“Quest’anno ho deciso di condividere una canzone che s’intitola Da zero di Nayt. Ero molto indecisa se portarla o meno, in quanto parla dell’amore, e non mi sento molto a mio agio a discuterne, dal momento che su ciò sono molto riservata. Però ho pensato che questa potesse essere anche un’opportunità per aprirmi. Questa canzone per me significa molto, perché descrive perfettamente i miei sentimenti nei confronti della persona che è stata sempre presente in questo ultimo anno e mezzo. Nonostante sia molto un anno e mezzo a quest’età, i nostri sentimenti non sono mai cambiati, anzi, forse sono diventati ancora più forti. Non mi vengono in mente molte parole per descrivere i miei sentimenti, ma penso che il testo di questa canzone li riesca a spiegare in modo molto più completo e con delle parole decisamente migliori di quelle che potrebbero mai venirmi in mente. Forse, dopotutto, è proprio a questo che servono le canzoni” (G. classe terza).
Gemma n° 2355

“Il nostro cervello produce una sostanza chiamata endorfina che aiuta ad alleviare il dolore e lo stress provocando una sensazione di benessere e buonumore. Questa sostanza nel mio cervello viene prodotta dalla pallavolo.
La pallavolo è la mia unica certezza nonostante in questo sport io abbia più delusioni che traguardi, ma è la mia certezza dopo una giornata difficile: mi aiuta a dimenticare tutto ciò che è successo prima, se ho dei dolori prima di pallavolo, ho la certezza che per due ore non li sentirò.
Non so esattamente cosa mi piaccia della pallavolo ma so benissimo cosa odio. Odio sudare, il martedì in cui c’è la parte fisica, i pesi, la palla medica, sentirmi indietro rispetto alle mie compagne, non sentirmi abbastanza ma soprattutto odio sbagliare. Ma sbagliare nel mio sport è fondamentale. Sbagliare mi serve a crescere infatti solo sbagliando per 6 mesi adesso riesco a fare una battuta in salto. 6 mesi di stress e allenamento.
Ricordo ancora quando mio padre, il mio precedente allenatore, mi teneva 10 minuti in più in palestra in un angolo e mi faceva provare le battute.
Ma ricordo ancora tutte le cose belle che ho provato l’anno scorso, ovvero il mio primo anno in cui praticavo pallavolo, per esempio quando sono entrata in campo spaventata a battere, eppure, grazie alle mie compagne, sono riuscita a far recuperare 7 punti, oppure, un esempio più recente, nel mio primo torneo con una nuova squadra ho fatto il punto finale e tutte le mie compagne, sapendo quanta ansia avevo prima di entrare in campo, sono venute ad abbracciarmi.
Detto questo, non so cosa significhi quel pallone rosso, verde e bianco per me, ma so che giocare a pallavolo mi piace e non voglio smettere” (S. classe seconda).
Gemma n° 2354

“Quest’anno come gemma ero indecisa su cosa portare. Quest’anno è stato un anno di tanti cambiamenti, sia belli che brutti, ma che in qualche modo mi hanno aiutata a crescere ancora di più.
Ho avuto modo di conoscere tante persone nuove, ma soprattutto rinsaldare il rapporto con altre, soprattutto grazie allo sport ma anche grazie alla scuola.
Quest’anno sarà l’ultimo anno di liceo, e volevo cogliere l’occasione di quest’ultima gemma per ringraziare uno per uno i miei compagni di classe.
Partiamo dalle mie vicine di banco:
A: la conosco praticamente da quando sono nata, abbiamo frequentato la scuola materna, l’asilo, le elementari, le medie, le superiori e chissà magari finiremo insieme nella stessa università. A. forse è uno dei motivi per cui mi alzavo e alzo ancora la mattina per venire a scuola anche se molto spesso non ne avrei voglia: i minuti di lezioni con lei passano più veloci, cerchiamo sempre di aiutarci e dividerci le cose da fare. Forse, anzi sicuramente, senza di lei l’esperienza del liceo non sarebbe stata la stessa.
C: a C. non piace quando la chiamo col suo nome intero, ma ormai si è rassegnata. È stato facile voler bene a C.: è una ragazza solare che sa diffondere il buon umore; è una ragazza speciale, che merita tanto. Mi riesce ad ascoltare e sopportare tutto il giorno e soprattutto ha tanta pazienza (mi lascia usare i suoi pennarelli che le rubo puntualmente ogni giorno).
E: io e E. siamo in un certo senso molto simili: entrambe sportive, competitive (lei un po’ più di me), ed abbiamo anche lo stesso umorismo. Penso che sia la persona che dal punto di vista sportivo possa capirmi di più, e mi spiace sentire che non può nuotare, perché so cosa significa rinunciare a qualcosa che ti ha accompagnato per tutta la vita. (Anche se mi sta antipatica le voglio bene.)
L: L. è un ragazzo d’oro. Anche se quando abbiamo verifiche e interrogazioni mi mette ansia anche quando non ce l’ho, sa portare il buon umore in classe e in qualche modo sa sempre mettermi di buon umore, che sia con un abbraccio, un sorriso o una parola.
C: C. ha una grande forza. Sia al di fuori della scuola che nel contesto scolastico. Ammiro molto la sua padronanza dell’italiano, il modo in cui parla in qualsiasi lingua e in qualsiasi altra materia. Penso che sia tra le persone che sanno infondere più calma e razionalità in classe (insieme a L. o L. che dir si voglia).
C: anche C. è stata tanto forte: mi ha reinsegnato cos’è la motivazione e che non bisogna mai mollare e lei infatti non l’ha mai fatto: l’anno scorso sicuramente non è stato facile per lei ma ha comunque cercato di continuare a coltivare i suoi interessi e le sue passioni nonostante tutto.
A: A. non ha avuto neanche lei un periodo facile, però ha saputo rialzarsi, ed è assolutamente una cosa di cui deve andare fiera. La sua risata da scimmietta e la sua solita domanda “andiamo al sushi” mi fanno sempre sorridere.
S: che dire, S. è una persona impulsiva, diretta e onesta, ed è questo quello che mi piace di lei: ti dice le cose come stanno, senza fare troppi giri di parole.
L: L. rappresenta per me l’allieva modello, e non vuole essere un’offesa: ha un modo di pensare e scrivere che secondo me supera tutti noi. Leggere i suoi temi, le sue risposte mi fa capire che ho ancora tanta strada da fare, e che se mi impegnassi di più forse potrei ottenere anch’io qualcosa di più (di sicuro però non al suo livello).
A: A. oggi non è qua, ma di lei mi piace la sua organizzazione e la sua voglia di portarsi avanti con le cose da fare (la voglia che dovrei avere anche io, che puntualmente mi riduco sempre all’ultimo a fare tutto).G: G. è arrivata quest’anno nella nostra classe. Non ci conosciamo ancora bene, ma di lei mi piace il modo in cui parla di certi argomenti che si vede che le piacciono, perché attraverso le parole riesce a trasmettere questa sua passione. Le auguro di poter proseguire al meglio questo anno scolastico e di continuare a provarci perché purtroppo o per fortuna il nostro ultimo anno è ancora lungo”.
(E. classe quinta).
Gemma n° 2353

“Quando ho scoperto il giorno in cui avrei dovuto presentare la mia gemma ho subito iniziato a pensare a ciò a cui avrei dovuto dedicare il mio e il vostro tempo e dunque a ciò che ritengo talmente significativo da poter essere il soggetto della mia ultima gemma in assoluto. Per questo motivo ho deciso di parlarvi di una delle persone più importanti per me, dell’amore della mia vita: mia madre, anche conosciuta come T.
Molti affermano che il legame di sangue è come un giuramento di fedeltà e di eterno amore ma se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato è che non è sempre così, eppure io ho avuto la fortuna di nascere sua figlia e dunque, di poter sempre trovare conforto tra le braccia della persona più buona che esista. Spesso mi chiedo infatti se qualsiasi altra madre si sarebbe comportata come lei si è comportata con me nei momenti più bui.
Oltre ad essere letteralmente la madre migliore al mondo (e giuro che non è il classico modo di dire) è anche la moglie che chiunque desidererebbe perché quando all’altare ha giurato di rimanere al fianco di mio padre in salute e in malattia di certo non stava scherzando.
Ma non sarebbe giusto parlarvi di lei riducendola a madre e moglie perché è prima di tutto Donna, una donna generosa, altruista, attenta e premurosa, un’anima pura. Insomma , spero un giorno di poter essere anche solo la metà della donna che è lei” (E. classe quinta).
Gemma n° 2352

“Come gemma ho deciso di portare dei braccialetti che mi sono stati dati (scambiandoli con gli altri fan) quando ero in fila per il concerto dei 5 Seconds of Summer. Ci sono andata con S., una mia amica di quinta. Ho deciso di portarli perché per me sono un bellissimo ricordo, visto che è il primo concerto a cui vado da sola insieme ad una mia amica a cui voglio un mondo di bene e inoltre è una delle mie band preferite” (G. classe terza).
Gemma n° 2351

“Inizialmente non sapevo cosa portare come gemma finché, poco tempo fa, ho sentito la canzone A modo tuo di Elisa e ho capito che come gemma avrei scritto una lettera a mio fratello S.
“Caro S., so che questa canzone è stata scritta da parte di una madre alla propria figlia, ma io mi sento di dedicarla a te perché, anche se non sei mio figlio, il mio amore per te è infinito, come quello di una madre per il proprio figlio. Sarà per il tanto tempo che passiamo insieme, per la differenza d’età o per il fatto che sei l’unico modo in cui riesco a dare un perché alla perdita di mia mamma e di nostro fratello N. Infatti, se mia mamma fosse ancora qui, papà non avrebbe avuto te con la tua mamma e se N. non fosse nato così presto tu non saresti stato concepito.
Mi hai insegnato tante cose, ma più di tutte è che quando si cade, anche se ci si fa male, bisogna rialzarsi, asciugare le lacrime e sorridere di nuovo alla vita. Bisogna apprezzare le piccole cose e ogni momento con le persone che ci vogliono bene.
In questa canzone Elisa dice “Camminerai e cadrai, ti alzerai, sempre a modo tuo”. È vero, per imparare dovrai cadere e rialzarti. Vorrei impedirti di cadere, ma non è possibile e non sarebbe giusto. L’unica cosa che posso fare per attenuare il tuo dolore, è starti vicino ogni volta che inciampi, per attutire la causa e ti prometto che lo farò, sarò al tuo fianco ogni giorno, anche se non mi vedrai fisicamente.
Ricorderò per sempre la prima volta che hai detto il mio nome. Era il 9 luglio, eravamo in Puglia e io stavo facendo una videochiamata con S., mentre ti incitavo a dire il mio nome. Tu, tutt’un tratto, hai detto “Dada” e non mi sembrava vero, tanto che ho dovuto chiedere a S. se avevo sentito bene.
Come in quel momento, tu ogni giorno mi rubi un pezzo di cuore e lo fai tuo. Sono grata che tu e S. vi vogliate bene, per me è fondamentale. Ho tenuto il body che ti ha preso a Parigi, prima ancora che tu nascessi, come ricordo materiale del vostro rapporto, nella speranza che sia per sempre.
Sono felice di averti insegnato tante cose, soprattutto il verso di quattro dei tuoi animali preferiti: il cavallo, la pecora, l’elefante, e l’orango.
Ti rinfaccerò per sempre in modo scherzoso tutti i pannolini che ti ho cambiato e tutti i bagnetti che ti ho fatto.
Sarai sempre la mia polpettina.
Con tutto l’amore del mondo,
Dada”.
(G. classe quinta).
Gemma n° 2350

“Ho scelto di portare mia mamma. Si chiama F. e con lei ho un legame bellissimo. Ci somigliamo molto soprattutto caratterialmente e proprio per questo riesce a capirmi benissimo. Per me mia mamma è una spalla destra, una mano sempre tesa ad aiutarmi, un sorriso quando la giornata è tutta buia, un caldo abbraccio quando tutto sembra freddo. Soprattutto in questo periodo difficile a causa della scuola e altri vari problemi lei c’è sempre per me. Nonostante lavori molto riesce a dedicarsi a me perché so che ci tiene moltissimo. Voglio ringraziarla per tutto quello che fa ogni giorno per me e non penso lo sappia, ma la amo veramente tanto” (C. classe seconda).
Gemma n° 2349

“Ad aprile di quest’anno ho visitato una mostra immersiva dedicata a Gustav Klimt intitolata Sinfonia di arte immersiva.
Il filo conduttore della mostra era la “sinfonia”, il suono che nasce da ogni immagine, da ogni quadro, da ogni decorazione e dai pensieri dell’artista.
Verso la fine del percorso si entrava in una enorme sala con alcuni divanetti e su tutte le pareti, perfino sul pavimento, erano proiettati motivi geometrici, dipinti dell’artista e immagini relative al suo stile ma anche alla sua biografia. Da questo luogo era possibile accedere ad altre due salette minori: la prima conteneva un’installazione intitolata “La danza dei sensi” che consisteva in un recinto dentro al quale erano installati dei teli che si alzavano e si abbassavano, grazie a delle ventole, a creare delle onde.
La seconda si chiamava “Stanza degli specchi” ed era una saletta interamente ricoperta di specchi, anche il pavimenti e il soffitto, a eccezione della parete di fondo dove si trovava uno schermo sul quale erano proiettati diversi motivi scintillanti e glitterati che si riflettevano in tutta la stanza in modo tale che sembrasse di essere all’interno di un caleidoscopio. Ricordo di essermi seduta in un angolo di questa stanza in modo tale da essere completamente circondata dalle immagini e di essermi sentita estremamente piccola in confronto a quello che sembrava essere l’infinito.
La musica classica e maestosa che si sentiva rendeva il tutto ancora più avvolgente e pareva proprio di stare dentro ad un vortice.
Nella prima sala sono invece rimasta seduta per minuti interi a osservare quei teli che si muovevano e che mi donavano una sensazione di leggerezza e spensieratezza, tanto che il mio respiro vi si era quasi sincronizzato.
Ho apprezzato molto questa esperienza perché mi ha permesso di staccare la testa, almeno per qualche ora, dalla vita quotidiana e di dimenticarmi completamente della realtà, proiettandomi in un’altra dimensione più calma e meno frenetica”.
(A. classe quarta).
Gemma n° 2348

“Volevo usare la mia gemma per condividere un pensiero rivolto a tutti voi.
Ormai, e oserei dire finalmente, siamo in quinta, a giugno avremo gli esami e poi ognuno andrà per la sua strada. Magari ci vedremo in futuro e rimarremo in buoni rapporti di amicizia. Però finché siamo qui tutti assieme volevo solo ringraziarvi per il tempo passato assieme, i compiti che ci siamo passati sperando che la prof non ci scoprisse, il ripassone il giorno prima della verifica, il teatro (una delle mie passioni che mi porterò sempre nel cuore), le note più disparate e le gite più belle che abbiamo fatto assieme (ovviamente aspettando con ansia Praga e di andare in disco con …). Detto ciò, voglio augurarvi il meglio per qualsiasi scelta facciate e per il vostro futuro.
Vorrei ringraziare anche il prof. Del Mondo che ci ha accompagnato per 5 anni con le sue gemme durante l’ora di reli, ho trovato questi momenti di condivisione molto intimi e allo stesso tempo ricchi di sentimenti che abbiamo provato tutti assieme qui.
Perciò grazie.
Voglio condividere con voi una cartella con i momenti migliori di questi anni in cui anche voi potrete aggiungere i vostri.”
(M. classe quinta).
Gemma n° 2347

“La mia gemma di oggi è una figura speciale: un attore che, nonostante non abbia mai incontrato di persona, mi ha lasciato un’impronta indelebile. Parlo di Matthew Perry, noto per il suo ruolo in Friends. La scelta di renderlo la mia gemma risiede nel legame intimo che ho con la serie: fin da bambina, mia madre, appassionata della sitcom, mi ha accompagnato nelle serate guardando insieme episodi, diventando parte integrante della mia crescita. Mi ha trasmesso un amore così profondo per questa serie che ad oggi la sto rivedendo per la decima volta, perché non riuscirà mai a stancarmi. Di conseguenza, sono cresciuta ereditando alcuni atteggiamenti o qualità dei personaggi, in quanto i bambini cercano sempre di imitare i loro idoli.
Ho deciso di portare Matthew come mia gemma in quanto mi ha sempre accompagnata in ogni momento fin da bambina, facendomi innamorare ogni giorno del suo modo di fare e facendomi ridere anche quando non me la sentivo di farlo. Ho deciso di portarlo perché è grazie a lui se ad oggi so come scherzare e far divertire le persone, anche se devo ammettere che è anche a causa sua se a volte cerco di nascondere le mie emozioni con una battuta. Ho scelto lui perché mi ricordo che quando avevo 7 anni ed ero al parco con mia mamma, un bambino si era avvicinato per chiedermi se potevamo essere amici ed io gli avevo risposto dicendo: “tu non sei Chandler”, perché effettivamente nessuno era come lui. Ho portato lui come mia gemma perché alle elementari non vedevo l’ora di uscire da scuola per poter accendere la televisione e fare merenda in sua compagnia. E perché ogni volta che ho una giornata brutta, mi basta vederlo sullo schermo per farmi spuntare un sorriso. Ho scelto lui perché esattamente 24 giorni fa quando ho acceso il telefono e ho letto la notizia della sua scomparsa, ho provato un dolore indescrivibile, e quando 2 giorni dopo ho riguardato la prima puntata della serie, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che lui non c’era più e questo mi provocava ancora più tristezza. Ho deciso di portare lui come mia gemma perché volevo rendergli omaggio per tutte le cose che lui ha fatto per me, anche se non sa di averle fatte.
Penso che la perdita di figure come Matthew Perry venga percepita come personale non solo per la scomparsa di un attore della tua serie preferita, ma perché rappresentava colui che rendeva migliore anche i giorni più difficili. Era come il fantasma di un vecchio amico con cui si è cresciuti, o di qualcuno che vorresti aver avuto come amico. Ed ora, ogni volta che guardi un episodio, la consapevolezza della sua assenza diventa tangibile. Tuttavia, una parte di te continua a essere legata a lui, poiché è difficile dimenticare chi ha donato così tanto da lasciare un segno indelebile. Forse è proprio questo che succede quando qualcuno lascia un segno profondo nella tua vita: se ne va, ma ciò che ha lasciato dietro di sé rimane”.
(M. classe quarta).
Gemma n° 2346

“La foto ritrae uno dei momenti più belli che ho vissuto durante il corso di quest’anno. Questa foto è stata scattata a giugno, durante il mio viaggio negli Stati Uniti. Le persone intorno a me sono state i miei compagni di viaggio per due settimane, dei compagni di viaggio che si sono tramutati poi in una seconda famiglia. Ci trovavamo esattamente a Forsyth Park, a Savannah, in Georgia. In questa attività organizzata abbiamo avuto la possibilità di scoprire come gli eserciti romani marciavano nell’antichità, e tra la pesantezza degli scudi, gli ordini in latino urlati dalle guide, il sole estivo che batteva forte su di noi, le occhiatacce strane lanciate dai passanti e le videocamere e i telefoni puntati addosso non ci stavamo rendendo conto di star vivendo uno dei momenti più divertenti e spensierati di tutta la nostra vita. Era tutto così fuori dal normale che sembrava di vivere in un film, ed è per questo che voglio ricordare con piacere questo momento, per ripensare ai sentimenti positivi vissuti e alle persone importanti con le quali li ho condivisi” (V. classe quinta).
Gemma n° 2345

“Un oggetto tanto piccolo che per me racchiude un mondo intero. Ho la passione per la fotografia, questa macchinetta usa e getta la uso quando cerco di immortalare attimi che considero magici e che voglio siano indelebili. Attraverso l’obiettivo della Kodak osservo e inquadro il mondo per come lo vedo e vivo io” (A. classe quinta).
Gemma n° 2344



“Sin dalla prima lezione di religione sapevo già quale sarebbe stata la gemma che avrei portato. Avevo pensato a cosa dire e a mostrarla a tutta la classe. Ci ho pensato fino a due settimane fa, fino a quando l’ho persa. Ho deciso però di “portarla” lo stesso perché per me ha, o aveva, un valore immenso.
Come gemma ho deciso di portare la borraccia che usavo per giocare a pallavolo. Non era una semplice borraccia, come si può pensare, bensì una sicurezza, un tranquillante nei miei momenti di ansia, “un’amica” che mi consolava. Ma cos’aveva di speciale questa borraccia? Erano i cerotti che vi erano attaccati sopra a renderla speciale.
Questi cerottini erano semplici ma al tempo stesso “magici” e a renderli magici erano i momenti in cui venivano attaccati alla borraccia, oltre al significato che trasmettevano. Quando ero in ansia per una partita abbiamo attaccato il cerottino con su scritto “don’t worry” e leggendolo mi tranquillizzavo ogni volta prima di entrare in campo, quando invece una partita era andata male abbiamo attaccato il cerottino con su scritto “don’t cry” e ogni volta che lo rileggevo capivo che non bisognava demoralizzarsi per una sola partita brutta. Abbiamo poi attaccato un cerotto per bambini dove c’erano disegnate delle mucche molto carine e un cerotto rosso a forma di cuore su cui poi ne abbiamo incollato un altro identico sopra perché si stava staccando. Il mio preferito però era quello rosa con 5 cuoricini rossi e una scritta fatta a mano in pennarello che diceva “POCA ANSIETTA, LA GIUSTA QUANTITÀ”.
Non vorrei darlo per scontato quindi mi sento in dovere di dirlo: a rendere speciale questa borraccia non erano tanto i cerotti, ma la persona con cui li attaccavo. Persona senza la quale non sarei riuscita ad affrontare la scorsa stagione. E ogni volta che mi capitava di rileggerli, pensavo ai momenti passati insieme e mi scappava un sorriso”.
(R. classe seconda).
Gemma n° 2343
“Ho scelto questa canzone perché rientra nel gruppo di canzoni che sento mie, ora la condivido anche con altri. Mi piace perché esprime gioventù, ingiustizia ed essenza di vita” (C. classe quinta).
Gemma n° 2342

“Come gemma quest’anno non avevo la minima idea di cosa portare, fino a ieri non avevo ancora trovato niente che per me avesse un significato tanto grande.
Poi stando in camera mia ho notato le foto che ho attaccate al muro, in particolare questa dove siamo io e mio fratello.
Penso che un rapporto tra fratelli sia un qualcosa di unico, per me in assoluto il rapporto più importante che ho con una persona.
Da piccoli litigavamo di continuo per qualunque cosa e ogni scusa era buona per insultarci a vicenda.
Adesso che siamo cresciuti però è diverso. Non viviamo più nella stessa casa e ci vediamo qualche volta nei weekend.
Solo adesso ho capito quanto lui sia stato influente sul mio modo di essere, pensare o comportarmi, e ho capito che è la persona a cui tengo di più in assoluto.
Penso che crescere insieme abbia creato un legame veramente unico, perché anche se ci odiavamo a morte, oggi, in ogni ricordo che ho della mia infanzia c’è anche mio fratello”-
(E. classe terza).
Gemma n° 2341

“Quest’anno ho pensato tanto a cosa portare come gemma, alla fine ho deciso di portare il mio gruppo di amiche: anche se può sembrare banale, non lo è affatto.
Dalla terza media, io e le mie amiche abbiamo creato questo gruppo, in cui siamo in otto.
Siamo tutte e otto l’una più diversa dall’altra: intendo che non abbiamo veramente neanche una cosa in comune, eppure, non avrei mai potuto trovare amiche migliori di quelle che ho.
Noi ci conosciamo dall’asilo ma solo in terza media abbiamo ufficialmente creato il nostro gruppo, che noi chiamiamo “Fight club”, come il film.
Non avrei veramente mai pensato di poter avere un gruppo di amiche così bello e unito.
Purtroppo, anche se viviamo nello stesso paese, durante l’anno scolastico è più difficile trovare un giorno dove riusciamo tutte a vederci, ma bene o male ce la facciamo sempre.
Con loro posso essere spensierata e tranquilla, nessuna si sente giudicata perché ci difendiamo sempre a vicenda. Quando siamo insieme ridiamo, scherziamo, piangiamo, ci divertiamo, facciamo discorsi stupidi ma a volte anche filosofici.
A parole mi è veramente difficile spiegare quanto bene voglia ad ognuna di loro perché è un sentimento così grande che è impossibile da spiegare.
Spesso parliamo del futuro. Tutti quelli che conosciamo pensavano che dopo un anno avremmo litigato e che il nostro gruppo non sarebbe durato, invece siamo ancora insieme e in questo periodo siamo più unite che mai.
Spero con tutto il cuore che il nostro legame continui sempre a rimanere così.
Mi chiedo sempre cosa farei senza di loro e penso a quanto sia fortunata ad averle”.
(E. classe terza).
Gemma n° 2340

“Io come gemma ho deciso di portare mio fratello.
Nonostante con gli anni il nostro rapporto sia notevolmente cambiato, lui è sempre stato la persona più importante per me. C’è stato in qualsiasi momento, mi ha supportata continuamente e mi ha fatto vedere la luce anche nei periodi più bui. Ho deciso proprio quest’anno di portare lui come gemma perché, dato che si è trasferito a Bologna, percepisco sempre di più la sua mancanza, e mi sono resa conto quanto in realtà sia importante per me” (S. classe terza).
Gemma n° 2339

“Come gemma ho deciso di portare un luogo: l’oratorio di C., che più che un luogo è un gruppo di persone, del quale sono entrato a far parte, come animatore, l’anno scorso e grazie al quale non solo ho rivisto vecchi amici, sono anche riuscito a conoscere meglio altre persone con cui non ho mai avuto rapporti amichevoli prima. Oltre ai miei amici ho conosciuto anche molti bambini con cui ho giocato e con cui mi sono divertito molto; grazie a loro e ai miei “colleghi” ho creato molti ricordi nonostante sia passato solo poco più di un’anno. Per me l’oratorio rappresenta una seconda famiglia, un posto dove rilassarmi, un posto dove andare e divertirmi. Sono veramente contento di aver avuto l’opportunità di entrare in questo gruppo e sono veramente contento di aver trovato delle persone con cui il divertimento è assicurato. Spero veramente che questo gruppo resterà intatto il più possibile, non solo per quanto riguarda l’animazione ma anche per la vita giornaliera” (A. classe seconda).
Gemma n° 2338
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una persona e quindi una parte della mia vita, mia mamma. Mia mamma è una persona buona, sempre presente con tutti e molto profonda. Mia mamma ha 48 anni e da 18 si prende cura di me e mia sorella, facendoci sentire protette. Quello da cui non ci poteva proteggere erano però le cose incontrollabili, il destino, il corso della natura. Mia mamma da 3 anni e mezzo ha un tumore maligno ai polmoni al quarto stadio, con metastasi alla colonna vertebrale. Per fortuna (e so che non si può definire così) è un cancro particolare, non una massa come si è soliti pensare, bensì uno strato di cellule che coprono l’intera superficie. Di conseguenza la cura non prevede chemio ma terapie staminali mirate ad una determinata zona. Tante volte mi sono chiesta perché a lei, tante volte ho pensato che avrei preferito averlo io pur di non vederla soffrire e non nego che ho la costante paura di non poter fare più le cose quotidiane che faccio con lei. Questa malattia per quanto sia disgustosa mi ha fatto maturare e capire che la vita è da vivere al 100%. Mi ha insegnato che probabilmente chiunque potrebbe combattere una guerra che tiene nascosta. Io l’ho fatto: per molto tempo ho tenuto nascosto una cosa più grande di me, forse perché dicendolo si sarebbe concretizzato o forse perché non volevo (e non voglio) essere trattata in modo diverso. Questa malattia mi ha insegnato ad essere forte, a combattere per quello che voglio, a stringere i denti e ad andare avanti, a proteggere gli altri prima di proteggere me stessa. Mi ha insegnato che la vita è fatta da alti e bassi e che se voglio davvero qualcosa non devo aspettare il momento giusto.
Questa gemma ha un unico scopo ossia di farvi capire quello che un cancro ha fatto capire a me. La vita corre più veloce di quanto si pensi e non aspetta che tu prenda il treno giusto. Potresti riuscire a beccare quella coincidenza che tanto aspettavi, ma potresti benissimo aspettare le due ore di ritardo prima del prossimo treno. Ma quando lo aspetti, ricordati che a destinazione ci sono l’amore, la fiducia, la speranza: c’è semplicemente l’aria.
Per rappresentare questo messaggio che spero vi arrivi con tutto il cuore, porto una canzone di Ligabue Certe Notti. Mia mamma e mio papà la cantavano nei sedili anteriori della macchina ma io non l’ho mai apprezzata. Ora mi ritrovo a cantare la stessa canzone, sempre in macchina, con il mio ragazzo che guida.”
(B. classe quinta).
Gemma n° 2337
“Ci sono poche canzoni che collego a dei momenti specifici della mia vita ma Thunderstruck degli AC/DC è sicuramente una di queste. Non è una canzone che ascolto e questo non è il mio genere di musica preferito eppure ogni volta che sento questa canzone o ci penso mi viene in mente un flashback ben preciso: una bambina che si scatena e salta sulle note di questa canzone con il suo papà nello studiolo della propria casa. Ora non sempre io e mio papà andiamo d’accordo, abbiamo due caratteri diversi che capita si scontrino. Nonostante questo non rinuncio mai a una buona chiacchierata con lui e non posso negare di volergli bene.
Qualche tempo fa mi ha chiesto di portare ogni tanto un po’ di musica da “boomer” (come la chiama lui) a scuola (Sì, ha imparato la parola boomer e adesso la usa sempre, anche quando non serve). Non sapeva però che stavo già pensando di portare questa canzone come gemma ed ora eccomi qua a parlarne” (R. classe quarta)
