Gemma n° 2758

“Questo braccialetto è un simbolo di un legame speciale, un regalo che contiene affetto, ricordi e emozioni che io ho vissuto con questa persona. Al centro c’è un cuore e una scritta che mi tocca nel profondo, perché mi è stata detta durante uno dei miei periodi peggiori e racchiude tutto l’affetto che questa persona aveva nei miei confronti. Ogni volta che lo guardo, sento ancora la presenza di quella persona che me lo ha regalato, e il cuore inciso diventa un segno del suo amore e della sua importanza nella mia vita. È un piccolo tesoro che porto sempre con me, come un abbraccio che non mi lascia mai, un promemoria di quanto fossi fortunata ad avere quella persona al mio fianco” (A. classe quarta).

Gemma n° 2757

Immagine creata con ChatGPT®

“Di solito la scelta della gemma non mi è mai stata difficile ma quest’anno volevo portare qualcosa di veramente caro a me. Ho sempre portato come gemme cose materiali, quest’anno invece non saprei come nominare la mia gemma. Potrei dire che la mia gemma è stata la mia estate 2024, o anche tutto l’anno intero, ma in verità quello che intendo dire è che la mia gemma di quest’anno sono io. Sono io perché sono cresciuta e ho realizzato delle cose che ora sono diventate dei valori fissi nella mia vita.
Per esempio
Quest’estate mi sono lasciata andare, ho esagerato, ho sbagliato, ho perso la pazienza e mi sono arrabbiata. Ma quest’estate ho anche riscoperto l’amore per il mare, l’amore per le risate serali tra amici ma soprattutto l’amore per me stessa.
Quest’estate ho imparato a raccogliere il buono e il cattivo da tutte le cose. Che sia un bel concerto o un brutto litigio ho imparato a masticare le delusioni e a trasformarle in  lezioni di vita senza le quali adesso sarei ancora totalmente persa.
Prima di quest’anno ero una persona molto arrabbiata e chiusa. Arrabbiata con me e con gli altri. Questo mi impediva di essere felice. Invece mese per mese ho imparato a vivere delle piccole cose e questa è stata come una medicina per me. Imparare a notare il canto degli uccellini la domenica mattina o le foglie che poco a poco iniziano a cadere dagli alberi. Anche semplicemente sentire la risata di un bambino, prima mi passava inosservato perché vedevo solo il colore nero intorno a me.
Il modo in cui sono cambiata nell’ultimo anno è stato il cambiamento più radicale della mia vita e nonostante tutti gli errori che ho commesso risbaglierei tutto da capo.
Mi sono guardata dentro per mesi e mesi non comprendendo nulla della mia persona ma alla fine sono riuscita per la prima volta in tutta la mia vita a far uscire parti di me nascoste da sempre.
Potrei dire di essere maturata quest’anno ma mi sento di aver ancora tanta strada da fare. Sì, perché in verità non vedo l’ora di sbagliare ancora, arrabbiarmi, perdermi se serve. Ma soprattutto di sentire i brividi quando i miei piedi toccano la sabbia del mare per la prima volta, di scoprire nuovi posti con le mie amiche e di ricordare il rumore delle nostre risate.
La mia visione del mondo è cambiata radicalmente insieme a quella della mia persona, e a volte mi piace ricordare i momenti di totale spensieratezza insieme ai miei amici e quelli di riflessione in solitudine.
La mia gemma di quest’anno sono io, ma non la me di adesso che é solo risultato dei miei 17 anni di vita. La mia gemma sono le esperienze che mi hanno fatto soffrire ma scoprire la felicità dietro a tutto come se fossi tornata bambina.”
(A. classe quarta).

Gemma n° 2756

Immagine creata con ChatGPT®

“Dopo tanti ripensamenti, finalmente anche quest’anno ho scelto la mia gemma!
Ho deciso di portare qualcosa di veramente personale: i miei genitori 🙂
Non sono solita esplicitare i miei sentimenti verso di loro, ma sono delle persone a cui devo veramente tantissimo in ogni aspetto della mia vita, delle persone che ammiro profondamente, non solo per il loro esempio umano, ma anche per i valori giusti ed esemplari che hanno trasmesso sia a me che a mio fratello.
Nonostante ogni tanto tendano ad esserci delle divergenze tra noi, rimangono sempre e comunque delle brave persone di grande valore, che meritano di essere orgogliose per ciò che sono, anche se probabilmente non è così. Ma sono io fiera per loro.
Mi fanno sentire amata in un modo che non credo si possa spiegare con semplici parole. Io colgo che sono un motivo di orgoglio per loro e loro lo sono per me.
Mi ascoltano, mi accolgono, mi lasciano essere me stessa, permettendomi di “sbocciare” e diventare la versione migliore di me, supportandomi in tutto ciò che faccio.
Se dovessi utilizzare una metafora, mi descriverei come una piantina che sta crescendo proprio perché il terreno in cui si trova è fertile, e le radici sono ben nutrite.
Sono veramente grata di avere dei genitori come loro, che sceglierei non solo in questa vita, ma in tutte quelle che potrei vivere.”
(F. classe quarta).

Gemma n° 2755

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare la musica. La musica è sempre stata una parte molto importante della mia vita, ma soprattutto da due anni a questa parte è diventata del tutto indispensabile. Io sono cresciuta in una famiglia in cui fin da piccola mi hanno esposto a qualunque tipo musica: non c’era un giorno in cui mio nonno non ascoltasse l’orchestra della Rai alla televisione, e mio padre mi faceva ascoltare più generi di musica possibile, insegnandomi anche a suonare il pianoforte. Da piccola non mi piaceva abbastanza e quindi ho suonato per cinque anni, per poi smettere per un po’. In quella pausa relativamente breve ho capito quanto effettivamente fosse importante per me. Ogni volta che sentivo suonare mi si creava un vuoto dentro, come se mi mancasse qualcosa di veramente importante, e così ho ripreso. Adesso per certi versi rimpiango quel periodo, perché se non avessi smesso di suonare per quell’anno e mezzo/due adesso sarei di sicuro più brava. Però mi sono anche accorta che se non avessi smesso adesso non sarei così attaccata dalla musica: infatti da sei anni suono più o meno tutti i giorni, e anche se non ho tempo trovo sempre dieci minuti anche solo per ripassare il brano che mi piace di più. Negli ultimi due anni ho effettivamente notato quanto la musica mi faccia stare bene. E’ come un cerotto che ripara i buchi dell’anima e pian piano li fa riassorbire. Inoltre la musica è un modo per unire le persone. C’è stato infatti un periodo in cui io e mio padre non andavamo molto d’accordo, ma grazie alla musica ci siamo ritrovati. La musica è infinite cose per me, ottantotto tasti che racchiudono l’universo e la felicità” (G. classe quarta).

Gemma n° 2754

“Ho scelto di portare come gemma questa foto del mio diciottesimo, per me una serata memorabile… con tutte le persone per me più care…
Ho avuto una serata davvero spensierata, un augurio per questo inizio di percorso da maggiorenne.
Ho deciso di mettere la foto della macedonia perché questo è stato il dessert per terminare il rinfresco, un mio desiderio che ho espressamente chiesto per dare un tocco di originalità al rinfresco.
Alla festa c’era musica, abbiamo ballato senza pensieri (come dice la canzone) tutta la sera, ero stata molto felice di avere accanto tutte le persone per me più importanti, questa serata resterà per sempre nei miei ricordi.
Insomma il diciottesimo, meritava di diventare la gemma di quest’anno✨✨🤩” (G. classe quarta).

Gemma n° 2753

“Come gemma di quest’anno, ho deciso di portare il primo concerto della mia vita, un’esperienza che non dimenticherò mai. Ho scelto di assistere al live dei Cigarettes After Sex a Milano, senza sapere che quella serata avrebbe lasciato un segno così profondo dentro di me.
Non avevo mai capito davvero la magia dei concerti, fino a quando non mi sono ritrovata in uno stadio gremito di persone, tutte pronte a cantare all’unisono le stesse canzoni, a condividere emozioni pure e intense. È stato un momento unico, quasi surreale, che ho avuto la fortuna di vivere accanto a una delle mie migliori amiche, S. Lei è una persona speciale, una di quelle che restano, che ti accompagnano nelle follie e nei momenti difficili, che c’è sempre, anche quando non serve parlare.
Quel concerto è stato più di una semplice serata di musica: è stato un viaggio emotivo, un turbine di sensazioni nuove e profonde. Mi sono sentita sopraffatta dalla felicità, dall’emozione pura di essere lì, di vivere quell’istante che sapevo sarebbe rimasto impresso nel cuore. Sono infinitamente grata a S. per aver condiviso con me questa esperienza, una delle più significative della mia vita. Senza di lei, quel momento non sarebbe stato lo stesso” (G. classe quarta).

Il dissing tra Esaù e Giacobbe

Un brain-storming sui personaggi biblici, tutti quelli che sono venuti in mente.
Un’ora per metterli in ordine di comparsa nella Bibbia (e così ripercorrere le vicende narrate).
Due ore per creare una specie di digital storytelling o, comunque, trovare un modo creativo di presentare un personaggio biblico: un’autobiografia, un’intervista impossibile, un podcast, un video, un diario…
Ebbene, Mattia Arboritanza e Sabrina Maxim, classe seconda, hanno prodotto il video che pubblico qui sotto. L’ho trovato geniale, creativo, divertente, stimolante, meravigliosamente folle.

Gemma n° 2752

“Come gemma ho deciso di portare Gigi, il mio pupazzo. Gigi è apparso per la prima volta nella mia culla il giorno in cui sono nata e da lì non ci siamo più separati, essendo insieme da ben 18 anni. È sempre stato con me, il primo giorno d’asilo come l’ultimo, quando andavo in bicicletta e in vacanza, quando andavo a casa dei nonni e quando avevo gare e saggi di ginnastica artistica. Per quanto io sia razionale, per me Gigi non è “cotone e stoffa”. Anche quando da piccola me ne rendevo conto, e una parte di me stava male per il suo essere inanimato, era più forte di me fermare questa mia illusione. Forse più che illusione è un amore infinito ed eterno, che riconosce l’essere inanimato che Gigi è ma riesce ad andare al di là di ciò. Gigi è il posto in cui vive ancora la me bambina, che è capace di dimostrare un affetto puro e alla fine neanche richiesto, che è ancora innocente e dolce. Il mio pupazzo è sempre stato lì, dove lo lasciavo la mattina e lo ritrovavo la sera, ad ascoltarmi parlare dell’asilo, poi delle elementari e infine di argomenti sempre più grandi. Crescendo, mia madre ha cercato di regalarmi altri Gigi, simili o più grandi. Ma non c’è stato verso di cambiarlo, però gli altri li ho sempre tenuti con cura, lontani da me. (Tranne uno, che è stato seppellito brutalmente.) Uno dei ricordi più belli che ho legato a Gigi è quando mia nonna lo lavava, usando un ammorbidente molto profumato, che lo ripuliva per bene dopo essere stato a contatto con tutto. Poi mia nonna lo appendeva sul filo del bucato che scorreva tra due alberi con delle mollette e, non appena arrivavo a casa sua, mi diceva che c’era una sorpresa ad aspettarmi. Quindi lo trovavo lì, appeso in aria per le orecchie su un filo molto più alto di me. Era irriconoscibile per quanto fosse pulito e, benché amassi il sapone che usava e adorassi sentirlo per i primi giorni, non vedevo l’ora che riacquistasse il suo solito profumo. Mi piaceva anche vedere la nonna felice per essere riuscita a lavarlo per bene e che mi ripeteva di annusare quanto fosse buono quell’ammorbidente. Gigi mi ricorda, quando disprezzo la me bambina per l’innocenza e l’immaturità che penso mi abbia lasciato a volte, che è sempre stato oggetto di un amore puro e genuino, che non ha mai dovuto chiedere ma ha sempre ricevuto da una bambina di appena qualche anno” (M. classe quarta).

Gemma n° 2751

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare tre persone per me molto importanti: A, V e M. Quando ci siamo conosciute qualche anno fa, non pensavo che avremmo costruito il rapporto che abbiamo oggi. Non so come sarebbe la mia vita senza di loro, probabilmente monotona e troppo tranquilla. Di esperienze non ne abbiamo vissute tantissime, perché è difficile mettere d’accordo tutte e quattro per trovarci, ma abbastanza per rafforzare la nostra amicizia e capire l’importanza che abbiamo l’una per l’altra. Quando siamo insieme, possiamo parlare di qualsiasi cosa, scherzare, ridere, piangere, riflettere e la cosa più bella è che ognuna di queste, anche un pianto o un litigio, finisce sempre con un sorriso. Se una di noi ha un problema, sa che può contare sulle altre; infatti, loro per me sono un punto di riferimento e ad ogni mio dubbio, pensiero, preoccupazione o consiglio mi hanno aiutata, rasserenata e supportata. Siamo tutte diverse, sia per aspetto che per carattere, ma allo stesso tempo tutte con qualcosa in comune e per questo le ringrazio, per essere parte della mia vita e di renderla ogni giorno migliore” (A. classe terza).

Gemma n° 2750

“Come gemma ho deciso di portare mia zia, una delle persone più importanti per me: c’è sempre stata per me nei momenti felici, ma anche in quelli tristi.
Mi ha sempre detto, che se avessi avuto bisogno di parlare con qualcuno e di sfogarmi lei ci sarebbe stata, anche se ultimamente non l’ho fatto e me ne pento perché avrei potuto risolvere alcuni problemi più facilmente invece di tenermi tutto dentro.
Quando ero piccola adoravo stare con lei, passavamo i pomeriggi e le serate a giocare, mi ricordo di quando doveva sistemare la sua camera e ci mettevamo a cantare le canzoni oppure di quando la domenica mattina si preparava per andare a lavorare e stavo in bagno con lei mentre si preparava.
Ora ci vediamo meno spesso però mia zia resterà sempre la parte più importante di me” (D. classe prima).

Gemma n° 2749

“Questo è il primo anno che porto una gemma ed ero all’inizio molto indecisa su cosa portare. Ho deciso di portare il mio sport: la danza.
Io pratico un tipo di danza molto particolare che in tanti non conoscono e si chiama danza latino-americana.
Sono molto legata a questo sport perché è da 5 anni che lo pratico e mi ha insegnato che la perseveranza è sempre la risposta per ottenere risultati.
Da piccola, ero letteralmente incantata da questi bellissimi abiti indossati dai ballerini che mi sono imposta l’obiettivo di diventare anche io così e adesso posso dire di avercela fatta!
Ѐ emozionante salire sul palco davanti a tante persone per mostrare a tutti che sai ballare e, alla fine, prendersi gli applausi: una bella sensazione che ti fa guadagnare sicurezza e ti rende orgogliosa dei passi che hai esercitato a lungo.
Durante le gare, invece, sei molto nervoso perché è una competizione e hai paura di sbagliare, di andare fuori tempo, che ti cada l’acconciatura, che la musica si inceppi. Con il tempo, però, capisci che l’unica cosa che ti serve per ballare bene è la passione che ci metti.
Me lo dicono da quando sono piccola: la passione è tutto nella danza, perché con quella ti diverti e segui in modo più sciolto la musica.
Sono stata molto fortunata a trovare i migliori compagni e insegnanti che qualcuno potesse desiderare: loro ti supportano (e sopportano), ti fanno ridere e rilassare e non smettono mai di rialzarti se cadi.
Sicuramente ci sono stati alti e bassi, momenti sereni e di fatica, sudore e lacrime (e ancora ci saranno), ma ne è assolutamente valsa la pena perché sono orgogliosa del percorso che ho fatto, delle scelte che ho fatto, dello sport che faccio.
Ballare è qualcosa di liberatorio per me e non lo cambierei per nulla al mondo.
Ѐ la mia seconda casa e la mia seconda famiglia!”
(A. classe prima).

Un nuovo monastero buddhista sulle colline pisane

L’Istituto Lama Tzong Khapa (qui la pagina Fb) è il più importante centro buddhista in Italia e uno dei maggiori in Europa: sorge immerso nel verde delle colline toscane, 40 km a sud di Pisa, a Pomaia. A breve avrà una nuova sede: il primo monastero buddhista costruito ex novo  in Italia. Ho trovato la notizia su Avvenire ed è a cura di Leonardo Servadio.

“«Abbiamo appena completato l’iter burocratico, ora la costruzione può cominciare». Massimo Stordi parla del nuovo monastero che sorgerà a Poggio di Penna, su un colle presso Pomaia, in provincia di Pisa. Forse non sarebbe una notizia di grande interesse se si trattasse di un luogo di tradizione benedettina. Ma questo sarà un monastero buddhista. Il primo a essere realizzato ex novo in Italia per gli aderenti alla tradizione Mahayana: di qui la rilevanza dell’iniziativa che viene presentata a Milano sabato 8 marzo, in un convegno cui prende parte il venerabile Khen Rinpoche, l’abate del monastero di Koplan in Nepal cui fa capo tale tradizione, in dialogo con Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità monastica di Bose e della Casa della Madia.
La Mahayana è una delle più importanti correnti internazionali del buddhismo, ha il proprio centro nella cittadina toscana di Pomaia, dove sinora i suoi aderenti si ritrovano in una villa ristrutturata, e Massimo Stordi è il presidente dell’associazione che la rappresenta in Italia. «Oggi la nostra comunità – spiega – conta una trentina tra monaci e monache. Non possono vivere nello stesso centro per motivi di spazio, alcuni abitano in residenze private. Nel nuovo monastero potranno tutti trovare posto e contiamo in futuro di poter arrivare a ospitare sino a un centinaio di persone». La presenza del buddhismo in Italia è divenuta assai importante: è la terza religione più diffusa (anche se molti la considerano una filosofia) dopo cristianesimo e islam. Ma, a differenza di quest’ultimo, ch’è praticato in prevalenza da cittadini di immigrazione recente o recentissima, il buddhismo è abbracciato perlopiù da italiani di vecchia data e di buone condizioni socioeconomiche. Ha preso piede in particolare dalla fine degli anni ‘60 del secolo scorso, attualmente viene seguito da quasi 350 mila persone e si articola in diverse correnti, tutte raccolte nell’Unione Buddista Italiana, ciascuna delle quali fa capo a centri ubicati nelle aree dell’Asia dove è radicato da circa venticinque secoli.
«Il disegno del nuovo monastero – spiega il suo progettista, l’architetto Gino Zavarella – trae ispirazione da quello dai suoi omologhi tibetani, che abbiamo visitato e studiato a fondo prima di metterci all’opera, peraltro seguendo i consigli e le richieste dei responsabili della comunità cui è destinato».

Il terreno su cui sorgerà è vasto, abbraccia un’ampia porzione della collina che diviene il suo giardino, parte integrante del monastero, coi suoi sentieri, i suoi prati, i suoi fiori, i suoi alberi. L’atmosfera orientale traspare subito dal profilo del tetto dell’edificio: ricorda un poco quello delle pagode. La facciata principale guarda verso sud e sullo spiazzo antistante campeggia una fontana: l’acqua è simbolo universale della vita che sgorga. Il suono del suo fluire comunica pace e serenità, invita alla contemplazione e alla meditazione: sono modi d’essere propri di chiunque scelga la vita monastica, sia di tradizione orientale oppure occidentale.
Il progetto nel suo complesso e ogni suo dettaglio è inteso a esprimere l’atteggiamento buddhista, dedito al rispettoso rapporto con la natura e a favorire la vocazione al silenzio e alla preghiera. Posto su uno zoccolo elevato di sei gradini, l’edificio è avvolto da un loggiato che, così come i sentieri che s’inoltrano nel terreno circostante, sono disponibili per chi desidera meditare passeggiando. Dentro l’edificio si susseguono le celle dei monaci e delle monache, sale per la preghiera, le lezioni, le conferenze, gli incontri interreligiosi. Tali ambienti, disposti su quattro livelli di estensione decrescente, culminano con la zona destinata a ospitare le massime autorità quando giungano in visita, come sua santità il Dalai Lama, la figura principale del buddhismo riconosciuta da tutte le famiglie nelle quali esso si articola. Il cuore del monastero è una grande sala nella quale campeggia la statua del Buddha: vi si svolgono le preghiere, i rituali, le meditazioni e gli insegnamenti collettivi, mentre gli ampi spazi esterni favoriscono la pratica individuale.
Le varie parti dell’edificio – colonne, fasce marcapiano, pareti – sono distinte da due colori: il giallo e l’arancione. Sono gli stessi che caratterizzano le vesti dei monaci e hanno un valore simbolico, così come lo hanno gli ornamenti policromi dei capitelli, i trafori delle porte e la grande ruota che si erge sul prospetto principale. Massimo Stordi spiega così il significato di quegli elementi: «Il giallo e l’arancione simboleggiano la rinuncia e l’impegno verso il percorso spirituale. Tra gli altri, molteplici decori che, presenti ovunque, recano un’infinità di significati simbolici, spicca quello della ruota. È un soggetto molto popolare e incorpora tutti gli argomenti importanti del buddhismo, come le quattro Nobili Verità, l’origine e le cause delle sofferenze, il fenomeno ciclico della nostra esistenza, l’impermanenza e altro ancora. La grande ruota è accostata sui fianchi da una coppia di cervi: quando fu chiesto al Buddha di trasmettere la sua dottrina, una coppia di cervi, maschio e femmina, uscì dalla foresta e lo guardò impassibile. La riproduzione di tale evento rappresenta i discepoli maschi e femmine che provano piacere nell’ascoltarne gli insegnamenti».
Il nuovo edificio sarà costruito sulla roccia, come lo sono i monasteri tibetani, e recuperando il territorio segnato dalla escavazione di una precedente cava dismessa. L’architettura sarà sensibile sia alle tradizioni antiche sia al contesto paesaggistico e seguirà un percorso di eco-sostenibilità, garantendo così un basso impatto ambientale, risparmio energetico e di risorse.”

Abbattere? No, concimare

Immagine creata con AI proposta dalla piattaforma WordPress

Quest’anno l’inizio del mese di Ramadan e del periodo della Quaresima sono stati molto vicini: rispettivamente 1 e 5 marzo. Hanno delle caratteristiche comuni, sia nei comportamenti richiesti ai fedeli, sia nei significati sottesi. Quasi dieci anni fa il teologo e biblista Alberto Maggi, proponeva una riflessione il cui senso credo possa andar bene per entrambe le religioni, e anche per le persone di altre religioni o atee che desiderano meditare sulla vita.

“Con il mercoledì delle ceneri è iniziata la Quaresima. Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare.
Prima della riforma liturgica, l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle lugubri parole “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, secondo la maledizione del Signore all’uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo funereo monito, nel quale è completamente assente la novità dell’annuncio evangelico, iniziava un periodo caratterizzato da penitenze e digiuni, da rinunzie e sacrifici, e dalle mortificazioni, più orientato verso il Venerdì santo che alla Pasqua di Risurrezione.
Oggi l’imposizione delle ceneri è accompagnata dall’invito di Gesù “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15). Le prime parole pronunciate dal Cristo secondo il Vangelo di Marco, sono un invito al cambiamento, in un continuo processo di rinnovamento che deve essere il motore della vita del credente. E credere al vangelo significa orientare la propria esistenza al bene dell’altro.
L’uomo non è polvere, e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è chiamata eterna, non tanto per la durata, indefinita, ma per la qualità, indistruttibile, capace di superare la morte, come Gesù ha assicurato: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”; “Chiunque vive e crede in me, non morirà mai” (Gv 8,51; 11,25).
In queste due diverse impostazioni teologiche sta il significato della Quaresima. Mai Gesù ha invitato a fare penitenza, a mortificarsi, vocaboli assenti nel suo insegnamento, e tanto meno a fare sacrifici. Anzi, ha detto esattamente il contrario: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13; 12,7). Ciò che Dio chiede non è un culto verso lui (sacrificio), ma l’amore verso gli altri (misericordia). I sacrifici e le penitenze centrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale, e nulla può essere più pericoloso e letale di questo ingannevole atteggiamento, che illude la persona di avvicinarsi a Dio quando in realtà serve solo ad allontanarla dagli uomini. Paolo di Tarso, che in quanto fanatico fariseo era un convinto assertore di tutte queste devote pratiche, una volta conosciuto Gesù, arriverà a scrivere nella Lettera ai Colossesi che tali atteggiamenti “in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne” (Col 2,23), e per questo non esita a definirli “spazzatura” (Fil 3,8).
La Quaresima pertanto non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni. Per questo l’azione di Gesù non è quella di abbattere l’albero che non porta frutto, ma di concimarlo per dargli nuovo vigore (Lc 13,8), perché lui non è venuto a spezzare la canna incrinata o a spegnere la fiamma smorta (Mt 12,20), ma a liberare nell’uomo le energie d’amore che sono sopite e fargli scoprire forme inedite, originali e creative di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua non solo come pienezza della vita del Risorto ma anche della propria. Così, come i contadini sul finire dell’inverno distribuivano sul terreno le ceneri accumulate nel tempo freddo per dare nuovo vigore alla terra, la Parola del Signore è capace di infondere nuove energie agli uomini.”