dietro il banco, vedendo ogni giorno le stesse persone, poi queste pian piano ti raccontano sempre qualche dettaglio diverso della loro vita e finisci inevitabilmente per affezionarti, che può essere un lato positivo come negativo. Però trovo che in pochi altri lavori si possa instaurare un certo rapporto con i propri clienti e questa cosa non è da sottovalutare . Inoltre, essendo casa mia sono ovviamente molto legata a tutto ciò, ancora di più perché è una cosa che parte da molto molto prima: il mio bisnonno era andato in Argentina a lavorare per guadagnare un po’ di più e quando è tornato ha deciso di comprare il casale, che oggi è quello della foto. Poi, mio padre mi ha raccontato che già mio nonno voleva aprire un’osteria, ma per una cosa o per l’altra non è riuscito a farlo e quindi lui ha in un certo senso esaudito il suo desiderio. Le radici che mi legano a questo posto sono molto profonde e solamente nell’ultimo anno sono riuscita a capire veramente quanto per me sia importante. Inoltre, mi sembra scontato dirlo, ma mi renderebbe orgogliosa un domani prendere in mano l’attività e portarla avanti, e spero di riuscire a farlo” (K. classe quinta).

Gemma n° 2942

“Non so bene come iniziare il testo per questa gemma, perché a differenza delle altre, è qualcosa che sento talmente profondamente da non saper bene come esprimerla a parole.
Quest’oggi ho deciso di portare come gemma, ciò che in quest’ultimo periodo mi ha dato più di tutto la forza di andare avanti e non rinunciare agli obiettivi che mi ero prefissata: i miei genitori.
Potrebbe risultare abbastanza banale come scelta, ma chi mi conosce bene sa che la famiglia per me è un pilastro fondamentale nella mia vita.
Pur essendo una frase fatta, racchiude nella maniera più concisa e sostanziale ciò che voglio spiegare e ciò che sento:
A loro non devo solamente la vita, ma molto altro:
Sono loro che mi hanno dato e continuano tuttora a darmi gli strumenti per capire ciò a cui voglio dare valore nella mia vita, ciò per cui voglio lottare e impegnarmi ogni giorno. Mi hanno insegnato il senso del dovere, del sacrificio, della resilienza, del rispetto e molti altri.
Ho sempre ammirato la forza e la volontà di lottare di entrambi, li ho sempre ammirati per come hanno saputo affrontare a superare sempre a testa alta gli ostacoli che la vita gli ha posto davanti, ostacoli che io stessa alla loro età del tempo non avrei saputo affrontare con tale forza d’animo. Immedesimandomi in loro, mi rendo sempre di più conto degli sforzi enormi che fanno ogni giorno.
Il fatto di racchiudere nel mio viso i tratti di queste due persone fantastiche mi spinge a guardarmi allo specchio e provare affetto per quello che vedo, e penso che questo non sia solo bellissimo, ma una delle espressioni d’amore più profonde.
Quando mi viene detto che le espressioni del mio viso ricordano mio papà, mi si riempie il cuore di gioia.
Quando mi viene detto che il mio sorriso è quello della mamma, sento un calore nel petto.
Non so bene come descrivere il senso di gratitudine che provo nei loro confronti, ma so che è questo spingermi ogni giorno a dare il meglio di me.
Sono grata del fatto di aver sempre avuto la possibilità di sbagliare, di cadere, di fallire, e di girarmi ogni volta per trovarli là, a volte di fianco a me e altre sopra sugli spalti, pronti a guidarmi in questa nuova esperienza che è la vita.
Ripeto, è difficile, se non quasi impossibile per me spiegare quello che provo.
So per certo che niente potrà mai sostituire il legame che abbiamo: l’umorismo che abbiamo io e mio papà, e che capiamo solo noi, la nostra incredibile somiglianza a livello caratteriale, per esempio per quanto siamo entrambi permalosi, i lunghi discorsi sulla vita che mi permettono di vedere le cose da punti di vista che non combaciano con il mio, i momenti passati a scherzare con mia mamma, le sue ricette sempre nuove e simpatiche, il suo animo sempre scherzoso e leggero e sopratutto la sua indole tenace e coraggiosa. Ma questi sono solo alcune delle qualità che caratterizzano i miei punti di riferimento; spero quindi di essere riuscita a trasmettere la loro essenza nella maniera più diretta.
Vi voglio bene”.
(S. classe quarta).

Gemma n° 2932

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare qualcosa che per me non è solo un oggetto o un’esperienza, ma un ricordo diventato simbolo di crescita, amicizia e promesse mantenute. Il 22 agosto 2025 ho assistito al concerto degli Psicologi all’Arena Alpe Adria, a Lignano Sabbiadoro, insieme a una delle mie più care amiche. Ma questa storia inizia molto prima. Tutto risale all’estate della seconda media, quando eravamo ancora due ragazzine entusiaste, fan accanite che sognavano di vedere dal vivo il loro gruppo preferito. Per noi gli Psicologi non erano solo musica: erano parole in cui ci riconoscevamo, emozioni che finalmente qualcuno riusciva a dire ad alta voce. Quando si presentò l’occasione di andare a un loro concerto, ci sembrava un sogno che stava per realizzarsi. Purtroppo, per una serie di inconvenienti, non riuscimmo a prendere i biglietti. Ricordo ancora la delusione, quella sensazione di occasione persa che a quell’età sembra enorme. Ma proprio in quel momento facemmo una promessa: se fossero tornati vicino a casa nostra, non importa quanti anni sarebbero passati, noi ci saremmo andate. Lo avremmo fatto per mantenere la parola data e per rendere felici le “noi” bambine che ci avevano creduto così tanto. Quel momento arrivò a gennaio 2025, quando il duo annunciò le date del nuovo tour. Appena vedemmo che ci sarebbe stata una data vicina, non esitammo un secondo: questa volta non ce lo saremmo lasciato scappare. E così, a luglio, eravamo lì. Non più le ragazzine della seconda media, ma nemmeno così diverse da allora. Cantavamo le stesse canzoni, con qualche esperienza in più sulle spalle e forse una consapevolezza diversa. In mezzo alla folla, tra le luci e la musica, ho capito che non stavamo solo assistendo a un concerto: stavamo mantenendo una promessa, celebrando un’amicizia che è cresciuta insieme a noi. Questa è la mia gemma: il ricordo di un sogno rimandato ma non dimenticato, la prova che alcune promesse meritano di essere custodite nel tempo, e la certezza che, a volte, rendere felici le versioni più piccole di noi è il regalo più grande che possiamo farci”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2931

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia sorella: la persona più importante che ho.
Crescere con lei ha significato avere sempre qualcuno davanti da seguire, qualcuno che mi insegnava le cose anche senza che me ne accorgessi.
Non è solo mia sorella: è la persona che c’è sempre stata per me, nei momenti belli e in quelli brutti. È la prima che chiamo quando mi succede qualcosa di importante, sia una cosa bella sia una cosa che mi fa stare male. Con lei posso essere me stessa senza vergognarmi di niente. So che con lei posso parlare di tutto e che ci sarà sempre per me.
Da tre anni non viviamo più insieme perché si è trasferita a Milano, e per me non è stato per niente facile. Prima era tutto più semplice: bastava andare nella sua stanza per parlarle, chiederle un consiglio o anche solo stare insieme. Adesso invece possiamo sentirci solo al telefono e ci vediamo poche volte all’anno. E non è la stessa cosa.
Mi mancano le cose più normali, quelle che sembrano piccole ma in realtà non lo sono: ridere insieme senza motivo, raccontarci la giornata la sera, condividere le cose di tutti i giorni.
Però questa distanza mi ha fatto capire una cosa importante: anche se è lontana, per me non è mai davvero distante. So che c’è sempre e che posso contare su di lei in qualsiasi momento. La distanza non ha cambiato quello che è per me, e non lo cambierà mai. Anzi, mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale nella mia vita.
Per me non è solo mia sorella: è la mia migliore amica, il mio esempio e il mio punto fermo”.
(G. classe terza).

Gemma n° 2926

“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di portare la lettera che mi è stata data da una delle mie maestre delle elementari alla fine della quinta, in maniera che lei potesse augurarci un buon futuro e in modo che noi potessimo avere sempre un ricordo di lei. Questa gemma contenuta in poche parole è per me speciale e più che mai quest’anno la riguardo con nostalgia, rendendomi conto di come sono e non sono cambiata nel tempo. Così come la quinta elementare è un periodo di cambiamento nella vita di un bambino, anche la quinta superiore è un momento di crescita che conclude un lungo percorso scolastico: portare questa lettera proprio l’ultimo anno rappresenta per me quindi un cerchio che si chiude e un nuovo impulso per poter affrontare tutto ciò che mi aspetta, buttando via “ansia e paura” e “affrontando la vita dall’alto”.” (A. classe quinta).

Gemma n° 2925

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio gruppo di amici dell’infanzia: ci conosciamo da quando abbiamo tre anni e, ancora adesso, ci troviamo spesso in giro, soprattutto nel nostro paese. Abbiamo fatto le scuole insieme (fino alle medie) e frequentiamo il catechismo da quando abbiamo 7 anni. Da ottobre 2025 siamo diventati “il gruppo dei cresimandi” e adesso quasi ogni mese organizziamo un’attività diversa per la comunità: dal “concorso dei presepi” alla “tombola per i nonni” e la festa di carnevale. Loro sono molto importanti per me perché so che posso parlare liberamente e dire tutto quello che voglio, ma anche ridere, piangere e, qualche volta, litigare. Sono figlia unica, ma è come se loro fossero i miei fratelli e le mie sorelle. So che ci vedremo ancora per molto tempo e che condivideremo insieme ancora molto tempo, divertente, noioso o triste che sia!” (A. classe seconda).

Gemma n° 2922

“Ho scelto di parlare di Stranger Things, che è una serie televisiva non solo che parla di fantascienza , ma una storia che parla di amicizia, crescita personale e il timore di affrontare le nostre paure più grandi. Anche se ambientata negli anni ‘80, i ragazzi vivono la vita, le pressioni sociali e l’ansia in modo simile a come le viviamo noi oggi. Infatti, mi sono ritrovata più volte nei loro sentimenti e nelle loro paure. Le emozioni dei personaggi sono molto attuali ed è facile sentirsi coinvolti.
La serie è ambientata a Hawkins, in America, dove iniziano ad accadere una serie di eventi strani collegati a un mondo parallelo, che però un gruppo di ragazzi (e anche alcuni adulti) affronta tutto insieme. Ognuno di loro ha un lato fragile, è proprio questo che li accomuna. Mi ha fatto commuovere il fatto che negli ultimi episodi vengano mostrati i loro ricordi più tristi e i momenti che all’inizio sembravano impossibili da risolvere.
Un argomento toccante è anche il non sentirsi accettati, soprattutto in quel periodo, quando essere se stessi aveva molti limiti. I limiti ancora oggi ci sono, ma sono molto più ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. Oggi i limiti sono ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. I personaggi hanno vissuto momenti in cui pensavano di non essere abbastanza o di non essere adatti, e alla fine hanno trovato un modo insieme per non sentirsi soli durante questi momenti bui.
Un’altra cosa che mi ha colpito è la sensibilità della serie nel comprendere l’importanza dei sentimenti dei bambini e degli adolescenti, che molto spesso ricevono indifferenza o parole come “non sanno quello che fanno” nel momento più fragile. I bambini vengono etichettati come “innocenti” o “facili da persuadere” dai più cattivi della storia, perché non tutti capivano che quello che sembrava un piano per salvare il mondo in realtà era un piano per distruggerlo.
Guardare la serie dall’inizio alla fine, vedere i bambini crescere e diventare ragazzi, e osservare come tutti scoprono chi sono veramente e quali sono i propri valori è veramente prezioso. Ho apprezzato inoltre gli elementi fantascientifici, come ad esempio la teoria del Ponte, che avevano iniziato a studiare scienziati come Einstein. Infine, posso dire che Stranger Things ha lasciato un segno molto significativo su di me e mi ha dimostrato che l’amicizia non è solo divertirsi insieme, ma restare vicini l’uno accanto all’altro nonostante tutto”.
(M. classe prima).

Gemma n° 2918

“Quest’anno come mia ultima gemma ho deciso di portare una città stupenda, che mi ha riempito di ricordi che porterò sempre nel cuore, soprattutto per le persone con cui ho condiviso i miei viaggi. Roma è veramente la città eterna: ogni volta che ci vado rimango sempre stupita dalla sua bellezza e grandezza, non solo fisica ma anche culturale. Roma per me non è solo una città, ma è il luogo in cui ho vissuto momenti che mi hanno fatto crescere. Durante quei viaggi ho avuto la possibilità di conoscere meglio alcune persone  e costruire con loro un legame profondo che porterò sempre con me. Inoltre, siamo sempre stati accolti dalla gentilezza e disponibilità delle persone, perciò ho un bel ricordo anche di loro. Roma, quindi, è legata a nuove amicizie ed esperienze che mi hanno formato come persona” (S. classe quinta).

Gemma n° 2910

“Come ultima gemma ho deciso di portare i miei diari. Ho cominciato a tenere un diario dalle elementari ed è un’abitudine che ho preso da mio nonno perché lui tuttora scrive ogni sera qualche riga su quello che fa durante il giorno e fin da piccola guardavo affascinata i suoi scaffali pieni di diari degli ultimi 50 anni.
Così ho iniziato ad imitarlo, anche se ovviamente non avevo il tempo di scrivere ogni giorno e spesso interrompevo il diario dopo qualche mese perché me ne dimenticavo. Ma adesso ho preso la cosa più seriamente e negli ultimi anni ho scritto molto. Ho scoperto che scrivere è davvero utile e rilassante perché mi aiuta a svuotare la mente. Essendo una persona introversa faccio difficoltà ad esprimere a parole i miei pensieri, ma sulla carta riesco a scrivere qualsiasi cosa mi passi per la mente senza temere alcun giudizio. Infine trovo molto divertente andare a rileggerli a distanza di anni, soprattutto per vedere come sono cambiata oppure anche per riscoprire cose di cui mi ero dimenticata”.
(V. classe quinta).

Gemma n° 2891

“La gemma che ho scelto di portare oggi è la mia vacanza studio di quindici giorni a Eastbourne, nel sud dell’Inghilterra. Sono partita senza grandi aspettative, pensando soprattutto di migliorare l’inglese, ma alla fine è stata un’esperienza molto più importante di quanto immaginassi.
Ho conosciuto persone da tutto il mondo e ho stretto legami davvero forti, soprattutto con alcune ragazze di Barcellona, con cui ancora oggi sono in contatto. Ci siamo legate tantissimo anche grazie alle piccole cose, come il fatto che il cibo della mensa fosse terribile e finissimo sempre da Tesco a comprare noodles, trasformando anche quei momenti in ricordi divertenti.
Non è stata solo un’esperienza di studio, ma anche di grande divertimento: tra risate, piccoli casini, serate passate insieme e momenti super caotici come quando abbiamo visto tutti insieme la partita Paris Saint-Germain contro Real Madrid, è stato tutto molto intenso. Anche le lezioni erano leggere e piacevoli, nonostante a volte fossimo stanchissimi per le nottate passate a chiacchierare.
È un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto, mi ha aiutata a mettermi in gioco e a creare legami veri in pochissimo tempo. Sono davvero grata ai miei genitori per avermi dato la possibilità di viverla, perché è qualcosa che porterò sempre con me”.
(C. classe terza).