Pubblico una storiella dalla tradizione ebraica tratto da questo sito:
Un uomo, poverissimo di beni, ricco di fede e di figli, viveva con la moglie, i suoceri e otto bambini in una misera capanna di una sola stanza, torrida d’estate e gelida d’inverno.
Andò dal suo rabbino e lo implorò di aiutarlo a trovare una soluzione: “Rebbe, non possiamo più vivere così, uno sull’altro, che posso fare?” il rabbino gli disse: “Hai per caso una capra?” “Sì Rebbe! Una capra per il latte e il formaggio! La mia unica ricchezza!” “E dove la tieni questa capra?” “Legata fuori dalla capanna, Rebbe, nel piccolo cortile” “Ebbene, porta la capra nella capanna a vivere con voi” “Ma come Rebbe! Ti ho detto che è una stanza piccola e già affollata!” “Fai come ti dico e torna da me tra una settimana”.
Dopo una settimana il povero torna da Rebbe sempre più disperato. “Rebbe, lo sporco, la puzza, è un disastro, non ne possiamo più!!!” “Ok”, dice il rabbino, “Ora porta fuori la capra, legala al palo e torna da me tra una settimana”. Passata la settimana, l’uomo torna dal Rebbe, tutto felice. “Caro Rebbe, come stiamo bene! La stanza è pulita e profumata, e senza la capra c’è spazio per tutti!”
L’orlo
Pubblico un altro racconto, questa volta appartenente alla tradizione indiana, tratto da questo sito.
Camminare sull’acqua
Un brahmano aveva costruito il suo eremo vicino al grande fiume. Tutti i giorni arrivava
una ragazza che attraversava il fiume con un traghetto e gli portava un po’ di latte da parte del pastore che abitava sulla riva opposta. Talvolta era in ritardo e ciò irritava il brahmano. La ragazza si scusava: «Succede che devo aspettare il traghetto perché è ancora dall’altro lato o è appena partito». «Il traghetto? Stupidaggini!» esclamò il brahmano con disprezzo, e spazientito continuò: «Figliola, con il nome di Dio nel cuore e sulle labbra, un uomo che crede può camminare sulle onde del mare sconfinato e circolare delle morti e delle rinascite senza fine, per giungere alla lontana sponda della liberazione. E lo scorrere dell’acqua di un fiume è sufficiente a fermare il tuo piede?» La ragazza stava davanti al sant’uomo ammutolita e piena di vergogna. Si inchinò al suo cospetto, prese la polvere che stava ai suoi piedi e se la mise sulla fronte.
L’indomani la ragazza arrivò puntuale con il latte e così anche nei giorni successivi. Il brahmano fu soddisfatto dello zelo e dopo qualche tempo le chiese: «Come fai ad arrivare sempre così puntuale?» La ragazza rispose: «Signore, faccio come tu mi hai detto. Con il nome di Dio nel cuore e sulle labbra, cammino con fede sull’acqua, senza che il mio piede affondi. Non ho più bisogno del traghetto».
Il brahmano si meravigliò in silenzio per il potere prodigioso del nome di Dio in una creatura così semplice; non se ne fece accorgere e commentò: «Bene. Voglio venire con te per vederti camminare sull’acqua; voglio attraversare il fiume insieme a te». Era curioso: come faceva la ragazza a compiere il miracolo? Se davvero la giovane aveva successo, sicuramente anche lui ce l’avrebbe fatta.
Giunti alla sponda, le labbra della ragazza presero a muoversi silenziosamente; il suo sguardo era rivolto verso un punto lontano. La giovane mormorava continuamente il nome di Dio e, leggera come una piuma, cominciò a scivolare sull’acqua. La corrente fluiva veloce e gorgogliante sotto di lei senza spruzzarla; le piante dei piedi non sembravano toccarla.
Il brahmano stupefatto alzò un po’ la veste, cominciò a sussurrare il nome di Dio e pose il piede sull’acqua. Ma non riuscì a restare accanto alla ragazza che, come una rondine, sembrava volare dolcemente. Stava per annegare. La giovane se ne accorse, scoppiò in una fragorosa risata e gridò, allontanandosi: «Non meravigliarti se stai affondando! Come può il nome di Dio farti camminare sull’acqua, se quando lo chiami ti sollevi la veste perché temi di bagnarne l’orlo?»
(Heinrich Zimmer – Racconti dall’India)
