Gemme n° 107

Sono una fan di Lana e ascolto anche musica elettronica: ho allora deciso di portare un mix. E’ conosciuta per le sue canzoni gioviali e i suoi sorrisi… No, scherzo… Il fatto è che tanti la vedono come una cantante depressa, ma questo è frutto di una visione superficiale. Il suo è un messaggio di ironia e le sue canzoni vanno ascoltate più profondamente”.

https://www.youtube.com/watch?v=o2tVLGgs0WA

Con queste parole M. (classe quarta) ha presentato “Born to die”. Ho trovato in rete una frase che bene fa capire lo stile della cantante: a chi le chiede dell’utilizzo delle tonalità più basse della canzone, Lana risponde: “la gente non mi stava prendendo molto sul serio, così ho abbassato la mia voce, credendo che questo mi avrebbe aiutato a distinguermi”.

Gemme n° 106

diapasonHo portato un diapason che simboleggia il mio amore per la musica: ha sempre fatto parte della mia vita e spero continui. Senza la musica non penso di poter vivere. Per me cantare è una cosa bellissima, la più bella che possa fare”. Queste sono state le parole di G. (classe quinta). Ogni volta che ho assistito a un concerto mi ha sempre incuriosito questo strumento che alcuni direttori utilizzano: è usato per dare l’intonazione alle voci di un coro o per accordare strumenti. Lascio come commento una domanda per una riflessione personale: qual è il diapason della nostra vita, con cosa le diamo l’intonazione?

Gemme n° 105

New York

Quello che sta finendo è stato un brutto anno. Ho portato un ricordo del momento più bello che ho vissuto: le due fantastiche settimane del viaggio a New York, che rivivrei immediatamente.” Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Scrive Baricco in Novecento:
“Viaggiava, lui. E ogni volta finiva in un posto diverso: nel centro di Londra, su un treno in mezzo alla campagna, su una montagna così alta che la neve ti arrivava alla pancia, nella chiesa più grande del mondo, a contare le colonne e a guardare in faccia i crocefissi. Viaggiava. Era difficile capire cosa mai potesse saperne lui di chiese, e di neve, e di tigri e… voglio dire, non c’era mai sceso, da quella nave, proprio mai, non era una palla, era tutto vero. Mai sceso. Eppure, era come se le avesse viste, tutte quelle cose. Novecento era uno che se gli dicevi “Una volta son stato a Parigi”, lui ti chiedeva se avevi visto i giardini tal dei tali, e se avevi mangiato in quel dato posto, sapeva tutto, ti diceva “Quello che a me piace, laggiù, è aspettare il tramonto andando avanti e indietro sul Pont Neuf, e quando passano le chiatte, fermarmi e guardarle da sopra, e salutare con la mano”.
“Novecento, ci sei mai stato a Parigi, tu?”
“No.”
“E allora?”
“Cioé… si.”
“Si cosa?”
“Parigi”
Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c’é in Bertham Street, d’estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che lui in Bertham Street, lui, non c’é mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell’aria, l’ha respirata davvero. Il mondo, magari, non l’aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l’anima.
In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia… Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava… Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all’altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa. Ci viaggiava sopra da dio, poi, mentre le dita gli scivolavano sui tasti, accarezzando le curve di un ragtime.”

Gemme n° 104

https://www.youtube.com/watch?v=i_50oyJo8R8

Afferma M. (classe quarta): “Tendo a legare le canzoni che ascolto al periodo che sto vivendo in quel momento. Questo brano è importante ora: mi fa pensare a una persona in particolare e in certi punti rivedo anche la mia personalità. Mi piace Emma, la sua forza mi aiuta molto soprattutto quando mi sento a terra.” Appare essere la storia di un amore finito (“mi illudo ancora di non averti perso”) con la scarsa voglia di risollevarsi, anzi… (“non voglio trovare la pace ma restare a guardare il confine tra il mio cuore ed il tuo… amo sbagliare, amo farmi del male…”). Poi però sembra che la storia continui, tra alti e bassi, tra avvicinamenti e allontanamenti: “Le nostre mani non si toccano ma la mia bocca chiede ancora della tua, da te che non mi cerchi e non mi vuoi ma poi mi prendi mi riprendi e poi mi mandi via”. Per contrasto mi sono venute in mente le parole di “Io amo”, il libro di Vito Mancuso che ho terminato di leggere pochi giorni fa: “Fare spazio. Alla fine, a pensarci bene, l’amore significa fare spazio. Fare spazio dentro di sé a un’altra persona, aprirle la nostra anima e farle piantare la sua tenda nel mezzo. Non pensare più, non sentire più, non vedere più solo sulla base dell’io, ma cercare, ogni giorno di nuovo, di farlo sulla base del noi”.

Gemme n° 103

Ho scelto questo video sia per la canzone (una delle mie preferite, è quel tipo di canzoni di cui ascolto ogni singola parola e che sento almeno una volta al giorno) sia per il momento in cui l’ho ascoltata di più: ero in crisi con la danza, disciplina che pratico da quando ho quattro anni. Grazie a questo brano mi sono resa conto di cosa rischiavo di perdere.” Sono parole di B. (classe quarta).
Tempo fa avevo letto qualcosa di Christian Bobin sulla danza. Sono riuscito a rintracciarla: “Stamattina, davanti al vetro di sinistra, un ragno appeso a un filo invisibile faceva ginnastica. Guardando quel corpicino scuro salire e scendere nell’aria nitida, ho pensato che avevamo ricevuto entrambi il dono dell’esistenza. Ero di pessimo umore, mi ero svegliato male. Il ragno, invece, danzava. Della vita, che ci era stata donata nello stesso modo, in quel momento esso faceva un uso migliore del mio. Questo appunto è un po’ lungo, lo riassumo: stamattina ho preso lezioni di danza da un ragno e questo pomeriggio sto molto meglio.” (Autoritratto al radiatore)

Gemme n° 102

mani tanteNon pubblicherò la gemma portata da F. (classe quarta) in quanto si tratta di un video privato: “E’ un filmato di 7 minuti fatto con mia sorella per il compleanno di un’altra sorella. Abbiamo rappresentato i momenti più importanti della sua vita utilizzando come interpreti i bambini, figli e nipoti. E’ stata dura perché i bimbi erano scatenati. Ho portato questo video perché è fatto con mia sorella e ci sono i bambini, una delle cose più belle. Ritrae momenti importanti della famiglia, fondamentale per me”. Erma Bombeck afferma: “La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori delle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava.”

Gemme n° 101

https://www.youtube.com/watch?v=NQfyhKcL-nQ

Ho scelto come gemma una canzone un po’ vecchia, che ho scoperto pochi anni fa, e che contiene un messaggio importante. Andrebbe ascoltata spesso per riflettere su quello che sta succedendo”. A. (classe seconda) ha presentato in questo modo “Heal the world” ai compagni di classe. Il brano è un invito a prendersi cura del mondo, a darsi da fare per renderlo un posto migliore. Nella seconda parte riecheggiano toni biblici: “E il sogno in cui stavamo credendo rivelerà un volto migliore e il mondo in cui una volta credevamo splenderà ancora nella grazia. Allora perché continuiamo a reprimere la vita, a ferire questa terra crocifiggendo la sua anima anche se è semplice da capire che questo mondo è luce di Dio? Noi potremmo volare così in alto. Lasciamo che i nostri spiriti non muoiano mai. Nel mio cuore io sento che voi siete tutti miei fratelli, create un mondo senza paura, insieme noi piangeremo lacrime di felicità guardando le nazioni trasformare le loro spade in vomeri.” In Isaia 2, 4 si legge:
Egli giudicherà tra nazione e nazione
e sarà l’arbitro fra molti popoli;
ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro,
e le loro lance, in falci;
una nazione non alzerà più la spada contro un’altra,
e non impareranno più la guerra.”

Gemme che si fanno

Kisenyi

Siamo a quota 100 gemme. Le abbiamo viste, ascoltate, osservate, lette, toccate.
Oggi ce n’è stata un’altra che non comparirà nell’elenco insieme alle altre. Questa gemma è stata fatta. Qualche settimana fa avevo accennato in un post all’esperienza e all’opera di Eugenio Borgo a favore della scuola di Kisenyi; l’ho chiamato in una classe a raccontare quello che stava facendo e come era nato tutto. Ho poi chiesto a studentesse e studenti che lo volessero di scrivermi le loro impressioni su questo incontro. Da parte loro (e senza alcuna sollecitudine da parte mia) è venuta poi l’idea di raccogliere una somma da regalare a Eugenio e ai bambini di Kisenyi. Questa gemma è tutta per loro.

Ciò che più mi ha colpito dell’esperienza di Eugenio Borgo è stata la forza d’animo che ha impiegato per poter portare avanti il suo progetto. Penso che la sua sia stata una delle esperienze più belle che si possano compiere nell’arco della propria vita. Un’esperienza che mi ha fatto capire che a volte basta davvero poco per rendere felici delle persone che effettivamente non possiedono nulla se non un grande cuore. Mi hanno emozionato i sorrisi dei bambini e la loro felicità nel rivedere Eugenio quando è tornato la seconda volta nella scuola. Un grande esempio di gratitudine che mi ha fatto capire che bisognerebbe dire più spesso GRAZIE per quello che possediamo e lamentarci di meno per ciò che non abbiamo. Nonostante quei bambini vivano in una situazione di miseria sono riusciti a trasmettermi una grande felicità e gran voglia di vivere e di scoprire il mondo. Eugenio secondo me è riuscito a portare avanti un progetto stupendo, ha dato SPERANZA a quei bambini, ha fatto capire a quei ragazzi che con un po’ di forza e di costanza e di aiuto si possono cambiare le cose. La sua esperienza è un grande esempio, penso che lo abbia arricchito moltissimo sotto tutti i punti di vista e spero anche io un giorno di poter conoscere quella realtà e magari fare qualcosa per poterla migliorare e donare un sorriso alle persone di quella terra. Se dovessi descrivere Eugenio con una frase direi sicuramente che è una persona con un grande cuore!” (S.)

L’intervento di Eugenio Borgo mi ha decisamente colpita e alla fine dell’ora mi sentivo molto vicina a quei bambini anche solo con il pensiero. Il progetto presentato mi è piaciuto molto perché secondo me, pensare ai bambini è la prima cosa da fare, tutto il resto viene dopo. Vedere i loro visi allegri e speranzosi attraverso le foto mi ha riempito il cuore e il solo pensiero di averli aiutati (da parte di quest’associazione) a perseguire il loro desiderio (imparare) personalmente mi ha fatto sorridere. Nel momento in cui, poi, ci sono stati mostrati i “giocattoli” in classe (la “macchinina” e la palla fatta con bucce di banana) mi sono sentita ancora più vicina a loro, in particolare quando ho toccato la palla, perché ho pensato al fatto che prima di me essa è stata utilizzata da questi bambini a cui un semplice ammasso di bucce di banana ha fatto e continua a far sorridere e divertire, e proprio per questo motivo ho sentito un’emozione.
Ci sono moltissimi altri villaggi africani che sono in serie difficoltà e spero che nei prossimi anni questi tipi di associazioni si moltiplicheranno, perché secondo me non c’è cosa più bella nel vedere un bambino sorridere.” (M.)

L’intervento di Eugenio della scorsa lezione è stato molto importante per me. E’ da qualche anno che cerco di informarmi riguardo problematiche del genere, in quanto pur interessando paesi lontani, le sento vicine a me. E’ stato proprio così che quest’estate ho scoperto il video ‘Water in Zambia’, che mi ha subito colpito ed emozionato. Quando Eugenio ha esordito dicendo che questo video, e le parole che ho detto presentandolo, sarebbero diventati parte della sua presentazione, sono rimasta davvero felice, perché in qualche modo mi sono sentita utile, anche se in minima parte. Ciò che mi ha colpito di più di Eugenio è stato il suo coraggio, la sua determinazione e la sua voglia di portare avanti un progetto. Il modo in cui è stato ripagato da quei bambini penso sia immenso. Per noi è anche solo difficile immaginare delle realtà dove mancano i beni che stanno alla base di quel cammino definito vita, ma molte persone nel mondo e molti bambini questi beni non li hanno. Non rimane che aiutare, per fare del bene al prossimo, ma anche a sé stessi. Infatti si tratta di un aiuto reciproco. Come ci ha detto Eugenio, lui è tornato dall’Uganda arricchito, non di beni materiali, bensì di valori, esperienze ed emozioni. Stringere un bambino al quale si ha regalato un sorriso o anche vedere una famiglia felice o ancora delle mamme più serene perché consapevoli che i loro figli si recano in una scuola più sicura, penso sia qualcosa di davvero grande. Tutti hanno qualcosa da regalare al prossimo, non è detto che siano soldi, ma possono essere anche solo sguardi, sorrisi, pianti, emozioni, gesti e parole che valgono molto di più dei beni materiali.” (V.)

Io penso che l’esperienza di Eugenio Borgo sia stata bellissima e tanto costruttiva, sembra quasi impossibile che da una semplice “visita” al paese sia poi lui riuscito a fondare una onlus di così grande importanza. Ho sempre pensato che per realizzare ciò che Eugenio ha fatto, ci volessero “miracoli” e invece no..basta “solo” tanta determinazione. Ormai si conoscono molto bene le condizioni dell’Africa, l’ho potuto osservare nei mille documentari visti in tv, nelle foto che amici mi hanno fatto vedere, nei video su Internet..però ciò che è sempre presente in queste persone è il sorriso. E anche quando Eugenio faceva vedere i video di questi bambini che pur non avendo niente in mano sorridono, sorridono alla vita, mi sono venuti i brividi. Quanti di noi sono in grado di sorridere quando si trovano davanti a un ostacolo? Ciò che è bello notare è come dal nulla, fanno tutto. Mi ricordo la macchinina che ci ha portato Eugenio e che avevano fatto i bambini. Oggi sono tutti davanti a smartphone a tablet, ma se si chiede a uno di loro di costruire qualcosa partendo da delle bottiglie e basta dubito che riescono a fare qualcosa. (tra questi mi includo anch’io, magari questa può sembrare una critica verso i giovani d’oggi, ma parte da un’autocritica)
Ho avuto la possibilità di lavorare quest’estate presso un centro di suore che accoglieva i bambini orfani o comunque con una storia difficile alle spalle e mi creda, non mi sono mai sentita così soddisfatta e così felice in tutta la mia vita. Apprezzo moltissimo ciò che sta facendo Eugenio, penso sia molto soddisfacente, ma non tanto per noi stessi, ma per i bambini, per il loro futuro e per i loro sorrisi.” (C.)

Gemme n° 100

Il commento di C. (classe quinta) al filmato scelto come gemma è stato molto sintetico e “raffreddato”. “Questo film mi è molto piaciuto e soprattutto questa sequenza: dobbiamo inseguire quello a cui teniamo e che desideriamo”.
A commento e a ulteriore stimolo di riflessione, una scena di Coach Carter:

Gemma n° 99

Questa canzone è la mia gemma: non è la mia preferita e non la ascolto spesso, ma è importante perché mi rimanda a momento preciso, quando ho vinto il campionato con la mia squadra, dove gioco fin dall’inizio. Non è una squadra grande, però ci sono molto legato perché è la squadra del mio paese; avrei potuto andare via, ma non ho voluto. Considero i miei compagni come dei fratelli. In questi anni sono anche stato preso in giro perché ho scelto di restare a giocare in una “squadretta”, ma mi sono sempre trovato bene. Mi ero ripromesso di mettere a tacere tutti, soprattutto gli ex compagni che avevano sputato nel piatto in cui avevano mangiato. Dopo tre anni siamo riusciti a vincere. In questa canzone, nel ritornello c’è qualcosa di importante: il lavoro duro, vedere negli altri lo stesso tuo obiettivo. «E ci hanno detto che non saremo mai stati in grado di farcela. Ma ci siamo messi in cammino».” Così M. (classe terza) ha voluto presentare la propria gemma.

Nella seconda strofa della canzone i Linkin Park raccontano la difficoltà prima di prendere la decisione di darsi da fare e poi il momento risolutivo: “Quando tutto questo è cominciato eravamo costantemente rifiutati e sembrava che non avremmo potuto fare nulla per essere rispettati. Nel migliore dei casi, eravamo presi di mira. Al peggio si è detto probabilmente che siamo patetici. Avevo tutti i pezzi del puzzle e solo il modo di collegarli. Combattevo con ogni verso, rafforzando ogni rima senza mai smettere di chiedermi se fossi fuori di testa. E alla fine è arrivato il momento di farlo o lasciar perdere. Quindi abbiamo messo le carte in tavola e detto che era ora di prendere in mano la situazione”. Sembra di ascoltare la parte finale de “La linea d’ombra” di Jovanotti che abbiamo ascoltato in classe poco dopo: “domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte e quando passerà il monsone dirò “levate l’ancora, diritta, avanti tutta, questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione””.

Gemme n° 98

Ho voluto mostrare questo video perché questo è il mio sport anche se io riesco fare una piccola parte di quello che qui si vede. Si vedono pochi filmati in cui sono le ragazze ad essere protagoniste e ciò mi sprona a continuare e a portare a compimento quello che ho iniziato. Sento di non dovermi arrendere davanti agli ostacoli, non devo aggirarli: essi vanno affrontati insieme alle mie paure. Penso sia una disciplina che aiuti anche nel resto della vita: non si può far finta che gli ostacoli non ci siano. E uno degli aspetti che mi piacciono maggiormente è quello di far sembrare facili le cose difficili.” Così oggi A. (classe seconda) ci ha spiegato cosa significhi per lei il parkour.
Non ho potuto fare a meno di pensare ai tanti film che ho visto con Bruce Lee e Jackie Chan e credo che proprio una frase del primo renda bene la sensazione che provo guardando queste sequenze: “Siate come l’acqua che trova la propria via attraverso fessure. Non essere assertivo, ma regolati sull’oggetto, devi trovare un modo per circolare o attraversarlo. Se non si rimane con una forma rigida, le cose si riveleranno per come sono. Svuota la tua mente, sii informe, senza forma, come l’acqua. Se si mette l’acqua in una tazza, essa diventa la tazza. Metti l’acqua in una bottiglia e diventa la bottiglia. Mettila in una teiera e diventa la teiera. Ora, l’acqua può fluire o può bloccarsi. Sii acqua amico mio”.

Gemme n° 97

Una canzone “colonna sonora” è stata quella scelta da G. (classe terza) come sua gemma. Non le interessa il testo, ma il ruolo che “Heroes” ha nella sua vita: “mi ricorda momenti belli passati in estate a Lignano insieme a degli amici e a persone appena conosciute ma diventate presto importanti; inoltre mi fa pensare all’addio a una persona cara che si è trasferita in un’altra scuola: il brano di Alesso è stato suonato alla sua festa di addio.”
Afferma Gibran: “I sentimenti sono la musica della nostra anima, tocca a noi trarne dolci armonie o confusi suoni”.

Gemme n° 96

Life Starts Now è una canzone che ascolto sempre. Dice di vivere la propria vita e questo mi fa continuare a essere positivo e ottimista e ad andare avanti”. Lo ha detto T. (classe seconda).

La canzone dei Three Days Grace (che sembra rispondere immediatamente alla gemma 95) incoraggia chi sta attraversando un brutto periodo: “Tutto questo dolore, prendi questa vita e falla tua, tutto questo odio, prendi il tuo cuore e lascia che ami ancora, tu in qualche modo sopravviverai a questo”. E’ una spinta a lasciarsi il dolore alle spalle, prendere la vita e piene mani e buttarsi con coraggio e fiducia verso il futuro. C’è una frase di Hemingway che mi pare calzare bene qui: “Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi” (Per chi suona la campana).

Gemme n° 95

https://www.youtube.com/watch?v=7jjY_ruRG8c

Ho scelto la canzone Weight of Living dei Bastille perché rappresenta un’amicizia importante. Il peso della vita citato nel titolo rappresenta entrambi perché non abbiamo avuto una vita facilissima: avrei potuto scegliere altre tremila amicizie, ma questa è quella più importante, anche se ci conosciamo da poco. Il mio amico mi ha aiutato e supportato in ogni cosa”. Questo è quanto è riuscita a dire D. (classe terza) commuovendosi e trasmettendo la sua emozione ai compagni di classe. Cantano i Bastille: “Tutto ciò che desideravi quando eri un bambino era essere grande, era essere grande. Adesso che lo sei, improvvisamente temi di aver perso il controllo, hai perso il controllo. Ti piace la persona che sei diventato?”. Ecco allora che mi sento di citare un pensiero di Gandhi che spesso è stato fonte d’aiuto e d’ispirazione:
Mantieni i tuoi pensieri positivi,
perché i tuoi pensieri diventano parole.
Mantieni le tue parole positive,
perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.
Mantieni i tuoi comportamenti positivi,
perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.
Mantieni le tue abitudini positive,
perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.
Mantieni i tuoi valori positivi,
perché i tuoi valori diventano il tuo destino.”

Gemme n° 94

Ho portato una breve sequenza di Quasi amici” ha detto S. (classe seconda). “Questo film presenta vari temi: l’amicizia (possibile anche tra persone diverse che iniziano a conoscersi e si apprezzano), i pregiudizi e giudizi (qui si va oltre da ambo le parti: Driss accetta l’incarico e si mette in gioco), il tema della disabilità (“Esattamente questo quello che voglio, nessuna pietà. Spesso mi passa il telefono, sai perché? Perché si dimentica”), le relazioni (ogni rapporto è diverso, ogni amicizia è unica); e il bello è che non è solo un film, ma una storia vera”.

Prendo un pezzo dell’intervista da “Il Giornale” di Vittorio Macioce a Abdel Sellou, il “vero” Driss.
«La storia di Quasi amici. Intouchables ormai la conoscono quasi tutti. È quel film francese che racconta l’amicizia tra il ricco aristocratico in carrozzella e quella simpatica canaglia del suo badante. Corse a 200 all’ora sull’autostrada e risse nei parcheggi di Marrakech. Philippe Pozzo di Borgo e Abdel Sellou. L’uomo che non può più camminare e l’ex mascalzone che lo assiste. Finora c’era solo la versione del primo. Ora c’è quella di Abdel: Mi hai cambiato la vita (Salani, pagg. 221, euro 13,90). Abdel è in gamba. È divertente. È intelligente. È disincantato. Non cerca scuse. Non rinnega nulla. Vuole un bene dell’anima a Philippe. Ha 41 anni e per una gran parte della sua vita ha cercato di fregare il prossimo. «Mi sono messo al servizio di Philippe perché ero giovane e coglione, perché volevo andare in giro su una bella macchina, viaggiare in prima classe, dormire nei castelli, pizzicare il culo alle ragazze di buona famiglia e ridere dei loro gridolini soffocati».
E invece?
«Mi ha offerto la sua sedia da spingere. E quella sedia è diventata la stampella a cui appoggiarmi».
Cosa hai pensato quando ti sei ritrovato a casa di Philippe?
«Mi sono guardato intorno e ho fatto il conto di quanta roba potevo rubare».
Sul serio?
«Certo. In ogni angolo c’erano pezzi di valore. Mi sono detto: caspita, quanto è ricco il presidente di questa società tetracomecavolosichiama».
Tetra che?
«Tetraplegico. Non sapevo che volesse dire disabile. Pensavo fosse il nome di una società».

Ti accusano di aver sfruttato la bontà di un uomo debole.
«Non mi sorprende. Philippe comunque non è né debole, né stupido né ingenuo. Di me dico quello che mi pare, quando mi pare, se mi pare. Preferisco chi mi attacca a chi mi commisera. Non sopporto la mania dei francesi di analizzare tutto, perdonare tutto, perfino l’imperdonabile, con il pretesto di una cultura diversa, della mancanza di istruzione, di un’infanzia infelice. Io non ho avuto un’infanzia infelice. Sono cresciuto come un leone nella savana. Io ero il re. Ero il più forte, il più intelligente, il più affascinante. E non avevo pietà per nessuno. Non cerco giustificazioni».
Quando hai capito che non stavi lì per fregarlo?
«Quando mi ha insegnato a leggere. Non nel senso letterale. Non ero analfabeta. A leggere veramente. Poi l’allievo ha superato il maestro e ha scritto un libro più bello del suo».
Pozzo di Borgo che dice?
«Che il mio non venderà mai come il suo. Abbiamo scommesso. Quindi io mi sto impegnando a batterlo. Quindi dammi una mano».
Devo scrivere di non comprare Il diavolo custode?
«No. Io dico che se volete piangere leggete il suo, ma se volete ridere allora non c’è partita. Il mio è un’altra cosa».
Ricordi il primo libro che ti ha consigliato di leggere?
«Camus. La Peste».
Lo hai letto?
«Sì, ma non l’ho finito. Il bello è che ho scoperto che è facilissimo diventare un intellettuale. Adesso Camus e io siamo colleghi».”

Gemme n° 93

Foto pubblicata su autorizzazione
Foto pubblicata su autorizzazione

E’ appena rientrata da tre mesi passati in Australia V. (classe quarta), giusto il tempo di capire “Come funziona questa cosa delle gemme?” e subito dire “Beh, io allora l’avrei qui, già pronta! E’ una mia foto con un koala. E’ uno dei momenti più belli, in vacanza con le mie due sorelle ospitanti, in mezzo a koala e canguri. E’ stata un’esperienza molto significativa, quella australiana: sono cresciuta senza la mia famiglia sempre vicina e a volte ho dovuto arrangiarmi da sola. L’inglese è migliorato e poi mi porto nel cuore tutte le persone conosciute.”
Se penso al Simone del triennio del liceo, mi viene in mente un ragazzo a cui non sarebbe passata neanche per l’anticamera del cervello l’idea di andare tre mesi in Australia (ma neppure in Austria…). E’ vero erano altri tempi, ma ci vuole anche coraggio e voglia di buttarsi e di adattarsi. E magari ricordare quanto diceva Arthur Schnitzler: “Solo la direzione è reale, la meta è sempre fittizia, anche la meta raggiunta… anzi soprattutto questa.”

Gemme n° 92

La mia gemma è mia madre” ha detto C. (classe quinta). “E’ la persona per me più importante, è il mio voceesempio. Da piccola ho avuto la leucemia e i ricordi di quel periodo sono legati a lei. Ho il registratore della bambola che usavo quella volta: l’ho trovato qualche mese fa e mia madre si è commossa a sentirne la voce. Ne è anche nato un gioco, il bacio nell’orecchia per far ridere una persona”.
Nicolás Gómez Dávila afferma: “L’uomo primitivo trasforma gli oggetti in soggetti, quello moderno i soggetti in oggetti. Possiamo supporre che il primo si illuda, ma sappiamo con certezza che il secondo si sbaglia”. Penso che sia bello che a volte ci leghiamo a piccoli oggetti insignificanti agli occhi dei più, ma profondamente significativi per pochi: sottendono relazioni, emozioni, pensieri, immagini che bazzicano i luoghi della memoria e gli angoli del cuore.

Gemma n° 91

Foto pubblicata su autorizzazione

Non potendolo portare fisicamente in classe, I. (classe quinta) ha portato una sua foto: “La mia gemma è mio fratello, una delle persone più importanti della mia vita; penso che avere un fratello maggiore sia una cosa bellissima, lui farebbe di tutto pur di vedermi felice. E’ un esempio per me, per le scelte che ha fatto sul suo futuro. Dopo sacrifici ha ottenuto quel che voleva e questo mi ha insegnato che se vuoi una cosa devi alzarti, fare sacrifici e impegnarti per averla. So che è una delle poche persone che non mi deluderà mai”.
Commento con una frase di Antistene, discepolo di Gorgia e Socrate: “Quando i fratelli vanno d’accordo, nessun fortezza è così solida come la loro vita in comune”.

Gemme n° 90

copertinaOggi M. (classe seconda) ci ha fatto conoscere Antonio Distefano e il suo libro “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?”. “Questo autore è riuscito ad avere un contratto con una casa editrice, e ieri gli è stato affiancato un manager per curare la sua persona. Lui ha creduto nel suo sogno e si sta battendo per i diritti delle persone di colore. Nel video dice che non si sente italiano, ora invece di sì: si sente sia italiano che africano, pur non essendo mai stato in Africa”.

Riporto, a commento, una favola giapponese presa dalla rete:
Durante una spaventosa notte di temporale, una piccola capretta bianca ed un lupo nero cercano rifugio in una capanna abbandonata, sul pendio di una collina.
A causa dell’oscurità totale, dell’infuriare del temporale e dello scrosciare della pioggia, i due non si rendono conto di chi sia il proprio compagno di sventura: il lupo non si accorge che il suo compagno è una succulenta capra, mentre questa non capisce che, vicino a lei, c’è il suo atavico nemico, un lupo goloso di carne di capra!
Grazie a questo equivoco, il lupo e la capra iniziano una lunga conversazione, che li porta a scoprire di avere molte cose in comune: l’amore per le verdi colline e per il buon cibo, ma soprattutto la gran paura del temporale!
I due entrano in gran confidenza, raccontandosi della loro infanzia ed incoraggiandosi a vicenda in questa situazione difficile. L’amicizia tra loro è ormai dichiarata, tanto che, prima dell’alba, quando ormai i tuoni e la pioggia sono svaniti, il lupo e la capra si danno appuntamento per il giorno successivo, alla luce del sole…
Il finale è aperto: cosa succederà l’indomani, quando i due personaggi s’incontreranno faccia a faccia?”

Gemme n° 89

La parte finale del film “La musica nel cuore” è stata la gemma proposta da E. (classe quarta). “Non sono esperta di musica, però questo concerto mi piace molto e ho bei ricordi legati a questa sequenza. Inoltre, nel finale del film, qui non presente si dice: “La musica è ovunque, basta saperla ascoltare”. Secondo me anche nel silenzio c’è la musica, basta saperlo ascoltare.”
C’è una vecchia canzone del 1968 di Tony Del Monaco che qualche anno fa è stata reinterpretata da Andrea Bocelli (qui insieme ad Elisa): tocca l’argomento del silenzio e secondo me è molto affascinante.