Gemme n° 321

La terra santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
La gemma di F. (classe quinta) è una poesia scritta e recitata da Alda Merini: “Avrete notato delle differenze tra lo scritto e il parlato: le figlie hanno riscritto il testo. L’autrice era stata internata più volte per disturbo bipolare e la situazione, da lei spesso denunciata, era disumana in quelle scritture. Trovo che questa poesia sia tristissima e allo stesso tempo bellissima, un paradosso. Mi piace che lei abbia sempre detto che la pazzia è una cosa che tutti dovrebbero provare nella vita, anche quelle che si prova quando ci si innamora”.
Scriveva al tramonto della sua vita: “Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”.

Gemme n° 320

La mia scelta è dovuta sia al fatto che mi piace il brano, sia al testo che tratta delle difficoltà e di come superarle. Mi ha fatto pensare a mia cugina che tre anni fa ha scoperto di avere la leucemia. E’ stata fortissima, si è impegnata in tutto. E’ guarita grazie al dono di midollo di suo fratello. Mi hanno colpito molto lei e la sua forza”. In questo modo C. (classe terza) ha presentato la sua gemma.
Una canzone che adoro per restare in ambito musicale. Spazio ai Pink Floyd:

Gemme n° 319

Non sapevo bene cosa portare come gemma e alla fine ho optato per un pensiero: tutti noi spesso ci dimentichiamo quanto fortunati siamo per il fatto di avere una casa, degli amici, la salute. Alcuni ragazzi della nostra età devono affrontare malattie e difficoltà, e noi ci dimentichiamo che anche le piccole cose, come andare a scuola, sono fortune. Dobbiamo renderci conto di essere fortunati.”
Trovo che la gemma precedente a questa e la successiva possano fare perfettamente da commento a questa di E. (classe seconda), a cui allego un breve pezzo teatrale di Antonio Albanese:

Gemme n° 318

In un periodo un po’ complicato della mia vita ho ricevuto una preziosa lettera da una mia amica; desidero leggerne l’ultima parte. In sostanza mi dice di lottare, un po’ come il protagonista del video che prende coscienza di sé e decide di riscattarsi.
«Tutto questo, oltre ad essere un riassunto di un libro, è il mio tentativo di dirti di non aver paura. Si lo so non so esprimerti quello che vorrei dirti per cui te lo scrivo con le parole di Chesterton.
Non aver paura di quello che hai di fronte a te. Niente potrà far smettere di lottare qualcuno che sa chi lotta. Per cui capisci per chi lotti, non contro chi, non con chi ma per chi. Purtroppo non ci scegliamo coloro che ci sosterranno nella lotta, sarà Dio a sceglierli per noi, magari saranno le persone che più ti stanno sul cazzo ma saranno quelle che lotteranno con il tuo stesso ideale. Non sceglierai contro chi lottare perché alle volte lotterai contro te stessa, e saranno le battaglie più dure che affronterai. Quando lotterai per non cedere a quella voglia di appoggiare la spada, alla voglia di smettere di vivere, di smettere di alzarti dal letto, lì capirai che tu da sola non hai la capacità di vincere. Non riesci a salvarti.
Una canzone dice ‘farti non sai e pur sei fatto, amar non sai e sei amato’. Solo un Padre può amarti così tanto da farti, da donarti continuamente a te ogni istante.
Tu dicevi di voler dare un senso alla tua vita. Eppure la bellezza della vita è che non c’è vita senza senso, non c’è attimo sprecato, tutto è fatto. E il senso di questo tutto è che è fatto per te. Il senso delle montagne e del mare, dei professori e degli amici, di me che ti scrivo ora, è che è fatto per Deborah. E le cose hanno un senso perché fanno ciò per cui sono state create. Quindi se vuoi dare un senso alla tua vita fai ciò per cui sei stata creata, che vuol dire banalmente domani alzati per prendere la corriera e andare a scuola, banalissimo, ma stavolta fallo guardando alla bellezza delle cose. Guarda a quelle piccole cose che ti colpiscono, un gesto o un fiore, e pensa che sono per te.
Non è il problema del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma il problema di chi abbia messo il bicchiere e riempito di acqua. Se tu avessi sete e uno ti porgesse un bicchiere di acqua mezzo pieno penseresti che questo è mezzo vuoto o che quel tipo, magari sconosciuto, ha avuto una tenerezza tale di te e del tuo bisogno da darti l’acqua?
Ti lascio con questa frase di Cesare Balbo che Tecla mi scrisse tanto tempo fa e chi io conservo leggendola nei momenti di debolezza.
Solo i codardi chiedono al mattino della battaglia il calcolo delle probabilità; i forti e i costanti non sogliono chiedere quanto fortemente né quanto a lungo, abbiano da combattere, ma come e dove, e non hanno bisogno se non di sapere per quale via e per quale scopo, e sperano dopo, e si adoperano, e combattono, e soffrono così, fino alla fine della giornata, lasciando a Dio gli adempimenti.”
Tu non sai il bene che ti voglio scrivendoti questa lettera, vorrei abbracciarti forte ma la distanza me lo impedisce.
P.S. Quando capirai la pochezza del tuo essere niente e contemporaneamente la grandezza del tuo essere continuamente creata e amata alla promettimi che verrai in lacrime a dirmelo. Sottolineo in lacrime perché piangerai di gioia.»”
La gemma di D. (classe quarta) è già molto ricca così com’è; suggerisco solo una canzone e invito ad ascoltarne con molta attenzione il testo, magari ascoltandola più volte…

Gemme n° 317

ilbuiooltrelasiepe

La mia gemma è un libro: “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Vi si affronta il tema del razzismo e della discriminazione negli Stati Uniti degli anni ’30, dal punto di vista di una ragazzina (Scout) figlia di un avvocato (Hatticus Finch) che deve difendere un uomo di colore innocente ma ritenuto colpevole. Lo stesso titolo fa riferimento a ciò che è sconosciuto ma comunque vicino. Abbiamo paura di quello che non conosciamo. Il libro fa riflettere: io non ho pregiudizi, ma vorrei riuscire a trasmettere questo modo di vedere la vita anche ad altre persone, anche a mio fratello. Siamo tutti uguali e non dobbiamo fare differenze o criticare gli altri”. Così si è espressa S. (classe terza).
Ho letto il libro la scorsa estate e mi è molto piaciuto. Riporto un dialogo:
“Vuoi dire che se non difendi quell’uomo, Jem e io potremmo non darti più retta?”
“Più o meno.”
“Perché?”
“Perché non potrei più pretenderlo da voi. Vedi Scout, a un avvocato succede almeno una volta nella sua carriera, proprio per la natura del suo lavoro, che un caso abbia ripercussione diretta sulla sua vita. Evidentemente è venuta la mia volta. Può darsi che a scuola tu senta parlare male di questa faccenda, ma se vuoi aiutarmi devi fare una cosa sola: tenere la testa alta e le mani a posto. Non badare a quello che ti dicono, non diventare il loro bersaglio. Cerca di batterti col cervello e non con i pugni, una volta tanto… È una buona testa, la tua, anche se è dura a imparare!”
“Atticus, vinceremo la causa?”
“No, tesoro.”
“Ma allora, perché…”
“Non è una buona ragione non cercare di vincere sol perché si è battuti in partenza,” disse Atticus.”

E un po’ più avanti si può trovare questa perla:
“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede”.

Gemme n° 316

Ho deciso di portare questa sequenza sia perché adoro Bob Marley, sia perché alcuni concetti sono molti attuali. Anche nel momento che stiamo vivendo ora in Italia: penso siano necessari più solidarietà e amore”. Così F. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Molto probabilmente l’album citato è Legend, di cui fa parte anche la famosa Get up, stand up: “La maggior parte della gente pensa che il Bene scenderà dal Cielo, porterà via ogni cosa e renderà tutti felici. Ma se capiste quanto vale la vita badereste alla vostra su questa terra e ora che avete visto la luce ribellatevi per i vostri diritti”.

Gemme n° 315

j

Ho portato una foto in cui sono con mia mamma nel 2005. Ho deciso così perché lei è molto per me: è una sorella che non ho mai avuto, mi aiuta sempre, mi tira su il morale, mi diverte, fa le facce buffe, scherza con me, mi rallegra la giornata. C’è sempre stata e posso sempre contare su di lei.” Questa è stata la gemma di J, (classe seconda).
Appoggio qui un capolavoro di Alda Merini: Tra le tue braccia
C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volar.”

Gemme n° 314

m

La mia gemma è Martina, la mia insegnante di danza da quando avevo 5 anni. Con lei ho un bellissimo rapporto e ogni volta che ho bisogno di un consiglio me lo dà. La foto è recente e per me è l’immagine della libertà: questo vedo nella danza.” Questa è stata la gemma di S. (classe seconda).
Direi che la frase della ballerina canadese Melissa Hayden si colloca bene in questo contesto: “Imparare a camminare ti rende libero. Imparare a danzare ti dà la libertà più grande di tutte: esprimere con tutto il tuo essere la persona che sei”.

Gemme n° 313

Ho scelto di mostrare il trailer di Padri e figlie, che ho visto al cinema di recente; l’ho trovato molto commovente e mi ricorda la mia infanzia e i momenti con mio papà, con cui ho un buon rapporto. La famiglia per me è uno dei valori più importanti che ci siano, i miei due genitori sono fondamentali.” Queste le parole di L. (classe seconda).
Erma Bombeck scrive “C’è così tanto da insegnare ai figli e il tempo scorre così veloce”. Mi sembra si adatti bene al trailer del film… e alla realtà delle cose…

Gemme n° 312

Gemma copia

Ho portato la foto con amica perché lei è la mia gemma, il nostro rapporto. Siamo amiche da quando abbiamo tre anni, e fino all’anno scorso siamo sempre state a scuola insieme. Con la separazione ho perso una parte di me ma il nostro rapporto non è cambiato: non ho mai trovato una persona come lei. E’ per me come una sorella, e anche coi rispettivi genitori il rapporto è molto simile a quello di una famiglia allargata”. Con queste parole A. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Sono numerosissime le gemme centrate sull’amicizia. Scrive Stephen King: “Non esistono buoni amici o cattivi amici, esistono solo amici, persone che hanno costruito la loro casa nel tuo cuore.”

Gemme n° 311

diciottesimo

Avevo pensato cosa portare come gemma, ma poi ho cambiato idea. Oggi è il mio compleanno; stamattina alle 6.00 ho sentito dei passi per le scale diretti alla mia camera. Ho pensato subito che fossero i miei, invece erano le mie 3 migliori amiche che mi hanno portato la colazione a letto. La loro faccia illuminata dalla luce delle candeline mi ha emozionata. Sono le mi migliori amiche e quindi so che ci tengono a me, ma, sinceramente, non pensavo così tanto…”. Ecco la gemma di S. (classe quinta).
Cose come quella raccontata da S. sono quelle che danno sapore alla vita e penso sia fondamentale coglierle e valorizzarle, portarle nel cuore, custodirle: “E alla fine, non sono gli anni della tua vita che contano. E’ la vita che c’è stata nei tuoi anni” (Abramo Lincoln).

Gemme n° 310

Ho scelto questo video perché è la mia serie preferita e perché mi piacerebbe fare chirurgo e questa è una delle scene più belle”. Questa è stata la gemma di S. (classe terza).
Nel giro di brevissimo tempo due gemme sono state centrate sul “da grande vorrei…”. Trovo adorabile vedere sognare i miei studenti, appassionarsi ad una professione e poi darsi da fare per alimentare quel progetto: “I sogni sono come le conchiglie che il mare ha depositato sulla riva. Bisogna raccoglierle e ascoltare la loro voce” (Romano Battaglia).

Gemme n° 309

L’11 ottobre se n’è andato mio nonno, e questa è stata la prima canzone che ho sentito dopo averlo saputo. Mi è venuto spontaneo pensare a lui come il guerriero che ha protetto la sua famiglia, ha fatto molti sacrifici, soprattutto durante la II guerra mondiale. In una lettera che ha lasciato ai figli emerge tutto il suo interesse nel salvaguardare il benessere della famiglia. Aveva un motto che mi ripeteva spesso: sor, serietà, onestà e rettitudine. Con esso mi dava forza per tutto quello che sarebbe potuto accadere nella vita. Lui mi ha sempre tirato su il morale o per telefono o con la presenza seppur fisicamente lontana”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Mi sono venute alla mente le parole di un’altra persona scomparsa da pochi mesi in tarda età, Rita Levi Montalcini: “Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.”

Gemme n° 308

Ho scelto questo video perché è uno dei miei team preferiti di ballerini (non è solo una crew, si tratta di una famiglia); poi, quella giamaicana è una cultura che mi appassiona. Qui si vede come loro interpretano la danza, con semplicità, per strada, a piedi nudi. Anche il paesaggio giamaicano è splendido.” M. (classe terza) ha presentato così la sua gemma.
Scrivo qui un proverbio giamaicano: “Per mangiare un uovo, è necessario rompere il guscio.” Non tutte le barriere sono fatte per resistere in eterno; a volte non aspettiamo che il momento in cui qualcuno le abbatta e cerchi di capire chi siamo realmente.

Gemme n° 307

Ero indeciso tra varie canzoni: alla fine ho optato per questa non tanto per il testo (che è personale), quanto per gli artisti. Si tratta dei miei cantanti preferiti, era tanto che aspettavo un loro duetto.” Così si è spresso A. (classe terza).
Eminem, ad un certo punto canta “Perché il fallimento è qualcosa che riesco appena a digerire e ascolto solo il mio stomaco”. Guardarsi dentro, con sincerità: è inutile raccontarsi bugie. Costruire castelli di sabbia per se stessi è fatica insensata che non fa approdare a terre sicure. Tirare una linea dalla quale ripartire, mettere un punto fermo chiaro, evidente. E ripartire.

Gemme n° 306

La canzone che voglio presentare denuncia episodi di bullismo e omofobia soprattutto a scuola. Secondo me, in una fase iniziale e quando siamo più piccoli, è naturale provare una certa repulsione perché si notano delle diversità; poi, crescendo, possiamo riconoscere gli altri come uguali a noi e amici. Capiamo anche che non si dovrebbe mai cambiare solo perché qualcuno non ci accetta per quello che siamo”. Questa è stata la gemma di F. (classe quarta).
Il video è duro, anche se poi finisce positivamente; i nomi che vengono citati sono quelli di persone la cui vicenda non si è conclusa bene. Penso che troppe volte non ci rendiamo conto del peso che possono avere i nostri gesti, le nostre frasi. Oppure a volte ci rifiutiamo di fare uno degli esercizi più importanti che possano esserci: camminare per un po’ con le scarpe degli altri, immedesimarci in loro e provare a guardare le cose anche dalla loro prospettiva.

Gemme n° 305

4 accordi

La mia gemma è il libro I quattro accordi, letto un po’ di tempo fa, abbastanza filosofico anche se scritto in modo semplice. Contiene alcune indicazioni su come vivere meglio e penso sia adatto un po’ a tutti, anche a persone che tra loro la pensano in maniera molto diversa.” Questa è stata la gemma di T. (classe quinta).
Scrive l’autore: “Possiamo vincere o perdere, ma facciamo sempre del nostro meglio e almeno abbiamo una possibilità di essere di nuovo liberi.”

Gemme n° 304

bimbe

Ho portato una foto di me e della mia migliore amica. Ci conosciamo da 15 anni, abbiamo fatto tutte le scuole insieme e ci vediamo ogni sabato e ogni giorno dell’estate, siamo anche vicine di casa, è come una seconda sorella.” Questa la gemma di C. (classe quarta).
Scriveva David Maria Turoldo: “Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico, la gioia della sua confidenza o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui con assoluta tranquillità: appunto perché amico. Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti.”

Gemme n° 303

don't grow up

Don’t grow up, it’s a trap! Questa frase è la mia gemma. Mi rappresenta perché i bambini sono persone che ancora riescono a sognare; da adulti ci sono preoccupazione e problemi. Loro poi sono sinceri e riescono a dire le cose in faccia senza nasconderle come invece fanno certi adulti. Anche l’amicizia tra bambini è molto più sincera e forte.” Così si è espressa A. (classe seconda).
Desidero citare una canzone di Claudio Baglioni che secondo me ha un testo bellissimo. In uno dei passi canta: “io non chiedo un poco più di pane ma che tu lo mangi insieme a me e non credo che ci sia una pace mai se la pace non è dentro te e così crescendo e cercando via altrove e come e quando troveremo infine chissà la via della felicità, ogni dì crescendo e cercando sì ma dove domani o quando prenderemo insieme la scia nel tempo della fantasia”.

Gemme n° 302

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Direi che la mia è una gemma doppia: porto due foto. Nel 2006, a Pasqua, mio papà è preso dai rimorsi per avermi regalato un uovo di cioccolata fondente che non mi piace; decide allora di portarmi da un suo amico per vedere dei cani. Lì mi dice che ci saremmo portati a casa il cane con cui mi ero messa a giocare: “Meglio dell’uovo?”. Da lì in poi tutto è filato liscio e sono stata la persona più felice del mondo. Il 31 dicembre 2014 faccio entrare Brietta (il cane) in casa perché ha paura dei botti. Noto che sta male e barcolla. Da lì è iniziato un periodo di tante terapie e il 15 gennaio, vicino al mio compleanno, troviamo un tumore; ho capito che riuscivo a provare paura e terrore, cosa che non mi era mai successa prima. Ho fatto saltare il diciottesimo e volevo anche saltare la gita con la classe. Poi abbiamo deciso di operare Brietta e fino all’operazione, per tre mesi, sono rimasta nell’angoscia e i miei mi hanno sostenuta molto, soprattutto mio padre che pur lavorando all’estero per dieci mesi, è stato a casa di più. Entrambi mi sono stati molto vicini. Penso che loro mi aiutino senza necessariamente dirmi la via esatta per arrivare alle soluzioni: indicano le vie, poi sta a me decidere quale percorrere. Ad esempio io non volevo iniziare la patente, poi il papà mi ha convinto. Mi ha portato a fare il corso di micologia. Voleva portarmi pure a fare il permesso di caccia ma sarebbe stata una cosa improbabile. Insomma: è stato un momento in cui ho apprezzato entrambi.” Questa è stata l’articolata gemma di J. (classe quarta).
Prendo spunto dalla presa di coscienza di J., quando afferma di essersi resa conto di aver provato paura; vorrei estendere il concetto al rapporto tra paura e coraggio, in maniera da uscire anche dal caso specifico, e lo voglio fare con una frase di Giovanni Falcone: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”