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Gemme n° 95

Ho scelto la canzone Weight of Living dei Bastille perché rappresenta un’amicizia importante. Il peso della vita citato nel titolo rappresenta entrambi perché non abbiamo avuto una vita facilissima: avrei potuto scegliere altre tremila amicizie, ma questa è quella più importante, anche se ci conosciamo da poco. Il mio amico mi ha aiutato e supportato in ogni cosa”. Questo è quanto è riuscita a dire D. (classe terza) commuovendosi e trasmettendo la sua emozione ai compagni di classe. Cantano i Bastille: “Tutto ciò che desideravi quando eri un bambino era essere grande, era essere grande. Adesso che lo sei, improvvisamente temi di aver perso il controllo, hai perso il controllo. Ti piace la persona che sei diventato?”. Ecco allora che mi sento di citare un pensiero di Gandhi che spesso è stato fonte d’aiuto e d’ispirazione:
Mantieni i tuoi pensieri positivi,
perché i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive,
perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi,
perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive,
perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi,
perché i tuoi valori diventano il tuo destino.”

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Gemme n° 94

Ho portato una breve sequenza di Quasi amici” ha detto S. (classe seconda). “Questo film presenta vari temi: l’amicizia (possibile anche tra persone diverse che iniziano a conoscersi e si apprezzano), i pregiudizi e giudizi (qui si va oltre da ambo le parti: Driss accetta l’incarico e si mette in gioco), il tema della disabilità (“Esattamente questo quello che voglio, nessuna pietà. Spesso mi passa il telefono, sai perché? Perché si dimentica”), le relazioni (ogni rapporto è diverso, ogni amicizia è unica); e il bello è che non è solo un film, ma una storia vera”.

Prendo un pezzo dell’intervista da “Il Giornale” di Vittorio Macioce a Abdel Sellou, il “vero” Driss.
«La storia di Quasi amici. Intouchables ormai la conoscono quasi tutti. È quel film francese che racconta l’amicizia tra il ricco aristocratico in carrozzella e quella simpatica canaglia del suo badante. Corse a 200 all’ora sull’autostrada e risse nei parcheggi di Marrakech. Philippe Pozzo di Borgo e Abdel Sellou. L’uomo che non può più camminare e l’ex mascalzone che lo assiste. Finora c’era solo la versione del primo. Ora c’è quella di Abdel: Mi hai cambiato la vita (Salani, pagg. 221, euro 13,90). Abdel è in gamba. È divertente. È intelligente. È disincantato. Non cerca scuse. Non rinnega nulla. Vuole un bene dell’anima a Philippe. Ha 41 anni e per una gran parte della sua vita ha cercato di fregare il prossimo. «Mi sono messo al servizio di Philippe perché ero giovane e coglione, perché volevo andare in giro su una bella macchina, viaggiare in prima classe, dormire nei castelli, pizzicare il culo alle ragazze di buona famiglia e ridere dei loro gridolini soffocati».
E invece?
«Mi ha offerto la sua sedia da spingere. E quella sedia è diventata la stampella a cui appoggiarmi».
Cosa hai pensato quando ti sei ritrovato a casa di Philippe?
«Mi sono guardato intorno e ho fatto il conto di quanta roba potevo rubare».
Sul serio?
«Certo. In ogni angolo c’erano pezzi di valore. Mi sono detto: caspita, quanto è ricco il presidente di questa società tetracomecavolosichiama».
Tetra che?
«Tetraplegico. Non sapevo che volesse dire disabile. Pensavo fosse il nome di una società».

Ti accusano di aver sfruttato la bontà di un uomo debole.
«Non mi sorprende. Philippe comunque non è né debole, né stupido né ingenuo. Di me dico quello che mi pare, quando mi pare, se mi pare. Preferisco chi mi attacca a chi mi commisera. Non sopporto la mania dei francesi di analizzare tutto, perdonare tutto, perfino l’imperdonabile, con il pretesto di una cultura diversa, della mancanza di istruzione, di un’infanzia infelice. Io non ho avuto un’infanzia infelice. Sono cresciuto come un leone nella savana. Io ero il re. Ero il più forte, il più intelligente, il più affascinante. E non avevo pietà per nessuno. Non cerco giustificazioni».
Quando hai capito che non stavi lì per fregarlo?
«Quando mi ha insegnato a leggere. Non nel senso letterale. Non ero analfabeta. A leggere veramente. Poi l’allievo ha superato il maestro e ha scritto un libro più bello del suo».
Pozzo di Borgo che dice?
«Che il mio non venderà mai come il suo. Abbiamo scommesso. Quindi io mi sto impegnando a batterlo. Quindi dammi una mano».
Devo scrivere di non comprare Il diavolo custode?
«No. Io dico che se volete piangere leggete il suo, ma se volete ridere allora non c’è partita. Il mio è un’altra cosa».
Ricordi il primo libro che ti ha consigliato di leggere?
«Camus. La Peste».
Lo hai letto?
«Sì, ma non l’ho finito. Il bello è che ho scoperto che è facilissimo diventare un intellettuale. Adesso Camus e io siamo colleghi».”