
“Come state?”. Le classi sanno che inizio tutte le lezioni con questa domanda e sanno anche che non è una domanda di circostanza: se ci sono delle cose che non vanno le affrontiamo, così come se c’è qualcosa da festeggiare. In molte classi succede che ci sia sempre qualcuno che poi domanda: “E lei, prof, come sta?”.
Così è successo anche oggi in tre classi e, ovviamente, è valso anche per me che quella non era una domanda di circostanza. Per cui ho risposto che sono stati giorni difficili perché ho salutato un caro amico, il compagno di banco del liceo, il compagno di appartamento per un pezzo dell’Università, il marito di un’amica carissima, il confidente di sofferenze e il destinatario di condivisioni gioiose. Ma ho anche detto: “Vi sembrerà strano quello che sto per dire, ma oggi sono felice”.
Ho raccontato che il tuo funerale, Chicco, è stato “bello”, ricco di speranza e d’amore. Ho detto che hai lasciato un messaggio incentrato sulle parole de Il piccolo principe “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Hai commentato queste parole scrivendo: “… sono giunto alla conclusione che per me “relazione” vuol dire lasciare un pezzetto di me nel cuore dell’altro e lasciare che l’altro lasci un pezzetto di sé nel mio. Ecco volevo lasciarvi con questo augurio: che sappiate sempre lasciare un pezzetto di voi in chi incontrerete e che, allo stesso modo, chi incontrerete sappia sempre lasciare un pezzetto di sé nel vostro cuore”.
Mi sono molto commosso. Tu non lo sapevi, ma il saluto finale che lascio alle quinte ogni anno è incentrato su alcune parole dello stesso libro di Antoine de Saint-Exupéry, quelle sull’addomesticarsi:
“”Che cosa vuol dire addomesticare?”.
“È una cosa molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”. “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo… La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano! Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”.
E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!”, disse la volpe, “piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”.
“È vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!”, disse il piccolo principe.
“È certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”.
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.”
Carissimo Chicco, amico mio, ho guadagnato un colore del grano oro intenso che dà un tono caldo, accogliente, caloroso al ricordo che ho di te e ai pezzetti di te che custodisco nel cuore e che continuerò a far vivere nella mia vita in tutti i gesti di affetto.
Stavo per dire, stamattina, che ho perso un amico, ma la sensazione è quella opposta: ho vinto un amico, ho vinto tutte le esperienze fatte insieme, quel mio 2 e quel tuo 3 nel compito di disegno passato a confidarsi (e solo perché tu eri riuscito a mettere anche l’asse delle altezze, mentre io mi ero fermato alla linea dell’orizzonte), gli sguardi ricambiati, i silenzi parlanti, la fede condivisa, la passione per questa vita, quell’ultima interrogazione di inglese su tutto il programma con il bigliettino fronte retro su Ezra Pound in mezzo a un foglio A3, essere testimone del sì tra te e la Do, i tuoi abbracci sempre veri.
Quanto mi piacerebbe regalare queste sensazioni alle ragazze e ai ragazzi che incontro ogni giorno: lo sentite questo amore? la sentite questa amicizia? lo sentite come in amore, in ogni amore, 1+1 faccia 3 e che a un certo punto quel 3 possa tendere a infinito? lo percepite quanto sia meraviglioso, gratificante, creativo, ricco, vitale? lo sentite come vada oltre la morte? lo sentite quanto ne valga la pena?
“Eccola lì la risposta, sempre stata sotto i miei occhi, cosa si vede dunque bene solo con il cuore, l’essenziale? Risposta: i legami, le relazioni”.
Ho vinto un amico che ha vinto la vita.
