Gemma n° 2988

Immagine creata con ChatGPT®

“Mi spaventano le cose che finiscono e forse, proprio per questo, ho sempre immaginato lontano questo momento. Devo ammettere che ho rimandato più e più volte la scrittura di questa “gemma”, nella speranza di creare qualcosa di unico. Alla fine, però, ho capito che ogni volta che ne scrivo una mi basta riflettere su me stessa.
Mi sono sentita di intitolare questo documento, “L’ultima gemma della mia vita”, può sembrare drammatico, lo so, eppure l’ho scelto con cura. L’ho chiamato così perché, anche se so che non è davvero un finale definitivo, rappresenta la chiusura di un capitolo importante della mia vita. È “l’ultima” non perché dopo non ci sarà altro, ma semplicemente perché segna la fine di un percorso che mi ha cresciuta, cambiata e definita. È una gemma perché racchiude tutto ciò che sono stata fino ad oggi: pensieri, paure, conquiste e consapevolezze.
Anche se mi è stato detto che non esistono mai finali definitivi, soprattutto perché dopo il liceo inizia la vera e propria storia della propria vita, ho voluto portare come gemma di quest’anno, una riflessione che custodisco da tempo: il fatto di essere cresciuta e di come la consapevolezza di questo mi renda felice e, allo stesso tempo, mi stringa lo stomaco in un modo che non so spiegare.
Quando mi guardo allo specchio, non vedo più la me di cinque anni fa, ma una ragazza grande, pronta a prendere in mano tutto ciò che la vita ha da offrire. Eppure vedo anche una ragazza che ha estremamente paura del futuro che incombe. Poi però ripenso agli anni scorsi, a quanti progressi personali ho fatto e a tutte le persone che mi hanno accompagnata durante questo percorso, e capisco quanto io sia profondamente grata a ciascuna di loro.
Ripensandoci davvero, questi anni di liceo sono stati un continuo intreccio di emozioni contrastanti.
Quante volte li ho maledetti: per le interrogazioni, per le ansie, per le giornate infinite, per la sensazione di non farcela. Quante volte ho desiderato che finissero il prima possibile. Eppure, adesso che sono davvero alla fine, mi accorgo che qualcosa dentro di me già ne sente la mancanza. Mi manca persino ciò che prima mi pesava, perché in fondo è stato proprio quello a costruirmi. È strano rendersi conto che anche le difficoltà, col tempo, assumono un significato diverso e diventano parte del percorso che ti ha fatto crescere.
Ammetto di non sapere bene cosa scrivere in questa gemma, ma sicuramente voglio far trasparire la mia gratitudine attraverso queste parole. Quest’anno ho realizzato tante cose: il modo in cui sono cambiata, maturata, e come abbia lavorato su me stessa, forse anche inconsciamente.
Quest’anno è iniziato all’insegna del cambiamento. Ho capito che, talvolta, l’assenza di una persona può insegnare molto più della sua stessa presenza. Ho capito su cosa concentrarmi e chi sono davvero le persone che mi vogliono bene.
Ho compreso che aprirsi a nuove conoscenze non è la fine del mondo, anzi. Ho scoperto come fare nuove esperienze ti faccia sentire estremamente viva. Ho imparato a trovare un mio equilibrio e a non farmi sopraffare dalle mie ansie e paure le quali, ammetto, a volte ritornano. Ma forse è anche bello così: mi rendono quella che sono, e ho capito che conviverci non è la fine del mondo.
Ho imparato a fregarmene, a dire addio, a essere grata alle piccole cose della vita. E di questo devo ringraziare anche le mie più care amiche, A. e F.: senza di loro probabilmente non saprei come avrei affrontato questi anni. Sono una boccata d’aria fresca nei momenti in cui manca il respiro.
Ho imparato a godermi le cose, o forse ci sto ancora provando. Ho imparato a lasciarmi andare e quanto questo mi abbia fatto bene. Ho imparato che non sono un voto o una brutta giornata di scuola. Ho imparato a non fasciarmi la testa prima di rompermela e anche a non piangere disperatamente subito dopo essermi fatta male, ma piuttosto a cercare una soluzione davanti a un problema, indipendentemente da quanto esso mi possa sembrare enorme.
Di recente ho letto un detto che diceva: “Se sei sicuro, brucia la nave.”
Questo detto nasce da una storia vera.
Nel 1519 Hernán Cortés arrivò in Messico con i suoi uomini. La terra era sconosciuta, il rischio enorme, la paura reale. Molti volevano tornare indietro: il mare era lì, le navi pronte, la via di fuga aperta. Cortés fece una scelta estrema: ordinò di distruggere le navi. Niente ritorno, nessuna alternativa rassicurante. Da quel momento c’era solo una direzione: avanti.
E proprio perché si tolsero il peso del dubbio riuscirono a conquistare. “Bruciare le navi” significa questo: tagliare le vie di fuga, smettere di ancorarsi al passato e decidere, una volta per tutte, dove si vuole arrivare. Per me è anche un monito ad andare sempre avanti, senza restare bloccati a guardarsi indietro. Questo non significa dimenticare ciò che è stato, ma essere consapevoli che ogni esperienza vissuta, bella o brutta, mi ha resa la persona che sono oggi.
Questa idea di distinguere tra ciò che davvero conta e ciò che è solo momentaneo mi riporta a una frase che mio nonno mi ha sempre detto. Non la ricordo spesso, ma ogni volta che riaffiora riesce a fermarmi e a farmi riflettere: quando è brutto tempo è sbagliato dire che è una brutta giornata; è meglio dire che il tempo è semplicemente brutto, perché le brutte giornate sono tutt’altra cosa.
Ho imparato a non avere paura del futuro… scherzo, quello mi spaventa ancora e parecchio;  ma in fondo la vita non va solo pensata: va vissuta. Forse i diciotto anni mi hanno fatto capire quanto le cose che prima davo per scontate siano in realtà meravigliose: le amiche, un abbraccio, un bacio, amare, piangere dalle risate o piangere e basta. Perché, in fondo, sono queste le cose che ci fanno davvero sentire qualcosa e che vanno affrontate, nel bene e nel male, sempre a testa alta.
Oggi sono sicura di poche cose, ma una la so: voglio vivere e respirare davvero.
Negli ultimi anni ho imparato tantissimo e ringrazio infinitamente i momenti che mi hanno fatta cadere con le ginocchia a terra, perché, anche se può sembrare assurdo, sono proprio quelli che ti fanno aprire gli occhi e capire quanto, in realtà, si è fortunati.
Auguro quindi a tutti di avere voglia di crescere, ma senza fretta. Cadete, ma rialzatevi e guardate a testa alta la strada che avete davanti.
Chissà, forse questa gemma potrà servire a qualcuno che la leggerà, o anche semplicemente a me, per ricordarmi chi sono sempre stata, senza però aver mai avuto davvero l’accortezza di vedermi con i miei stessi occhi”.
(A. classe quinta).

Gemma n° 2197

Considero Marracash un punto di riferimento per la generazione z (nonostante non faccia parte di tale generazione) e penso che con l’album pubblicato nel 2021 (Noi, loro, gli altri), si sia di gran lunga superato.
Come spiegato dallo stesso Marracash, il titolo del disco «racconta il momento: siamo una società frammentata, divisa in squadre e fazioni, ognuna con la sua verità».
Tra le canzoni di questo album c’è una piccola perla: Dubbi. È stata la canzone che sin dal primo ascolto mi ha colpita di più. Nel brano, il rapper realizza un’attenta analisi della propria vita a ridosso dei 40 anni, tra successi musicali e soddisfazioni personali, focalizzando la propria attenzione anche su alcune mancanze dal punto di vista affettivo.
Il motivo principale per cui mi ha colpita così tanto, da diventare fondamentalmente la colonna sonora delle mie giornate estive, è quell’indescrivibile capacità di Marracash di raccontare una storia, una storia che emoziona e allo stesso tempo fa pensare” (G. classe terza).

Gemma n° 2001

“Durante i primi mesi di quest’anno scolastico, mi sono soffermata a lungo sulle mie scelte, le mie azioni e sugli ultimi avvenimenti della mia vita.
Noi giovani siamo in quel periodo in cui tutto è un limbo: siamo intrappolati tra il mondo dei ragazzi e degli adulti ed allo stesso tempo facciamo spesso scelte che consideriamo “da grandi” ma che in realtà ci mettono solo più confusione.
In questi ultimi tre anni sono cresciuta molto da questo punto di vista ed ho imparato ad entrare piano piano in questo nuovo mondo, spesso a causa di scelte ingenue ed inconsapevoli che allo stesso tempo mi hanno insegnato preziose lezioni di vita.
Il mondo dei grandi non è mai stato perfetto poiché si parla di responsabilità, maturità, vita lavorativa, soldi, famiglia, casa… Non che sia tanto male, ma alla fine è proprio lì che scopri tante parti di te che neanche conoscevi, ti apri a nuove conoscenze ed esperienze. Questo passo verso una responsabilità sempre più grande è stata una delle paure della mia adolescenza. Tutti dobbiamo affrontare questi problemi ma questo è ciò che un lato della vita ci riserva e dobbiamo godercela nei suoi alti e bassi altrimenti rischiamo di rimanere da soli.
Ma cosa significa stare da soli?
Tutto comincia dalla nostra persona: le nostre relazioni, scelte e giudizi. Siamo noi stessi che ci isoliamo in molte situazioni perché pensiamo che le persone esterne non possano comprenderci. Però stare con la nostra persona ci permette di riflettere sulla nostra vita e soprattutto ci permette di prenderci una pausa dalla vita frenetica di oggi.
Stare da soli può essere benefico come potrebbe diventare un’arma tagliente.
Quest’anno lo reputo veramente un anno dal quale non riesco a prendermi una vera pausa per riflettere. Lo studio, il traguardo sempre più vicino all’esame di fine anno, la corsa all’esame di ammissione per l’università, il COVID e vari problemi familiari.
Tutti gli avvenimenti accaduti si accumulano come piccoli fantasmi che mi svolazzano intorno ed in mezzo a questo disordine vorrei solo riuscire a schiarire le idee e riprendere tutto da zero.
Forse questo mio desiderio sarà possibile tra qualche mese? Aspetto che il futuro me lo dimostri e che io stessa riesca a lasciarmi alle spalle questi pesi senza aver bisogno di portarli come fardelli.”

Accolgo il bilancio-sfogo di H. (classe quinta) augurandole quello che lei stessa auspica a se stessa: un’occasione di reset, uno di quei periodo in cui si ha il tempo per mettere dei punti, dei punti a capo, dei puntini di sospensione, dei punti esclamativi o dei punti interrogativi. Le auguro la punteggiatura dell’esistenza, quella che permette al nostro vivere di essere letto con un po’ più di chiarezza senza che sia esclusivamente un flusso di pensiero continui nel quale rischiare di perdersi.

Gemme n° 78

Ho portato come gemma l’ultimo episodio di una serie tv a cui sono legato anche per il modo di trattare “leggermente” argomenti profondi da un punto di vista etico. Qui c’è il monologo del protagonista poco prima di lasciare l’ospedale in cui ha lavorato. Il dottor Cox è il suo mentore per tutte le 8 stagioni e per lui non aveva mai mostrato affetto. Qui però succede qualcosa di diverso.”

E dopo il primo video G. (classe quarta) ha aggiunto: “L’altra sequenza la sento corrispondente ai miei pensieri attuali: in questo periodo sto pensando spesso a cosa fare della mia vita, all’università… e alle cose che ci lasciamo indietro, magari uscendo di casa. Mi chiedo cosa sarà di noi a livello di conoscenze, persone incontrate ed emozioni provate. Provo a darmi delle risposte: qui il protagonista se ne dà alcune.”

A commento una sequenza tratta da “Il curioso caso di Benjamin Button”: