“Ho scelto di portare una canzone di Tedua che si chiama Soffierà ed è contenuta all’interno dell’album “La divina commedia” uscito nel 2023. Tedua per me è stato una nuova scoperta dell’anno scorso e subito le sue canzoni mi sono entrate dentro, merito alla sua scrittura.
Questa canzone (fonte https://www.songtell.com/it/tedua/soffier) parla del potere delle emozioni di una persona e dell’influenza, non per forza negativa, che possono avere su di essa. Utilizza la figura del vento come metafora per far capire che le emozioni sono in grado di trasportare via le sensazioni negative e i dolori e che quindi portano un’aria di cambiamento.
La canzone descrive anche un contrasto tra la coscienza sporca del cantante e l’innocenza della persona protagonista (la mia coscienza è sporca, la tua innocenza è pura). Il cantante è consapevole di poter contaminare la persona, ma si chiede se la persona vuole ancora prendersi cura di loro. E anche in questo caso il vento viene utilizzato come simbolo dello stato emotivo del cantante”.
(C. classe quarta).
Gemma n° 2455

“Devo essere sincera: ero molto indecisa riguardo alla gemma che avrei dovuto portare quest’anno, e pensavo di avere un sacco di tempo. Essendo una persona che prende tutto molto seriamente, la scelta di dedicare il mio tempo a qualcuno di importante che è sempre vicino a me è stata difficile. Alla fine, ho scelto di dedicare questa gemma a mia mamma.
Questa foto è stata scattata quando avevo all’incirca 8 mesi e io e la mia famiglia stavamo festeggiando il mio battesimo. In questa foto siamo raffigurate io e mia mamma, di nome B. Mia mamma è una donna molto forte e questo mese per lei è stato molto difficile; ha dovuto affrontare tante sfide e per questo voglio ringraziarla poiché nonostante tutto ha sempre mantenuto un sorriso dolce sul suo viso.
Non voglio mentire e raccontare la perfetta storia di come il nostro legame sia come nei film e che lei è la mia migliore amica, poiché non è così. Anzi, spesso abbiamo opinioni contrastanti e perciò litighiamo.
Non nego che invidio molto le persone che hanno un buon legame con i loro genitori, non nego che lo desidero anche io e che spesso mi mette in imbarazzo persino parlarne con gli altri.
Tuttavia, mia mamma è sempre presente, accanto a me, a proteggermi e ad aiutarmi, anche quando la faccio impazzire. Desidero ringraziarla per i sacrifici che fa per me e mia sorella, per l’impegno costante nell’accontentarci e, soprattutto, per la sua infinita pazienza.
Io non l’ho potuta proteggere da tutto il male che ha incontrato durante la sua vita ma spero con tutto il mio cuore che capisca quanto le voglia bene e che per me è un grande esempio in ogni cosa che fa. Una frase che mi ripete spesso è: “Ricordati sempre di essere indipendente”. Da bambina non capivo appieno il significato, ma ora, quando mi sento demotivata, ripenso a quelle parole e al significato profondo che hanno per lei.
In conclusione, questa gemma rappresenta non solo un omaggio a mia mamma, ma anche un riconoscimento alla sua forza, saggezza e amore. Le sono grata per ogni insegnamento e sacrificio, e mi auguro di poterle restituire, in parte almeno, tutto l’affetto che mi ha donato nel corso degli anni”.
(V. classe prima).
Gemma n°2454

“Quest’anno ho portato come gemma delle foto con i miei nonni.
Nella prima foto ci sono io da piccola assieme ai miei nonni durante la festa di un mio compleanno che appunto ero solita festeggiare a casa mia nel mio giardino insieme ai parenti più stretti.
La seconda invece è una foto del Natale appena passato.
Ho deciso di parlare di loro perché hanno ricoperto un ruolo importante nella mia vita. Sono stati il mio papà e la mia mamma, tutto ciò che so l’ho imparato da loro da piccolissima. Ogni volta che vado a trovarli mi vengono in mente tutti i ricordi: quando ero piccola ogni giorno andavo a casa loro che abitano in un paesino piccolissimo, di 4 case, classico paese di contadini. Mi ricordo le passeggiate nei campi con mio nonno, mi raccoglieva le pannocchie e mi diceva “ninine fâs viodi a tô none” e per me era come oro; raccoglievamo i pomodori ciliegina, ci sedevamo per terra in mezzo al campo e li mangiavamo tutti. Grazie a mia nonna ho imparato molte cose. Mi ha insegnato a fare il tiramisù e tuttora “nonna, tu âs fat il tiramisù?” Ogni volta che vado da loro. Ricordo quando lei doveva lavare i vestiti a mano e io la aiutavo lavando i fazzoletti in panno di mio nonno. Ogni settimana mi comprava i gessetti per disegnare sul marciapiede del giardino e giocare a campana con il nonno.
Loro hanno i polli e i conigli e ho sempre amato aiutare mia nonna a dar da mangiare e prenderli in braccio. Mi ricordo quando andavamo tutti assieme in bici, perché loro non hanno la patente, nel paese vicino a fare la spesa. I pomeriggi assieme a mio nonno sulle altalene del parchetto”.
(I. classe quinta).
Gemma n° 2453

“Ho riflettuto a lungo su cosa portare per questa gemma, non tanto perché non sapevo cosa portare (anche se effettivamente anche questo è stato uno dei fattori), ma soprattutto perché è l’ultima gemma che porterò (si spera). La mia preoccupazione non era tanto “chissà cosa posso portare”, ma “e se sbaglio? E se ho qualcos’altro da dire?”.
Quindi barerò un po’ innanzitutto, perché voglio usare questa introduzione per ringraziare innanzitutto lei, prof, per averci dato questo spazio per esprimere una parte di noi stessi, senza la paura di essere giudicati. Inoltre, mi piacerebbe ringraziare anche tutta la classe, perché nonostante tutti gli alti e i bassi, tutti i “gruppetti” che si sono creati, sono sempre stati tutti dei ragazzi molto inclusivi, comprensivi e sempre pronti ad aiutare in caso di difficoltà, e mi reputo molto fortunata ad essere finita in una classe di questo tipo, perché poteva andare molto peggio. Detto ciò volevo dire che mi mancherete un po’ tutti, sia quelli con cui ho legato di più, che con quelli con cui ho legato di meno, perché non troverò mai un altro ambiente del genere e, anche nel caso esistesse qualcosa di simile, non sarà mai uguale a questo corso.
Detto ciò posso finalmente iniziare la mia gemma. Quest’anno ho deciso di portare un insieme di oggetti che risalgono a giugno 2023. Io l’estate di solito sono molto libera e, avendo amici che abitano abbastanza lontano, non ho molte possibilità di vederli molto spesso (mannaggia a loro). Per tenermi un po’ impegnata ho deciso di fare l’animatrice al campo estivo della mia squadra di pallavolo, che ho scelto principalmente perché era retribuito (lo ammetto, sono una brutta persona). Coloro con cui ne ho parlato in classe possono confermare che ero molto scettica sull’argomento e che ero sicura che sarebbe stato un peso e che non mi sarei divertita per niente. Inutile dire che mi sbagliavo su tutti i fronti.
Piccola premessa: la quarta superiore è stata molto pesante per me sia a livello di studio che di relazioni umane, ci sono state un po’ di “miscommunication”, passatemi il termine, con alcune delle persone che qui in classe sono per me estremamente importanti (che derivano principalmente dal fatto che io per prima non parlo delle cose che mi turbano e ho la tendenza a tenermi tutto dentro, per poi esplodere alla fine, no, non è molto sano, avete ragione se lo pensate), ma anche dal fatto che per qualche mese ho cercato di uscire da una relazione durata anni, che solo dopo esserne uscita ho capito essere esageratamente tossica (ai livelli che mi sono stata sentire dire che non potevo andare a studiare fuori dal Friuli -mio grande sogno fin dalle medie-, che non facevo niente per stare vicino a questa persona, quando ero la prima a cercare di andarle incontro e di trovare delle soluzioni per aiutarla, e che, nel caso, sarei stata la causa del suo suicidio e molto altro).
Comunque, dopo questa premessa non tanto piccola, che ovviamente mi ha fatto perdere il filo del discorso, posso finalmente iniziare a parlare della mia gemma in sé per sé.
Allora: 12 giugno 2023, ore 9.30 circa, Alessia viene affidata al gruppo di bambini più piccoli, dai 5 ai 7 anni (bimbi nati nel 2015-2016, no, il mio cervello non ha ancora processato questa informazione) e da quel giorno capisce che forse non odia poi così tanto i bambini come diceva.
Fin dal primo giorno, infatti, quelle piccole pesti mi hanno conquistato il cuore poco a poco. Forse per altre persona presenti qui in classe, può sembrare stupido o banale, ma io ho molti cugini, qualcuno molto più piccolo di me, (l’ultima è nata nel 2020), e io sono una delle cugine più grandi, quindi ho vissuto in mezzo a bimbi piccoli per molto tempo e i miei cugini non sono esattamente il miglior esemplare di bimbo dai 2 ai 13-14 anni. Dico solo che appena i miei cuginetti più piccoli si mettono in combutta, tutti i più grandi finiscono la giornata a suon di moment per il mal di testa. Quindi la mia esperienza con i bimbi piccoli non è decisamente la migliore.
Questi bambini invece, insieme a un po’ tutta l’atmosfera del campus mi hanno aiutato a ritrovare non tanto la felicità, quanto la spensieratezza. Lì per lì non me ne sono accorta più di tanto, ma a ripensarci mi sono veramente resa conto di quanto ne avevo bisogno in quel periodo e anche per farmi iniziare la quinta in modo più leggero.
La cosa che mi ha sorpresa di più è stato vedere quanto velocemente questi piccoli esserini hanno iniziato a legarsi a noi animatori, del tipo che dal secondo/terzo giorno venivano già a cercarci per parlare (fino alla sfinimento a volte, come quando ci tartassavano di domande -“maestra ma quanti anni hai? Indovina quando compio gli anni. Maestra ma quando si mangia?), per giocare oppure per un abbraccio (a volte erano troppo appiccicosi? Sì, però gli era concesso). E qui arriviamo ai primi oggetti della mia gemma: la foglia a forma di cuore, il fiore e l’elastico con la stellina. Questi infatti sono tre regali che mi hanno fatto tre delle mie bimbe. Non rappresentano niente di per sé, però, per me costituiscono il ricordo dell’affetto incondizionato che queste bimbe provavano per me, in particolare perché per me è molto difficile legare con le persone -di qualsiasi tipo-. Grazie a questi mi ricordo anche un po’ di tutto il gruppetto, sia i bimbi che le bimbe e della loro spontaneità, perché, sebbene abbia una cosa solo di queste tre bimbe (in realtà avrei altre foglie e fiori, ma si sono disintegrati il giorno stesso e non ho potuto tenerli), tutti i bambini in realtà mi sono rimasti impressi.
La seconda cosa che mi ha stupita sono stati i giochi. Nel senso: molte volte noi animatori partecipavamo ai giochi a fianco dei bimbi. In queste occasioni, oltre a metterci in competizione tra noi, -perché siamo un po’ dei cretini-, ho riscoperto la bimba che c’è in me. Da piccola non mi piaceva particolarmente partecipare ai giochi con gli altri bambini, probabilmente perché finivo sempre con l’essere quella messa un po’ in disparte (ci sono stati episodi di una crudeltà tale durante la mia infanzia che mi hanno portata ad allontanarmi dalle attività di gruppo), mentre giocando con i bimbi ho riscoperto il divertimento terra terra di lupo ghiaccio, palla prigioniera, un-due-tre stella (questo gioco particolarmente era divertente perché noi animatori ci mettevamo a fare il solletico ai bambini per farli “eliminare”) e molti altri. In particolare, la cosa che mi è rimasta più impressa è come i bambini diventassero molto più competitivi e agguerriti -in senso buono- quando giocavamo con loro (un giorno abbiamo giocato con loro al tiro della fune: 5 animatori, di cui 3 giocatori di pallavolo, tra cui uno della serie D maschile, contro una trentina di bimbi. Inutile dire che ci hanno stracciato). A questo disco si ricollega la maglietta del campus, che appunto racchiude tutta l’esperienza che ho fatto in sé.
Mi dispiace tediarvi ancora, so che non mi sopportate, più, ma vorrei dire altre tre cose che mi hanno scaldato il cuore (per non dilungarmi metto anche i punti -spoiler: mi dilungherò comunque-):
- la prima cosa è come si illuminavano i loro occhi quando mi notavano la mattina, per poi qualche volta correre ad abbracciarmi;
- la seconda cosa è accaduta poco dopo la fine del centro estivo. Dopo una lezione di scuola guida sono uscita e ho trovato fuori uno dei bimbi (vicino alla scuola guida c’è un centro per l’insegnamento della lingua inglese tipo) e in particolare mi ha colpito perché questo era uno dei più caotici, e quando mi ha vista è corso ad abbracciarmi
- la terza cosa invece è successa ad agosto alla sagra di Rizzolo. Una delle mie bimbe mi ha vista, aveva una bottiglia e un pacchetto di patatine in mano. La scena è stata: lei che da velocemente le patatine e la bottiglia alla madre, corre verso di me e mi salta praticamente in braccio.
Con questo la mia -cortissima- gemma è giunta al termine. Ne approfitto per ringraziare ancora una volta il prof per le cose dette prima, ma anche perché è probabilmente l’unico che non mi dice di stringere i miei discorsi”.
(A. classe quinta).
Gemma n° 2452

“La mia famiglia colleziona ormai da 20 anni Barbie Magia delle Feste ed è diventata una tradizione acquistarle ogni Natale. Fin da piccola ho sempre giocato con le Barbie ed erano uno dei miei giochi preferiti, perché ti permettono di creare infinite storie con le bambole che hai a disposizione. Queste tuttavia, sono da collezione ed è per questo che si trovano ancora nella loro confezione.
Non riuscirei ad immaginarmi un Natale senza Barbie Magia delle Feste” (A. classe terza).
Gemma n°2451

“La gemma che ho deciso di portare è una foto con la mia mamma, per me lei è la mia gemma. Ho scelto una foto d’infanzia in cui ci sono io mentre piango e la mia mamma sorridente che simboleggia quanto mi stia sempre vicino e cerchi sempre di farmi sorridere” (G. classe terza).
Gemma n° 2450

“La mia gemma quest’anno la dedico ai miei nonni, coloro che mi sono sempre stati accanto durante questo percorso di scuole superiori ma non solo. Loro per me sono uno spiraglio di luce nel buio, sono il mio faro di speranza, la mia spalla su cui piangere e coloro che nonostante tutto, non mi hanno mai giudicata e non mi hanno mai fatto mancare nulla.
Tuttavia, come ogni famiglia anche la mia ha i suoi problemi e non sono pochi, ma nonostante queste divergenze nel momento in cui varco la porta d’ingresso di casa loro mi sento avvolta da felicità e sicurezza. Sentire le loro voci dire “Mandi stelute” mi riempie il cuore di gioia, una gioia che non riesco a descrivere a parole. Sì è vero, i miei nonni mi hanno anche un po’ viziata ma è solo una minima parte di ciò che hanno fatto e dato per me e per mio fratello.
I ricordi più belli con loro sono le risate, le passeggiate, le battute, i pranzi, le cene, le storie della buonanotte, andare a raccogliere le uova con mio nonno e andare a fare la spesa con mia nonna in bicicletta, cucinare e fare le parole crociate insieme.
Personalmente, mi sento la persona più fortunata del mondo se penso ai miei nonni ed al loro amore e auguro a tutti coloro che vengono al mondo di trovare il tesoro che ho trovato io e di custodirlo gelosamente perché i nonni purtroppo non sono eterni e vanno vissuti in ogni momento anche solo per un abbraccio”.
(G. classe quinta).
Gemma n° 2449

“Oggi ho deciso di portare come gemma mia madre. Insieme abbiamo passato dei momenti molto duri della nostra vita come, per esempio, penso il più importante, la separazione in casa con mio padre. In quegli anni ero piccola e solo poco tempo fa ho capito quanto fosse stata effettivamente forte mia madre e come abbia avuto il coraggio di continuare una sua strada da sola con le sue due figlie accanto. Per me lei è una mia fonte d’ispirazione: anche se molto spesso non andiamo d’accordo e litighiamo, per me lei rimane comunque l’unica persona di cui mi posso fidare al 100%, perché so che lei non mi abbandonerà mai. Quindi se un giorno mi dovessero chiedere: Cosa vorresti diventare da grande? Beh io risponderei sicuramente, come prima cosa, una brava madre come lo è stata lei per me fino ad adesso e come continuerà ad esserlo in futuro” (S. classe seconda).
Gemma n° 2448

“Come mia gemma quest’anno ho deciso di portare i miei gioielli. Li porto ogni giorno e non li tolgo mai ed è per questo che non mi accorgo neanche di indossarli.
Ognuno di loro mi è stato regalato da una persona diversa e custodisce un ricordo che ho con essa.
Indossarli è come portare con me un momento particolare della mia vita e mi fanno sentire sempre legata in qualche modo alla persona in questione anche se questa se ne è andata o non fa più parte della mia vita.
A volte mi soffermo a guardarli e ogni volta é come se rivivessi la stessa situazione, della quale mi ricorderò sempre con un sorriso, all’infinito” (G. classe seconda).
Gemma n° 2447

“La mia gemma di quest’anno è la mia collana.
Chi mi conosce sa che io non porto alcun tipo di gioiello se non un piccolo bracciale e questa collana.
Non è una semplice collana, è la collana che rappresenta il mio primo amore.
Me l’ha regalata il mio ragazzo ad aprile dell’anno scorso; inizialmente era solo la collana che si è comprato identica anche lui e poi il giorno del mio compleanno mi ha regalato la lettera che è la sua iniziale, fatta da lui.
Lui ha la mia e io ho la sua.
Questa collana rappresenta noi due ed è veramente l’unico gioiello che porto sempre e che non tolgo mai, anzi se la dimentico per caso sento che mi manca un pezzo.
Ho deciso di portarla perché rappresenta una delle fasi più belle della mia vita: l’amore e il primo innamoramento.
Questa collana è la sintesi perfetta dell’amore che io e lui proviamo l’uno per l’altra e non credo che potessi portare gemma migliore”.
(E. classe quarta).
Gemma n° 2446

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare questa foto di me ed una mia amica d’infanzia. In generale mi piace tantissimo riguardare le vecchie foto e i video per rivivere tutti i ricordi passati. Penso che questa foto sia una delle migliori che abbiamo insieme ed è per questo che ci sono molto affezionata. Ogni volta che penso alla mia infanzia mi viene in mente lei, dato che passavamo quasi tutti i giorni insieme a giocare e la consideravo quasi come una sorella. Nonostante oggi non ci vediamo più come una volta perché andiamo in scuole diverse, il nostro rapporto non è mai cambiato. Ogni volta che ci vediamo è come se tornassimo indietro nel tempo. Sono molto felice del fatto che siamo ancora amiche dopo così tanti anni e spero che lo saremo anche in futuro” (S. classe quarta).
Gemma n° 2445

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia madre e per rappresentarla mostro questi orecchini regalati da lei.
La considero una delle persone più importanti della mia vita e le sono assai grata se penso a tutto quello che ha fatto per me e per le mie sorelle. Da ormai un anno a questa parte il nostro rapporto è cambiato in meglio: sarà perché sono cresciuta e sono maturata, ma ora riusciamo a parlare e confidarci su tutto, senza sentirci giudicate.
Mia madre è una donna forte e dal carattere deciso, che in quest’ultimo periodo le è servito perché in famiglia abbiamo affrontato esperienze non piacevoli. Lei però non si è mai arresa, anzi è sempre stata presente per me e per le mie sorelle, a volte anche trascurando un po’ se stessa.
Con questo voglio concludere dicendo che auguro a tutti di avere una persona nella propria vita come mia madre, che vi sappia rendere felici e ascoltate”.
(M. classe quarta).
Gemma n° 2444
“Come gemma per quest’anno ho scelto di portare la canzone di Billie Eilish What was I made for uscita quest’estate all’interno del soundtrack ufficiale del film “Barbie”. Penso che questa canzone esprima esattamente cosa vuol dire essere donne, o meglio, per quanto mi riguarda, ragazze. Quello che trovo di bello in questa canzone è la delicatezza della melodia, accostata a dei versi forti e molto significativi. Personalmente la prima volta che l’ho sentita durante il film, sono rimasta senza parole da quanto era bella; di solito prima di emozionarmi per una canzone uno o più ascolti sono d’obbligo, con questa canzone invece è stata questione di pochi secondi. Ritrovare me stessa in questi lyrics per me è stato immediato. Una delle frasi che ho subito riconosciuto come mia è stata “when did it end, all the enjoyment”. Questo verso mi ricorda il distacco dall’essere bambine al diventare (non completamente) adulte. Ciò che prima era normale, come mangiare un piatto di pasta in più o essere rumorosa quando parli in pubblico, viene visto come fuori dal normale, come qualcosa di sbagliato. La leggerezza dell’essere bambine scompare, tutto il tempo che prima passavi a divertirti adesso lo spendi preoccupandoti di come uscirai vestita il giorno dopo o di quanto mangerai per evitare di sembrare ingorda o strana agli occhi degli altri. La leggerezza piano piano va via, per fare spazio alle paure e all’angoscia di non essere perfette (la stessa che si trova durante il film in Barbie). Concludo dicendo che tutti, maschi o femmine che siano, dovrebbero ascoltare almeno una volta nella vita questa canzone, aprendo il proprio cuore e lasciando che le proprie emozioni scorrano e si esprimano per ciò che sono” (I. classe terza).
Gemma n° 2443

“L’11 dicembre 2023 mi sono state dette quelle parole che un atleta non vorrebbe mai sentirsi dire da un medico: “il tuo crociato è rotto, la tua stagione è finita”. Non so neanche io bene come, ma non appena mi sono state pronunciate quelle parole sono riuscita a trattenere le lacrime, forse perché sotto sotto lo sapevo o forse solo perché volevo sembrare forte. Eppure questo infortunio mi ha portato un grande vuoto dentro.
Era da mesi che combattevo contro un dolore al ginocchio senza che si riuscisse a capire bene che cosa io avessi.
A giugno 2023 durante un allenamento è suonato quel primo campanello d’allarme, quel CRACK che a ripensarci mi vengono ancora i brividi.
Durante l’estate si sono susseguite una serie di visite, ma nessuna risposta concreta, finché a settembre l’ortopedico che mi ha visitata mi ha detto che sarei potuta tornare a giocare. Ero contentissima, ma dentro di me sapevo che c’era qualcosa che non andava.
Ho ripreso gli allenamenti e piano piano ho ritrovato la sicurezza che avevo perso a causa dell’infortunio.
Fino a quando, SBAM, un’altra porta in faccia, un’altra ricaduta. Mi cede il ginocchio durante una partita.
Non c’era più nulla da fare, avevo lottato fino a quel momento, ma la paura era riemersa.
Decido di farmi visitare da un altro ortopedico il quale pronunciò quelle fatidiche parole.
Nella mia testa, prima di quella visita, c’era ancora quella piccola speranza di poter tornare a giocare e di nascondere quella che sapevo fosse la verità, ma la verità ha avuto la meglio su quel piccolo spiraglio di luce.
Nonostante il dolore e le lacrime sono grata a questo infortunio perché mi ha fatto capire che ci sono persone che ci tengono tanto a me, quanto io sia fortunata ad avere una squadra che mi supporta in questo momento difficile e degli allenatori che ci tengono veramente al fatto che io stia bene. Spero di non deluderli e di tornare più forte di prima. Non so cosa mi riserverà il futuro o se ritornerò a giocare, ma ciò di cui sono certa è che uscirò da questi 6 mesi un po’ più consapevole e sicura delle mie capacità”.
(G. classe quarta).
Gemma n° 2442

“Come gemma ho deciso di portare il mio braccialetto. Può sembrare una cosa banale ma per me ha un profondo significato. Questo braccialetto me lo ha realizzato mia sorella molto tempo fa. Ancora oggi lo indosso perché mi fa ricordare la mia famiglia e tutti i momenti felici che abbiamo passato insieme. Ormai è diventato il mio portafortuna e non lo butterei o toglierei per nessun motivo” (S. classe prima).
Gemma n° 2441

“Ho deciso di portare questa collana perché è la mia collana del battesimo e da quando ho scoperto di averla 4 anni fa non me la sono più tolta. Sin da quando me la sono messa mi sono sempre sentita protetta e non mi sono sentita mai più sola. Nonostante da piccola fossi molto credente, con il tempo e con l’inizio delle superiori avevo perso di vista la mia religione e la mia fede in Dio. Portando questa collana ogni giorno, sento Dio sempre più vicino a me e credere in lui mi da forza. È strano e difficile parlare di questo tema con ragazzi della mia età perché in molti non credono nella religione ma penso che credere in Dio possa dare speranza a tutti coloro che si possano trovare in difficoltà. Io non credo nella chiesa per tutte le corruzioni che ci sono sempre state ma per me la vera fede è avere Dio vicino a me e credere in lui. Per me Dio è immenso” (B. classe quarta).
Gemma n° 2440

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare questi braccialetti. Ero indecisa se portare qualcosa che ricordasse la mia migliore amica o la mia canzone, e portando i braccialetti avevo qualcosa che rappresentasse tutt’e due. Li ha fatti lei a mano e ci ha scritto alcuni titoli di canzoni del mio cantante preferito, Harry Styles. Me li ha regalati al compleanno e da allora non li ho più tolti. Lei è la persona a cui tengo di più dopo i miei genitori” (M. classe quarta).
Gemma n° 2439

“Questa è in assoluto la mia prima gemma di religione e per quanto possa sembrare facile trovare qualcosa di profondamente rappresentativo per sé, mi sono trovata in difficoltà.
In difficoltà perché per la prima volta mi sono chiesta cosa potesse rappresentarmi al meglio , e da quella riflessione sono nate tantissime idee, tutte pronte a raccontare qualcosa di me: dalle mie passioni, a momenti a persone per me importanti… tutto era chiaro nella mia testa, le idee nitide e ben allineate pronte a risplendere proprio come una gemma, ma a questo punto mi sono ricordata che, mi trovo in un ambiente nuovo e lì le idee tornano a correre all’impazzata per la mia testa.
Mi sono resa conto che, nonostante siano passati diversi mesi dal mio arrivo, non sono riuscita a trasmettere molto di me, del mio carattere, del mio modo di essere. La mia paura di risultare inappropriata, noiosa o deludente mi ha portata a chiudermi un pochettino, ma anche questo, se ci penso fa parte di me.
Fa parte di me l’essere pensierosa, silenziosa e distaccata, ma non per questo me ne faccio una colpa. Fa parte di me e basta.
Quindi per questa mia prima e purtroppo ultima gemma ho deciso di raccontarmi attraverso una parte indelebile di me: i miei tatuaggi.
Sul mio corpo da neo diciannovenne sono presenti 3 tatuaggi, 3 momenti della mia vita vissuta fino a presente. Le mie 3 filosofie del passato, presente e futuro.
Il primo tatuaggio l’ho fatto a 17 anni sulla clavicola sinistra, dal lato del cuore.
Avevo appena finito il percorso di latino, un mondo che mi ha affascinata proprio perché non lo riuscivo a capire a causa della sua complessità. La frase che ho scelto di incidermi sulla pelle è stata proprio «ad maiora» verso il meglio. Allora ero molto diversa da come mi vedete adesso, ero molto più insicura e meno determinata. Ancora non ero riuscita a crearmi uno spazietto nel mondo. Mi sentivo strana e fuori posto, come tutti gli adolescenti a quell’età. Ma qualcosa in me, ha voluto riprendere le redini, riprendere il controllo della mia vita e andare verso qualcosa di meglio.
«Ad maiora» perché non mi sono mai bastata, non mi sono mai piaciuta e tuttora faccio difficoltà a riconoscermi nel riflesso dello specchio, nonostante i cambiamenti e i miglioramenti (i primi di una lunga serie a venire). Per la prima volta sono riuscita a provare a me stessa di essere forte e determinata e questo è diventato un mio bellissimo punto di forza.
Ho lavato molto non solo sul mio aspetto estetico, ma anche sul mio carattere, per creare la versione migliore di me stessa. E nonostante ci abbia lavorato, ammetto che caratterialmente non sono facile da capire o da sostenere, proprio per gli innumerevoli problemi invisibili che si generano automaticamente nella mia testa e che a volte prendono il controllo.
«Ad maiora» perché racchiude il desiderio di non essere mai come ora, ma di trovare sempre nuovi stimoli per migliorare.
Il secondo tatuaggio, l’ho fatto sul costato destro, perché la simmetria è sempre stata un mio punto debole. Si tratta sempre di una frase, ma questa volta in francese, tratta da una poesia. L’ho fatto dopo essere tornata da una delle esperienze che più mi ha cambiata e aperto gli occhi sul mondo: l’anno all’estero in Francia.
Là ho avuto modo di conoscere una realtà totalmente differente, ho incontrato delle persone fantastiche che hanno contribuito a creare delle memorie uniche e inimitabili.
Questa citazione racchiude un sacco di ricordi, significati e di speranza: nous allons fleurir (fioriremo). É tratta da una poesia di Jules Laforgue, «triste triste», titolo molto allegro, mi sono davvero superata in questo. Come suggerisce il titolo, il tono della poesia é malinconico e estremamente grigio, ma proprio in mezzo a tutto quel grigiore, si apre uno spiraglio luminoso dato da questa frase. Come un sole in mezzo alle nuvole di pioggia, «nous allons fleurir» ha il compito di ricordarmi che nonostante le difficoltà, nonostante gli ostacoli sul mio percorso, se ho la forza e la volontà di superarli, alla fine riuscirò a fiorire. Ma come lo auguro a me stessa, lo auguro a tutte le persone che mi circondano, perché nessuno merita di appassire sotto il peso di una giornata tempestosa. Per fiorire, oltre alla forza, ci vogliono tempo e un sacco di pazienza e determinazione, per riuscire a coltivarsi e a coltivare ciò che ci circonda nel modo migliore possibile.
Ognuno di noi, è un bocciolo di fiore diverso, c’è chi è più delicato, chi più tenace, chi sboccia prima e chi dopo, ma tutti siamo pronti a fiorire i nostri migliori colori.
L’ultimo tatuaggio di cui voglio parlarvi, è la sintesi del mio presente, ciò che sono e ciò che voglio ricordare.
È sempre legato all’esperienza all’estero, un pezzo del mio presente che ricordo con affetto e molta felicità. L’idea mi é venuta da una frase del nonno ospitante, un uomo molto fragile, ma sempre sorridente, saggio e spiritoso, che prima della mia partenza per tornare in Italia, mi disse delle bellissime parole: lui era riuscito a leggere i miei silenzi per trarne qualcosa di bello, delle memorie preziose che custodisce tuttora. Aveva visto il mio potenziale, la mia voglia di crescere e di sperimentare. Aveva visto che sono fragile come lui, che la mia sensibilità e le mie insicurezze talvolta prendono il sopravvento creando delle tempeste che distruggono le mie casette di carta pesta, e proprio per questa mia fragilità anche lui mi ha donato una gemma di saggezza, dandomi delle certezze. Per tutto ci vuole tempo: per crescere, per imparare, per cadere e per rialzarsi, ma non dobbiamo affrontare tutto questo da soli: ci sono delle persone che ci accompagnano e che ci aiutano a ricostruire quelle casette di carta pesta oramai disintegrate dalla potenza della tempesta. Quelle persone, non sono delle persone qualunque, sono dei «funghi». Che strana cosa che mi disse quel giorno il nonno Dardinier: siamo dei funghi, tutte le persone che incontriamo e che ci aiutano, ci sopportano e che fanno il tifo per noi sono dei funghi che si legano a noi. E per quanto ci possiamo allontanare e perdere di vista, per quanta distanza ci sarà, le radici ci terranno uniti e ci terranno in contatto.
Questa è stata la mia prima e purtroppo ultima gemma di religione, non sarà perfetta, ma l’ho scritta io. Le parole che sono qui presenti sono una parte imperfetta di una imperfetta me.
Sono una ragazza che sbaglia senza paura di sbagliare, che ha delle insicurezze che prima o poi metterà a tacere, che ha delle passioni… ma che soprattutto ha delle persone che fanno il tifo per lei…. Sono un fungo che presto fiorirà verso il meglio. Grazie per l’ascolto.”
(G. classe quinta).
Gemma n° 2438

“Caro nonno,
è già molto tempo che ho deciso di dedicare a te la mia ultima gemma, ma non lo farò direttamente, bensì attraverso la patente.
La patente è quel documento che in un certo senso abilita alla libertà. Una libertà in più di cui tu ormai da una decina d’anni non puoi più usufruire a causa del glaucoma. Nonostante fossi alle elementari, mi ricordo benissimo la disperazione della nonna, la volontà di mio papà di tenere la situazione sotto controllo cercando una babysitter che fosse disponibile a svegliare me e mio fratello la mattina per andare a scuola. Ma dopo una vita di baci sulla fronte, finestre spalancate per accecarci con la luce e vestiti caldi pronti sul termosifone, ho continuato a immaginare che fossi tu a svegliarci per almeno altri 2 anni.
La nostra routine mattiniera funzionava benissimo: 7:15 sveglia, entro le 7:20 in piedi, viso, vestiti, colazione, denti, 7:40 spegnevi il televideo e 7:47 in macchina, puntuali come la tua carriera militare ci ha sempre insegnato.
Ma non era finita là. In macchina con il nonno io ho studiato come non mai. Tabelline e verbi da coniugare a valanga, botta e risposta come durante una competizione. Ogni tanto però mentre guidavi mi spiegavi come funzionasse la macchina. Sei stato il mio primo istruttore di guida, a soli 7 anni. Mi dicevi <Senti il motore?> ed io dicevo di sì mentre il nasino mi cresceva. Poi dicevi <Ecco, adesso allora possiamo lasciare l’acceleratore, premere la frizione, cambiare la marcia, lasciare la frizione e premere di nuovo l’acceleratore.> Al che io ho chiesto più volte cosa fosse la frizione ricevendo sicuramente risposte esaustive ma pari all’arabo per una piccola bambina. Ecco allora che, ferma agli anni delle mattine in macchina col nonno, ho vissuto fino a 18 anni conoscendo le sole funzioni di acceleratore e cambio.
Ho compiuto 18 anni non esattamente nel periodo più bello della mia vita, quindi la patente è arrivata con calma, ma con la determinazione di poter diventare la tua taxista personale entro qualche mese. Non dimenticherò mai l’entusiasmo tuo e della nonna quando ho preso il foglio rosa, così come la tua profonda delusione quando controllando la carta di circolazione hai visto che per poco non potevo guidare la vostra macchina perché troppo potente. Ma la tua chiamata quando ho passato l’esame di guida ha fatto trasparire quanto tu fossi entusiasta ed emozionato per la mia conquista.
Allora nonno, ti prometto che ogni volta che potrò porterò te e la nonna a fare la passeggiata a Grado, vi accompagnerò alle visite, ma soprattutto, guiderò sempre pensando a te, cercando di tutelare la salute dell’auto il più possibile, come tu e il papà dite sempre.
Infine, grazie nonno per avermi cresciuta.”
(C. classe quinta).
Gemma n° 2437

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare la foto di questo cartellone, che è stata scattata subito dopo il concerto della mia band preferita, i Joker Out. Per me questo concerto ha un valore molto sentimentale perché è il primo concerto in cui sono andata da sola, e il primo concerto di questa band. È stato sopra le mie aspettative e ricordo ancora con dolcezza tutti i momenti di quella giornata. “Seize the day” significa “carpe Diem” che è il titolo della loro canzone più famosa, quella che hanno portato all’Eurovision. Il concerto non era in Italia ma in Slovenia e quindi, essendo noi italiane, ci sembrava carino scrivere appunto “seizing the day from Italy” per fargli capire che c’erano anche persone che li supportavano dall’Italia. Eravamo in seconda fila e quando lo hanno visto il cantante, tra una strofa e l’altra, ci ha detto “grazie mille” (in italiano). Anche la canzone ha un grande significato per me, perché è grazie a quella canzone e a quella notte, in cui ho visto la loro performance, che ho iniziato a seguirli e ne sono molto felice” (V. classe terza).
