Gemma n° 2293

“Oggi ho portato il CD di Neima Ezza, uno dei miei cantanti preferiti. Questo album è il mio preferito e le sue canzoni mi hanno aiutato a superare tanti momenti difficili in cui mi sono ritrovata. Inoltre mi hanno colpito davvero molto le frasi che ci sono in ogni canzone, all’interno del CD. Per me questo CD è stato ed è tuttora molto importante perché grazie alle sue canzoni sono riuscita ad uscire da certi momenti complicati. In più sono molto felice di essere stata al suo concerto dove ho sentito le canzoni di questo album dal vivo” (E. classe seconda).

Gemma n° 2292

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una vacanza fatta quest’estate in Spagna, a Barcellona, un luogo che sognavo fin da piccolina.
A luglio sono partita per 5 giorni in questa nuova città con i miei genitori. Per me si trattava, di fatto, di un nuovo Stato da visitare: gente con cultura, tradizioni, usanze e maniere per me nuove e diverse da quelle a cui sono sempre stata abituata. Di quei giorni mi ricordo benissimo la velocità con cui sono terminati ma ancor di più la felicità che mi hanno dato. Penso che sia proprio vero che viaggiare a volte possa essere la cura ai nostri problemi: la sensazione di scappare dai propri pensieri, il fatto di recarsi in una città totalmente sconosciuta, dove nessuno ti conosce e dove tu non conosci nessuno, la meraviglia nel camminare per le sue strade per la prima volta dopo averle guardate e riguardate su uno schermo centinaia di volte, la gioia nel provare nuovi cibi e nuovi piatti di cui hai da sempre sentito parlare. Durante l’intero anno non ho molte occasioni per passare del tempo con i miei genitori e la nostra unica vacanza estiva di quest’anno mi ha fatto avvicinare veramente molto a loro. Crescendo mi sto accorgendo che non sono più loro a dovermi coinvolgere nella scelta ma sono io invece che gli do delle proposte riguardanti ogni possibile viaggio. Questi giorni mi hanno fatto sentire veramente spensierata, nel vero senso della parola, mi hanno permesso di avverare uno dei tanti sogni tenuti nel cassetto che la me di qualche anno fa non avrebbe mai pensato di avverare, ma più di ogni altra cosa mi hanno trasmesso al massimo l’amore per il viaggiare.
Ho amato ogni momento di queste giornate, soprattutto l’allegria ed il coinvolgimento degli spagnoli, che anche con poco sanno farti sentire nuovamente a casa, ma più di tutto ricorderò con grande nostalgia le passeggiate fatte alla sera sul lungomare illuminato e nella città storica accesa dal calore degli artisti di strada, con i quali ti senti subito in compagnia. Alla magia delle serate devo aggiungere però anche la bellezza delle sue case dallo stile art nouveau, da sempre viste nei libri di storia dell’arte, che nella realtà risultano ancora più affascinanti che in foto. Quello che ancora ad oggi, tuttavia, riesce a strapparmi un sorriso è il ricordo della vista panoramica che si ha dal punto più alto del parco Güell, situato su un promontorio, dal quale si ha una vista spettacolare dell’intera città fino alla sua costa”.
(G. classe seconda).

Gemma n° 2291

“La mia gemma di quest’anno è mio padre. Nonostante io non abbia sempre un buon rapporto con lui, mi sono resa conto, soprattutto in questi ultimi anni, di quanto bene gli voglia veramente e di quanto sia fondamentale nella mia vita. So che sono cose scontate da dire ma penso che a volte non ci si fermi a pensare abbastanza all’importanza dei genitori. Spesso mi sento in colpa per tutto l’affetto che si merita e che io non sono in grado di esprimere. Scusa papà se non riesco ad abbracciarti o dirti che ti voglio bene ma sei una delle cose più importanti per me, anche se sembra scontato che un genitore sia importante nella vita di un figlio.
Non smetterò mai di ringraziarti per ogni cosa che fai per me. Ti amo papà” (V. classe quarta).

Gemma n° 2290

“Questo bigliettino mi è stato dato da una persona molto importante e speciale per me: il mio ragazzo, F.
Lui non è friulano: è veneto, ma ha imparato il friulano sia per passione linguistica che per amore (io sto cercando di fare lo stesso con la lingua veneta).
La nostra è una relazione a distanza (anche se riusciamo, per fortuna, ad incontrarci), ma nonostante ciò siamo legatissimi.
Questo bigliettino mi è capitato tra le mani in una giornata nuvolosa di metà aprile, al termine di una partita a briscola (persa da me) sugli scalini di piazza San Giacomo a Udine. F. mi aveva già annunciato che, durante la gita a Bolzano, mi avrebbe preso un regalo, e così è stato. Vedermi recapitare un bigliettino contenente una frase in tedesco e un testo in friulano PERFETTO è stato qualcosa di meraviglioso, un pensiero tenero che ancora adesso mi fa sorridere tanto. Mi ritengo una persona fortunata: ho al mio fianco un ragazzo d’oro, una perla rara dall’animo gentile e dal sorriso e dallo sguardo più dolci che io abbia mai visto.
Vorrei passare il resto della mia vita al suo fianco…”
(A. classe quinta).

Gemma n° 2289

“Come gemma ho deciso di portare lo spettacolo “Incantamenti” a cui ho preso parte con il mio gruppo di danza a Cividale del Friuli nel 2021. Lo spettacolo verteva sulle statue mitologiche dell’artista Alessandro Romano, a cui noi abbiamo fatto da cornice con musiche epiche ispirate ai vari personaggi e con coreografie rappresentative. Ho amato questo spettacolo in particolare perché ho sentito l’ispirazione del progetto veramente viva. Ho passato con il gruppo di danza alcune settimane in cui la scuola di danza era chiusa a causa del covid a coreografare nel giardino di fronte e sono stati dei momenti che mi hanno veramente rapita in particolare per le musiche e le suggestioni che ne sono venute fuori. Per esempio, una coreografia era ispirata al cosmo e alle costellazioni, una alla forza brutale del Minotauro e un’altra all’ipnosi di Medusa. Inoltre è stato il primo spettacolo dopo la pausa dal Covid, e tornare ad esibirsi in piazza a pochi metri dalle persone con quelle luci meravigliose è stata un’emozione inspiegabile” (E. classe quarta).

Gemma n° 2288

“La gemma che ho deciso di portare è il mio peluche Tui. Lo porto con me da quando sono nata, e per il momento non ho intenzione di lasciarlo. Tui è per me un oggetto di conforto, un qualcosa con cui so di essere al sicuro durante la notte. Spesso mi ritrovo a stringerlo, per colmare il vuoto dentro di me nel cuore della notte. Il mio desiderio è quello di tenerlo sempre con me, e magari darlo ai miei bambini; voglio che loro capiscano che questo animaletto, che per molti può essere insignificante, era qualcosa di molto importante per la mamma” (V. classe seconda).

Gemma n° 2287

“Come gemma ho deciso di portare un gruppo di rapper romani che ho scoperto questa estate grazie a mia cugina. Fanno canzoni satiriche e ironiche, utilizzando un linguaggio volgare con riferimenti a meme. Non ascolto praticamente mai il “LOL rap”, non è il mio genere, ma loro mi piacciono un sacco. Questa estate io e mia cugina abbiamo ascoltato le poche canzoni che hanno fatto uscire in loop ogni volta che ne avevamo l’occasione. Tuttora quando le ascolto mi fanno sorridere e ripensare alle vacanze” (L. classe terza).

Gemma n° 2286

“Quest’anno, come gemma di religione, ho deciso di portare una fotografia che risale a un bel po’ di anni fa e che ritrae me, due delle mie sorelle e mia cugina. Questa foto appartiene alla mia infanzia e ogni volta che la guardo mi fa viaggiare nei ricordi di tutte quelle estati passate nel divertimento e nella spensieratezza di bambine, e a tutte le esperienze e le avventure vissute. Per questo motivo mi porta anche a riflettere; perché in fin dei conti non è questo un po’ il senso della vita? Portarsi a casa più bei ricordi e bei momenti possibili? perché la vita è piena di brutti momenti e quelli più belli ti servono a ricordarti che nonostante tutto la vita è bella e va vissuta veramente per questo.
Inoltre questa foto è molto significativa per me perché le mie sorelle e mia cugina sono sempre state delle figure molto importanti nella mia vita. Nonostante il fatto che con le mie sorelle ci siano sempre stati litigi, dai più stupidi ai più importanti, le ho sempre viste come delle figure di riferimento, spesso e volentieri anche come delle amiche. Lo stesso vale per mia cugina, nonostante ci siamo sempre viste poco più di una volta all’anno; con lei c’è sempre stato un legame molto forte e l’ho sempre vista quasi come una sorella e soprattutto come una vera amica. Voglio moltissimo bene a tutte e tre e mi sento sempre fortunata ad averle perché ormai sono una parte di me” (B. classe seconda).

Gemma n° 2285

“Come ultima gemma quest’anno ho deciso di portare due poesie, una di Pierluigi Cappello indirizzata ai bambini ed una di Hermann Hesse. Nonostante lo stesso titolo La farfalla i due testi mostrano due diverse visioni della vita in due momenti distinti, infanzia ed età adulta. In questo periodo, in quanto studenti di quinta, siamo nel mezzo di un passaggio dall’essere considerati adolescenti ad essere quasi adulti e di conseguenza a comportarci come tali, ma soprattutto dobbiamo prendere delle decisioni che determineranno il nostro futuro. Per questo motivo, mi ritrovo spesso a pensare ai momenti dell’infanzia in cui le mie preoccupazioni erano altre e quando anche una sola farfalla colorata poteva migliorarmi l’intera giornata” (A. classe quinta).

Gemma n° 2284

“Abbiamo adottato Nemo quando io avevo 7 anni. È un gatto arancione prevalentemente tranquillo e molto affettuoso, ed è il mio primo animale. Il prossimo anno lui compirà 10 anni e io 17. In questi quasi 10 anni siamo letteralmente cresciuti insieme, e abbiamo sviluppato un legame molto importante per entrambi. Io ho imparato a prendermi cura di lui, a volergli bene, a leggere il suo linguaggio del corpo. Lui ha ricambiato con una quantità immensurabile di amore e coccole, e prendendosi lui cura di me. Infatti, anche se vuole bene a tutta la famiglia, non si può negare che sia io la sua persona preferita.
Di recente ho iniziato a pensare all’università, a cosa voglio fare dopo il liceo. Ho deciso di non voler vivere a casa mentre studio, e ho realizzato quanto Nemo per me sia una stabilità, una sicurezza.
Durante il lockdown e i vari periodi negativi di questi ultimi anni, lui è sempre stato qui, una presenza stabile e amorevole, a rassicurarmi anche solo con la sua presenza.
Anche quando questo non sarà più possibile, so che lo porterò con me dovunque, nel mio cuore”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2283

“Questo è il cane che vive con me e la mia famiglia da ormai 17 anni. Il nome, Boomer, alla prima impressione potrebbe far sorridere, ma in realtà nessuno sa il perché, semplicemente i miei genitori l’hanno voluto chiamare così.
Ogni volta che chiedevo da piccola di raccontare il suo arrivo sorridevo sempre: nato in una cucciolata numerosa, veniva spesso maltrattato dai suoi fratelli (così racconta papà) ed è anche stato l’unico che rimaneva in disparte dal gruppo perché pauroso. Mio padre lo ha adottato un giorno qualsiasi dell’estate del 2006 per fare una sorpresa a mia madre quando sarebbe rincasata da lavoro. Infatti, così è stato: mia mamma tutt’ora si ricorda che l’ha visto per la prima volta sui gradini di casa a nascondersi dietro la gamba di mio padre.
Ora, più vecchio che mai, senza udito, olfatto e vista non salta più e neppure corre, bensì dedica le sue ore a fare ciò che gli piace di più: dormire. Noi supponiamo che si stia allenando per andare dall’altra parte.
Quando arriverà il giorno in cui ci lascerà sarò sicuramente triste, ma felice per tutta la gioia e l’amore che ci ha donato” (G. classe seconda).

Gemma n° 2282

“Appena mi sono guardato le mani, ho capito che questo anello era ciò che più rappresentava questa estate, dipinta da grandi emozioni e grandi cambiamenti.
Partendo dal principio, ho comprato l’anello a inizio estate, a Lignano, insieme a una persona speciale ed è stato un po’ un regalo verso me stesso. Simboleggia innanzitutto l’amore che provo per questa persona fantastica, che mi è sempre stata vicina nei momenti come questo, di vita. In secondo luogo viene proprio da questa città che quest’anno mi ha regalato, se così possiamo dire, una bruttissima esperienza in quanto sarei dovuto andarci a lavorare ma per motivi vari poi sono stato cacciato in malo modo; ciò non mi ha abbattuto, anzi, mi ha forgiato e sono andato avanti e l’anello figura proprio questo.
Infine, l’anello, simbolo di legame, rappresenta proprio il legame che ho imparato ad avere con me stesso  questa estate, perché finalmente ho imparato ad apprezzarmi sia fuori che dentro, ovvero ad apprezzare quello che odiavo di più nella mia vita. È cambiato il mio modo di vedere il mio aspetto fisico e la mia mente ed è ciò che ha condizionato di più questo periodo” (R. classe quarta).

Gemma n° 2281

“Lei è E., la mia migliore amica e compagna di banco prima che si creasse la nostra bellissima amicizia. Io ed E. ci siamo conosciute in prima superiore quando, parlando totalmente a caso, abbiamo scoperto di avere molte cose in comune e mai avrei immaginato di creare questa amicizia bellissima. La nostra è sempre stata un’amicizia molto altalenante; io ed E. siamo così simili che probabilmente per questo all’inizio non ci capivamo e non riuscivamo ad essere stabili. Poi da maggio/giugno della seconda la nostra amicizia è diventata qualcosa di stupendo, fino all’estate della seconda superiore quando ci siamo rese conto che la nostra amicizia non era una come le altre, ma si trattava di migliore amicizia. Questa estate abbiamo passato così tanto tempo insieme da diventare quasi una persona unica, e ad oggi non c’è un momento in cui riesco a immaginarmi la mia vita senza di lei. Non ho mai avuto una migliore amica da definirla tale fino a quando è arrivata lei che mi ha dimostrato cosa è la vera amicizia e quanto possa diventare importante una persona tanto da definirla “sorella”, mi ha insegnato tante cose anche senza rendersi conto. Penso che ogni persona meriti un’amica  come lei perché quando ce l’hai ti rendi conto di quanto sia bello creare questo tipo di rapporto con qualcuno” (L. classe terza).

Gemma n° 2280

“Ho deciso di parlare dell’importanza dell‘amicizia mostrando un video che per me è molto significativo. Il video mostra un’amicizia con un legame molto forte tra 2 amici che una volta erano nemici; tale rapporto è stato stroncato da un incidente ad alta velocità. La scena finale del film di Fast & furious è commemorativa di un grandissimo attore, ma anche di una persona che ha purtroppo perso la vita in modo tragico lasciando un vuoto incolmabile dentro i suoi cari e in tutti quelli che lo conoscevano. Ma ha anche lasciato una parte di sé in ognuno di noi, in tutti quelli che lo hanno amato e sanno che tipo di persona fosse. Quest’anno la gemma sapevo che l’avrei dedicata a lui, per i 10 anni di commemorazione dalla sua morte. We Miss you Paul💔” (D. classe quinta).

Gemma n° 2279

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una calamita che mi è stata regalata da una persona che di recente si è aggiunta nella mia vita.
Presa al Museo Moco dell’arte moderna e contemporanea di Barcellona, rappresenta per me il regalo più semplice e al contempo più originale e apprezzato che abbia mai ricevuto. La frase tradotta significa: “sii il motivo per cui qualcuno sorride oggi”, un concetto che sin da piccola ho sempre avuto, e forse è anche per questo che il regalo mi ha sorpresa così tanto; l’ho trovato vicino a me.
Tutti possono avere un “giorno no”, in cui l’unico obiettivo che si ha è quello di arrivare al termine della giornata. La frase mi ha ricordato proprio i miei “giorni no”, in quanto anche se rappresentano dei momenti negativi ci tengo molto che gli altri non ne vengano influenzati” (D. classe quarta).

Gemma n° 2278

“Come gemma ho deciso di portare le scarpe che uso per andare a correre con mio papà.
Anche se non saranno molto belle o all’ultima moda hanno un significato simbolico per me, rappresentano tutte le volte che io e lui abbiamo passato e passiamo un bel momento padre e figlia. 
Lo stimo molto, soprattutto per il fatto che ha sempre il sorriso stampato sul viso, torna a casa da lavoro stanco e invece di riposarsi a casa la domenica mattina, decide di correre per farmi felice” (I. classe seconda).

Gemma n° 2277

“Mi piace ricollegare le gemme al periodo delle vacanze estive, dove si fanno più esperienze e dove ci si sente anche un po’ più liberi e tranquilli, almeno per me. Avrei voluto portare un sacco di racconti, foto, canzoni che mi rimandano a questa estate, una delle più belle fino ad oggi ma alla fine ho scelto una gemma che posso collegare a varie cose. Si tratta di un biglietto con il quale si può accedere ad un drink gratis. L’ho avuto quando sono andata ad uno schiuma party l’otto di agosto. Devo ammettere che è stato forse uno dei giorni più belli di tutta l’estate per vari motivi e non solo perché è stata la prima volta che i miei genitori mi hanno fatto partecipare ad una festa studentesca. Infatti, la ragione principale per cui considero questo biglietto una gemma è perché mi ricorda una serata trascorsa con la migliore amica, che non vedo da tanto perché abita in un’altra città. Sono stata felicissima di poter fare un’esperienza così con lei ma soprattutto sono stata felicissima di averla rivista dato che lei abita lontano. Spero inoltre che questa gemma mi faccia da porta fortuna aiutandomi a poter rivedere la mia migliore amica il prima possibile. Chissà magari succederà!” (A. classe terza).

E noi muti…

Immagine tratta da Tempi

Sono passati un po’ di anni da quando ho letto La masseria delle allodole e mi è naturalmente tornato alla mente in questi giorni quando, anche in classe, si è parlato di Armenia, Azerbaigian e Nagorno-Karabakh. L’autrice Antonia Arslan ha scritto un articolo per Avvenire lunedì, l’ho letto in aula e mi piace pubblicarlo integralmente anche qui.

“Percorrendo la lunga strada che collega l’Armenia con l’Artsakh (come gli armeni chiamano il Nagorno-Karabakh), la sinuosa lunga via che oltrepassa le altissime montagne del Caucaso, fiancheggiata talvolta da ruscelli deliziosi che scorrono fra l’erba («di quelli veramente cantati dai poeti», come direbbe il buon Alfieri, da bravo lettore di Petrarca), altrove da scoscendimenti impressionanti, altrove ancora da file di vispe mucche che ogni tanto decidono improvvisamente di attraversare la strada, ad un certo punto è d’obbligo una sosta obbligata davanti a uno strano monumento. È l’ultima in vista dell’arrivo, subito prima della capitale Stepanakert: e siamo quasi alla fine del viaggio.
Non è una delle splendide antiche chiese e monasteri che sorgono qua e là nelle posizioni più pittoresche, evocando antiche glorie e cavalieri erranti, e neppure un edificio moderno, opera di uno dei raffinati architetti armeni. Sono due grandissime figure umane stilizzate, scolpite nel tufo rossastro dallo scultore Sargis Baghdasaryan nel 1967, che rappresentano un uomo e una donna in forme squadrate ma riconoscibili, che si stagliano, estremamente suggestive, sullo sfondo delle montagne che le circondano.
Anche il titolo della scultura è molto suggestivo: “We are our mountains” (“Noi siamo le nostre montagne”), un’umile ma fiera dichiarazione di appartenenza. Ma la gente del posto ha dato alla scultura un soprannome affettuoso molto speciale, che si è imposto nel tempo, perfino nelle cartoline postali: le due figure sono chiamate Dadik e Babik, nonna e nonno: sono il nonno e la nonna di tutti, che proteggono il popolo delle valli. E veramente tali appaiono nella loro forza primitiva, quasi un avvertimento, la porta d’ingresso a un piccolo e autentico mondo antico.
Questo gruppo di montanari, col loro peculiare dialetto e i loro antichi usi e costumi, è infatti l’unica parte (annidata da millenni in quelle appartate vallate del Caucaso) del variegato mondo armeno che ha conservato – fino all’inizio dell’epoca sovietica – addirittura una classe nobiliare: i “melik” dell’Artsakh, cinque famiglie che governavano dai loro castelli un territorio ancora feudale. Ma tutto questo coesisteva con molta attenzione al progresso: la capitale del tempo, Shushi, sormontata dalla sua imprendibile fortezza, era una città vivacissima in cui coesistevano e si incrociavano popoli e culture, con teatri, tipografie, giornali di varie tendenze politiche, non a caso chiamata «la Parigi del Caucaso». E durante la tragedia del genocidio del 1915-22, non essendo sudditi dell’Impero ottomano, gli armeni del luogo non subirono la sorte dei loro fratelli d’Anatolia.
Bisognerebbe ricordare però che l’Artsakh non è soltanto una piccola, pittoresca regione di montagna; è stato per molti secoli, fino a tutto l’Ottocento, un importante snodo di comunicazioni tra Oriente e Occidente, uno dei percorsi della via della seta. Ed è ancora di grande importanza strategica per le comunicazioni via terra fra Est e Ovest.
Ma oggi – e finalmente si comincia a parlarne – dopo il blocco dell’unica strada che ancora collegava l’Artsakh al mondo esterno (il cosiddetto “corridoio di Lachin”), con uno spietato assedio durato nove mesi, che ha portato la popolazione allo stremo, l’Azerbaigian – che è armato fino ai denti, e assistito “come un fratello di sangue” dall’alleata Turchia di Erdogan – ha sferrato un ultimo micidiale attacco militare. Questo non certo a caso il 19 settembre, proprio mentre era in corso a New York l’annuale assemblea dell’Onu; e dopo aver solennemente garantito al presidente del Consiglio Ue Michel – che era convinto di aver operato una mediazione – che comunque non avrebbe attaccato…
Oggi tutto quel mondo è crollato, e abbiamo assistito a un esodo praticamente totale dei circa 120mila abitanti ancora in loco, in fuga dalle milizie azere con ogni mezzo e in ogni modo possibile, ben consapevoli del destino di umiliazione e segregazione (se non di morte…) che incombe su di loro. Nel silenzio pressoché totale dei capi di Stato occidentali, dagli Usa di Biden e Blinken alla Ue di von der Leyen e Michel, dall’Inghilterra alla nostra silenziosa Italia (solo la Francia dice qualcosa, per antica amicizia verso gli armeni), è tutto un coro muto di bocche cucite e tremebonde: non sia mai che un po’ di gas ci venga negato… Anzi, in sovrappiù, il nostro Paese ha venduto all’Azerbaigian armi e aerei!
Oggi i membri del governo della piccola Repubblica sono stati dichiarati da Baku criminali di guerra, e vengono ricercati come tali; circolano video in cui soldati azeri si impadroniscono delle case sparando all’impazzata, e mostrando in ogni atto quell’odio anti-armeno che è stato incessantemente coltivato in loro dal regime totalitario di Aliev, che governa come un monarca assoluto per diritto ereditario. Tutto viene poi postato sui social, come la distruzione (avvenuta ieri) della Croce cristiana che brillava sopra la capitale. A quando il destino degli amati Babik e Papik, divenuti un simbolo odiato di un popolo di cui si desidera l’annientamento?
L’odio anti-armeno si intreccia e potenzia con l’odio anti-cristiano: il popolo martire che un secolo fa, durante il genocidio, ha perso tre quarti della sua realtà numerica, assistendo in seguito alla cancellazione di ogni traccia della sua presenza in Anatolia (la distruzione delle chiese e delle croci di pietra, e perfino il cambiamento dell’onomastica di città e paesi, di luoghi, fiumi, montagne dove era presente da millenni), si deve confrontare oggi con un risorgente incubo di annientamento, che non è solo fisico, coinvolge la stessa memoria della sua esistenza e della fede che definisce la sua identità. E ha un esempio preciso davanti agli occhi: la distruzione di ogni traccia della sua presenza nel territorio del Nakhicevan, l’altra regione armena attribuita da Stalin all’Azerbaigian nel 1921. Là, sono state dissepolte perfino le fondamenta delle chiese e dei monasteri – e distrutti persino i cimiteri: l’ultimo caso nel 2007, con le ruspe in azione.
Infine, dovrebbe suonare un campanello d’allarme non dico nei cuori, ma certo nelle teste dei governi occidentali il fatto che il presidente turco Erdogan non fa mistero della sua intenzione di congiungere via terra il territorio turco con quello azero tagliando in due l’Armenia, nel sogno imperiale di quell’espansione verso Oriente che era il progetto dei Giovani Turchi, cento e quindici anni fa…”

Gemma n° 2276

What’s My Age Again? è una canzone del 1999, il cui testo è pressoché autobiografico e scritto da Mark Hoppus, bassista e voce del brano.
Hoppus parla di come nonostante la sua età (27 anni al tempo dell’uscita della canzone e 23 nel testo della canzone), continui a comportarsi come un ragazzino. Nonostante nel testo evidenzi i problemi che questo suo modo di essere comporta, la canzone si chiude con il cantante che riconferma di voler continuare a comportarsi così, quasi considerando strani coloro che lo criticano.
Sia chiaro, non ho 23 anni e nemmeno 27, e non mi comporto esattamente nel modo descritto da Hoppus, ma in questa canzone mi ci rivedo comunque moltissimo.
In questa canzone ritrovo esattamente il sentimento che spesso provo: non riconoscere la mia età. Questo sentimento si manifesta dentro di me sia osservando alcuni miei modi di comportarmi che sono considerabili infantili o comunque non consoni alla mia età, mai mutati nel tempo, sia nella mia concezione del tempo e di me stesso: non riesco a concepire il fatto di avere ormai 18 anni ed essere praticamente un adulto.
Ho come la sensazione che il tempo, veloce e impetuoso, mi sia scivolato di mano e di non aver metabolizzato molte delle cose che mi sono successe, come se a volte non mi appartenessero.
Perciò ho la sensazione di trovarmi troppo avanti nel corso della vita.
La parte della canzone che trovo più suggestiva è contenuta nel ritornello:
“My friends say I should act my age
what’s my age again?
What’s my age again?”
Hoppus, all’osservazione o critica dei suoi amici sembra quasi cadere dalle nuvole rispondendo con una domanda, “qual è la mia età?”, come se in fondo non lo sapesse davvero”.
(L. classe quinta).

Gemma n° 2275

“Quest’anno la gemma che porto è per me un simbolo molto importante. È un charm che mi è stato regalato al mio compleanno dalla mia amica G. Io e G. ci conosciamo da ben 13 anni, cioè da prima dell’asilo perché abbiamo entrambe frequentato il tempo per la famiglia a R. Il nostro è stato un rapporto abbastanza particolare e turbolento; infatti, durante l’asilo ci volevamo un sacco di bene e, assieme ad un’altra nostra amica, avevamo perfino formato un trio; alle elementari, invece, era tutto il contrario: non ci sopportavamo e ogni volta che litigavamo cercavamo di farci dei torti a vicenda con il supporto di altre amiche. Arrivate le medie, ci siamo ritrovate in classe insieme e abbiamo ricominciato a frequentarci e questo ci ha permesso di riavvicinarci un po’, ma non eravamo così convinte di questa “amicizia” perché mantenevamo sempre un certo distacco. Lo scorso anno, dato che non sono potuta entrare nella prima scuola che avevo scelto e sapevo che lei sarebbe venuta in questa scuola, abbiamo chiesto di poter essere nella stessa classe e dall’anno scorso abbiamo legato così tanto che ad oggi posso definirla la mia migliore amica. Infatti, adesso ci raccontiamo qualsiasi cosa, anche la più assurda, e troviamo sempre un pretesto per scoppiare a ridere. Tutto ciò lo abbiamo voluto riassumere in una piccola frase che era già stata pensata qualche anno fa e che è quella incisa sul ciondolo: guerra per amore, perché pur avendo preferito la rivalità per molto tempo, abbiamo creato un’amicizia speciale e, anche se non lo ammettiamo, non possiamo stare l’una senza l’altra” (A. classe seconda).