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Gemme n° 344

Quello che voglio mostrare non è un video dal valore particolare per me, ma ha a che fare con l’attualità. Al di là degli aspetti politici e di attualità, mi piace la frase in cui si dice che ci accorgiamo dei problemi solo quando è troppo tardi e ne siamo investiti; la cosa mi riguarda anche per la vita di tutti i giorni sui miei comportamenti personali.” Questa la gemma di A. (classe terza).
Non è un esercizio facile quello di mantenere l’attenzione su quanto succede nel mondo ed essere sensibili alle sorti degli altri. Vestire i loro panni, calzare le loro scarpe, immedesimarsi in una loro giornata, almeno provare ad assumere il loro punto di vista per capire il sapore che ci resta in bocca…
Chuang-Tzu e Huizi stavano passeggiando lungo la diga delle cascate Hao quando Chuang-Tzu disse, “Vedi come i pesciolini escono dall’acqua e saltano dove gli pare! Questo è quello che davvero piace ai pesci!”
Huizi disse, “Tu non sei un pesce – come fai a sapere quello che piace ai pesci?”
Chuang-Tzu disse, “Tu non sei me, quindi come fai a sapere che io non so quello che piace ai pesci?”
Huizi disse, “Io non sono te, quindi di sicuro non so quello che tu sai. D’altro canto, tu di sicuro non sei un pesce – quindi questo continua a provare che non sai cosa piace ai pesci!”
Chuang-Tzu disse, “Torniamo alla nostra domanda originale, per favore. Tu mi hai chiesto come faccio a sapere cosa piace ai pesci – quindi tu già sapevi che io lo sapevo quando mi hai posto la domanda. Lo so stando qui accanto alle cascate Hao”.”

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L’oceano della verità

Grado febb 2015_0092 fbNon so come potrò apparire al mondo, ma a me sembra di essere un bambino che gioca sulla sabbia del mare e si rallegra se di quando in quando trova un ciottolo più liscio degli altri o una conchiglia più bella delle altre, mentre il grande oceano della verità sta inesplorato dinanzi a lui” (Isaac Newton).

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Gemme n° 139

Ho voluto mostrare il trailer di questo film per due motivi: il primo è l’amicizia, che per me sempre molto importante. Gli amici rimangono sempre fino alla fine. Il secondo è la lingua in cui ho voluto portarlo: sono innamorata della lingua tedesca”. Questa è la gemma proposta da E. (classe seconda). Frank Smith sostiene che “Una lingua ti apre un corridoio per la vita. Due lingue ti aprono tutte le porte lungo il percorso”. Allora, cari miei studenti del linguistico, vi penso con simpatia davanti a molte porte aperte :-

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Gemme n° 7

educazione-siberianaM. ha proposto la seconda gemma. Ha portato in classe due libri: “Educazione siberiana” e “Il razzismo spiegato a mia figlia”. Ha detto “In realtà potevo portare qualsiasi libro: i libri per me sono evasione dalla realtà e mezzo per conoscere altre culture”.

Adoro leggere, chi frequenta assiduamente il blog lo sa. Desidero solo scrivere brevemente cosa mi piace dell’oggetto libro rispetto all’e-book:

  • prima di tutto l’odore, il profumo
  • poi il materiale cartaceo, opaco e ruvido, certamente non lucido e liscioil razzismo spiegato
  • vedere l’avanzamento fisico della lettura, il passare delle pagine e il rumore che fanno
  • il rumore della matita sulla carta mentre prendo un appunto
  • l’estetica: che dire? mi piacciono i rettangoli (i libri quadrati, pochi fortunatamente, non li amo troppo)
  • il dorso consumato dalla lettura e dal tempo.
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Il posto della meraviglia

E’ difficile trovare un oggetto particolare in una strada centrale, lungo un corso, in bella vista in vetrina: “Per ogni cosa c’è un posto ma quello della meraviglia è solo un po’ più nascosto”. L’uomo contemporaneo è abituato al prodotto pronto e servito sul piatto: ciò che costa fatica spesso spaventa e non ci si rende conto che invece la cosa desiderata e bramata, per cui magari si è sofferto e lottato porta la bellezza proprio in quella attesa e in quelle battaglie (“Il tesoro è alla fine dell’arcobaleno che trovarlo vicino nel proprio letto piace molto di meno”). Le imprese, anche quelle che paiono impossibili, non sono precluse, ma è bene sapere quello di cui si va alla ricerca: “Come cercare l’ombra in un deserto o stupirsi che è difficile incontrarsi in mare aperto. Prima di partire si dovrebbe essere sicuri di che cosa si vorrà cercare dei bisogni veri”. La meta deve essere valutata con calma, non è detto che la corsa e la premura siano ideali per questo tipo di viaggio, corriamo il rischio di trascurare l’essenziale: “Ma le più lunghe passeggiate, le più bianche nevicate e le parole che ti scrivo non so dove l’ho comprate. Di sicuro le ho cercate senza nessuna fretta perché l’argento, sai, si beve, ma l’oro si aspetta”. Buon inizio di anno scolastico e… buona meraviglia, sperando non sia troppo nascosta, con “Il negozio di antiquariato” di Niccolò Fabi (La cura del tempo, 2003).

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Kurt, Marilyn, Lenny, Giona

Per me uno dei vantaggi più grandi della rete è la possibilità di ascoltare tutta la musica che voglio. Quando avevo 15 anni non era facile sperimentare nuovi ascolti: potevo solo contare sul giro di amici o piazzarmi con la radio o mtv accese e sperare che passasse qualcosa di interessante. Di certo non potevo permettermi di comprare un vinile o un cd per il gusto di provare: andavo sul sicuro, sulla musica preferita. Oggi sicuramente manca un po’ di affezione agli ascolti, sicuramente si ascolta un disco meno volte, ma si può facilmente sperimentare ed è una delle cose che preferisco fare mentre lavoro a casa. In questi giorni sto ascoltando Brunori Sas con il suo Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi. Questa sera ho ascoltato più volte il brano “Kurt Cobain”: con un titolo del genere non poteva non attirarmi… (tra l’altro quest’anno sono 20 anni che il cantante dei Nirvana non c’è più). Nel ritornello vengono citati Kurt Cobain e Marilyn Monroe, due persone la cui morte è avvolta nel mistero (più o meno montato) e su cui vi è l’ombra del suicidio. Il tema centrale qui è l’insensatezza del successo, la fatica dell’essere sotto i riflettori e di non poter mai spegnerli o abbassarne l’intensità, la falsa sensazione di essere amati da tutti mentre in realtà si è soli: “Ma chiedilo a Kurt Cobain come ci si sente a stare sopra a un piedistallo e a non cadere, chiedilo a Marilyn quanto l’apparenza inganna e quanto ci si può sentire soli e non provare più niente e non avere più niente da dire”. Parole dure che mi portano alla mente “Circus” di Lenny Kravitz, in cui lui si ribella al circo mediatico e al turbine del successo: “che tipo di circo è questo? ma che genere di clown siamo? quando c’è l’ultimo spettacolo? cosa posso fare per liberarmi?”.
Nelle strofe di Brunori ci sono le similitudini: vivere è come volare, come nuotare, come sognare. Ma il senso della canzone non è così semplice e immediato, almeno per me. Nella prima strofa c’è qualcuno che è in difficoltà, che si sente un recipiente senza contenuto, che non si sente protagonista della propria vita, che si sente proprio in fondo alla “classifica” umana; un giorno può succedere che desideri capire se questo sia vero oppure no (“un giorno qualunque ti viene la voglia di andare a vedere, di andare a scoprire se è vero che non sei soltanto una scatola vuota o l’ultima ruota del carro più grande che c’è”). La terribile possibilità del togliersi la vita si legge sia nei riferimenti del ritornello, sia nelle parole “non si può ignorare la voce che dice che oltre le stelle c’è un posto migliore” o “d’altronde non si può tacere la voce che dice che in fondo a quel mare c’è un mondo migliore”. Ma è proprio in fondo alla seconda strofa che si può trovare altro, quello che voglio leggere come un’alternativa: “proprio quel giorno ti viene la voglia di andare a vedere, di andare a scoprire se è vero che il senso profondo di tutte le cose lo puoi ritrovare soltanto guardandoti in fondo”. Conoscersi, sapersi leggere, dare voce alle proprie emozioni, ascoltare i propri pensieri, con sincerità e schiettezza, con serietà e benevolenza, andando dai voli più alti alle profondità più oscure. Lo stesso Brunori afferma: “Il pezzo richiama la necessità di andare “dietro le quinte”, di osservare l’altalena fra profondità e superficie. Addormentarsi felici o soffrire per restare svegli?”.
In sottofondo riecheggiano le parole di Marilyn Monroe: “Una volta celebri, sapete, potete leggere cose sul vostro conto, le idee di qualcun altro su di voi; ma ciò che conta — per sopravvivere, per affrontare giorno per giorno ciò che vi capita — è quel che pensate di voi stessi.”
Infine mi stacco dalla canzone con un personaggio biblico che mi è venuto in mente durante l’ascolto: Giona (di nuovo! Ne avevo scritto poco tempo fa qui). Dal ventre del pesce che l’ha inghiottito si rivolge a Dio e prega così: “Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, l’abisso mi ha avvolto, l’alga si è avvinta al mio capo. Sono sceso alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue spranghe dietro a me per sempre. Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore mio Dio. Quando in me sentivo venir meno la vita, ho ricordato il Signore. La mia preghiera è giunta fino a te, fino alla tua santa dimora. Quelli che onorano vane nullità abbandonano il loro amore.” (2, 6-9).

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Nonostante

s21Ho letto diversi libri e visto diversi film e ascoltato varie testimonianze sui lager nazisti, sui gulag comunisti, sui centri di sterminio cambogiani. Eppure di tanto in tanto compro qualche altro libro e leggo ancora, voglio sapere, voglio conoscere, nonostante mi venga la nausea, nonostante mi faccia star male, nonostante mi venga la voglia di chiudere quelle pagine e pensare ad altro. Oggi ho capito il motivo che sento dentro e a cui fino ad ora non sono riuscito a dare voce, e l’ho trovato proprio in uno di quei libri. Stamattina ho approfittato della bella giornata di sole e mi sono mosso a piedi verso la succursale della mia scuola, quella più distante; essendo, come al mio solito, in anticipo, mi sono infilato in libreria. Ne sono uscito pahncon in mano “L’eliminazione” di Rithy Panh, regista di un film che a volte faccio vedere nelle quinte (“S21. La macchina di morte dei khmer rossi”, 2007). A pag. 25 scrive: “Dunque ho resistito. E’ per questo che la fine di Primo Levi mi amareggia e mi disturba – sì, la parola può sorprendere ma è la verità. L’idea di quest’uomo, sopravvissuto alla deportazione, autore di un grande libro, Se questo è un uomo, senza dimenticare La tregua e Il sistema periodico, che cinquant’anni dopo si butta dalle scale… E’ come se gli aguzzini l’avessero avuta vinta, malgrado l’amore e malgrado i libri. La loro mano ha attraversato il tempo per completare la distruzione, che continua. La fine di Primo Levi mi spaventa.”
Sono parole che mi hanno colpito e che mi hanno fatto pensare che uno dei modi che ho a disposizione per cercare di arginare quella continua distruzione è obbligarmi ad ascoltare, a leggere le parole di chi ha visto e vissuto: nonostante mi venga la nausea, nonostante mi faccia star male, nonostante mi venga la voglia di chiudere quelle pagine e pensare ad altro. No, voglio pensare proprio a quello.

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Vivere il presente

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Solo l’amare, solo il conoscere

conta, non l’aver amato,

non l’aver conosciuto.

(Pier Paolo Pasolini, da Il pianto della scavatrice)

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Come?

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Vi segnalo l’ultimo post del prof. D’Avenia, di cui riporto questo estratto: “Come si fa, ragazzo, ragazza, a raggiungerti dove te ne stai rintanato? Come si fa a metterti sotto gli occhi quella bellezza unica e in costruzione che cerchi a tutti i costi di nascondere tanto fa male non esserle all’altezza? Come si fa a spiegarti che tra gli 80 miliardi di esseri umani che hanno calpestato il suolo non ce n’è uno o una come te? Come si fa a farti credere che sei la tua biografia, ma che sei sopratutto la tua autobiografia? Come posso io insegnante mostrarti sulla mappa geografica del desiderio che le terre di tua conquista sono ancora da scoprire? Come posso aiutarti a costruire il mezzo migliore per raggiungerle? Come faccio a sapere se sei fatto o fatta per una nave, per una bicicletta o per andare a piedi?”

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Perdere tempo per non perdere tempo…

Un articoletto interessante trovato sul sito Fede 2.0

“Noto uno strano fenomeno del nostro tempo.

notizie.jpgLa massa di notizie in circolazione, la mole di informazioni che ci bombardano quotidianamente creano in noi uno strano conflitto: siamo divisi tra il desiderio, talvolta compulsivo, di sapere, di conoscere, insito nella natura umana fin dai primi tempi, e quello di staccare la spina, ricercare il silenzio, isolarsi da tutto e da tutti, aspetto altrettanto essenziale se si desidera una vita equilibrata. Rinchiusi in questa morsa, il più delle volte, intraprendiamo la via mediana, quella di una ricerca disordinata di informazioni generiche, spesso solamente curiose.

Quante volte vi capita di leggere solo il titolo in grassetto degli articoli, oppure vi soffermate frettolosamente sull’inizio dei capoversi per captare qualche parola interessante? Probabilmente lo avete fatto anche con questo articolo, e adesso, colti sul fatto, vi proporrete di rileggerlo dall’inizio. La ragione del vostro/nostro vagare di grassetto in grassetto, di video in video, di foto in foto, spizzicando informazioni, è indissolubilmente legata al desiderio dell’uomo di ricercare COSE BELLE (talvolta semplicemente cose che piacciono) e NON PERDERE TEMPO nel soffermarsi su cose poco interessanti. Ma cosa capita puntualmente? Che “nel mezzo del cammin” ci si ritrovi invischiati nella “valle oscura” della disinformazione, e che catturati dal prurito della stessa, si finisca per passare interminabili minuti senza saziare la sete genuina che spinge a tale ricerca. Capite il paradosso? Perdiamo un sacco di tempo per non perdere tempo!

Il fine è nobile, ma siamo sicuri che dietro questo meccanismo non si nasconda un sottile inganno?

Non sarà che, per soffermarci su tutto, si finisca per dimenticare la ragione del nostro cercare?

O che per cercar perle nelle discariche, ci si dimentichi di queste ultime per iniziare a collezionare ferri vecchi, buste rotte e ciarpame?

Nell’epoca dell’indecisione e delle alternative low cost anche leggere un articolo per intero è un’impresa da eroi. Educarsi a farlo è un buon inizio per ri-scoprire il senso del conoscere, del valutare, dell’approfondire.”

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Il manovale

babele, jovanotti, buon sangue, conoscere, relazioniTerzo personaggio di Buon sangue e secondo riferimento biblico: un manovale che ha costruito la Torre di Babele. Riporto sommariamente l’episodio (Gn 11, 1-9): nei dintorni di Babilonia un popolo che parla la medesima lingua decide di costruire una città con una torre che arrivi al cielo. Durante il tentativo Dio si accorge delle intenzioni degli uomini e, per impedire loro la riuscita, fa sì che inizino a parlare in lingue diverse. Non potendo più comprendersi l’un l’altro demordono. Il manovale parente di Jovanotti non conosce il progetto nel suo insieme, non sa quale sia il fine, semplicemente apporta il proprio contributo mattone dopo mattone. Qui inizia la bella invenzione del cantautore: coi soldi guadagnati il manovale acquista un vocabolario multilingue, sicuramente utile per comprendere gli altri nel momento in cui Dio confonderà tutte le lingue. Ora quel vocabolario è nelle mani di Jovanotti: la comprensione linguistica è sicuramente agevolata, ma capire gli uomini è tutt’altra cosa. La conoscenza dell’idioma non è sufficiente per capirsi, per andare cioè oltre ad un incontro superficiale. Mi viene alla mente una storiella orientale che sul blog è già presente ma che non mi dispiace riproporre: «Un vecchio rabbino domandò una volta ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno. “Forse da quando si può distinguere con facilità un cane da una pecora?”. “No”, disse il rabbino. “Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?”. “No”, ripeté il rabbino. “Ma quand’è, allora?”, domandarono gli allievi. Il rabbino rispose: “E’ quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Fino a quel punto, è ancora notte nel tuo cuore.”»

Un vocabolario per capire gli umani potrebbe far comodo, ma non sarebbe comunque sufficiente a garantirci il buon funzionamento del tutto: un elenco di parole non è la conoscenza di una lingua, l’elenco delle caratteristiche di una persona non è la conoscenza di quella persona. Nulla può sostituire l’incontro diretto che, in ogni caso, non è detto sia sufficiente per affermare di conoscere una persona…

Un parente tra i più antichi era un manovale

nel cantiere della grande Torre di Babele.

Il progetto nell’insieme non lo conosceva,

ma mattone su mattone la Torre cresceva.

ad un certo punto con i soldi del salario

pensò bene di comprarsi un vocabolario:

inglese, spagnolo, turco, arabo, giapponese,

swahili, italiano, greco, indo, russo, portoghese.

Quel dizionario in qualche modo adesso è nelle mie mani,

ma è sempre complicato capire gli umani.

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Sei e sai

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“Nella vita può succedere di tutto, ma ci sono due cose che nessuno ti potrà mai strappare” disse Irene. “Ciò che sei e ciò che sai. Sono come due piante, e finché le coltivi con amore resti libero”.

ENRICO BRIZZI, La nostra guerra