Guarda caso

puntualita_discos.jpgGuarda caso il 19 marzo, giorno della messa di inizio pontificato, il Corriere pubblica il libro “La Chiesa di Francesco”… Guarda caso il libro è di Vittorio Messori, puntualissimo…  Avevo scritto che mi mette tristezza quello che scrive quest’uomo; aggiungo ora che mi mette tristezza quello che fa quest’uomo; spero di non arrivare ad aggiungere altro.

Francesco

Bergoglio.jpgHo atteso le ore piccole della notte per stendere sulla pagina bianca del pc le parole che cercano di dar voce a quello che ho sentito e pensato stasera in modo profondamente personale. Non sempre lascio spazio sul blog alle intime riflessioni, soprattutto ai miei pensieri di fede. Come tanti stasera ero davanti alla tv. Al nome Bergoglio la testa è andata alla lezione fatta in classe sui papabili, quando ho raccontato del conclave del 2005 per presentare questo cardinale argentino e quando ho detto il mio parere sulla difficoltà della sua elezione vista l’età. Pertanto in me c’è stata la sorpresa innanzitutto. Poi è venuto il momento del nome scelto: Francesco. E questa è stata la volta della meraviglia. E mi sono goduto gli attimi, fatti di tante istantanee.

Ho visto un papa non giovane ma fresco e semplice, inizialmente imbarazzato, quasi ingessato che ha salutato con un semplice “Fratelli e sorelle buonasera” e che poi si è sciolto; e ho notato che non ha indossato la mantelletta rossa.

Ho visto il primo papa provenire dal continente sudamericano, “sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo”, e ho visto in questo un segno di apertura alla chiesa universale.

Ho visto un papa, ma soprattutto un vescovo: e vi ho visto un segno di collegialità e vi ho vista esaudita la sete di un pastore da parte della gente.

Ho visto un papa che vuole essere in cammino insieme al suo popolo per percorre le strade della fratellanza e dell’amore.

Ho sentito un papa parlare di evangelizzazione e ho pensato che se ciò significa far innamorare la gente di Gesù Cristo il cammino sarà bello.

Ho visto un papa che ha chiesto, prima di benedire i fedeli, che i fedeli pregassero Dio per lui: “Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il Vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica. La preghiera del popolo che chieda la benedizione per il suo vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”. E l’ho visto chinarsi in silenzio.

Alla fine l’ho visto chiedere nuovamente il microfono perché non voleva andarsene senza salutare “Vi lascio, grazie tante dell’accoglienza, e a domani, a presto, ci vediamo presto, domani voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo”.

Ho ripensato al nome scelto, ho pensato ad Assisi e ho rivisto la chiesa di san Damiano, l’eremo delle carceri, la porziuncola…

Mi sono guardato dentro e vi ho letto la speranza, che per un credente significa resurrezione.

La visione aspetta l’immagine

Cappella Sistina.jpg

O uomo che vedi anche tu, vieni –

Sto invocandovi “vedenti” di tutti i tempi.

Sto invocandoti, Michelangelo!

Nel Vaticano è posta una cappella, che aspetta il frutto della tua visione!

La visione aspetta l’immagine.

Da quando il Verbo si fece carne, la visione, da allora, aspetta.

La stirpe, a cui è stata affidata la tutela del lascito delle chiavi,

si riunisce qui, lasciandosi circondare dalla policromia sistina,

da questa visione che Michelangelo ci ha lasciato –

Era così nell’agosto e poi nell’ottobre, del memorabile

anno dei due conclavi,

e così sarà ancora, quando se ne presenterà l’esigenza

dopo la mia morte.

All’uopo, bisogna che a loro parli la visione di Michelangelo.

“Con-clave”: una compartecipata premura del lascito delle chiavi,

delle chiavi del Regno.

Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine,

tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio.

E’ dato all’uomo di morire una volta sola e poi il Giudizio!

Una finale trasparenza e luce.

La trasparenza degli eventi –

La trasparenza delle coscienze –

Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni

al popolo –

Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius.

(Giovanni Paolo II, Trittico romano)

 

Badabum!

Badabum! Perché sono parole che fanno rumore queste di don Aldo Antonelli, parroco ad Antrosano e coordinatore di “Libera” per la Provincia dell’Aquila. Sono prese da L’Huffington Post.

175377_2925984_PULIZIABAS_12223333_medium.jpg“Amarezza e rabbia, indignazione e disappunto. Disgusto e una voglia matta di rivolta. Il vocabolario non è sufficiente a tradurre tutti i sentimenti che, in negativo, travagliano l’animo di un parroco di periferia. Le cronache di questi giorni hanno dell’incredibile che rasentano l’assurdo. Ormai è di dominio pubblico: l’aria mefitica della corruzione, dei giochi di potere, di pratiche persino criminali, di degrado morale, di malcostume appesta i palazzi vaticani e richiede urgente un’opera di disinfestazione e di pulizia generale, nella presa di coscienza e nella trasparenza generale. Aprire le finestre e cambiare aria! E invece cosa succede? Ci si chiude a riccio: si pone sotto secreto la relazione dei tre saggi, si schermano i telefoni, si oscurano perfino le finestre della Cappella Sistina, si perquisiscono i Cardinali, e si minaccia addirittura la scomunica a chi volesse twittare con l’esterno. La “città posta sul monte”, perché sia visibile a tutti e a tutti faccia luce, diventa un bunker sotterraneo più adatto ai topi che a persone libere e risorte. I “Pastori” che dovrebbero guidare il popolo in un cammino di crescita e di responsabilità vengono rinchiusi, chiavistellati (“cum-clave” da cui la parola “Conclave”), come scolaretti indisciplinati e incapaci, da tenere a bada.

Agli inizi del terzo millennio, in un mondo adulto ed emancipato, la chiesa continua imperterrita e mantenere una struttura d’altri tempi e che oggi non ha più alcun senso, anzi, si è invertita nel suo controsenso. Il conclave è nato e si è strutturato tale per tenere i cardinali indipendenti e liberi dai condizionamenti e dalle intrusioni del potere invadente e prepotente dei Re e degli Imperatori. Oggi questa stessa struttura invece che assicurare libertà al collegio cardinalizio, tiene i cardinali sotto tutela, come fossero degli incapaci; li tiene prigionieri.

Siamo agli antipodi di quella chiesa-comunità cui il Maestro aveva ordinato il linguaggio della schiettezza: «Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno» (Matteo 5,37). E’ stato censurato anche il Vangelo dalla sue narrazioni scomode che nessuno più ricorda ed è stato messo sotto silenzio perfino il suo Maestro: «Non abbiate paura. Nulla v’è di coperto che non debba essere svelato e nulla di nascosto che non debba essere conosciuto. Ciò che dico a voi nelle tenebre, proclamatelo nella luce; ciò che udite nell’orecchio, annunciatelo sui tetti» (Matteo 10, 26-27). «C’è un tragico paradosso in cui si dibatte la coscienza cattolica: l’istituzione per merito della quale ancora oggi nel mondo continua a risuonare il messaggio di liberazione di Gesù è governata nel suo vertice da una logica che rispecchia proprio quel potere contro cui Gesù lottò fino ad essere ucciso. Questa è la condizione paradossale e a volte tragica dell’essere oggi, e non solo oggi, un cattolico». Così scriveva il teologo Vito Mancuso nel suo ultimo libro Obbedienza e Libertà. «Il paradosso, lo precedeva Ortensio da Spinedoli su Adista Documenti n. 47/2011, è che le moderne società civili si reggono da due secoli sui principi evangelici (libertà, uguaglianza e fraternità), riscoperte da “senza-Dio”, mentre la Chiesa, che proviene dal vangelo, continua a poggiarsi sui canoni dei regimi assolutistici che il vangelo condanna». Nella Chiesa la diplomazia double-face si è mangiata la trasparenza e la paura ha esiliato il coraggio. In questi ultimi anni si è fatto di tutto per riportare indietro le lancette dell’orologio: laici imbavagliati, teologi senza tutela, vescovi in libertà vigilata, iniziative locali bloccate, centralismo forsennato. Le conseguenze catastrofiche di questa “politica” neoconservatrice sono davanti gli occhi di tutti: l’atmosfera è pesante, carica di tensioni, colma di risentimento. Il grande slancio spirituale si è spento, frenato dagli interdetti, paralizzato dai giuramenti, polarizzato dal grandi scenografie e dalle lussuose liturgie.

La liturgia ha cancellato la profezia. Dai non più sacri palazzi si vorrebbe i cristiani come un popolo di “colli storti”, per dirla con la felice espressione del grande Bernanos. Ma così non è…; e non sarà! Molti sono coloro che quotidianamente amano e lottano in e per una Chiesa Altra, così come emergeva dal Vaticano II: una Chiesa più attenta a lavare i piedi dell’umanità che non preoccupata di curare le vesti che porta addosso.”

Ricapitolando

Un articolo di Luca Rolandi per ricapitolare quel che ci aspetta.

sede vacante.jpg“E’ iniziato il periodo di interregno. E’ naturalmente diverso dal solito, perché dopo oltre 650 anni, con un Papa ancora in vita, ma solo emerito, dopo la clamorosa rinuncia. In ogni caso ora «dovrà essere convocato, da coloro a cui compete» il Conclave per l’elezione del nuovo Papa. Dalle 20 di giovedì 28 febbraio, oltre al pontefice, hanno cessato l’esercizio dei loro uffici il segretario di Stato, i prefetti, i presidenti e i membri di tutti i dicasteri curiali. Mantengono l’incarico solo il penitenziere maggiore – oggi il cardinale Manuel Monteiro de Castro -, il cardinal vicario per la diocesi di Roma (Agostino Vallini) e il cardinale arciprete di San Pietro (Angelo Comastri). Non decade dall’ufficio neanche il Camerlengo, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha sigillato l’appartamento pontificio, preso possesso del Palazzo Apostolico, e ora cura e amministra, col consenso dei cardinali nei casi più gravi, i beni e i diritti temporali della Santa Sede.

Lunedì 4 marzo alle 9.30 è convocata la prima Congregazione generale. I cardinali cominceranno a riunirsi nell’aula nuova del Sinodo per le Congregazioni generali – per le consultazioni pre-conclave. A questa assise partecipano tutti e 209 i porporati che compongono il collegio cardinalizio sotto la presidenza del cardinale decano, Angelo Sodano. Saranno loro a decidere il giorno di avvio del conclave, come stabilito dallo stesso Benedetto XVI nel recentissimo Motu proprio Norma nonnullas del 22 febbraio scorso. Il giorno dell’inizio del Conclave, presumibilmente lunedì 11 marzo, i cardinali saranno attesi al mattino nella basilica di San Pietro per la celebrazione della Missa Pro Eligendo Romano Pontifice presieduta dal decano. Di pomeriggio, solo gli elettori in abito corale si recheranno in processione cantando il Veni Creator dalla cappella paolina verso la Cappella Sistina allestita per l’occasione e “bonificata” da qualsiasi mezzo audiovisivo e tecnologico. Al Conclave possono entrare solo i cardinali con meno di ottant’anni: in tutto 117. Al momento dovrebbero essere 115 i confermati. Il cardinale Sodano, avendo superato questo limite d’età, non vi potrà partecipare come non potrà farlo il vice-decano Roger Etchegaray. In conclave svolgerà quindi il compito di “decano” il più anziano dei porporati dell’ordine dei vescovi, Giovanni Battista Re.

“Conclave” viene dal latino “cum clave” per indicare che i cardinali resteranno chiusi a chiave nella cappella Sistina finché non sarà eletto il successore di Benedetto XVI. Il voto sarà a scrutinio segreto, e i cardinali non possono avere con sé telefonini, tv, radio né portatili. Innanzi tutto il cardinale diacono sorteggia tre Scrutatori, tre Revisori e tre Infirmarii (ossia gli incaricati a raccogliere i voti di eventuali “infermi”). I Cerimonieri consegnano almeno due o tre schede bianche a ogni elettore, poi abbandonano la Sistina. Ogni cardinale compila la scheda, la piega a metà e, tenendola sollevata, si reca all’altare. È qui che giura di aver votato per «colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto» poi depone la scheda su un piatto e la fa scivolare nel calice-urna. Terminato il voto, gli scrutatori verificano che le schede corrispondano al numero degli elettori passandole da un calice a un altro. Quindi si procede allo scrutinio davanti all’altare. I Revisori controllano e solo in seguito le schede vengono bruciate. Una fumata nera dal comignolo della cappella Sistina indica che non è stata presa una decisione. Si vota a oltranza: per l’elezione del Papa servono i due terzi dei voti (limite reintrodotto da Benedetto XVI nel 2007).

Durante il periodo delle votazioni, che si tengono appunto nella cappella Sistina, gli elettori risiedono nella Domus Sanctae Marthae, un edificio moderno costruito proprio per questo scopo. Fra un luogo e l’altro i porporati possono spostarsi in pullman o a piedi, posto che non possono in alcun modo essere avvicinati da estranei. A partire dal 34esimo scrutinio si va al ballottaggio tra i due cardinali più votati, ma sempre con la maggioranza dei due terzi. Quando finalmente un candidato raggiunge tale risultato, dal comignolo della cappella Sistina esce una fumata bianca: insieme alle campane è il segnale che il Papa è stato eletto. La folla attende trepidante in piazza San Pietro mentre il nuovo pontefice viene vestito per essere presentato ai fedeli. Il cardinale protodiacono – incarico ricoperto dal francese Jean-Louis Tauran – darà a quel punto lo storico annuncio: «Habemus Papam!». Sarà allora che il nuovo pontefice si affaccerà dalla loggia su piazza San Pietro.”

Un record duro da battere

La storia del Conclave più lungo e … anomalo… Da Vatican Insider.

conclave-Viterbo-1277.jpgCi fu una volta, quasi otto secoli fa, che un conclave, il primo della storia con questo nome perché il primo in cui i cardinali vennero chiusi a chiave (clausi cum clave), durò circa tre anni così da restare il più lungo della storia della Chiesa, oltre che famoso per lo scoperchiamento della sala del palazzo arcivescovile di Viterbo, dove i cardinali erano riuniti, per spingerli a decidersi. Per la precisione si ebbe una Sede vacante di 1006 giorni, conclusa il primo settembre del 1271 con l’elezione di Tebaldo Visconti (arcidiacono di Liegi che era allora, tra l’altro, in Terra Santa per la Crociata) che prese il nome di Gregorio X e fu incoronato a marzo dell’anno dopo, al suo ritorno a Roma. Non sorprende quindi che due anni dopo, durante il Concilio di Lione, questi promulgasse la costituzione apostolica «Ubi periculum», documento con cui la Chiesa istituisce ufficialmente il Conclave e ne stabilisce regole durissime, poi cambiate con tempo.

Alla morte di Clemente IV, il 29 settembre del 1268, i cardinali, in tutto 17, erano divisi in due partiti, 7 o 8 filofrancesi e filoangioini, o guelfi, e una decina, due dei quali morirono durante il conclave, filotedeschi, o ghibellini. Tale divisione non era però la sola. I cardinali erano ulteriormente divisi e contrapposti per ragioni diverse, da quelle famigliari ad altre più personali, in almeno quattro fazioni, il che rendeva assolutamente difficile un qualsiasi accordo, che richiedeva comunque una maggioranza di due terzi degli elettori. O meglio, capitava che forse ne potessero trovare uno, come quando il cardinale Ottaviano degli Ubaldini propose l’elezione al papato di Filippo Benzi, priore generale dei Servi di Maria in odore di santità, il quale però, appresa la notizia, rifiutò tanto onore e responsabilità scappando di nascosto per andare a chiudersi in una grotta sul Monte Amiata che ancora oggi porta il suo nome. Pare che anche Bonaventura da Bagnoregio, settimo successore di San Francesco d’Assisi come generale dell’Ordine Francescano, abbia rifiutato in modo netto la sua possibile elezione.

A Viterbo nel frattempo la storia proseguiva il suo corso e accadevano anche fatti significativi come l’assassinio il 13 marzo 1271 per mano del cugino Guido di Montfort, Vicario per la Toscana di Carlo d’Angiò, di Enrico di Cornovaglia, nipote di Enrico III d’Inghilterra, durante una Messa nella chiesa di San Silvestro nel periodo di sosta viterbese del corteo funebre che riportava in Francia i resti di Luigi IX (morto a Tunisi nel corso dell’ottava crociata). La città, col passare del tempo, non ne poteva più e il Podestà Alberto di Montebuono assieme al Capitano del Popolo Raniero Gatti, interpretandone lo sdegno e per sottrarre i cardinali alle forti pressioni esterne, il 1° giugno 1270 ordinarono la chiusura delle porte della città e chiusero i cardinali nella grande sala di quello che oggi si chiama Palazzo dei Papi per costringerli a decidersi. Dopo pochi giorni, per mostrarsi ancora più decisi, fu ordinato di ridurre le porzioni di cibo e di scoperchiare buona parte del tetto dell’aula in cui erano i porporati, cui in seguito furono comunque aperte anche le altre sale del palazzo, così che andarono avanti per ancora più di un anno. E, comunque, per giungere alla decisione dovettero alla fine delegare a una commissione, composta di sei cardinali elettori, il compito di scegliere il nuovo Papa, i quali trovarono sorprendentemente l’accordo, su quello che sarebbe diventato Gregorio X, in sole due ore.

Twitter al Conclave

Vista stamattina in alcune classi, presa dalla rete

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Anticipo?

Scrive Alessandro Speciale su Vatican Insider:

“Il Papa sta prendendo in considerazione la pubblicazione di un Motu Proprio, nei prossimi papa, conclave, benedetto xvi, elezione papagiorni, ovviamente prima dell’inizio della Sede Vacante, per precisare alcuni punti particolare della Costituzione apostolica sul Conclave (Universi Dominici Gregis, ndr) che nel corso degli ultimi anni gli erano stati presentati”. L’annuncio è arrivato a tarda mattinata da parte del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dopo l’anticipazione di questa mattina di Vatican Insider. Il direttore della Sala Stampa vaticana precisa però di non sapere se papa Ratzinger “riterrà necessario od opportuno fare una precisazione sulla questione del tempo dell’inizio del Conclave. Se e quando il documento verrà pubblicato lo vedremo”. Per Lombardi, le precisazioni del Motu Proprio potrebbero riguardare “qualche punto di dettaglio” come la “piena armonizzazione con un altro documento che riguarda il Conclave, cioè l’Ordo Rituum Conclavis”, che regola le preghiere e le formule recitate per l’elezione di un nuovo papa. “In ogni caso – ha concluso il portavoce vaticano – la questione dipende dalla valutazione del papa e se vi sarà questo documento verrà reso noto nel modo opportuno”. Durante un briefing che si è tenuto questa mattina in Vaticano, il Vice Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Ambrogio Piazzoni, ha spiegato che, alla luce della legislazione attuale, “se i cardinali arrivano a Roma prima dei 15 giorni di attesa previsti non c’è più nulla da attendere”, ed in tale caso la riunione dei cardinali potrebbe avere inizio anche prima del termine previsto da Universi Dominici Gregis. La Costituzione prevede, al punto 37, che “dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, i Cardinali elettori presenti debbano attendere per quindici giorni interi gli assenti; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione”.

Piazzoni ha comunque sottolineato che “fino alle 19,59 del 28 febbraio il Papa è il supremo legislatore e può intervenire anche sulle norme che regolano il Conclave”, perché “ il Santo Padre è l’unico che può intervenire nella legislazione relativa al Conclave”. Fino al momento delle sue dimissioni, ha aggiunto, “l’interpretazione della legge la può dare soltanto il papa”. Nei giorni scorsi, Lombardi non aveva escluso un anticipo dell’avvio del Conclave, sottolineando che la questione “è stata posta anche da diversi cardinali e attendiamo risposta autorevole appena questa sia disponibile”. “La situazione è un po’ diversa da quella precedente, in cui la convocazione dei cardinali veniva fatta quando già la sede era vacante, mentre in questo caso con la comunicazione della rinuncia fatta alcune settimane prima e l’annuncio di avvio della sede vacante in anticipo, i cardinali ovviamente già sono consapevoli e possono prepararsi a venire con più tempo” a Roma, aveva spiegato il gesuita. “Nell’eventualità che siano già arrivati, non c’è nessuno da aspettare e si può interpretare la costituzione apostolica in modo differente. La domanda che c’è, qualcuno se la pone, qualcuno lo ha proposto. La domanda è aperta”.

Tra la vacanza e il conclave

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Sempre Gianni Cardinale scriveva martedì su Avvenire:

“Come annunciato ieri da Benedetto XVI alle 20 del prossimo 28 febbraio la sede di Roma, la sede di San Pietro «sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice». In quel momento inizierà quindi la cosiddetta «Sede vacante» durante la quale il Collegio dei cardinali non ha nessun potere o giurisdizione sulle questioni spettanti al Papa. Questo vuol dire che fino al 28 febbraio il Papa potrà continuare a fare nomine di vescovi o in Curia e a promulgare decreti o leggi. Dal 1° marzo questi atti non saranno più possibili fino all’elezione del nuovo Pontefice. Nel periodo di «Sede vacante» cessano dall’esercizio del loro ufficio il segretario di Stato, i prefetti, i presidenti e i membri di tutti i dicasteri curiali. Mantengono l’incarico solo il penitenziere maggiore (oggi il cardinale Manuel Monteiro de Castro), il cardinal vicario per la diocesi di Roma (Agostino Vallini) e il cardinale arciprete di San Pietro (Angelo Comastri). Non decade dall’ufficio neanche il Camerlengo (attualmente il cardinale Tarcisio Bertone) che ha il compito di sigillare l’appartamento pontificio, di prendere possesso del Palazzo Apostolico, di curare e amministrare, col consenso dei cardinali nei casi più gravi, i beni e i diritti temporali della Santa Sede.

Con la «Sede vacante» i cardinali, compresi gli ultraottantenni, cominceranno a riunirsi convocati dal e sotto la presidenza del cardinale decano che attualmente è Angelo Sodano. Le norme stabiliscono che il Conclave vero e proprio inizi tra i 15 e i 20 giorni successivi all’inizio della «Sede vacante». Il giorno preciso verrà stabilito dalla Congregazione generale dei cardinali. Al Conclave potranno entrare solo i cardinali con meno di ottanta anni e così Sodano, avendo superato l’età non vi potrà partecipare, come non potrà farlo, per lo stesso motivo, il vice-decano Roger Etchegaray; in Conclave quindi svolgerà il compito di decano il più anziano dei porporati dell’ordine dei vescovi, attualmente il cardinale Giovanni Battista Re. Con le nuove norme è previsto che i cardinali elettori risiedano nella Domus Sanctae Marthae, un edificio moderno costruito proprio per questo scopo, mentre le votazioni si svolgeranno nella tradizionale cornice della Cappella Sistina. Il nome dell’eletto, dopo la tradizionale fumata bianca, verrà poi proclamato dal cardinale protodiacono, incarico attualmente tenuto dal francese Jean-Louis Tauran.

Riguardo alle procedure di voto è da segnalare un intervento operato da Benedetto XVI che ha cambiato in un punto specifico la Universi Dominici Gregis. La Costituzione apostolica del 1996, con un’innovazione per certi versi epocale, infatti stabiliva – al punto 75 – che dopo il trentatreesimo o trentaquattresimo scrutinio, qualora gli elettori non avessero trovato un’intesa, i cardinali avrebbero potuto decidere, a maggioranza assoluta (cioè la metà più uno degli elettori presenti), che si sarebbe potuto procedere anche a votazioni per le quali fosse sufficiente «la sola maggioranza assoluta». Con un motu proprio pubblicato il 26 giugno 2007 Benedetto XVI ha ripristinato la norma tradizionale. Secondo le nuove disposizioni, dopo la trentatreesima o trentaquattresima votazione, si passa direttamente al ballottaggio fra i due cardinali che avranno ricevuto il maggior numero di voti nell’ultimo scrutinio. Anche in questo caso, però, sarà necessaria una maggioranza dei due terzi. Viene inoltre specificato che i due cardinali rimasti in lizza per l’elezione non potranno partecipare attivamente al voto, avranno quindi solo elettorato passivo. In base alle norme attuali poi è severamente proibito violare il segreto del Conclave. Ma mentre per i non cardinali che prestano il loro servizio per le incombenze inerenti all’elezione è prevista la gravissima sanzione della scomunica latae sententiae, per i porporati non è prevista alcuna pena specifica, facendo leva sul loro senso di responsabilità e sullo spessore della loro coscienza (graviter onerata ipsorum coscientia).”

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