Gemme n° 277

“La canzone è tratta da un dvd sugli Eagles. Hanno attribuito molti significati e soprattutto molti secondi significati a Hotel California (satanici, subliminali…). Per me avrà sempre due significati. Il primo è che evoca il viaggio in California coi miei, il tepore sulla pelle e le stelle. Sembrava di stare in mezzo all’universo. Il secondo significato, più importante, è che si tratta della canzone preferita mia e di mio padre; quando la sentiamo insieme lui si trasforma, la canticchia e mi ha chiesto di tradurla. Mi fa vedere un lato di lui che di solito è nascosto.” Così A. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Penso che i lati nascosti siano alcune delle cose che ci rendono unici; poche persone hanno il privilegio di conoscerli e sono coloro che rispondo al nome di amanti, amici, famigliari…

Gemme n° 274

“La mia gemma, la canzone, è un omaggio a Ben Linder, un ingegnere civile statunitense ucciso dai Contras in Nicaragua nel 1987. Questo brano fa ricordare che dall’arroganza e dalla violenza non può nascere nulla: l’atto finale che ha messo fine a una vita innocente sarà solo servito a ribadire che tra noi e l’inferno o tra noi e il paradiso c’è solo la vita, la cosa più fragile del mondo.” Queste le parole di S. (classe terza), che ha concluso il suo intervento con una citazione di Blaise Pascal.
Il protagonista del film “Into the wild” afferma che “la fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza”. Penso che la bellezza della vita sia connessa anche alla sua fragilità e questo ci insegna il rispetto che ne dobbiamo avere per apprezzarla quanto più possibile.

Gemme n° 272

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“Vorrei condividere una citazione del film “Remember me”: “Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante ma è molto importante che tu la faccia”. La frase in realtà è di Gandhi. Mi ha colpita: da una parte apre gli occhi sul fatto che nel mondo sei un puntino e ogni azione può essere insignificante, ma anche che per te può essere fondamentale. Penso sia importante prendersi le responsabilità, buttarsi, seguire i desideri e i sogni: a nascondersi dietro le paure si perde sempre. Troppo spesso ci ripariamo dietro un “E se andasse storto?”.” Questa la gemma di A. (classe quarta).
Ricordo ancora benissimo la sensazione che provai nel momento in cui decisi di abbandonare la facoltà di scienze geologiche: la descrive benissimo Milan Kundera ne “L’identità”: “Scese per l’ultima volta il grande scalone esterno della facoltà con il presentimento che avrebbe finito per ritrovarsi da solo su un binario dal quale tutti i treni erano ormai partiti”. Quella sensazione di vuoto e di solitudine era però accompagnata in me dal desiderio del nuovo viaggio che mi avrebbe portato a insegnare religione. Buttarsi… seguire i sogni… prendersi le responsabilità: sì, ne vale la pena.

Gemme n° 267

“Mi è stato difficile scegliere cosa portare, perché volevo trattare di qualcosa che mi stesse veramente a cuore e non sono poche le cose in questo senso. Questo però è uno dei temi a cui tengo maggiormente.


Ero indecisa perché trovo la fine un po’ forzata (ma è un corto). Per me è ottimo modo per far capire situazione di queste persone. Di solito non si rispetta o si tende a non rispettarle per l’evidenza del genere sessuale. Ma non è giusto nei loro confronti. Ho conosciuto persone come Emile ed è dura, difficile mettersi nei loro panni. Ci vuole sensibilità e rispetto nel rapportarsi con loro. Non è un genitale a rendere il sesso di una persona. Sentirsi nati nel corpo sbagliato deve essere durissima; è un percorso lungo da affrontare quello di chi vuole cambiare sesso. Servono rispetto e comprensione”.
George Bernard Shaw affermava: “L’unico uomo che conosco che si comporta sensibilmente è il mio sarto; ogni volta che mi vede prende di nuovo le mie misure. Gli altri invece vanno avanti con le loro vecchie misure e si aspettano che io faccia altrettanto”. Penso che sensibilità, rispetto e delicatezza invocate da A. (classe quinta) siano alcuni dei vestiti necessari che dobbiamo ricordarci di indossare quando ci approcciamo alle altre persone per far sì che il nostro cuore diventi per loro luogo di calore accogliente e non freddo antro respingente.

Gemme n° 259

“Ho portato l’ultima scena di questo film, in cui si parla del rapporto tra una coppia e cane Marley. Penso che avere un cane sia una delle cose migliori: non chiede niente e ti dà affetto”. Queste le parole di M. (classe terza).
Due frasi sull’atteggiamento che hanno spesso i cani nei confronti degli umani che vivono con loro. La prima è anonima: “Signore, lasciami essere metà dell’uomo che il mio cane pensa io sia”. La seconda, invece, è di Miguel de Unamuno: “Io ero la tua religione, ero la tua gloria… Se tu potessi sapere, o mio caro cane, quanto il tuo dio è triste per la tua morte… Gli dei piangono quando muore il cane che gli leccò la mano”.
Un saluto da Mou.

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Gemme n° 255

“Non avevo mai visto questo film, ne avevo sentito parlare ma nulla più. Il protagonista del film sceglie di vivere anche se in un mondo malato fatto di consumismo e banalità. Smette di intossicarsi. Pensavo fosse un film demenziale, mi sono ritrovata davanti a discorsi profondi”. Questa la gemma di G. (classe quarta).
Riporto qui sotto il testo di una delle più belle e profonde canzoni di Fabrizio De André, il “Cantico dei drogati”.
“Ho licenziato Dio, gettato via un amore per costruirmi il vuoto nell’anima e nel cuore. Le parole che dico non han più forma né accento, si trasformano i suoni in un sordo lamento. Mentre fra gli altri nudi io striscio verso un fuoco che illumina i fantasmi di questo osceno giuoco. Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Chi mi riparlerà di domani luminosi dove i muti canteranno e taceranno i noiosi, quando riascolterò il vento tra le foglie sussurrare i silenzi che la sera raccoglie. Io che non vedo più che folletti di vetro che mi spiano davanti che mi ridono dietro. Come potrò dire la mia madre che ho paura?
Perché non hanno fatto delle grandi pattumiere per i giorni già usati per queste ed altre sere? E chi, chi sarà mai il buttafuori del sole chi lo spinge ogni giorno sulla scena alle prime ore. E soprattutto chi e perché mi ha messo al mondo dove vivo la mia morte con un anticipo tremendo? Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Quando scadrà l’affitto di questo corpo idiota allora avrò il mio premio come una buona nota. Mi citeran di monito a chi crede sia bello giocherellare a palla con il proprio cervello. Cercando di lanciarlo oltre il confine stabilito che qualcuno ha tracciato ai bordi dell’infinito. Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Tu che m’ascolti insegnami un alfabeto che sia differente da quello della mia vigliaccheria.”

Gemme n° 248

“Ho scelto una scena del film “Unbroken”, uscito a gennaio; mi è piaciuto, penso sia fatto molto bene. Ho optato per questa sequenza perché molto intensa ed emozionante, in cui il protagonista dimostra tutta la sua forza, fisica e di volontà”. Questa la gemma di M. (classe quinta).
Vista l’ambientazione del film, mi è venuta alla mente una citazione del fondatore di una delle più note correnti di pensiero filosofico-religioso dell’Oriente, Confucio: “Si può sconfiggere il generale che comanda tre armate, ma non si può smuovere la ferma volontà di un uomo semplice”.

Gemme n° 244

“Avevo diverse idee su cosa proporre alla classe come gemma, poi ho scelto la prima. Questa breve sequenza mi ha fatto pensare che le scelte consapevoli nella nostra vita siano solo un piccolo fattore. I fatti che avvengono a caso sono frequenti, e mi piace pensare che siano anche belli, come gli incontri con persone che cambiano la nostra esistenza in meglio”. Così Z. (classe quinta) ha presentato la propria gemma.
Mi viene in mente una delle ultime frasi di Forrest Gump: “Non lo so… se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento”. Il richiamo alla sequenza iniziale del film, con la piuma che svolazza di qua e di là, riproposta anche alla fine, mi pare immediato.

Gemme n° 237

“In realtà avrei voluto portare un altro spezzone, ma il sito è bloccato. So che vista così questa sequenza on ha molto senso ma l’ho scelto perché avevo appena visto il film quando abbiamo iniziato a fare le gemme e mie era molto piaciuto; l’immaginazione e i numerosi livelli della realtà mi interessano. Siate liberi di immaginare e di dare sfogo alla vostra fantasia.” Questo il messaggio della gemma di K. (classe quarta).
Pablo Picasso diceva che “Qualsiasi cosa tu puoi immaginare è reale”.

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Gemme n° 223

“Mi è piaciuta questa canzone e la sua relazione con le immagini. Mi fa ricordare molte cose sia brutte che belle”. Questa la gemma di M. (classe terza).
Il brano è dei Cranberries: “Ricordi le cose che dicevamo di solito, mi sento così nervosa quando penso a ieri. Come ho potuto permettere che mi accadessero delle cose così brutte, come ho permesso che mi accadessero? Come morire nel sole… Mi terrai ancora, mi sento fragile, mi terrai ancora, non ci fermeremo mai. Volevo essere così perfetta capisci, volevo essere così perfetta…”. Nell’amicizia la consolazione per le sofferenze e le delusioni personali; grazie alla relazione con l’altro ritrovare se stessi.

Gemme n° 221

“E’ vero, la mia gemma è un cartone animato. Ma alla fine della quinta penso sia importante decidere che strada prendere; per farlo potrebbe esserci bisogno di andare contro tutti, anche contro coloro che vogliono il nostro bene. E’ difficile riconoscere la strada giusta. Qui il padre vuole proteggere il figlio ma rischia di impedirgli di vivere la sua vita, cavolate ed errori compresi. Si deve solo ascoltare se stessi, quello che ci piace, chiarirci le idee in mezzo a tutto ‘sto casino. Ecco, la mia ambizione è che vorrei aggiungere qualcosa di mio a questo mondo, creare qualcosa, sarebbe un peccato sprecare l’occasione e penso che debba cercare di farlo in tutti i modi possibili”. Queste sono state le parole con cui A. (classe quinta) ha commentato la sua gemma.
Una studentessa di quinta porta un cartone animato? Allora il suo prof risponde a tono… Con Kung Fu Panda aggiungo un elemento: la fortuna di incontrare qualcuno che creda in noi!

Gemme n° 216

“La mia gemma è la scena finale di “Fast & Furious 7”, con l’omaggio a Paul Walker, deceduto mentre le riprese del film erano ancora in corso: mi fa riflettere sulla morte e sull’amicizia, sia quelle rappresentate sul set che quelle della vita. Nella sequenza finale le auto dei due amici prendono strade diverse mentre uno dice «Tu sarai sempre con me. E sarai sempre mio fratello». Noi siamo in quarta e il prossimo anno ci divideremo, i rapporti saranno difficili da mantenere, m penso che le amicizie vere restano”. Questa la gemma presentata da V. (classe quarta).
A un certo punto si sente “Dovunque voi siate, non importa se a un quarto di miglio o dall’altra parte del mondo…”. E la canzone di Wiz Khalifa in sottofondo dice: “Accidenti, chi conosceva tutti gli aerei su cui abbiamo volato, bei momenti che abbiamo passato, che sarei in piedi proprio qui a parlare con te, a parlarti di un altro percorso. So che ci piacerebbe partire in viaggio e ridere ma qualcosa mi ha detto che non sarebbe durato. Abbiamo dovuto cambiare piano, guardare cose diverse, vedere il quadro complessivo. Quelli erano i giorni, il duro lavoro paga sempre, ora ti vedo in un posto migliore”…

Gemme n° 207

“Ho portato una sequenza del mio film preferito; penso sia una scena molto significativa e sottovalutata rispetto alla classica sequenza finale con gli studenti in piedi sui banchi: il professor Keating spinge i ragazzi a voler e dover cambiare per migliorare sé e il mondo, andare oltre i limiti, pretendere di più rispetto al quotidiano”. Con queste parole F. (classe quarta) ha presentato la propria gemma.
Riporto le parole di Robin Williams: “E proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare. Ecco, quando leggete per esempio, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Non vi rassegnate a questo! Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale. Guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade”. Interiorizzare: una delle esperienze più stupefacenti e arricchenti che conosca. Purché poi si esteriorizzi nuovamente. Così un tu ed un io possono diventare noi.

Gemme n° 183

“Il film da cui ho preso questa sequenza racconta di una foresta ricca di alberi, gli Alberi delle Feste più Liete; ogni albero apre un portale verso una festa. Il protagonista arriva da Helloween e giunge al Natale. Il film è uno dei miei preferiti e mi ricorda l’infanzia perché mi piaceva talmente tanto che ho obbligato i miei a comprare la videocassetta: ogni anno lo rivedo più volte. Tra l’altro questa canzone è quella che più amo nel film, mi rende felice: la ascolto e sorrido.” Questa la gemma di S. (classe quinta)
La voce narrante del film afferma:
“È stato molto tempo fa, più di quanto ora sembra,
in un posto che forse nei sogni si rimembra,
la storia che voi udire potrete,
si svolse nel mondo delle feste più liete.
Vi sarete chiesti, magari, dove nascono le feste.
Se così non è, direi… che cominciare dovreste!”
Solletica la curiosità, attira, invita, calamita, magnetizza… E più avanti si sente “Il curioso va all’interno”… Buon cammino, buone scoperte, buona profondità.

Gemme n° 180

“Ho portato come gemma il primo film di Batman; mi interessa una frase detta in una precisa sequenza. Mentre la casa cade, e Bruce si sente responsabile, ascolta il suo maggiordomo che spesso lo ha consigliato: «Perché cadiamo signore? Per imparare a rimetterci in piedi».” Questa la gemma di F. (classe quarta).
Nick Vujicic penso sia ormai una persona piuttosto nota, ma penso che valga la pena riascoltarne il messaggio, nonostante la cattiva qualità del video e i numerosi sottotitoli che occupano la visuale.

Gemme n° 177

bisotti“Nonostante abbia pensato da un po’ a come fare la gemma, risulterà essere improvvisata. Ho scritto in corriera su quanto valga la pena lottare per chi amiamo. Nel libro «Il quadro mai dipinto» Massimo Bisotti scrive: «Siamo tutti universi danneggiati. Da qualcosa o qualcuno siamo stati danneggiati. Dal poco amore o dalle troppe paure, forse, o da chi ci ha promesso certezze scoppiate in volo come pezzi di vetro negli occhi. Le persone più incantevoli al mondo hanno sempre un vissuto complesso. Sono spesso le più difficili da amare ma anche quelle che sanno dare di più. Le persone incantevoli hanno vinto il disincanto e per vincere il disincanto ci vuole tanto coraggio, lo stesso che serve per i sentimenti. Io lo pensai anche di Vivien quando la conobbi. Pensai che per essere così incantevole doveva aver vinto molte volte il disincanto». Era da un po’ che riflettevo su questi temi sentendo molti che mi raccontano di persone che si lasciano per nulla e senza lottare. A questo punto desidero proporre questo video:

Ho fatto una riflessione su quanto valga la pena lottare per certi amori. Viviamo in una società dinamica, dove la ricchezza, i valori materiali, il benessere economico sono diventati più importanti della felicità individuale. Viviamo in un mondo che aiuta chi continua a rinunciare, piuttosto che chi cerca di combattere per i propri sogni. In questo mondo ho pensato a uno dei sentimenti umani più forti: l’amore. Vedo troppo spesso matrimoni ancora salvabili che finiscono, perché non si ha il coraggio di lottare. Vedo persone che si lasciano perché così è più semplice, perché così non si rischia di soffrire, ma queste sono soltanto futili giustificazioni. Preferisco le persone che rischiano, lottano e magari cadono. La mia riflessione vuole spronare le persone a lottare per quello che amano e soprattutto per chi amano, perché si vive una volta sola ma se lo fai bene una volta sola basta.
Nel video i due protagonisti litigano, si dividono, poi rivedono i momenti belli e riescono a tornare insieme, non hanno rinunciato dopo il momento difficile
Ancora nel libro: «La gente che se n’è andata se ne riandrà. Altrimenti non sarebbe andata via quando poteva restare. E’ che in amore non impariamo mai niente dall’esperienza, e come tutte le cose meravigliose da una parte questo ci salva e dall’altra ci annienta. Avresti dovuto affrontare solo il peso di spostare una sedia, sederti di fronte alla paura e vedere il mio corpo che ti amava, le nostre anime abbracciarsi smettendo di lottare, intrecciate in una per rimanere. E’ inutile illudersi, perso l’attimo niente è più uguale. La gente torna ma le cose non ritornano com’erano, la gente torna ma non si può tornare indietro per ripartire da un momento che è ormai svanito nel tempo».
E più avanti: «Ci sono persone a cui sarai legato per tutta la vita da un filo invisibile e indistruttibile. Non importa se ci avete provato mille volte e mille volte è andata male. Non importa se avete litigato, se non vi siete capiti, se la vita vi ha diviso in più occasioni. Qualsiasi cosa accada, qualsiasi siano gli ostacoli che il destino vi pone davanti, troverete sempre, sempre il modo di restare. Nonostante tutto. Perché siamo fatti per stare con pochi, e certi legami sfuggono alla corrosione del tempo.»
A questo punto una scena di «Amori e altri rimedi», di cui mi interessa particolarmente l’ultima frase che viene detta.

Concludo con le due ultime citazioni dal libro: «Io di sedie vuote ne ho avuta piena la vita e non ne voglio più. Ma, credimi, la persona più importante per te sarà laggiù, seduta in un’ultima fila. Sarai tu che in mezzo a tanti occhi, con la forza del tuo sguardo, non perderai di vista i suoi e andrai a prenderla. E ad ogni passo farai la stessa scelta, fra mormorii, bisbigli, commenti e scommesse su quanto durerà. La porterai davanti alla tua vita per farla stendere di fianco alla tua anima. E lì dirai: “Che lo spettacolo abbia inizio adesso. Adesso che ci sei tu”».
E «Magari è tardi ma se non fosse così… voglio solo dirti che io ci sarò, ci sarò sempre, un sempre che non mente e che non fa paura. Mi troverai, mi troverai ogni volta. Non importa con chi sarò, dove sarò, cosa starò facendo in quel momento. Non importa se avrò fatto un solo passo in avanti, oppure cento, oppure centomila ancora. Io ci sarò, custodirò il tuo essere speciale, proprio io che non credo negli angeli. Lo difenderò da questo mondo che distrugge. E per quanti passi avanti io abbia fatto, ne basterà sempre e solo uno indietro per raggiungerti. Questa è la mia promessa».”
La gemma di D. (classe quinta) è molto ricca. Aggiungo una citazione di “Due destini”, canzone dei Tiromancino: “Ti ricordi i giorni chiari dell’estate quando parlavamo fra le passeggiate, stammi più vicino ora che ho paura perché in questa fretta tutto si consuma, mai non ti vorrei veder cambiare mai. Perché siamo due destini che si uniscono stretti in un istante solo, che segnano un percorso profondissimo dentro di loro superando quegli ostacoli se la vita ci confonde solo per cercare di essere migliori, per guardare ancora fuori, per non sentirci soli. Ed è per questo che ti sto chiedendo di cercare sempre quelle cose vere che ci fanno stare bene, mai io non le perderei mai. Perché siamo due destini che si uniscono stretti in un istante solo, che segnano un percorso profondissimo dentro di loro superando quegli ostacoli che la vita non ci insegna solo per cercare di essere più veri, per guardare ancora fuori, per non sentirci soli.”

Gemme n° 175

Questa canzone fa parte della colonna sonora del film Cenerentola, l’ho sentita al cinema. A casa sono sempre stata trattata come una principessa, ma il mondo reale non è così bello come mi era stato dipinto; ora è il momento in cui appaiono le difficoltà della vita, ma mi piace pensare che resta sempre la possibilità di una via d’uscita”. Questa canzone è la gemma di A. (classe quinta).
Mentre lei parlava, quando ha accennato alla principessa, mi è venuta in mente un altro tipo di principessa che proviene dal mondo leggendario dell’Estremo Oriente, la Principessa Mononoke. Prendo da Internet: Giappone, era Muromachi (1392-1573). In un remoto villaggio tra le montagne, Ashitaka, l’ultimo guerriero del quasi estinto clan degli Emishi, è costretto a uccidere un mostro per proteggere il suo villaggio. Scopre, troppo tardi, che quella creatura sotto forma di cinghiale, è in reltà, un demone. Uccidendolo Ashitaka ha attirato su di sé una maledizione simboleggiata da una cicatrice sull’avambraccio destro che lentamente si espande. Così il giovane si mette in viaggio per scoprire il mistero della maledizione. Nel corso del viaggio incontra Mononoke San, una ragazzina selvaggia allevata dai lupi che lo aiuta a compiere la sua missione. Racconto di vita, di crescita, di scelte.

Gemme n° 174

Attenzione: spoiler grande come una vita! Il video sottostante è la scena finale di Pulp Fiction”!

“Ho scelto questa scena perché mi piace il film e per il messaggio: ognuno dovrebbe scegliere il suo ruolo, da che parte stare tra bene o male”. Ecco la gemma di R. (classe terza).
Adoro Quentin Tarantino. Se danno in tv per la decima volta un suo film, per la decima volta lo vedo: non posso farne a meno, è più forte di me, anche se sono le 2.00 di notte… E allora rilancio il concetto sottolineato da R. con una citazione da Kill Bill Vol. 2.

“Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti, soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito: Superman. Non un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia, la filosofia non è soltanto eccelsa, è unica! Dunque, l’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e un suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Waine, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman, quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede; e quali sono le caratteristiche di Clark Kent?! È debole, non crede in sé stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. Più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy Plympton”.

Gemme n° 161

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“Ho portato come gemma una citazione dal film Vita di Pi. Un padre spiega al figlio cosa sia credere e non credere «…perché voler credere in tutto allo stesso momento corrisponde esattamente a non credere in niente. […] Ascoltami, invece di saltellare continuamente da una religione all’altra perché non cominci con la ragione? In poche centinaia di anni la scienza ci ha fatto capire l’Universo più di quanto la religione non abbia fatto in diecimila anni. […] Sì, alcuni mangiano carne, altri mangiano verdure, non mi aspetto che tutti concordino su tutto ma preferisco che tu creda in qualcosa con cui io non concordo piuttosto che accettare tutto ciecamente, e questo, comincia col pensare razionalmente…»”. Questa citazione è stata la gemma di E. (classe seconda). La accompagno con una citazione del fisico tedesco Max Planck: “Solamente quando ci sentiamo sotto i piedi il saldo terreno dell’esperienza della vita reale ci è lecito darci senza timore ad una concezione del mondo fondata sulla fede in un ordine razionale dell’universo”.

Gemme n° 160

“Ho portato una poesia che viene recitata alla fine del film Papà ho trovato un amico. La trovo molto emozionante.

Salice piangente con lacrime a forma di ramo,
perché piangi e non rispondi se ti chiamo?
E perché un giorno lui ti ha dovuto lasciare?
E perché non è potuto restare?

Sulle tue fronde si arrampicava e con la sua piccola mano leggera ti accarezzava.

Nella tua ombra vinceva l’estate, pensavi fossero eterne le sue risate?

Smetti di piangere salice piangente, perché questo piangere non servirà a niente.
Credi che la morte te lo abbia tolto, che non tornerà mai.
Ma cercalo nel tuo cuore, lo ritroverai”.

Questa la gemma di F. (classe quarta). Pubblico il pezzo di film da cui è tratta:

Questa, invece, è una canzone di Vasco Rossi che ha una storia lunga. Metto anche il testo, si intitola “La favola antica”. Mi sembra che possano essere colte delle somiglianze.

C’era una volta una favola antica quasi da tutti ormai dimenticata
che continuava a volare nell’aria aspettando colui che l’avrebbe di nuovo narrata
era una favola vecchia era un poco svanita come un barattolo di aranciata aperta
ma non voleva rassegnarsi e cercava di “non dimenticarsi”!

Parlava di una bambina bionda che non voleva dormire da sola
e la sua mamma poverina doveva starle sempre vicina
Un giorno venne una bella signora tutta vestita di luce viola
prese la mamma per la mano e la portò lontano, lontano
La bimba pianse cento sere poi si stancò e si addormentò
Quando il mattino la venne a svegliare con un bellissimo raggio di sole
vide la mamma poverina che sotto un albero dormiva
e la signora vestita di viola disse “non devi più avere paura… di restare sola”

C’era una volta una favola antica quasi da tutti ormai dimenticata
che continuava a volare nell’aria aspettando colui che l’avrebbe di nuovo narrata
era una favola vecchia era poco svanita come un barattolo di aranciata aperta
e per non essere dimenticata diventò vera… diventò! oh oh oh! … la vita!