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Amu, mare

La settimana scorsa ho scattato questa foto a Mariasole. Stava correndo in leggera salita. Ieri, guardando la foto, la nonna le ha chiesto “Cosa c’è laggiù?” indicando l’orizzonte, e lei ha risposto “Amu”, il suo modo di dire “Mare”. Ma quando correva Mariasole non lo sapeva, non sapeva che dopo la salita e oltre la balaustra ci sarebbe stato qualcosa di bellissimo e che lei ama tanto. E lo sguardo meravigliato di un bimbo quando viene sorpreso dall’inaspettato, dall’inatteso, dal sorprendente, dal bello, è qualcosa di unico perché è senza filtri, senza finzioni, senza freni: è gioia pura. Ed è contagioso! Perché ne vieni colpito anche tu che hai la fortuna di incrociare quello sguardo. A volte capita di vederlo anche a scuola, anche se molto più raramente. E’ l’espressione che ha in faccia chi dopo la salita, dopo aver superato le varie balaustre, ha colto con lo sguardo il mare, l’orizzonte. Compito mio da insegnante è mostrare le strade, accompagnare, motivare, dare l’idea, smuovere al movimento, far intuire una goccia del mare e poi, perché no?, fare come Sara in questa seconda foto: correre dietro a Mariasole perché non si fiondi in mari troppo pericolosi per lei 😉

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Gemme n° 88

Ho portato una canzone che è la colonna sonora di un anime. Quando la ascolto mi sento come estratto dalla realtà. Questo è anche il motivo per cui amo fantasy, anime e manga: tralasciare la realtà e scoprire altro mondo. Devo però ammettere che è piuttosto complicato, anche se ci si sforza di capire.” Sono state le parole di A. (classe quarta).

Riporto come ulteriore spunto di riflessione una frase di Tsubasa Reservoir Chronicle.
«Kurogane: “Se ci si sforza di non piangere, è inevitabile che poi ci si rafforzi… è bene cavarsela senza piangere, qualsiasi cosa succeda…”
Fay: “Sì… però… quando si vuole piangere, bisogna pure possedere la forza per farlo!”».