Pubblicato in: Gemme, Letteratura, libri e fumetti

Gemma n° 1997

“Ho portato questo libricino. Ne esiste anche una prima versione, scritta dalla terza media allo scorso anno. Mi piace scrivervi quel che mi passa per la testa o quel che mi succede; inoltre lascio sempre degli spazi vuoti perché mi piace commentare e scrivere, magari qualche anno dopo, come si è conclusa una cosa che pensavo di non poter risolvere. Entrambi li custodisco in una scatola dei ricordi insieme ad altri oggetti come biglietti del treno o dell’aereo o fotografie”.

Nel libro Cuori in torment@ ho trovato una frase che bene si abbina alla gemma di M. (classe terza). Scrive Gianfranco Iovino “L’uomo ha due grandidoti: la “parola” per dare suono ai pensieri, e la “scrittura” per darne loro un senso nel tempo.” Aggiungerei anche nello spazio, non solo nel tempo. Quando scrivo mi capita di rendermi conto di dare spazio a dei pensieri che se non avessi provato a scrivere, non avrebbero trovato neppure inizio. Voltaire scrive che La scrittura è la pittura della voce. Mi ci ritrovo molto.

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Gemma n° 1996

“La mia gemma è un guanto: l’ho ritrovato da poco tempo, saranno un mese o due, e lo tengo appeso in camera sul termosifone. E’ un bel ricordo perché lo usavo quando ero piccolo, quando giocavo a calcio. Per tanti anni mio padre non mi ha voluto prendere dei guanti per quando faceva freddo quando mi allenavo, poi un giorno mi ha fatto questo regalo. Io ho sempre perso tutti i guanti che avevo e recentemente ne avevo prese due paia, proprio per non restare senza. Poi ho ritrovato questo, l’unico superstite del paio. Mi ricorda anche un periodo di innocenza, di inconsapevolezza, di dare per scontate tante cose”.

La gemma proposta da C. (classe terza) mi ha fatto pensare al fatto che la ricchezza di molti degli oggetti a cui teniamo risieda nell’attesa che abbiamo vissuto prima di possederli. Il tempo fatto di desiderio, di auspici, di speranza, di sogni è spesso il tempo che permette ad un frutto di trasformarsi da acerbo a maturo. Profuma di buono.

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Gemma n° 1995

“Ho portato una foto di Lignano della scorsa estate: da quando ero piccola ci vado ogni estate, quindi è sinonimo di niente preoccupazioni, compiti, studio. Insomma, un posto felice”.

A differenza di G. (classe prima), ho scoperto Lignano da grande, perché le mie estati d’infanzia sono legate a Grado e poi alla montagna. Ma le sensazioni sono le stesse, precise e identiche.

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Gemma n° 1994

“Oggi ho portato questo anello che mi è stato regalato da mia madre. Me lo ha regalato quando sono andata per la prima volta a Roma dove lei abita. Per me era l’inizio di un periodo molto complicato e non so per quale motivo mi sono affezionata molto a questo oggetto”.

Nel libro Lascia che ti racconti di Jorge Bucay ho trovato le parole giuste per la gemma di G. (classe prima):
“«Maestà» disse l’uomo facendo una riverenza «nel luogo da dove provengo si parla dei tuoi mali e del tuo dolore. Sono venuto qui a portarti il rimedio.» E chinando la testa porse al re un cofanetto di cuoio. Il re, sorpreso e speranzoso, lo aprì e frugò nel cofanetto. Dentro c’era soltanto un anello d’argento.
«Grazie» disse il re in preda all’entusiasmo. È un anello magico?»
«Certamente» rispose il viaggiatore «ma non basta portarlo al dito perché la sua magia faccia effetto… Ogni mattina, quando ti alzi, dovrai leggere l’iscrizione incisa sull’anello, e ricordare quelle parole ogni volta che vedrai l’anello al tuo dito.»
Il re prese l’anello e lesse ad alta voce: «Devi sapere che anche questo passerà».”

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Gemma n° 1993

“Ho portato le punte da danza classica perché rappresentano la mia passione, anche se non le ho usate molto. Le ho utilizzate all’inizio, poi mi sono presto diventate piccole. Il sogno da piccola era danzare sulle punte e riuscire a starci sopra è già un gran risultato: è stato molto più difficile di quanto pensassi!”

Per commentare la gemma di S. (classe prima) riporto la frase di un filosofo che ballerino non è stato pur citando spesso la danza nei suoi scritti, Friedrich Nietzsche: Il ballerino ha le orecchie sulla punta dei piedi.

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Gemma n° 1992

“La mia gemma è un orecchino di perla, uno solo perché l’altro l’ho perso. Non sono i primi in assoluto, ma i primi di cui ho ricordo; avrò avuto 6 o 7 anni e me li ha regalati mia nonna. Li tenevo sempre, un po’ come faceva lei; in più io porto il suo nome. Quindi, questa cosa ci univa tantissimo e io l’ho sempre ammirata per il suo carattere, il suo modo di fare, anche se talvolta era un po’ dura. Un giorno alle elementari, giocando a ricreazione, mi sono accorta di averne perso uno e sono andata in panico, ho persino fatto chiamare mia mamma. Non ero tanto impaurita di far arrabbiare la nonna, ma ero molto dispiaciuta di averlo perso; allora le abbiamo telefonato e mi ha tranquillizata tanto. Ora, anche se l’orecchino è unico, lo indosso qualche volta perché è un regalo di nonna, anche se lei non c’è più: un modo per ricordarmi di lei”.

Commento la gemma di G. (classe seconda) con un breve testo di Alessandro D’Avenia da Cose che nessuno sa: “Nessuna perla è uguale all’altra. Nessuna perla è mai perfettamente simmetrica. E nelle cose di questo mondo meglio tenersi lontani dalla perfezione: la luna quando è piena comincia a calare, la frutta quando è matura cade, il cuore quando è felice già teme di perdere quella gioia, l’amore quando raggiunge l’estasi è già passato. Solo le mancanze assicurano la bellezza, solo l’imperfezione aspira all’eternità.”

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Gemma n° 1991

“Io volevo parlare di mia sorella, la ‘cosa più importante che possiedo’. Lei ha tre anni e mezzo meno di me e condividiamo qualsiasi cosa facciamo, anche se sono cose brutte ce le diciamo anche senza dirle ai nostri genitori. Sappiamo tutto l’una dell’altra, abbiamo un rapporto di fiducia oltre ogni limite e non ho paura di dirle nulla. Sono molto felice ad avere una sorella così, significa che mi vuole tanto bene e quando reputa sbagliata una cosa che ho fatto, mi aiuta a correggerla e io faccio lo stesso con lei”.

Il vocabolario Treccani definisce complicità la partecipazione a un’azione criminosa o colpevole, considerata, in diritto penale, una forma di concorso nel reato. Non mi azzarderei ad accostare questa descrizione al rapporto tra M. (classe seconda) e la sorella. Poi, più avanti, si legge Con senso attenuato, connivenza, aiuto diretto o indiretto in macchinazioni anche scherzose, e sim.: se n’è andata a ballare all’insaputa del fidanzato e con la c. della sorella; anche, perfetta intesa. Ecco, ci siamo. Allora sì, direi che è un buon modo di definire quello speciale legame che lega due sorelle.

Pubblicato in: Gemme

Gemma n° 1990

La gatta Minù è quella a destra

“Ho tre gatti, ne avevo una che durante la quarantena ne ha partoriti due. La gatta, la mamma, è scomparsa da un po’ di mesi ed è lei la mia gemma, un po’ per ricordarla e perché è quella a cui sono stata più affezzionata, anche per l’aiuto che ha dato a tutta la mia famiglia. Durante la quarantena, periodo per nessuno allegro, ho avuto un periodo in cui sono stata male sia fisicamente che psicologicamente, cercavo di isolarmi in camera però lei cercava di entrare, di saltare sulla maniglia della porta, si lamentava se qualcuno a me indesiderato entrava. Se la mandavo via, tornava indietro, dormiva ai piedi del letto anche se non la volevo… Dei gatti si dice spesso che siano apatici, freddi, opportunisti, eppure ho sperimentato altro…”.

Non posso esprimermi sui gatti perché non ne ho mai posseduto uno direttamente, ho sempre e solo frequentato gatti altrui. Però so quanto un animale domestico possa essere parte della vita famigliare, quanti diventi parte delle vicende e delle relazioni che vi si intessono. Grazie a F. (classe terza) per avermene dato un’ulteriore conferma.

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Gemma n° 1989

“Questa canzone è sempre stata come una migliore amica per me, c’è sempre stata nei momenti più bui che siano attacchi di panico o semplice voglia di sentirla. E’ l’unica cosa che riesca a calmarmi in qualsiasi situazione. Ci sono stati giorni in cui ascoltavo soltanto quella, a ripetizione, perché proprio ne avevo bisogno, come negli ultimi giorni, molto bui per me, perché in poco tempo mi sono trovata da sola e ho perso anche una persona molto importante, mio nonno. Questa canzone è stata la mia ancora”.

La gemma di A. (classe prima) è Fine line di Harry Styles. Voglio commentarla con un’altra canzone. E’ un brano che quest’anno compie vent’anni, è dei Tiromancino e fa parte dell’album In continuo movimento. Il titolo è Per me è importante. Non parla direttamente di morte, ma l’ho sempre pensata in riferimento ad una persona amata che non fa più parte di questa vita:
“Le incomprensioni sono così strane, sarebbe meglio evitarle sempre per non rischiare di aver ragione, che la ragione non sempre serve. Domani invece devo ripartire, mi aspetta un altro viaggio e sembrerà come senza fine, guarderò il paesaggio. Sono lontano e mi torni in mente, t’immagino parlare con la gente. Il mio pensiero vola verso te per raggiungere le immagini scolpite ormai nella coscienza, come indelebili emozioni che non posso più scordare. Il pensiero andrà a cercare tutte le volte che ti sentirò distante, tutte le volte che ti vorrei parlare per dirti ancora che sei solo tu la cosa che per me è importante. Mi piace raccontarti sempre quello che mi succede, le mie parole diventano nelle tue mani forme nuove e colorate, note profonde mai ascoltate, una musica sempre più dolce, il suono di una sirena perduta e lontana. Sembrerà di viaggiare io e te, con la stessa valigia in due, dividendo tutto sempre, normalmente. Il mio pensiero vola verso te per raggiungere le immagini scolpite ormai nella coscienza, come indelebili emozioni che non posso più scordare. Il pensiero andrà a cercare tutte le volte che ti sentirò distante, tutte le volte che ti vorrei parlare per dirti ancora che sei solo tu la cosa che per me è importante…”

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Gemma n° 1988

“Ho portato questo libro, Piccole donne di Louisa May Alcott, perché è uno dei miei preferiti ed è quello che mi ha portato alla passione per la lettura, una parte molto importante di me. Quando sono triste o ho dei momenti bui, mi metto a leggere perché riesco a mettere per un attimo da parte la mia vita e a viverne un’altra. Il libro poi tratta di argomenti molto importanti, come la situazione della donna e la sua emancipazione. Ogni volta che lo vedo penso alla prima volta che ho cominciato a leggere e ciò mi dà felicità”.

Che fortunata N. (classe prima)! Io non ricordo il mio primo libro; ricordo il primo libro della consapevolezza. Cosa intendo? Non ero un gran lettore, alle medie e ai primi anni del liceo, mia mamma mi scongiurava di leggere qualcosa e io rispondevo a suon di pagine di Guerin Sportivo e Super Basket… La cosa, chissà perché, non le dava soddisfazione. Ma in 3a liceo il mio prof di disegno e storia dell’arte, Daniele Bucchini, mi consigliò I pilastri della terra. Da lì in poi la corsa non si è mai fermata e ha fatto della lettura una delle mie più grandi passioni.

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Gemma n° 1987

“Quest’anno è stato molto più difficile trovare una gemma non perché non ne avessi ma perché mi sembra quasi che tutto lo sia: dopo due anni di privazioni mi pare di avere tutto e anche oltre. Alla fine ho deciso di portare un pezzo di un libro letto recentemente e che riassume il mio stato d’animo. Parla di un uomo che ad un certo punto della sua vita si guarda allo specchio e si rende conto di non essere lui la persona che vede e decide di partire e fare un viaggio intorno al mondo, un viaggio senza ritorno in cui ricerca la sua natura. Ecco il passo di Come una notte a Bali di Gianluca Gotto:
Trascorri anni a immaginare il momento in cui la tua vita cambierà. Quel momento, però, non arriva. La vita va avanti come sempre, senza sorprese, senza novità, senza grandi emozioni. 
Ma poi, proprio quando ormai credi che nulla possa cambiare, ecco che succede qualcosa di totalmente inaspettato. È il destino? È colpa di Dio? O forse è l’Universo? O è semplicemente il caso?
Dopo anni di calma piatta, ora il mare è in tempesta. Puoi tornare in fretta al porto sicuro che conosci alla perfezione. Oppure farti trasportare lontano dalle nuove correnti.
Così facendo, potresti trovare qualcosa che non riuscivi nemmeno a immaginare nei tuoi sogni più sfrenati.
Potresti scoprire di non aver mai capito niente su di te e di non aver mai amato davvero.
Potresti riacquistare un sorriso che neanche sapevi di avere: quello vero, che nasce dal cuore.
E un giorno potresti ritrovarti sulla cima di un promontorio a Bali.
Di fronte all’immensità dell’oceano.
Felice come non eri mai stato nella tua vita.
Ho scelto questo passo in particolare perché quest’anno avrò la possibilità di fare un viaggio a New York, il primo fuori dall’Italia. E’ anche un sogno che ho fin da piccola quello di andare a New York. Ecco quindi che dopo due anni di chiusure e isolamenti vari mi sembra di tornare a vivere e ciò mi ridà la speranza”.

Le parole citate da C. (classe quarta) mi hanno portato alla mente un passo di Novecento di Alessandro Baricco che ho sempre amato e che mi hanno fatto pensare a quel giorno in cima al promontorio a Bali.
“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave”. Ci rimasi secco. Fran.”

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Gemma n° 1986

“Questo libro mi è stato regalato quando avevo due anni e mezzo da mia sorella nata in quel momento e mia mamma mi ha detto che me l’aveva portato lei nascendo (ovviamente l’aveva preso mamma). Per me è molto importante: come si vede è molto rovinato perché l’ho letto tante volte da piccola e l’ho anche colorato insieme a mia sorella. Glielo leggevo quando, alle elementari, ho imparato a leggere; è il primo ricordo che condivido con mia sorella e abbiamo un bel rapporto”.

Questa la gemma di V. (classe terza). Che belli questi oggetti usati, rabberciati, consunti dal tempo, sdruciti, segnati dal passare dei giorni e delle mani: mi sono sempre affezionato più a loro che a quelli, magari più economicamente preziosi, ma che non si potevano, proprio per il loro valore, toccare. E quindi restavano lì, spettatori delle nostre vite, senza esserne i protagonisti insieme a noi.

Pubblicato in: Gemme, Società

Gemma n° 1985

“Questa foto mi ricorda due cose. La prima non si vede bene, ma intorno al collo ho un cartellino, quello delle gite delle elementari e questa è la prima gita: è stato per me un bel periodo. La seconda cosa è che qui sono a casa dei miei nonni: la nonna ora non c’è più ed ero molto legata a lei”.

Resto stupito da quante gemme tocchino l’infanzia, come questa di M. (classe prima). Personalmente non ho molti ricordi di quand’ero piccolo, faccio fatica a recuperare dalla memoria degli episodi e a distinguere realtà e fantasia. Allora mi affido a quanto scrive lo psicoanalista James Hillman: “La nostra vita non è determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla.”

Pubblicato in: Gemme, Letteratura

Gemma n° 1984

“Ho portato un pupazzetto per me molto importante perché è di quand’ero piccolissima, all’asilo e parte delle elementari. Ogni volta che dovevo fare un viaggio o qualcosa di importante i miei me lo portavano e serviva anche ad avere fortuna. Quando lo vedo penso a qualcosa di felice”.

Questa la gemma di C. (classe prima). Scrive Ted Menton: “Un vecchio orsacchiotto porta con sé una vita di conoscenza ed esperienza, la saggezza del silenzio e l’immobilità nei momenti di grande agitazione. Avere pazienza e saper soffrire – cose che si apprendono quando si appartiene ad un bambino che sta diventando maggiorenne e che sta affrontando lo smarrimento di questo periodo – è ciò che esso sa fare meglio: il vecchio orsacchiotto ha visto la vita attraverso il cuore e gli occhi di un bambino cresciuto fino all’età adulta e forse ha persino accompagnato quell’adulto fino alla fine del percorso.”

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Gemma n° 1983

“La mia gemma è questo ricettario; mi sono avvicinata al mondo della cucina vegetale e negli ultimi mesi sono diventata vegetariana. Ci pensavo da tempo e sono contenta perché nel mio piccolo faccio qualcosa sia per l’ambiente che per gli animali. Il ricettario mi ha dato la spinta in più che mi serviva”.

So che quello portato da S. (classe terza) è argomento piuttosto divisivo; ho cercato on line qualcosa sul libro che ha proposto e ho trovato molta rispondenza anche con il modo gentile e garbato con cui lei stessa ha presentato la sua gemma alla classe. «Ma come si fa a rinunciare a carne e alimenti di origine animale senza sentirsi obbligati o “privati” di qualcosa? La chiave è tutta in una frase scritta da Carlotta Perego nell’introduzione del suo libro Cucina Botanica e che raccoglie l’essenza del suo modo di essere. “Con gentilezza, l’educazione e comprensione. Se continueremo a dividere la realtà in vegani e onnivori, buoni o cattivi, bianco e nero, non andremo molto lontano”. Una vera rivoluzione gentile quella che Carlotta sta portando avanti con dedizione e onestà: “Tutti i vegani hanno pensato: non diventerò mai vegano. Poi accade, e si sta subito meglio. Ma diventarlo non ci rende persone migliori, e non ci mette nella posizione di giudicare o considerare inferiore chi non ha fatto la stessa scelta”. Senza estremismi, si può imparare a mangiare meglio e con piatti che soddisfano e sorprendono anche i palati più esigenti.»

Pubblicato in: Gemme, Letteratura, libri e fumetti, Società

Gemma n° 1982

“La mia gemma è un collage di fotografie. Ci sono: i nonni, i genitori della mia mamma; alcuni amici, uno dei quali non c’è più purtroppo; io, mia mamma e mia sorella; C. e V.; i miei amici più stretti nel giorno del mio compleanno. Loro sono le mie ancore, le persone che mi tengono salda e mi impediscono di finire in balia delle cose che mi toccano personalmente. Ho sentito di portare questa gemma in questo momento perché non è un momento molto buono per la mia famiglia, stiamo attraversando un periodo difficile e queste persone mi stanno tenendo più salda che mai. Devo veramente molto a tutti loro perché mi danno veramente tanta forza e forse non sanno neanche loro quanta me ne diano. Provo per loro un grandissimo senso di gratitudine, mi sento fortunata e anche se qualcuno di loro non c’è più lo sento comunque molto vicino. Penso anche che siano le uniche persone che riescono a sopportarmi e starmi dietro nonostante i miei sbalzi d’umore. Un paio di volte fa la mia psicologa mi ha fatto riflettere sulla frase “la forza del lupo sta nel branco”: credo che la forza dell’individuo stia nel gruppo delle persone che lo circonda e questo è il gruppo che circonda me”.

Mi soffermo sulle ultime parole di S. (classe quarta), quelle della citazione di Rudyard Kipling sul lupo. La frase de Il libro della giungla nella sua completezza recita però così “La forza del lupo è il branco, e la forza del branco è il lupo”. E la cosa mi piace alquanto. Il gruppo è molto importante, ma lo è anche il contributo del singolo al gruppo. Il gruppo è sicuramente una forza per il singolo, ma non può esistere senza singoli. Si tratta di un rapporto di reciprocità da sottolineare.

Pubblicato in: Gemme

Gemma n° 1981

“Ho portato questo braccialetto perché me l’ha regalato mia nonna alla Prima Comunione e lei mi ha aiutato in un periodo in cui non stavo proprio bene. Il braccialetto ha tanti significati, uno per ogni charm. Ad esempio la M rappresenta il mio nome ma anche quello della nonna, oppure il ciondolo con un personaggio di Winnie the pooh è lì perché da piccola amavo questo cartone e mi ricorda la mia infanzia, oppure il cuore con le zampette mi ricorda il cane che ora purtroppo non c’è più ma che mi ha accompagnato nella vita”.

Guardo la foto del braccialetto di M. (classe prima) e osservo tutti gli altri charms e immagino quanta vita contengano, quanti riferimenti, quanta ricchezza, quante relazioni…

Pubblicato in: Gemme, Società

Gemma n° 1980

“Tre settimane fa sono stata a Barcellona: il primo viaggio dopo due anni di pandemia. Prima di questo periodo ero abituata a viaggiare veramente tanto con mia mamma. Ho fatto anche dei viaggi da sola, a studiare inglese in Inghilterra, però la mamma mi ha sempre cresciuta con questa passione; due anni senza salire su un aereo sono stati devastanti. Per Barcellona siamo partite alle 7.00 e abbiamo visto l’alba sul mare; ora, già di mio, quando prendo un aereo piango, beh, lì, l’emozione dell’alba sul mare dall’aereo ha fatto sì che facessi un’ora di viaggio piangendo di felicità. Ho portato quest’esperienza perché mi ha segnato tanto dopo tutto questo tempo. La seconda foto è di Barcellona: sono stata veramente bene dopo tanto tempo. Viaggiare è sempre stato uno staccarsi dalla vita di tutti i giorni. Insomma, ero al settimo cielo”.

Ne ho viste di albe, in attesa di Mariasole le ho fotografate ogni giorno per mesi. Concordo con E. (classe quinta): quelle sul mare hanno un sapore speciale, è come se fossero doppie grazie al riflesso del sole sull’acqua. Uno degli aspetti affascinanti di quel momento è che quella luce, quel calore, quei colori arrivano dalla notte, dal buio. E ciò ce li fa gustare in modo particolare. Un’alba a mezzogiorno non avrebbe lo stesso sapore.

Pubblicato in: Gemme, musica

Gemma n° 1979

“Ho scelto la canzone Margherita di Riccardo Cocciante perché quando ero piccola, fino all’età di 7 anni, mio padre me la cantava sempre la sera prima di addormentarmi, quindi è molto importante per me”.

Questa la gemma presentata da M. (classe seconda, e no, non si chiama Margherita…). Posto che la canzone non è una ninna nanna, evidenzio le parole che tuttavia possono essere riferibili ad un bimbo e avere la caratteristica di un augurio: “Fatti grande dolce luna e riempi il cielo intero, e perché quel suo sorriso possa ritornare ancora splendi sole domattina come non hai fatto ancora”.

Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Gemme, Società

Gemma n° 1978

Non ho nascosto i volti delle persone in quanto la foto è pubblicata con “privacy pubblica” sulla pagina aperta del DUM su Facebook

“Questa foto della scorsa estate rappresenta le due settimane che ho passato come volontario dell’Associazione Dinsi Une Man, un’associazione che aiuta le persone disabili che normalmente non avrebbero l’occasione di andare a fare due settimane di vacanza e che così invece riescono ad andare in spiaggia. Qui eravamo a Lignano. E’ stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita; avevo già fatto una specie di prova di 3 giorni due o tre anni fa, ma fare il passo di diventare un volontario a tutti gli effetti significa prendersi cura di una persona. Ho avuto la gioia di prendermi cura di due persone. All’inizio il pensiero è stato “Due persone sotto la mia cura? Riesco a prendermi a malapena cura di me stesso!”. Poi, più i giorni sono andati avanti, più mi sono sentito a mio agio, anche grazie agli altri volontari che mi hanno sostenuto e dato una mano. Alla fine mi ha gratificato anche che mi abbiano fatto i complimenti per come mi ero comportato nel mio primo anno. Sono state due settimane passate tra momenti seri e momenti di demenza assoluta, due settimane divertenti e di vera felicità che consiglio a tutti (VENITE AL DUM! Abbiamo bisogno di volontari).

Commento la gemma di E. (classe quarta) con un consiglio d’ascolto, un podcast che suggerisco di ascoltare. Si tratta di Le vite degli altri (qui su Spotify), 10 episodi condotti da Alessandro Banfi (20 minuti a puntata circa). Racconta storie di chi dedica il proprio impegno e il proprio tempo agli altri. Da Mattia Villardita, il giovane che veste i panni di Spiderman per i bambini malati di cancro ad Anna Fiscale, la giovane di Verona che lavora con le rimanenze dei grandi marchi della moda. Da Nicoletta Cosentino, donna di Palermo che chiama a riscossa le Cuoche combattenti a Rosalba Rotondo, Preside della scuola di Scampia. Storie che sono esempi di virtù civile e di solidarietà sociale: uomini e donne premiati dal Capo dello Stato Mattarella per l’impegno a favore degli altri. Diceva Italo Calvino che ci sono due modi per sopravvivere all’inferno. Prenderne parte oppure raccontare ciò che inferno non è. Questa serie vuole descrivere, attraverso storie di vita vissuta, la possibilità di bene che è in ognuno di noi. Ai suoi interlocutori Banfi pone sempre una domanda, uguale per tutti: “Fare del bene aiuta anche, egoisticamente, a diventare persone migliori? Fa bene anche a noi stessi?”. Puntualmente la risposta è sì: fare bene agli altri fa stare meglio anche noi, fa vivere meglio anche noi. L’amore condiviso fa crescere l’amore.