Gemma n° 3013

“Quest’anno come gemma ho scelto di portare C., la mia migliore amica. Definirla solo “migliore amica” è molto riduttivo, perché per me è come una seconda sorella, una spalla su cui piangere e anche qualcuno con cui ridere di tutto. Ci siamo conosciute all’asilo, esattamente 15 anni fa e da allora siamo inseparabili. Sono così fortunata ad avere C. nella mia vita, perché con lei anche le giornate brutte diventano migliori. Non riuscirei a immaginare una vita senza C., perché lei c’è sempre stata, in qualsiasi momento: se stavo male, bastava chiamare C. e lei arrivava subito a casa mia, pronta a tirarmi su il morale; se avevo voglia di uscire, bastava chiamare C. per divertirsi tutta la notte; se combinavo un guaio, non bastava chiamare C. perché lei era già lì con me a combinare di peggio. Ogni giorno posso contare su di lei e ovviamente lei su di me, perché andrei dall’altra parte del mondo se ne avesse bisogno.
Quest’anno abbiamo fatto la festa per i 18 anni insieme e posso affermare che non avrei voluto farla con nessun altro, perché lei è la mia compagna di vita, l’estensione della mia anima che rimarrà per sempre al mio fianco”.
(E. classe quarta).

Gemma n° 3012

“Come gemma ho voluto portare qualcosa di particolarmente significativo per me: una gatta di cui, ancora oggi, mi fa male parlare. Si chiamava Kitty e, anche se non era propriamente la mia gatta, con il tempo era diventata parte della nostra famiglia. Apparteneva a una mia vicina di casa, ma un giorno decise di venire da noi e iniziò a trascorrere la maggior parte del suo tempo in casa nostra. Da quel momento ci affezionammo profondamente a lei: le avevamo comprato una cuccia, la lasciavamo dormire con noi e ormai la consideravamo come una presenza indispensabile nelle nostre giornate. Tra me e Kitty c’era un legame speciale, qualcosa difficile da spiegare a parole, ma che riuscivo a sentire ogni volta che stava accanto a me. Proprio per questo, il 18 settembre 2019 è stato uno dei giorni più dolorosi della mia vita, perché Kitty venne investita da una macchina. Per me fu un lutto indescrivibile e, ancora oggi, parlarne mi fa male. C’è però un episodio legato a quel giorno che non sono mai riuscita a spiegarmi davvero. La mattina stessa, mentre stavo uscendo di casa per andare a scuola, mi venne improvvisamente un pensiero: “Come sarebbe se lei morisse?”. Subito dopo, quasi senza rendermene conto, dentro di me le dissi “addio”, senza sapere che quello sarebbe stato davvero l’ultimo giorno in cui l’avrei vista. Ancora oggi non so dire se sia stata soltanto una coincidenza oppure qualcosa di più, ma mi piace pensare che in quel momento ci sia stata una sorta di connessione tra me e lei, come se una parte di me avesse già percepito che stava per andarsene per sempre” (V. classe quarta).

Gemma n° 3011

“Ho iniziato a scrivere la mia gemma all’inizio di quest’anno scolastico, convinta che il mio percorso personale fosse la cosa più importante che mi sarebbe potuta succedere durante l’anno e che avrei voluto condividerlo con gli altri. In parte è vero: l’anno scorso, intorno a questo periodo, non me la passavo bene ed ero convinta che non avrei più visto la luce in fondo al tunnel. Una persona che ricopriva un enorme spazio nella mia vita non c’era più e insieme a lui rimaneva un vuoto immenso dentro di me. Questo vuoto lasciava spazio per altre persone: ho permesso a chi già mi stava vicino di ricoprirne una parte e la restante mi ha dato la possibilità di conoscere meglio chi, per errore mio, non mi sembrava così importante. La gemma di quest’anno quindi sono le mie amiche, quelle che erano già fondamentali e quelle che lo sono diventate. C’è C., mia sorella, la più importante per me: da piccole i nostri 4 anni di differenza ci separavano, mentre ora si sono dimostrati fondamentali per la mia crescita. Siamo simili e spesso litighiamo (ma tra sorelle, si sa, va sempre così) ma per come sono ora, senza di lei non sarei io, perché è grazie a lei se ho imparato a guardare in faccia la realtà e accettare le delusioni. Per quanto riguarda S., io e lei ci conosciamo da molti anni: ha visto ogni mia sfaccettatura e non ne ha mai giudicata neanche una. Ogni tanto passiamo dei periodi di silenzio perché a lungo andare, conoscendosi così bene, certi comportamenti sono intollerabili, ma ritroviamo sempre il modo di ricongiungerci. Quando ho incontrato G. qua a scuola non potevo tollerarla, ma alla fin fine si sa che le amicizie migliori iniziano così. Conoscendola poi ho capito che in realtà per certi versi eravamo simili: abbiamo lo stesso umorismo e ci capiamo al volo. Quando qualcuno ha cercato di dividerci non c’è mai riuscito, abbiamo sempre preso le difese l’una dell’altra e cambiando amici, l’unica che non è cambiata è lei. È una buona ascoltatrice, come lo sono anche io, e quando ne abbiamo avuto bisogno, sapevamo che l’altra c’era. S. è stata la mia prima amica qua a scuola e se non fosse stato per lei, loquace e per niente timida, non so neanche se avrei mai avuto il coraggio di fare amicizia con qualcuno all’inizio della scuola. Né io né lei abbiamo paura di esprimerci e su questo andiamo particolarmente d’accordo. Con le sue battute mi rallegra la giornata e con la sua presenza alleggerisce le ore di scuola. Il rapporto tra me e N. inizia alle elementari, durante le quali eravamo già amiche, ma per qualche questione infantile abbiamo smesso di parlarci. Così, dopo le medie, quando credevo finalmente di essermi liberata di lei, ho scoperto che eravamo finite in classe insieme. Al tempo per me era un incubo, ma ora non potrei esserne più grata. Il nostro legame si è stretto quest’anno, quando un avvenimento ha stravolto la sua vita e io ho deciso di starle accanto. N. dà degli ottimi consigli e capisce perfettamente quello che provo anche senza dire una parola. Spesso abbiamo le stesse opinioni, infatti litighiamo raramente. G. non dirà mai di no a un’uscita improvvisata (anche se sarà sempre in ritardo) e ti permetterà di parlare all’infinito della stessa cosa senza battere ciglio. Anche se passa un brutto periodo è sempre presente per gli altri e riesce sempre, anche dicendo una sciocchezza, a strapparmi un sorriso” (V. classe quarta).

Gemma n° 3010

“Cara S.,
non so se te lo aspettavi oppure no, ma quest’anno come gemma ho deciso di portare proprio te.
Te, che in così poco tempo sei riuscita a farmi ritrovare quel tipo di amicizia che da tempo mi mancava. Non penso tu ti renda conto di quanto mi dai ogni giorno: tutti i tuoi “ti voglio bene”, gli abbracci spontanei, il modo in cui riesci sempre a farmi sentire accolta e capita.
C’è una cosa che ho capito grazie a te, e riguarda il modo in cui vedo l’amicizia: ho sempre pensato che il concetto di “migliore amica” dovesse essere necessariamente reciproco, cioè che due persone si considerassero tali nello stesso identico modo. Nell’ultimo anno però ho capito che non è sempre così e che i rapporti non devono per forza essere uguali per essere sinceri e importanti.
Ecco cosa sei tu per me: la migliore amica che per tanto tempo ho pensato di non meritare più, forse a causa del mio carattere o perché molte delle persone a cui ho dato fiducia, prima o poi, hanno finito per lasciarmi sola. So che nella tua vita ci sono persone a cui sei molto legata e che probabilmente io non sarò quella che metteresti al primo posto, ma questo non cambia minimamente ciò che sei per me: la mia migliore amica.
Per tanto tempo ho avuto paura di dare così tanta importanza a una persona, fino ad arrivare a definirla “migliore amica”, perché spesso sono rimasta delusa; forse è proprio per questo che a volte posso sembrare una persona un po’ dura o non sempre simpatica. In realtà, per me non è facile creare legami profondi.
Però mi sono resa conto che con te è stato diverso: parlarti in modo spontaneo mi veniva naturale, come non mi succedeva da tempo. Ho sempre avuto paura di dire quello che penso e di essere davvero me stessa per il timore del giudizio degli altri, ma con te, senza nemmeno accorgermene, lo facevo già. E credo che questa sia una delle cose più belle che una persona possa regalare a un’altra: la libertà di sentirsi sé stessi senza paura. Tu, senza nemmeno provarci, ci sei riuscita.
Grazie per tutte le volte in cui mi hai fatta sentire importante, ascoltata e voluta bene. Spero davvero che, anche col tempo, questo rapporto non cambi mai, perché sei diventata una delle persone più preziose che ho nella mia vita.
Ti voglio bene.”
(S. classe quarta).

Gemma n° 3009

“Probabilmente è scontata come cosa, ma quest’anno la mia gemma sono i miei migliori amici.
J. e M. non sono semplicemente i miei migliori amici, sono la mia famiglia, la mia luce in fondo al tunnel. Quei due hanno un ruolo fondamentale nella mia vita e probabilmente non se ne rendono nemmeno conto.
J. è la mia ancora, il mio punto fisso. Lui è letteralmente la persona migliore che esista a questo mondo. Non ha mai mancato un giorno di consolarmi e ascoltarmi o ridere con me; quando c’è un problema chiamo J., quando sono felice chiamo J., e lui c’è sempre. Nei momenti più difficili bastava una chiamata e lui mollava tutto e veniva da me in motorino, e questo per me vale più di migliaia di parole. Adoro il modo in cui ci capiamo quando succede qualcosa e ci diciamo “leggimi”; non so esprimere la mia gratitudine per una persona così importante nella mia vita.
M. è mio cugino, che però io amo chiamare “fratellone” perché per me ricopre la figura di un fratello maggiore che mi è sempre mancata. Lui è tipo il mio angelo custode per la dolcezza e la protezione che mi dedica sempre, è unico nel suo genere. Con M. spesso basta uno sguardo per capirci, soprattutto quando c’è un problema. Lui è letteralmente la spalla su cui piango quando qualcosa non va, e ogni volta riesce a farmi sentire al sicuro con le sue risate e i suoi abbracci.
Non so precisamente quando sono diventati così importanti per me ma so come: ancora una volta grazie alla musica. J. e M. riescono a darmi ciò che in famiglia o nelle relazioni mi manca, gli sono grata per tutto quanto perché se un giorno mi dovessi svegliare e loro non ci dovessero essere più penso che non saprei nemmeno da che parte girarmi. Ovviamente capita spesso di litigare perché sono tue testoni (e io pure), non siamo sempre andati d’accordo ma abbiamo sempre avuto un sacco di cose in comune che ci hanno tenuti legati, e anche se non lo dico spesso gli voglio un bene dell’anima.
Alla fine è difficile trovare le parole giuste per due persone così speciali e importanti, mi sento solo di dire grazie e che auguro a tutti di trovare un J. e un M.”
(R. classe quarta).

Gemma n° 3008

“Oggi come gemma ho voluto portare un gruppo K-pop, ovvero gli Stray Kids.
Ho scelto di portare loro perché, anche se può sembrare strano, mi stanno aiutando indirettamente, tramite le loro canzoni e anche il solo fatto di riuscire a vedere una loro live mi cambia la giornata, mi basta ascoltarli per potermi sentire meglio.
Ho conosciuto questo gruppo circa 2 anni fa e da allora non ho mai smesso di ascoltarli, poi ho conosciuto anche altri gruppi, ma loro saranno sempre al 1° posto.
Molto spesso, purtroppo, si pensa che le persone che seguono gli idol ne siano attratte solo esteticamente, beh per me è diverso; io li seguo perché nonostante tutte le critiche e gli scandali che hanno subito sono sempre andati avanti insieme e anche per il loro cuore d’oro, infatti hanno dimostrato più volte il loro amore verso noi stay e il loro volere nel cercare di proteggerci.
Può sembrare molto strano ma la maggior parte delle mie amicizie sono dovute al fatto che ascoltassimo gli stessi artisti.
Sono molto contenta di averli conosciuti e sono anche molto grata per l’aiuto immenso che danno ogni giorno a migliaia di Stay anche solo con un saluto, una live ogni tanto, un concerto, andare a un met gala o anche solo salutare gli stay durante i concerti 🙂 💙”

Dietro la maschera

C’è una parola italiana che usiamo ogni giorno senza pensarci: Persona. Viene dal latino, che la prese dal greco prosopon: la maschera dell’attore teatrale.
Etimologicamente, dunque, ogni volta che diciamo “persona” stiamo dicendo “maschera”. Non è una curiosità da dizionario: è una domanda aperta su chi siamo, nascosta dentro una parola che pronunciamo mille volte al giorno senza accorgercene.
Il quinto personaggio presentato da Jovanotti nella canzone Buon Sangue è una donna di Bretagna che faceva l’attrice. O meglio: che faceva l’attore, perché solo i maschi potevano salire sul palco. Così si travestiva da uomo, e da lì dentro interpretava tutto — il cardinale, la puttana, il mendicante, la musa. Maschere sopra una maschera. Un corpo già negato dalla norma sociale che diventava il luogo di una libertà clandestina e straordinaria.
E da lei, Jovanotti dice di aver imparato che l’identità ha una maschera, e che la maschera dà libertà.
È un paradosso, e il video qui sopra vi entra lentamente. Prima o dopo averlo visto ecco alcune domande che il testo mi ha lasciato in mano.
Indossate maschere diverse a seconda dei contesti? Con i genitori, con gli amici, con i professori, sui social — siete la stessa persona? Se no, quale di questi “voi” è quello vero? O sono tutti ugualmente autentici, e la domanda stessa è mal posta?
Vi è mai capitato di sentirvi più liberi recitando una parte? In uno spettacolo scolastico, in un gioco di ruolo, in un profilo anonimo online — c’è stato un momento in cui la finzione vi ha permesso di dire una verità che da “voi stessi” non riuscivate a dire? Come funziona questo meccanismo?
Esiste un volto definitivo sotto tutte le maschere, oppure siamo fatti solo di strati? La visione tradizionale dice che c’è un nucleo stabile da scoprire, togliendo via le sovrastrutture. Quella contemporanea dice che l’identità non si scopre ma si costruisce, ogni giorno, attraverso le scelte e i ruoli che si assumono. Dove vi collocate? E soprattutto — la risposta cambia a seconda del giorno?Camminare di fianco a se stessi: liberazione o alienazione? Jovanotti usa questa immagine con leggerezza, ma è un’immagine inquieta. Jekyll e Hyde, Dorian Gray, il sosia di Dostoevskij: la letteratura è piena di personaggi che si separano da se stessi e non riescono più a tornare. Cosa fa la differenza tra l’esplorazione e la perdita?
Siete cambiati, negli ultimi anni? Siete diventati più voi stessi o qualcuno di diverso? E cosa rimane stabile, attraverso tutto il cambiamento? C’è qualcosa che non si è mai spostato, anche quando tutto il resto si muoveva?
L’attrice bretone interpreta il cardinale e la puttana con la stessa intensità. Non giudica dall’esterno: li abita dall’interno, ne sente il peso e le ragioni. È forse la risposta più antica al problema di Babele — non imparare le parole dell’altro, ma imparare a essere l’altro, almeno per il tempo di una rappresentazione.
Jovanotti non dice che bisogna trovare in fretta un’identità stabile e smettere di cambiare. Dice che cambiare è un’arte. Che la maschera può essere uno strumento, non una prigione. Con una sola avvertenza implicita, nascosta nell’ultimo verso: anche mentre si cammina di fianco, bisogna sapere di chi si è il fianco.

Gemma n° 3007

“Come gemma ho deciso di portare questa foto di una giraffa, la ritengo importante perché è un ricordo del viaggio che ho fatto in Kenya assieme alla mia famiglia e che mi sta molto a cuore” (T. classe quinta).

Gemma n° 3006

“Come gemma quest’anno ho deciso di descrivere il rapporto con mio fratello. Abbiamo solo tre anni di differenza d’età e questo ha reso il nostro legame più forte, infatti quando eravamo piccoli avevamo molti interessi in comune come i videogiochi e passavamo i pomeriggi giocando assieme con i mattoncini di lego o a nascondino in giardino. Ora le cose sono cambiate, finiamo spesso col litigare per sciocchezze e lui è spesso ostile nei miei confronti mentre io cerco di non discutere, ma sono certa che presto il nostro rapporto migliorerà quando la sua fase da “ribelle 14enne“, passerà. Vorrei continuare a fare la parte della sorella maggiore, anche se è difficile essere sempre di buon esempio, una specie di consigliera per quando ne ha bisogno. Io non potrei immaginare la mia vita senza di lui. E so che in fondo, in fondo, anche lui mi vuole bene sebbene ancora non me lo dimostri. Spero che il nostro legame tra fratelli non si spezzi mai perché è una delle cose più importanti per me, perché so che lui ci sarà sempre per me come io sempre per lui” (C. classe terza).

Gemma n° 3005

“La mia gemma di quest’anno è particolare…

“Aho musa, cantame di J. L.
Il condottiero della lupa
Prigioniero del percoto
Nel core porta il giallorosso
Egli cerca la gloria
Nella città più sublime al mondo
La sua amata….

Col velocipede traina il vascello,
Vi arriva il condottiero,
Mestre, città della gloria
Tempio del ferro e del vapore
Baluardo del tempismo ferroviario
Contento va tra clochard e visionari
Ma al fischio del treno alza lo sguardo
Nota una fitta nebbia, e si domanda
Cosa ci sia oltre

Mentre la domanda lo assale
Una carta in faccia j’appare
Un rotolo romanico, “mappe AR”
Quelle del pirata dei 7 saperi?
Certo non i 7 saperi di Morin,
“Che c’è sta oltre Mestre?”
Niente, risponde la nebbia,
Sempre più fitta
Ma la spes non eclissa

Lo spirito d’ulisside l’assale
Prende il fiero destriero
Il vascello
E affronta l’onda
Lascia l’amato ferro
La sicurezza dell’orario
Del treno che avrebbe perso
La nebbia lo assale
E scompare, mesto finale
Fu n’allegro naufragio”

Questa storia sembra casualmente legata ad una mia scoperta, infatti penso di aver scoperto che ci sia qualcosa oltre Mestre, a quanto pare quel pontos sulla laguna non finisce nel vuoto, ma porta per un posto con un nome strano: Venezia.
Lì addirittura ho trovato una cosa che mi ha scosso: gli spritz a 10€ serviti dai bangla (molto più scioccanti delle case sull’acqua a mia vista). Devo dire bella, a parte che non ho visto molte delle cose iconiche perché ho fatto un giro strano perdendomi…. ma questo non sarà un problema infatti vivrò questa città (mediocre e ingegneristicamente banale) tutti i giorni perché frequenterò la facoltà di Urbanistica allo IUAV (purtroppo la sede non è nella mia amata Mestre delle siringhe ma nella, cosiddetta dai più, bella Venezia). Ovviamente non potevo fare una scelta peggiore perché onestamente mi pare proprio brutta Venezia rispetto alla mia bella Mestre, però tocca adattarsi”.
(G. classe quinta).