Gemma n° 2995

“Come gemma ho deciso di portare Kurt Cobain. Era il cantante dei Nirvana, uno dei miei gruppi preferiti. Era un ragazzo normale, molto intelligente ma che aveva anche dei problemi. La prima volta che l’ho ascoltato cantare, ho pensato che non lo facesse solo per farsi dire che era bravo, ma che lo facesse perché ne aveva bisogno e amava farlo. Non voleva solo che la sua voce fosse intonata, voleva che fosse vera.
Ciò che mi colpisce di Kurt, è che non era come una divinità irraggiungibile, era una persona come un’altra. Diceva che amava essere diverso e distinguersi dagli altri, ma nel profondo era insicuro, proprio quanto lo siamo tutti noi.
Kurt si definiva femminista e supportava qualsiasi minoranza, e non per farsi amare, ma perché era una persona molto empatica. Nei testi delle sue canzoni, raccontava spesso di persone “ai margini della società”, perché in fondo anche lui si riteneva ai margini.
Kurt non ci insegna ad essere perfetti, ma a restare umani sia con le cose buone che quelle cattive che abbiamo dentro di noi. Quindi, ho scelto lui come gemma perché Kurt Cobain non è solo un poster sul muro, ma è anche un pensiero che mi dice “Va bene non essere ok” e penso che questa sia una cosa che tutti dovremmo sentirci dire”.
(A. classe prima).

Gemme n° 38

Ho portato come gemma la versione unplugged di Come as you are dei Nirvana. E’ il mio pezzo preferito, anche se un po’ malinconico e anche se il testo è un po confuso. Mi piace il concetto di essere quello che si è”. Questa è stata la presentazione di J. (classe terza). In effetti, bisogna ammettere che i testi dei Nirvana non sono sempre lineari e di immediata comprensione; lo stesso Kurt Cobain non spiegava sempre i testi delle canzoni, lasciando l’interpretazione agli ascoltatori. E sono testi che a volte entrano proprio in contraddizione: prendiamo l’abbrivio di questo. “Vieni come sei, come eri… Come voglio che tu sia… Prenditi tutto il tempo, fai in fretta”. C’è di che impazzire a capire quale sia la cosa giusta da fare. Ma forse è proprio in questo il senso: mostrati per quello che sei, senza curarti di cercare di essere qualcuno per gli altri.