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Gemme n° 395

20160130_111400.jpgHo portato come gemma una gondolina in vetro con dei cuoricini. L’1 ago 2015 ho festeggiato 2 anni insieme al mio ragazzo: mi ha portata a Venezia e a fine giornata mi ha regalato questo oggetto che mi aveva colpito. Ora mi ricorda quella giornata e i momenti belli passati insieme”. Questa la gemma di E. (classe terza).
Commento questa gemma con una frase di Erri De Luca presa dal libro “Tu, mio”: “Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rilevato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto su un gradino mentre gli altri ballano.”

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Gemme n° 190

nuoto

Ho portato la foto di una mia passione: il nuoto. Nell’immagine sono insieme a una mia compagna di classe. Poi ci sono i tesserini per soccorritore e utilizzo del defibrillatore; ora sono in attesa di fare quello da istruttore a 18 anni”. Questa la gemma di G. (classe terza).
Lo scrittore Erri De Luca afferma “I gesti del nuoto sono i più simili al volo. Il mare dà alle braccia quella che l’aria offre alle ali; il nuotatore galleggia sugli abissi del fondo.”

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Gemme n° 42

Si è avvicinata alla cattedra con due libri e una scheda sd F. (classe terza). “Nella scheda ci sono le parole di spiegazione della gemma che può mettere sul blog; qui in classe sarò molto più breve”. Ha mostrato alla classe due libri di Alessandro Baricco Oceanomare e Castelli di Rabbia: “In realtà le due cose che avrei voluto portare erano altre, ma erano intrasportabili in classe. Una è il mare l’altra è il treno”. Ecco il motivo:
“Trovo molto difficile dover scegliere le gemme più belle tra tutte. Se qualcuno mi dicesse così, immediatamente, “ma le prime che ti vengono in mente proprio, dimmi quelle!”, allora penso che risponderei due cose, che sono molto diverse tra loro: il mare, i treni.
oceanomareIl mare, quello che unisce le terre e le separa, che mangia le navi, «Il mare che raccoglie e disperde vite», dice Baricco. Nel mare, per me, c’è la risposta alla vita. Io la chiamo così, una risposta, anche se forse potrei capire qualora qualcuno mi facesse notare che non è esatto definirla così. Dico solo che se c’è un luogo al quale i problemi dell’esistenza non possono avvicinarsi, quello è il mare. Solo nel mare. Sott’acqua ma anche seduti in riva, tra le onde o nel suo rumore, nelle sue curve e nella sua fine, che non finisce mai.
Una cosa così importante, quando la si scopre, bisogna tenersela stretta poi. Ho letto un libro, I pesci non chiudono gli occhi e ho trovato una frase per la quale sono d’accordo in tutto e per tutto con De Luca:
«Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori. Ci sta il mare e ci stai tu. E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua.»
È così. Dal mare non ci si aspetta mai niente eppure ciò che regala, insegna, è così prezioso che sono sicura sia impossibile lasciarlo cadere nell’oblio. Ma che ne sappiamo noi del valore di tutto questo? Non ne sappiamo abbastanza da apprezzarlo, di certo, quindi per tutti il mare è sì bello ma è solo… bello. Forse non lo è nemmeno tutto l’anno, forse solo d’estate, forse d’estate è bello solo quando è calmo, quando non pretende che tu stia lì ad ascoltarlo, a sentire i suoi problemi. Ma cos’è il mare. È un infinito di vita. il mare è vivo. È la mia cura ve lo assicuro.
«Dentro il mare. C’era da non crederlo. L’appestato e putrido mare, ricettacolo di orrori, e antropofago mostro abissale – antico e pagano – da sempre temuto e adesso, d’improvviso, ti invitano, come una passeggiata, ti ordinano, perché è una cura, ti spingono con implacabile cortesia dentro il mare.»
Baricco dice, perché ti ci mandano, al mare? È un mostro, fa orrori, ma ti ci mandano. Allora io ho scoperto perché il mare è una cura. Non lo dirò in questa gemma per due motivi: il primo è che è senza dubbio troppo, troppo lungo da spiegare, il secondo è per il fatto che se mai qualcuno dovesse leggere tutto ciò e volesse provare il mare al posto delle gocce che si prendono in farmacia perché si è troppo stressati, se mai voleste farlo di scoprire perché il mare è una cura, fatelo da soli. Tanto ognuno troverà un aspetto diverso che amerà più di qualche altro in un particolare.
Questo è quanto, e non mi stancherei mai di correre in riva durante una notte di forte pioggia e meglio ancora se arrivasse anche il temporale a fare compagnia a me e al mare.
La mia seconda gemma, seconda ma non meno importante, sono i treni e non solo loro. Le stazioni e le rotaie anche,castelli di rabbia ma i treni.
Da piccola chiedevo sempre a mia madre di andare a vedere i treni. Dai mamma, andiamo a vedere treni. Spaventosa. C’è da preoccuparsi quando una bambina non ha altro per la testa che andare a vedere i treni, e c’è da preoccuparsi quando tutta quella velocità con la quale viaggiano non la spaventa, ma anzi la meraviglia ancora e ancora di più ogni volta. In realtà il loro fascino, il fascino dei treni, è dato dalla loro utilità, dal loro fine. Loro ti portano, dove tu vuoi, mangiano le distanze come se non avessero un briciolo di paura, e io ho sempre avuto paura delle distanze. In realtà io ho paura di molte cose, ma le distanze sono brutte e non si può capire se non si prova. Allora era successo che mi ero innamorata di quelle macchine coraggiose che erano le mie eroine e poi, crescendo, mi ero un po’ allontanata dal mio mito e dalla storia della paura e della lontananza. È da poco, a dire il vero, che i treni sono una gemma, che lo sono di nuovo, voglio dire, e questi mi rendono una sognatrice. Ecco, questo è il motivo di tutto, io sogno tanto grazie ai treni. Ma ve le immaginate, le rotaie, nel loro corso, sempre insieme eppure mai veramente vicine, mai lo saranno, più vicine di così, che potrebbero amarsi alla follia ma lo sanno che il loro destino è quello. Grazie a loro mille ragazzi scappano, mille persone raggiungono i loro amori della vita, mille altre si appoggiano su di esse, due rette parallele, perpendicolarmente ad esse, e aspettano di morire, o di vivere forse. Ma loro non ci possono fare niente, più di farti compagnia e avvisarti, con quelle vibrazioni e subito quei suoni striduli, che arriva il treno. Tanto sono importanti, per me, le stazioni. Di notte soprattutto. Dio, quanto sono belle.
Alcuni frammenti del libro Castelli di rabbia che potrei aver scritto io:
«Meno facile da capire era perché lui, di tanto in tanto, partisse. Non c’era mai una vera, plausibile ragione perché lo facesse, né una stagione o un giorno o una circostanza particolari. Lui, semplicemente, partiva.»
Qui si parla di un uomo che prende il treno quando decide che deve partire. E non si sa dove vada o quanto tempo stia o altro. Io sono come quest’uomo, cioè parto a volte, e non so neanche dove mi piacerebbe andare, ma solo l’idea di salire su un treno e aspettare di arrivare, in silenzio…
«Sui treni, per salvarsi, per fermare la perversa rotazione di quel mondo che li martellava di là dal vetro, e per schivare la paura […]»
E penso che questa frase si commenti da sola.”

Benedetto il momento in cui ho avuto l’idea di fare questa cosa delle gemme! Grazie alle gemme che portate mi è più facile capire le gemme che siete. Suggerisco una citazione e una foto di qualche anno fa: “In quel momento capii che ciò che conta di fronte alla libertà del mare non è avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno che valga tutta quell’acqua d’attraversare” (A. D’Avenia, “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, pag. 180).

Lignano maggio 09 146 copia fb

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Prof! Che libri ha letto in questi tre mesi?

Siccome so che la domanda ci sarà tra quindici giorni, metto qui la risposta insieme alle mie opinioni, con il link alla libreria su Anobii, così se qualcuno vuol chiedermi in prestito qualche libro lo può trovare

Aisha newIl mondo di Aisha. Storie di donne dello Yemen
Di Ugo Bertotti
Finito il Aug 27, 2014
Metti un autore di fumetti nato a Trento e che vive in Romagna (Ugo Bertotti); metti una fotoreporter che finisce in Yemen per raggiungere il marito che lavora per il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Agnes Montanari). E hai questo bel libro che ho divorato in poco tempo. Non l’ho trovato il classico libro di denuncia di lesione dei diritti umani, in particolare di quelli delle donne. Ho avuto per le mani un testo che descrive storie e realtà certamente molto lontane e diverse dalla nostra. E a testimoniare il dato di realtà ci sono anche le foto che fanno capolino tra le vignette (e che chi vuole trova anche qui http://agnesmontanari.photoshelter.com). Emergono i punti di vista diversi. Scrive, nelle ultime pagine Agnes Montanari: “Camminando per le stradine della città vecchia di Sana’a si ha l’impressione di incrociare degli uccelli misteriosi, delle ombre nere, che solo la taglia permette di distinguere. E poiché queste donne non mostrano il viso, elemento essenziale di conoscenza e riconoscimento nelle nostre società occidentali, si conclude rapidamente che esse non esistano”.
Poche righe sotto Aisha afferma: “Qui gli uomini non sono abituati a vedere le donne con il viso scoperto e noi ci sentiamo a disagio. Questo non ha niente a che vedere con la religione”
Conclude la Montanari: “Alla fine del mio soggiorno, il velo per me non esisteva più. Benché coprisse sempre il loro viso, era diventato trasparente. Io sapevo che dietro di esso si celava una donna fatta di carne, di intelligenza e di emozioni.”

RagionevoliRagionevoli dubbi
Di Gianrico Carofiglio
Finito il Aug 26, 2014
Citare o meno un collega avvocato a dispetto delle consuetudini?
Difendere o meno la persona che venticinque anni prima ci ha turbato l’adolescenza?
Andare o meno al di là della possibile ragionevolezza per lasciare spazio a una remota possibilità?
Questi alcuni dei dubbi dell’avvocato Guerrieri nel terzo romanzo della serie di Carofiglio, di cui apprezzo sempre lo stile e le scelte musicali e letterarie citate.

armataL’armata dei sonnambuli
Di Wu Ming
Finito il Aug 22, 2014
La scrittura del collettivo per me è sempre piacevole. Ho trovato eccessivi lo spazio e il rilievo dati al magnetismo e al mesmerismo, mentre mi è piaciuto tuffarmi nell’atmosfera confusa, complessa, oscura della rivoluzione francese, del periodo del terrore. La sensazione più netta che mi ha accompagnato durante la lettura di tutto il libro è la possibilità del ribaltamento delle sorti: da vittima a carnefice, e viceversa, in un amen. Bella l’idea della strutturazione dei capitoli in atti e l’intercalarli coi documenti.

ad occhiAd occhi chiusi
Di Gianrico Carofiglio
Finito il Aug 11, 2014
Non mi ha deluso il secondo libro di Carofiglio che vede per protagonista l’avvocato Guerrieri: sempre scorrevole, avvincente, piacevole. Amo poi le numerose citazioni discografiche (se poi son vinili meglio ancora) e letterarie; a volte le uso come sottofondo per la lettura. Mi è molto piaciuto l’incipit dedicato allo smettere d fumare, o meglio, al non smettere di fumare.

frannyFranny e Zooey
Di J.D. Salinger
Finito il Aug 6, 2014
Lettura molto piacevole quella di questo breve romanzo. E’ diviso in due capitoli, ma preferisco scinderlo in tre dialoghi: quello tra Franny e Lane, quello tra Zooey e la madre, quello tra Franny e Zooey. Il primo è quello che amo di più, vivace e frizzante. Il secondo è quello che più mi ha colpito, tutto ambientato nella ristrettezza di un piccolo bagno. Il terzo è quello che rileggerei per complessità e profondità.
Riporto una chicca: “Non dirmi che Mosè lo sapeva. Era un brav’uomo, era sempre in contatto col suo Dio e via di seguito: ma è proprio qui il punto. Lui doveva tenersi in contatto. Gesù invece capì che non c’era separazione da Dio.”
Alto il numero di sigarette e sigari accesi in questo libro, alto anche quello di sigarette e sigari consumati senza essere fumati con i loro aspiranti fumatori persi dietro a pensieri e parole capaci di conquistare il lettore e inchiodarlo alla poltrona. Il modo in cui scrive Salinger merita da solo la lettura.

le scelteLe scelte che non hai fatto
Di Maria Perosino
Finito il Aug 2, 2014
Vi sono libri che se vengono letti in determinati periodi della propria vita, possono dire molto. Dalle recensioni molto positive che leggo qui su “Le scelte che non hai fatto”, immagino che questo non era per me il periodo giusto per leggere questo libro. L’ho trovato noioso e devo ammettere che se non fosse stato per la brevità, ne avrei abbandonata la lettura che ho condotto sbuffando non poco. Letta la presentazione, avevo delle aspettative che non hanno trovato soddisfazione. Alcuni passi divertenti come anche il personaggio di Orsetta, ma nulla più.

la reginaLa regina scalza
Di Ildefonso Falcones
Finito il Jul 29, 2014
Un altro tuffo in un periodo storico del passato. Questo è quello che cercavo nell’ultimo libro di Falcones. E l’ho trovato. Secondo me è sempre notevole la capacità di questo scrittore di far entrare il lettore nelle atmosfere che racconta. Pare proprio di essere lì, di percepire il calore di quella strada, il puzzo di quelle fogne, il suono di quella musica. Non nascondo di essere andato alla ricerca di musica gitana mentre scorrevo le pagine del libro. Non mi ha affatto deluso.

il puntoIl punto di vista del cavallo. Caravaggio
Di Vittorio Sgarbi
Finito il Jul 23, 2014
Quando finisco un libro pensando felicemente “Dimmi qualcosa di più” è un ottimo segno. Scritto in modo semplice, si porta dietro la comodità delle immagini, senza costringere a ricerche su internet. Amavo già Caravaggio, ora ho aggiunto motivi alla mia passione. Infine, prediligo il Vittorio Sgarbi cartaceo, rispetto a quello televisivo.

dentiDenti bianchi
Di Zadie Smith
Finito il Jul 14, 2014
E’ un libro ricchissimo. Di personaggi, di atmosfere, di episodi, di fantasia, di freschezza, di contrasti, di conciliazioni. Si passa da frasi folgoranti come questa “Mi ha sentito, signore mio? Non abbiamo la licenza per i suicidi, da queste parti. Questo posto è halal. Kosher, capisce? Amico, se ha veramente intenzione di morire qui, tempo che prima dovrà essere svuotato di tutto il sangue” a passi profondi come questo: “In sé il dolore è solo Dolore. Ma Dolore + Lontananza può essere = Intrattenimento, voyeurismo, interesse umano, cinéma verité, una bella risatina di pancia, un sorriso pietoso, un sopracciglio inarcato, un disprezzo contenuto”. Immigrazione è l’argomento centrale, ma vi si parla anche di religioni, fondamentalismi, famiglia, adolescenza, memoria, ricordo, radici, origini, convivenza, nuove città, scienza, etica. Un libro che tratta di melting pop, essendolo.

maleMale – È possibile vivere senza il male?
Le domande della filosofia, 4
Finito il Jun 27, 2014

testimoneTestimone inconsapevole
Di Gianrico Carofiglio
Finito il Jun 26, 2014
L’ho letto tutto d’un fiato, sono rimasto incollato alle pagine. Scrittura gradevolissima, sia la parte giallistico-giudiziaria, sia quella sulle relazioni del protagonista e il suo approfondimento psicologico. Fa venire voglia di leggerne subito un altro. Uno dei passaggi preferiti: “Ci si affeziona anche al dolore, persino alla disperazione. Quando abbiamo sofferto moltissimo per una persona, il fatto che il dolore stia passando ci sgomenta. Perché crediamo significhi, una volta di più, che tutto, veramente tutto finisce”.

i comandamentiI comandamenti. Io sono il Signore Dio tuo
Di Massimo Cacciari, Piero Coda
Finito il Jun 25, 2014

libertàLibertà – Quando si è davvero liberi? (Le domande della filosofia, 2)
Finito il Jun 25, 2014

 

il mondo

Il mondo di Anna
Di Jostein Gaarder
Finito il Jun 22, 2014
Una grandissima delusione questo nuovo libro di Jostein Gaarder, lontano anni luce dalla freschezza de “Il mondo di Sofia” e dalla fantasia de “L’enigma del solitario”. Se non fosse stato per la brevità del romanzo non penso sarei arrivato alla fine. Argomenti deboli e trama inconsistente, scontatezza e banalità. Purtroppo è uno dei libri più brutti e inutili che abbia letto negli ultimi anni. Il pensiero che ho avuto mentre procedevo nella lettura è stato: “Se non fosse a firma di Jostein Gaarder, un libro del genere sarebbe stato difficilmente pubblicato”. Tuttavia, il piacere che ho provato nel leggere altre opere dello scrittore norvegese mi spinge a dargli un’altra possibilità. Speriamo…

illmitzIllmitz
Di Susanna Tamaro
Finito il Jun 15, 2014
Ho scoperto solo alla fine del libro che si trattava dell’opera prima di Susanna Tamaro. E sono contento che l’abbia pubblicato. L’ho trovato accattivante e intrigante, con dei passaggi letterari molto belli: ho assaporato il puro e semplice piacere di leggerli (“Mi accontentavo di vivere la vita come una persona che mangia distratta”). E mi sono immedesimato molto in alcune parti, forse per le mie estati d’infanzia passate in mezzo a campi e vigne. L’ho trovato un bel viaggio introspettivo. Ecco, se dovessi trovare un elemento che non mi ha molto convinto è quello dei sogni raccontati, a parte l’ultimo…

il bordoIl bordo vertiginoso delle cose
Di Gianrico Carofiglio
Finito il Jun 13, 2014
Un uomo cerca di trovare il se stesso presente attraverso un viaggio fisico e mentale nel suo passato. Una storia narrata in seconda persona che si sdoppia fin dall’inizio tra un adulto di Firenze, scrittore diventato famoso per un unico libro pubblicato, e un liceale di Bari, invaghito della prof di filosofia. L’adulto si mette in viaggio verso Bari, alla ricerca della propria famiglia, delle amicizie, degli amori, del vero se stesso che fa fatica a trovare, mascherato nel passato, un po’ come fa fatica a trovare se stesso nel proprio presente di autore di libri sotto pseudonimo. Va alla ricerca di una nuova possibilità, ponendosi sul “bordo vertiginoso delle cose”, come se solo quello potesse essere il luogo del coraggio, delle scelte. Afferma un’amica del protagonista: “Nelle settimane precedenti mi ero detta continuamente che ero stata stupida, che avevo sprecato la mia vita e che se fossi potuta tornare indietro mi sarei comportata in modo diverso. Ed ecco che ero tornata indietro e avevo una possibilità, ma questo significava anche una responsabilità”. Gli auguro di trovare finalmente una meta, dopo tanto cercare, “Dopo l’ultima pagina, quando il romanzo finisce”.
Per me vi sono spunti e passaggi interessanti, ma è come se il libro incarnasse lo spirito del suo protagonista: una possibilità mancata, un’occasione persa.

bizzarrieBizzarrie della provvidenza
Di Erri De Luca
Finito il Jun 9, 2014
Classica e ormai periodica uscita di De Luca (a volte, forse, lui o l’editore potrebbero raccogliere un po’ di materiale in più per farci risparmiare qualche soldino…). Il libro è diviso in due parti, lo stesso vale per il mio giudizio: la prima, “Bizzarrie della provvidenza”, con una premessa e sette poesie, mi è molto piaciuta, come mi capita praticamente ogni volta che De Luca tocca personaggi e temi di cultura biblica; la seconda, “Gli improvvisi”, con venti poesie, non sono riuscito ad apprezzarla. Da qui si deduce il motivo delle due stelle. Tuttavia, c’è sempre, per me, un valido motivo per leggere De Luca, se non altro per chicche così:
La terra siamo noi
fatti di argilla
e di un soffio venuto da lontano
a riempire e poi scappare via.”
PS: la citazione, peraltro, è contenuta nella seconda parte del libro 🙂

107107 storielle di Žižek
Di Slavoj Zizek
Finito il Jun 8, 2014
Mi aspettavo di più da questo libro. Qualche spunto interessante, di cui l’autore, mi par di aver capito, è un divulgatore e non l’autore. Forse ci sono dei sottintesi che non sono in grado di cogliere e che non mi hanno permesso di cogliere la piena portata dell’opera (o forse dovrei semplicemente rivolgermi alle altre opere di Žižek). Avrei apprezzato qualche esplicitazione filosofica in più e qualche ripetizione in meno.

letteraLettera di una sconosciuta
Di Stefan Zweig
Finito il Jun 6, 2014
Un piccolo capolavoro, scritto benissimo, l’ho divorato lentamente, se si può dire. E’ una storia che si svela lentamente, pagina dopo pagina, giorno dopo giorno, anno dopo anno, non come l’amore che racconta, che si incendia immediatamente e si autoalimenta continuamente. E’ la storia di un’attesa che, seppur soddisfatta, resta attesa di un riconoscimento che non ci sarà mai: “L’indomani all’imbrunire ero di nuovo in umile attesa davanti alle tue finestre, in attesa, come lo sono sempre stata per l’intera mia esistenza, davanti alla tua vita che mi era preclusa.”

pallinePalline di pane
Di Paola Mastrocola
Finito il Jun 5, 2014
Begli scorci, bei passaggi, belle idee. Questo mi porterò dietro di “Palline di pane”. Di certo non mi porterò dietro, anzi, sono felice di aver abbandonato, l’antipatia di Emilia, la protagonista del romanzo, che mi dà l’impressione di un’eterna inconcludente che fa propria una delle frasi del libro: “L’arte di rimandare le scelte, possibilmente di non farle mai: sottile convinzione, deliziosa, che poi all’ultimo qualcosa o qualcuno intervenga a provocarla la scelta, a renderla in qualche modo obbligatoria. Bontà delle scelte oggettive. O della necessità: molto meglio i fatti necessari, rispetto a quelli volontari o casuali”.
Spesso mi capita di essere d’accordo con il punto di partenza dei personaggi della Mastrocola, molto meno con il punto d’arrivo. “Ma noi non chiediamo più nulla ai figli, neanche «come stai». Abbiamo paura di disturbare. Di interrompere il loro sonno chiamato giovinezza. Quando gli chiediamo di studiare, siamo patetici. Glielo chiediamo così, perché si fa, perché ci è rimasto dalla tradizione che un figlio deve studiare, ma non lo sappiamo più bene neanche noi perché; e loro lo sentono che glielo chiediamo senza uno scopo, sentono che dietro quella richiesta c’è il vuoto. Perché in fondo non c’è più niente che vogliamo da loro. I miei genitori invece lo sapevano bene, i miei volevano che io andassi avanti, che io li superassi. Continuare la loro corsa, ecco; loro si fermavano a un certo punto perché di più non potevano, e a me chiedevano di oltrepassare quel punto. Era molto chiaro. Ed era anche molto commovente. Si piangeva il giorno della laurea, ad esempio. Si piangeva di una commozione che aveva in sé tutto: mio padre piangeva perché per lui era un sogno che la figlia di un operaio si laureasse in Lettere e Filosofia; mia madre piangeva perché aveva passato la vita a badare a me, in casa tutto il giorno a fare, come si dice, la casalinga e a risparmiare persino sull’aria che si respirava; e io piangevo perché non lo so, mi sembrava di avere il mondo in mano e che sarei diventata non so cosa.” Ho letto due volte questo passo perché sentivo che in me c’era qualcosa che suonava rotto… Mi sono immedesimato nell’unica delle due esperienze che fino ad ora ho vissuto sulla mia pelle: quella di figlio. E mi son detto: dipende da che genitori hai… Se tuo papà ha vinto il Nobel per la letteratura e tua mamma quello per la medicina, hai voglia a superarli… Fuor di facile banalizzazione: a che punto i genitori hanno collocato l’asticella del superamento? A che punto si sono fermati per fissare il sorpasso? E’ lì, immagino, che il genitore può dimostrare di essere veramente in gamba: spronarti, stimolarti, pungolarti ma desiderare per te, essenzialmente, il tuo essere felice, reale ed autentico, al di là dell’altezza dell’asticella e del punto di sorpasso.

Pubblicato in: Etica, Letteratura, musica, opinioni

Cercavo semplicemente l’amore

Chi frequenta spesso e assiduamente queste pagine sa che amo leggere più libri in Matrimonio Cate e Vince_0088fb.jpgcontemporanea. Leggo quello che mi va nel momento in cui decido di leggere, ed avendo una psiche instabile devo tenere aperte più porte. A volte capita che la domanda posta in un libro trovi tentativo di risposta nelle pagine di un altro. In “Il principio passione” Vito Mancuso cita Lucio Dalla:

“Vorrei seguire ogni battito del mio cuore

per capire cosa succede dentro

e che cos’è che lo muove

da dove viene ogni tanto questo strano dolore.

Vorrei capire insomma che cos’è l’amore

dov’è che si prende, dov’è che si dà”.

Due giorni dopo aver letto queste parole, mi sono imbattute in quelle di Erri De Luca in “Il contrario di uno” (un libro che, tra l’altro, mi ha deluso parecchio): “Più della libertà ho aspettato il minuto bollente in cui quattro labbra sospendono il respiro e si mischiano per gustare se stesse attraverso altre due e si confondono per appartenersi”. Vi ho ritrovato il Simone tra i 16 e i 20 anni, alla costante ricerca della persona da amare. Un’immagine era costantemente presente nei miei sogni ad occhi aperti: una ragazza di spalle davanti a me con le mie braccia che la racchiudevano in un abbraccio. Non vedevo un volto preciso, non la identificavo in una persona specifica. Cercavo semplicemente l’amore, molto più di altre cose. Fino a quando, nella vita reale, quella ragazza si è voltata…

Pubblicato in: Etica, Letteratura, Scuola

Due specie di terra

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Scrive Erri De Luca in Tre cavalli: “Ci sono due specie di terra… Una ha l’acqua di sotto, si fa un buco e affiora. È terra facile. L’altra dipende dal cielo, ha solo quella fonte. È magra, ladra, capace di rubare acqua al vento e alla notte, e appena ne ha un poco la spende tutta subito in colori trattenuti nel midollo dei sassi e mette forza di zuccheri nei frutti e butta profumo da sfacciata. È terra di cielo asciutto” . Vi ho letto molto del mio lavoro, delle mie relazioni. A pensarci bene, vi ho letto molto del mio carattere…

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Letteratura

Tutto diverso

amore, relazione, de luca, barbery, uno, due, coppiaMassimo è stato un mio studente al liceo Magrini di Gemona. Pochi giorni fa mi ha scritto su fb chiedendomi un consiglio per uno scritto che doveva buttar giù per un matrimonio. Io gli ho inviato poche parole di Erri De Luca e di altri, lui ha pensato a “L’eleganza del riccio”. Ne sono uscite queste parole che mi ha dato il permesso di pubblicare:

“E poi è successa una cosa, verso le 5 io e Kakuro siamo scesi giù alla guardiola, abbiamo preso l’ascensore insieme, senza dirci niente. Aveva un’aria stanchissima, ho pensato: è così che si esprime la sofferenza sui visi buoni. Non si manifesta, appare solo una grande stanchezza. Chissà se anch’io ho l’aria stanca.

A ogni modo io e Kakuro siamo scesi in guardiola, ma attraversando il cortile ci siamo fermati di colpo tutti e due nello stesso istante: qualcuno si era messo a suonare il piano e sentivamo benissimo quello che stava suonando. Era un pezzo classico, credo fosse Satie, non sono proprio sicuro, ma non importa.

Non ho esattamente un pensiero profondo al riguardo. So solo che ci siamo fermati di colpo tutti e due e abbiamo respirato lungamente, lasciando che il sole scaldasse i nostri visi e ascoltando la musica che giungeva da lassù.

Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita è così: molti momenti duri, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E’ come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai. Sì proprio così, un sempre nel mai.

E allora mi è venuto da dirti di non preoccuparti, che non mi lascerò andare e non brucerò un bel niente.

Perché d’ora in poi, per te, andrò alla ricerca dei sempre nel mai. La bellezza qui, in questo mondo.

E poi ora saremo in due, nessuno sarà uno, uno sarà l’uguale di nessuno e l’unità consisterà nel due.

Perché quando siamo in due, cambia tutto, cambia nome pure l’universo, diventa tutto diverso”.

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Tra appetito e sazietà

Ieri pomeriggio ho terminato di leggere “Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete”, il libro curto da Marinella Chirico che ha raccolto le parole di Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza. Una delle cose che più mi hanno colpito dell’astrofisica toscana è la continua sottolineatura sulla semplicità della vita, sulla felicità che proviene dalle piccole cose quotidiane: “c’è chi desidera solo quello che può avere, come me, e chi invece è perennemente insoddisfatto. Questo fa la differenza: l’atteggiamento verso la vita” (pag. 72).

E mentre ho ancora nella mente queste parole, ecco che mi imbatto in un passo dell’altro libro che sto leggendo (porto sempre avanti più letture contemporaneamente, scelgo a seconda dello stato d’animo in cui sono). Si tratta di “Aceto, Arcobaleno” di Erri De Luca, pag. 22-23: “Miseria di città, anch’io la ricordavo. Nel banco di scuola delle elementari noi figli di benestanti avevamo la nostra merenda comprata al mattino. Gli altri aspettavano che passasse il bidello a distribuire loro la “refezione”, un pane e una cotognata. Uno alla volta andavano alla cattedra a ritirare dalla mano del maestro il cibo atteso. Tornavano al loro posto guardandosi i passi. All’ora permessa la mangiavano con un gusto così intenso da spingere qualcuno di noialtri bambini a chiedere lo scambio del proprio pane e cioccolata con il loro vitto. Ma bisognava ottenere in baratto anche il loro appetito e il bisogno di quelle merende d’elemosina per poterci affondare i denti con la stessa felicità feroce.”

E allora mi sento in quella zona collocata tra la piccola-grande soddisfazione quotidiana di Margherita e l’appetito che non può mai venir meno di Erri: un appetito che non mi fa sentire sazio di felicità, e una soddisfazione che mi fa apprezzare le gioie della vita.

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Oltre ogni ragionevole speranza

8529806402_5e22c98a83_b.jpgDa Virgilio, passando per De Luca, fino alla Bibbia, sfiorando Leopardi in poche righe. Si può? Ci si può provare…

Da poco ho finito di leggere il libro Alzaia di Erri De Luca. Uno dei passi che mi hanno maggiormente colpito è il seguente:

“Una salus victis: nullam sperare salutem, una sola salvezza per i vinti: non sperare alcuna salvezza. Così dice Enea raccontando il suo scampo alla rovina di Troia. E’ il coraggio di chi ha smesso ogni speranza e si lancia nella mischia con mente sgombra da ogni futuro. L’insurrezione degli ultimi ebrei nel ghetto di Varsavia può reggere esempio di questa condizione. Ci sono momenti estremi in cui i vinti sperimentano una terribile pace interiore nel più grande pericolo. Per grazia ricevuta di non sperare più.”

E adesso mentre rivedevo i tweet più recenti sono capitato su un articolo di Antonio Pitta scritto per Avvenire, di cui riporto alcune frasi:

“Il mito di Pandora racconta che quando il suo vaso fu aperto per diffondere ogni genere di male nel mondo, nel fondo rimase soltanto elpis, la speranza. Sono trascorsi duemila anni dall’inizio della fede cristiana, ma la concezione rassegnata e striata di pessimismo sulla speranza rimane ancora fra molti credenti in Cristo. L’illusione delusa del «sabato del villaggio» accompagna la nostra visione della speranza. Nutriamo sempre una certa diffidenza sulla speranza poiché il timore di essere delusi nelle attese è vivo più del suo desiderio… La speranza riceve dalla fede un fondamento sicuro; e soltanto una fede capace di attraversare la prova approda nella speranza. La prova non è quella dell’invisibile con gli occhi del corpo, ma del visibile con quelli della mente. Per questo non ciò che vediamo è oggetto della speranza, bensì quanto non vediamo, ma continuiamo a credere. La prova dell’amore è quella che nasce dalla fede e approda nella speranza, poiché senza cadere in forme di fideismo, l’amore tutto crede e, senza lasciarsi irretire nell’illusione, l’amore tutto spera. Qui sta la fondamentale differenza tra la speranza di origine greco-romana e quella di origine ebraico-cristiana: la prima è fondata sul desiderio, mentre la seconda si radica nella fede.”

Buone libere riflessioni 🙂

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Nessuna geometria

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“Pensa: nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera, c’è il pigreco, ma per la figura della vita non c’è quadratura” (Erri De Luca, Il peso della farfalla).

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Il riassunto dell’intelligenza

Ieri sera, verso le 22.30 ho iniziato a leggere “Il peso della farfalla” di Erri De Luca, verso l’1.00 l’ho terminato. Intanto in tv stava passando il film su Alessandro Magno. A pag. 25 De Luca scrive:

“Sono scarsi i sensi in dotazione alla specie dell’uomo. Li migliora con il riassunto della intelligenza. Il cervello dell’uomo è ruminante, rimastica le informazioni dei sensi, le combina in probabilità. L’uomo così è capace di premeditare il tempo, progettarlo. E’ pure la sua dannazione, perché dà la certezza di morire”.

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Noi bussiamo alla soglia

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I primi soldi di quest’anno 2013 mia moglie ed io li abbiamo spesi in una libreria: spero sia di buon auspicio. Tra i nove libri portati a casa ho iniziato a leggere “Tu, mio” di Erri De Luca e sono rimasto affascinato, tra le altre cose, da queste parole:

“Non ho avuto intimità col fondo, con quelli che s’immergono coi fucili. Nicola non sapeva nuotare e mi ha trasmesso il rispetto per il fondo. Si ottiene dal mare quello che ci offre, non quello che vogliamo. Le nostre reti, coffe, nasse, sono una domanda. La risposta non dipende da noi, dai pescatori. Chi va sotto a prendersela con le sue mani la risposta, fa il prepotente col mare. A noi spetta solo la superficie, quello che ci sta sotto è roba sua, vita sua. Noi bussiamo alla soglia, al pelo dell’acqua, non dobbiamo entrare in casa sua da padroni.”

Mi sono venute in mente le relazioni tra le persone, le prepotenze che talvolta si manifestano senza il rispetto per le varie profondità che si custodiscono dentro gli uomini, le violenze di piegare gli altri ai propri fini e alle proprie aspettative. Mi sono venute alla mente le parole di Henri Nouwen che sembrano essere quasi un controcanto di accoglienza verso chi si ama: “A volte immagino che il mio intimo sia come un posto irto di aghi e di spilli. Come accogliere qualcuno se non vi può riposare pienamente? Un cuore agitato di preoccupazioni, rabbia e gelosia, causa delle ferite a chi vi entra. Devo creare in me una zona libera per poter invitare gli altri ad entrare e a guarire… Ciò significa una interiorità dolce e non un cuore di carne e non un cuore di pietra, uno spazio dove si camminare a piedi nudi” (Al di là dello specchio).

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Letteratura

Due

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“Quando saremo due saremo veglia e sonno

affonderemo nella stessa polpa

come il dente di latte e il suo secondo

saremo due come le acque, le dolci e le salate,

come i cieli, del giorno e della notte,

due come sono i piedi, gli occhi, i reni

come i tempi del battito

i colpi del respiro.

Quando saremo due non avremo metà

saremo un due che non si può dividere con niente.

Quando saremo due, nessuno sarà uno

uno sarà l’uguale di nessuno

e l’unità consisterà nel due.

Quando saremo due

cambierà nome pure l’universo

diventerà diverso.”

Due – Erri De Luca