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Riflessi siriani

L’intervista al professor Wael Abu Hassan (Arab American University di Jenin) che pubblico oggi è presa da Il Sussidiario. Fondamentalmente risponde a un’unica domanda: la questione siriana può avere delle ripercussioni sul panorama israelo-palestinese?

siria_etno_religiosa_800.jpg“Hezbollah e Hamas ai ferri corti dopo che il gruppo armato libanese guidato da Hassan Nasrallah ha annunciato il suo intervento militare in Siria al fianco di Assad. Fino al 2012 Khaled Mashal, leader di Hamas, è stato ospitato a Damasco, ma dopo la sua presa di posizione contro Assad è stato costretto a fuggire in Qatar. Ora Hezbollah minaccia di cacciare tutti gli esponenti di Hamas anche dal Libano. Un svolta che arriva alla vigilia del vertice di Ginevra2 voluto da Kerry e Lavrov in cui si discuterà del futuro della Siria. Come spiega il professor Wael Abu Hassan, dell’Arab American University di Jenin, la guerra siriana ha spaccato in due lo stesso fronte palestinese. Molti rifugiati si trovano nei campi profughi di Siria e Libano, e in alcuni casi hanno già partecipato agli scontri. Ora il rischio è quello di scatenare una vera e propria battaglia tra gli stessi palestinesi nelle strade di Gaza e Cisgiordania.

Quali ragioni ci sono dietro il conflitto tra Hamas e Hezbollah?

La situazione in Siria ha determinato la formazione di due schieramenti. Hezbollah, il governo di Damasco, Iraq e Iran formano insieme l’asse sciita. Quanti si oppongono al regime siriano sono invece in larga parte sunniti, e spesso vengono da Paesi stranieri quali Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo. Hamas è un partito sunnita, si è venuto così a trovare contro Assad e di conseguenza contro Hezbollah che appoggia il presidente siriano. Hezbollah ha quindi chiesto ad Hamas di lasciare il Libano perché i due movimenti non sono più alleati. L’intervento di Hezbollah in Siria avrà conseguenze per l’intero Medio Oriente, e per la stessa causa palestinese.

Quali saranno le conseguenze per la Palestina?

Ci sono diversi gruppi di palestinesi in Siria e in Libano, come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di Ahmed Jibril, che di recente ha preso pare agli scontri armati schierandosi con il governo di Damasco. Alcuni dei palestinesi espatriati sono a favore di Assad, altri contro di lui. Numerosi rifugiati palestinesi si trovano nei campi profughi in Siria, cui se ne aggiungono oltre 600mila in Libano. Queste divisioni tra i palestinesi espatriati investiranno la stessa arena politica di Gaza e del Cisgiordania.

In che modo?

Il rischio è che le fazioni palestinesi pro e contro Assad si scontrino anche a Gaza e Cisgiordania. Spesso si tratta di situazioni locali che poi degenerano, e che potrebbero portare a dei veri e propri combattimenti. Ciò che sta accadendo dopo l’intervento di Hezbollah in Siria avrà grandi conseguenze in Libano e potrebbe provocare una guerra civile nel Paese dei Cedri, con riflessi nella stessa Palestina. Dipende quindi dalla situazione che si creerà e da quanto si verificherà sul terreno, tanto in Libano quanto in Siria. Non sappiamo dove tutto ciò porterà, né per quanto riguarda i palestinesi né per la reazione degli israeliani. Hamas è passato dalla sfera d’influenza di Hezbollah e Siria a quella di Qatar e Arabia Saudita, caratterizzati da un Islam radicale.

Quali saranno le conseguenze?

Il radicalismo di Qatar e Arabia Saudita è differente. Da un punto di vista politico il Qatar non è estremista, eppure nel mondo arabo sostiene i gruppi fondamentalisti. E’ esattamente questo lo scenario cui stiamo assistendo in Siria, ma ovviamente si tratta soltanto di un gioco politico dettato da opportunismo. Il Qatar non è in buone relazioni con il regime siriano perché quest’ultimo è alleato con Teheran. Quanto sta avvenendo è un conflitto regionale tra le monarchie del Golfo come Arabia Saudita e Qatar da un lato e l’Iran dall’altro.

Qual è la posizione di Israele e Stati Uniti?

Da un lato Israele nel 2006 ha perso la guerra contro Hezbollah, e quindi non è certo a favore dell’asse sciita cui appartiene la Siria. Gli Stati Uniti d’altra parte sono alleati di Arabia Saudita e Qatar, mentre sono tutt’altro che in buone relazioni con Iran e Siria. La posizione delle monarchie del Golfo non è dettata quindi dal radicalismo ma da un calcolo politico, che consiste nel sostegno agli estremisti che combattono il regime siriano.

La guerra in Siria rallenterà il processo di pace tra Israele e Palestina?

Dipende da quanto avverrà in Siria. Se il regime di Assad crollerà, la posizione di Israele diventerà più forte. Se il governo di Damasco si rafforzerà fino al punto di riacquistare il controllo della situazione, ciò giocherà a favore dei palestinesi che stanno combattendo contro Israele con l’impegno politico o l’uso della forza. La situazione in Siria avrà quindi conseguenze inevitabili, siano esse positive o negative, sul processo di pace tra israeliani e palestinesi”.

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Quel desiderio inappagato di ritornare

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Nel romanzo “L’ignoranza” Milan Kundera scrive: “La nostalgia è la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare”. Non mi ha fatto pensare tanto a dei luoghi fisici, appartenenti allo spazio, in cui desiderare di fare una capatina, ma a dei luoghi afferenti alla dimensione del tempo. Di quelli sì, mi capita di avere nostalgia; sono momenti, attimi, situazioni ricche di profumi, voci, colori che mi piacerebbe poter rivivere, magari per un attimo appena. Basta magari, come pochi giorni fa, la musica del solco di un vecchio LP, o la fragranza di un profumo chiuso in una vecchia boccetta, o una fresca calligrafia su un vecchio biglietto scritto sui banchi di scuola: tutto si palesa davanti agli occhi dell’immaginazione come se fosse realmente lì. E nasce l’anelito a poter viaggiare nel tempo…

 

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Un matrimonio poco privato

Prendo una curiosa notizia del 25 maggio da Felafel Cafè.

“E’ stato uno dei matrimoni “più grandi e affollati” che Gerusalemme ricordi. Circa 25 mila matrimonio ebraico.jpgebrei ultraortodossi hanno preso parte alla cerimonia nuziale, questa settimana, del rabbino Shalom Rokeach, 18 anni – figlio del rabbino Tissachar Dov Rokeach – e Hannah Batya Penet, 19. Entrambi fanno parte di una delle più grandi dinastie d’Israele, quella dei Belz (hassidici). Il nome, Belz, è stato preso dalla città omonima in Ucraina, a pochi chilometri dal confine con la Polonia. La celebrazione è finita verso le 4 del mattino ed è stata gestita con “rigore militare”, raccontano alcuni degli ospiti. Soltanto gli uomini hanno usato qualcosa come un milione di bicchieri di plastica e per gestire l’enorme flusso di persone gli organizzatori dell’evento hanno mandato tra la folla individui con megafono per dare le disposizioni. In contemporanea alcuni maxi-schermi hanno trasmesso in diretta il matrimonio. Come da tradizione, uomini e donne festeggiano in luoghi separati. In questo caso le ospiti hanno seguito l’evento a due chilometri di distanza dagli uomini”.

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In attesa di un tuo sbaglio

MartaSuiTubi _Cecchetti--400x300.jpgUno dei gruppi che in pochi pensavano di trovare quest’anno a Sanremo è senza dubbio quello dei Marta sui tubi. Hanno presentato, come tutti i partecipanti, due brani e Vorrei è quello che è passato ed è diventato più famoso. Tuttavia voglio soffermarmi sull’altro pezzo, intitolato Dispari. L’argomento è quello della superficialità dei rapporti, soprattutto quelli virtuali: falsi amici, falsi sorrisi, foto che mostrano magari ciò che non si è solo per attirare apprezzamenti e sguardi, il mondo delle citazioni che riescono a dire meglio di noi ciò che pensiamo. C’è però anche qualcosa che pur essendo virtuale diventa fortemente reale ed è la crudezza dei rapporti: “chi ti assale ti uccide sempre lì in attesa di un tuo sbaglio, di una fuga o resa; chi ti loda e ti ammira è il nuovo e falso profeta”. Basta fare dei giri sui principali social o blog per poter leggere quanta acredine si celi dietro ad anonimi o pseudonimi… Canta il ritornello: “E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari”. Tutto da interpretare. Come? Mi è venuto in mente solo il sentirsi di più, ma chissà se è giusto.

Il video mostra i cinque componenti del gruppo che si picchiano al rallentatore per poi ricomporsi solo alla fine, senza senso. L’ultimo frammento, già in dissolvenza, mostra la ripresa delle botte, senza senso. Però il sangue delle botte resta (e fa anche un po’ di impressione). E’ un mondo virtuale, ma se usato male causa danni del tutto reali.

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I’m flying

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Pubblico una foto che ho visto sul profilo facebook di una ex studentessa di diversi anni fa, quando appena avevo iniziato a insegnare, al liceo di Gemona. E aggiungo due frasi che hanno sempre a che fare con l’ottimismo. La prima è proprio per quella studentessa, visto il suo orientamento scientifico: afferma Galileo “Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono”. Troppo spesso vediamo quel che crediamo… La seconda frase è invece del filosofo cinese Laozi, che affermava “Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela”. Accendiamo, accendiamo che c’è bisogno…

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La gabbia d’oro

Nel 1971 esce un disco che mi è tornato in mente in questi giorni: i progressivi Jethro Tull pubblicano Aqualung. Chitarre e il flauto di Ian Anderson dominano l’album. Il lato B del vinile si apre con My God, una canzone di denuncia nei confronti della Chiesa Anglicana per aver ingabbiato Gesù e aver creato un Dio diverso dal suo. La metto qui, a mo’ di monito…

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L’avete chiuso nella Sua gabbia d’oro

L’avete piegato alla vostra religione

Lui che è risorto dalla tomba

Lui è il dio di niente

Se questo è tutto quello che riuscite a vedere

Voi siete il dio di tutto

E’ dentro voi e me

Quindi affidatevi a lui gentilmente

E non invocatelo per farvi salvare

Dai vostri onori sociali

E dai peccati ai quali siete soliti rinunciare

L’insanguinata Chiesa d’Inghilterra

Incatenata dalla storia

Richiede la vostra presenza terrena

Al vicariato per il tè

E la figura intagliata di tu-sai-chi

Con il suo crocifisso di plastica

L’ha messo a posto

Mi confonde sul chi e il dove e il perché

E il come prende i suoi calci

Confessando al peccato infinito

L’infinito lamento

Pregherai fino a Giovedì prossimo

Tutti gli dei che riesci a contare

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Una vita appesa ad un fax

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Ho da poco terminato di leggere il fumetto di Joe Kubert “Fax da Sarajevo”. Racconta la storia, vera, della famiglia Rustemagić, marito, moglie e due figli, della loro vita durante l’assedio di Sarajevo del 1992 e della loro fuga. Ervin Rustemagić racconta tutto attraverso dei fax inviati fortunosamente. Lascio qui alcuni estratti della vita di Ervin, della moglie Edina, della figlia Maja e del piccolo Edvin.

“Oggi nevica a Sarajevo, e nessuno sa cosa ci riservi questa giornata, né quanto sangue colerà sulla neve.

Per noi che siamo qui, appare oggi ridicolo ripensare agli attentati terroristici in Italia, in Francia, in Inghilterra… quando i terroristi uccidevano 5, 6 o una dozzina di persone. Quanto chiasso è stato fatto per quegli attentati!! Noi qui abbiamo centinaia di attentati terroristici di quel genere ogni giorno e tutti se ne fregano! New York, Londra, Parigi, Roma, Amburgo sono sotto shock quando una bomba esplode in una stazione o nella metropolitana… Solo nel nostro quartiere di Dobrinja finora sono esplose 250.000 fra bombe e granate…

Maja compirà dieci anni il 20 luglio e il suo unico desiderio è che rimaniamo in vita.

Ieri era il 114° giorno di assedio a Sarajevo e un amico qui ha detto: ‘Perfino le Hawaii dopo 114 giorni di vacanza risulterebbero insopportabili’. Mi inquieta pensare a quello che succederà dopo la guerra. Ho paura che non ci potrà mai più essere una vita normale qui.

‘C’è gente che muore troppo presto, altra troppo tardi. Raramente al momento giusto’. Ebbene, le decine di migliaia di persone che sono morte in Bosnia durante questi ultimi mesi sono morte troppo presto. Un bambino è morto ieri nel ventre di sua madre, uccisa da una granata, venti giorni prima di nascere.

Un milione e cinquecentomila granate sono esplose nella città di Sarajevo (tre granate per abitante fino ad ora), e nessuno potrà mai dire quanti milioni di proiettili siano stati sparati. E’ il barbaro assedio di una città all’alba del 21° secolo.”

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L’ottavo sacramento

Non so se papa Francesco scriverà dei libri come i suoi due predecessori o emanerà delle encicliche, certo è che se qualcuno desidera conoscere il suo pensiero può ascoltare o leggere le omelie che ogni giorno sta dicendo nella chiesa di Santa Marta alla messa del mattino. Ieri mattina ha esemplificato in maniera molto semplice il concetto di fede: “Ricordo una volta, uscendo nella città di Salta, la Festa patronale, c’era una signora umile che chiedeva a un prete la benedizione. Il sacerdote le diceva: ‘Bene, ma signora lei è stata alla Messa!’ e le ha spiegato tutta la teologia della benedizione nella Messa. Lo ha fatto bene … ‘Ah, grazie padre; sì padre’, diceva la signora. Quando il prete se ne è andato, la signora si rivolge ad un altro prete: ‘Mi dia la benedizione!’. E tutte queste parole non sono entrate, perché lei aveva un’altra necessità: la necessità di essere toccata dal Signore. Quella è la fede che troviamo sempre e questa fede la suscita lo Spirito Santo. Noi dobbiamo facilitarla, farla crescere, aiutarla a crescere”.

E a proposito del facilitare la fede ha fatto una serie di esempi che lasciano capire molto bene il cambio di atteggiamento che si sta verificando all’interno della Chiesa:

Roma0065fb.jpgIl Papa cita poi l’episodio del cieco di Gerico, rimproverato dai discepoli perché gridava verso il Signore: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”:

Il Vangelo dice che volevano che non gridasse, volevano che non gridasse e lui gridava di più, perché? Perché aveva fede in Gesù! Lo Spirito Santo aveva messo la fede nel suo cuore. E loro dicevano: ‘No, non si può! Al Signore non si grida. Il protocollo non lo permette. E’ la seconda Persona della Trinità! Guarda cosa fai…’ come se dicessero quello, no?”.

E pensa all’atteggiamento di tanti cristiani:

Pensiamo ai cristiani buoni, con buona volontà; pensiamo al segretario della parrocchia, una segretaria della parrocchia… ‘Buonasera, buongiorno, noi due – fidanzato e fidanzata – vogliamo sposarci’. E invece di dire: ‘Ma che bello!’. Dicono: ‘Ah, benissimo, accomodatevi. Se voi volete la Messa, costa tanto…’. Questi, invece di ricevere una accoglienza buona – ‘E’ cosa buona sposarsi!’ – ricevono questo: ‘Avete il certificato di Battesimo, tutto a posto…’. E trovano una porta chiusa. Quando questo cristiano e questa cristiana ha la possibilità di aprire una porta, ringraziando Dio per questo fatto di un nuovo matrimonio… Siamo tante volte controllori della fede, invece di diventare facilitatori della fede della gente”. E’ una tentazione che c’è da sempre – spiega il Papa – che è quella “di impadronirci, di appropriarci un po’ del Signore”. E racconta un altro episodio:

Pensate a una ragazza madre, che va in chiesa, in parrocchia e al segretario: ‘Voglio battezzare il bambino’. E poi questo cristiano, questa cristiana le dice: ‘No, tu non puoi perché non sei sposata!’. Ma guardi, che questa ragazza che ha avuto il coraggio di portare avanti la sua gravidanza e non rinviare suo figlio al mittente, cosa trova? Una porta chiusa! Questo non è un buon zelo! Allontana dal Signore! Non apre le porte! E così quando noi siamo su questa strada, in questo atteggiamento, noi non facciamo bene alle persone, alla gente, al Popolo di Dio. Ma Gesù ha istituito sette Sacramenti e noi con questo atteggiamento istituiamo l’ottavo: il sacramento della dogana pastorale!”.

Gesù si indigna quando vede queste cose” – sottolinea il Papa – perché chi soffre è “il suo popolo fedele, la gente che Lui ama tanto”. “Pensiamo oggi a Gesù, che sempre vuole che tutti ci avviciniamo a Lui; pensiamo al Santo Popolo di Dio, un popolo semplice, che vuole avvicinarsi a Gesù; e pensiamo a tanti cristiani di buona volontà che sbagliano e che invece di aprire una porta la chiudono … E chiediamo al Signore che tutti quelli che si avvicinano alla Chiesa trovino le porte aperte, trovino le porte aperte, aperte per incontrare questo amore di Gesù. Chiediamo questa grazia”.

Molto ora si affrettano a dire: “E’ sempre stata così all’interno della Chiesa, si son sempre dette queste cose”. Proprio no.

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Hey Ho! Let’s go!

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Un invito ai giovani a non farsi mettere i piedi in testa, soprattutto a non lasciare che qualcuno calpesti i sogni. L’essere disponibili ai sacrifici e a passare i tempi difficili pur di perseguire un obiettivo (montare grate alle finestre, consegnare messaggi… o vivere insieme ad altre persone per riuscire a pagare l’affitto e avere come unica preoccupazione guadagnare qualcosa per poter mangiare). Mantenere aperta la mente a molte esperienze (“abbiamo creato il punkrock, ma ascolto Sinatra, Miles Davis, il jazz…”). L’importanza della cultura e dell’istruzione.

Ecco qui: ho appoggiato semplicemente così alcuni dei punti toccati stamattina da Marky Ramone nell’aula magna del nostro liceo. Un refolo di storia del rock ha soffiato oggi a Udine.

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Un’anima che si sta ancora cercando

artista-del-giorno-il-talento-italiano-alessa-L-pDpq5b.jpegC’è un insegnante italiano diventato famoso per i libri che ha scritto. Molti studenti lo conoscono: è Alessandro D’Avenia. Sul suo blog sta trattando del talento presente all’interno di ciascuna persona, in particolare degli studenti che incontra. Spesso il talento è visto come qualcosa di nascosto che va fatto emergere e portato alla luce. In riferimento ai ragazzi che stanno terminando il percorso liceale e che quindi sono pronti a spiccare il volo verso nuovi lidi, afferma:

“Molti di loro sono più preoccupati di fallire che pieni di entusiasmo per l’inizio di qualcosa di nuovo. Tali sono le pressioni dell’ideologia stritolante del successo come riconoscimento della folla, che la paura finisce con l’offuscare la chiarezza della loro vocazione professionale che si è mostrata almeno parzialmente nel corso di 13 anni di scuola, dei quali ho assistito agli ultimi, i più importanti in questo senso. Devo sempre ricordare loro che il successo non è negli occhi degli altri, ma nell’essere se stessi. La scuola spesso allena a superare prove e non alla vita, a cui ci si allena solo con una progressiva conoscenza di se stessi (limiti e talenti) e scelte conseguenti. Shakespeare scriveva che “quando l’anima è pronta, allora le cose sono pronte”. La paura di ragazzi che non riescono a scegliere è frutto di un’anima che si sta ancora cercando, molti invece sono più sicuri della scelta e ne hanno sì paura, ma proprio perché è la sfida nuova della loro vita: riuscirò a realizzare il mio talento? L’anima è pronta, le cose a poco a poco, con sacrificio e passione, lo diventeranno.”

A questo punto, D’Avenia si rivolge ai colleghi insegnanti: “Potremmo provare a impostare il lavoro educativo in chiave di talenti invece che di pratiche di addestramento, necessarie sì, ma non sufficienti. Che me ne faccio di un ragazzo che sa affrontare un test e non sa neanche se quel test è quello che gli serve per realizzare la sua vocazione professionale e portare a compimento i germi di destino che ha intravisto negli anni di scuola?”

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Magritte e il mistero

Un altro bellissimo regalo che mi sono portato a casa da Bruxelles è stata la visita al museo di Magritte. Suggestioni e pensieri mentre osservavo i quadri li tengo per me 🙂 Qui metto alcune preziose parole di questo artista del mistero.magritte1.jpg

“… l’uomo è un’apparizione visibile, come una nuvola, un albero, una casa, come tutto ciò che vediamo. Io non nego la sua importanza, e d’altra parte non gli accordo un primato in una gerarchia delle cose che il mondo visibilmente offre. In effetti, se io faccio vedere un essere umano, è la sua esistenza che è in gioco, e non un’attività che egli potrebbe avere. L’attività che egli potrebbe avere non evoca per me niente di misterioso, mentre la sua esistenza è un mistero, come d’altronde quella di ogni altra cosa. Nessuna cosa potrebbe esistere senza il suo mistero. E’ d’altra parte qualcosa di proprio della mente, sapere che il mistero esiste. Se io fossi solo un apparecchio fotografico, il mistero non sarebbe evocato. I miei quadri, pur presentando oggetti estremamente familiari, come per esempio una mela, suscitano degli interrogativi. E’ stato dunque evocato ciò che un tale oggetto ha di misterioso.

Ci sono molti enigmi difficili da risolvere e davanti ai miei quadri si può pensare che si tratti di enigmi come quelli. Ma il mistero di cui si tratta è senza risposta per definizione. Ciò non implica né disperazione né speranza. Io non avrei in definitiva alcun diritto di pensare che sia incoraggiante o scoraggiante, è semplicemente così.

[…] Ciò a cui io penso costantemente è il mistero della vita. E’ una cosa che non si può rappresentare. La si può solo evocare. Perciò, negli ultimi quarant’anni, ho soltanto cercato di evocare il mistero. Lo vedo ovunque, in ciò che voi chiamate il commonplace. Il cielo non è misterioso? […] vita e morte, sole e luna, fuoco e acqua, tutto questo non è un mistero? Certo, possiamo analizzarli, sezionarli, trasformarli in equazioni, ma abbiamo risolto il mistero? Non sto parlando di Dio: è questa una parola che non capisco bene. Sto parlando della vita: mangiare, dormire, crescere, giocare, morire. Ecco perché mi interessa tutto, anche la banalità, se vuole, e perché trovo un’unione fra il cielo, una stanza, uno scrigno, un letto e una tuba. Io non giustappongo elementi estranei allo scopo di colpire. Descrivo i miei pensieri del mistero, che è l’unione di ciascuna cosa e di tutto ciò che conosciamo…

[…] Un pensiero ispirato è un pensiero che unisce cose visibili in modo tale da evocarne il mistero. Un esempio è un paesaggio notturno sotto un cielo illuminato dal sole. L’unione della notte e del giorno evoca senza dubbio il mistero.

[…] Non è dunque una rappresentazione del mistero quella che io cerco, bensì immagini del mondo visibile unite in un ordine che evochi il mistero.”

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Gioventù europea

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Ho avuto la possibilità, in questi tre giorni, di visitare i palazzi delle Istituzioni Europee a Bruxelles insieme ad alcuni colleghi. Abbiamo incontrato politici, funzionari, liberi professionisti, formatori. Una delle cose che mi hanno colpito di più, soprattutto all’interno del Parlamento Europeo, è stata la notevole presenza di giovani; l’età media era decisamente bassa. Va bene, non saranno certo tutti parlamentari, molti saranno stagisti, collaboratori, contrattisti… però la sensazione di vedere tutti questi ragazzi e ragazze lavorare, incontrarsi, parlare in tante lingue è stata molto bella. Ne ho colto un segno di speranza, uno dei regali più belli di questa esperienza.

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A presto

Torno venerdì… o sabato… o domenica… sul blog intendo. Mandi

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2+2

Stamattina, in quinta, parlavamo dei fondamentalismi religiosi, dei rischi che comportano le religioni quando si fanno ideologie e le idee quando si fanno assolutismi. E abbiamo letto una breve citazione presa da 1984 di George Orwell provando a immaginare un fondamentalismo religioso al posto del termine Partito:

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“Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l’eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l’aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo? … Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente”.

Pubblicato in: Letteratura

Domenica

ulisse.jpg“Questa storia comincia di domenica e non poteva cominciare in un altro giorno.

La domenica per te è un avanzo di settimana, per me è una zingara che fruga tra scatoloni e panni usati, che cerca roba ancora buona in mezzo a quello che è stato buttato via.

Credo che i migliori propositi si facciano di domenica.

Credo che le guerre finiscano di domenica.

Credo che Ulisse sia tornato di domenica, dopo il ballo delle onde, è tornato a casa come torni tu, dopo il ballo delle onde, ogni domenica.”

(Giulia Carcasi, “Io sono di legno”)

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Morire di apostasia

In terza stiamo parlando di pena di morte. Una delle tante cose che colpiscono è senza dubbio l’esistenza in taluni paesi, come l’Arabia Saudita, della pena capitale per apostasia. Su Il Sussidiario c’è un’intervista recente di Pietro Vernizzi a Massimo Introvigne.

“Il 64% dei musulmani in Egitto e in Pakistan sono convinti del fatto che chi si converte ISLAM_salafist.jpgdall’islam al cristianesimo vada punito con la morte. E’ quanto emerge da un rapporto del Pew Research Center, uno dei più importanti istituti di ricerca al mondo sulle religioni. A balzare agli occhi sono le differenze all’interno del mondo islamico. Se il 78% dei cittadini dell’Afghanistan è convinto che vada applicata la pena di morte per chi si converte, solo il 16% dei musulmani tunisini e il 13% di quelli libanesi è convinto della stessa cosa. Un’opinione che si riduce radicalmente tra i musulmani dei Paesi europei: il 2% in Bosnia e Turchia e l’1% in Albania. Ilsussidiario.net ha intervistato Massimo Introvigne.

Da questa ricerca emergono enormi differenze tra Paesi come Egitto e Turchia. Significa che non esiste un solo islam, ma molti islam differenti?

Le differenze sono state determinate dalla tradizione giuridica di queste nazioni. In Paesi come la Turchia, la Tunisia o l’Albania sono secoli che la pena di morte per apostasia, che pure è prevista secondo l’interpretazione della maggioranza delle scuole giuridiche del diritto islamico, non è più applicata e non è neppure all’ordine del giorno. Mentre in Egitto è notizia di pochi giorni fa che anche autorità giuridiche importanti si sono pronunciate a favore del ritorno alla pena di morte. E’ quanto sta succedendo anche in altri Paesi musulmani.

La pena di morte per l’apostasia è caratteristica soltanto dell’islam?

Questo è un grande punto di differenza tra una parte molto significativa del mondo musulmano e le altre religioni, perché effettivamente il diritto di cambiare religione, consacrato nelle carte internazionali dei diritti, per l’islam non esiste. In quest’ottica si ha diritto soltanto di convertirsi alla religione musulmana, ma non dall’islam a un’altra religione. Quest’ultimo è considerato un crimine, ed è la ragione per cui molti Paesi musulmani non hanno mai firmato neanche la Dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo del 1948. Quest’ultima comporta infatti il diritto di cambiare religione, che la tradizione islamica non può riconoscere. Scavando all’interno delle scuole giuridiche e delle interpretazioni, soprattutto in Turchia, si può arrivare a costruire qualcosa di simile alla libertà religiosa. E’ però molto difficile, perché nella tradizione giuridica islamica la libertà di cambiare religione non c’è.

Questi dati smentiscono chi afferma che la tradizione egiziana dell’Università di Al-Azhar sarebbe più tollerante rispetto a quella di altri Paesi come l’Arabia Saudita?

Il Pew Research Center non fornisce il dato sull’Arabia Saudita, che sarebbe stato forse pari al 90%, riflettendo così la legislazione vigente. Non c’è dubbio che in Egitto, anche in seguito alle vicende politiche della Primavera araba, qualcosa sia cambiato e ci sia stato uno spostamento verso posizioni di tipo fondamentalista. Tra l’altro quest’ultime posizioni erano già diffuse prima. A proposito di sondaggi di opinione fatti all’epoca di Mubarak, bisogna sempre chiedersi se esprimessero realmente le opinioni della maggioranza degli egiziani o se fossero manipolati dal regime. Sta di fatto che ora che è caduta la dittatura le opinioni che si manifestano sono molto meno tolleranti.

La seconda Sura del Corano afferma che non deve esserci “nessuna costrizione nella religione”. E’ in contraddizione con la pena di morte per chi commette apostasia?

Questa non deve essere interpretata in modo sbagliato. Con queste parole il Corano si riferisce non a chi è musulmano: nell’interpretazione che ne danno quasi tutte le scuole giuridiche, vuol dire che i cristiani e gli ebrei non devono essere costretti a diventare musulmani. L’islam tradizionale insegna che i cristiani e gli ebrei devono essere esclusi dalle posizioni di governo, ma che non ci deve essere nessuna costrizione perché qualcuno si converta. Questa tutto sommato è una regola a cui tra alti e bassi l’islam tradizionale si è sempre attenuto. Ciò non significa però che ci sia un diritto di chi è già musulmano a cambiare religione: questa non è una scelta religiosa ma un crimine di apostasia che deve essere punito.”

Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Scuola

Perché no?

“Mi sapete dire il motivo per cui non fareste un’esperienza del genere?” Stefano ha concluso con questa domanda l’intervento in tre classi ieri mattina.

2012_Lettera_volontari1.jpgCristina, Elisa, Marta e, appunto, Stefano sono entrati in 3 classi, due quarte e un quinta non per tenere una lezione, ma per cercare di trasmettere l’entusiasmo con cui vivono in estate delle giornate insieme a delle persone diversamente abili nel mare di Bibione. E’ l’esperienza del DUM, Dinsi une man (Diamoci una mano per i non furlanofoni :-). Hanno raccontato tanto in un’ora che è sembrata troppo stretta per contenere le loro parole, la loro forza, la loro voglia di condividere e il loro desiderio che altri ragazzi possano percorrere un cammino simile al loro. Da qui è venuta la domanda di Stefano: perché no? Perché no a permettere delle vere vacanze a persone per le quali altrimenti sarebbero difficili se non impossibili, perché no a fare un’esperienza in cui ricevi molto di più di quello che dai, perché no a un qualcosa che ti cambia in meglio, perché no a un periodo in cui entri in contatto con delle parti di te che non conosci, perché no a vivere lo spirito di una comunità in cui non sei mai solo, perché no alle prime notti in cui ti chiedi “ma chi me lo ha fatto fare?” e alle altre in cui ringrazi chi te lo ha fatto fare, perché no a comprendere meglio, vivendolo, il concetto di persona e di talento…

Grazie Cristina, Elisa, Marta e Stefano per la vita che avete trasmesso, come hanno commentato alcuni studenti di quinta. Qui sotto c’è spazio per i commenti di chi vi ha ascoltato…

Per info Dum Tube e pagina su Fb.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura

L’universo ci fissa in volto

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“Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.”

(Gilbert Keith Chesterton, “Eretici”)

Pubblicato in: arte e fotografia

Inno alla fantasia

Girando su fb mi sono imbattuto in questo video. Lo pubblico come inno alla creatività e alla fantasia.

 http://oradireli.myblog.it/media/00/02/195358776.mp4