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Francesca

È più di un mese e mezzo che non aggiorno il blog. Mi sono preso una pausa in occasione della settimana santa e del periodo pasquale, mi sono tuffato in impegni di lavoro e in relazioni amicali e famigliari, sono stato a Rimini a un convegno della Erickson sugli adolescenti, ho concluso un corso di friulano (volevo imparare a scriverlo correttamente), sono stato a Roma per una formazione di due giorni organizzata da Libera sulla violenza di genere, e tante altre cose che non sto qui a scrivere.

Ma oggi, anche se adesso la mezzanotte è passata, ci tenevo a scrivere qualcosa. Quest’anno nelle classi quarte abbiamo lavorato sul tema della Mafia e sull’importanza di fare memoria, di condividere memorie. Studentesse e studenti hanno “adottato” una vittima innocente di mafia e hanno provato a raccontarne la storia in prima persona. E poi l’hanno letta in classe. Storie di donne, di bambini, di ragazze, di poliziotti, di giornalisti, di passanti, di carabinieri, di famigliari, di testimoni… Ci siamo emozionati.

Per non far torto a nessuno, però, qui voglio pubblicare parte del lavoro di una scuola lontana dalla nostra realtà, ma molto vicina a quella dei fatti del 23 maggio 1992: il lavoro della Classe III B dell”Istituto Comprensivo “G. Marconi” di Palermo, che ho letto qui. Con la storia di una donna desidero fare memoria anche di Antonio, Giovanni, Rocco e Vito.

Francesca Morvillo. 17:58
Francesca Morvillo; abbiamo parlato di questa donna a scuola oggi. Era la moglie di Giovanni Falcone, l’hanno descritta come una donna coraggiosa, intelligente, insomma una donna che ha lasciato il segno. Ma io fino a ora non ne avevo mai sentito parlare. Sapevo che Falcone aveva una moglie, ma non sapevo chi fosse, come si chiamasse, che aspetto avesse. Finalmente la campanella suonò, e noi ritornammo a casa. Il pranzo fu silenzioso come non mai. Mia madre non mi chiese niente su com’era andata la scuola e nessuno parlava. O forse ero io che non ascoltavo. I miei pensieri erano rivolti solo a Francesca.  Finito di pranzare, decisi di fare subito il compito che ci avevano assegnato su di lei. Presi un foglio dal quaderno e cercai di buttare giù qualche idea, ma niente! Passai una mezz’ora davanti a quel foglio bianco a girarmi la penna tra le mani. Niente. La mia mente era vuota. 
-Intanto quando è nata? – mi chiesi.
-14 dicembre 1945. – mi rispose una voce. Mi girai verso la porta, credendo fosse mia madre. Non c’era nessuno. Feci spallucce e riportai lo sguardo al foglio. 
-E poi è morta nel? – mi chiesi di nuovo ad alta voce.
-23 maggio 1992. – Mi girai di nuovo verso la porta, ma non trovai nessuno. C’ero solo io.
-D’accordo deliro. È quello che succede quando vai troppo a scuola. – cercai di sdrammatizzare per poi rimettermi a scrivere. Poi riguardai il testo, leggendolo ad alta voce.
-“Francesca Morvillo, nata il 14 dicembre 1945 e morta il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci, era la moglie di Giovanni Falcone.” E adesso… credo basti. – mi dissi fra me e me, così feci per posare la penna, ma sentii la stessa voce di prima ridere.
-Lo sai che Francesca Morvillo non era solo “la moglie di Falcone”? – mi disse. Rimasi pietrificata.
-Troppo studio, sto impazzendo. – la voce rise di nuovo. Era una risata dolce, cristallina.
-Tu sai chi è Francesca Morvillo? – mi chiese. Annuii.
-La moglie di Falcone? – risposi.
-E poi? – il silenzio. La voce rise di nuovo.
-Beh, intanto era una donna, un magistrato, una moglie, una vittima della mafia ed ero io.- ero nel bel mezzo di una crisi di nervi. Mi girai di nuovo verso la porta, ma non trovai nessuno. Guardando verso il letto invece trovai una donna, una meravigliosa donna dai capelli biondi e corti, vestita con una giacca color avorio e dei pantaloni larghi dello stesso colore, seduta comodamente sul mio letto. 
-Vedo cose. Magari dormire quattro ore stanotte non è stata una buona idea… – la donna rise di nuovo. Cercai di non dare troppo peso a quella strana presenza e decisi di fare qualche ricerca fotografica su internet. Guardai un pò di foto di Francesca e poi mi venne un flash. Guardai la foto, poi la donna seduta sul mio letto, poi di nuovo la foto, poi ancora la donna. Continuai così finché non m iniziò a girare la testa.
-Sono confusa. –  la donna, dopo un istante di silenzio mi sorrise.
-E comunque la mia tesina si chiamava “Stato di diritto e misure di sicurezza”. – mi disse, come se mi avesse letto nel pensiero. 
-Si grazie. Era proprio quello che mi serviva. –  dissi, scrivendo la nuova informazione sul foglio davanti a me, le quali righe stavano iniziando a riempirsi. 
-Francesca Morvillo che lavori ha fatto? – mi chiesi in mente per non farmi sentire da quella donna.
-Sono stata Giudice del Tribunale di Agrigento, sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale per minorenni di Palermo, Consigliere di Corte d’Appello di Palermo e parte della Commissione per il concorso d’accesso alla Magistratura. – mi rispose la donna, o meglio Francesca, sorridendo.
-… Non ho capito niente ma ok, ha fatto tanti lavori. – mi stupii di me stessa per aver parlato con una figura creata dalla mia testa.
-Ma non sei – cioè non è stata anche insegnante? – lei ci pensò un attimo.
-Si, facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ateneo palermitano. Ero insegnante di legislativa nella scuola di specializzazione in Pediatria. E ti prego dammi del “tu” non sopporto più il “lei”. – rispose. 
-In quanto a Falcone, vi sposaste nel? – non ci pensò un attimo che subito mi rispose.
-Maggio 1986, ci sposammo in privato. C’erano solo i testimoni e il sindaco. Mi ricordo ancora tutto in ogni minimo dettaglio.- le si illuminarono gli occhi mentre parlava di tutto quello che era accaduto al matrimonio. Mi raccontò anche del sindaco Orlando, che aveva celebrato le nozze. La pagina piano piano si riempiva sempre di più.
-Tu avresti voluto avere un bambino? – le chiesi. Lei abbassò lo sguardo.
-Io avrei voluto, ma sapevo che non potevamo. Eravamo troppo impegnati nel nostro lavoro. E poi Giovanni lo diceva “non voglio orfani” perché lui lo sapeva che alla fine si sarebbero liberati di lui. Anzi, di noi. – mi spiegò. Era un tasto dolente, lo capivo.
-Com’era la vita sotto scorta? – le chiesi. Si fermò un attimo per pensare.
-Orribile. L’unica parola che mi viene in mente, ma era necessario per la nostra sicurezza. Ci siamo persi tante cose della vita, la nostra non era mica una vita come quella di tutti gli altri. Non potevamo andare in luoghi pubblici, tranne il posto di lavoro. Dovevamo sempre spostarci in auto blindate e a prova di proiettile, non potevamo andare al ristorante o a fare una passeggiata sulla spiaggia di Mondello, in piazza, o semplicemente per le vie delle strade per incontrare amici. Non posso dire di avere avuto altri amici oltre la mia famiglia, ma Giovanni… lui aveva Paolo. – sembrava volesse dire altro, ma era come se le parole le rimanessero intrappolate in gola. Rimasi in silenzio per un pò, poi presi fiato.
-Francesca, perché non sei scappata? Intendo, sapevi che era molto pericoloso continuare a stare con Giovanni, ma non sei andata via. Eppure lui te lo diceva “vai via, scappa, salvati” ma tu non l’hai ascoltato e a Capaci… – mi fermai. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, il sorriso che aveva tenuto per tutta la conversazione era svanito, lasciando il posto a un flebile e malinconico sorrisetto.
-Io ero consapevole dei gravissimi pericoli a cui Giovanni andava incontro, a cui entrambi andavamo incontro, ma non l’avrei lasciato mai da solo. Ho scelto di stare con lui, di sposarlo, di aiutarlo e incoraggiarlo sempre perché lo amavo e sapevo che ne aveva bisogno. E ho deciso io che se fosse morto, sarei morta con lui. In fondo “finché morte non vi separi” giusto? – annuii. Le parole di Francesca erano molto profonde, mi sentii quasi bloccata. 
-Francesca… cosa è successo esattamente nel ritorno da Roma a Capaci. Era la A29 Palermo – Trapani giusto? E su questo sito dice che “alle ore 17:58, Brusca azionò il telecomando che provocò l’esplosione di 1000 kg di tritolo sistemati all’interno di fustini in un cunicolo di drenaggio sotto l’autostrada” è così che è successo? E dice anche che “la prima auto, la Croma marrone, fu investita in pieno dall’esplosione e sbalzata dal manto stradale in un giardino di olivi a più di dieci metri di distanza, uccidendo sul colpo gli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo. La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, avendo rallentato, si schianta invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio, proiettando violentemente Falcone e la moglie, che non indossano le cinture di sicurezza, contro il parabrezza.” E senti questo “Francesca Morvillo, ancora viva dopo l’esplosione, viene trasportata prima all’ospedale Cervello e poi trasferita al Civico, nel reparto di neurochirurgia, dove però muore intorno alle 23 a causa delle gravi lesioni interne riportate.” Quindi è questo che è successo? – 
Quando incontrai il suo sguardo, mi resi conto di quello che avevo detto e me ne pentii. La sua espressione era seria, o per meglio dire vuota. Feci per scusarmi ma lei mi precedette.
-Si è successo proprio quello. Non mi ricordo molto del momento in cui la strada saltò in aria, i miei ricordi sono sfocati. Ricordo solo di avere avuto Giovanni accanto, poi un leggero sibilo e all’improvviso un potente tuono e un forte mal di testa. Dopo di quello non ho più sentito niente. Girava tutto, mi fischiavano le orecchie e vedevo sfocato… poi non sentii più niente. Era come fossi…morta. Ma non fu così; dopo non so neanche io quanto iniziai a sentire delle voci, c’erano persone accanto a me, ne sentivo la presenza. Parlavano di Capaci e di Giovanni. “è morto il Giudice” dicevano. Era morto. Giovanni era morto. Erano morti tutti, li avevano uccisi tutti. Ce l’avevano fatta. Ci avevano eliminati. Quella stessa notte alle 23. – il silenzio. Scrissi le ultime parole.
-E poi? Alle 23 sei… hai capito no? Francesca? –
nessuna risposta. Forse avevo detto troppo. Mi girai verso il letto. Vuoto. Non c’era nessuno, era come sparita nel nulla così com’era arrivata. Guardai l’orologio; 17:58. Sospirai, un pò delusa, ma contenta di avere almeno potuto parlare con una donna come lei. Me ne sentivo quasi orgogliosa, anche se sapevo non avrei potuto parlarne con nessuno, o mi avrebbero preso per pazza.  
-Merenda! – chiamò mia madre dalla cucina. Mi alzai posando la penna sulla scrivania e mettendo il foglio ormai pieno al sicuro in un raccoglitore.
-Grazie Francesca. – mormorai. Francesca Morvillo. Una donna con i fiocchi e i controfiocchi.

Da “La Stampa
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Atto d’amore, canto di grazie

Non so se avrò la fortuna e il privilegio di fare il mio lavoro per sempre. Essere un insegnante sì, su quello non ho dubbi e poi dipende solo da me… ma non è difficile essere quel che si è, quel che si sente di essere fino in fondo alle proprie ossa.
Esercitare però quella professione è altra cosa. Mi sono già capitate nella vita delle occasioni per cambiare la mia strada, in parte o completamente, ma avverto un’irresistibile forza che mi tiene avvinto al mio lavoro. E’ il contatto quotidiano con la speranza, con il futuro, con l’introspezione, con la meraviglia, con le emozioni, con le sorprese, con l’arte, con l’inatteso, con i pianti, con l’insperato, con i sorrisi, con le viscere, con i sentimenti, con le teste, con i ghigni, con le delusioni, con i sottintesi, con l’inespresso, con l’inatteso, con la spensieratezza, con le profondità, con le riflessioni, con gli sguardi, con le voci, con gli occhi, con i passi, con quei corpi in cambiamento, con le fedi, con le pagine, con le canzoni, con i film, con le delusioni, con le illusioni, con i sogni, con le battute, con i ragionamenti, con quei buongiorno ripetuti almeno 50 volte al giorno, con le reciproche occhiate, con le radici, con la memoria, con i vuoti e con i pieni, con tutti quei cuori pulsanti…
Tutto questo alberga ogni giorno nel mio lavoro. Ed è irrinunciabile. Anche perché è una delle spiagge su cui mi piace far riposare il corpo dopo che ha lottato in mezzo alla tempesta e si prepara a riprendere il largo. E allora questo atto d’amore per il mio lavoro diventa canto di ringraziamento per tutti quei cuori che ho incontrato, incontro e continuerò a incontrare ogni giorno.

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20 anni…

Simo
Visto dalla 5BL 2015 (mi pare)

9 febbraio 1998: la prima volta che ho messo piede in un’aula stando dall’altra parte della cattedra. Tutto preparato nei minimi dettagli, nulla lasciato al caso, tutto sotto controllo. Una mano alzata: panico! Una domanda!
“Prof…”
Oddio, a chi sta dicendo? Ah sì, sono io il prof…
“… posso andare in bagno?”
Tiro un sospiro di sollievo.

Ripenso con un sentimento di tenerezza a quel che sono stato. Lo faccio oggi, a 20 anni di distanza. Non ho voglia di fare bilanci. Condivido solo un breve dialogo dell’altro ieri con mia moglie Sara:
– A 44 anni sono praticamente a metà del percorso lavorativo. Approssimativamente mi manca altrettanta strada di quella che ho percorso fino ad ora. Non mi piace la cosa.
– Sei stufo?
– No. Al contrario. Non mi va di smettere tra così poco tempo.
Solo questo mi sento ora di scrivere. Intuisco già chi è pronto a rispondermi “vedrai… tra qualche anno non la penserai in questo modo”. Va bene, vedrò…
Per ora brindo a questo e a chi ho incrociato lungo i tanti corridoi percorsi, alle cose belle e ai molti giorni ricchi di doni. Prosit!

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Mini break

Cattura

Blog in pausa per qualche giorno: parteciperò al convegno #SupereroiFragili.2017 organizzato dal Centro Studi Erickson. A presto

TEMI DEL CONVEGNO

  • Cervello adolescente
  • Disturbi psicopatologici
  • Bullismo e cyberbullismo
  • Scuola e adolescenza
  • Disimpegno morale
  • Identità di genere
  • Rapporto genitori-figli
  • Violenza nelle giovani coppie
  • Rischi e opportunità del web
  • Dispersione scolastica
  • Mentoring e peer education
  • Vecchie e nuove dipendenze
  • Autolesionismo
  • Affettività e sessualità
  • Disturbi del comportamento alimentare
  • Giovani NEET
  • Giovani migranti e immigrati di seconda generazione
  • Suicidio in adolescenza
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Gemme n° 503: l’ultima

Quella che segue è l’ultima gemma che pubblicherò sul blog. Continueremo a viverle in classe su grande richiesta di studentesse e studenti, ma non compariranno più sul blog: troppo è il lavoro che richiedono e il tempo che mi ci vuole per pubblicarle e commentarle. Desidero inoltre che il blog riprenda la funzione principale per cui è nato: l’approfondimento degli argomenti inerenti l’ora di religione e un pungolo di riflessione.
La mia gemma è la lettera di Kobe Bryant al basket. E’ uno dei miei sport preferiti, una passione trasmessami da mio padre e Kobe per me è uno dei grandi dello sport. Trovo ammirevole la passione che lui ci mette nel basket e il suo enorme talento. Spero di trovare la stessa sua passione nelle cose della mia vita”. Queste le parole di G. (classe terza).
Riprendo alcune delle parole della lettera: “Ho fatto tutto per TE perché è quello che fai quando qualcuno ti fa sentire vivo come tu mi hai fatto sentire”. Le auguro a tutti i miei studenti per le vacanze che stanno per vivere: scoprire cosa li fa sentire vivi e innamorarsene.

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Pausa

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Proprio in questi giorni mi è passata per le mani e poi addosso una maglietta regalatami da una 5DL di qualche anno fa con la scritta: “Prof… pausetta?”. Sì, pausetta. Anche per il blog… Come ogni anno mi prendo una pausa salutare, anche se idee e progetti per il prossimo anno si stanno già formando… A presto!

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Durata

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Domani non scriverò sul blog: mattina a scuola, pomeriggio scrutini. A sera mangerò una fetta di torta con la mia famiglia per festeggiare il 41° compleanno. Neppure dopodomani scriverò: festeggerò l’11 giugno 1995. Vent’anni fa è stato quello di Sara quel viso giovane, illuminato dalla luna, che ha guardato come me, quella notte, quella piccola nube d’argento da cui è iniziata la nostra storia. Festeggiamo il tempo, quello passato e quello a venire, festeggiamo la durata, festeggiamo la vita che si dipana e l’amore.

DURATA (di Ghiannis Ritsos)
La notte ci guarda tra il fogliame delle stelle.
Bella notte silenziosa. Verrà una notte
in cui non ci saremo. E anche allora
il granoturco canterà le sue antiche canzoni,
le mietitrici s’innamoreranno accanto ai covoni,
e tra i nostri versi dimenticati
come tra le spighe gialle
un viso giovane, illuminato dalla luna,
guarderà come noi stanotte,
quella piccola nube d’argento
che si piega e appoggia la fronte sulla spalla dell’altura.
(da Esercizi, 1950-1960 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Gli anni

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Era proprio come oggi… A fine gennaio 1998 ho iniziato a insegnare. Nel corso di questi anni ho messo da parte vari scritti, riflessioni, ricerche ripromettendomi, prima o poi, di sfruttarli per una qualche pubblicazione. Tuttavia, ho raggiunto la consapevolezza che sarà molto difficile riuscire a farlo, per cui ho deciso, pian piano di pubblicare quel materiale su questo blog. Non lo raccoglierò sempre in maniera organica, né desidero creare una nuova categoria; cercherò di inserirlo nella struttura già esistente… Il primo post a questo riguardo sarà il prossimo…

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2015, vi auguro lo stesso

alba 2015

E’ la prima mattina di questo 2015, il sole fa capolino tra nubi sottili e cerca di scaldare prati e alberi che stanotte hanno tremato di freddo non poco. La casa è in ordine dopo una serata passata nel calore della compagnia di cari amici. Sara sta dormendo sul divano abbracciata a Mou che, grazie alla barriera sonora che ho eretto, quest’anno non ha sentito i fuochi e i botti che tanto lo terrorizzano. Non voglio fare un bilancio dell’anno appena terminato. Sento che la vita che sto vivendo ha un senso che mi piace e tanto mi basta. Desidero solo rivolgere il mio pensiero in due direzioni. Una è quella di una strada percorsa praticamente da sempre, ed è quella della presenza amorevole delle persone amate, amanti ed amiche che mi piace ricordare con affetto, riconoscenza e calore. Alcune sono figure presenti da più di 40 anni, altre sono arrivate dopo, altre ancora da poco, ma sono tutti mondi significativi ai quali la mente si rivolge col sorriso; il cuore si riscalda nel pensarli o nel vederli. L’altra direzione è connessa al mio lavoro, ed è quella che mi ha portato a incontrare in questi 17 anni centinaia di ragazze e ragazzi. Oggi diversi di loro hanno intrapreso percorsi professionali, accademici, esistenziali lunghi, altri ancora li hanno appena iniziati, altri ancora devono ancora capire cosa sperano e desiderano per se stessi. Anche loro contribuiscono a far balzare il mio cuore di gioia, a nutrirmi di emozioni belle. Sono una persona felice, serena, grata. Lo devo anche a voi. Vi auguro lo stesso.

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Novità blog

blog

Ho proceduto all’acquisto del dominio per il blog. Al momento le novità rilevanti sono due:

1. Nuovo indirizzo: http://oradireli.com Nessun problema se qualcuno ha in memoria tra i preferiti il vecchio indirizzo, in quanto è presente un reindirizzamento automatico

2. Nessuna pubblicità: non compariranno più i fastidiosi add-on che comparivano alla fine di alcuni post e sui quali non potevo avere il minimo controllo

Buona lettura!

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Pausetta…

alba

Come ogni anno mi prendo una pausetta dal blog. Sarà un tempo di relax, coccole, letture, natura, relazioni… A presto

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Riattivazione funzionalità blog

Con la migrazione del blog ho potuto riattivare i commenti. Non ho impostato dei filtri, almeno per il momento. Viene chiesto di inserire un indirizzo e-mail. Esso non verrà pubblicamente visualizzato, io lo riceverò però via mail; certo è possibile ingannare il sistema, ad esempio impostando un indirizzo del tipo ak@q.it Viene preso per buono. Mi riservo di rimuovere i commenti offensivi (fino ad oggi non ce n’è mai stato bisogno…).

iscrivitiScorrendo il blog in basso a destra dovrebbe comparire la scritta “Iscriviti” come si vede nell’immagine a fianco. Cliccando su essa ci si può iscrivere al blog e si riceve una mail ogni volta che compare un nuovo post. Visto che tweetto o metto un post sul profilo pubblico di fb a ogni nuovo post, direi che questa opzione è utile per chi non utilizza i social. Può essere utilizzato anche Voce RSS, in fondo alla colonna di sinistra.

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Un pomeriggio di imprecazioni

hulk

Ci sono delle volte in cui mi arrabbio. E la risposta, come quasi sempre accade per i calmi, è radicale. Oggi pomeriggio sono venuto a sapere, a seguito di una chiamata al 187 da parte mia, che, avendo disdetto il contratto adsl di Alice (per eccessiva lentezza nel paese in cui vivo e le continue interruzioni di servizio), a breve mi sarà disattivato l’account di posta elettronica, il principale che utilizzo… La gentile operatrice mi ha informato “Avvisiamo sempre i clienti di utilizzare questa mail solo per l’iscrizione e null’altro”. Al che le ho chiesto per quale motivo allora mettano a disposizione giga di spazio agli utenti… Ho condotto una ricerca su internet e ho trovato di tutto, da chi non ha avuto alcun inconveniente a chi si è visto chiudere l’account senza preavviso. Sta di fatto che la mia preoccupazione principale è stata per questo blog, per gestire il quale accedo tramite indirizzo mail di alice. Ed ecco la scelta radicale: ho ripreso in mano un vecchio account gmail, ho esportato il blog http://oradireli.myblog.it e l’ho importato su https://oradireli.wordpress.com
Mi sto dando da fare per affinare le ultime cose, ma sono a buon punto. Devo confessare che, al momento, sono più i vantaggi che gli svantaggi. Staremo a vedere… Certo è che il prossimo passaggio sarà la disattivazione completa dell’utenza domestica Telecom.

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Poco nitido

E’ un articolo molto interessante quello pubblicato da Roberto Cotroneo su “Sette” il 31 ottobre. Lo riporto qui e lo commento sotto.

Torino_049 fbPrima o poi dovremo fare i conti con quello che ci è rimasto dell’assenza. E prima o poi capiremo quali danni possono fare i social e il web 2.0 sulla nostra vita. L’essere sempre connessi infatti non è soltanto un modo di stare nel mondo, non è solo la meravigliosa sensazione di raggiungere chi vogliamo, sempre e comunque, ma è la cancellazione dei tempi verbali della nostra vita: tutti, eccetto il presente. Voglio dire che ormai non viviamo più con i passati remoti o con i futuri anteriori. Non c’è un luogo della memoria da riempire con immaginazione e verità, non c’è un presente che sfuma verso un passato lentamente fino quasi a lasciare solo piccoli puntini lontani. E non c’è neppure l’attesa del futuro, perché il futuro o si fa presente oppure non esiste. Cosa voglio dire. Voglio dire che i nativi social, che sono una categoria ancora diversa dai nativi digitali, quelli che sono cresciuti usando facebook sin da bambini, quelli abituati a esserci sempre e comunque, hanno un problema con il distacco dalle cose. Hanno un problema con il tempo. Tutto quello che è accaduto nella loro vita, dalle grandi alle piccole cose, non smette di essere, come non si smette di esistere nelle bacheche e nelle timeline. Sta tutto lì. Hai voglia a cancellare, a togliere, a limare. Il passato viene di continuo rovesciato sul presente come fossero detriti e calcinacci che occupano lo spazio della nostra vita, e con cui si deve fare i conti. C’è una vecchia storia, di quando i social non esistevano, che Umberto Eco racconta nel suo Secondo Diario Minimo: «Salvatore lascia all’età di vent’anni il paese natio per emigrare in Australia, dove vive in esilio per quarant’anni. Poi, sessantenne, raccolti i suoi risparmi, torna a casa. E mentre il treno si avvicina alla stazione, Salvatore fantastica: ritroverà i compagni, gli amici di un tempo, nel bar della sua gioventù? Lo riconosceranno? Gli faranno delle feste, gli chiederanno di raccontare le sue avventure tra i canguri e aborigeni, avidi di curiosità? E quella ragazza che…? E il droghiere dell’angolo? E cosi via… Il treno entra nella stazione deserta, Salvatore scende sul marciapiede battuto dal gran sole meridiano. Lontano, ecco un omino curvo, inserviente delle ferrovie. Salvatore lo guarda meglio, riconosce quella figura malgrado le spalle ingobbite, il viso segnato da quarant’anni di rughe: ma certo, è Giovanni, l’antico compagno di scuola! Gli fa un segno, si avvicina trepidante, indica con la mano tremante il proprio volto come per dire: “Sono io”. Giovanni lo guarda, sembra non riconoscerlo, poi alza il mento in un gesto di saluto: “Ehi, Salvatore! Che fai, parti?”». Salvatore era partito, scomparso, e nessuno si era accorto della sua assenza. Forse Salvatore non era un tipo capace di farsi notare. Ma oggi queste considerazioni, l’idea di partire e tornare, la speranza di essere riconosciuti ma in modo nuovo, con il tempo che ci ha attraversato, con il passato che racconta di noi, è impossibile. Oggi Salvatore sarebbe là, come sempre, dall’Australia come dall’Italia. Sarebbe là a twittare o a postare fotografie, a scrivere sui social o a raccontarsi. Come sempre, con le foto che aggiornano il suo volto, che lo mostrano visibile e sempre uguale. Se oggi tornasse ritroverebbe Giovanni, vecchio compagno di scuola, con una battuta, tipo: belle le foto dei canguri. Oppure: ma quanto sono cresciuti i tuoi figli! E se il tempo e la memoria non contano, non conta neppure la nostalgia: non esiste il prima e il dopo, e non esiste il passato, il passato è soltanto un presente rinnovato, riciclato in un certo senso. Niente si chiude, niente si compie in modo definitivo. Tutto resta per tornare. Ex mariti ed ex mogli, fidanzate dimenticate, amici di un tempo, colleghi, e poi compagni di scuola, commilitoni, parenti lontani. Restano tutti lì, aggiornati all’oggi, nitidi, come se non fossero mai usciti da un orizzonte ingombrante di cui non si sente il bisogno. Un tempo lo slogan era: cerca su facebook le persone della tua vita. Ma senza l’assenza il tempo non passa. Senza perdere qualcosa il ritrovare è un concetto vuoto.”

Ho letto queste parole in treno, più di 15 giorni fa, mentre andavo a Torino con Sara; lungo il viaggio tempo e spazio passavano accanto a me e dentro di me, in piena sintonia con le parole del pezzo. Eppure sentivo in me qualcosa di dissonante. L’esperienza diretta dei social mi porta a pensare che le parole di Cotroneo possano valere per una persona totalmente assorbita da essi, una sorta di isolato sociale che abbia solo quella possibilità di socializzazione. Un po’ come quando mi succede di leggere delle nuove generazioni che vivono rapporti falsi, fittizi ed esclusivamente virtuali a causa dei social. Quel che mi capita di vedere e ascoltare in classe è che la maggior parte dei ragazzi coltivano e approfondiscono su internet rapporti già esistenti nella realtà e che le due cose si integrino tra loro. La nitidezza di questo mondo che si sta costruendo è, a mio avviso, molto meno chiara di quanto si possa pensare, ed è in continua evoluzione, come se ci fosse un velo di foschia a non rendere chiari i contorni delle cose. Sarà stato forse per questo, quasi per reazione, che il 7 novembre scrivevo le parole di Pasolini: “Solo l’amare, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto”. E sono uno che il passato lo pensa, lo rievoca, lo elabora, lo ama per meglio cogliere il futuro (a esemplificazione di ciò il prossimo post…).

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Nuovo blog

be-patient-by-luvinthemommyhoodCiao a tutti. Sto cercando di impostare la nuova versione del blog. Portate pazienza…

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Partire prima del via

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“Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima. A volte molto prima” (F. Ervas). Tra poco inizia il viaggio di un nuovo anno scolastico e quest’anno mi sento veramente già partito per un viaggio del tutto nuovo, una sorta di ritorno alle origini del mio essere insegnante…

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Dissipando la nebbia

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Sono state settimane di pensieri e riflessioni “professionali”. Ci sono delle volte che, senza che ce ne accorgiamo, si fa largo nella nostra mente un pensiero; all’inizio è fumoso, come avvolto nella nebbia e siamo costretti a percorrere la strada che ci porta ad esso per cercare di sollevare un po’ quella coltre. Altre volte, anche se vicini, dobbiamo aspettare le ore calde del sole per cogliere la portate di quel pensiero. Una volta messo a fuoco, non è finita la strada… Quel pensiero ci piace o no? Fa per noi o no? Ci coinvolge? Ci chiede un’adesione? Solo teorica o anche pratica? Cosa comporta? Quali conseguenze? Questo è stato nelle ultime settimane. Ora la decisione è presa. Non si torna. Fatto bene? Non lo posso dire ora. Francesco Bacone, citato da Ravasi in “Breviario laico”, sosteneva che “chi scava in profondità nella realtà attraverso il pensiero scopre orizzonti sempre nuovi che lo conducono ad essere molto più esitante nell’attribuire alla ragione risposte definitive”. Di certo questo è il momento delle risposte parziali. Il futuro dirà. Forse…

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Anime in topless

Varie_0081 fb.jpgCome promesso, rieccomi qui. Le ferie del “più fuori casa che a casa” sono andate. Un giorno al mare, uno in piscina, uno ai laghi di Fusine. Qualche saldo: scarpe, vestiti, libri 😉 Sto aspettando che il corriere mi consegni un combo vhs-dvd che ho trovato in offerta su internet: voglio buttare le vecchie videocassette che occupano troppo spazio. Questa settimana sarà essenzialmente casalinga, tra blog, letture, postproduzione di scatti fotografici e… olio di gomito per stendere un velo protettivo sugli scuri in legno della casa. La prossima settimana, invece, dedicherò le mattine al corso biblico che mi regalo ogni anno per ossigenarmi lo spirito. Il tema di quest’anno è corpo, spirito e anima nella Bibbia. E a questo proposito riporto quanto ieri ha scritto Massimo Gremellini su La Stampa:

“Socrate ha appena terminato il grande discorso sull’amore quando nella sala del Simposio fa irruzione Alcibiade, giovane leader del Partito Democratico (esisteva anche ad Atene, ma ogni tanto vinceva). A giudicare da come lo tratta, Platone non doveva avere una grande opinione degli uomini politici della sua epoca. Alcibiade arriva alla festa in ritardo, senza che nessuno lo abbia invitato e per giunta ubriaco fradicio. Rumoroso e invadente, si va a sdraiare accanto al padrone di casa Agatone, finché qualcuno gli fa notare che anche lui dovrebbe rispettare le regole della serata e tessere un elogio di Eros. Il politico rispetta le regole a modo suo: rovesciandole. Anziché tenere un’orazione su Eros, ne terrà una su Socrate. Invece che dell’Amore, parlerà dell’Amato. Così il racconto di Platone torna indietro, ma non per fare retromarcia: per prendere la rincorsa.

Il monologo di Alcibiade è la cronaca di un fallimento sentimentale. La storia di come lui – giovane, bello, ricco e potente – sia andato a sbattere contro l’indisponibilità di Socrate: vecchio, brutto, povero e inerme. Alcibiade era rimasto attratto dalla bellezza interiore del Maestro e avrebbe voluto diventarne l’amante, offrendo la propria avvenenza fisica in cambio delle sue virtù morali. Ma lungi dall’essere sconvolto da tale richiesta (quando mai, nei ventiquattro secoli successivi, capiterà ancora di vedere un politico andare a caccia di virtù morali?) Socrate aveva tenuto a bada Alcibiade con la lucida ferocia che caratterizza gli amanti irraggiungibili. «In cambio dell’apparenza del bello tu cerchi di guadagnarti la verità del bello: pensi di poter scambiare armi di bronzo con armi di ferro». Tradotto in prosa: caro Alcibiade, poiché la bellezza eterna della mia anima vale assai più di quella fuggevole del tuo corpo, lo scambio che mi prospetti è sbilanciato.

Ai tempi nostri (ma anche a quelli di Platone) non capita spesso che sia il «bello dentro» a respingere il «bello fuori», così come sulle copertine delle riviste si trova di rado un’anima in topless. Ma è per questo che amiamo il Simposio, vero? Per ricordarci che in un mondo ossessivamente materialista la vera trasgressione è la spiritualità. Socrate, non Alcibiade. Senza però diventare bacchettoni, perché il grande insegnamento di Platone è che all’anima ci si arriva sempre e solo passando dal corpo.”

Pubblicato in: blog life

Ferie!

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Penso che un blog debba essere aggiornato frequentemente. Onde per cui, mi prendo due settimane di break, così faccio un po’ di ferie con la mia dolce metà. Penso di riaggiornare il blog dal 22 luglio. Mandi!

Pubblicato in: blog life, Letteratura

Età

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“Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane.” (H. Ford)