António Guterres, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), un anno fa, aveva chiesto ai capi religiosi presenti a un dialogo su “Fede e protezione”, un “Codice di condotta per capi religiosi”. Questa settimana, a pochi chilometri da qui, a Vienna si sta riunendo l’assemblea di Religions for Peace, all’interno della quale è stato reso noto un documento alla cui stesura, tra gli altri hanno collaborato il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, Islamic Relief Worldwide, la Federazione mondiale luterana e l’Unione mondiale evangelica, il Centro di studi hindu di Oxford e il Consiglio mondiale delle chiese.
La prima parte del documento, che allego in pdf, riporta gli impegni dei capi religiosi, mentre la seconda mostra l’importanza, nelle diverse religioni, dell’accoglienza dello straniero.
La notizia l’ho tratta da un aticolo di Roberta Leone su Vatican Insider.
Remi sulla testa
“La maestrina mi chiede cos’ha esattamente Andrea. Ascolta molto colpita. Mi dice che il buon dio ci mette alla prova.
– Come se dio fosse un ingegnere dei materiali? Per capire se abbiamo dei difetti nascosti o un punto di rottura? -.
Annuisce.
Capisco che ognuno di noi, per navigare nel flusso della vita, si costruisce come può dei remi e l’unica cosa davvero importante sarebbe non sbatterci quei remi sulla testa l’uno con l’altro” (F. Ervas, “Se ti abbraccio non aver paura”).
