“Una foto di Londra: è una città che mi fa stare bene, è un po’ come essere a casa. C’è anche la scia di un aereo a indicare il mio piacere per i viaggi che mi fanno sentire libera”. Ecco la gemma di M. (classe quarta).
Riporto due citazioni che amo molto e che si rimandano tra loro. La prima è un proverbio indiano: “Viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso”. La seconda la richiama e, non a caso, è di Tiziano Terzani: “Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare”.
Gemme n° 209
“Molti autori hanno scritto messaggio di speranza, di non arrendersi mai, di aumentare il controllo della propria vita. Non sempre dobbiamo essere spettatori passivi, ma dobbiamo essere anche attivi. Per questo ho portato questa canzone di Bon Jovi”. Questa la gemma di N. (classe quarta).
E’ chiaro Bon Jovi: è una canzone per coloro che costruiscono la loro strada. “Voglio vivere finché sono vivo”. Prendere in mano la propria vita, esserne i protagonisti, tenerne in mano il volante senza far da passeggeri, decidere la strada, la velocità, le soste, le accelerazioni: “il mio cuore è come un autostrada aperta”.
Gemme n° 208
“Propongo la mia canzone preferita di questo gruppo pop punk metal; vengono poste tante domande abbastanza comuni, ma non si trovano risposte. Penso sia una musica che dà sfogo, più del rap e del pop: libera la mente”. Ecco la gemma di A. (classe quarta).
E’ già stato tutto scritto? Scrive Alessandro Baricco in “Oceano mare”: “Come glielo dici, a un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell’unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama”.
Gemme n° 207
“Ho portato una sequenza del mio film preferito; penso sia una scena molto significativa e sottovalutata rispetto alla classica sequenza finale con gli studenti in piedi sui banchi: il professor Keating spinge i ragazzi a voler e dover cambiare per migliorare sé e il mondo, andare oltre i limiti, pretendere di più rispetto al quotidiano”. Con queste parole F. (classe quarta) ha presentato la propria gemma.
Riporto le parole di Robin Williams: “E proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare. Ecco, quando leggete per esempio, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Non vi rassegnate a questo! Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale. Guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade”. Interiorizzare: una delle esperienze più stupefacenti e arricchenti che conosca. Purché poi si esteriorizzi nuovamente. Così un tu ed un io possono diventare noi.
Gemme n° 206
“E’ la prima canzone in inglese che io abbia ascoltato, pertanto mi ricorda l’infanzia. Racchiude molti significati: personalmente l’ho sempre vista come un’immagine in cui le donne vengono un po’ snobbate dagli uomini e non considerate come dovrebbero. Ricorda anche la guerra: spesso non si guarda al passato riflettendoci. E poi il protagonista del video sembra la persona che si lascia trascinare dalle cose frivole e superficiali”. Questa è stata la gemma di A. (classe quarta).
All’inizio della canzone, alla fine della strofa, si sente: “between this world and eternity there is a face you hope to see”. Mi viene da pensare che possa essere lo spazio del futuro umano, quello di questa vita come luogo della possibilità, del sogno ad occhio aperto, della realizzabilità delle cose…
Gemme n° 205
“Propongo questa canzone perché mi ricorda mio nonno che non c’è più da un po’ di tempo. In questo momento lo sento importante. Legati a lui sono i momenti più spensierati della vita; inoltre questa canzone mi ricorda le persone che per un motivo o per l’altro non fanno più parte della mia vita, quindi non la ascolto molto perché mi macina il cuore”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Jovanotti descrive uno stato di solitudine, di abbandono, una condizione che fa male e destabilizza perché gli uomini non hanno il dizionario giusto per comprenderla, non la sanno leggere, si sentono persi: “Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti al cielo e non so leggere, vienimi a prendere, mi riconosci, ho le tasche piene di sassi. Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti a scuola, mi vien da piangere, arriva subito, mi riconosci ho le scarpe piene di passi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te”.
Causa dello stato precedente, ma anche sua soluzione, penso siano racchiuse nei versi successivi: “Sbocciano i fiori sbocciano, e danno tutto quel che hanno in libertà, donano, non si interessano di ricompense e tutto quello che verrà; mormora, la gente mormora, falla tacere praticando l’allegria, giocano a dadi gli uomini, resta sul tavolo un avanzo di magia”. Vivere con dentro al cuore la passione, penso sia questa la soluzione: ho aggiunto una rima alla canzone di Jovanotti 🙂 Magari un giorno scrivo un post su cosa penso sia questa passione…
Gemme n° 204
“Vorrei raccontarvi di quando, 2 anni fa, mi sono trasferita qui a Udine dall’estero, dove ho trascorso 12 anni.
Non è stato facile, è stato probabilmente il cambiamento più grande che ho fatto nella mia vita fino ad ora. A causa di ciò ho passato periodi tristi e difficili ma adesso, quando guardo indietro, lo faccio sorridendo.
Mia madre mi aveva sempre detto che quando mio fratello avrebbe finito le superiori, ce ne saremmo tornate in Italia.
Lo ripeteva ormai da anni, lei non vedeva l’ora. A dire il vero, quando me lo diceva quando ero piccola, anche io ero felice: quel posto non mi piaceva poi così tanto, e quando venivo a Udine per le vacanze e poi tornavo la, lasciare le mie cugine e tutti gli altri, mi faceva sempre piangere. Ma mia mamma mi consolava e mi sussurrava “torneremo”. Poi sono cresciuta: la mia vita ha iniziato a definirsi, non mi mancava niente: avevo una famiglia che mi voleva bene, tanti amici, una in particolare che era per me come una sorella, una squadra di ginnastica fantastica, una bella palestra, una scuola e una casa che adoravo. Certo, abbiamo dovuto superare diverse difficoltà e momenti bui per poter riuscire ad ottenere quello che avevamo, ma diciamo che proprio non potevo lamentarmi. Come dicevo prima, mia madre mi aveva sempre detto che saremmo tornate a Udine, ma io proprio non ne volevo più sapere: la mia vita ormai era quella e quella doveva restare: non riuscivo ad immaginarmela diversamente: in un’altra città o con altre persone. Mia madre però mi convinse dicendo che almeno un anno dovevo provare a vedere come andava, così, con la certezza che questa parentesi della mia vita sarebbe durata solo 365 giorni, accettai.
Devo essere sincera: non sono riuscita a realizzare veramente quello che stava accadendo alla mia vita fino al momento in cui ho dovuto preparare delle valigie più grandi e pesanti del solito, e partire verso la mia città natale: questa volta, però, per sempre.
Settembre si avvicinava, e io ancora non riuscivo a credere che non sarei più andata nella mia scuola con i miei compagni di classe con cui ormai avevo già condiviso 9 anni della mia vita.
Ho chiuso un libro e ne ho iniziato un altro nell’arco di così poco tempo, che forse non sono mai riuscita veramente a capire cosa stesse succedendo. Sono stata catapultata in una realtà completamente diversa: tutto era più piccolo e non per questo era migliore o peggiore: era semplicemente diverso ed era proprio questo che mi spaventava.
Non mi ricordo bene i miei primi giorni a Udine e al Percoto, ero triste non tanto perché non mi piacesse, ma semplicemente perché non riuscivo ancora ad accettare il fatto di avere chiuso in una scatola 12 anni della mia vita, ed ero convinta di non essere in grado di riuscire ad aprirne una nuova, così aspettavo che i giorni passassero in modo da poter tornare nel luogo che ormai consideravo come “casa mia” una volta finito l’anno.
Anche a ginnastica era tutto diverso ed era una nuova realtà che io ancora non riuscivo ad accettare. Mia mamma non poteva sopportare di vedermi così triste e demotivata, penso che non mi avesse mai visto in quelle condizioni, e mi disse più di una volta che se era quello che volevo veramente, potevo tornare là con mio padre. Fu soprattutto per lei che mi feci coraggio e strinsi i denti, e devo dire che è soprattutto grazie alle persone che mi sono state vicine che ce l’ho fatta: a iniziare da mia madre, ma non meno importanti sono state quelle persone speciali che fin dai primi momenti mi hanno fatto sentire a “casa” come Alice, Kelly e tante altre ragazze della mia vecchia classe, senza dimenticare le mie compagne di squadra. E per questo gliene sarò sempre grata. Più la mia vita andava avanti, più tutto diventava come se fosse sempre stato così: avevo quasi l’impressione di non aver neanche mai avuto una vita diversa da questa. Tutto si stabilizzò: la scuola, i compagni, la ginnastica, grazie alla quale tra l’altro ho avuto la possibilità di partecipare ai campionati nazionali italiani, sentendomi fiera di poter gareggiare finalmente per il mio paese.
Quando verso la fine dell’anno dovetti scegliere se fare il corso Esabac oppure no, beh, avevo talmente la nausea di fare cambiamenti che in prima analisi ho detto subito di no. Poi mi sono fatta coraggio, se ero riuscita a superare un cambiamento talmente grande, questo in confronto non sarebbe stato niente: e ancora una volta, con Kelly ed Alice, abbiamo intrapreso questo nuovo percorso. Beh.. che dire? Ora la mia vita è forse ancora più bella di quella di prima, soprattutto perché sono circondata da persone che mi vogliono bene e che ci tengono a me, e di cui non potrei più fare a meno. Così anche quest’anno ho conosciuto un sacco di persone importanti con le quali riesco veramente ad essere me stessa, e non posso fare altro che ringraziarle tutte per questo.
Vorrei concludere con una frase di un anonimo che riassume un po’ tutto quello che ho detto: Don’t be afraid of change, you may end up loosing something good, but you will probably end up gaining something better.
Quindi si, è vero, ho lasciato dietro di me qualcosa di molto grande, ma la ricompensa che ho avuto è stata enorme. Quindi non abbiate paura di cambiare, di girare pagina, di bruciare libro, perché non potrete mai sapere quello che vi aspetta, e alla fin fine, nella vita, le uniche cose che si rimpiangono, sono le occasioni che ci siamo lasciati scappare.”
Questa è stata la gemma di M. (classe terza) mentre sul monitor scorrevano immagini e musiche della sua esperienza belga, frutto del dvd regalatole dai suoi compagni di strada.
C’è una canzone dei Tiromancino che parla della vita, delle scelte consapevoli, delle strade che ci hanno portato a traguardi inaspettati, dei sensi unici, delle direzioni obbligatorie… “Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire… Ricominciare a fluire… Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni, in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi ogni volta più grandi. Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso ed irraggiungibile per me. … Torneremo ad avere più tempo e a camminare per le strade che abbiamo scelto che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire e non riesci a capire… Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile privo di senso ed irraggiungibile, per me. Succede anche se il vento porta tutto via con sé, vivendo, ricominciare a fluire.”
Gemme n° 203
“La scelta di questa canzone è legata al ricordo di mio padre che non vedo da molto tempo perché i rapporti con lui sono peggiorati dopo la separazione da mia madre. Poco tempo fa ha deciso di voler riallacciare i rapporti; io devo ancora decidere bene se riprenderli, anche perché mi sembra ingiusto che lui si rifaccia vivo solo adesso. Ho il ricordo delle canzoni di De André, che lui ascoltava sempre quando io ero piccola. Probabilmente accetterò di vederlo e di parlargli ma ho intenzione di far procedere le cose con calma e pazienza”. Questa è stata la gemma di G. (classe terza).
Amo De André, l’ho scritto più volte qui sul blog. Quando sono risuonato le prime parole della canzone, mi è sembrato ci fosse un legame diretto e immediato con le ultime di G. “Quando in anticipo sul tuo stupore verranno a chiederti del nostro amore, a quella gente consumata nel farsi dar retta un amore così lungo tu non darglielo in fretta”. La maggior parte dei rapporti, soprattutto quelli più duraturi e longevi, è fatta di frequentazioni consuete, del piacevole rito dell’incontro; per un buon concerto si fanno molte prove. Non sempre è così. A volte si tratta di riprendere in mano uno strumento non suonato da tempo e a cui basta una semplice accordatura. Altre volte, purtroppo, si scopre che quell’archetto non è più in grado di suonare il suo violino. Buona musica G. e che sia la tua musica.
Gemme n° 202
“Amo i Queen, non potevo non portarli come gemma. “Under pressure” l’ho ascoltata tanti anni fa, la conosco da tempo. Si parla della società sotto pressione, dei consumi, della frenesia, in contrapposizione alla voglia di divertirsi, andare ai concerti, rompere la monotonia”. Questa la gemma di G. (classe quinta).
Mi piace riportare la conclusione piena di speranza del brano: “Perché l’amore è una parola antiquata e l’amore ti fa prender cura delle persone che vivono ai margini della notte. E l’amore ci fa cambiare il modo di prenderci cura di noi stessi. Questa è la nostra ultima danza”. Prendersi cura degli altri e prendersi cura di se stessi come due aspetti del medesimo amore.
Gemme n° 201
Una gemma che ha avuto per oggetto un libro già presentato da un altro studente: “«Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?», è la storia di un ragazzo di origini angolane nato in Italia che ha dovuto affrontare diverse occasioni di discriminazione. In ogni pagina c’è un sentimento e lui ci associa una canzone, non è libro come tutti gli altri.”
Questa la gemma di M. (classe seconda). A commento pubblico una breve citazione del libro con delle riflessioni dell’autore Antonio Dikele Distefano, prese da un’intervista.
«“L’amicizia costa meno, come gli stabilimenti tessili ceduti ai cinesi (…) Se provo a staccare Facebook o Whatsapp chi mi cerca più?”.
Con l’avvento del consumismo l’amicizia può essere paragonata ad un I-phone che smette di funzionare. Fino all’altro ieri lo utilizzavo e poi improvvisamente ho smesso di chiamare, perché tanto era rotto. Mio fratello e mio padre hanno rapporti di amicizia da una vita e oggi è difficile che questo si verifichi. Io li chiamo “tentativi“, perché la vera amicizia è altro. Mentre il paragone con gli stabilimenti tessili dei cinesi l’ho fatto, non perché ce l’abbia con loro, ma perché quando si pensa ai prodotti cinesi, subito li si lega a qualcosa che costa poco, ed è quello che è diventata oggi l’amicizia. Ci comportiamo come se Facebook e Whatsapp fossero gli unici modi per comunicare, quando invece basterebbe uscire di casa e suonare al campanello di un amico. I rapporti si legano ad un profilo, il confronto fa paura. La tecnologia porta comodità, ma molti sono convinti porti anche tante soluzioni.»
Gemme n° 200
“Le Spice Girls hanno scritto il pezzo quando una di loro, nonostante la promessa iniziale di non farlo, ha lasciato la band. Le compagne, benché contrarie, l’hanno sostenuta nella sua scelta creando anche due occasioni di reunion. L’amicizia anche nella discordia penso sia il tema portante della gemma”. Ecco la gemma di T. (classe quarta).
Cantano: “Le volte in cui ci volevamo divertire, il modo in cui urlavamo e gridavamo. Non avrei mai immaginato che saresti andata per la tua dolce strada. Cerca l’arcobaleno in ogni tempesta, trovalo, l’amore sarà lì per te, sarai sempre la piccola di qualcuno”. Enzo Bianchi afferma: “La pazienza è attenzione al tempo dell’altro, nella piena coscienza che il tempo lo si vive al plurale, con gli altri, facendone un evento di relazione, d’incontro, di amore”.
Gemme n° 199
“Ho scelto questa canzone perché mi piace, e perché può essere riferita alla figlia Liv, che ha saputo di essere la figlia di Steven Tyler soltanto a 11 anni; è un invito a cercare di vivere al massimo ogni cosa della vita, perché poi il momento passa”. Questa la gemma di S. (classe quarta).
“Nel futuro di questi SE non manca mai il lieto fine: se non avessi detto di no a quel ragazzo ora avrei una famiglia felice, sarei un avvocato di grido e via discorrendo. Nessun disoccupato esce dalle facoltà non frequentate, nessun divorzio nelle famiglie mai nate. L’unica vera rivincita che si prende questa vita non vissuta e continuamente rimpianta è togliere ogni luce alla vita che si vive davvero” (M. Perosino, “Le scelte che non hai fatto”).
Gemme n° 198
La gemma di D. (classe seconda) inizia con la lettura di parte di un articolo preso dal blog di Gabriele Norcia “beativoiblog“:
“Molti dei nostri sorrisi sono alimentati da lacrime altrui. Questo è un fatto, non mera retorica.
Dunque, il problema di dove trovare i mezzi per gestire il fenomeno delle migrazioni è un falso problema, come quello con cui si confronta una maestra se di due bimbi uno ha dieci giocattoli e l’altro nessuno. Non esiste un numero ‘troppo alto’ di migranti, non esiste una ‘risorsa non adeguata’ ad accoglierli. Chi viene qua ha tutto il diritto di farlo, di chiederci da quale terra violata proviene il Coltan dei nostri cellulari, il rame dei nostri fili elettrici, l’oro dei nostri gioielli, il legno dei nostri parquet.
Chi viene non fugge da guerre combattute con archi frecce e catapulte, ma da armi che noi produciamo, fabbrichiamo e vendiamo, ricavandone quanto basta per organizzare una scuola e una sanità pubbliche per i nostri peones, e ville a Montecarlo per i grassi furboni che gestiscono l’affare, indisturbati, rispettati, ascoltati, autorevoli sostenitori di chi vorrebbe affondare i barconi. Con le armi che distruggono le scuole di figli altrui, noi costruiamo le scuole per i nostri, le strade asfaltate per gli Scuolabus che ce li portano e le piscine dove imparano a nuotare.
Cosa vogliamo respingere? Cosa vogliamo impedire? E soprattutto, cosa vogliamo risparmiare, sulla pelle degli altri?
La mia soluzione è più semplice. È naturale, è cristiana ( ma abbiamo ancora il coraggio di pronunciare il nome di Cristo, come ispiratore della nostra cultura, se poi pensiamo e agiamo così?) è buddista, è… umana. Accogliere. Tutti. Chiunque arrivi. Sempre.
Quel che abbiamo è pure loro, se condividerlo significherà non poter più avere un tablet, la pelliccia di finto visone, la Spa o due bistecche al giorno, pazienza. Davvero. Che importa? Ci saranno nuovi amici, tante lingue da imparare, magari un solo paio di scarpe vecchie, ma per giocarci tutti insieme a pallone. Il nostro Dna godrà di corroboranti rimpasti e la nostra lacerata e imbrattata coscienza di un’epoca d’oro. E magari tra mille anni qualche bimbo romano o milanese dalla pelle scura e gli occhi a mandorla, studierà i versi di un Poeta meticcio, vate di una nuova cultura e, in una gita gratuita con la scuola rimarrà qualche minuto assorto a contemplare gli affreschi di chissà quale novella, meravigliosa, cappella Sistina, in cui uomini di tutti i colori si abbraccino in un Giudizio davvero universale”.
Così poi D. ha motivato la propria scelta: “Mi è capitato di leggere questo articolo, mi ha fatto venire i brividi perché sembra una realtà molto lontana dalla nostra e volevo condividerlo con la classe”.
Nel caso in cui ci si chiedesse perché Norcia faccia riferimento a una soluzione cristiana, mi limito a citare il vangelo di Matteo: «Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”». (Mt 25, 37-40)
Gemme n° 197
“Ho portato come gemma il mio quaderno scout: significa tre anni di percorso. Raccoglie le esperienze, i pensieri, insomma, tutta la mia crescita personale”. Queste le parole di T. (classe quarta).
C’è una frase di Robert Baden-Powell molto breve, ma molto efficace e secondo me adatta alla gemma di T.: “Quando la strada non c’è, inventala!”. In fin dei conti tutta la vita è una strada che si inventa; il momento da vivere deve ancora essere stato scritto, deve ancora essere inventato. Questo nasconde una potenzialità molto grande, apre prospettive, spalanca al futuro.
Gemme n° 196
“Ho portato questa canzone di Adele per parlare del periodo in cui ero in un’altra scuola, quando la ascoltavo sempre. Ho portato anche una foto e una lettera che mi è stata scritta. E’ molto importante e la leggo sempre”. Non è costata poca fatica a C. (classe terza) leggere quella lettera; non la riporto, ma posso dire che parlava di vicinanza, di fiducia in se stessi, di permettere agli altri di scoprire il tesoro che ciascuno di noi è, anche se a volte nascosto sotto uno strato di sofferenze.
Un breve racconto di Bruno Ferrero:
«“Disse un’ostrica a una vicina: “Ho veramente un gran dolore dentro di me. E’ qualcosa di pesante e di tondo, e sono stremata”.
Rispose l’altra con borioso compiacimento: “Sia lode ai cieli e al mare, io non ho dolori in me. Sto bene e sono sana sia dentro che fuori”.
Passava in quel momento un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori: “Si, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla di straordinaria bellezza”.”
E’ la grazia più grande, quella dell’ostrica. Quando le entra dentro un granello di sabbia, una pietruzza che la ferisce, non si mette a piangere, non strepita, non si dispera. Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla: il capolavoro della natura.» (da Quaranta storie nel deserto).
Gemme n° 195
“Ho portato come gemma la canzone dei Queen per parlare di mio nonno con cui ho un ottimo rapporto di amicizia: c’è sempre stato per me, sia nei momenti belli che in quelli brutti, ci tiene tanto a me e io a lui. Mi veniva sempre a trovare anche se era lontano; due anni fa ha avuto problemi al cuore, ed è stato uno dei periodi più brutti della mia vita. Ora sta bene anche se è un po’ giù di morale, vorrei aiutarlo e stargli vicino come lui ha fatto con me”. Questa la gemma di G. (classe terza).
A commento faccio un tuffo nel passato: 1990, Zecchino d’Oro.
Gemme n° 194
La gemma di A. (classe quinta): “Non è stato facile trovare una cosa adatta da portare, avevo pensato a una foto o a delle frasi, ma mi sembravano forzate o non adatte al momento. Ho trovato qualcosa che sento giusto portare in questo momento, perché questa canzone riesce a rilassarmi e a farmi stare bene. La interpreto non in riferimento a una storia d’amore: quando ci sentiamo sovrastati dai problemi a volte la cosa più semplice ed efficace è stendersi e dimenticare il mondo. Quando le parole non servono, stendersi e avere una persona accanto può essere la migliore terapia, e quelle persona può essere un amico, un moroso o un parente… Può essere anche semplicemente la natura: starci in mezzo anche da sola mi dà molto, anche se oggi ce ne stiamo allontanando sempre più. Ho scelto questa versione del video anche per questo”.
Mentre A. parlava, avevo in testa un’idea non ben precisa di una frase di Cioran che avevo letto da qualche parte tempo fa. Ci è voluto un po’, ma alla fine l’ho recuperata: “Il vero contatto fra gli esseri si stabilisce solo con la presenza muta, con l’apparente non-comunicazione, con lo scambio misterioso e senza parole che assomiglia alla preghiera interiore” (L’inconveniente di essere nati).
Gemme n° 193
“Ho portato delle foto della mia attività sportiva, il nuoto sincronizzato, sia perché è ciò che meglio mi rappresenta ora, sia perché c’è sempre stato nella mia vita. Inoltre desidero mostrare un video che non penso necessiti di commento.” Questa è stata la gemma di S. (classe quinta).
Ho trovato in rete questa frase che penso si addica bene a questa gemma: “Il nuoto è sport di silenzi, immaginazione e fantasie”.
Gemme n° 192
“Ascolto questa canzone quando mi sento sola o triste oppure ho semplicemente voglia di stare con me stessa; mi fa riflettere, pensare, mi dà speranza. Mi fa trovare l’aspetto positivo delle cose spiacevoli che possono accadere a chiunque, un po’ come suggerisce il titolo “Divenire”. Questa la gemma di G. (classe quinta), che ha anche consigliato di ascoltare il brano in cuffie, per apprezzarlo meglio.
Inserisco qui sotto uno dei miei “rifugi”: la musica di Roberto Cacciapaglia, e questo brano in particolare…
Gemme n° 191
“Questa canzone per me è molto significativa perché mi fa pensare al rapporto speciale con una persona importantissima. L’ho ascoltata in aeroporto in attesa della partenza per Londra con la classe. Dovendo restare senza vederlo per una settimana, ho pensato al momento magico dell’incontro con lui al rientro”. La canzone “Insieme” di Jovanotti è stata la gemma di G. (classe terza).
Ho conosciuto una ragazza vent’anni fa; non immaginavo in quel momento che sarebbe diventata mia moglie. Ma quanto sento i miei studenti parlare dell’amore, è lei che mi viene in mente. Le parole della canzone sono perfette: “ci incontriamo come barche che poi sfiorano poi via, un saluto da lontano, poi un’eterna nostalgia. Non è vero che si cambia, si peggiora casomai, si induriscono le arterie e si sciolgono i ghiacciai. Non ho un nome, non ho un posto, non mi abituo ad andar via, tengo dentro e porto appiccicato addosso quell’istante di magia quando siamo come ora, insieme, quando siamo io e te, insieme, in un attimo che dura per sempre”.

