Non vivere su questa terra /come un inquilino /oppure in villeggiatura /nella natura /vivi in questo mondo /come se fosse la casa di tuo padre /credi al grano al mare alla terra /ma soprattutto all’uomo.
Nazim Hikmet

anche dopo l'ora di religione
Non vivere su questa terra /come un inquilino /oppure in villeggiatura /nella natura /vivi in questo mondo /come se fosse la casa di tuo padre /credi al grano al mare alla terra /ma soprattutto all’uomo.
Nazim Hikmet
Nell’ultimo numero di Diogene Magazine c’era questo articolo, secondo me interessante
Punk! And fuck you all!
Alessandro Peroni
Da Giovanni Battista a Diogene, il punk può vantare maestri nobili e trasgressivi.
Secondo un’opinione comune il punk è stato (ed è tuttora) un movimento puramente nichilista, nato tra le frange più emarginate della popolazione e privo di un autentico sostrato culturale. Nulla di più sbagliato: in realtà, lo stile e l’ideologia punk sono figli di un’antica tradizione, che ha visto molti personaggi, in diversi momenti della storia della cultura, manifestare il proprio dissenso nei confronti della civiltà assumendo atteggiamenti che esprimevano provocatoriamente la scelta di una volontaria esclusione dal contesto sociale.
Punk: il movimento del ’77
Vale senz’altro qui la pena di ricordare che cosa intendiamo per “punk”. Si trattava, originariamente, di una subcultura giovanile fortemente legata a un movimento musicale nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti (in particolare a New York) alla metà degli anni Settanta. I Ramones negli Usa e i Damned in Inghilterra possono essere ricordati tra i primi gruppi musicali propriamente punk, la cui musica era caratterizzata, come reazione nei confronti degli eccessi virtuosistici dell’allora imperante “progressive rock”, da una scarsa tecnica strumentale, da semplicità formale e da un’immediatezza, talora confinante con la rudezza, riconducibile alla purezza del rock’n’roll originario. Ancora lontano dall’avere un look caratteristico, il punk divenne vero e proprio fenomeno di costume grazie ad una geniale intuizione di Malcolm MacLaren e Vivienne Westwood, i quali raccolsero, presso la loro boutique londinese “Sex”, un gruppo di ragazzi emarginati, inventando per loro uno stile di abbigliamento e di comportamento. 
Questi ragazzi (dotati, peraltro, al tempo di scarsissime capacità musicali) divennero una delle band più celebri e oltraggiose di tutti i tempi: i Sex Pistols. Il loro look era caratterizzato da abiti strappati, capelli corti e “artisticamente” spettinati e colorati, giubbotti e pantaloni in pelle, spille da balia, lucchetti usati come collane, collari, simboli nazisti e così via. Si può discutere a lungo sull’originalità o meno di tale abbigliamento, tuttavia ciò che è certo è che esso, unito a comportamenti pubblici volutamente e studiatamente provocatori, portò al gruppo una fama sinistra prima ancora che la sua musica fosse incisa e conosciuta, tanto che diverse case discografiche rifiutarono impaurite di pubblicare e distribuire i loro dischi. Ciò nonostante il loro unico LP (Never Mind The Bollocks), pubblicato infine dalla Virgin Records nel 1977, fu un clamoroso successo.
Le declinazioni del punk
Fu così che il termine “punk”, che prima di loro si riferiva solo al genere musicale rozzo e blandamente sovversivo, diventò sinonimo di nichilismo e delinquenza. I punk, nonostante la loro indole generalmente pacifica, divennero allora l’icona della violenza e del teppismo gratuito.
Al breve periodo del punk classico, detto “del ’77”, a cui appartengono anche i Sex Pistols, fecero seguito, nei decenni successivi, diverse ondate di movimenti assai eterogenei che si definirono punk, anche se erano molto distanti dal modello ideologico ed estetico originale. In ogni caso, essi erano accomunati dal rifiuto assoluto di sottostare al controllo della società, dalla volontà di vivere al di fuori della civiltà (e tuttavia non isolandosi da essa), sottolineando tale desiderio di esclusione attraverso atteggiamenti e abbigliamenti ritenuti sgradevoli e provocatori.
Dopo il punk classico, “Hardcore”, “Oi!”, “Street punk”, “Anarcho punk”, “Corporate punk” sono alcune delle etichette attraverso le quali questa subcultura ha trovato vie di espressione negli ultimi trent’anni. Si arriva così agli attuali “punkabbestia”, detti anche (impropriamente) “anarcho punk”, sebbene nulla abbiano a che vedere con gli omonimi anarcho punk della fine degli anni ’70. Questo movimento, tipicamente europeo, è costituito dai frequentatori dei grandi estemporanei raduni rave, tanto temuti dalle autorità. I punkabbestia sono soliti vivere ai margini della società praticando l’accattonaggio (spesso in compagnia di cani), adottano un look caratterizzato da scarpe da skater, pantaloni larghi, felpe, piercing, tatuaggi, capelli rasati sui lati della testa o con dreadlocks. È significativo che, contrariamente ai punk degli anni Settanta, i “punkabbestia” abbiano spesso alle spalle famiglie “normali”, delle quali rifiutano i valori.
Diogene cinico, filosofo punk
Generalmente temuti e disprezzati dai benpensanti, i punk possono però vantare, come dicevo all’inizio, nobili e antichi modelli culturali. Indiscutibilmente punk ante litteram fu, ad esempio, il filosofo Diogene di Sinope, detto “il Cinico”. Figlio di un ricco banchiere, ne ripudiò evidentemente i principi “borghesi”: si trasferì infatti ad Atene per vivere miseramente in una botte. Da bravo punk, Diogene rifiutava le convenzioni sociali della declinante società greca, che stigmatizzava attraverso atteggiamenti offensivi: si presentava all’assemblea cittadina compiendo atti osceni e viveva in compagnia dei cani, con i quali condivideva il cibo e lo stile di vita.
Diogene aprì un nuovo modo di fare filosofia: non più i tradizionali discorsi dei filosofi (che peraltro si divertiva a sbeffeggiare), bensì l’esempio di vita portato attraverso il comportamento e le affermazioni provocatorie che oltraggiavano alcune delle interdizioni ritenute più sacre dall’uomo greco. Diogene, infatti, esaltava pubblicamente l’incesto e auspicava addirittura di essere lasciato, dopo la morte, insepolto in pasto a cani e uccelli. Dichiarazioni scandalose, queste, che erano quanto di più punk si potesse immaginare ai suoi tempi. Ricordiamo che anche un grande punk della cultura medievale, il poeta Jacopone da Todi, si augurava in sommo dispregio della corporalità: “Aleggome en sepoltura un ventre de lupo en voratura, e l’arliquie en cacatura en espineta e rogaria”.
Giovanni Battista, anarcho punk
Un altro personaggio assolutamente punk è senz’altro Giovanni il Battista, che scelse di vivere nel deserto per annunciare la venuta di Cristo. Egli si vestiva di pelli e si nutriva di locuste e miele selvatico. Lungi dall’essere un eremita penitente, faceva parte di un “movimento”: era infatti legato alla comunità degli Esseni, coloro che, nella società ebraica sottomessa ai Romani, attendevano la venuta di un Messia. La figura del Battista è affine, anche per la sua valenza politica, a quella di un moderno anarcho-punk. Così, è evidente che il suo rifiuto dell’amore della lasciva principessa Salomè, che lo fece incarcerare e decapitare, costituì una scelta estrema di libertà dai vincoli sociali e dalle seduzioni della società e del potere!
Così come i punk, Diogene, Giovanni il Battista e tanti altri personaggi scomodi e irriverenti della storia compirono la scelta estrema di vivere al di fuori delle convenzioni, combattendole mediante un comportamento anarcoide ed eversivo. Certamente non si può dire che dietro ad ogni punk ci sia un “pensiero”, ma è senz’altro vero che, in diversi momenti critici della storia, siano comparsi personaggi il cui pensiero presentava caratteri di aggressiva trasgressione, tanto da renderli indiscutibilmente “punk”. E allora, in varie lingue e accezioni, risuonò il grido: Fuck off! Punk’s not dead!
Con il pretesto dell’uccisione a Parigi del terzo consigliere d’ambasciata da parte di un giovane ebreo per vendicare la deportazione della sua famiglia, venne attuata in tutta la Germania questa notte di terrore orchestrata dalla propaganda di Goebbels, per punire quest’ultimo oltraggio degli ebrei al popolo tedesco.
La notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 si consumava in Germania uno dei più odiosi e ignobili attentati contro la comunità ebraica tedesca, passato alla storia e tuttora ricordato come la “notte dei cristalli”.
Lo spunto fu l’atto di un ragazzo ebreo diciassettenne che, vistosi ripetutamente negato il rinnovo del passaporto, andò all’ambasciata tedesca di Parigi ed esplose cinque colpi di pistola al secondo consigliere, von Rath, ferendolo gravemente. E ancora una volta il caso giocò un ruolo determinante nella successione degli avvenimenti. Von Rath morì il 9 novembre, mentre tutti i “magnati” del regime erano a Monaco per festeggiare con Hitler il 9 novembre 1923: quel giorno, in uno scontro con la polizia berlinese che ne stroncò il tentativo insurrezionale, Göring era stato ferito e Hitler arrestato. Verso le ore 21, un messo si avvicinò a Hitler e gli sussurrò la ferale notizia: von Rath era morto. Cosa successe dopo lo dicono le cronache di allora. Un’orgia di sangue e di violenza, magistralmente guidata, si abbatté sulla comunità ebraica tedesca: migliaia di vetrine di negozi ebrei infrante a colpi di mazze e bastoni; sessanta sinagoghe incendiate; trentamila ebrei tirati giù dai propri letti nel cuore della notte, in parte ammazzati a bastonate mentre altri “barbari” buttavano dalle finestre i mobili; i superstiti trattenuti in arresto per essere inviati a morire a Dachau e a Buchenwald; le piazze delle città trasformate in enormi bracieri, ove furono bruciati migliaia di libri non graditi ai nazisti.
Si avverava la profezia del poeta Heinrich Heine, che quasi un secolo prima aveva ammonito: “Ricordatevi che prima si bruciano i libri e poi si bruciano gli uomini”.
Ti confesso che non m’interesso molto al successo ma appassionatamente al succede e al succederà. Il successo è un paracarro, una pietra miliare che segna il cammino già fatto. Ma quanto più bello il cammino ancora da fare, la strada da percorrere, il ponte da traversare verso l’imprevedibile orizzonte e la sorpresa del domani che hai costruito anche tu…
Joyce Lussu
Bruxelles, 13 ottobre 2008
Gli scienziati avvertono sui rischi per la salute legati all’esposizione al rumore proveniente da apparecchi musicali portatili
Le regole attuali
Esiste già una norma europea di sicurezza che limita a 100 dB il livello di rumore delle apparecchiature musicali portatili, ma crescono le preoccupazioni quanto ai danni uditivi che possono derivare da un’esposizione eccessiva a tali fonti di rumore. È possibile limitare in ampia misura tali danni ricorrendo a soluzioni come la riduzione dei livelli e della durata di esposizione al rumore. Il Comitato scientifico UE nel suo parere fa presente che gli utilizzatori di apparecchiature musicali portatili se ascoltano ad alto volume (più di 89 decibel) musica per sole 5 ore alla settimana superano i limiti attualmente in vigore relativi al rumore massimo consentito sul posto di lavoro. Coloro che ascoltano musica in tali condizioni per periodi più prolungati rischiano una perdita permanente di capacità uditiva dopo un periodo di 5 anni. Ciò riguarderebbe il 5-10% degli utilizzatori di tali apparecchi e il loro numero può essere quantificato tra 2,5 e 10 milioni di persone nell’UE.
Cosa farà ora la Commissione ?
La Commissione europea ha chiesto lo studio scientifico a causa delle crescenti preoccupazioni in merito al rischio uditivo, soprattutto a danno di adolescenti e bambini, derivante da attività ludiche come ad esempio l’uso di apparecchi musicali portatili. Sulla base di questi dati scientifici la Commissione organizzerà a Bruxelles all’inizio del 2009 una conferenza per valutare i reperti del Comitato scientifico e discuterli con gli Stati membri, i rappresentanti dell’industria, i consumatori ed altre parti interessate e per valutare quali soluzioni adottare. Il seminario esaminerà le precauzioni che gli utilizzatori possono prendere come anche soluzioni tecniche per ridurre al minimo il danno uditivo oltre a contemplare l’eventualità di ulteriori interventi normativi o la revisione degli attuali standard di sicurezza al fine di proteggere i consumatori.
Cosa possono fare i consumatori?
Gli utilizzatori di apparecchi musicali portatili possono già adottare certe precauzioni d’ordine pratico come ad esempio controllare il loro apparecchio per vedere se è possibile regolarlo su un volume limitato e invalicabile in modo da mantenere il rumore al di sotto dello stesso oppure si può ridurre manualmente il volume e possono anche fare attenzione a non usare l’apparecchio musicale portatile per periodi prolungati di tempo al fine di proteggere il loro udito.
È noto il fatto che un’esposizione di lungo periodo a livelli di suono eccessivi può pregiudicare l’udito. Per proteggere i lavoratori sono stati fissati limiti per i livelli di rumore consentiti sul posto di lavoro. Il rumore ambientale cui il pubblico è esposto – come ad esempio il rumore del traffico, dei cantieri edili, degli aeroplani o semplicemente il rumore della vita cittadina – può essere estremamente irritante, ma nella maggior parte dei casi non è sufficientemente alto per danneggiare l’udito.
Negli ultimi anni il rumore ludico è diventato un’importante minaccia per l’udito poiché può raggiungere volumi estremamente alti e perché un numero crescente di cittadini vi è esposto, in particolare i giovani. Aumentano le preoccupazioni quanto all’esposizione al rumore determinata dalla nuova generazione di apparecchi musicali portatili che possono riprodurre suoni a volumi estremamente elevati senza perdita di qualità. I rischi di danno uditivo sono legati al livello sonoro e al tempo di esposizione.
Negli ultimi anni le vendite di apparecchi musicali portatili hanno registrato un’impennata, in particolare quelle di MP3 player. Nell’UE, complessivamente, circa 50-100 milioni di persone ascoltano probabilmente ogni giorno musica usando apparecchi musicali portatili. Negli ultimi 4 anni le vendite stimate di tutti gli apparecchi audio portatili ammonterebbero a 184-246 milioni mentre quelle di MP3 player sarebbero di 124-165 milioni. Nell’UE molti milioni di persone usano quotidianamente apparecchi musicali portatili e se li usano in modo inappropriato si espongono al rischio di lesioni uditive.
Il testo del parere scientifico può essere consultato all’indirizzo:
http://ec.europa.eu/health/ph_risk/committees/04_scenihr/docs/scenihr_o_018.pdf
La versione semplificata del parere può essere consultata all’indirizzo:
http://ec.europa.eu/health/opinions/en/hearing-loss-personal-music-player-mp3/
Informazioni di contesto sul CSRSERI
http://ec.europa.eu/health/ph_risk/committees/04_scenihr/04_scenihr_en.htm
Visto che in II abbiamo accennato al rock satanico, vi posto un articolo di cui non ricordo l’autore ma che mi sembra abbastanza equilibrato. Buona lettura
ROCK SATANICO
Le polemiche sul concerto di Marilyn Manson hanno risvegliato un notevole interesse sul tema del “rock satanico”. Ma qual é la reale dimensione di questo fenomeno? Esiste davvero il “rock satanico”, o si tratta di una leggenda? La questione deve essere affrontata con grande equilibrio. Di fronte al tema del “rock satanico” esistono diversi atteggiamenti, che si possono riassumere in due schieramenti opposti: gli “scettici” e i “catastrofisti”. I “catastrofisti” sono quelli che vedono il diavolo dappertutto. Considerano il rock intrinsecamente satanico e vorrebbero cancellare ogni forma di musica moderna. Gli “scettici”, invece, amano così tanto i loro idoli musicali da rifiutare di metterli in discussione. Non accettano critiche e tendono a giustificare ogni eccesso del rock con la scusa della “libertà d’espressione”. Entrambi gli schieramenti, pur trovandosi su fronti opposti, hanno qualcosa in comune: la mancanza di approfondimento e di obiettività. Per questa ragione, sono caduti spesso in bugiarde esagerazioni o in faziosi riduzionismi. Al contrario, il fenomeno del rock satanico non dev’essere né gonfiato, né sottovalutato. Dev’essere semplicemente analizzato alla luce dei fatti, evitando di scadere in valutazioni superficiali ed estremiste.
Il primo, timido riferimento al mondo del satanismo compare sulla copertina di uno dei dischi più famosi della storia del rock: “Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles (1967). Sulla copertina dell’album compaiono tanti personaggi noti: Karl Marx, Stanlio e Ollio, Marlon Brando, Bob Dylan ed altri. Il batterista Ringo Starr, all’epoca, dichiarò che i Beatles avevano voluto riunire i volti delle persone che amavano ed ammiravano. E tra questi, in alto a sinistra, spicca l’immagine di un uomo calvo. E’ l’occultista inglese Aleister Crowley (1875-1947), padre del satanismo moderno ed ispiratore della maggior parte dei gruppi esoterici contemporanei.
Negli ambienti rock degli anni sessanta, in cui fioriva l’interesse per l’esoterismo, Aleister Crowley era considerato un personaggio “di moda”. Era apprezzato per la sua natura trasgressiva e per l’invito a rifiutare ogni regola imposta dall’alto. Per questa ragione, probabilmente, i Beatles lo inserirono sulla copertina del loro disco più famoso. Negli anni settanta, il rock comincia ad assumere toni più accesi. Nasce l’hard rock (rock duro), caratterizzato da suoni metallici, chitarre elettriche distorte e voci potenti. Tra i pionieri del genere ci sono gli inglesi Led Zeppelin. Leader dei Led Zeppelin é il chitarrista Jimmy Page, accanito sostenitore delle dottrine di Aleister Crowley. Il suo interesse nei confronti dell’occultista inglese é tale da spingerlo a collezionare tutti i suoi oggetti personali: libri, manoscritti, cappelli, canne da passeggio, quadri e perfino le tuniche utilizzate durante i rituali. Page ha comprato, addirittura, la casa in cui Crowley abitava. Negli anni ottanta e novanta la corrente dell’hard rock si farà sempre più dura, dando vita al filone dell’heavy metal (metallo pesante). Ovviamente, non tutto l’heavy metal è satanico. Ma é proprio in questo genere musicale che il satanismo diventa esplicito, con una forte tendenza all’uso di tematiche esoteriche nei testi delle canzoni e nelle immagini delle copertine. Tra i gruppi più rappresentativi ci sono i danesi Mercyful Fate. Una loro canzone, “Don’t break the oath”, riproduce la formula di un vero e proprio giuramento al diavolo: “Io bacerò il caprone e giuro di dedicarmi mente, corpo ed anima, senza riserve, per promuovere i piani del nostro signore Satana”. Dello stesso genere sono i Deicide, il cui leader, Glen Benton, é arrivato al punto di farsi bruciare una croce rovesciata sulla fronte, mantenendo perennemente l’ustione prodotta. La croce raffigurata al contrario, che rappresenta l’Anticristo, é un tipico simbolo dei satanisti, che compare su molte copertine di dischi rock. Anche le riviste rock rappresentano un punto di contatto con gli ambienti del satanismo. Uno dei più noti mensili musicali italiani, “Flash”, ha pubblicato l’indirizzo della Chiesa di Satana americana, descrivendola come “l’associazione più seria ed affidabile a cui si possano rivolgere gli amanti e i cultori delle teorie occulte”. L’articolo in questione termina con un chiaro invito ai lettori: “Se pensate che vi possa aiutare la conoscenza del satanismo, e se volete far parte di quella grande palestra del pensiero che é la filosofia satanica, la Chiesa di Satana vi aspetta”.
Un fenomeno che ha destato molta curiosità é quello dei “messaggi nascosti” nei dischi di famose rock-star. I messaggi nascosti vengono registrati al contrario, in sala di incisione. E si possono decifrare facendo girare il disco al rovescio. Questo tipo di tecnica si può ricondurre all’antica tradizione dei satanisti di recitare preghiere cattoliche al contrario, durante le “messe nere”, per dissacrarle e rivolgerle al diavolo. In linea con questo tipo di rituali é un disco del complesso Christian Death, “Prayer”, in cui é stato registrato il Padre Nostro al contrario. Ovviamente, trattandosi di una preghiera al demonio, sono state eliminate le ultime due frasi: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”. Satana, di sicuro, non le avrebbe gradite. La questione dei messaggi nascosti, da sempre, suscita molta curiosità, ma non é l’aspetto più importante del problema. Ciò che desta maggiori preoccupazioni é la corrente del rock satanico esplicito, attualmente in grande espansione. Ma c’è un altro genere musicale che sta conquistando sempre maggiore successo tra i giovani: la “Christian music”, musica cristiana contemporanea. Su Internet è attivo il portale http://www.informusic.it che informa costantemente su questa corrente artistica. Basta un semplice “clic” con il mouse per essere catapultati in un mare di notizie d’attualità sulla musica di ispirazione cristiana, in Italia e nel mondo: articoli, biografie, foto, novità discografiche, segnalazioni di concerti, libri specializzati, videoclip e collegamenti ad altri link interessanti. Curatrice dell’iniziativa è Paola Maschio, moglie di Roberto Bignoli, uno dei più noti cantautori cattolici, autore di brani che hanno fatto il giro del mondo, come “Concerto a Sarajevo”, “Ballata per Maria” e “Ho bisogno di te”. Fino a qualche anno fa, la “Christian music” era un genere riservato a pochi. Oggi, invece, stiamo assistendo ad una vera e propria esplosione di questo genere.
Un amico è qualcuno
che sa la canzone nel tuo cuore
e te la può cantare
quando ti sei dimenticato le parole.
Proverbio africano
Allego una lettera aperta di Magdi Cristiano Allam al papa. E’ lunghetta, ma la fatica vale la pena di essere fatta.
Lettera aperta al Papa Benedetto XVI.doc
Rispondo non con parole mie ma con le parole di 60 anni fa del Concilio, sperando che Benedetto XVI chiarisca una volta per tutte:
“La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno. Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.
Il documento è la Nostra Aetate. Basta crociate, grazie!
Ancora un contributo sulla scuola: arriva da Famiglia Cristiana. Che ne dite?
NON CHIAMIAMO RIFORMA UN SEMPLICE TAGLIO DI SPESA
Secondo il filosofo Antiseri, «il grembiulino e il voto di condotta sono condivisibili, ma sono cose marginali, direi futili. Colpire la scuola e l’università significa colpire il cuore pulsante di una nazione».
Secondo gli esperti, nell’andamento dell’economia il capitale umano vale fino all’80 per cento della ricchezza. È ovvia, quindi, l’importanza che l’istruzione ha nello sviluppo. Eppure, in Italia c’è chi fa finta d’ignorarlo. E non ci si preoccupa se due terzi della popolazione, tra i 16 e 65 anni, presenta “insufficiente competenza alfabetica funzionale” (cioè, ha difficoltà 17 volte più della media europea a usare il linguaggio scritto per un ragionamento, anche modesto).
Studenti e professori hanno seri motivi per protestare. E non per il voto in condotta o il grembiulino (che possono anche andar bene), ma per i tagli indiscriminati che «colpiscono il cuore pulsante di una nazione», come dice il filosofo Dario Antiseri. Nel mirino c’è una legge approvata di corsa, in piena estate. La dicitura è roboante: “Riforma della scuola”; più prosaicamente “contenimento della spesa”, a colpi di decreti, senza dibattito e un progetto pedagogico condiviso da alunni e docenti.
Non si garantisce così il diritto allo studio: prima si decide e poi, travolti dalle proteste, s’abbozza una farsa di dialogo. Il bene della scuola (ma anche del Paese) richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilità; l’ostinazione, infatti, è segno di debolezza. Né si potrà pensare di ricorrere a vie autoritarie o a forze di polizia. Un Paese che guarda al futuro investe nella scuola e nella formazione, razionalizzando la spesa, eliminando sprechi, privilegi e “baronìe”, nonché le “allegre e disinvolte gestioni”.
Ma i tagli annunciati sono pesanti: all’università arriveranno 467 milioni di euro in meno. Nei prossimi cinque anni il Fondo di finanziamento si ridurrà del 10 per cento. Solo il 20 per cento dei professori che andranno in pensione verrà sostituito. Come dire: porte chiuse all’università per le nuove generazioni.
Tremonti ha dettato la linea, la volenterosa Gelmini è andata allo sbaraglio, spacciando per riforma la scure sulla scuola. Nessun Governo era giunto a tanto, anche se i vari ministri dovevano sempre chiedere in ginocchio le briciole al Tesoro. Oggi l’università italiana ha una “produttività” pessima, ha il record mondiale dei fuori corso, la metà delle matricole non arriva alla laurea. Per i dottorati di ricerca stiamo peggio della Grecia: 16 ogni mille abitanti (in Francia sono 76 e in Germania addirittura 81). Che contributo si può dare alla formazione del capitale umano tra resistenze e tagli di bilancio? Pochi sanno che lo stipendio dei professori universitari non è regolato da contratto nazionale ma, come per magistrati e parlamentari, aumenta automaticamente ogni due anni, senza controllo. Gli stipendi si portano via l’88 per cento del Fondo dello Stato alle università. Percentuale destinata a salire con i tagli, con grave danno a didattica e ricerca. La riforma dell’istruzione la chiedono tutti. Nessuno, però, la ritiene una “priorità”. Si procede solo con slogan nelle piazze e improvvisazioni politiche.
Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perché non per la scuola? Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori restano intatti. Quando una Finanziaria s’approva in nove minuti e mezzo; quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica. Ci siamo appena distratti, che già un’altra norma “razziale” impone ai medici di denunciare alla polizia gli immigrati clandestini che bussano al pronto soccorso.
Dal Corriere della Sera
Somalia: lapidata adultera, un parente la aiuta e nel conflitto a fuoco muore bimbo
Sentenza eseguita dalle Corti islamiche. Ma per i familiari non ha ricevuto un processo coranico equo
CHISIMAIO (SOMALIA) – Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all’arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l’esecuzione è avvenuta nella tarda serata di lunedì a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi.
La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un processo coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo. È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell’Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.
Che ne pensate di quello che sta succendendo a scuola?

Prendo da Spiritual seeds:
In oltre sessanta Paesi del mondo, la libertà religiosa è gravemente conculcata. Già questo semplice (e drammatico) dato sarebbe sufficiente per leggere con attenzione dati del Rapporto 2008 sulla Libertà Religiosa nel Mondo, realizzato dall’associazione Acs – Aiuto alla Chiesa che Soffre. Secondo alcune anticipazioni, in Africa è delicata la situazione dell’Eritrea, dove nell’agosto 2007 le autorità hanno ordinato alla Chiesa cattolica di cedere al ministero per il benessere sociale e il lavoro tutte le strutture sociali, quali scuole, cliniche, orfanotrofi e centri d’istruzione per le donne. Varie fonti indicano che in Eritrea ci sono non meno di 2 mila detenuti per ragioni religiose arrestati a partire dal maggio 2002 per la loro fede, incarcerati per mesi e anni senza accuse formali e senza processo, spesso in carceri militari, con condizioni di vita molto dure e senza assistenza medica. Ma è l’Arabia Saudita il Paese islamico in cui la libertà religiosa viene negata con maggiore evidenza, anche da un punto di vista formale. I Paesi islamici non sono comunque gli unici in cui viene negata la libertà religiosa: il rapporto cita il caso dell’India, dove ancora continuano gli attacchi e le stragi di cristiani. Un rapporto, dunque, da leggere con attenzione.
Nella rivista Dimensioni Nuove c’è una rubrica chiamata “La posta di Gioia”. Nel numero di novembre che mi è arrivato l’altroieri c’è questo botta e risposta sul voo di condotta:
Cara Gioia, sono sicura che tu sarai contenta. Finalmente è tornato! Dirai tu. Ma per noi, eh! Mai qualcuno che ci abbia chiesto qualcosa? Per noi è una cosa incomprensibile! Come si fa a mettere il voto di condotta? Condotta su cosa poi? Sulle orecchiette ai quaderni? Se portiamo i libri a scuola? Se rispondiamo a qualche professore che non sa nemmeno scrivere una e-maii? A me pare che questa storia del voto di condotta sia solo un modo per far stare tranquilli i nostalgici della scuola di un tempo che non c’è più e che non servirà a riportare ordine nelle classi. Tu che ne pensi?
Eleonora
Prima di cominciare stabiliamo subito tre cose: le orecchie ai quaderni non si fanno; i libri a scuola si portano; ai professori, agli adulti in genere, non si risponde sgarbatamente. Principi datati? Vecchie usanze da abbandonare? Non lo so. Per me è così. In nome del rispetto che si deve agli strumenti del proprio lavoro. In nome del rispetto per il proprio lavoro. In nome del rispetto che si deve alle persone tutte. E quando trattiamo del rispetto non c’è anno di nascita che tenga. Senza rispetto è il mondo ad essere in pericolo ed ogni giorno ne abbiamo prove drammatiche.
È davvero strano ma se provo a pensare alla scuola oggi mi vengono alla mente presidi minacciati, professori picchiati o pestaggi tra studenti ripresi con i telefonini. E certo voglio sperare che questa non sia la norma. Eppure quello che realmente mi preoccupa non sono questi eccessi ma l’arroganza e la superficialità che vedo ovunque e che pure traspaiono dalla tua e-mail. A cosa servirà il voto in condotta? Certo a poco se nelle famiglie si continuerà a spalleggiare la supponenza giovanile senza chiedere mai il conto. Se genitori sempre meno presenti delegheranno la scuola come sola educatrice e poi sorrideranno sulle bravate dei loro figlioli. Quanto siete migliori dei vostri professori che non sanno scrivere una e-mail? Stabilito che questo sia elemento fondamentale per essere un buon insegnante. Peraltro neanche la tua lettera è gran che scritta bene. Il voto in condotta non aggiunge e non toglie niente ad una scuola che è parola vuota se non viene riempita dai suoi studenti e dai suoi insegnanti. La scuola sei tu, Eleonora. Per renderla migliore comincia da te.
Gioia
Usa, un senatore vuole fare causa a Dio 
“Respinta, l’Onnipotente non ha indirizzo”
Il giudice: è impossibile notificare l’atto all’accusato
di MARCO PASQUA
Aveva fatto causa a Dio, responsabile, a suo dire, di aver diffuso paura e terrore in tutto il mondo. Ma il procedimento giudiziario non avrà alcun seguito: un giudice del Nebraska lo ha infatti respinto, perché Dio non ha alcun indirizzo al quale poter notificare l’avvio della causa. Si chiude così la vicenda che vede protagonista lo storico senatore democratico del Nebraska, Ernie Chambers, che, il 14 settembre dello scorso anno, aveva depositato la sua provocatoria causa in una corte del Nebraska.
Secondo il documento redatto dal senatore 71enne (definito da molti “l’uomo di colore più arrabbiato di tutto lo Stato”), Dio e tutti i suoi seguaci, sarebbero responsabili “delle continue minacce terroristiche, con conseguenti danni per milioni e milioni di persone in tutto il mondo”. Minacce la cui credibilità è avallata, secondo Chambers, “dalla storia personale di Dio”.
Nel documento gli si attribuisce anche la responsabilità di “terremoti, uragani, guerre e nascite di bimbi con malformazioni”. Ancora: Dio è accusato di aver “distribuito, in forma scritta, documenti che servono a trasmettere paura, ansia, terrore e incertezza, al fine di ottenere obbedienza” da parte degli uomini.
Chambers ha spiegato di aver avviato questo procedimento per dimostrare che “tutti possono avere accesso a una corte, indipendentemente dal fatto se siano ricchi o poveri” e per sottolineare che “ognuno può essere citato in giudizio”. Il suo obiettivo era di ottenere dai giudici una diffida, in cui si sarebbe dovuto sollecitare Dio a interrompere ogni genere di “minaccia” sul mondo.
La causa, comunque, non avrà alcun seguito, perché “non è stato possibile reperire un indirizzo ufficiale di Dio”. Il giudice Marlon Polk si è appellato a una legge del Nebraska, secondo la quale chi avvia un procedimento giudiziario deve avere l’indirizzo della persona chiamata a difendersi in aula.
Chambers non si dà per vinto, e anzi si è detto soddisfatto della decisione del giudice. “La corte – ha dichiarato – ha ammesso l’esistenza di Dio. La conseguenza di questa decisione è che viene riconosciuta l’onniscienza di Dio. Quindi, se è vero che sa tutto, deve anche essere a conoscenza di questa causa”. Il senatore, che è in carica da 38 anni, ha adesso 30 giorni di tempo per decidere se fare appello.
E’ stato presentato proprio ieri 15 ottobre il rapporto Caritas su povertà ed esclusioni. Posto, dopo un breve ma interessante intervento, 2 begli allegati utili a tutti e non solo alle quinte in cui stiamo parlando di globalizzazione
LA QUESTIONE POVERTÀ NON È UN INCIDENTE DA POCO SVILUPPO
«Se si è perso tempo, in particolare negli ultimi anni, è anche perché si è dato credito a una tesi convincente e seducente: la povertà potrà essere ridotta grazie allo sviluppo economico. In sostanza: “maggiore sviluppo economico, maggiore redistribuzione dei vantaggi di tale sviluppo, quindi meno povertà”. Si tratta di una tesi che ha avuto, almeno fino al recente crack finanziario, un’indubbia capacità di convinzione e nello stesso tempo ha contribuito a rinviare un impegno responsabile per affrontare il problema».
Se questa tesi fosse vera, nel Paese che, pur con molte contraddizioni e fragilità messe a nudo dall’attuale crisi dei mercati finanziari, è ai primi posti dello sviluppo mondiale – gli USA – non dovrebbero esserci 13 milioni di bambini che vivono in condizione di povertà. Se consideriamo i bambini che vivono in famiglie povere e in famiglie a basso reddito, la percentuale passa dal 17% al 39%. «Se prendiamo in esame la condizione dei bambini poveri in quel paese negli anni dal 2000 al 2006, risulta che la povertà infantile è aumentata dell’11%, cioè 1.200.000 bambini si sono aggiunti ai già tanti costretti a crescere poveri ed emarginati (National Center for Children in Poverty, 2007). Se la tesi della riduzione della povertà, grazie allo sviluppo economico, avesse mantenuto le sue promesse, non dovrebbe essere così, anzi il contrario». Evidentemente «la questione povertà non è un incidente “da poco sviluppo”. È invece fortemente radicata nelle economie occidentali».
Vittorio Nozza, direttore Caritas Italiana, e Tiziano Vecchiato, direttore Fondazione Zancan
Nel libro “Tenebre su tenebre” di Ferdinando Camon a pag. 9 si leggono queste parole che mi sono tornate alla mente in questi giorni in cui si è riparlato di Eluana Englaro:
“Di fronte ai casi di giovani o vecchi tenuti in vita in condizioni dì enorme sofferenza (sepolti in polmoni d’acciaio, in camere di rianimazione, intubati, con assistenza ininterrotta, diurna e notturna, tra strumenti e medicinali di ogni tipo), esseri umani che non possono né lavorare né godere ma soltanto soffrire, e che comunicano solo con uno sguardo, un sospiro, il silenzio, noi sentiamo che i medici curanti conducono una lotta meritoria, anche se si dovesse tradurre, come spesso succede, non nella guarigione, ma in un semplice prolungamento dell’esistenza per qualche settimana, qualche giorno, qualche ora, un minuto: in quel minuto è possibile che colui che è ancora vivo senta qualcosa che non aveva mai sentito, un pensiero, un’emozione, che scopra una novità: fosse pure che tutti vogliono salvarlo pur sapendo già che non ce la faranno che nessuno si arrende pur sapendo già che lui si è arreso: se egli se ne va con la sensazione che tutti vogliono trattenerlo mentre precipita, la sua vita è profondamente diversa da quella di chi precipita sentendo che tutti lo mollano e lo spingono.
Un mondo in cui gli altri ti aiutano anche quando non ce la fai più, è migliore del mondo in cui, se vuoi un’iniezione mortale, c’è il medico pronto con la siringa in mano.
Ma questo vale finché un filo, magari sottile, congiunge la corteccia cerebrale al sistema nervoso. Tagliato quel filo, è tagliata la vita. Il malato non è più tra noi, e non potrà tornare.
Il credente non vuole che al malato in stadio vegetativo da quindici anni si stacchi la macchina che lo nutre, perché la vita del malato è legata a un principio che la supera. Ma questa è fede, non è amore.
Il medico lascia che il malato muoia di fame e di sete, anche se ci mette settimane, perché non vuole infrangere la legge.
L’amico va al malato e gli da una morte dolce, istantanea e indolore.
Il credente ama Dio, il medico ama la scienza, solo l’amico ama l’amico.
Ma l’amico ama l’uomo e ama Dio: Dio ha deciso che quell’uomo deve finire, l’amico rispetta questa decisione e vi collabora.
Il credente che fa vivere il malato nell’incoscienza all’infinito non ha pietà del malato né dei famigliari né degli uomini in generale. Il medico che lascia morire il malato di morte naturale, per giorni e giorni, non ha pietà del malato né dei suoi parenti né di chiunque venga a conoscere quella morte. L’amico che uccide il malato dolcemente ha pietà dell’amico, e avendo pietà dell’amico ha pietà di sé stesso e della condizione umana.”
Vignetta tratta da www.gioba.it

10 ottobre 2008: s’intitola “La pena di morte nel mondo – I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEI PRIMI NOVE MESI DEL 2008” il dossier che Nessuno tocchi Caino ha presentato in occasione della Giornata europea contro la pena capitale.
L’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni, si è confermata anche nei primi nove mesi del 2008, rileva l’Associazione.
I paesi o i territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 150. Di questi, i paesi totalmente abolizionisti sono 95; gli abolizionisti per crimini ordinari sono 7; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono 4; i paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte, sono 44.
I paesi mantenitori della pena di morte sono 47. Nei primi nove mesi del 2008, è diminuito il numero di paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali: sono stati 18, a fronte dei 26 del 2007 e dei 28 del 2006.
Nei primi nove mesi del 2008, vi sono state almeno 5.454 esecuzioni, a fronte delle almeno 5.851 del 2007 e delle almeno 5.635 del 2006. Una diminuzione significativa rispetto allo stesso periodo del 2007, dovuta sicuramente alla approvazione, il 18 dicembre 2007, della risoluzione delle Nazioni Unite sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.
Dei 47 mantenitori della pena di morte, 38 sono paesi dittatoriali, autoritari o illiberali. In 18 di questi paesi, nei primi mesi del 2008, sono state compiute almeno 5.409 esecuzioni, oltre il 99% del totale mondiale. A ben vedere, in tutti questi paesi, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili.
Sul terribile podio dei primi tre paesi che nei primi mesi del 2008 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano, come nel 2007, tre paesi autoritari: la Cina , l’Iran e l’Arabia Saudita.
Le democrazie liberali che nei primi mesi del 2008 hanno praticato la pena di morte sono state 4 e hanno effettuato in tutto 45 esecuzioni, meno dell’1% del totale mondiale: Stati Uniti (24), Giappone (13), Indonesia (almeno 7) e Botswana (almeno 1). Esecuzioni potrebbero essere avvenute anche in Mongolia, anche se non risultano dati ufficiali.
Ancora una volta, l’Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Se contiamo che in Cina vi sono state almeno 5.000 esecuzioni (anche se diminuite rispetto all’anno precedente), il dato complessivo dei primi nove mesi del 2008 nel continente asiatico corrisponde ad almeno 5.410 esecuzioni, in netto calo rispetto al 2007 quando erano state almeno 5.782 e al 2006 quando erano state almeno 5.492.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, dopo che nel 2007 il New Jersey è diventato il primo Stato Usa in quarant’anni ad abolire la pena di morte, l’Illinois, per il nono anno consecutivo, ha rispettato la moratoria delle esecuzioni. I dubbi sul metodo dell’iniezione letale hanno investito della questione la Corte Suprema e di fatto portato ad una sospensione delle esecuzioni in molti stati che è iniziata nel settembre del 2007 e si è protratta per otto mesi fino a maggio 2008. Questo ha fatto sì che le esecuzioni nei primi nove mesi del 2008 siano state “solo” 24, mentre nel 2007 erano state 42, il numero più basso degli ultimi 14 anni.
Stasera, al tramonto del sole, gli ebrei entrano nello Yom Kippur, il periodo
più sacro del calendario ebraico. E’ un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera. Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.
In occasione della ricorrenza il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha scritto un articolo per l’Osservatore Romano (e già questo è un segno dei tempi) in cui ripercorre le interpretazioni della festività nella tradizione rabbinica e fa delle interessanti considerazioni sulla differente concezione del perdono nell’ebraismo e nel cristianesimo.
Intanto, negli Stati Uniti, proprio in occasione di Yom Kippur è scoppiata una polemica per l’eccessivo uso degli strumenti informatici nell’ebraismo. Il culto ebraico, sostengono infatti i rabbini, ha valenza prevalentemente comunitaria, per cui non vale piazzarsi davanti (per esempio) alla Jewish Tv Network per essere a posto con la coscienza. Anche, sia detto per inciso, quest’ultima resta un gran bello strumento per chi (ebreo o no che sia) non ha la sinagoga sotto casa ma vuol dare un’occhiata al suo interno.
Bible In A Minute – barats and bereta
“BIBLE IN A MINUTE”
EARTH MADE, ADAM EVE
CAIN KILLS ABEL, HAS TO LEAVE
BORING GENEALOGY
GREAT FLOOD, OLIVE LEAF
TOWER BABEL, ABRAHAM
SODOM AND GOMORRAH AND
ISAAC, JACOB, JOSEPH, MOSES
TEN COMMANDS, PROMISED LAND
JUDGES, DAVID, SOLOMON
SENT AWAY TO BABYLON
JOB, THEN A BUNCH OF PSALMS
PROVERBS AND THE SONG OF SONGS
MAJOR PROPHETS, LION DEN
MINOR PROPHETS, BETHLEHEM
GOLD AND MYRRH AND FRANKINCENSE
SATAN AND SAMARITAN
CHOOSE DISCIPLES, OTHER CHEEK
WALK ON WATER, THOUSANDS EAT
LAZARUS, FIG TREE
LAST SUPPER, GETHSEMANE
BLOOD MONEY, THIRD DENIAL
PONTIUS PILATE, PUBLIC TRIAL
FORTY LASHES, TO THE TREE
WHY HAVE YOU FORSAKEN ME?
THIRD DAY, EMPTY TOMB
REAPPEARS, FIVE WOUNDS
ACTS OF THE APOSTLES NEXT
EPISTLES AND APOCALYPSE