Gemma n° 2920

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare la mia ex allenatrice M.
L’ho conosciuta quando avevo solo tre anni e ho iniziato ad allenarmi con lei a cinque.
Lei è sempre stata quella allenatrice “cattiva”, quella che non aveva pietà per nessuna, quella che metteva paura a tutti. M. non ha peli sulla lingua, ti dice le cose in faccia senza problemi, per esempio se non sei portata te lo dice.
Io, fin da subito, ho visto il buono che c’era in lei, e lei a sua volta lo ha visto in me. Ero solo una bimba, ero quella che non saltava mai un allenamento, che lavorava con la testa e che, quando veniva sgridata, non piangeva: continuava a lavorare finché non le riusciva tutto perfetto.
Soprattutto negli ultimi tre anni abbiamo legato moltissimo. Lei non ha mai smesso di credere in me, neanche quando io avevo perso le speranze. Anche quando alle qualifiche per il mondiale junior sono arrivata seconda, lei era comunque super fiera di me.
Siamo sempre state molto simili: trovavamo sempre quel minimo errore e lavoravamo senza sosta per rendere tutto perfetto. Non dimenticherò mai quando restavamo in palestra fino a tardi, perché io, pur di fare un’esecuzione senza errori, non me ne andavo.
Magda c’è sempre stata per me ed è stata la figura adulta che mi ha cresciuto nel modo migliore. Le devo moltissimo. Quando avevo 13 anni e i miei genitori erano in vacanza, sono stata da lei due settimane. Alle mie gare c’era sempre, e se per caso non riusciva a venire era la prima persona che mi chiamava finita la gara. Lei mi risolveva i problemi. Quando ero sotto pressione per le gare importanti e non riuscivo a reggere anche la scuola, mi aiutava a studiare. Mi portava alle visite mediche. Quando litigavo con i miei genitori andavo in palestra e poi dormivo da lei. Quando i miei genitori si dimenticavano di pagare le gare, le pagava lei.Litigavamo, certo, anche tanto. Agli allenamenti mi sfiniva al massimo, per essere sicura che tornassi a casa soddisfatta. Lei mi ha insegnato a non arrendermi mai. Quando, una settimana prima del campionato italiano per cui ero prontissima, mi sono fratturata il ginocchio e non ho potuto partecipare, mi ha detto: “Torni il prossimo anno e ti prendi il titolo, te lo prometto perché te lo meriti”. E l’anno dopo, con tanto duro lavoro, ce l’ho fatta: sono salita sul gradino più alto del podio grazie a lei.
Purtroppo, però, quest’estate ci siamo salutate per sempre. Io ho detto addio allo sport a cui ho dato cuore e anima, e lei ha dovuto accettare la mia scelta, anche se non era veramente d’accordo. Ora non parliamo più, ma sono sicura che rimarremo per sempre nel cuore l’una dell’altra, perché un rapporto così stretto è difficile da separare davvero”.
(A. classe terza).

Gemma n° 2919

“È da quando son piccola che io sono l’amica pianista.
Quella che alle feste doveva sempre “suonare qualcosa”.
Quella che iniziava a suonare e sentiva gli sguardi addosso.
Quella che suonava anche quando avrebbe preferito restare tra il pubblico.
Quella che, in fondo, non sapeva mai se stava suonando per sé o per gli altri.
Un giorno mi chiesi: “ma chi sono io senza il pianoforte?”. Non avevo una risposta a quella domanda. Suonare uno strumento è sempre il primo pensiero che mi viene in mente quando qualcuno mi chiede “cosa ti piace fare”, come nei testi in tedesco che cominciano con “Mein Hobby ist…”. Crescendo, il pianoforte ha sempre avuto un qualche impatto su di me.
La frustrazione durante lo studio di un nuovo brano, la soddisfazione dopo averlo imparato. L’ansia prima di una lezione dopo non aver studiato abbastanza, il sollievo dopo essere riuscita a cavarmela lo stesso. Tutte queste emozioni, negative e positive, mi hanno avvicinato a questo strumento, rendendolo parte di me. L’ho amato, odiato, ignorato, e ritrovato. Ma alla fine il pianoforte è stato la mia voce quando le parole mancavano, il mio rifugio quando il mondo era troppo rumoroso.
Grazie alla musica ho incontrato delle splendide persone ognuna con le sue passioni. Ho incontrato amici, amori, dolori. Flautisti, pianisti, violinisti. E allora penso che forse la domanda “chi sono senza il pianoforte” non ha bisogno di una risposta chiara. Forse la risposta è che sono sempre stata io, anche nei momenti in cui non suonavo, perché ogni nota che ho suonato ha lasciato un’impronta dentro di me, e quella impronta sono io. Quando sono riuscita a capire che il pianoforte non è solo uno strumento che fa musica, ma una passione, un altro linguaggio, un altro mondo, non mi sono più interessata a cosa pensano gli altri. Perchè suonare non è più solo esibirsi davanti a un pubblico, ma riconoscere che dentro ogni pausa, ogni accordo, ogni melodia c’è un pezzo di me che finalmente si sente libera”.
(V. classe terza).

Gemma n° 2918

“Quest’anno come mia ultima gemma ho deciso di portare una città stupenda, che mi ha riempito di ricordi che porterò sempre nel cuore, soprattutto per le persone con cui ho condiviso i miei viaggi. Roma è veramente la città eterna: ogni volta che ci vado rimango sempre stupita dalla sua bellezza e grandezza, non solo fisica ma anche culturale. Roma per me non è solo una città, ma è il luogo in cui ho vissuto momenti che mi hanno fatto crescere. Durante quei viaggi ho avuto la possibilità di conoscere meglio alcune persone  e costruire con loro un legame profondo che porterò sempre con me. Inoltre, siamo sempre stati accolti dalla gentilezza e disponibilità delle persone, perciò ho un bel ricordo anche di loro. Roma, quindi, è legata a nuove amicizie ed esperienze che mi hanno formato come persona” (S. classe quinta).