“Parigi per me non è stata solo una città, è stata un’emozione continua. Doveva essere il regalo dei miei 18 anni da parte del mio fidanzato, ma alla fine è diventato il regalo più bello anche per me, qualcosa di nostro che porteremo sempre dentro. Siamo partiti senza sapere davvero cosa aspettarci, ma con una voglia incredibile di vivere tutto. In quei 4/5 giorni abbiamo fatto più di 35 mila passi al giorno, sempre in movimento, sempre con gli occhi pieni di meraviglia. Eppure non ci pesava mai: eravamo sempre in giro, con la voglia di vedere tutto, di non perdere neanche un attimo. E la cosa più bella non erano nemmeno i posti, ma come ci sentivamo mentre li scoprivamo insieme. Di giorno inseguivamo ogni cosa da vedere, senza volerci perdere nulla. Ci siamo anche persi tra le strade, improvvisando, ridendo per niente, lasciandoci guidare dal momento. E proprio quella spontaneità ha reso tutto ancora più speciale. Ricordo una sera, eravamo stanchi morti e ci siamo seduti vicino alla Senna, con le luci della Torre Eiffel che si riflettevano sull’acqua. Non stavamo facendo nulla di particolare, ma ridevamo senza motivo. Era uno di quei momenti in cui non serve dire niente, perché senti che è tutto perfetto così. Parigi ci ha regalato emozioni vere: la spensieratezza, la complicità, la sensazione di essere esattamente nel posto giusto al momento giusto. Ogni giorno era diverso, ma tutti avevano qualcosa di speciale. È stato il viaggio più bello che io abbia mai fatto, perché non è stato solo visitare una città, ma viverla insieme. E tornando a casa mi sono sentita diversa, più leggera, con la consapevolezza che certi momenti non passano mai davvero. Rimangono lì, dentro di te, come Parigi”. (N. classe quarta).
“Spesso ho pensato a quando avrei portato in classe la mia ultima gemma, a cosa avrei scritto per chiudere in bellezza i cinque anni passati in questo liceo. Non avrei mai creduto però che la mia ultima gemma l’avrei scritta solo in seconda. Mi piace convivere con l’idea che la vita sia proprio ciò che ci succede quando meno ce l’aspettiamo, ogni imprevisto bello e brutto, ogni scelta fatta con coraggio e con paura. Da poco mi è stata data la possibilità di inseguire la mia più grande passione, la danza, studiando in una scuola di avviamento professionale. A settembre prenderò quella strada, contenta di poter lavorare sul mio sogno, ma mi porterà a cambiare città e scuola, compagni di danza e di scuola. Dietro la felicità c’è sempre un lato triste. Lasciare casa, lasciare la scuola di danza che mi ha cresciuta per 13 anni e mai vorrei separarmi dalla famiglia che siamo. Ma la cosa più difficile è cambiare liceo e lasciare i miei compagni di classe che hanno reso questi due anni leggeri nonostante il peso dello studio. Con loro sono sempre stata me stessa, nel bene e nel male della mia personalità, fin dal primo giorno. Mi hanno fatta ridere e in soli due anni mi hanno regalato bellissimi momenti. Vorrei sapessero quanta importanza ognuno di loro ha avuto per me e soprattutto continuerà ad avere. Per me sarete sempre un bel ricordo” (M. classe seconda).
“Come gemma ho deciso di portare la fede di matrimonio della mia bisnonna, persona alla quale ero tanto legata. È morta pochi anni fa e prima di morire ha chiesto a mia nonna di lasciare a me la sua fede come ricordo per far sì che lei fosse sempre con me anche se non fisicamente, come suo ricordo. Ha aspettato che crescessi abbastanza per darmela e adesso la porto sempre con me” (V. classe seconda).
“Come gemma ho portato un recap dell’ultimo anno, che è stato uno dei più belli ma al contempo anche malinconico. Malinconico perché per me è l’ultimo anno da adolescente, l’ultimo di superiori ed è l’anno in cui la mia vita cambierà e prenderà una strada diversa. È stato un anno particolarmente bello perché sono stata non una ma ben due volte a vedere il mio cantante preferito, più altri concerti di artisti che mi piacciono molto e desideravo di vedere da anni. È stato l’anno della patente, l’anno in cui sono diventata un po’ più indipendente, l’anno in cui ho lasciato vecchie amicizie e riaperto altre che in precedenza si erano chiuse. Ho aggiunto anche una foto con il mio moroso perché, potrà far ridere sentirlo dire da un’adolescente, però lui è la mia costante. Stiamo insieme da più di 4 anni e in tutti questi lui è stato l’unico a non essersene mai andato. Si dice tanto che i ragazzi vanno e vengono ma gli amici rimangono, beh per me è il contrario. Ho scelto anche la foto di casa mia perché è ormai qualche anno che lavoro e do una mano lì, ma nell’ultimo sono veramente entrata dentro questo mondo; nonostante sia un lavoro pesante, trovo sia uno dei più gratificanti anche dal punto di vista umano. Stando dietro il banco, vedendo ogni giorno le stesse persone, poi queste pian piano ti raccontano sempre qualche dettaglio diverso della loro vita e finisci inevitabilmente per affezionarti, che può essere un lato positivo come negativo. Però trovo che in pochi altri lavori si possa instaurare un certo rapporto con i propri clienti e questa cosa non è da sottovalutare . Inoltre, essendo casa mia sono ovviamente molto legata a tutto ciò, ancora di più perché è una cosa che parte da molto molto prima: il mio bisnonno era andato in Argentina a lavorare per guadagnare un po’ di più e quando è tornato ha deciso di comprare il casale, che oggi è quello della foto. Poi, mio padre mi ha raccontato che già mio nonno voleva aprire un’osteria, ma per una cosa o per l’altra non è riuscito a farlo e quindi lui ha in un certo senso esaudito il suo desiderio. Le radici che mi legano a questo posto sono molto profonde e solamente nell’ultimo anno sono riuscita a capire veramente quanto per me sia importante. Inoltre, mi sembra scontato dirlo, ma mi renderebbe orgogliosa un domani prendere in mano l’attività e portarla avanti, e spero di riuscire a farlo” (K. classe quinta).
“Come ultima gemma ho scelto di portare quella più importante di tutti questi anni: il mio cane Whisky. Lo abbiamo adottato nel 2020 ed è arrivato dalla Calabria tramite una staffetta, è stato molto difficile convincere i miei genitori perchè all’inizio non volevano prendere un cane, ma dopo un po’ di mesi ce l’ho fatta. Whisky ha vissuto con me tutti questi 5 anni di superiori e mi è sempre stato vicino, come una persona vera e propria. Ma questa è una cosa che, penso, riescano a capire solo le persone che hanno un animale domestico, perchè la loro presenza è molto più significativa di quanto sembri” (S. classe quinta).
“Questo è il mio blocco schermo e significa molto per me: sono con mio fratello, gli voglio bene più di quanto riesca a dire a parole, anche quando litighiamo. Il bene che provo per te non cambia mai. Anche se non te lo dico spesso sei la persona più importante per me. Ci sarò sempre per te, e spero che un legame come il nostro non si rompa mai” (W. classe terza).
“Chi ti ama ti sbuccia la frutta, chi ti ama ti porta il tè in un pomeriggio freddo di dicembre mentre studi chi ti ama gioisce per i tuoi successi più di quanto lo fai tu chi ti ama ti prepara il tuo piatto preferito dopo una brutta giornata solo per vedere il tuo sorriso, chi ti ama mette la sveglia 10 minuti prima solo per prepararti la colazione, chi ti ama racconta di te come se fossi la sua più grande vittoria, chi ti ama risparmia e si sacrifica per la certezza del tuo futuro al quale forse non parteciperà. Chi ti ama lo dimostra nei più piccoli e silenziosi dettagli, non lo fa in un video, in una foto o con mille parole elaborate ma nella semplice, e forse un po’ banale, quotidianità; è un sentimento che profuma di bucato steso al sole e che si riflette negli occhi, che non riescono a non vedere la versione migliore di te. Quando alle elementari mi hanno chiesto di scrivere un tema sulle mie persone preferite il mio pensiero è subito ricaduto sui miei nonni, delle vere forze della natura. Quella forza che solo crescendo, ho capito che non risiede solo nei muscoli ma nella capacità di restare in piedi nonostante tutto. A voi nonni, che mi avete sostenuto e cresciuto come un figlia, quando dopo intere giornate insieme il papà mi veniva a prendere e io cercavo di nascondermi per rimanere con voi perché anche tutto il tempo del mondo con voi non mi basterà mai. Tutte le estati, le vacanze di natale e di pasqua trascorse nella vostra casa che diventa sempre un hotel per tutta la famiglia, “serviti e riveriti” come dice nonna. È in quel “serviti e riveriti” che nascondete la vostra missione più grande: farci stare bene e al sicuro sempre. In ogni angolo della casa sento l’eco delle risate ma soprattutto delle litigate e il rumore della tavola apparecchiata per tutti. Il mio studio e il mio impegno sono un atto di gratitudine verso di te, nonna. Tu, che hai dovuto rinunciare ai libri, sei diventata la mia lezione di vita più grande. Ogni pagina che sfoglio è un modo per onorare la tua curiosità e la tua intelligenza. Con la tua cucina “a occhio”, i tuoi gelati segreti e la tua pazienza infinita, sai sempre come rimettere insieme i miei pezzi e ricordarmi chi sono. E a te, nonno, devo la strada che oggi posso percorrere. La tua schiena piegata dal lavoro e i tuoi silenzi generosi sono stati il sacrificio necessario per permettermi di sognare. Anche se la tecnologia ti sembra un mondo lontano, insegnarti a usare un telefono è il mio piccolo modo per restituirti un po’ della tua pazienza. Mi resterà sempre nel cuore la tua immagine fissa sul divano alle prese con i cruciverba e quel tuo modo pudico, ma protettivo, di stringermi la mano. Siete il mio tesoro più prezioso: la dimostrazione che l’impegno è un privilegio e che l’amore si manifesta nei piccoli gesti quotidiani, fatti di complicità, fiducia e infinita dolcezza. Ovunque io vada, porterò con me il sapore di quei dolci fatti a caso, il rumore delle penne sui giornali e il calore di quel divano. Spero che un giorno, guardandomi, possiate dire che ne è valsa la pena. Tutto ciò che faccio, lo faccio per voi. Studio, fatico e guardo al futuro con determinazione perché voglio che i vostri sacrifici abbiano il finale che meritano. Perché alla fine, la verità è una sola: chi ti ama come mi amate voi, non ha bisogno di grandi gesti per cambiare il mondo, gli basta restare sulla porta a guardarti partire, sapendo di averti dato le ali per volare più in alto di quanto loro abbiano mai potuto fare”. (V. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una foto molto importante per me. Nella foto ci siamo io insieme ai miei amici ed è stata scattata qualche mese dopo che la scuola iniziasse. È un momento semplice, ma per me molto speciale, perché rappresenta l’inizio di tante nuove esperienze che abbiamo vissuto insieme. Anche se non ci conosciamo da tantissimo tempo, tra di noi si sono creati dei legami davvero speciali. All’inizio eravamo solo compagni che si stavano conoscendo, ma con il passare del tempo abbiamo iniziato a parlare di più, a scherzare, ad aiutarci a vicenda e a condividere molti momenti della nostra vita. Proprio grazie a tutte queste piccole cose il nostro gruppo è diventato sempre più unito. Ognuno di noi è diverso dagli altri, ma è proprio questa diversità che rende il gruppo ancora più bello. Insieme ridiamo molto, ci sosteniamo nei momenti difficili e rendiamo le giornate pesanti più leggere e semplici. Per questo motivo tengo questa foto come sfondo del telefono: ogni volta che la guardo mi ricorda quanto siano importanti le amicizie e tutti i momenti che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere insieme”. (V. classe quarta).
“Quest’anno ho scelto di portare come gemma la mia cagnolina, una presenza fondamentale nella mia vita ormai da cinque anni. Anche se non può parlare, solo la sua presenza riesce sempre a farmi stare meglio e a distrarmi quando non mi sento bene. Nei momenti più difficili della mia vita è stata per me come un sostegno, ogni volta che mi sento triste o giù di morale, lei viene vicino a me per farmi compagnia e consolarmi, quasi come se riuscisse a percepire le mie emozioni. Per questo motivo ha sempre avuto, e continua ad avere, un ruolo davvero speciale nella mia vita” (M. classe quinta).
“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di celebrare le figure fondamentali della mia vita, soprattutto in questo periodo così travagliato. Le mie amiche G, R, I e B: non ci conosciamo da una vita in verità, solo dall’anno scorso, quando sono entrata nella loro classe col cuore colmo di timori e dubbi, ma loro hanno dissipato ogni mia inquietudine con una generosità rara. Sono presenze preziose che mi accompagnano in questo cammino cruciale, la conclusione del liceo, un’avventura che stiamo affrontando unite. Affrontare il liceo non è mai semplice: manca una mappa precisa, un manuale per ogni ostacolo. Eppure, con loro al mio fianco, sento di poter vincere qualsiasi tempesta. Ognuna riveste un ruolo insostituibile nel mio mondo. I. è l’ascoltatrice per eccellenza, quella che placa la mia ansia con la sola presenza, senza bisogno di parole; in lei ripongo grande fiducia e segreti che custodisce con cura, lei é come un’ancora silenziosa che mi restituisce serenità. G., la mia compagna di banco da due anni, è un faro quotidiano: mi salva puntualmente inviandomi le foto dei libri digitali che io mi dimentico sempre. Ma va oltre al semplice rapporto scolastico: è schietta, autentica, ti guarda dritta negli occhi e ti dice le cose come stanno, senza filtri, è una persona sincera e ce ne sono poche come lei. Tra tutte, è lei a scatenare le mie risate più genuine – basta uno sguardo complice per ridere come due sceme sulle cose più varie, e i suoi abbracci, rari ma sentiti, arrivano dritti al cuore. Lei non ripete in continuazione ti voglio bene, ma lo fa capire con i gesti, con la sua presenza, con il suo esserci. B., poi, irradia una dolcezza innata, un calore gentile e radioso che mi avvolge come un rifugio sicuro. I suoi abbracci profumati di vaniglia e quiete sono i migliori, lei trasmette una pace contagiosa. Ammiro molto B. come persona e la stimo tantissimo per la dolcezza d’animo che ha. Infine ma non per importanza , R., la persona più spontanea che io abbia mai incontrato: la ammiro per questa libertà assoluta. Sempre gentile e raggiante con chiunque, priva di malanimo, è un’amica su cui contare ciecamente. R. è come un sole nella vita delle persone e il suo dono speciale? Strapparti un sorriso semplicemente essendo se stessa, un’autenticità che in pochi possiedono. Da due anni, queste quattro colonne della mia quotidianità mi donano equilibrio nei momenti di incertezza, conforto nelle prove più dure e, soprattutto, ilarità assicurata. Non saprei immaginare la mia vita senza di loro: mi sentirei persa, isolata. Eppure, nessuna mi ha mai fatto provare solitudine; al contrario, mi hanno sempre accolta come un tassello essenziale, mai un’estranea. Ed è la prima volta che in tutta la mia vita posso dire di essere veramente parte di un gruppo” (G. classe quinta).
“Dopo tutti gli anni passati insieme, Isotta mi ha insegnato che avere un animale domestico non è facile, e soprattutto non è un gioco. Lei era un cane molto dolce, ma anche irascibile, infatti mi ha morso diverse volte, ma ci volevamo bene. Andavamo a camminare insieme spesso ed era sempre contenta. Non era contenta quando dovevamo farle il bagno, perchè era solita fare disastri. Credo che non prenderò mai più un cane simile a lei, perchè ci sarà sempre una sola Isotta, mi manca certamente sentirla camminare per casa, mi mancherà di meno vedere il bagno allagato ogni due per tre” (B. classe prima).
“Non so bene come iniziare il testo per questa gemma, perché a differenza delle altre, è qualcosa che sento talmente profondamente da non saper bene come esprimerla a parole. Quest’oggi ho deciso di portare come gemma, ciò che in quest’ultimo periodo mi ha dato più di tutto la forza di andare avanti e non rinunciare agli obiettivi che mi ero prefissata: i miei genitori. Potrebbe risultare abbastanza banale come scelta, ma chi mi conosce bene sa che la famiglia per me è un pilastro fondamentale nella mia vita. Pur essendo una frase fatta, racchiude nella maniera più concisa e sostanziale ciò che voglio spiegare e ciò che sento: A loro non devo solamente la vita, ma molto altro: Sono loro che mi hanno dato e continuano tuttora a darmi gli strumenti per capire ciò a cui voglio dare valore nella mia vita, ciò per cui voglio lottare e impegnarmi ogni giorno. Mi hanno insegnato il senso del dovere, del sacrificio, della resilienza, del rispetto e molti altri. Ho sempre ammirato la forza e la volontà di lottare di entrambi, li ho sempre ammirati per come hanno saputo affrontare a superare sempre a testa alta gli ostacoli che la vita gli ha posto davanti, ostacoli che io stessa alla loro età del tempo non avrei saputo affrontare con tale forza d’animo. Immedesimandomi in loro, mi rendo sempre di più conto degli sforzi enormi che fanno ogni giorno. Il fatto di racchiudere nel mio viso i tratti di queste due persone fantastiche mi spinge a guardarmi allo specchio e provare affetto per quello che vedo, e penso che questo non sia solo bellissimo, ma una delle espressioni d’amore più profonde. Quando mi viene detto che le espressioni del mio viso ricordano mio papà, mi si riempie il cuore di gioia. Quando mi viene detto che il mio sorriso è quello della mamma, sento un calore nel petto. Non so bene come descrivere il senso di gratitudine che provo nei loro confronti, ma so che è questo spingermi ogni giorno a dare il meglio di me. Sono grata del fatto di aver sempre avuto la possibilità di sbagliare, di cadere, di fallire, e di girarmi ogni volta per trovarli là, a volte di fianco a me e altre sopra sugli spalti, pronti a guidarmi in questa nuova esperienza che è la vita. Ripeto, è difficile, se non quasi impossibile per me spiegare quello che provo. So per certo che niente potrà mai sostituire il legame che abbiamo: l’umorismo che abbiamo io e mio papà, e che capiamo solo noi, la nostra incredibile somiglianza a livello caratteriale, per esempio per quanto siamo entrambi permalosi, i lunghi discorsi sulla vita che mi permettono di vedere le cose da punti di vista che non combaciano con il mio, i momenti passati a scherzare con mia mamma, le sue ricette sempre nuove e simpatiche, il suo animo sempre scherzoso e leggero e sopratutto la sua indole tenace e coraggiosa. Ma questi sono solo alcune delle qualità che caratterizzano i miei punti di riferimento; spero quindi di essere riuscita a trasmettere la loro essenza nella maniera più diretta. Vi voglio bene”. (S. classe quarta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questo peluche, non tanto per l’oggetto in sé, ma perché è un ricordo della persona che me lo ha regalato. Io e questa persona ci conoscevamo in realtà già da anni, ma all’inizio non mi ci ero trovata tanto perché pensavo fosse troppo fredda. L’anno scorso, però, ho voluto conoscerla meglio e, così facendo, ho scoperto una persona molto profonda, a cui posso raccontare tutto e sempre disposta ad ascoltarmi. Ad essere onesti molte volte tende ancora ad essere un po’ fredda, però mi ha fatto piacere aver potuto conoscere la sua parte più emotiva che spesso cerca di nascondere. Il regalo del peluche, infatti, non me l’aspettavo e mi ha reso felice il fatto che oltre a darmi il peluche mi abbia anche dedicato alcune belle parole che si sentiva venissero dal cuore” (M. classe quinta).
“Come gemma ho portato uno dei regali che la mia migliore amica mi ha regalato per il mio compleanno, cioè un CD. È un regalo molto speciale perché fatto da una persona speciale che mi conosce davvero, e comprende alcune delle mie canzoni preferite e, oltre a quelle, una canzone che ha detto le fa pensare a me e un sonetto scritto da lei. È molto importante per me perché mi fa ricordare che al mondo ci sono persone che tengono a me e, nonostante la distanza, è una delle persone più importanti per me. Quando mi vengono dei dubbi, guardo questi suoi regali e mi ricordo che almeno una persona che tiene veramente a me c’è sicuramente. Nel pacco regalo che ho ricevuto c’erano anche altre cose, ma ho scelto questo perché è il più personalizzato e significativo, ma soprattutto qualcosa di inaspettato che nessuno mi aveva mai regalato prima. Mi fa piacere sapere che ci sono cose che le ricordano me, ed è molto importante per me anche perché considerando la distanza tra noi e il fatto che non ci siamo mai viste dal vivo, è bello sapere di toccare qualcosa che è stato precedentemente nelle sue mani” (D. classe seconda).
“Era il 24 dicembre e stavo facendo una delle mie attività natalizie preferite: impacchettare i regali mentre guardavo un film. C’era quell’atmosfera calda e sospesa che solo la vigilia sa creare, fatta di carta colorata, nastri sparsi ovunque e lucine che brillavano in sottofondo. Il film era “L’amore non va in vacanza”, uno di quelli che per anni mi ero rifiutata di vedere perché convinta fosse la solita commedia romantica prevedibile, ma alla fine mi ha sorpresa. Dopo aver finito il mio “turno da elfo”, stavo sistemando le carte e i fiocchi avanzati quando mia mamma è arrivata di corsa dicendo che c’era ancora un regalo da incartare. Per fortuna ha aggiunto che lo avrebbe fatto lei: per quanto ami questa tradizione, sono anche abbastanza pigra e l’idea di ricominciare da capo non mi entusiasmava affatto. Il giorno dopo, al momento dello scambio dei regali, mia mamma ha appoggiato sul tavolo un piccolo pacchetto (proprio quello della sera prima) dicendo che era per me e per le mie sorelle. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di porgercelo, una dolcezza silenziosa che ho capito solo dopo. Quando lo abbiamo aperto, abbiamo trovato quattro ciondoli: due per le mie sorelle maggiori, uno per lei e uno per me. Separati erano semplici pezzi dorati, ma messi insieme formavano un unico cuore. Appena l’ho visto l’ho indossato subito, quasi d’istinto, come se sapessi che non fosse soltanto una collana. Con il passare dei giorni, ogni volta che lo guardavo, capivo sempre di più che non era solo un oggetto, non era solo un insieme di molecole che casualmente componevano un pezzo di puzzle. Era qualcosa di più profondo: un simbolo concreto di tutto l’amore e di tutti gli insegnamenti che mia madre ha sempre cercato di trasmettere a me e alle mie sorelle. Fin da quando eravamo piccole, ci ha ripetuto che la cosa più importante fosse l’amore. Non solo provarlo, ma scegliere ogni giorno come donarlo: attraverso le parole, nei gesti più piccoli, nella presenza costante anche quando la vita si fa complicata. Io, che sono sempre stata una persona molto riflessiva, non ho mai smesso di pensare a queste sue parole. Nemmeno ora, mentre scrivo. Forse è proprio per questo che quel ciondolo non rappresenta soltanto l’unione tra me, le mie sorelle e mia mamma. Rappresenta il modo in cui questo legame si è costruito nel tempo, con pazienza, errori, crescita e perdono. Ognuno di quei quattro pezzi ha scelto, giorno dopo giorno, di diventare ciò che è oggi, senza mai smettere di far parte dello stesso cuore. Grazie a quel ciondolo — e soprattutto grazie agli insegnamenti di mia madre — ho imparato che l’amore non è qualcosa di astratto o distante. È una scelta quotidiana. Ho capito come amare il mondo attorno a me, come riconoscere la felicità quando si presenta e, soprattutto, come condividerla. Forse è anche per questo che quel ciondolo, oltre a rappresentare l’amore, per me è diventato qualcosa di più concreto: un promemoria. Mi ricorda che la felicità non è per forza qualcosa di straordinario, ma spesso è nascosta nelle cose semplici di tutti i giorni. Quando lo guardo, mi riporta con i piedi per terra e mi fa pensare a ciò che davvero conta, a quello che mi fa stare bene senza bisogno di esagerazioni o grandi gesti. Mi fa pensare a tutto ciò che mi rende felice, come:
La mia famiglia
Napoli ( nome del mio gruppo di migliori amici)
E, E e C (le mie migliori amiche)
I Fratella (nome del mio gruppo di amici dell’Erasmus)
J (campo estivo)
L’odore della pioggia
Camminare sulla ghiaia dopo la pioggia
Osservare l’arcobaleno
Viaggiare
Prendere il treno
Osservare le persone che camminano
Guardare le nuvole
Guardare le stelle distesa per terra con i miei amici
Filosofeggiare
Parlare di cose superficiali e cose importanti durante una serata
Serata con gli amici
Urlare e cantare le canzoni in macchina
Bere il caffè
Bere il té
Ascoltare la musica nei vinili
Musica ad alto volume
Respirare l’aria del fiume
Vedere gli animali liberi nella natura
Rocky (il mio cane)
Leggere
Comprare libri
Vedere i film
Analizzare film/libri
Vedere le foglie cadere dagli alberi
La pioggia
Il mare d’inverno
La luce del sole tra la natura subito dopo la pioggia
L’alba
Il tramonto
Rivedere la mia seconda famiglia che abita lontano e vedere che non è cambiato nullla (campo estivo)
Stare sul bus e vedere le persone attorno a me e pensare che anche se per poco tempo faccio parte della loro vita e viceversa
Annusare i libri
Ridere fino a quando la pancia mi fa male
L’autunno
Il canto degli uccelli
Le camminate
Osservare la luna
I cocchi (miei peluche e compagni di vita)
Studiare
Sentire di sapere
Amare
Conoscere nuove culture
Organizzare eventi
Fare foto per poi fare album
Osservare l’arte e analizzarla Ecco, tutto questo è racchiuso in un pezzetto di metallo.” (B. classe quinta).
“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare un album che mi è stato regalato per il mio compleanno. Ho scelto proprio questo oggetto perché per me ha un valore speciale: è stato un regalo totalmente inaspettato, che ho apprezzato molto poiché è uno dei più significativi che abbia mai ricevuto. All’interno ci sono le lettere che hanno scritto per me i miei genitori e alcuni dei miei amici più importanti. Quando ho iniziato a leggerle non immaginavo che mi avrebbero colpita così tanto, però tutte le parole scritte sembravano così sincere. Leggendole, mi sono resa conto di una cosa molto importante: a volte penso che il mio affetto non sia ricambiato o che io non sia così importante per le persone a cui voglio bene. Invece mi hanno fatto capire che non è così. Anche loro tengono molto a me, anche se magari non sempre lo dimostrano nel modo in cui me lo aspetto. Quindi diciamo che sono rimasta molto colpita, in senso positivo, da quello che è stato scritto. Mi ha sorpresa anche il fatto che mi conoscono più di quanto pensassi. Hanno tutti evidenziato le mie qualità o difetti, o le esperienze che abbiamo fatto insieme, ma mi hanno anche dato consigli preziosi su come affrontare le mie paure e i momenti difficili. Quando ho finito di leggere, in realtà già dalla prima, che era quella di mia mamma, ho pianto, non per tristezza, ma piuttosto per la gioia e per tutte le cose belle che hanno scritto su di me, anche perché sono una persona molto sensibile, quindi diciamo che mi hanno molto commosso. Per questo sono felice di averlo scelto come ultima gemma perché mi ricorda che non sono sola e che ho accanto persone che mi conoscono davvero e mi vogliono bene”. (E. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un oggetto che cercavo da molto e che ho ritrovato solo ultimamente: si tratta del portacarte di mio nonno. Potrebbe sembrare una banalità ma a me ricorda molti episodi della mia infanzia, in particolare quando il nonno e il papà giocavano a scopa e io tenevo i punti su un foglietto. Mio nonno non era un uomo di famiglia, affatto, ma oltre alla casa e al posto di lavoro frequentava l’osteria dove si trovava con i suoi amici per giocare a carte. Essendo una persona riflessiva e taciturna, giocava anche a casa per ore a solitario. Questo portacarte ha un segno distintivo che mi ricorda mio nonno perché lui fumava molto, una volta lo aveva accidentalmente rovinato e da allora è ancora “cisato”. Il mio rapporto con mio nonno non era particolarmente speciale perché si è ammalato ed è venuto a mancare quando ero piccola, ma rimarranno sempre con me quei piccoli gesti che dimostravano il suo affetto nei miei confronti, nei confronti della sua prima nipotina”. (A. classe quarta).
“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare qualcosa che per me non è solo un oggetto o un’esperienza, ma un ricordo diventato simbolo di crescita, amicizia e promesse mantenute. Il 22 agosto 2025 ho assistito al concerto degli Psicologi all’Arena Alpe Adria, a Lignano Sabbiadoro, insieme a una delle mie più care amiche. Ma questa storia inizia molto prima. Tutto risale all’estate della seconda media, quando eravamo ancora due ragazzine entusiaste, fan accanite che sognavano di vedere dal vivo il loro gruppo preferito. Per noi gli Psicologi non erano solo musica: erano parole in cui ci riconoscevamo, emozioni che finalmente qualcuno riusciva a dire ad alta voce. Quando si presentò l’occasione di andare a un loro concerto, ci sembrava un sogno che stava per realizzarsi. Purtroppo, per una serie di inconvenienti, non riuscimmo a prendere i biglietti. Ricordo ancora la delusione, quella sensazione di occasione persa che a quell’età sembra enorme. Ma proprio in quel momento facemmo una promessa: se fossero tornati vicino a casa nostra, non importa quanti anni sarebbero passati, noi ci saremmo andate. Lo avremmo fatto per mantenere la parola data e per rendere felici le “noi” bambine che ci avevano creduto così tanto. Quel momento arrivò a gennaio 2025, quando il duo annunciò le date del nuovo tour. Appena vedemmo che ci sarebbe stata una data vicina, non esitammo un secondo: questa volta non ce lo saremmo lasciato scappare. E così, a luglio, eravamo lì. Non più le ragazzine della seconda media, ma nemmeno così diverse da allora. Cantavamo le stesse canzoni, con qualche esperienza in più sulle spalle e forse una consapevolezza diversa. In mezzo alla folla, tra le luci e la musica, ho capito che non stavamo solo assistendo a un concerto: stavamo mantenendo una promessa, celebrando un’amicizia che è cresciuta insieme a noi. Questa è la mia gemma: il ricordo di un sogno rimandato ma non dimenticato, la prova che alcune promesse meritano di essere custodite nel tempo, e la certezza che, a volte, rendere felici le versioni più piccole di noi è il regalo più grande che possiamo farci”. (G. classe quarta).
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia sorella: la persona più importante che ho. Crescere con lei ha significato avere sempre qualcuno davanti da seguire, qualcuno che mi insegnava le cose anche senza che me ne accorgessi. Non è solo mia sorella: è la persona che c’è sempre stata per me, nei momenti belli e in quelli brutti. È la prima che chiamo quando mi succede qualcosa di importante, sia una cosa bella sia una cosa che mi fa stare male. Con lei posso essere me stessa senza vergognarmi di niente. So che con lei posso parlare di tutto e che ci sarà sempre per me. Da tre anni non viviamo più insieme perché si è trasferita a Milano, e per me non è stato per niente facile. Prima era tutto più semplice: bastava andare nella sua stanza per parlarle, chiederle un consiglio o anche solo stare insieme. Adesso invece possiamo sentirci solo al telefono e ci vediamo poche volte all’anno. E non è la stessa cosa. Mi mancano le cose più normali, quelle che sembrano piccole ma in realtà non lo sono: ridere insieme senza motivo, raccontarci la giornata la sera, condividere le cose di tutti i giorni. Però questa distanza mi ha fatto capire una cosa importante: anche se è lontana, per me non è mai davvero distante. So che c’è sempre e che posso contare su di lei in qualsiasi momento. La distanza non ha cambiato quello che è per me, e non lo cambierà mai. Anzi, mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale nella mia vita. Per me non è solo mia sorella: è la mia migliore amica, il mio esempio e il mio punto fermo”. (G. classe terza).
“Ho pensato tanto a cosa poter portare come ultima gemma e sono stata veramente molto indecisa: l’unica cosa che sapevo fin dall’inizio era che volevo che fosse qualcosa che aveva attraversato tutti i 5 anni e, perché no, tutta la mia vita. Quindi ho deciso di portare questi due anelli. Ovviamente non sono solo due gioielli, ma un ricordo molto molto importante: mia nonna paterna. Nonostante fosse sempre la prima a “dirmi su di tutto” quando facevo qualcosa che non andava, è stata la donna che mi ha cresciuta. I miei hanno lavorato entrambi fino a tardi per quasi tutta la mia vita e quindi era lei che mi portava, mi veniva a prendere a scuola, mi preparava il pranzo, mi teneva il pomeriggio. Lei, come in realtà tutti i miei nonni, è stata colei che mi ha passato quella forte motivazione e dedizione nello studio. È con lei che parlavo di storia come di politica o letteratura. È da quando mi ha raccontato di quanto avrebbe voluto studiare, ma al tempo non ha potuto, che mi ripeto che tutto questo studio lo voglio fare per lei, per “vendicarla”, raggiungere ciò che per lei non è stato possibile a causa della sua situazione economica e familiare del tempo. Tutti i miei nonni sono stati molto importanti, ma lei è stata un po’ più importante perché, alla fine, è grazie a lei se sono la persona che sono oggi, nel bene e nel male” (C. classe quinta).