il postino

Come richiesto da alcuni di voi, ecco il testo di Diego Cugia che abbiamo letto in classe sabato scorso:

Il dolore è come il postino, suona sempre due volte. Nei mio caso è un postino suonato, un postino suonato che suona una terza volta, anche vent’anni dopo. Io piango solo e sempre quando sto per cambiare pelle, quando sono sul punto in cui credo di morire e che puntualmente corrisponde al punto di rinascere. E ieri il postino ha suonato per la terza volta, mi ha consegnato un pacco di dolori vecchi e se ne è andato. Che vuol dire dolori vecchi?

Il postino del dolore suona subito e poi ripassa: quella è la volta che piangi sul serio. La prima è d’obbligo; muore tua madre, perdi un figlio in un incidente, hai una malattia o vieni licenziato. Il postino suona, ti consegna il pacco, chiudi la porta, lo apri, piangi. Sembra finita lì. Invece non è neppure incominciata, o meglio: quello è il primo movimento della sinfonia che porterà magari dopo qualche anno di musica al gran finale, il dolore è sempre una grandissima scoperta. Solo “grazie”, si fa per dire, passamela, solo grazie a un tumore, per esempio, hanno scoperto di avere un corpo; prima, avere un pancreas, o un cervello sano, un fegato, due polmoni era acquisito come un diritto. Come guardare gli alberi: è naturale che tu guardi gli alberi o il mare, così naturale, che pur guardandoli, non ti accorgi della loro esistenza, ossia che essi, alberi, mare, sono e sono fatti per te. Passa una petroliera e scarica in mare una lunga, terribile onda nera, come un cancro; solo ora tu cominci ad avere percezione del mare, solo ora. Perché lo stai perdendo. Con la malattia è uguale. Così con i lutti. I tuoi genitori se ne vanno, tua moglie o il tuo ragazzo muoiono. All’inizio è un dolore fulgente, come una stella, una stella nera. Poi ricominci a vivere senza, ricominci a guardare il cielo stellato con un buco nero che sai ma ancora non sai quanto lo sai.

Infine il postino ritorna. E’ la consegna dell’atto finale. Di colpo il firmamento è un buio; lo sapevi già di non avere più tuo padre o tua moglie o tuo figlio.., e come se lo sapevi. Anche di aver perduto l’amore di quella donna, lo sapevi da due anni, lei è viva, ma non ti vuole più, e tu stai già con un’altra… E invece, il postino ritorna. Consegna il pacco di lacrime vecchie, esce, lo apri, sai già tutto stavolta; invece qui, ora, dopo magari qualche anno dall’evento lo fai tuo, completamente, ineluttabilmente e scoppi in un pianto disperato, irrefrenabile, infinito. E’ proprio il tuo corpo che piange, tu non puoi farci niente, puoi solo assecondarlo, lasciarti trascinare come un tronco da questo fiume in piena. Questo, che ti sembra il tuo punto di morte, la tua notte più orribile, è invece l’annuncio dell’alba, il punto di fuga della vita, la rinascita, il sole, la liberazione.

Beh, così per me è stato ieri.., ho pianto la lettera di una ragazza che nella solitudine dipingeva maschere. Ho pianto la morte di mia madre che nelle ultime ore parlava come una bambina e le sembrava di star aspettando il treno che da Napoli la portava sei anni alla spiaggia di Torre del Greco… E da quella stanza sul Tevere per malati terminali credeva di essere davanti al mare di Napoli. Ho pianto per voi, ho pianto per me, ho pianto per Gerusalemme e l’Afghanistan, ho pianto con i nervi urlanti, scoperti come sono solo i dolori primari e non quelli inutili che ci creiamo per sopravvivere. Ho pianto per le due torri, per Israele senza pace, per te che mi scrivi “non lasciarmi” e io che ti vorrei gridare “non lasciarmi tu viso che non conosco, labbra di cui non so il suono”. Ho pianto tutti i bimbi senza padre, tutti gli animali abbandonati, tutti gli sguardi innocenti della terra.

Non so che mi ha preso, ma non ero esaurito, né impaurito, né stanco; non avevo difese, questo sì, perché ho accettato da tempo di non averne. Non esistono difese alla vita e alla morte, sono palle! La vita e la morte fanno di noi quello che vogliono. L’unica carta che possiamo giocare è stabilire che cosa noi vogliamo dalla vita e dalla morte e questo io l’ho già scelto da bambino: tutta la luce e tutto il buio che io potessi sopportare, e allora devi accogliere e devi reggere, accogliere e reggere, solo questo puoi fare. E la felicità e il dolore ti porteranno su e giù come gli oceani le navi. E il dolore ti insegnerà ogni volta a contenere ancora più oceano e il tuo pianto non lo tratterrà, lo restituirà fino a che sarai parte di un unico respiro e imparerai a raccordarti col fiato lungo delle maree. E’ qui che credi di morire, mentre è qui, se sei riuscito a reggere tutte le bordate senza colare a picco, che comincia la vera vita. Perché resistere alla morte non serve a nulla, a niente servono i lifting, le bugie, i colpi di testa, i viaggi del miracolo, a niente serve resistere se non impari anche ad assecondare. E come si impara questo? non lo so, accogliendo il dolore degli altri, per me è così. La mia bussola siete solo voi. Chi soffre più di me, e c’è sempre purtroppo, lui è il mio medico, gli altri. Tutto quello che ho, e non è poco, l’ho sempre ricavato per sottrazione, guardando chi aveva molto di meno. Solo questo è l’amore che torna, l’amore che dai.

Turchia: Il rapporto tra laicità e democrazia

Inserico un breve mp3 di Alessandro Politi.

http://oradireli.myblog.it/media/01/01/721d2f5ee2059c7923edbc2a4f761422.mp3

Turchia

Turchia – Istanbul – 23.7.2007
Erdogan, e chi altri
Economia, politica, religione, riforme: perché metà della Turchia ha votato Akp0e1d88942eabdbb5dacfd325fce60f59.jpg

Se dovevano essere le elezioni per l’anima della Turchia, come erano state presentate dai partiti laici, metà del Paese dovrebbe essere sul chi va là per la deriva verso una repubblica islamica, un ritorno al Medioevo, con le libertà sociali in pericolo. Il giorno dopo il trionfo elettorale dell’Akp, invece, Istanbul si è svegliata con la tranquillità di chi sa che in fondo non poteva non andare così, e che in fondo c’è poco di cui preoccuparsi.
Solitamente restie a parlare della questione prima delle elezioni, le tante giovani di Istanbul che portano il velo non hanno problemi ad ammettere, con un sorriso, il loro inevitabile voto per l’Akp. Ma non necessariamente per motivi religiosi. Come Arzu, fazzoletto azzurro attorno ai capelli e borsetta alla moda. “Porto il velo e per me la religione è importante. Ma credimi, ho votato Akp per motivi politici: gli altri partiti non hanno un programma alternativo, si posizionano semplicemente contro Erdogan e seminano paure sui veri motivi di chi vuole vivere rispettando la sua religione. Ti pare che io voglia una Turchia come l’Iran, una repubblica islamica? Il laicismo per me è importante, ma per come funziona ora non è una vera libertà. Se io chiedo il diritto di poter portare il velo all’università non significa che voglio che lo portino tutte. Ognuno dovrebbe essere libero di fare come vuole”.
Anche Ozlem, velo bianco e un filo di trucco sugli occhi, dice che il suo voto per l’Akp non è stato determinato solo dalla religione. “L’economia sta andando bene, negli ultimi cinque anni il governo ha introdotto riforme importanti, la strada mi sembra tracciata. E ci sono tanti altri cambiamenti da fare”. Non in senso più religioso, come potrebbe venir naturale pensare. Ozlem parla di cose pratiche: “Il sistema dell’istruzione si basa su concetti antiquati. Io mi sono appena laureata per diventare insegnante di inglese. Ma all’esame finale mi hanno fatto domande di matematica, storia, lingua turca. Non una domanda per testare la mia conoscenza dell’inglese”.
L’Akp ha conquistato anche molti volti di chi non è necessariamente religioso. Uno di questi è Necip, un giovane commerciante con ragazza a capo scoperto. “Non mi sorprende il trionfo dell’Akp: in campagna elettorale il Chp ha cercato di mettere paura alla gente, ha provato a sollevare scandali come quello sul costoso orologio di Erdogan o sulla barca del figlio, ma è chiaro che la gente non gli ha dato ascolto. Non c’era alternativa al votare Akp: dovrebbero essere loro i conservatori, ma vogliono più loro le riforme rispetto a quelli che in teoria sarebbero progressisti. Vanno verso la modernità e pensano anche ai più poveri, mentre il partito che dovrebbe essere di sinistra è solo dei ricchi. E io non sono islamico, eh. Molti miei amici, anche loro non religiosi, la pensano come me”.
E allora avanti così, per altri cinque anni, come non poteva essere altrimenti. Contenti i turchi, contenta l’Unione europea, contenti i mercati: lunedì la borsa di Istanbul è schizzata in alto del cinque per cento, a conferma di come, anche all’estero, l’Akp era visto come l’unica via possibile per la Turchia. “In fondo, rispetto a due giorni fa non è cambiato niente. Governa Erdogan, e finora a me non dispiace”, sorride Murat, che gestisce un ristorante nel cuore commerciale di Istanbul. Nel suo locale si serve anche birra e raki. “Se ho paura che in futuro non potrò più vendere alcolici? Ma non scherziamo…”. 

Violenze sulle donne in Burundi

Pubblico il comunicato stampa che mi è arrivato da Amnesty:

BURUNDI: NESSUNA PROTEZIONE CONTRO LO STUPRO, NE’ IN GUERRA NE’’ IN PACE

‘Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso ma mi ha minacciata dicendo che la figlia e’ sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto…’
Madre di una vittima di stupro
Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorita’ del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione.
La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale e’ particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori.
‘Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi’ – ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. ‘Lo stupro e’ la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, e’ commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunita’’.

Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilita’. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana.

‘Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate’ – ha affermato Royer. ‘Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio’. La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema e’ particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative.

Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunita’ per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro e’ generalmente emarginata dalla comunita’ e anche la sua posizione all’interno della famiglia e’ notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilita’ di trovare un marito o un compagno.

‘Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella societa’ burundese e’ che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire’ – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. Una donna emarginata dalla comunita’ viene spesso cacciata da casa e costretta a cavarsela da sola; in questi casi ha pochissime possibilita’ di sopperire ai suoi bisogni e vive in genere nella miseria piu’ totale.

‘Il governo e le comunita’ locali devono sostenere le donne che sono state vittime di stupro. La violenza contro le donne e’ una violazione dei diritti umani e non puo’ essere tollerata. Lo stupro e’ un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento’ – ha concluso Royer.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 17 ottobre 2007

Violenze sulle donne in Burundi

Pubblico il comunicato stampa che mi è arrivato da Amnesty:

BURUNDI: NESSUNA PROTEZIONE CONTRO LO STUPRO, NE’ IN GUERRA NE’’ IN PACE

‘Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso ma mi ha minacciata dicendo che la figlia e’ sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto…’
Madre di una vittima di stupro
Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorita’ del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione.
La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale e’ particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori.
‘Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi’ – ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. ‘Lo stupro e’ la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, e’ commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunita’’.

Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilita’. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana.

‘Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate’ – ha affermato Royer. ‘Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio’. La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema e’ particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative.

Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunita’ per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro e’ generalmente emarginata dalla comunita’ e anche la sua posizione all’interno della famiglia e’ notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilita’ di trovare un marito o un compagno.

‘Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella societa’ burundese e’ che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire’ – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. Una donna emarginata dalla comunita’ viene spesso cacciata da casa e costretta a cavarsela da sola; in questi casi ha pochissime possibilita’ di sopperire ai suoi bisogni e vive in genere nella miseria piu’ totale.

‘Il governo e le comunita’ locali devono sostenere le donne che sono state vittime di stupro. La violenza contro le donne e’ una violazione dei diritti umani e non puo’ essere tollerata. Lo stupro e’ un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento’ – ha concluso Royer.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 17 ottobre 2007

Violenze sulle donne in Burundi

Pubblico il comunicato stampa che mi è arrivato da Amnesty:

BURUNDI: NESSUNA PROTEZIONE CONTRO LO STUPRO, NE’ IN GUERRA NE’’ IN PACE

‘Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso ma mi ha minacciata dicendo che la figlia e’ sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto…’
Madre di una vittima di stupro
Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorita’ del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione.
La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale e’ particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori.
‘Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi’ – ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. ‘Lo stupro e’ la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, e’ commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunita’’.

Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilita’. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana.

‘Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate’ – ha affermato Royer. ‘Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio’. La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema e’ particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative.

Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunita’ per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro e’ generalmente emarginata dalla comunita’ e anche la sua posizione all’interno della famiglia e’ notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilita’ di trovare un marito o un compagno.

‘Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella societa’ burundese e’ che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire’ – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. Una donna emarginata dalla comunita’ viene spesso cacciata da casa e costretta a cavarsela da sola; in questi casi ha pochissime possibilita’ di sopperire ai suoi bisogni e vive in genere nella miseria piu’ totale.

‘Il governo e le comunita’ locali devono sostenere le donne che sono state vittime di stupro. La violenza contro le donne e’ una violazione dei diritti umani e non puo’ essere tollerata. Lo stupro e’ un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento’ – ha concluso Royer.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 17 ottobre 2007

Violenze sulle donne in Burundi

Pubblico il comunicato stampa che mi è arrivato da Amnesty:

BURUNDI: NESSUNA PROTEZIONE CONTRO LO STUPRO, NE’ IN GUERRA NE’’ IN PACE

‘Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso ma mi ha minacciata dicendo che la figlia e’ sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto…’
Madre di una vittima di stupro
Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorita’ del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione.
La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale e’ particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori.
‘Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi’ – ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. ‘Lo stupro e’ la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, e’ commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunita’’.

Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilita’. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana.

‘Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate’ – ha affermato Royer. ‘Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio’. La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema e’ particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative.

Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunita’ per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro e’ generalmente emarginata dalla comunita’ e anche la sua posizione all’interno della famiglia e’ notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilita’ di trovare un marito o un compagno.

‘Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella societa’ burundese e’ che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire’ – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. Una donna emarginata dalla comunita’ viene spesso cacciata da casa e costretta a cavarsela da sola; in questi casi ha pochissime possibilita’ di sopperire ai suoi bisogni e vive in genere nella miseria piu’ totale.

‘Il governo e le comunita’ locali devono sostenere le donne che sono state vittime di stupro. La violenza contro le donne e’ una violazione dei diritti umani e non puo’ essere tollerata. Lo stupro e’ un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento’ – ha concluso Royer.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 17 ottobre 2007

Violenze sulle donne in Burundi

Pubblico il comunicato stampa che mi è arrivato da Amnesty:

BURUNDI: NESSUNA PROTEZIONE CONTRO LO STUPRO, NE’ IN GUERRA NE’’ IN PACE

‘Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso ma mi ha minacciata dicendo che la figlia e’ sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto…’
Madre di una vittima di stupro
Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorita’ del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione.
La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale e’ particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori.
‘Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi’ – ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. ‘Lo stupro e’ la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, e’ commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunita’’.

Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilita’. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana.

‘Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate’ – ha affermato Royer. ‘Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio’. La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema e’ particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative.

Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunita’ per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro e’ generalmente emarginata dalla comunita’ e anche la sua posizione all’interno della famiglia e’ notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilita’ di trovare un marito o un compagno.

‘Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella societa’ burundese e’ che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire’ – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. Una donna emarginata dalla comunita’ viene spesso cacciata da casa e costretta a cavarsela da sola; in questi casi ha pochissime possibilita’ di sopperire ai suoi bisogni e vive in genere nella miseria piu’ totale.

‘Il governo e le comunita’ locali devono sostenere le donne che sono state vittime di stupro. La violenza contro le donne e’ una violazione dei diritti umani e non puo’ essere tollerata. Lo stupro e’ un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento’ – ha concluso Royer.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 17 ottobre 2007

Violenze sulle donne in Burundi

Pubblico il comunicato stampa che mi è arrivato da Amnesty:

BURUNDI: NESSUNA PROTEZIONE CONTRO LO STUPRO, NE’ IN GUERRA NE’’ IN PACE

‘Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso ma mi ha minacciata dicendo che la figlia e’ sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto…’
Madre di una vittima di stupro
Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorita’ del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione.
La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale e’ particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori.
‘Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi’ – ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. ‘Lo stupro e’ la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, e’ commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunita’’.

Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilita’. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana.

‘Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate’ – ha affermato Royer. ‘Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio’. La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema e’ particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative.

Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunita’ per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro e’ generalmente emarginata dalla comunita’ e anche la sua posizione all’interno della famiglia e’ notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilita’ di trovare un marito o un compagno.

‘Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella societa’ burundese e’ che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire’ – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. Una donna emarginata dalla comunita’ viene spesso cacciata da casa e costretta a cavarsela da sola; in questi casi ha pochissime possibilita’ di sopperire ai suoi bisogni e vive in genere nella miseria piu’ totale.

‘Il governo e le comunita’ locali devono sostenere le donne che sono state vittime di stupro. La violenza contro le donne e’ una violazione dei diritti umani e non puo’ essere tollerata. Lo stupro e’ un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento’ – ha concluso Royer.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 17 ottobre 2007

Violenze sulle donne in Burundi

Pubblico il comunicato stampa che mi è arrivato da Amnesty:

BURUNDI: NESSUNA PROTEZIONE CONTRO LO STUPRO, NE’ IN GUERRA NE’’ IN PACE

‘Ho scoperto che mio marito aveva violentato nostra figlia di otto anni. Lui stesso lo ha ammesso ma mi ha minacciata dicendo che la figlia e’ sua e che lo avrebbe rifatto quando avesse voluto…’
Madre di una vittima di stupro
Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorita’ del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione.
La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale e’ particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori.
‘Oggi anche le bambine di tre anni sono vittime di stupro in Burundi’ – ha denunciato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. ‘Lo stupro e’ la forma di violenza sessuale maggiormente denunciata in Burundi, e’ commesso da attori statali e non, ma sta diventando assai diffuso nello stesso ambito della famiglia e della comunita’’.

Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilita’. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana.

‘Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate’ – ha affermato Royer. ‘Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio’. La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema e’ particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative.

Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunita’ per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro e’ generalmente emarginata dalla comunita’ e anche la sua posizione all’interno della famiglia e’ notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilita’ di trovare un marito o un compagno.

‘Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella societa’ burundese e’ che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire’ – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. Una donna emarginata dalla comunita’ viene spesso cacciata da casa e costretta a cavarsela da sola; in questi casi ha pochissime possibilita’ di sopperire ai suoi bisogni e vive in genere nella miseria piu’ totale.

‘Il governo e le comunita’ locali devono sostenere le donne che sono state vittime di stupro. La violenza contro le donne e’ una violazione dei diritti umani e non puo’ essere tollerata. Lo stupro e’ un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento’ – ha concluso Royer.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 17 ottobre 2007

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