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Gemme n° 324

Eccomi qui. Mi sono preparata questo piccolo discorso perché non voglio dimenticare qualche pezzo a causa dell’emozione. Prometto che non sarà lungo. Ci tengo molto a questo momento perché è uno di quei momenti in cui posso realmente portare qualcosa che mi sta a cuore. Amo leggere le gemme degli altri e mi commuovo sempre, perché ci trovo qualcosa di unico ed è come se riuscissi a spiare per una frazione di secondo nei cuori di quelle persone, pur non conoscendone l’identità.
La mia gemma è un pezzo tratto dal libro “Per chi suona la campana” di Ernest Hemingway. Ho finito il libro lunedì e dire che mi è piaciuto è poco. Mentre lo leggevo pensavo di trovarmi in Spagna e avevo l’impressione che il mondo attorno a me era il mono del libro. Ho vissuto dentro al libro per tre settimane e anche adesso sento sulla pelle la piacevole sensazione che avvertivo leggendo. Non voglio dirvi di cosa parla la storia, me lo tengo per me in un atto di puro egoismo, ma vi dico che questo estratto mi ha colpita per la tematica affrontata: il tempo. Per me il tempo è un mistero, è un compagno e spesso ci rifletto; mi affascina e intriga. Mi sono resa conto che da giovani il tempo è uno scherzo, non ci pensiamo più di tanto; io ci penso e spero di riuscire a dire e fare tutto quello che voglio e sento nel tempo che avrò a disposizione, un po’ come Robert Jordan e Maria (i due protagonisti della scena).

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Una persona a cui tengo molto dice quasi sempre “L’attimo è infinito”. Fa sembrare tutto così eterno e in qualche modo mi tranquillizza, perché mi ricorda che nonostante lo scorrere del tempo, quel momento preciso, e di conseguenza tutti gli altri, durano per sempre, e dato che questo a me non sembra fatale, mi fa stare meglio. Ora, ora, ora. Sembra quasi una dolce bugia.” Così B. (classe quarta) ha presentato la sua gemma ai compagni.
Amo ascoltare Angelo Branduardi ed esplorando la sua discografia molti anni fa ho scoperto che aveva musicato un film tratto dal libro “Momo” di Michael Ende (l’autore di “La storia infinita”). In quel libro che ho letto alle medie e che ora avrei voglia di rileggere ci sono queste parole: “Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che talvolta un’unica ora ci può sembrare un’eternità, ed un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quell’ora. Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.”

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Gemme n° 117

leleganza-del-riccioHa presentato un libro come gemma G. (classe seconda): “L’eleganza del riccio”. “L’ho letto la scorsa estate, mi ha colpito perché tratta temi profondi”. Ha poi raccontato la vicenda ai compagni, cosa che non faccio qui per non rovinare la sorpresa a chi voglia leggerlo. “Desidero regalare una delle pagine che più mi sono piaciute”.
Non bisogna dimenticare.
Non bisogna dimenticare i vecchi con i corpi putrefatti, i vecchi vicinissimi a quella morte a cui i giovani non vogliono pensare. Non bisogna dimenticare che il corpo deperisce, che gli amici muoiono, che tutti ti dimenticano e che la fine è solitudine. E neppure bisogna dimenticare che quei vecchi sono stati giovani, che il tempo di una vita è irrisorio, che un giorno hai vent’anni e il giorno dopo ottanta.
Io ho capito molto presto che la vita passa in un baleno guardando gli adulti attorno a me, sempre di fretta, stressati dalle scadenze, così avidi dell’oggi per non pensare al domani…
In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l’idea.
Quindi non bisogna affatto dimenticare. Occorre vivere con la certezza che invecchieremo e che non sarà né bello né piacevole né allegro. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire, ora, qualcosa, a ogni costo, con tutte le nostre forze. Avere sempre in testa la casa di riposo per superarsi continuamente e rendere ogni giorno imperituro. Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale, e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità.
Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.”
Posto un video a commento, la canzone “Ora” di Jovanotti.