“Come gemma ho deciso di portare la squadra di calcio del mio paese. Mio papà fin da piccola mi ha sempre portata a vedere le partite, in qualche modo sono quindi cresciuta in quel campo. Ho iniziato due anni fa a lavorare con loro nel chiosco durante le partite. Fin da subito mi hanno accolta benissimo e sono stati sempre molto disponibili, sono diventati una seconda famiglia e col tempo sono riuscita ad instaurare un rapporto di amicizia con tanti ragazzi della squadra. Ritornare in quel campo da più grande e viverlo facendo parte di quella famiglia mi ha aiutata anche in periodi bui. Nonostante con tanti ragazzi io abbia molti anni di differenza mi son sempre stati tanto vicini e mi hanno sempre aiutata in momenti brutti” (S. classe quarta).
“Questa è la mia prima cuffia di nuoto. Pratico questo sport da quando avevo sei anni e ancora oggi coltivo questa passione, anche se con la pallanuoto. Ha un grande significato per me, perché mi ricorda i primi momenti passati in piscina, con il mio allenatore, con i miei amici… Sono una persona molto sportiva, mi piace fare un po’ di tutto, ma il nuoto in tutte le sue forme, è stato lo sport che mi ha più interessato” (I. classe prima).
“Come gemma ho scelto di portare la danza, non tanto lo sport in sé stesso, ma il perché mi rappresenta. La pratico fin da quando ero piccola, come testimoniano il body e il gonnellino rosa nella foto, e mi ha sempre appassionato molto. La danza è una disciplina in cui non c’è solo il divertimento, ci sono delle regole da seguire e ci vogliono, oltre che passione, impegno, sacrificio, serietà e soprattutto costanza. Queste caratteristiche rispecchiano una parte del mio carattere perché sono una persona seria, costante e nelle cose ci metto impegno. Da un anno finalmente siamo riuscite a mettere le punte e da quel momento il mio desiderio si è avverato perché quando alle prove o alle esibizioni guardavo le ragazze dei gruppi più grandi speravo, un giorno, di diventare come loro e avere la stessa opportunità. Sicuramente non è una passeggiata e ci vuole molto sacrificio, ma questo non mi ha scoraggiato e al primo balletto mi sono sentita orgogliosa di me stessa. Ballare, per me, non è solo fare dei passi con i piedi e dei movimenti con le braccia, ma è un modo per esprimermi, è un momento di svago, in cui libero la mente, anche solo nell’ora e mezza di lezione. Per me è anche importante condividere una cosa che mi piace con le persone che mi circondano, per questo ho instaurato un bellissimo rapporto con le mie compagne, fatto sì di risate, ma anche di impegno, a lezione e altrettanto nelle uscite. Non sono orientata a diventare una ballerina in futuro, ma i numerosi incontri con ballerini famosi e la danza in tutte le sue forme, classica, moderna e perché no hip hop, rimarranno sempre parte di me e costituiranno un tassello che ha contribuito a farmi diventare ciò che sono adesso” (A. classe prima).
“Sono tifoso dell’Inter da quando avevo 12 anni. Seguo questa squadra attivamente, e ieri il gruppo storico dei “Boys” ha annunciato lo scioglimento, mettendo fine ad un capitolo indelebile della storia del tifo nerazzurro, ma che mi ha fatto anche fare una domanda: perché seguo il calcio? “È solo un gioco” mi hanno sempre detto… “ventidue tizi in bretelle che corrono dietro ad un pallone”. Non posso biasimarli, perché fondamentalmente hanno ragione, e ancora oggi mi chiedo: perché lo faccio? Perché ogni domenica ascolto la radiolina per soffrire a causa di uno sport? Più e più volte sono andato a dormire con una sensazione di gonfiore al fegato, ho insultato quegli undici giocatori, ho pianto… Ne vale la pena? La mia risposta è sì. Perché nessun’altra cosa al mondo ti riesce a trasmettere emozioni simili, perché quando senti dalla radio o dalla TV il boato dei 60.000 di San Siro capisci che sei parte di una famiglia, così per l’Inter come per le altre squadre. Sono sensazioni uniche, che ti porterai sempre dentro, e lo senti dentro di te che non la abbandonerai mai, che nonostante le difficoltà la tiferai ovunque, anche in Lega Promozione. La regola è una sola: non tifate questa squadra se siete deboli di cuore! PAZZA INTER AMALA 🖤💙🐍CN69 (L. classe terza).
“Il circo, la mia vita. Il mio bisnonno paterno L. P. Z., cinese da Hong Kong, inizia a girare il mondo come attore e acrobata del teatro cantonese, arriva in Europa e conosce la sua futura moglie E. C., di origine nativa americana, con la quale avrà 5 figli. Insieme iniziano una vita da nomadi girando per i circhi europei. È una vita bellissima: costumi, trucco, parrucco, monta e smonta, i luoghi che si visitano, gli animali esotici che si vedono, una vera avventura! Poi però mio nonno conosce R. L., la mia nonnina italiana, lei è giostraia, suo papà è il fondatore della piazza mercato dedicata al Luna Park Adriatico a Bibione. Allora tutta la famiglia si stanzia lì, abbandona la vita del circo ma intraprende quella delle giostre o come diremmo noi in greco “il mestiere”. Poco è cambiato, E. ogni mattina si trucca ancora come se dovesse scendere in pista, e la sua scimmietta corre per la casa con indosso i suoi tacchi. Solo che pian piano i fratelli W., D. e Q. crescono e il mondo cambia, così, ormai stanchi dei viaggi vendono anche le loro giostre. Io, E., e mia sorella S. decidiamo di riprendere la tradizione circense della famiglia e ci trasferiamo a Verona all’Accademia d’arte circense. Viviamo lì in convitto per quattro anni e una volta diplomate torniamo a casa. L’accademia è un posto magico. Fondata nel 1988 dal grande Egidio Palmiri, un uomo severo ma dedito al mondo del circo, a tal punto da realizzare un progetto mai visto in Italia e che pochi in tutta Europa siano mai riusciti ad eguagliare. Lo scopo è dare ai giovani artisti, circensi di famiglia o anche solo appassionati, una formazione professionale, certificazioni e slanci sul lavoro post-diploma di quattro anni, ma soprattutto l’opportunità non poco scontata di poter studiare in modo continuo nelle scuole pubbliche. Vivere in accademia è proprio come vivere in una famiglia circense, le nostre giornate iniziano presto la mattina perché tutti grandi e piccini dobbiamo andare a scuola, poi quando torniamo si pranza in sala mensa, veloci eh! Perché poi il pomeriggio abbiamo poco tempo per fare tutti i nostri compiti. Dalle 16:00 alle 19:30 ci si allena, il primo anno corso base dove si prova un po’ di tutto e poi la specializzazione di tre anni. Le discipline insegnate sono: cerchio/tessuto/cinghie aeree, trapezio, trampolino, giocoleria, verticali, giochi icariani, mano a mano contorsione, rullo, antipodismo. Finito l’allenamento si corre a fare la doccia, è una gara perché proprio come nel circo l’acqua calda finisce presto e le camere più sfortunate sono da tre, quindi ci si deve sbrigare sennò acqua fredda! Parliamo delle camere: sono i classici container 4×4, sapete quelli in cui andate a fare i tamponi del Covid, ecco esatto, quelli. Grigi, piccoli, un letto a castello e uno singolo, due armadi e il bagno, finito il tour. Divertente no? Una simulazione, sembra divergent! Ma è tutto vero. Dopo la cena noi ragazzi abbiamo un’ora e mezza di tempo in cui possiamo rilassarci e in cui ci vengono consegnati i cellulari per chiamare casa, eeee già, niente telefoni li ragazzi! Poi alle 22:00 tutti a nanna e alle 22:30 guai se ci sono ancora luci accese, non si scappa, alle porte ci sono gli allarmi. Io e mia sorella siamo le L. S., ci siamo specializzate in realtà fin da subito nelle specialità Hand to Hand: consiste in prese e verticali a due, poi singolarmente facciamo anche, io, dancing trapeze (una particolare tipo di trapezio) e mia sorella S. il cerchio aereo grande. Amiamo la vita del circo, non vediamo l’ora di aver finito gli studi per iniziare a lavorare!” (E. classe quarta).
“Ho portato il braccialetto che mi hanno dato alle finali di beach volley a Cesenatico. Per me questo rappresenta un ricordo molto significativo della mia vita poiché durante quei pochi giorni ho legato ancora di più con i miei amici e compagni di squadra e ho fatto quello che preferisco dando il massimo. Spero davvero di poter rivivere questa esperienza quest’anno” (E. classe terza).
“A prima vista si riconosce una semplice medaglia, ma per me significa tutto. Rappresenta la vittoria delle provinciali di pallavolo, il primo posto nell’u14 di Udine. Ma non solo. Questa medaglia rappresenta il mio primo anno in una nuova società, rappresenta tutte le amicizie che si sono formate durante gli allenamenti e le partite, la formazione di una nuova, grande e felice famiglia. Ci tengo tanto a questa medaglia perché per raggiungere quel primo posto, che inizialmente pareva lontanissimo, io, come tutte le mie compagne di squadra, abbiamo versato tante lacrime, sia di tristezza sia di gioia. Le lacrime di tristezza rappresentano tutti gli allenamenti andati male, tutte le partite perse, ma soprattutto stanchezza. Le lacrime di gioia invece rappresentano quell’urlo finale, quando la palla è caduta nel campo avversario dopo il nostro incredibile muro, sul 25-24 per noi, portandoci avanti e vincendo la partita 3-0. Riesco a ricordare tutte le emozioni che ho provato quel 15 maggio del 2022. E adesso ogni volta che entro in palestra cerco di dare il massimo, per far provare anche alle ragazze nuove quella sensazione di brivido, di adrenalina, di felicità che ho provato io quel giorno” (R. classe prima).
“Questa è la prima cosa che mi sono comprato con il primo stipendio del lavoro di questa estate. Il pallone rappresenta quindi il primo lavoro, la prima esperienza di vita da solo. Ma ovviamente rappresenta anche la pallacanestro: ho sempre amato gli sport ma 6 anni fa ho scoperto quale fosse veramente il mio sport. Sono subito entrato in confidenza con il basket, ho sempre voluto essere il primo a entrare sul campo, a entrare in partita, volevo sempre giocare. Io sono sempre stato abbastanza pigro, però il basket mi ha insegnato ad apprezzare lo sforzo e la fatica. Lo vedo come un grandissimo aiuto per la vita: l’importanza di fare qualcosa della nostra vita. La voglia che ho avuto, dopo essere tornato dall’estate lignanese, di tornare ad essere sul campo è qualcosa che non avevo mai sperimentato. Ringrazio di aver scoperto questo sport che mi ha dato e mi dà tantissimo” (R. classe terza).
“Ho portato questo disegno perché è stato fatto da una bambina dell’asilo che alleno come regalo per Natale e da quel giorno l’ho sempre tenuto all’interno della mia cover del telefono per portarlo sempre con me. In quel periodo stavo poco bene e questo regalo mi ha resa felice e mi ha fatto capire quanto sono fortunata a stare con quei bambini. Quando ho iniziato questo percorso avevo molta paura di non fare le cose giuste e di non piacere ai bambini, ma col passare del tempo ho ricevuto sempre più amore da parte di tutti e continuano a riempirmi di regali, letterine e caramelle. Ogni giorno mi insegnano qualcosa di nuovo sia le bambine dell’asilo ma soprattutto le ragazze grandi. Per me ha un valore enorme e leggere ogni giorno quel “CARA MAESTRA…” mi emoziona tantissimo” (I. classe quarta).
“Quando rifletto su una parola che mi possa rappresentare penso alla creatività. Io sin da piccola sono stata una ragazza che non sta mai ferma o con le mani in mano, che preferisce spendere il suo tempo ad esprimersi … come? Ho diversi modi per farlo, ma i due che preferisco di più sono ballare e disegnare. Ho iniziato a ballare danza classica e moderna a 3 anni e non ho mai smesso. Anche sotto la doccia o davanti allo specchio mi piace ascoltare musica senza badare a chi mi sta vicino. Quando ballo posso definirmi me. Quando ballo non m’interessa cosa possa accadere in quel momento, io continuerò ad essere me stessa. Di certo non ho paura di sbagliare, perché anche se sbagliassi saprei che quell’errore farebbe parte di me. Ora mi ritrovo in una situazione in cui non posso utilizzare le punte, ma nonostante questo la mia passione per la danza non è svanita. Ballare trasmette pensieri e idee senza parole. La creatività di questa disciplina sta nel credere in tutti questi pensieri e idee attraverso il cuore e l’anima. Questo, di sicuro, è valido per qualsiasi passione che ognuno ha.
Anche il disegno è una passione che porto con me da bambina e non mi sono mai stancata a prendere la penna per sprigionare le mie emozioni. Un aspetto che mi piace di questa attività è di poter prendere qualsiasi cosa astratta e renderla concreta. Ogni volta che finisco un disegno sono soddisfatta e felice, perché nella fase d’opera mi diverto a scoprire nuove tecniche e colori (proprio come una bambina). Credo che la creatività sia il modo migliore per esprimermi, spero di non perderla per strada” (G, classe prima).
“Ho portato le prime medaglie che ho vinto e sono molto importanti perché rappresentano uno dei primi obiettivi che ho raggiunto. Tra l’altro racconto che io me ne stavo già andando, alla fine della competizione, e una mia amica mi ha avvisata che dovevo ritirare le medaglie che avevo preso e correre sul podio!” (G. classe seconda).
“La gemma che ho deciso di portare é la sciarpa del Milan. La sciarpa l’ho presa nel 2019, quando per la prima volta sono andata a San Siro, é stata un’esperienza bellissima poter vedere per la prima volta il Milan giocare; mi ricordo che quel giorno segnò Piatek, che era il mio giocatore preferito. Quando sono tornata a San Siro con la sciarpa mi sono venuti in mente un sacco di bei ricordi, in particolare la curva sud. Potrà sembrare stupido provare così tante emozioni per delle persone che giocano a calcio ma vi giuro che non lo é” (G. classe prima).
“In questa foto sono insieme a tre compagni di squadra: siamo due allievi e un giovanissimo. Mi voglio soffermare sul ragazzo al centro, appena rientrato dopo due anni passati senza giocare a calcio per motivi che non voglio specificare. Lo conosco da un anno e abbiamo subito legato. Io pensavo, vista la lunga pausa, che non giocasse molto bene, invece ha lottato su ogni pallone. Per me lui è un esempio di come lottare su ogni cosa per tornare a fare ciò che più piace, in questo caso giocare a calcio” (M. classe seconda)
“Queste sono due mie scarpe di danza; una è “vecchia” perché oramai non pratico più danza classica, mentre l’altra è “nuova” perché ora ballo. Ho portato questi due oggetti come gemma perché grazie a loro ho potuto e posso concedermi una pausa dai pensieri e dallo studio. Ho smesso danza classica dopo 8 anni che la praticavo ed ho iniziato a ballare il genere del latino-americano. Siccome non potevo continuare a fare due sport ho dovuto fare una difficile scelta che mi ha portato a smettere di danzare sulle amate e dolorose punte. Ovviamente mi manca il classico ed il contemporaneo ma, quando ballo, non ci penso!” (M. classe prima).
“In questi ultimi anni ho veramente capito che la cosa che voglio portare avanti e continuare nella vita è decisamente la danza. Penso che negli ultimi tempi, e soprattutto durante la pandemia sia stata la cosa che, nonostante tutto, è riuscita a farmi andare avanti. Quando ballo non mi sento giudicata anche se magari lo sono. Riesco a sfogarmi e a buttare fuori tutte le energie negative che dominano quel giorno. Per fortuna ho questo tipo di sfogo ogni giorno. A danza c’è un bel clima, non di competizione ma di divertimento. Facciamo danza perché ci piace e non perché vogliamo essere migliori uno dell’altro. Poi magari prenderemo strade diverse perché siamo persone diverse ma ora come ora è la danza che ci lega. Spero di poter intraprendere questo percorso perché è veramente l’unica cosa che mi ha SEMPRE fatto stare bene. Grazie danza!” (M. classe terza).
“Ho deciso di portare “Someone to Stay” come gemma perché è una canzone molto importante per me, che mi ha accompagnato sia in momenti felici sia in quelli tristi. È la canzone che mi lega al mio gruppo di danza, soprattutto per la frase ripetuta varie volte nel testo “We all need someone to say” (Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che rimanga). Io e il mio gruppo ci consideriamo come una seconda famiglia, ci siamo sempre l’uno per l’altro, un luogo dove ti puoi aprire a 360 gradi, senza avere paura di essere giudicato, dove puoi piangere, sfogarti, ma anche condividere la tua felicità e le tue “vittorie”. Venerdì scorso io e il mio gruppo abbiamo dovuto salutare T. (un mio compagno di danza) perché si è trasferito a Roma per frequentare il “Balletto di Roma” e il suo percorso durerà 4 anni. Venerdì è stato un giorno molto difficile per me perché T. è una delle poche persone vere che ho incontrato e che posso ritenere un AMICO. T., nel mio gruppo era il punto di riferimento, che ti dava la carica per affrontare al meglio la lezione, e c’era sempre per te quando avevi un problema o semplicemente per parlare e sfogarti. Venerdì per salutarlo abbiamo ballato questa canzone, un momento bellissimo che porterò sempre nel mio cuore. Ho voluto raccontare questo “episodio” perché raccoglie, come ho detto all’inizio, tristezza e felicità: tristezza per averlo salutato e felicità per lui che sta realizzando il suo sogno” (A. classe terza).
“Come gemma ho scelto la mia divisa. Più precisamente, la mia prima divisa. L’ho portata perché rappresenta una grande parte di me, rappresenta chi sono e cosa faccio. Risale a 6 anni fa, quando ho iniziato il mio primo vero e proprio campionato. Da lì, era iniziata la mia carriera. Con questa divisa ho vissuto molti momenti importanti, dal finire primi in classifica nel minibasket 5 anni fa, a perdere di un solo punto le finali regionali l’anno scorso. Solo guardandola, penso a quanto siano fantastici i miei compagni di squadra e il mio coach. Con loro ho imparato molto, veramente molto, e abbiamo un legame di squadra unico. Non ringrazierò mai abbastanza il me stesso del passato per aver scelto la mia squadra e non un’altra, per aver scelto la squadra che quest’anno ci porta al livello di competitività più alto che ci sia. Conserverò per sempre questa divisa perché conserva dei ricordi indimenticabili” (F. classe prima)
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una delle mie tante cuffie di nuoto, la più importante. Questa sta a significare un percorso che ho intrapreso nell’estate del 2020, un camp fatto con dei personaggi molto famosi del nuoto. La cuffia mi è stata regalata per una sponsorizzazione e per me ha tanto valore anche perché è stata la prima cuffia che mi hanno dato dopo tre mesi in cui non ho potuto nuotare a causa della pandemia. Ancora oggi la conservo vicino alle mie medaglie e ai miei attestati” (A. classe seconda).
“La gemma che ho deciso di condividere non è la maglia che si vede in foto, bensì le persone che ne indossano una: il mio gruppo di danza. Questo era un capo del nostro outfit il giorno in cui abbiamo partecipato allo spettacolo di fine anno della nostra scuola di danza e ho deciso di portarlo perché mi fa riaffiorare alla mente molti ricordi condivisi con persone a dir poco stupende, da cui ho e sto tuttora imparando molto. La mia gemma consiste nel ricordo indelebile dei miei amici che ormai considero come una seconda famiglia e dell’insegnante che avevamo in quel periodo, alla quale sono riconoscente per avermi insegnato parte delle cose che mi rendono la ballerina che sono. Concludo dicendo che sono grata ad ognuno di loro per le risate condivise, le esperienze affrontate durante gli anni e per il tempo che passeremo ancora insieme” (M. classe terza).
“Ho portato la maglia della mia squadra, o meglio, la maglia di ringraziamento perché quest’anno siamo riusciti ad arrivare alle finali nazionali e attualmente siamo campioni del Triveneto under 17. E’ stato un anno pieno di emozioni perché oltre ad aver raggiunto questo risultato, in serie B siamo arrivati terzi sfiorando la promozione in A2. E’ stato un anno pieno di cose belle”.
Leggo tutti quei nomi sulla maglia di M. (classe terza), immagino quelli di allenatori, accompagnatori, presidente e vice, segretario, sponsor, genitori, tifosi… Torno con la mente agli anni passati a praticare sport di squadra e a supportare altre squadre e trovo molto calzante un antico proverbio: Solo quando tutti contribuiscono con la loro legna da ardere è possibile creare un grande fuoco.