Gemma n° 2810

“A 9 anni, appena iniziata la stagione invernale, i miei genitori mi comprarono giacca, pantaloni, guanti e casco da snowboard. Una domenica, mi portarono a Tarvisio per la mia prima lezione, senza sapere nulla di questo sport. Ero felice di iniziare la lezione, ma allo stesso tempo avevo paura di farmi male. Dopo la lezione avevo imparato le basi e avevo molta paura di cadere, anche se andavo pianissimo. Lezione dopo lezione, imparavo ad andare più veloce, fare curve e migliorare quello che sbagliavo. L’anno dopo non mi servivano più tante lezioni, così i miei genitori mi portarono sullo Zoncolan; non facevo piste molto pendenti, ma mi divertivo comunque. Nel terzo anno, mia mamma mi iscrisse a un corso con dei ragazzi per fare salti, provare piste rosse e migliorarmi in generale. Questo corso mi aiutò molto perché imparai ad andare oltre le solite piste semplici. Lo scorso anno andavo solo sullo Zoncolan e, un po’ alla volta, ho provato tutte le piste di tutti i livelli, diventando così troppo veloce per mio papà.
Mi piace fare snowboard perché è uno sport che non praticano in molti e perché lo pratico da molto tempo. Mi piace anche perché, dopo una caduta, che sia stata dolorosa o meno, è importante rialzarsi e non abbattersi. Questo mi ha aiutato molto sia nello snowboard che a scuola”.
(M. classe prima).

Il postino di Natale

Sempre per creare un po’ di spirito natalizio posto il piccolo racconto pubblicato sul suo blog da Alessandro D’Avenia.

“Stefano Occhipinti è un postino che fa le sue consegne in bicicletta, anche quando nevica. E in questo Natale di crisi la neve si è accanita contro le strade della città, quasi potesse lavarle definitivamente. Ma si sa che la città degli uomini è troppo polverosa per essere lavata dalla neve. Il 24 dicembre è l’ultima giornata di lavoro dell’anno. Stefano solca la neve lentamente e sul suo volto c’è la stanchezza buona di un lavoro compiuto. Stefano ha imparato da suo padre che nella vita non è importante la parte, ma la recitazione. Che tu sia Re, Buffone o Postino, quel che conta è che tu sia un bravo Re, Buffone o Postino. Per lui essere un buon postino è portare le lettere al destinatario, anche quando ne è rimasta solo una e si è fatto tardi e si potrebbe rimandare al giorno dopo.

E in fondo al sacco ne è rimasta una.

Stefano è rimasto solo con la neve. La gente ha già acceso le luci colorate della vigilia e le facciate dei palazzi sembrano aver perso la loro ordinaria e ripetitiva tristezza.

Legge sulla busta: non c’è l’indirizzo. C’è il francobollo e c’è una lettera da un foglio a giudicare dal peso della busta, conosce bene il suo mestiere, le sue dita sanno determinare il contenuto di ogni busta dal solo peso. Ma purtroppo la busta è bianca come la neve che, nuova, si poggia sulla vecchia.

Stefano è un postino a fine giornata, il 24 dicembre. La neve continua a cadere e lo trasforma in un fantasma nel buio. Ha una busta senza destinatario. Il suo turno è finito. Si avvicina ad un cestino per buttare la lettera. E se fosse una lettera importante? Se ne dipende qualcosa di vitale, in quel Natale?

La apre. Spiega il foglio e legge:

…ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo,

ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo,

ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo,

ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo,

ti amo,

ti amo, ti amo, ti amo, ti amo,

ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo,

ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo…

Si ferma perché quella parola è scritta sul fronte e sul retro di quel foglio centinaia di volte e assomiglia ad una poesia, dal momento che gli a capo non sono regolari. Guarda i fiocchi di neve, che – si sa – sembrano tutti uguali, ma a guardare bene si scopre che non uno è uguale all’altro, perché ciascuno dispone i suoi cristalli in modo perfettamente geometrico, ma sempre nuovo e diverso. Un caos ordinato, o un ordine caotico?

Stefano riprende a leggere. Anche se c’è scritta una sola cosa, ogni «ti amo» ha una nevicata.jpggrafia leggermente diversa, ora una «t» è più lunga, ora una «o» più arrotondata, ora una «a» più schiacciata, ora una «i» più slanciata. Come se ogni «ti amo», apparentemente uguale all’altro, fosse unico e nuovo a saperlo scrivere e a saperlo leggere come si deve. Ma per vedere certe cose bisogna averci gli occhi aperti. Spalancati. E questo Stefano lo sa, perché se c’è una cosa che il suo mestiere gli ha insegnato è che l’essenziale è leggere bene nome e cognome e indirizzo su una busta.

Dopo l’ultimo «ti amo», non c’è scritto più nulla. Follie da innamorati. Neanche una firma. Anzi al posto della firma, in basso a destra galleggiava un altro «ti amo». Quasi fosse quella la firma, il nome e il cognome del mittente.

Stefano alza gli occhi dal foglio e li costringe a ripercorrere al contrario la caduta dei fiocchi come chi cerca la sorgente di un fiume. Si perdono, fiocchi e occhi, nel cielo buio e compatto della vigilia, come se si potesse spaccare da un momento all’altro. Tutto sembra così simile a quella lettera in quella notte. Tutto è così calmo in quella notte. Tutto è così consueto e nuovo in quella notte. Come un «ti amo» pronunciato all’infinito, ma sempre diverso. Basta guardare la neve cadere dal cielo nelle proprie mani.

L’essenziale è visibile agli occhi.”