“La canzone che voglio presentare denuncia episodi di bullismo e omofobia soprattutto a scuola. Secondo me, in una fase iniziale e quando siamo più piccoli, è naturale provare una certa repulsione perché si notano delle diversità; poi, crescendo, possiamo riconoscere gli altri come uguali a noi e amici. Capiamo anche che non si dovrebbe mai cambiare solo perché qualcuno non ci accetta per quello che siamo”. Questa è stata la gemma di F. (classe quarta).
Il video è duro, anche se poi finisce positivamente; i nomi che vengono citati sono quelli di persone la cui vicenda non si è conclusa bene. Penso che troppe volte non ci rendiamo conto del peso che possono avere i nostri gesti, le nostre frasi. Oppure a volte ci rifiutiamo di fare uno degli esercizi più importanti che possano esserci: camminare per un po’ con le scarpe degli altri, immedesimarci in loro e provare a guardare le cose anche dalla loro prospettiva.
Gemme n° 226
“Ieri era la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia; avevo già deciso da tempo che questa doveva essere la mia gemma e devo dire che è capitata nel momento giusto. Devo dire, per i tanti che ancora non lo sanno, che io sono lesbica. Per me è stato difficile accettarlo e dirlo agli amici. La mia famiglia lo sa, se n’è accorta da un po’. Penso non ci sia niente da nascondere e penso che tutti abbiano diritto ad essere felici, anche se in troppi ci dicono che dobbiamo nasconderci; mi piacerebbe farlo capire a costoro. Ecco, il mio vuole essere un messaggio positivo.” Questa è stata la gemma di V. (classe quinta) presentata con le lacrime agli occhi.
Faccio parte di quelli che lo sapevano, V. ed io ci seguiamo a vicenda su twitter. Basta leggere i suoi tweet per saperlo. Non è stata dunque una sorpresa. Quello che mi han fatto male per tutta la mattina sono state le sue lacrime e le sue parole “mi piacerebbe farlo capire”. E nelle orecchie le parole di una canzone di Fabrizio De André che adoro, malinconica soprattutto nella versione di Cecilia Chailly col suono dell’arpa: “Sale la nebbia sui prati bianchi come un cipresso nei camposanti, un campanile che non sembra vero segna il confine fra la terra e il cielo. Ma tu che vai, ma tu rimani, vedrai la neve se ne andrà domani, rifioriranno le gioie passate col vento caldo di un’altra estate. Anche la luce sembra morire nell’ombra incerta di un divenire dove anche l’alba diventa sera e i volti sembrano teschi di cera. Ma tu che vai, ma tu rimani, anche la neve morirà domani, l’amore ancora ci passerà vicino nella stagione del biancospino. La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve, l’inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli, da un’alba antica. Ma tu che stai, perché rimani? Un altro inverno tornerà domani, cadrà altra neve a consolare i campi, cadrà altra neve sui camposanti.”
