Gemma n° 2876

Immagine creata con Gemini®

“Questa volta, come gemma, ho deciso di portare qualcosa di diverso: non più una singola e precisa cosa o persona, bensì un insieme di persone. Quest’anno è un anno speciale ma allo stesso tempo doloroso, perché sarà il mio ultimo anno qui. Questo mi provoca una sensazione di curiosità, ma anche di nostalgia.
Questa gemma non vuole essere melodrammatica né ricordare la sofferenza che inevitabilmente la distanza mi provocherà; al contrario, vuole celebrare con felicità tutte le persone che per me ci sono sempre state in modo incondizionato. Queste persone mi hanno insegnato ad apprezzare la vita e mi hanno regalato momenti indimenticabili.
Ho scelto di non dedicare questa gemma a una persona specifica proprio perché ogni mia amica è stata indispensabile per me.
C., a cui avevo dedicato la gemma l’anno precedente, mi ha insegnato il significato dell’amore incondizionato e fraterno, pur non essendo sangue del mio sangue. C. è sempre stata quella bambina calma e serena che, fin dal primo giorno, mi ha trasmesso fiducia e lealtà. Ricordo che la prima volta che la vidi le chiesi di mettermi un cerotto sulla schiena, per coprire la mia più grande insicurezza da bambina, affinché gli altri bambini non potessero vederla e giudicarla. Da quel giorno diventammo inseparabili, due pezzi di puzzle che si completano, proprio come il braccialetto che portiamo al polso.
M., invece, era quella bambina che da piccola faticavo a tollerare a causa dei nostri caratteri forti e spesso in contrasto. Con il tempo abbiamo imparato ad accettare questa nostra diversità e a costruire un legame solido e indistruttibile.
S. è stata la mia compagna di avventure e di divertimento sfrenato. È sempre stata l’amica più simile a me, e con lei ho imparato a fregarmene di tutto e di tutti, come se insieme il resto del mondo scomparisse.
E. e V. sono le mie amiche d’avventura: con loro ho scalato montagne senza conoscere la strada, ho dormito nel Tagliamento nel bel mezzo di una tempesta perché il telefono non prendeva, ho organizzato scherzi indimenticabili e sono scappata da inseguimenti di animali.
L. è la persona a cui mi sono legata di più negli ultimi anni. Nonostante all’inizio non mi avesse fatto una buona impressione, ho scoperto quanto la sua presenza quotidiana fosse capace di rendermi felice e viva, tanto da provare una sensazione di vuoto nei giorni della sua assenza. Anche se la conosco solo da due anni, mi sembra di conoscerla da una vita intera, e questo mi fa capire quanto tenga a questo nostro legame.
S. è il mio compagno di vita e il mio amico di viaggi: con lui ho lasciato libero il mio lato più selvaggio e istintivo, permettendomi di fare le pazzie tipicamente associate al mondo maschile.
Anche L., con il suo umorismo, mi ha fatto vivere momenti unici e irripetibili, riuscendo ad allontanarmi dai momenti no e dai pensieri negativi.
Tutte queste persone, e molte altre, nel loro piccolo mi hanno trasformata e mi hanno resa la persona solare e socievole che sono oggi. Hanno accettato e abbracciato i miei difetti, talvolta con difficoltà, diventando parti fondamentali del mio cuore e della mia vita”.
(S. classe quinta).

Gemma n° 2872

“Ho pensato a lungo cosa portare per la mia gemma ma non trovavo qualcosa di adatto che mi rappresentasse, non trovavo niente. Poi ho capito che dovevo portare non qualcosa, ma qualcuno. La mia mamma é ciò che mi rappresenta. Lei per me c’è sempre stata e io glie ne sarò sempre grata. Non ho avuto un’infanzia facile. Ma non è stato facile neanche per mia mamma crescermi. Mio padre non c’è mai stato e mia mamma ha sempre dovuto lavorare per due. Lei per me ha fatto tutto. Il medico, il “taxi” come dice lei, la cuoca, ma soprattutto da padre. Non voglio parlare di me ma voglio parlare di lei. Ho scelto questa foto perché è dove vedo in lei un sorriso spontaneo e genuino. Lei ha sofferto più di me però cerca sempre di essere forte per me. Guardando questa foto spero sempre di poterla rivedere sorridere così, senza pensieri, libera di poter fare ciò che ama: la fotografia. Mia mamma è una parte fondamentale per me e anche se litighiamo, io so che faremo sempre pace perché pensare ad una vita senza di lei è come vivere senza anima” (L. classe quarta).

Gemma n° 2868

“Ciao nonna
Non ero certa che mai avrei cercato di esprimere a parole ciò che provo ormai da un po’, perché scriverlo fa sembrare tutto un po’ più vero, ogni parola mi ricorda che la distanza tra noi è più grande di quella a cui eravamo abituate, mi ricorda che non ci sarai a rispondermi alle chiamate con quel “pronto?” un po’ assonnato perché puntualmente ti chiamavo mentre facevi il tuo riposino e tu cercavi di farmi credere che non fosse così per non farmi sentire in colpa, che non sentirò più i tuoi racconti su quella vita così piena che hai vissuto o la mamma che parla per ore al telefono con te la sera.
E fa male fermarmi e rendermi conto di dover parlare di te al passato perché tu sei sempre stata il mio presente. Se fossi qui mi diresti di non dispiacermi  perché sei in un posto incantevole circondata dall’amore di Dio a cui hai sempre dedicato ogni giornata, ogni gesto, ogni preghiera.
Sai nonna, a Natale eravamo tutti lì a casa tua, è stato strano ma al contempo è stato come se tu fossi stata lì in mezzo a noi, quella casa, che sarà sempre “casa della nonna”: è pervasa di te, in ogni angolo di ogni stanza così come lo sono i nostri cuori a cui tu non hai mai negato amore, un amore senza riserve che non si è mai arreso davanti alle paure, alle difficoltà e alla lontananza che rendeva ogni nostro incontro più speciale.
Sei sempre stata e sei ancora un’ancora, un punto di riferimento per noi che ti abbiamo sempre guardato con ammirazione. Avrei voglia di raccontarti tante cose e abbracciarti forte forte e sentirmi chiamare “gioia” come facevi sempre. Così ci siamo salutate l’ultima volta che ti ho visto e quelle parole risuonano sempre nella mia mente quando penso a te.
Mi manca sentire il suono di quelle parole sicure e risolute e la dolcezza dei tuoi baci sulla fronte. So che adesso sei in un posto lontano ma migliore e vegli su di noi da un po’ più su.
Ti immagino lassù, finalmente, dopo tanto tempo, danzare abbracciata al nonno come nella foto che guardavo sempre quando entravo in camera tua, digli da parte mia che avrei tanto voluto conoscere anche lui come ho avuto la fortuna di conoscere te.
É impossibile racchiudere ciò che sei stata per me in così poche parole perché è un sentimento che non si rinchiude in semplici lettere ma ho voluto comunque tentare.
Ciao nonna, mi manchi tanto
La tua A.”
(A. classe quinta)

Gemma n° 2865

“Non è vero che il tempo cura le ferite. Alcune ferite restano sempre aperte e doloranti, impari solo a convivere col dolore. A volte riesci ad ignorarlo, ma non puoi ignorare un dolore per sempre.
Avevo già deciso da tempo che la gemma di quest’anno l’avrei dedicata a mio padre, ma non avrei mai immaginato di dover parlare di lui al passato.
Mio padre era una persona piena di vita, era sempre pronto a strappare un sorriso a chiunque, voleva bene a tutti e tutti gli volevano bene. Aveva sempre la battuta pronta nel caso qualcuno fosse giù di morale, era sempre pronto ad aiutare tutti. Eppure, nonostante io ricordi mio padre così, l’immagine più vivida che ho in mente da settimane è lui immobile, pallido, freddo. Quando l’ho visto così, l’unica frase che sono riuscita a dire è stata “questo non è mio padre, è tutto finto”. Quel giorno, una parte di me è morta con lui.
Mio padre è stato il mio primo amico, ha sempre cercato di non far mancare nulla a me e a tutta la mia famiglia. Il nostro rapporto negli ultimi mesi è stato molto complicato, soprattutto dopo che ha scoperto tutto quello che stavo tenendo dentro da anni. Se potessi tornare indietro, lo abbraccerei forte e non lo lascerei più andare, lo ringrazierei per tutto quello che ha fatto per me e per aver creduto in me anche quando io stessa speravo di andare a dormire e non svegliarmi il giorno dopo. Ma gli chiederei anche scusa per tutte le volte che invece di mostrargli tutto l’affetto che provavo e provo ancora per lui, riuscivo a mostrare soltanto rabbia e frustrazione. La parte più difficile di un lutto è accettare che, per quanto possa essere ingiusto, quella persona sarà morta per sempre, e non c’è un modo per tornare indietro. La perdita di un genitore lascia un vuoto difficile da spiegare con le parole: la casa sembra sempre più vuota e silenziosa, le mie giornate sembrano sempre incomplete.
Ora ha inizio un capitolo nuovo della mia vita, crescerò e magari riuscirò a raggiungere tutti i miei obiettivi, ma anche se tu non sarai lì ad ascoltarmi mentre ti racconto tutto, so che, ovunque tu sia, riuscirai a vedermi e supportarmi come hai sempre fatto”.
(E. classe terza).

Gemma n° 2861

Immagine creata con Gemini®

“Come gemma ho deciso di portare Roma. In realtà più che portare la città di Roma io porto quello che c’è a Roma, ossia tutta il resto della mia famiglia.
Siamo distanti 648km, li riesco a vedere pochissime volte all’ anno, specialmente mia cugina e i miei zii. Roma per me non è una città perciò, Roma è la mia famiglia. Inoltre, ogni volta che vado lì è durante le vacanze, quando non c’è scuola, quindi riesco a trascorrere il tempo lì priva da qualsiasi stress o ansia dovuta a studio o verifiche. L’unica cosa che devo fare lì è stare con i nonni, mio zio, ecc… e giocare a basket. Solo questo. Quindi, il tempo trascorso a Roma è sinonimo di, oltre ad  amore, spensieratezza e felicità.
Ogni volta che torno qui sono triste perché so che vado incontro ad un periodo in cui ci sarà solo lo stress della scuola, e in cui saremo da sole: io, mia mamma e mia sorella. Solo noi. Quanto è brutto affrontare così tante cose, sia cattive che buone, senza però rendere partecipe la mia famiglia, e allo stesso modo esserci perse noi un sacco di cose.
Roma non è una città, Roma è un’idea, Roma è un ricordo a cui aggrapparsi, Roma è un pensiero fisso nella mia testa. Non perché ci sia il Colosseo, il Circo Massimo, San Pietro (anche se in effetti fa più figo dire “la mia famiglia è di Roma” piuttosto che dire “la mia famiglia è di Cosenza”).
Probabilmente se la situazione fosse al contrario direi che Udine è il mio posto felice, o qualsiasi altra città, basta che ci sia la mia famiglia. Comunque quindi il punto non è la città, ma CHI c’è in quella città”.
(L. classe quarta).

Gemma n° 2859

“La scelta di questa gemma è stata particolarmente difficile, in quanto mi sembrava di non avere nulla o nessuno di cui parlare che fosse davvero speciale, anche perché le persone più importanti per me le ho già portate nelle due gemme precedenti:  i miei nonni nella prima e mio zio nella seconda. Mi sembrava, insomma, di non avere più  nulla di davvero unico, speciale e insostituibile, finché non mi sono resa conto che l’unica cosa che per me è davvero unica, speciale e insostituibile abita con me, mi vive ogni giorno, pranza e cena sempre al mio fianco e condivide la cameretta con me: io dormo nella parte superiore del letto a castello e lei dorme sotto. Sto parlando di mia sorella A.
A. è una bambina vivace, scherzosa e divertente, ma quando si trova in compagnia di gente al di fuori di me, mamma o papà, si chiude… si chiude talmente tanto da sembrare la bambina più timida del mondo, anche se in realtà non lo è, ed ha solamente bisogno di ambientarsi. Viene infatti spesso etichettata come una bambina di poche parole, anche se non è vero affatto perché quando è a casa si sente solo lei. Ricordo ancora il momento in cui mia mamma mi disse che era incinta, dopo anni in cui io continuavo a chiedere un fratellino o una sorellina, e finalmente fui accontentata, e il giorno della sua nascita lo ricordo come se fosse ieri. Con lei ho passato dei bellissimi momenti, come i weekend passati a guardare film o serie tv, i bagni al mare quando andiamo dai nostri parenti in Sicilia o anche delle semplici risate in momenti totalmente casuali senza alcun motivo. Ricordo anche momenti meno belli, come quando è svenuta ed è stata portata in ospedale in ambulanza o quando mentre ballava è caduta e ha spaccato il labbro. Per fortuna, però la maggior parte dei ricordi sono positivi. Tra meno di 2 settimane mia sorella compirà 9 anni, ma io la vedo sempre come la bambina piccola, allegra e spensierata nella quale vedo anche una parte di me quando avevo la sua età. Anche se ogni tanto litighiamo io le prometto che rimarrò per sempre al suo fianco e non la lascerò mai” (A. classe terza).

Gemma n° 2856

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare l’anello che mi ha regalato il mio ragazzo.
Come si può capire, mi piacciono moltissimo gli anelli di una certa grandezza e sono ormai diventati un mio segno distintivo.
Il mio ragazzo me l’ha regalato per Natale e sono rimasta molto colpita dal fatto che non mi abbia regalato un semplice anello (come quelli di Pandora, che a me non piacciono) ma proprio uno che rispecchia i miei gusti e questo mi ha fatto capire l’attenzione che ha avuto e mi ha fatto molto piacere” (A. classe terza).

Gemma n° 2855

“Ho deciso di portare come gemma mio fratello, perché il nostro legame è davvero speciale. Fin da quando eravamo piccoli, è stato sempre al mio fianco, pronto ad aiutarmi in ogni momento, anche nei periodi più difficili.
Non solo è una persona di cui mi fido ciecamente, ma è anche la mia spalla su cui posso contare senza esitazioni. Crescendo insieme, abbiamo condiviso tante esperienze, risate e anche momenti di fatica, ma ogni volta ci siamo tirati su a vicenda. Lui è la persona che mi capisce meglio di chiunque altro e che, anche senza parole, riesce sempre a darmi il sostegno di cui ho bisogno” (M. classe terza).

Gemma n° 2853

Questo portachiavi me lo ha regalato mio fratello e per me ha un grande valore affettivo. Ogni volta che lo guardo mi ricorda lui, la sua passione per gli animali ed il rapporto speciale che abbiamo. È un oggetto semplice ma che per me rappresenta un affetto che va oltre ciò che si vede (M. classe seconda).

Gemma n° 2851

“Le prime tre persone di cui vorrei parlare in questa mia terza gemma si chiamano S. V. e G.
Con S. e V. ero in classe insieme l’anno scorso, ma non subito siamo diventati amici tutti e tre. Con V., la conoscenza è stata nettamente più veloce, dato che al secondo giorno di scuola lei mi si avvicina e da subito andiamo d’accordo. Con S. invece non so quando precisamente siamo diventati amici stretti, ma nonostante ciò, la considero lo stesso una delle persone a cui voglio più bene. Con G. è stato tutto molto casuale, e ci siamo conosciuti al Bearzi due anni fa, perché abbiamo fatto gli animatori insieme. Io e G. abbiamo stretto molto di più questa estate, dato che ho passato quasi tutti i giorni a casa sua. Devo dire che questo è stato un periodo magnifico, abbiamo condiviso intere giornate insieme passando dal parlare di cose fondamentalmente stupide alle cose più importanti. Loro tre sono le persone che mi conoscono meglio, a cui devo moltissimo, dato che quando sto con loro, il tempo vola e mi distraggo da tutti i problemi della mia vita, pensando solamente a divertirmi.

Il 4 Dicembre 2025 mio padre ci dà l’orrenda notizia del suo tumore al polmone, e da quel giorno ho capito che dovevamo combattere tutti insieme una guerra molto difficile e lunga. Per i successivi 2 giorni l’illusione di un leggero miglioramento in mio padre mi stava risollevando le giornate, dato che prima passava le intere giornate vicino all’ossigeno, che è ‘’ritornato’’ nelle nostre vite dopo che la nonna è andata via. Ma la mattina del 7 Dicembre, precisamente alle 6:30, mi sono svegliato a un ‘bip’ continuo e una voce femminile che conversava con mamma. Sul momento non ho capito cosa stesse succedendo, dato che mi ero svegliato bruscamente, ma nel momento in cui sono sceso in salotto ho capito tutto: mio padre stava tornando in ospedale. Quel giorno sono iniziati i 10 giorni peggiori che mai vivrò nella mia intera vita. La situazione era degenerata, mio padre aveva il liquido nel polmone, e prima di iniziare la chemioterapia questo liquido doveva essere tirato via. Per tutta la giornata ho combattuto la mia “paura” per gli ospedali e per i macchinari dell’ospedale, e quel pomeriggio, con una forza di volontà che non saprò mai da dove mi è venuta, sono andato a visitarlo. Nel momento in cui sono entrato nella stanza, l’intero mondo mi è crollato sulle spalle, mi sono seduto accanto a lui e mi ha detto una frase che mi porterò dietro per tutta la vita “vedervi crescere è stato il film più bello che io abbia mai visto, e voglio continuare a vedervi crescere, io non mollo”. Questa frase detta da mio padre con una voce flebile e affannata che non sembrava la sua, una voce sempre molto alta di volume e profonda. Per i dieci giorni successivi, andare in ospedale il pomeriggio per fargli compagnia, era parte della mia routine giornaliera. Mercoledì 17 è un giorno che sicuramente non potrò mai dimenticare. Torno a casa, pronto a raccontare la mia giornata a mamma, ma a casa c’era solo l’acqua sui fornelli ma nessuno in casa. Dopo una decina di minuti mamma torna, poi tornano i miei fratelli e mamma ci dà l’orrenda notizia: mio padre non ce l’ha fatta, un’insufficienza respiratoria lo ha portato via da noi. Quel giorno ho perso tutto, mi sentivo povero, senza un arto, senza un appoggio sul quale potessi contare, un appoggio, che quando ero più piccolo, era l’unica persona che poteva consolarmi. Da quel giorno ho imparato tanto, ho imparato che amare è lasciare andare, ma ho imparato moltissimo anche su chi mi circonda: c’è chi parla con frasi fatte, e chi se dice qualcosa lo intende veramente. Ho ricevuto tanti messaggi dicendo “se vuoi parlare ci sono” ma in realtà sono poche le persone che attualmente vogliono sapere come sto, anche meno chi mi propone di uscire. Ho imparato che la virtù più importante tra tutte è l’intelligenza, che va contro l’ignavia, che sia nella vita quotidiana oppure come spessissimo accade nella politica, di non avere un pensiero politico, perché “la politica non è per me”.
Ho mille  domande a cui mai avrò risposta da fare a F. e a Buba, ci conoscevamo  da troppo poco e chissà quante avventure ci avrebbero aspettato, come quando in Senegal ti ho rotto gli occhiali da sole solamente perché mi stavo dimenando troppo perché stavamo ridendo insieme. Ma ora chi mi darà nozioni di pura sapienza? chi abbraccerò quando sarò triste e voglio solo essere consolato? chi suonerà quel pianoforte che hai tanto desiderato? Chi suonerà ‘’Spain’’ di Chick Corea a ripetizione? e chi mi racconterà storie della sua gioventù, dei suoi viaggi per il mondo e delle sue esperienze passate? chi verrà a vedere ogni mia partita? con chi farò le parole crociate? nessuno prenderà mai il tuo posto, un vuoto nel petto che non verrà mai ricolmato. Al suo funerale era presente tantissima gente, tra colleghi, amici miei e dei miei fratelli, tutta gente che mi ha fatto capire una cosa: che l’obiettivo di mio padre è stato compiuto. Lui ci ha fatto venire qui nella speranza di crearci una nuova vita e più opportunità, e quel giorno ho capito che siamo riusciti a crearci una nuova vita, ci siamo fatti nuovi amici, e a lui stava svanendo lo stress che il lavoro gli portava, dato che qua aveva dei colleghi che gli volevano del bene puro.
Forse può sembrare una frase  da megalomane, ma so che da quel giorno nessuno potrà mai farmi del male, perché vedere un genitore freddo, asettico, e privo di qualsiasi emozione, è un dolore che nessuno potrà mai farmi provare.
Poco prima che andasse via ho preso una felpa con una frase della canzone Il filmografo di Kid Yugi che dice “perché l’amore è come andare in tandem, uno guarda già al futuro e l’altro gli guarda le spalle”: questa canzone tratta l’amore principalmente di una relazione, ma io quando sento quella canzone sull’amore penso che l’amore a cui mi riferisco è proprio quello per mio padre. Molte frasi posso ricollegarle soprattutto al nostro ultimo incontro”.
(D. classe terza).

Gemma n° 2849

“Ho portato mio fratello come gemma perché è il più piccolo della casa e quindi ha ricevuto più attenzioni ed è quello più vivace della casa” (F. classe seconda).

Gemma n° 2840

“Quest’anno la scelta della gemma non è stata affatto semplice ma alla fine ho scelto di portare una foto, che mi hanno scattato i miei amici, dove siamo presenti io e i miei genitori. Era il giorno del mio compleanno nonché giorno in cui ho organizzato la mia festa. Certo i 17 anni mi spaventano un pochino, perché mi rendo conto che è il mio ultimo anno da minorenne e le responsabilità iniziano ad aumentare sempre più, però sono tranquilla perché sono sicura che riuscirò a godermi appieno questa estate vivendola ogni giorno al massimo.
Ho deciso di portare più precisamente la mia festa non perché fosse il giorno in cui tutti mi festeggiano, bensì perché quel giorno mi sono resa conto di quante persone illuminano la mia vita. Alla festa erano presenti tutti coloro a cui tengo di più.
Inizio parlando dei miei genitori nonché gli unici pilastri della mia vita. Senza loro io sarei completamente persa. È vero litighiamo spesso, io specialmente con mia madre perché abbiamo due caratteri molto diversi infatti sono la copia esatta di mio padre. Però nonostante i mille litigi loro sono e saranno sempre le persone che amo di più al mondo. Dopo loro voglio passare a M. ed A., le mie migliori amiche. Io e M. ci conosciamo dall’asilo e il nostro duo è diventato poi un trio alle medie conoscendo A. Con A. ormai sono già 6 anni di amicizia e lei è veramente la mia metà. È stata la mia salvezza perché mi ha fatto aprire gli occhi e uscire da un amicizia tossica mentre io sono stata la sua prima vera migliore amica perché lei non si fidava di nessuno causa il suo passato molto duro. Senza di lei io non esisto e ormai ci siamo promesse di passare tutta la vita assieme. Con M. invece avevo perso i rapporti per 1 anno circa ma sarò per sempre grata al 2025 che ci ha avvicinate più che mai facendoci ritornare inseparabili come un tempo. Loro due sono le anime più belle e rare che io possa aver mai trovato. Il 2025 mi ha aperto tante amicizie rafforzando ancora di più alcuni rapporti. Quell’anno però mi ha anche fatto riflettere sul concetto vero di amicizia facendomi maturare e compiere scelte dolorose ma necessarie per raggiungere la serenità. Adesso voglio passare alle mie compagne ad A, C, S, E, C, L. Averle avute con me al mio compleanno è stato il regalo più bello perché  loro ormai sono diventate il mio posto sicuro. Assieme affrontiamo le dure giornate scolastiche e senza di loro non riuscirei a liberarmi dall’ansia dei voti e dalla paura di fallire. Loro sono la mia forza e il bene che voglio a queste ragazze è veramente indescrivibile perché alla fine per me non sono solo delle compagne di classe bensì le sorelle che ho sempre desiderato di avere.
Al mio compleanno erano presenti anche altri amici che spero di portare con me anche nel 2026 e negli anni che verranno.
Infine c’è lui, M. il mio primo e unico amore.
Lo avevo già portato l’anno scorso come gemma quando eravamo solo migliori amici o almeno quando avevamo ancora troppa paura di esternare i nostri sentimenti.
La verità è che io e M. ci amiamo dal primo giorno che ci siamo conosciuti, solo che ci è voluto tempo prima di comprendere questo grande sentimento ma va bene così perché non rimpiango affatto i 2 anni di amicizia che hanno solo migliorato il rapporto di adesso. Lui è il primo ragazzo che io abbia mai avuto e con lui voglio passare il resto della mia vita perché senza lui il mio futuro non c’è.
Ecco con questa gemma voglio ringraziare tutte queste persone per avermi scelta al loro fianco. Sono eternamente grata al destino per aver messo nella mia strada queste persone ma che sia chiaro che con loro voglio passare il resto della mia vita.
Perché alla fine sono loro che compongono la mia famiglia”.
(A. classe terza).

Gemma n° 2839

“Come ultima gemma ho deciso di portare il mio cane, Rocky.
Da dieci anni è una presenza fondamentale nella mia vita. C’è sempre stato, in ogni momento, ed è l’unica presenza di cui ho sempre avuto davvero bisogno, indipendentemente da ciò che stessi attraversando.
Rocky mi ha vista crescere. È stato accanto a me nei momenti più belli, ma soprattutto in quelli più difficili, senza condizioni o pretese, quando non sapevo spiegare cosa provavo e non ne avevo la forza. Con lui non è mai servito parlare, ed è per questo che ritengo mi abbia aiutata molto più di tante altre persone.
Ho deciso di portarlo come mia ultima gemma perché rappresenta l’amore più grande della mia vita.
So che perdere Rocky significherebbe perdere me stessa, ed è proprio per questo che è così importante”.
(A. classe quinta).

Ho vinto un amico

“Come state?”. Le classi sanno che inizio tutte le lezioni con questa domanda e sanno anche che non è una domanda di circostanza: se ci sono delle cose che non vanno le affrontiamo, così come se c’è qualcosa da festeggiare. In molte classi succede che ci sia sempre qualcuno che poi domanda: “E lei, prof, come sta?”.
Così è successo anche oggi in tre classi e, ovviamente, è valso anche per me che quella non era una domanda di circostanza. Per cui ho risposto che sono stati giorni difficili perché ho salutato un caro amico, il compagno di banco del liceo, il compagno di appartamento per un pezzo dell’Università, il marito di un’amica carissima, il confidente di sofferenze e il destinatario di condivisioni gioiose. Ma ho anche detto: “Vi sembrerà strano quello che sto per dire, ma oggi sono felice”.
Ho raccontato che il tuo funerale, Chicco, è stato “bello”, ricco di speranza e d’amore. Ho detto che hai lasciato un messaggio incentrato sulle parole de Il piccolo principe “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Hai commentato queste parole scrivendo: “… sono giunto alla conclusione che per me “relazione” vuol dire lasciare un pezzetto di me nel cuore dell’altro e lasciare che l’altro lasci un pezzetto di sé nel mio. Ecco volevo lasciarvi con questo augurio: che sappiate sempre lasciare un pezzetto di voi in chi incontrerete e che, allo stesso modo, chi incontrerete sappia sempre lasciare un pezzetto di sé nel vostro cuore”.
Mi sono molto commosso. Tu non lo sapevi, ma il saluto finale che lascio alle quinte ogni anno è incentrato su alcune parole dello stesso libro di Antoine de Saint-Exupéry, quelle sull’addomesticarsi:
“”Che cosa vuol dire addomesticare?”.
“È una cosa molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”. “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo… La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano! Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”.
E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!”, disse la volpe, “piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”.
“È vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!”, disse il piccolo principe.
“È certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”.
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.”
Carissimo Chicco, amico mio, ho guadagnato un colore del grano oro intenso che dà un tono caldo, accogliente, caloroso al ricordo che ho di te e ai pezzetti di te che custodisco nel cuore e che continuerò a far vivere nella mia vita in tutti i gesti di affetto.
Stavo per dire, stamattina, che ho perso un amico, ma la sensazione è quella opposta: ho vinto un amico, ho vinto tutte le esperienze fatte insieme, quel mio 2 e quel tuo 3 nel compito di disegno passato a confidarsi (e solo perché tu eri riuscito a mettere anche l’asse delle altezze, mentre io mi ero fermato alla linea dell’orizzonte), gli sguardi ricambiati, i silenzi parlanti, la fede condivisa, la passione per questa vita, quell’ultima interrogazione di inglese su tutto il programma con il bigliettino fronte retro su Ezra Pound in mezzo a un foglio A3, essere testimone del sì tra te e la Do, i tuoi abbracci sempre veri.
Quanto mi piacerebbe regalare queste sensazioni alle ragazze e ai ragazzi che incontro ogni giorno: lo sentite questo amore? la sentite questa amicizia? lo sentite come in amore, in ogni amore, 1+1 faccia 3 e che a un certo punto quel 3 possa tendere a infinito? lo percepite quanto sia meraviglioso, gratificante, creativo, ricco, vitale? lo sentite come vada oltre la morte? lo sentite quanto ne valga la pena?
“Eccola lì la risposta, sempre stata sotto i miei occhi, cosa si vede dunque bene solo con il cuore, l’essenziale? Risposta: i legami, le relazioni”.
Ho vinto un amico che ha vinto la vita.

Gemma n° 2837

“Anche quest’anno la scelta della gemma non è stata semplice, anzi non è stata nemmeno completata, oggi infatti parlerò di due persone molto importanti per me: la mia migliore amica e il mio fidanzato. Io e B. ci conosciamo da quando eravamo bambine, siamo cresciute insieme e siamo sempre state legate nonostante qualche disaccordo. Condividiamo tutto, dai vestiti ai segreti più profondi, ci fidiamo l’una dell’altra e sappiamo che non ci giudicheremo mai e poi mai. Quando siamo insieme non esiste nessun altro, ridiamo e scherziamo sempre, anche se la gente ci guarda male. Riusciamo a parlare di qualsiasi cosa e passiamo dal ridere per cose inutili al parlare e fare discorsi riguardanti argomenti molto più seri, come l’amore. Ci consigliamo e confidiamo tutto, lei sa tutto di me e io so tutto di lei. È stata proprio lei a sapere per prima di me e G. (il mio ragazzo), è stata lei a starmi vicina quando credevo di non avere possibilità ed è ancora lei a supportarmi in qualsiasi cosa. G. invece è un ragazzo che è entrato nella mia vita da circa un anno. L’ho conosciuto quasi per caso e abbiamo legato tantissimo. Gli voglio un sacco di bene anche se non sono sempre brava a dimostrargli i miei sentimenti. Mi ritengo molto fortunata ad averlo accanto perché è un ragazzo fantastico, pensa sempre al bene degli altri e cerca di essere disponibile per tutti. Abbiamo avuto fin da subito un legame sincero e ci siamo fidati l’uno dell’altro come se ci conoscessimo da una vita. Siamo due persone molto simili e allo stesso tempo molto diverse, ci piacciono le stesse cose e siamo molto timidi entrambi ma lui è ordinato e io no, lui è organizzato e io no, io sono orgogliosa e lui no. Mi fa sempre ridere e ogni volta che stiamo insieme mi sento bene, mi sento libera di essere me stessa perché so che non devo cambiare per piacergli ma gli piaccio così come sono. Nonostante io lo conosca da relativamente poco lo ritengo una persona importantissima per me, come lo è B. Per loro farei di tutto”.
(B. classe terza).

Gemma n° 2835

“Come mia prima gemma ho deciso di portare una persona molto importante per me: mia cugina A. È una persona un po’ pazzerella, nel senso più bello del termine: le piace cantare, ballare ed essere semplicemente se stessa. Con lei posso fare lo stesso, senza sentirmi giudicata, cosa che purtroppo spesso mi capita con altre persone. Proprio per questo, stare con lei mi fa sentire libera e a mio agio.
Con lei mi diverto sempre. Mi porta a fare shopping, cosa che in generale detesto, ma con lei non mi annoio mai. Mi fa visitare posti nuovi, provare cibi diversi e scoprire ristoranti nuovi. E’ sempre pronta ad aiutarmi, con piacere e senza mai farmelo pesare.
In poche parole, è la migliore amica che tutti desiderano, e io mi ritengo davvero fortunata ad averla come cugina. Nonostante il nostro divario di età di due anni e il fatto che viviamo in paesi diversi, con abitudini e vite differenti, riusciamo a capirci perfettamente e a trovare sempre il giusto equilibrio”.
(M. classe terza).

Gemma n° 2834

“È un braccialetto semplice di bigiotteria, con piccoli diamantini. Non ha un grande valore economico, ma per me è importante perché me l’ha regalato mia madre qualche anno fa. Lo indosso ogni giorno infatti ho perso qualche pezzo. È diventato un’abitudine e in un certo senso mi fa sentire più tranquilla, come se mi portasse fortuna. Non sono solita indossare gioielli, ma questo mi ricordo ogni mattina di metterlo. Anche se è una cosa semplice, è legata a un ricordo e per questo per me vale molto” (M. classe terza).

Gemma n° 2833

“Come ultima gemma ho deciso di portare la famiglia: il luogo dove la vita inizia e l’amore non finisce mai. Il mio papà è il mio eroe, la mia roccia, il mio sorriso. La mia mamma è la mia migliore amica, la mia forza e il mio punto di riferimento.
Infine, P. è il mio fratellone, il mio scudo e il mio bodyguard. C. è il mio fratellino, il mio umorismo e la mia protezione.
Mi hanno insegnato valori che si possono trasmettere con l’amore del nido familiare: il rispetto, l’educazione, affrontare i problemi con grinta e adrenalina. Di certo senza di loro non sarei la N. di oggi. Sono molto orgogliosa di loro e sono onorata di far parte di questa famiglia stupenda da 19 anni.
Però, è anche vero che la famiglia è dove c’è casa.

E questa è la mia seconda casa. Le vere amicizie sono quelle che si trasformano in famiglia e ci si sente sempre a casa con loro. D., B., M., A., M., B., F. e M. hanno contribuito a perfezionare la N. che sono oggi. Con loro ho imparato a lasciarmi andare, a mettere al primo posto la mia felicità e a pensare di meno al giudizio degli altri.
Con loro, ho finalmente capito che “vera amicizia” non è solo un concetto: non vuol dire condividere certe passioni, certi hobby… ma significa esserci sempre l’un per l’altra e unire le forze per raggiungere un obiettivo comune.
Tutti loro hanno messo un mattoncino per costruire la casa che ci ospita ogni volta che siamo assieme e un cerotto per aiutare quelle ferite piccole ma profonde degli anni  precedenti”.

Gemma n° 2819

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare una persona: mio fratello.  Nonostante i nostri tre anni di differenza abbiamo un rapporto bellissimo sin da quando eravamo piccoli; infatti, ci raccontiamo sempre tutto, ci copriamo e ci supportiamo. Quest’anno non vive più con me e i miei genitori e sento tantissimo la sua mancanza ed è per questo che ho deciso di portarlo come gemma” (E. classe terza).

Gemma n° 2813

“Come gemma di quest’anno scolastico ho deciso di portare due tra le cose più importanti che ho: Kika e M.
Kika e M., anche se una é un gatto e l’altra una bambina che sta per nascere, sono entrambe l’estensione della mia anima. Può sembrare strano ma io, Kika e M. abbiamo tutte lo stesso carattere, reagiamo alle cose nella stessa maniera e tutte, quando ci arrabbiamo, diventiamo esagitate e iperattive. Kika, da quando c’è M., si mette sempre arrotolata in mezzo alle mie gambe e appoggia la testa sulla pancia come se sapesse, e sono convinta sia così, che dentro di me c’é una bimba a cui lei vuole già bene. M. invece quando é agitata e sente le fusa di Kika si calma. Siamo 3 anime diverse, 3 femmine, 3 cuori in 3 forme diverse ma alla fine ci corrispondiamo a vicenda” (M. classe quinta).