Gemma n° 3005

“La mia gemma di quest’anno è particolare…

“Aho musa, cantame di J. L.
Il condottiero della lupa
Prigioniero del percoto
Nel core porta il giallorosso
Egli cerca la gloria
Nella città più sublime al mondo
La sua amata….

Col velocipede traina il vascello,
Vi arriva il condottiero,
Mestre, città della gloria
Tempio del ferro e del vapore
Baluardo del tempismo ferroviario
Contento va tra clochard e visionari
Ma al fischio del treno alza lo sguardo
Nota una fitta nebbia, e si domanda
Cosa ci sia oltre

Mentre la domanda lo assale
Una carta in faccia j’appare
Un rotolo romanico, “mappe AR”
Quelle del pirata dei 7 saperi?
Certo non i 7 saperi di Morin,
“Che c’è sta oltre Mestre?”
Niente, risponde la nebbia,
Sempre più fitta
Ma la spes non eclissa

Lo spirito d’ulisside l’assale
Prende il fiero destriero
Il vascello
E affronta l’onda
Lascia l’amato ferro
La sicurezza dell’orario
Del treno che avrebbe perso
La nebbia lo assale
E scompare, mesto finale
Fu n’allegro naufragio”

Questa storia sembra casualmente legata ad una mia scoperta, infatti penso di aver scoperto che ci sia qualcosa oltre Mestre, a quanto pare quel pontos sulla laguna non finisce nel vuoto, ma porta per un posto con un nome strano: Venezia.
Lì addirittura ho trovato una cosa che mi ha scosso: gli spritz a 10€ serviti dai bangla (molto più scioccanti delle case sull’acqua a mia vista). Devo dire bella, a parte che non ho visto molte delle cose iconiche perché ho fatto un giro strano perdendomi…. ma questo non sarà un problema infatti vivrò questa città (mediocre e ingegneristicamente banale) tutti i giorni perché frequenterò la facoltà di Urbanistica allo IUAV (purtroppo la sede non è nella mia amata Mestre delle siringhe ma nella, cosiddetta dai più, bella Venezia). Ovviamente non potevo fare una scelta peggiore perché onestamente mi pare proprio brutta Venezia rispetto alla mia bella Mestre, però tocca adattarsi”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 1815

“Sin da piccola sono stata appassionata di cinema perché per me è un modo per scappare dalla realtà e trovare un rifugio. Prendo tre film che hanno influenzato la mia vita e il mio modo di pensare e per i quali è scattato qualcosa di diverso: quando guardo un film lo analizzo, non mi faccio mai trasportare emotivamente, ma non per questi tre film che segnano anche tre parti della mia vita. Da piccola avevo un’ossessione per Il re leone: lo guardavo ogni singolo giorno e mia nonna era disperata, non ne poteva più. Questa storia di redenzione, di tornare sui propri passi, di destino ineluttabile a me piaceva molto e colori e musiche mi davano quella gioia che spesso non riuscivo a trovare durante la mia giornata. Era un po’ come se mi sentissi a casa in questi ambienti africani. Alle medie le cose non sono cambiate molto per me, finché un giorno, presa dalla noia, ho guardato Prova a prendermi di Steven Spielberg: almeno una volta al mese lo riguardavo, pur provando pena e compassione. Mi ritrovavo nel personaggio di Frank, un ragazzo che ha paura, molto intelligente e che sostanzialmente vuole solo scappare dalla realtà, vuole vivere sotto mentite spoglie un’altra vita per poter essere felice quando in realtà si ritrova solo. Alla fine viene preso perché la vita è così. Negli ultimi anni, quando ero in Danimarca ho deciso di andare a vedere con i miei amici Jojo Rabbit: è stato amore a prima vista, nonostante mi abbiano costretta ad andare a vederlo e mi abbiano pure pagato il biglietto! Questo perché odio tutta la rappresentazione visiva che abbia a che fare con l’Olocausto perché mi hanno traumatizzata da piccola e mi costringevano con la forza a guardare, per la giornata della Shoah, immagini e film. Questo film invece è fresco, innovativo, giovane, divertente: nella scena finale ricordo che stavo sia ridendo che piangendo. Mi ha fatto riaprire, mi ha fatto vivere una storia da un punto di vista diverso che mi ha fatto anche ricredere su alcune mie vecchie convinzioni e riaprire porte che pensavo di aver chiuso definitivamente. lo riguardo ogni volta che ho bisogno di riprovare quelle emozioni di gioia e tristezza allo stesso tempo, quando ho voglia di provare dei sentimenti”.

Ho provato le stesse emozioni di G. (classe quarta) espresse per il terzo film quando ho guardato per la prima volta Train de vie di Radu Mihăileanu. Gli abitanti di uno shtetl, per sfuggire alle grinfie naziste, decidono di investire tutti i loro averi nell’acquisto di un treno, suddividersi tra ebrei (quali essi sono realmente) e soldati tedeschi, e intraprendere un continuo viaggio per l’Europa fingendo la deportazione (e puntando alla Palestina attraverso la Russia). In questa sequenza ecco il misto di incredibile ilarità (sottolineo la chicca di un partigiano “Stiamo scrivendo la storia ma non so come interpretarla”) e profonda riflessione, tra l’altro condotta da Shlomo, il matto del villaggio!

Gemme n° 471

Questo video mi ha colpito subito; è il provino di ragazzo ad America’s got talent. In seguito ad un incidente ha avuto problemi alla voce, ma ha trasformato il tutto nel suo punto di forza e riesce ad essere autoironico: è un grande esempio, mi commuove ogni volta che lo vedo.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
Il poeta portoghese Fernando Pessoa disse: “… il contrasto non mi opprime – mi libera; e l’ironia che c’è in esso è sangue mio. Ciò che dovrebbe umiliarmi diviene la mia bandiera, che dispiego e innalzo; e il riso con cui dovrei ridere di me, è un clarino con cui saluto e creo un’alba nella quale mi converto”.