Davanti all’ignoto

“Le ragioni ideologiche, antireligiose e pseudoscientifiche, non hanno osservato che il trascendente è semplicemente ciò che è oltre il mio pensiero, oltre la conoscenza, oltre i raggiungimenti intellettuali – non ci sarebbe nemmeno progresso nelle scienze senza porci davanti all’ignoto. […] La ragione che ammette nel suo ambito l’irrazionale è più equilibrata e più strettamente “ragione” di quella che cerca di trarre dalla propria esperienza mentale ideologie e teorie del reale.”

Franco Loi

Dattatreya

Domani, in seno all’Induismo, ricorre la festa di Dattatreya, una divinità che comprende in sé la Trimurti Brahma (il Creatore), Vishnu (il Preservatore) e Shiva (il Distruttore). Viene raffigurata come un asceta con le tre teste di Brahma, Vishnu e Shiva in compagnia di quattro cani che rappresentano i quattro Veda. Ha nelle mani alcuni oggetti di significato spirituale: la kamandal  (brocca d’acqua); il japa mala (rosario); il damru (tamburo); il trisul (tridente); la shankar (conchiglia); il sudarshan (disco). Il damru e il trisul sono associati a  Shiva, il disco e la conchiglia sono associati a Vishnu. La brocca per l’acqua ed il rosario sono i pochi averi di un asceta. I genitori di Dattatreya erano una coppia molto devota e praticavano molti tapasya (austerità) per ottenere un figlio tanto desiderato. La madre voleva intensamente che suo figlio fosse l’incarnazione del Nirguna Parabrahman (il Brahman Supremo privo di forma). Ma data l’impossibilità che il senza-forma prendesse una forma, Brahma, Vishnu e Shiva le accordarono che il bambino sarebbe stato loro figlio incarnando tutte e tre le divinità. Dattatreya è considerato la più alta espressione dell’asceta, del rinunciante, poiché ha saputo trarre da ogni cosa lo spunto per le più profonde meditazioni. Anche una cosa considerata da tutti insignificante o negativa può insegnarci molto.

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