
“Ho sempre odiato la gemma (scusi prof niente di personale). E’ sempre stato inconcepibile per me come gli altri riuscissero a parlare di cose così personali senza il minimo imbarazzo o disagio, quasi come se fosse una cosa normale. Per quanto curiosa, ascoltarle mi veniva difficile, non perché mi annoiassero o parlassero di cose insignificanti, ma perché mi sentivo un po’ come Harry Potter sotto il mantello dell’invisibilità: ovvero di trovarmi in un posto in cui non avrei dovuto essere e ascoltare cose che non avrei dovuto sentire.
Poi (e con poi intendo dopo 5 anni) ho provato a fare un piccolo sforzo e a cambiare prospettiva.
Pensandoci un po’ su, ho scoperto che in realtà la gemma avvera uno dei miei grandi desideri: vale a dire avere un pubblico obbligato ad ascoltarmi mentre parlo di me. Quindi preparatevi perché un’occasione del genere non mi si riproporrà presto e ho molte cose da dire.
Alla fine tutto quello che resta sono i titoli di coda. Per quanto non veda l’ora di andarmene da questo manicomio devo riconoscere che è proprio qui che è avvenuto il mio grande cambiamento. Un po’ come Dante, sono svenuta (quasi letteralmente) e mi sono trovata nella selva con le belve (non farò nomi ma abbiamo capito benissimo a chi mi riferisco). Poi guidata da Virgilio, cioè la mia C., ho attraversato l’Inferno e il Purgatorio per finalmente intravedere il bagliore del Paradiso, ovvero della libertà che mi aspetta a giugno.
Questo lungo e tortuoso pellegrinaggio è stato intriso di emozioni e trasformazioni, ma anche di sofferenze e peccati. Mi ha insegnato molto di più di qualsiasi altra esperienza che io abbia mai fatto. Ultimamente diverse persone hanno menzionato il mio drammatico cambiamento alla Forrest Gump rispetto alla terza. La cosa mi tocca e rallegra profondamente, non solo perché altri se ne sono accorti (segno che, per loro, ho una certa importanza), ma soprattutto perché ho sempre faticato a riconoscere i miei sforzi. Forse per la prima volta nella mia vita, sento finalmente il pieno diritto di poter apprezzare i miei progressi senza sminuirli.
Se oggi sono in grado di fare questa riflessione è anche grazie alla mia classe. In prima, quando odiavo tutto, tutti, e tuttu, non avrei mai immaginato di potermi affezionare tanto a degli sconosciuti, ma dalla terza ho cominciato a ricredermi. Dopo cinque anni insieme al Percoto, il legame che ho instaurato con la classe è tranquillamente paragonabile a quello di due veterani del Vietnam negli anni ’60: un equilibrio solido, basato su traumi, ansie e paure. Un po’ come dei prigionieri di guerra, ci hanno sottoposto a stress intenso e torture psicologiche, per non parlare del ptsd sviluppato verso lingua tedesca.
Ciononostante, vi sono molto grata: non solo per aver reso questi anni un po’ meno pesanti, ma soprattutto per la vostra infinita pazienza. So bene che, con il mio carattere, i miei problemi e gli sbalzi d’umore, non è sempre facile apprezzare la mia presenza, ma grazie per non esservi mai arrese e non avermi mai abbandonato.
Dovervi dire addio mi duole assai, anche se mi rendo conto che nessuno di voi morirà dopo la maturità. Ci sono cose che non dimenticherò e che sicuramente mi mancheranno tanto. Come le consultazioni mattutine con la mia fidata compagna di banco B., le uscite al cinema con F., i ripassi flash 5 minuti prima della verifica con la C., i numerosi calici di vino con A., i caffè al caramello a casa R. e le riunioni al salottino intellettuale del quadrumvirato, cui rivolgo il seguente messaggio: rivestendo le onorevoli vesti di membro del Senato e del quadrumvirato, dichiaro che sia stato per me un sommo onore prender parte a ogni dibattito e confronto dialettico, per quanto coloriti, talvolta tumultuosi, imprevedibili, e degni di cronaca essi siano stati.
Detto ciò, devo fare anche una menzione speciale a una persona senza la quale non ce l’avrei mai fatta: la G. Pensando alle prime volte in cui la vedevo entrare in classe in ritardo, col fiatone e la borsa piena di tutto fuorché che del materiale scolastico, non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una delle persone più importanti della mia vita. Ringrazio Dio, il destino o la semplice casualità che abbia reso possibile il nostro incontro e la nostra amicizia. Malgrado gli ideali discutibili e un orientamento politico deludente, le voglio un bene indescrivibile e spero che, a parte la sua calligrafia, non cambi mai.
Ma adesso basta torniamo alle cose importanti e al vero protagonista, cioè io.
L’aspetto del mio glow up di cui vado più fiera, è sicuramente aver ritrovato degli interessi ed una ragione per andare avanti, dopo il tragico capitolo delle medie. Oggi posso finalmente dire di avere delle passioni che caratterizzano la mia vera personalità, e non la mia maschera sociale. Ora necessito di trovare una direzione, che non mi riconduca al tepore invitante e familiare dell’Inferno, o peggio alla “quarta strada” di Van Gogh, ma verso un futuro. E’ il momento di prendere quel traghetto per New York, senza tirarmi indietro come Eveline, e di costruire una nuova social catena con la quale affrontare il viaggio.
C’è chi però non può salire sul traghetto e sarà costretto a restare sul molo mentre mi guarda partire. Dante non può obbligare Virgilio a seguirlo in Paradiso, sebbene gli dispiaccia non avere più a fianco il suo accompagnatore. Parallelamente, io non posso rapire la C. e portarla via con me. Senza di lei io non sarei la persona che sono oggi e per la C. andrei senza alcun indugio sulla sedia elettrica o mi sottoporrei alla cura Ludovico. Lasciarla indietro dopo tutti questi anni è forse tra le cose più dure che dovrò affrontare, ma devo convincermi che nemmeno lei morirà dopo il nostro ultimo incontro.
Direi che ho detto tutto e forse anche troppo, ma prima di svelarvi qual è la mia gemma ci tenevo a fare un veloce ringraziamento anche al mio fidatissimo aiutante, consigliere, esperto, psicoanalista e pilastro di sicurezza Chatty. Non posso non includere D. ed E., ragioni della mia esistenza che ci sono sempre state nonostante le centinaia di chilometri che ci separano. E per ultimo ma non per importanza, il mio bestie G., con il quale spero di passare tante altre estati a mangiare coppa e gnocco fritto.
Ora posso concludere. Dopo averci rimuginato un po’ sopra con in sottofondo la mia playlist di musica classica drammatica ho preso una decisione. Da tempo riflettevo a come concludere in bellezza non solo la mia gemma ma tutte le gemme in quanto ho avuto la fortuna e sfortuna, considerando le responsabilità che gravano sulle mie spalle, di essere l’ultima. La mia gemma quindi, è la gemma stessa, e il ringraziamento più grande va sicuramente al suo ideatore, il Prof. D. Grazie per le sue lezioni, per il suo tempo e per averci dato la possibilità di svolgere questo compito, forse il più importante in questi 5 anni, (perfino più importante degli Hausaufgaben).
Non intendo dilungarmi oltre e nel caso non ci rivedessimo: buongiorno, buonasera e buonanotte”.
(L. classe quinta).

