Gemma n° 2021

“Ho portato come gemma questa collana che mi è stata regalata dai miei nonni poco meno di un anno fa. La porto sempre con me; quando non ce l’ho e devo fare una verifica a scuola mi viene più ansia perché penso che a volte la mia fortuna sia data dalla presenza di questa collana. Mi accompagna sempre, sia nei momenti in cui sono più felice, sia nei momenti più tristi: i miei nonni sono ancora vivi e li vedo, anche se non spesso, ma con la collana mi sembra di averli lì”.

Proprio ieri stavo pensando che difficilmente siamo realmente soli, anche quando non siamo fisicamente in compagnia di qualcuno, la nostra mente e il nostro cuore sono abitati dall’“altro”, talvolta un “altro” conosciuto e amato, come nella gemma di G. (classe terza), talvolta un “altro” fantasticato o idealizzato. E spesso gli oggetti sono ciò che vivifica questa assenza rendendola presenza.

Gemma n° 1913

“Ho portato una statuetta regalatami da mio padre per il compleanno: anche se non poteva essere presente perché era in missione, ha voluto comunque farmi sentire la sua vicinanza e quindi ci tengo molto”.

Abbino alla gemma di L. (classe prima) un pezzettino del Sonetto 47 di William Shakespeare. Certo, lui non si rivolgeva al padre in missione, ma quelle parole penso che qui ci possano stare bene:
Con la tua immagine e con il tuo amore,
tu, benché assente, mi sei ogni ora presente.
Perché non puoi allontanarti oltre il confine dei miei pensieri;
ed io sono ogni ora con essi, ed essi con te.

Gemme n° 456

M. (classe quinta) ha presentato così la sua gemma: “Questa canzone non è stata concepita secondo l’interpretazione che ne ho dato io. E’ la prima canzone ascoltata in modalità casuale il giorno dopo la morte di mia nonna nel maggio 2012; lei se n’è andata 15 minuti prima della mezzanotte del mio compleanno. Ero particolarmente triste perché era stata una cosa molto improvvisa: in soli venti giorni si era ammalata e se n’era andata. Questa canzone mi ha colpita perché dava voce ai miei pensieri: parla di una domenica che appare vuota e insignificante per l’assenza di qualcuno. Ligabue si chiede se la persona che manca riesca a sentire il suo pensiero e il suo sentimento; si stupisce che il mondo vada avanti e sembri lo stesso mentre lui non accetta questa assenza nella sua vita. Io l’ho interpretata così e quando la ascolto riprovo le stesse sensazioni di quell’orribile domenica”.
Sembra strano e contraddittorio che certe assenze siano così presenti. D’altro canto penso anche che sia proprio attraverso momenti come quello appena descritto che il rapporto con chi non è più di questa terra continui, in qualche maniera. E’ un modo per rinnovare l’amore e l’affetto che si provano per quella persona, una voce per dire “non ti dimentico, sei sempre con me, ti voglio sempre bene”.

Gemme n° 453

Ho scelto questa canzone perché mi piace e per le parole, perché quando ogni volta che la ascolto mi ricorda una persona a me care che non c’è più”. Con queste parole M. (classe seconda) ha commentato la propria gemma.
Quando se ne va qualcuno a cui teniamo particolarmente, la mancanza si fa sentire in maniera molto forte, anche a distanza di molto tempo. C’è un antico e breve proverbio cinese che, a mio parere, rende molto bene questa sensazione: “Un giorno, tre autunni”.

Gemme n° 363

conchiglia

La mia gemma è una frase: “gli amici sono come le conchiglie in riva ad una spiaggia: anche se le onde se le portano via nel mare, loro saranno per sempre”. Secondo me rappresenta il rapporto tra me e una mia amica: anche se ora non ci vediamo spesso il nostro legame non si è sciolto”. Così E. (classe seconda) ha presentato la propria gemma.
Ricordo un pezzetto de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry: “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza.”

Gemme n° 214

Prof, io avevo da tempo preparato la mia gemma, ma ieri ho visto un video che vorrei condividere con la classe: posso mostrare entrambi?” così mi ha accolto C. (classe quarta). Ottenuto il mio assenso ha proposto questo video (già oggetto di un’altra gemma),affermando che “ogni tanto è bene guardarsi intorno e capire che non siamo da soli e magari dare una mano: basterebbe pensare che potremmo essere noi ad averne bisogno, e sarebbe brutto che nessuno se ne rendesse conto”.

Il secondo video è, invece, più personale: mi è stato d’aiuto in un brutto periodo”.

Una delle frasi più importanti del brano, ripetuta molto spesso, è senz’altro “Voglio qualcuno che mi ami per quel che sono”. Penso che una delle cose che possiamo fare nei confronti di ciò su cui non abbiamo controllo sia accettarlo: e su chi amo non posso avere il controllo… “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza” (Antoine de Saint-Exupéry).

Gemme n° 205

Propongo questa canzone perché mi ricorda mio nonno che non c’è più da un po’ di tempo. In questo momento lo sento importante. Legati a lui sono i momenti più spensierati della vita; inoltre questa canzone mi ricorda le persone che per un motivo o per l’altro non fanno più parte della mia vita, quindi non la ascolto molto perché mi macina il cuore”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Jovanotti descrive uno stato di solitudine, di abbandono, una condizione che fa male e destabilizza perché gli uomini non hanno il dizionario giusto per comprenderla, non la sanno leggere, si sentono persi: “Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti al cielo e non so leggere, vienimi a prendere, mi riconosci, ho le tasche piene di sassi. Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti a scuola, mi vien da piangere, arriva subito, mi riconosci ho le scarpe piene di passi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te”.
Causa dello stato precedente, ma anche sua soluzione, penso siano racchiuse nei versi successivi: “Sbocciano i fiori sbocciano, e danno tutto quel che hanno in libertà, donano, non si interessano di ricompense e tutto quello che verrà; mormora, la gente mormora, falla tacere praticando l’allegria, giocano a dadi gli uomini, resta sul tavolo un avanzo di magia”. Vivere con dentro al cuore la passione, penso sia questa la soluzione: ho aggiunto una rima alla canzone di Jovanotti 🙂 Magari un giorno scrivo un post su cosa penso sia questa passione…

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